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Quando nacqui la radio era accesa

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

A quell'ora a Peveragno, sotto la luce rasente di un'alba qualsiasi, i campi di fragole prima paiono campetti di calcio spelacchiati.

Poi campi olimpici con righe verdi a filari di piantine basse che a malapena raggiungono le ginocchia degli atleti.

I filari verdognoli paralleli a delimitare lunghe corsie rettilinee marroni, quel campo improvvisamente

ricorda la finale sterrata dei cento metri piani a Berlino. Contadini e contadine ai blocchi di partenza,

la cassetta con dentro i cestini ancora vuoti al proprio fianco, loro chini a cavalcioni sulla loro riga verde

in attesa spasmodica dello sparo.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Lo sparo fu la voce tonante del padrone del campo: partuma bugia nen!

In corsia 4 il Bepi rallentò dopo i primi venti metri cercando furtivamente con lo sguardo la corsia della novella sposa.

Annina era avanti, china a cavalcioni sul suo filare con le mani fruganti tra foglie umide alla ricerca tattile delle fragole.

Le regole erano semplici ma tassative: nei cestini prima le fragole piccole e poi, solo poi, le fragole grandi sopra le piccole in modo

da far apparire migliore tutto il cestino che sarà venduto al mercato fra poche ore. 

Tre ore filate d'inferno a testa in giù, la schiena a pezzi per quell'incedere chini a gambe larghe sul filare.
Spossati, tornando a passo lento in paese, il Bepi chiese con un fil di voce all'Annina:

Ma tu lo hai mai visto il mare?

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

No Bepi, non l'ho mai visto il mare... però ne ho bel ricordo, quando da piccola piccola

mamma m'infilava nella tinozza di stagno sull'aia per il bagno della domenica prima della messa...

...mammà ma l'acqua è fredda, gridavo!  Zitta e lavati rispondeva secca, poi si faceva più dolce e m'accarezzava i capelli dicendo:

Annina socchiudi gli occhi e pensa di essere al mare, al mare l'acqua non è calda sai...

chiudi gli occhi che il sapone negli occhi brucia come il sale nel mare! 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Le miserie 'd monssù travet. La commedia in cinque atti scritta dal nostro valente concittadino Vittorio Bersezio...

...Sabato sera in piazza, accorrete numerosi, ingresso a offerta libera! Cittadini di Peveragno... non dimenticate

Le miserie 'd monssù travet. La commedia in cinque atti del nostro concittadino Vittorio Bersezio...

...il prossimo sabato sera in piazza, accorrete numerosi, ingresso a offerta libera! Grande spettacolo...

Il roboante altoparlante montato su quella fiammante topolino che girava sonnolenta tutto il paese

per un tratto quelle parole sparate al vento spostato dell'automobile si intrecciavano con un altro suono, un nuovo sonoro,

quello del nuovissimo jukebox apparso miracolosamente nel bargelateria in piazza...  che a tutto volume cantava e sparava...

Con 24 mila baci, oggi saprai perché l’amore, con 24 mila baci felici corrono le ore ...

accorrete numerosi, ingresso a offerta libera! Grande spettacolo...
niente bugie meravigliose frasi d’amore appassionate
ma solo baci chiedo a te ye ye ye ye ye ye ye!

Cittadini di Peveragno... non dimenticate Le miserie 'd monssù travet. La commedia in cinque atti del nostro concittadino

...Con 24 mila baci così frenetico è l’amore in questo giorno di follia ogni minuto è tutto mio,
niente bugie meravigliose, frasi d’amore appassionate ma solo baci chiedo a te ye ye ye ye ye ye! ye!

...il prossimo sabato sera in piazza, accorrete numerosi, ingresso a offerta libera!

Grande spettacolo...

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Porta Nuova, stazione di Porta Nuova. 

Al binario 19 è in arrivo il treno locale 2417 proveniente da Cuneo.

All'alba di quella domenica il Bepi e l'Annina prima presero la corriera Peveragno-Cuneo

e poi salirono per la prima volta su quel treno locale che da Cuneo li catapultava direttamente nella grande Torino.

Una giornata intera di vacanza come viaggio di nozze!  

Geppi, detto lo straniero, per tutti uomo di mondo, li aveva istruiti al meglio la sera prima

durante l'intervallo tra il terzo e il quarto atto delle miserie 'd monssù Travet:

... ma quale Travet! ...a Torino ogni domenica pomeriggio, al bar Ligure, sotto i portici di fronte la stazione di Porta nuova

si esibisce uno buono, uno che è un po' Clark Gable un po' Humphrey Bogart... non so se mi spiego neh... l'è il cantante Fred Buscaglione!

Attenti però... non sedetevi ai tavoli del Ligure sotto i portici ca costa lon ca custa... piazzatevi distrattamente all'impiedi nascosti dietro

le alte piante nei vasi che circondano i tavolini e il palchetto e così lo potete ascoltare e intravedere il Fred senza pagare...

con la corriera e il treno ci andate e ci tornate in giornata... 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

L'amabile Fred quel pomeriggio indossava uno spezzato estivo, calzoni scuri e ampia giacca bianca anche lei in lino di Fiandra,

Borsalino in paglia chiara calato sulla testa, copricapo con sottile falda in feltro di crine in tinta con la camicia di un intenso color rosso fragola.

Ai piedi scarpe bicolori a mocassino lucidate a specchio. Per Annina nascosta dietro la pianta cespuglio in vaso fu come assistere estasiata

all''apparizione improvvisa in un bar torinese sotto i portici di quel San Giorgio protettore del suo paese.

Senza il solito drago quel santo moderno dalle parole ardenti che se n'uscivano da quella voce calda profonda e possente

pareva come potrebbe esser l'inferno e Metistofele descritti da un curato di campagna irto sul pulpito della sua chiesa ai peccatori sottostanti.

Miodio ma è bellissimo, bisbigliò Annina all'orecchio teso del marito. Bepi statuario non rispose, in silenzio deglutì nervosamente.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Il treno del ritorno pareva viaggiare molto più veloce del treno dell'andata.

Annina dondolata dal vagone, stanca ma felice su quella panca, appoggiò la sua testa

sulla spalla ossuta del marito e socchiuse gli occhi mentre nelle orecchie

ancora rimbalzavano ammalianti e sinuose le note e le parole di quella canzone:

...In riva al mare
fatti trovare
Al chiar di luna, (...al chiar di luna)
porto fortuna, (...porto fortuna)
e questa sera
Io voglio portare
fortuna anche a te.
Al chiar di luna
porto fortuna
e questa sera
Io voglio portare
fortuna anche a te.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

La frittata di cipolle ancora rantolava nello stomaco dell'Annina.

Quei panini portati da casa alla bisogna per il lungo viaggio di piacere erano finiti;

la corriera Cuneo Peveragno Boves... l'ultima della notte, già partita.

12 chilometri - quindi - da fare a piedi, una scarpinata fuori programma, in piena notte e

oltretutto con le scarpe della domenica ai piedi, una vera jattura.

Il Bepi, al secondo chilometro, si sedette sulla pietra miliare

al ciglio della statale e statuario allungò un braccio e l'indice della mano indicando il cielo:

Annina guarda, guarda che spettacolo, la luna è piena piena e quante stelle ci sono questa notte...

... Due fari apparvero dalla curva a bucare quella lingua d'asfalto in lieve salita...

l'auto prima rallentò, poi accostando si fermò innanzi a loro,

venne giù lento e cigolando un finestrino e una voce roca chiese perentoria:

Hei, ...hei voi due, per caso volete un passaggio?

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Il tono della voce, l’aspetto dell’autista, un quarantino trasandato ma con un atteggiamento da uomo a cui le donne non possono mai dire di no, l’auto, una vecchia Mercedes ammaccata e dai sedili sfondati ( sicuramente acquistata da uno sfasciacarrozze e i cui tempi felici erano ormai molto lontani), non promettevano nulla di buono. Ma, soprattutto, che ci faceva quell’uomo  in giro a quell’ora così tarda in quella strada desolata? Insomma, il buon senso avrebbe sconsigliato di salire a bordo ma le ciocche che iniziavano a sanguinare ai piedi doloranti di Annina e anche un inizio di tendinite ai polpacci di Bepi, l’arietta frizzante che iniziava a farsi fredda e il pensiero dei chilometri ancora da percorrere, ebbero il sopravvento: Annina strinse la mano di Bepi quasi a supplicarlo di accettare il passaggio e quel gesto vinse le ultime remore dell’uomo.

I due, con il cuore che batteva forte e una voce che moriva in gola per la paura, si sforzarono di abbozzare un sorriso, ringraziarono e salirono sul sedile posteriore. Ma...cosa era quello strano attrezzo che si trovava sul pavimento? E a che potevano servire quelle corde che si trovavano sotto i loro piedi? 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

M'avete preso per un tassista? 

Ridacchiò l'omone al volante sorpreso da quei due affondati sui sedili posteriori della sua auto,

aggiungendo poi, più seriosamente, un'ironica domanda: signori dove volete che vi porti, sbrigatevi

che qui il tassametro corre e si pappa tutto il vostro capiente portafogli... 

Il Bepi fermò quel vocione con un timido ci scusi neh, ma non siamo abituati

a salire su automobili di sconosciuti di giorno, figuriamoci di notte.

Sbirciandoli dallo specchietto, l'uomo parve comprendere il disagio di Bepi e dell'Annina e,

sempre guardando dallo specchio retrovisore, aggiunse un avete ragione, è giusto presentarsi,

io mi chiamo Aristide ma sulle piazze di questa Italia mi chiamo Ercole lo spezza catene; è il mio lavoro,

mi esibisaco a torso nudo come mangiatore di fuoco e finisco con la prova di forza

spaccando prima corde e poi catene con la sola forza dei miei pettorali... Ieri mattina, domenica mattina,

mi sono esibito a Porta Palazzo ma ho raccolto solo poche lire, per questo ho deciso

di cambiare piazza, meglio al mare mi son detto, meglio sarà in Liguria...

e voi due cosa ci fate di notte su questa strada? 

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