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È morto Cesare Romiti


mom

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alexis

Sicuramente uno dei più grandi manager dell’Italia del dopoguerra, che è un Italia diversa da quella di oggi.. 

Di sicuro non preparò il paese a un mercato competitivo e globale come quello contemporaneo, era un Italia monopolistica costruita su accordi deleteri e segreti tra governo e imprese private che oggi sarebbero quantomeno... illegali.

quantomeno aveva portato la Fiat ad essere uno dei più grandi produttori di tecnologia meccanica del mondo, assieme a un incredibile corollario di eccellenze mondiali, tipo magneti marelli, un nome a caso, giusto per rimestare la spada nella ferita.

Comunque non tanto a lui dedichiamo il coccodrillo... ma vedere oggi la sede fiscale della sua creatura portata in Olanda, ecco il vero fallimento di un mezzo secolo di politica industriale al ribasso.

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OLIVER10

Determina la strategia degli anni Novanta: la conglomerata che investe in altri settori rispetto all’auto. Una scelta che impedirà alla Fiat di effettuare gli imponenti cicli di investimenti che, invece, in quel decennio faranno i produttori tedeschi e asiatici. (Sole24ore)

Un genio.

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GianGastone

Un veggente

«È la più grande iniziativa di questi ultimi 50 anni, implica la partecipazione di 64 paesi e porterà ad uno sviluppo enorme. È una cosa eccezionale: il Dragone è pieno di iniziative e di opportunità per l'Occidente». Lo dichiarava nel 2017 Cesare Romiti, presidente Fondazione Italia Cina, commentando "One belt, one road", la nuova via della Seta annunciata in quei giorni dal presidente cinese Xi Jinping. «Penso che l'Europa si stia avviando a migliorare se stessa verso una ripresa economica, ci stiamo dirigendo verso la fine della crisi», continuava Romiti sulla vittoria alle presidenziali francesi di Emmanuel Macron.

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audio2

ve la ricorderete la famosa buonuscita che ebbe e che fu qualcosa di metafisico.

cosa bisogna elargire per far tacere le persone senza sopprimerle.

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27 minuti fa, audio2 ha scritto:

la ricorderete la famosa buonuscita

Eccome! 

“Ecco i 10 ex manager di Stato dagli addii più costosi:

1) Cesare Romiti: Nel 1998 lascia la Fiat dopo 24 anni con una buonuscita di oltre 105 miliardi di lire, cui vanno aggiunti altri 99 miliardi per il patto di non concorrenza. In euro la cifra equivale a 105,3 milioni di euro.”

https://www.agi.it/economia/le_10_buonuscite_pi_alte_dei_manager_italiani_la_pi_alta_finora_105_milioni_-1986838/news/2017-07-25/

.

?

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mozarteum

più la villa antica con un parco di quasi un ettaro al quartiere pinciano di Roma un'altra trentina di milioni

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2 ore fa, audio2 ha scritto:

fu qualcosa di metafisico

eccezionale, ma nel suo caso giustificata dai maggiori guadagni garantiti alla FIAT durante la sua gestione. Spiace dirlo, ma il saldo resta positivo per chi ha pagato quella buonuscita.

Tovo, al contrario, inaccettabile qualsiasi liquidazione all'esito di una gestione fallimentare, e casi del genere sono la prassi 

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BEST-GROOVE
1 ora fa, camaro71 ha scritto:

105 milioni di euro

... e un sacco di lavoratori fiat inchiappettati.

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audio2
3 ore fa, Tiggy ha scritto:

ma nel suo caso giustificata dai maggiori guadagni garantiti alla FIAT durante la sua gestione.

ma certo, a spese dello stato però.

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6 ore fa, mom ha scritto:

Il giornalismo decade sempre più, come si fa a chiamare "manager di stato" dipendenti di società private? O l'IRI c'è ancora e nessuno mi ha avvisato?

Che poi molte di queste società prendano contributi dallo Stato non le rende "di stato", oppure "italiani" e "di stato" sono sinonimi e pure di questo nessuno mi ha avvisato?

Sia chiaro che non mi pronuncio sulla congruità di quanto percepito, ma sulla cialtronaggine, o forse crassa ignoranza, dell'articolo.

Il messaggio che arriva al lettore è: guarda quanti soldi si fregano questi. 

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bombolink

Romiti, con il senno del poi, è stato uno dei peggiori manager che l'Italia abbia avuto dal dopoguerra in poi.

Desolante il panorama giornalistico italiano che lo ha celebrato in questi giorni.

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Rip , ricordiamo tuttavia le gesta di questo uomo che hanno direttamente e indirettamente inciso sulle vite di molte persone in Italia. Per rispetto , tralascio tutte le vicende giudiziarie che lo vedranno perdente nel corso della vita riabilitate in parte da qualche sentenza ad hoc.

Il Fatto Quotidiano.

E’ difficile ricordare una storia di successo prettamente industriale che porti la firma di Cesare Romiti. Di certo non la Fiat dove il manager romano ha regnato per un quarto di secolo. Amministratore delegato del Lingotto dal 1976, Romiti prende in mano il timone di Fiat in una fase oggettivamente complessa. Nel mezzo di due crisi energetiche e di un periodo particolarmente tormentato per la storia del paese. Gli impianti Fiat sono effettivamente fuori controllo, neppure i sindacati riescono più a gestire gli operai. L’azienda va rimodernata, rimane sul mercato solo grazie ad un cospicuo e prolungato sostegno pubblico. Per successiva ammissione degli stessi sindacati i dipendenti sono troppi. Romiti va allo scontro. Il 5 settembre 1980 la Fiat mette in cassintegrazione per 18 mesi 24mila operai. Dopo una settimana di trattative con i sindacati la Fiat annuncia 14.469 licenziamenti. Seguono 35 giorni di picchetti, cancelli bloccati, mobilitazioni. Poi il 14 ottobre 1980 la svolta con la famosa “marcia dei 40 mila” (secondo qualcuno “dei 30 mila” ma la questura avrebbe alzato il numero, caso più unico che raro) . In sostanza il manager Fiat trova l’appoggio di impiegati, quadri e dirigenti nella sua battaglia per il ripristino dell’ordine in fabbrica. Ha vinto. Parte la ristrutturazione, l’ammodernamento. Più robot, regime di lavoro più severo e controllato.

Le fondamenta del declino dell’auto italiana – La vittoria politico sindacale non si tradurrà mai in vittoria industriale. Anzi, la pianificazione strategica è sbagliata. Qui vengono gettate le basi di un declino che porterà il gruppo ad un soffio dal fallimento, nei primi anni del 2000 . Costo del lavoro più basso e ripresa dei mercati portano soldi freschi nelle casse Fiat ma vengono utilizzati soprattutto per una diversificazione nel mondo della finanza. Nel 1988 Romiti decide di licenziare Vittorio Ghidella, vero artefice della resurrezione del gruppo. Alla guida della divisione Fiat Auto, Ghidella aveva ideato i modelli di successo: la Panda, la Uno e la Tipo. Aveva concepito e messo in produzione il motore FIRE, il primo del tutto robotizzato, aveva avviato i primi pianali comuni per auto diverse,oggi pratica comune. Romiti non perdonò a Ghidella l’eccessiva autonomia operativa che si era ritagliato con i suoi successi e una eccessiva focalizzazione sulla dimensione industriale del gruppo a scapito della differenziazione degli investimenti. Curioso per un manager che nelle interviste affermava di basarsi solo ed unicamente su considerazioni meritocratiche. Fiat perderà via via quote di mercato. Un lento ma inesorabile declino interrotto solo da sussulti legati alla svalutazione della lira che rendeva più convenienti i prodotti italiani all’estero. Quando nel 1988 Ghidella lascia Fiat la quota di mercato europea del gruppo è del 15%. Lo stesso anno il gruppo riceve 3 miliardi di euro (6mila miliardi di lire) sotto forma di incentivi pubblici per la costruzione di stabilimenti nel Mezzogiorno. Cinque anni dopo, nel 1993 la quota Fiat è scesa all’11%. Oggi è al 6,4%.

La nuova avventura in Gemina e il rapido tramonto della dinastia – Romiti lascia Fiat nel 1998 con una liquidazione da 105 miliardi di lire e altri 99 miliardi per il patto di non concorrenza, in tutto 105 milioni di euro dei giorni nostri. Investe in Gemina ricevendo una quota della società anche come parte della liquidazione. Gemina è una holding che ha in pancia diverse partecipazioni pregiate a cominciare da Impregilo ed Rcs. Dalla società viene scorporata una seconda holding chiamata Hdp a cui vengono affidate le partecipazioni di natura industriale. Alla guida delle società ci sono i due figli di Romiti, Piergiorgio e Maurizio. Sempre la meritocrazia che torna. Cesare conserva comunque posizioni dirigenziali. Sarà ad esempio presidente di Rcs dal 1998 al 2004.

La gestione della famiglia Romiti però non splende. Anzi. Hdp inizia la sua avventura con mille miliardi di lire (516 milioni di euro) a disposizione e il 100% di Rizzoli Corriere della Sera, la società del tessile e abbigliamento Fila e altre quote in società legate a Mediobanca. Subito il primo grande colpo l’acquisto della maison Valentino che diventerà una fucina di perdite. Così come conti in rosso accompagneranno Fila le cui vendite sotto la gestione dei Romiti di dimezzano. A fine 2000 Hdp ha già 400 milioni di euro di debiti e i profitti calano continuamente. I soldi arrivano dalle attività editoriali ma anche qui i problemi non mancano, i soci contesteranno in particolare l’acquisizione acquisizione della casa editrice francese Flammarion secondo alcuni strapagata. Sta di fatto che lentamente gli azionisti si stufano e Maurizio Romiti viene prima costretto a vendere le partecipazioni nella moda e poi, nel 2004, estromesso dalla guida dalla società. Una sorte non troppo diversa tocca anche al fratello Piergiorgio che nel 2007 viene sfiduciato dai soci di Gemina per contrasti sul piano di investimenti per il rilancio dell’aeroporto di Fiumicino che fa capo ad Aeroporti di Roma. Nella stessa occasione viene estromesso dal Cda anche Cesare Romiti. Ultimo capitolo di una lunga storia ai vertici dell’industria italiana.

Insomma un disastro. Mi viene da pensare che Romiti non foss'altro che il "braccio" esecutivo della proprieta', si e' trovato li ' per caso ed ha avuto il talento di rimanere dentro i posti che contano.

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Fabio Cottatellucci

Con la sua fissazione di investire in altro rispetto alle auto riuscì a far allontanare Vittorio Ghidella, l'unico che fosse in grado di tenere a galla la barca.
Ghidella uscì dalla FIAT e progettò per la Ford la Fiesta 90, una delle migliori utilitarie dell'ultimo ventennio del secolo, sicuramente superiore alle scatolette di tonno su ruote che uscivano dal Lingotto, che fu campionessa di vendite in tutta europa.
Portò la FIAT nella logica americana delle conglomerates quando gli Yankee ne stavano uscendo. 

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BEST-GROOVE
Il 19/8/2020 Alle 09:17, bombolink ha scritto:

Romiti, con il senno del poi, è stato uno dei peggiori manager che l'Italia abbia avuto dal dopoguerra in poi.


no...il peggiore è stato il de benedetti.

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BEST-GROOVE
Il 19/8/2020 Alle 11:30, criMan ha scritto:

Insomma un disastro.


insomma un Fantozzi qualsiasi senza titoli di studio avrebbe fatto uguale uguale ...son d'accordo! ridere8[1].gif

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17 ore fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

Con la sua fissazione di investire in altro rispetto alle auto riuscì a far allontanare Vittorio Ghidella, l'unico che fosse in grado di tenere a galla la barca.
Ghidella uscì dalla FIAT e progettò per la Ford la Fiesta 90, una delle migliori utilitarie dell'ultimo ventennio del secolo, sicuramente superiore alle scatolette di tonno su ruote che uscivano dal Lingotto, che fu campionessa di vendite in tutta europa.

Non avrei saputo scrivere meglio.

Avevamo Ghidella in Fiat , quello che ha creato la Uno...

Se non ci fossero stati per gli incentivi alla rottamazione di meta' '90 la Fiat , grazie al lungimirante Romiti, sarabbe stata sull'orlo del fallimento ben prima dell'arrivo di Marchionne.

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non so se c'entra Romiti, ma la Fiat fece un accordo con GM , cosa che tutti fanno oggi per non sparire. Ma non ricordo che modelli fecero, comunque gli americani ( ricordo il "Mr. Wagoner") pagarono salato per di liberarsi di Fiat...

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senek65

Ghidella voleva fare un'auto che avrebbe fatto seriamente concorrenza alla Golf. Ma non aveva i soldi e fece e la Tipo.

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