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Grancolauro

La bellezza della scrittura musicale

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analogico_09

Ciò che hai scritto sulla musica è invece molto interessante e tutt'altro che "abusiva". Anzi, poichè nella sezione musicale, fatte salve alcune discussioni sempre più sporadiche improntate sull'arte dei suoni e non sulla tecnica/tecnologia della riproduzione audiofila dei suoni musicali che servono per far andare gli impianti e/o per "testarli" (vanno per la maggiore...),   ben venga  questo tuo stimolante invito a parlare di questioni legate alla musica, all'estetica musicale.
Non sono un esperto di specificità partituriali composte per gli specifici strumenti, però, detto così, a semplice vista, anche a me sembrerebbe che ogni autore abbia in fondo un suo personale e distinto disegno "compositivo", delle "architetture" di righe e di "segni" tracciati sul foglio bianco che lo rende riconoscibile distinguendolo dagli altri.
Il tuo discorso verte su questioni più ampie e profonde che riguardano anche gli aspetti interpretativi, io vorrei soffermarmi sull'aspetto più secondario ma non di meno affascinante, sulla la bellezza della scrittura musicale.
Stimolato da quanto dici sulle diverse forme di scrittura partituriale di alcuni grandi musicisti, mi torna in mente ROBERT Schumann, grande compositore ed acuto critico musicale, il quale scrisse un articolo per la “Gazzetta universale di Musica” sulla bellezza “grafica” della partitura dell’Op. II di Chopin, oltre che sulla musica ovviamente, vale a dire sulle “Variazioni per pianoforte e orchestra su Là ci darem la mano” composte del genio polacco.

Copio a manina da "La musica Romantica" di Robert Schumann - ed. Mondadori (il mio libro, che acquistai intorno al 1964, è una prima edizione del 1958)


[…] Con le parole “Giù il cappello, signori; un genio” Eusebio ci mise innanzi un pezzo di musica: non ci consentiva di vederne il titolo. Io lo sfogliai, a caso, il fascicolo: questo velato piacere di goder la musica senza suoni, ha qualcosa di magico. Inoltre, mi pare, ogni compositore offre all'occhio i suoi particolari disegni di note: Beethoven, sulla carta appare diverso da Mozart come all'incirca la prosa di Jean Paul differisce da quella di Goethe.
Ma qui mi parve che mi guardassero meravigliati tanti occhi del tutto sconosciuti: occhi di fiori, occhi di basilisco, occhi di pavoni, occhi di ragazze: in più luoghi la cosa diventava più chiara - credeva di vedere il 'Là ci darem la mano' di Mozart, attraversato da cento accordi; mi sembrava che proprio Leporello ammiccasse e Don Giovanni volasse dinanzi a me nel bianco mantello. <Suona, dunque> disse Florestano
[…]  

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Mxcolombo

@Grancolauro grazie di cuore. Ascolto musica da prima di essere nato. Mia madre suona il pianoforte da quando aveva 5 anni (ora ne ha 79). Purtroppo, nonostante gli sforzi, la pratica musicale non ha mai ripagato il mio impegno e amore. Ascolto musica tutti i giorni, vado a teatro non appena ne ho il tempo, ho i miei autori e interpreti preferiti ma non sono in grado di spiegare il perché. So solo che mi piacciono, punto. Leggo comunque con molto interesse le spiegazioni date da chi la musica la capisce, la frequenta, l’esegue e ne parla. Ho trovato il tuo post molto interessante. Ancora grazie, Massimiliano

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senek65

Io son contento di essere solo ascoltatore e di non capire nulla di scrittura musicale.

Ciò detto , trovo molto interessante quanto scritto.  

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maxnalesso
Il 19/11/2020 Alle 19:11, Grancolauro ha scritto:

Ma la bellezza della scrittura musica raggiunge il suo apice, a mio modo di vedere, nelle partiture di Felix Mendelsshon.

Mi permetto una "sineresi" fra il mondo pianistico e quello organistico.  considerato che Mendelsshon fu un grandissimo organista...  buon ascolto !!

ps:  la fuga,  dal minuto 4:27 è , per me, semplicemente stupenda...

.-.-.-.-.

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Grancolauro

Grazie davvero per le vostre osservazioni! Mi fa piacere che vi sembri interessante parlare di musica anche da un'angolatura un po' diversa rispetto a quella usuale nel forum. Che poi uno, come ha osservato giustamente @senek65, può apprezzare moltissimo la musica o avere una cultura musicale sterminata anche se non suona uno strumento o non sa leggere uno spartito. Penso soltanto che il punto di vista di chi trova a fare il "pratico" della musica possa essere interessante, almeno per qualcuno.

Proverò così a continuare la discussione riprendento i vostri spunti.

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Iohannes
10 ore fa, maxnalesso ha scritto:

suonare una fuga a 5 voci per organo è abbastanza semplice

Beato te 😉...

Credo che sia molto vero quello che hai spiegato, parlando di una sorta di empatia tra interprete-esecutore e musicista. Mi viene in mente Richter che diceva di faticare a trovare affinità elettiva con Mozart, e gli dispiaceva assai. Oppure penso a Horowitz che ha suonato poco e senza convinzione Beethoven: impazziva per Schumann, da vecchio impazziva per Mozart, amava Clementi...e con Beethoven, che è un po' in mezzo a tutti questi, non è scattata la scintilla.

Un saluto a tutti,

Angelo

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maverick
10 ore fa, maxnalesso ha scritto:

Mi permetto una "sineresi" fra il mondo pianistico e quello organistico.  considerato che Mendelsshon fu un grandissimo organista...  buon ascolto !!

ps:  la fuga,  dal minuto 4:27 è , per me, semplicemente stupenda...

Bravo, bella osservazione...

Poi che per me tutto quello che Roth suona a Saint Sulpice sia fantastico a prescindere,   .questo è un altro discorso 😄

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senek65
4 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Penso soltanto che il punto di vista di chi trova a fare il "pratico" della musica possa essere interessante, almeno per qualcuno

E' estremamente interessante. E' un livello di consapevolezza diverso, che forse porta con se anche un filo di dannazione, perché ti rende consapevole di tutta una serie di aspetti che , da semplice ascoltatore, non riesci a notare nella loro interezza.

Io non vado oltre al rendermi conto di non perfette esecuzioni in tono, o di intrepretazioni che mi paiono non aderenti al mio gusto. Anni fa ascoltai Sokolov e non mi piacque, perché non riuscivo a digerire il suo Mozart: ora so di dire delle eresie visto che è palese che non sia in grado di esprimermi compiutamente su un pianista, non riuscendo a comprendere tutti quegli aspetti che invece altri sono in grado di cogliere.

Ma va bene cosi.😉

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analogico_09

Secondo me a certi livelli di inarrivabile grandezza non ci sono autori più difficili (o più facili); ogni autore presenta le sue distinte difficoltà (o facilità) per aspetti tecnici e/o espressivi diversi dagli aspetti che contraddistinguono ogni altro autore. Abbiamo quindi solo le diversità specifiche, nulla che sia più difficile (o facile) in assoluto. E' stato già osservato, è solo una questione di quanto l'interprete trovi più nelle sue corde l'autore X piuttosto che l'autore Y.., e di quanto l'interprete abbia approfondito l'autore, quindi il più difficile (o facile),  è solo su base personale,

Stessa cosa vale per l'ascoltatore che mal sopporta l'interprete che non suona il suo autore del cuore come vorrebbe ascoltarlo lui, dove lo stesso interprete potrebbe invece soddisfare le aspettative di altri ascoltatori... E' la regola della relatività. Noi semplici ascoltatori, e anche gli "addetti ai lavori", dovremmo sempre essere ad un passo "reverenziale" dietro la musica, mentre invece ci ergiamo spesso a giudici a seconda delle aspettative personali soddisfatte o deluse dalla musica e/o dall'interprete dove magari è la musica interpretata a "giudicare" noi rendendoci degni o meno di poterla "afferrare" nel profondo dove l'ascolto "autoreferenziale" è invece ad ingresso libero...

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analogico_09
13 ore fa, maxnalesso ha scritto:

Nel mio modo di intendere, percepire, vivere il linguaggio musicale,  "dialogare" con Bach è facilissimo:  lo capisco, siamo sulla stessa linea d'onda,  ogni suo passaggio e perfino ogni sua singola nota, è per me di una chiarezza esemplare;  ecco perché,  nel mio vissuto,  suonare una fuga a 5 voci per organo è abbastanza semplice, ed anche la tecnica applicata mi viene naturale,  senza alcuna forzatura.

Da come ne parli, dovresti volare su livelli interpretativi alti con Bach; amo così tanto la sua musica, tutta, compresa l'organistica, che, per accrescere il mio piacere, ti chiederei la cortesia, se ve ne fosse la possibilità, se la cosa non ti arrecasse disturbo, di poter ascoltare in qualche modo la registrazione di un brano di Bach da te interpretato.

In ogni caso, ringrazio anticipatamente.

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maxnalesso
2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

E' stato già osservato, è solo una questione di quanto l'interprete trovi più nelle sue corde l'autore X piuttosto che l'autore Y.

Sono pienamente d'accordo.

2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

ci ergiamo spesso a giudici a seconda delle aspettative personali soddisfatte o deluse dalla musica e/o dall'interprete

Qui dissento un pochino...:  assoluto rispetto per la musica,  dove il giudizio può essere solo estetico o formale,  mentre un interprete che "non c'azzecca" è oggettivamente da criticare:  la ballata in sol- di Chopin è un capolavoro,  ma nelle mani sbagliate (o meglio nella "testa" sbagliata) può risultare perfino noiosa e stucchevole ...

1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

dovresti volare su livelli interpretativi alti con Bach

ho avuto davvero buoni maestri, ed una innata predisposizione alla polifonia:  ma i bei tempi degli studi "assidui" sono passati da un trentennio, e per fare il concertista occorre studiare minimo 6/8 ore al giorno, tutti i giorni:  purtroppo oggi il mio tempo è dedicato ad altro... bisogna pensare prima di tutto alla "pagnotta" 😎

2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

poter ascoltare in qualche modo la registrazione di un brano di Bach da te interpretato.

Alla prima occasione vedo di portarmi un registratore un po' serio in chiesa e poi te lo invio:  nel frattempo,  per capire con chi sono in perfetta sintonia interpretativa,  puoi ascoltarti tutto il Bach di Molardi:  a mio modo di vedere,  non sbaglia un colpo! 😍 :

https://www.amazon.it/Musica-Organo-Integrale-Stefano-Molardi/dp/B0141OZ13G/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&dchild=1&keywords=bach+molardi&qid=1605998339&sr=8-1

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analogico_09
13 ore fa, maxnalesso ha scritto:
15 ore fa, analogico_09 ha scritto:

ci ergiamo spesso a giudici a seconda delle aspettative personali soddisfatte o deluse dalla musica e/o dall'interprete

Qui dissento un pochino...:  assoluto rispetto per la musica,  dove il giudizio può essere solo estetico o formale,  mentre un interprete che "non c'azzecca" è oggettivamente da criticare:  la ballata in sol- di Chopin è un capolavoro,  ma nelle mani sbagliate (o meglio nella "testa" sbagliata) può risultare perfino noiosa e stucchevole ...

Non vi è dubbio, lo diamo per scontato, mi riferivo agli interpreti di inarrivabile grandezza i quali, aldilà delle proprie particolarità interpretative/esecutive e di ciò che si aspetta l'ascoltatore, non potrebbero mai rendere verosimilmente noiosa o stucchevole una Ballata di Chopin, una pianosonata di Beethoven, ecc...

13 ore fa, maxnalesso ha scritto:

ho avuto davvero buoni maestri, ed una innata predisposizione alla polifonia:  ma i bei tempi degli studi "assidui" sono passati da un trentennio, e per fare il concertista occorre studiare minimo 6/8 ore al giorno, tutti i giorni:  purtroppo oggi il mio tempo è dedicato ad altro... bisogna pensare prima di tutto alla "pagnotta" 😎

be'.., avendo avuto maestri davvero buoni e innata predisposizione per la polifonia avresti potuto approfittare del sicuro talento che avrebbe potuto permetterti di alimentare lo spirito e in una di comprar pagnotte... 😀

No.., è che mi avrebbe fatto piacere ascoltarti avendo appreso che con la "scrittura" di Bach intrattieni un rapporto di grande conoscenza contenutistica e tecnico-linguistica, dunque anche di facilità interpretativa, naturale pensarlo dal momento che...
 

Il 21/11/2020 Alle 08:22, maxnalesso ha scritto:

Nel mio modo di intendere, percepire, vivere il linguaggio musicale,  "dialogare" con Bach è facilissimo:  lo capisco, siamo sulla stessa linea d'onda,  ogni suo passaggio e perfino ogni sua singola nota, è per me di una chiarezza esemplare;  ecco perché,  nel mio vissuto,  suonare una fuga a 5 voci per organo è abbastanza semplice, ed anche la tecnica applicata mi viene naturale,  senza alcuna forzatura. Ed anche il semplice ascolto dei suoi brani mi trova in perfetta sintonia.


ne avrei, come già detto, volentieri approfittato, tanto più che conosco, anche personalmente, alcuni interpreti bachiani, concertisti affermati e di chiara fama internazionale, i quali dopo anni di studi specialistici e di intense attività concertistiche  sono ancora alla "ricerca" per cercare di superare le "incerteza" e le "soggezioni" che ancora umilmente provano al cospetto della musica "enigmatica" e molto complessa, spesso un "rebus" come afferma giustamente @Grancolauro, del sommo Kantor... Sarà per un'altra volta.


Ti ringrazio per il suggerimento discografico, di interpretazioni di musiche organistiche di Bach ne ho diverse, ascolterò volentieri anche quella di Molardi. Saluti musicali   🎼  🎹

(fine breve OT con il quale si è pur sempre cercato di approfondire un po' la questione posta )

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Grancolauro
Il 20/11/2020 Alle 09:05, Iohannes ha scritto:

Alla fin fine ormai il 'temibilissimo' Rach III lo eseguono più o meno tranquillamente diciottenni e ventenni. So invece essere molto insidioso un compositore come Schumann

E' sicuramente vero quello che osservi: il livello tecnico medio dei pianisti è molto aumentato  e i concerti di Rachmaninov non sono alla portata di molti più che in passato. Tuttavia, riprendendo il discorso del precedente post,  la scrittura musicale di Rachmaninov resta "estrema". Al musicista richiede un impegno e una tensione continua, proprio perché i movimenti che è costretto a fare sono, per così dire, innaturali, portati all'eccesso in ogni momento, anche nei pezzi che all'ascolto sembrano semplici, quasi banali. Sebbene Rachmaninov per chi ascolta possa sembrare un autore ancora immerso nel classicismo (le sue melodie sono orecchiabili, le strutture armoniche totto sommato tradizionali, pur nella loro straordinaria bellezza) la sua scrittura è lanciata nel Novecento. E' più simile a quella si Prokofiev e Shostakovic rispetto a quella di Brahms, per dire. Anche  Schumann è un autore con una scrittura musicale a volte impegnativa ma per ragioni diverse, a mio parere. Il concerto per pf. e orchestra di Schumann ha in effetti dei passaggi difficili (un sacco di tempi irregolari, arpeggi e ottave in sequenza difficili da rendere in modo fluido e omogeneo) ma ha anche dei momenti di queiete, nei quali chi esegue può prendere fiato e "ascoltare l'orchestra". I concerti di Rach. non danno mai tregua, invece. Il vero problema con questi pezzi è reggere la tensione fino alla fine. Drenano ogni energia, ogni forza, fisica e mentale. O almeno così pare a me. Sempre giocando un po' con le parole, la scrittura di Schumann ha invece alcune elementi di "perversione", per così dire. Arriva una certa frase o un certo giro armonico la cui conclusione naturale sarebbe ovvia, ma Schumann interviene con una complicazione, una variazione repentina, che scompagina le carte, e che si presenta come una trappola per l'esecutore. Molti suoi pezzi per pianoforte sono fatti così. Quasi Schumann provasse un godimento un po' sadico nel rendere complesso e terribile ciò che si presenta, a prima vista, come semplice e quasi ingenuo.   

Il 20/11/2020 Alle 21:56, analogico_09 ha scritto:

<Suona, dunque> disse Florestano

Bellissimo questo brano Peppe, grazie! In effetti la cosa che a me intriga è proprio la differenza nella prosa musicale, che è estremamente evidente se si confrontano gli spartiti di grandi autori, a prescindere dal fatto che si sappia leggere la musica o meno. E queste differenze sono oggettive anche per chi esegue. Ovviamente un musicista può avere maggiori o minori affinità con un certo autore, fare più fatica a eseguire certi brani rispetto ad altri a seconda della sua abilità e delle sue attitudini. Tuttavia, la conformazione del nostro corpo e la struttura della nostra mente è tale per cui certi movimenti, certi suoni, certe sequenze si lasciano eseguire soltanto in modo "innaturale", richiedono uno sforzo e un impegno che finiscono col rimodellare il corpo e le articolazioni, indipendentemente dal risultato finale. E l'esigere questo da parte dell'esecutore è il compositore con la sua scrittura.  Forse esagero, le mie sono solo chiacchiere, ma a volte la scrittura musicale si imprime nel corpo del musicista, plasmandolo, modificandone la postura, i movimenti, quasi a dar forma a una sua seconda natura. Ma forse si tratta solo di suggestioni, non so. Più interessante è comunque entrare nel dettaglio della scrittura dei singoli musicisti e cogliere il suo valore estetico, come osservi giustamente tu.  

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maxnalesso
1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

hai un approccio alla tastiera che si discosta dal quello tipicamente pianistico.

MI hai fatto venire in mente alcuni fatti,  che cito in ordine sparso,  ma che hanno attinenza col 3d e con la "predisposizione" ad un certo tipo di scrittura musicale.

1) ho un carissimo amico che,  pur leggendo solo in modo superficiale le partiture, ha una capacità di improvvisare musica jazz/blues con una tale naturalezza della mano da lasciarmi sbalordito:  se quella musica fosse scritta su una partitura,  io probabilmente ci metterei mesi, se non anni, ad assimilarla ...

2) quando studiavo pianoforte (prima di passare ad organo),  io trovavo estremamente piacevole ed appagante studiare le invenzioni a 3 voci,  le suite francesi e inglesi, il clavicembalo ben temperato ... altri compagni di classe, invece, lo facevano quasi solamente... perché obbligati (!),  ma non trovavano sintonia,  preferendo di gran lunga affrontare Schumann, Schubert, Chopin, Brahms ...

3) Anche negli esami di teoria,  questa differente predisposizione era evidente:  qualcuno portava a termine i compiti di contrappunto e fuga con una certa "naturalezza" (presente), qualcun'altro con molta fatica,  preferendo mille volte l'improvvisazione estemporanea su tema libero.

Ecco,  solo per dire,  che... non so se nasce prima l'uovo o la gallina,  ma ritengo che l'oggettiva bellezza di molta scrittura musicale (cito alcuni autori che nessuno metterebbe in dubbio da questo punto di vista: Palestrina, Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms, Debussy, ecc.ecc.) si adatti poi in qualche modo alla soggettiva personalità dell'interprete, ed anche dell'ascoltatore,  per diventare un "unicum" nel momento dell'esecuzione/ascolto.

E' un argomento davvero interessante...

Ciao,

Max

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mozarteum

Uno dei thread piu’ belli di questi ultimi tempi. Grazie a tutti e a Grancolauro in particolare.

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my2cents

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my2cents

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my2cents

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Grancolauro

Stokhausen è stato un grande innovatore della scrittura musicale! Tra le altre cose, ha usato il pentagramma per sviluppare una concezione spaziale delle frequenze sonore, come in questo caso, dove a diventare esecutore è un computer

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analogico_09
17 ore fa, mozarteum ha scritto:

Uno dei thread piu’ belli di questi ultimi tempi. Grazie a tutti e a Grancolauro in particolare.

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Grancolauro

@mozarteum @analogico_09 Grazie!

18 ore fa, maxnalesso ha scritto:

ritengo che l'oggettiva bellezza di molta scrittura musicale (cito alcuni autori che nessuno metterebbe in dubbio da questo punto di vista: Palestrina, Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms, Debussy, ecc.ecc.) si adatti poi in qualche modo alla soggettiva personalità dell'interprete, ed anche dell'ascoltatore,  per diventare un "unicum" nel momento dell'esecuzione/ascolto.

Mi sembra una sintesi molto efficace. La condivido senz'altro! Anche se a volte è la scrittura ad avere la meglio sulla personalità dell'interprete, oppure il punto di vista dell'interprete a rivelarsi incompatibile con un certo tipo di scrittura musicale.

Pensiamo a Glenn Gould e al suo strano modo di stare alla tastiera. Molto si è scritto su questo: forse era solo un vezzo, un atteggiamento da avanspettacolo, il sintomo di una mente disturbata, o altro ancora. A me sembra plausibile pensare, invece, che è la scrittura musicale di Bach ad aver "costretto" Gould a suonare in quel modo. Grazie a quella posizione, Gould riusciva ad articolare le dita e il polso in un modo del tutto particolare, quell'unico modo che rendeva possibile, per lui, suonare Bach nel modo in cui pensava dovesse essere suonato. Non a caso poi Gould arrivò a suonare qualsiasi cosa (Beethoven, Mozart, Hindemith) come se fosse stata scritta dal "suo" Bach. Qui è stata forse la scrittura musicale a modellare i gesti e la personalità dell'artista. Un caso opposto è forse quello di Richer, al quale faceva riferimento @Iohannes. Ricther non si riteneva adatto a suonare Mozart forse proprio perché la scrittura musicale mozartiana era incompatibile con la sua impostazione tecnica. La scuola da cui Richter proveniva aveva una impostazione ben precisa, fatta di regole ferree per stare alla tastiera, regole che consentono di poterla dominare, di controllarla dall'alto, così da raggiungere le velocità di esecuzione e i volumi di suono che la letteratura russa, e in generale romantica e tardo-romantica, richiedono. Ma le cose non funzionano così con Mozart. La scrittura musicale di Mozart pone estrema resistenza a questo tipo di impostazione, perché il suono perde quella qualità timbrica senza la quale Mozart non è Mozart. Nel caso di Richer, forse, fu l'incapacità un po' dogmatica di adattare il corpo alla scrittura musicale a impedirgli di suonare Mozart. In compenso, Richter ci ha lasciato esecuzioni meravigliose di moltissimi altri autori.

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analogico_09

Passaggi "intermedi" ...

Prologo dell'Orfeo di Monteverdi

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Notazione moderna... quantum mutatus ab illo...

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maxnalesso
20 minuti fa, Grancolauro ha scritto:

Non a caso poi Gould arrivò a suonare qualsiasi cosa (Beethoven, Mozart, Hindemith) come se fosse stata scritta dal "suo" Bach.

Bellissima questa considerazione!  E' una tua valutazione o lo hai letto su qualche testo di critica/analisi musicale?

Grazie,

Max

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analogico_09

Io credo che il particolare interesse dell'interprete per specifici autori piuttosto che per altri dipenda da fattori di affinità elettive cosa che determina l'interesse o il disinteresse ad approfondire le tecniche e l'estetica degli autorin stessi, cosa che corrisponde, detto in soldoni, all'interesse che l'interprete ha di "studiare" a meno i diversi, diversissimi, a volte antitetici eppur "vicini" - paesaggi compossitivi che richiedono "indagini" conoscitive di diversa natura. A meno che, scusate il bisticcio di parole, l'interprete non sia convinto che si possa interpretare ogni autore di ogni tempo e luogo, ogni distinta forma musicale nello stesso modo.., dove  chi non avrà ad esempio approfondito la musica e il "tempo" estetico di Bach suonerà la musica del Kantoer alla bel e meglio omologatore.., picavolmente s'intende, in modo raffinato.., ma la musica non è solo piacevolezza, raffinatezza e piacevolezza.., è, o dovrebbe essere, soprattutto "impegno" e "sofferenza" per quanto di "eversivo, spesso destabilizzante, la musica ci pone davanti. La musica, come tutte le arti, è contraria agli ordini e alle idee costituite, uniformate ed omogeneizzate.., a ciò che sia buono per tutto indiscriminatamente; l'arte è rivoluzione e ci "costringe" spesso dolorosamente a mettere in discussione, sempre,  tutte le care, rassicuranti e "dolci geometrie apprese"...

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analogico_09
7 minuti fa, maxnalesso ha scritto:

Non a caso poi Gould arrivò a suonare qualsiasi cosa (Beethoven, Mozart, Hindemith) come se fosse stata scritta dal "suo" Bach.

Non avevo letto questo tuo passaggio prima di postare il mio ultimo messaggio che non era riferito quindi specificamente allo stesso... Ciò che scrivi è molto intrigante.., forse diversamente interpretabile, se ne potrebbe discuterne a lungo... ;)

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maxnalesso

@my2cents  I neumi originali della musica sacra occidentale (poi divenuta canto gregoriano), sono tra le cose più affascinanti che si possano studiare nell'ambito del linguaggio musicale. Tra i miei trascorsi da studente (quando ci davo dentro veramente...), ho passato 5 bellissimi anni all'Istituto Pontificio di Musica Sacra,  dove studiai con questo signore qui ..:

https://www.fulviorampi.it/

Quante cose si capiscono dell'evoluzione della musica, del ritmo, dei tempi, della scritura... andando a ritroso nel passato.

Poi,  ovvio,  Beethoven è Beethoven, e quello che lui ha scritto ci stava tutto nella partitura settecentesca:  ma certe sfumature vocali della notazione chironomica sono davvero affascinanti ... 

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