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    Bebo
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    Klimo Merlimo Gold Plus + Thor + (2 x) Kent Gold

    Di Bebo Moroni

     

    Qualche tempo fa, accadde che, come ogni anno, l’AHEEA (Academy For Advancement of High End Audio), l’associazione americana con aperture internazionali, che riunisce l’ ”audio community” a più alto valore musicale e che assegna gli Academy Awards, gli Oscar per l’High End Audio e in seguito anche audio/video, mi spedì le schede per la prima votazione ( le nomine richiedono molti passaggi) di quella data edizione dei premi. Le schede contengono molte richieste di segnalazione, dalla miglior testina al miglior amplificatore, al miglior accessorio per giradischi, al miglior progettista di elettroniche o di diffusori etc. Io segnalai, tra le altre cose, il preamplificatore Klimo Merlin e i finali Klimo Beltaine e come miglior progettista di elettroniche dell’anno, Dusan Klimo. 
    Pochi giorni dopo mi giunse un’ulteriore lettera dall’AHHEA, in cui mi si chiedevano spiegazioni su quel marchio a loro sconosciuto e su quel progettista che “qualcuno aveva sentito nominare ma…Forse era un mio amico? Un progettista italiano ancora sconosciuto negli States? La cosa un po’ mi sorprese, pur conoscendo lo sciovinismo degli ambienti hi-end americano e ancor più inglese, non potevo credere che davvero, distribuito o non distribuito non sapessero chi era Klimo.

     


    Feci la mia bella relazioncina e inviai. Dopo qualche mese, arrivati in Italia per una certa mostra, un piccolo gruppo di giornalisti e progettisti americani venne a trovarmi ma anche ad ottener conto della “rivelazione”. Rimasero unanimemente affascinati dall’estetica e dalla costruzione degli apparecchi, ma avrebbero scommesso anche una certa sommetta, sul fatto che era tutta questione di luccichii e di poca sostanza ( come d’altronde, bisogna ammetterlo, era spesso accaduto con le realizzazioni europee). Poi si sedettero e io li fregai bellamente come mi divertivo a fare in quegli anni, facendo loro ascoltare i Beltaine con i loro 5 watt per canale, pilotare le Dhalquist DQ 10 e pilotarle con dinamica ed energia. Qualcuno si soffermò sulla circuitazione, cercando di carpirne –probabilmente i segreti- molta parte del merito venne, chissà perché, attribuita alla sorgente analogica (eppure avevamo ascoltato molti CD) che li faceva cantare, il mio solito Gyrodek con braccio Sme IV e testina Monster Alpha II, qualcuno azzardò che in quell’edificio dovesse esserci un impianto elettrico formidabile ( se le cose stavano così, la lavastoviglie avrebbe dovuto lucidare i piatti senza sapone, il ferro da stiro piegare le camice nell’armadio e il frullatore produrre cocktail di scampi al solo nominargli la salsa rosa) qualcun altro che l’ambiente d’ascolto era stato trattato con molta cura ( è vero, avevo qualche tube trap, ma già allora seguivo la regola “ in casa ci devi vivere, posiziona tutto dove ti fa più comodo: se è buono, con piccoli ritocchi e spostamenti, suonerà meglio). Mi sembrò chiarissimo che i miei amici un po’, come si suol dire, ci sformassero e che non potessero ammettere che questo signore venuto dall’Est (attuale Repubblica Ceka) e approdato in Germania, facesse tutti – diciamolo pure- un po’ a pezzettini e senza nemmeno necessità di sborsare cifre, al cambio del tempo, multi milionarie.


    L’anno successivo nessuno mi chiese nessuna spiegazione sulle mie scelte e molti parlavano infervorati, probabilmente senza averli mai ascoltati, degli apparecchi di Dusan Klimo. Cose che succedono, nessuno si scandalizzi, in questo pazzo pazzo pazzo mondo di pazzi, dove non bastano le prestazioni ma occorre anche costruire il mito. Ma d’altro canto nel 99% dei casi il mito, da solo, non si autoalimenta se non c’è un solido costrutto alle sue spalle.
    Cito questo episodio perché, in primo luogo credo sia inedito ( così i miei lettori e miei collaboratori di più antica data non faranno quelle classiche facce che si fanno alle spalle per dire “ si lo sappiamo ce l’hai raccontato cento volte” ) e perché rimane comunque significativo, lo sappiano i lettori più giovani e meno esperienziati di un settore che sembra inventare ogni giorno il rubinetto per l’acqua calda, ma poi, di fatto non solo inventa ben poco, ma spesso ignora anche quel che già c’è.
    La mia sincerissima ammirazione per il marchio e per il personaggio, dunque, risalgono a più che qualche anno fa e si sono concretizzate in una lunga convivenza con queste elettroniche, convivenza che talvolta s’interrompe, perché il mondo è pieno di amplificatori da provare e da ascoltare ma che finisce sempre, in un modo o nell’altro, per ricomporsi. Non è per essere acritici, ma non ricordo un prodotto Klimo che m’abbia deluso. Anzi, ora che ci penso meglio uno si: i grossi e potenti finali Linnet proprio non mi piacevano. Probabilmente non avevo tutti i torti, vista la brevità della loro vita in catalogo. Ma in genere i prodotti Klimo possiedono una dote per me, smaliziato e incarognito, rara: riescono ancora ad emozionarmi e persino a farmi tornar voglia di spender soldi in queste carabattole, nonostante i tempi, nonostante io capisca perfettamente che alla mia età bisognerebbe pensare a cose serie come acquistar casa, per esempio. Eppure ancora riesco a individuare poche cose più serie che ascoltar musica come si deve.

    Ecco che per questa prova abbiamo individuato un sistema, certamente non definibile come economico, ma tanto meno come pazzesco o irraggiungibile nato e sviluppato proprio per questo scopo: far ascoltare come si deve la musica. E insieme inserirsi bene in qualsiasi ambiente, essere piuttosto semplice da collocare e da tenere a punto, e, cosa che non guasta affatto, rispecchiare nelle forme e nella finitura quel concetto di bello, di estetica come valore che intende esprimere riproducendo musica.

     

     

    Merlino Plus Gold

    Massima espressione di un progetto nato, inizialmente, come alternativa economica allo splendido Merlin, evoluto via via in versioni sempre più accurate circuitalmente e raffinate esteticamente, il Merlino nella sua versione Gold Plus ha finito se non per soppiantare, almeno per affiancare con notevoli pretese il “vecchio” Merlin (evoluto anch’esso alla versione “nonplusultra”, la “Ultimate”). A sua volta versione ancor più raffinata e selezionata del Merlino Gold che rispetto al Merlino “liscio” gode di motherboards dorate, di cablaggio e connettori di notevolissima qualità e di componentistica selezionata rispetto alla versione normale ( comprese le valvole preamplificatrici ECC88), oltrechè della possibilità di montare il coperchio trasparente che lascia vedere tanta pulizia e bellezza realizzativi. Elettronica e meccanica che divengono esse stesse concetto estetico, come accade per quegli orologi che, attraverso il fondello in vetro zaffiro, fanno sì che si possa ammirare la straordinaria bellezza dei loro raffinatissimi movimenti.


    La versione Gold Plus che abbiamo in prova, oltre alla costruzione interamente bi-monoaurale ( due preamplificatori mono uniti solo dal medesimo telaio e dalla manopola del volume) e a un ulteriore incremento nella qualità della componentistica ( quasi eliminati gli elettrolitici sostituiti da condensatori in polipropilene a bassissima tolleranza selezionati a mano) si avvale ( ed è una coadiuvazione essenziale) della superalimentazione separata, anch’essa a valvole, Thor che ha le medesime dimensioni e le medesime finiture del preamplificatore e ad esso viene collegata mediante un massiccio cordone con altrettanto massiccio connettore speciale a pettine ( viste le dimensioni bisognerebbe dire almeno “a spazzola”) con contatti in argento e tanto di leva per la “sicura”, una volta collegato. La realizzazione sia tecnica che estetico-costruttiva è davvero superba e dimostra il grado di maturità ormai raggiunto da questi prodotti. Secondo tradizione della casa i Merlino possono essere aggiornati alle versioni successive, così anziché spender soldi in farmaci per il mal di fegato, i possessori di un Merlino Gold farebbero bene a risparmiarli per “upgradare” il proprio preamplificatore alla versione Plus. Posso assicurare che ne vale veramente la pena.
    E se non vi basta il suono, sappiate che il Plus Gold è anche telecomandabile…e date un’occhiata alla foto del telecomando “Merlin Look”! Ecco come la semplicità, con pochi sapienti tocchi, si trasforma in essenza non annacquata di bellezza!

     

    Klimo Kent Gold

    La più recente versione del più celebre e diffuso tra i finali di potenza Klimo, il Kent, presentato per la prima volta nel 1983, si caratterizza a tutta prima per il “vestito” che apparentemente copre le nudità della versione originale, adeguandosi in realtà alle nuove normative di sicurezza, e facendolo con rara eleganza. La scatola di acciaio e metacrilato che racchiude la circuiteria dei finali, si accorda perfettamente ai restanti componenti della linea Klimo e, attraverso una finestra lasciata aperta sul frontale, lascia osservare le valvole e la bella realizzazione interna, che pur appoggiandosi sul medesimo schema di vent’anni fa, ha fatto passi in avanti decisivi per quel che concerne la qualità e i valori della componentistica adottata ( curatissima e particolarmente potente la sezione di alimentazione) che ora ruota attorno alle nuovissime EL 34 AEG che promettono prestazioni di livello sorprendentemente elevato. Prestazioni che, come vedremo tra poco non rappresentano la solita promessa da marinaio delle rivisitazioni bensì rappresentano un vero e proprio evento in un settore che per forza di cose non può offrire troppe novità.

     

    Premesso il solito sguardo di orrore al disordine dei cablaggi nel mio impianto e il solito paziente lavoro di riordino da parte di Stefano e Christian di Suono e Comunicazione, le elettroniche Klimo sono state inserite in un impianto composto da giradischi Transcriptors Hydraulic con braccio Transcriber e testina Goldring G 1042, Yamaha PX-2 con testina Clearaudio Victory H, Thorens TD 124 con braccio Sme Series II e testina Fidelity Research FR1 MKII mod. VDH, pre phono Trichord Dino+, Telefunken 100 CX, pre-pre Denon HA 1000, lettore CD/SACD Micromega Reference SACD, diffusori IMF Professional Monitor. Con l’occasione mi sono stati forniti in prova anche i nuovi cavi di alimentazione e segnale Klimo che, assieme al cavo di potenza, saranno oggetto di una più attenta disamina sul prossimo numero. Per il momento posso dirvi che all’atto pratico la nuova linea di cablaggio sembra godere di un rapporto prezzo/costruzione/praticità d’uso/prestazioni, elevatissimo, tale da far riconsiderare certe follie in rame filato, anche ai più ostinati tra gli adoratori di questi singolari totem serpiformi.

     

    Lasciati scaldare i componenti ( che erano intonsi) una notte e fatti rodare col solito sistema del CD a bassissimo volume ( dopo averne già apprezzato le prestazioni “a freddo” e “ex-novo”, ho iniziato a dedicarmi ad una vera e propria maratona dedicata al piacere dell’ascolto. Eh già, perché al di là di qualsiasi cervellotica definizione, ciò che queste apparecchiature rivelano sin dal primo istante è la loro assoluta dedizione al piacere dell’ascolto, a quel piacere che non chiede troppi perché e non frappone soverchi “ma” tra l’ascoltatore e l’impianto. Il preamplificatore, anche confrontato con quelli che per me sono due mostri sacri a stato solido, i preampli Bryston BP 25 e SP 1.7, dimostra di essere un vero e proprio outsider dell’altissima fedeltà, in grado di non far affatto rimpiangere preamplificatori, in genere statunitensi assai più costosi. Se posso azzardare (ed azzardo volentieri) il Merlino Plus Gold possiede molti accenti di quella vera e propria leggenda del suono che fu L’Audio Research SP 10: l’estrema risoluzione dei particolari minuti, la trasparenza, disarmante per assenza di veli o interposizioni anche minime tra ascoltatore e brano riprodotto, ma senza mai apparire esagerata e artificialmente radiografante (merito soprattutto di una gamma acuta estesa e rifinitissima, ma priva di ruffiane increspature nella risposta), la velocità d’esecuzione. Certo ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il Merlino era una economica alternativa al glorioso Merlin, un preamplificatore preciso e piacevole in una veste elegante ma dimessa facendo riferimento al bellissimo fratello maggiore. Il Merlino Gold Plus è ormai un preamplificatore di classe assoluta che nulla ha più da invidiare al suo splendido capostipite, se non l’occhio magico. Sostituito abbastanza efficacemente ( ma non tanto da non farcelo rimpiangere) da un grosso segnalatore circolare di funzionamento ( il cerchio che racchiude la “K” del marchio Klimo) retroilluminato in arancio, quando l’apparecchio è in mute, per divenire verde prato quando l’apparecchio è in regolare funzionamento. Gioco di luci e colori che si ripete identico e sincrono sul pannello frontale del Thor.

     

     

    Se proprio devo trovargli un difetto ( oltre ad una valvola decisamente microfonica sull’esemplare a mia disposizione che tende a captare tutti gli agganci e gli sganci dal satellite di qualsiasi telefonino in un raggio di 30 mt: sostituita problema risolto) è in un certo eccesso di calore sul medio-basso che potrebbe non piacere ( ma potrebbe anche piacere molto) ai possessori di diffusori con woofer grandi e cedevoli, che potrebbero (potrebbero) avvertire un certo rigonfiamento nella zona del calore ( detta così sembra oscena, ma vi assicuro che non c’è alcuna intenzione doppiosensistica). Niente d’importante e peraltro appena intuito attraverso i Professional Monitor che pure hanno una gamma bassa a dir poco eccezionale ed eccezionalmente estesa e un woofer, il Kef B 139 ellittico che in questa configurazione in linea di trasmissione, può tranquillamente essere considerato alla stregua di un woofer da 15”.
    Bene, quando gli IMF (gran bei tempi) erano regolarmente in produzione, in piena epoca di transistor, venivano considerati – a causa della complessità della realizzazione meccanico-acustica, della raffinatezza del filtro, del numero e della qualità degli altoparlanti, dell’efficienza non altissima- diffusori piuttosto “difficili”, E certo ancor oggi non possono essere considerati particolarmente facili e nemmeno impossibili, anzi, ma è sorprendente, davvero sorprendente, la facilità con cui vengono pilotati dai Kent Gold, con quale corposità esprimono il loro bellissimo basso, così profondo e così strepitosamente vero. A tutto avrei pensato per questi amatissimi diffusori, ma a una coppia di Kent no. Eppure i Kent Gold mi appaiono ora come la loro amplificazione ideale: così fluidi, plasticamente musicali, melodiosi e insieme precisi e compiti. Diamine che amplificazione! Dusan Klimo rischia costantemente di superarsi. I Kent Gold certamente non possiedono l’imperscrutabile magia dei Belatine, ma per chi vuole un amplificatore non solo timbricamente iperbolico, ma anche muscolare e all’occorrenza cattivo…be', non c’è tanto da impazzire tra le impossibili potenze e gl’impossibili prezzi dei grandi mostri a stato solido, si può ad esempio scoprire che quella che comunemente intendiamo come potenza medio-bassa e che il distributore più correttamente indica come media-potenza, cioè i 40 watt ciascuno dei Klimo Kent Gold siano una potenza estremamente sostanziosa e splendidamente sfruttata. No, il Kent non è più il “piccolo ma ottimo” finale della prestigiosa casa, è ormai un grandissimo finale di potenza in un involucro compatto e aggraziato. Un finale di potenza in grado di lasciare di stucco anche il più esigente possessore di esigente catena d’ascolto. In combinazione con Merlino Plus Gold e Thor, i Kent Gold rappresentano oggettivamente una delle migliori amplificazioni a cui si possa legittimamente aspirare. Niente follie, molta, moltissima concretezza, ma anche una classe che forse non ci si aspetta. E che conquista, immediatamente. E risulta difficile capire perché bisognerebbe desiderare di più.
    Un riferimento. Credetemi.





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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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    2. - Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
      - No.
      - E che ci campi a fare?

      (dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

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      Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
      Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
      Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
      E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.

       

    3. Scendo alla prossima

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      dopo il primo blog sugli organi da strada Olandesi, , mi sembra naturale proseguire la strada della musica riprodotta “in altra maniera”.
      Organi da strada… carini, vero? 
      E i JukeBox? Sicuramente un oggetto che molti di noi conoscono.
      Tre le marche fondamentali:
      Wurlitzer, Seeburg,  Rock-Ola
      E mica parliamo di “macchinette” eh…! La diffusione di queste macchine era, dal 1930 al 1960, molto vasta.
      Tanti locali pubblici, e non di certo solamente negli USA, ne avevano uno.
      Pensate che nel solo anno 1936 la Wurlitzer  riuscì a vendere più di 40.000 jukebox…
      Era stata la ditta Ami a produrre il primo vero fonografo a moneta che fu messo sul mercato nel lontano 1927.  Questa azienda aveva un certo nome come produttore di pianoforti automatici…

      Non riuscì a diventare marchio leader negli States. Cosa che però, gli riuscì in Europa.
      Nel 1933 (quindi 3 anni dopo la AMI) la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio, col quale si poteva selezionare uno dei dischi inserito in questo “mobile” (che, inizialmente, era fatto di legno).


      Quella di poter selezionare il brano che si voleva ascoltare si rivelò subito una scelta vincente.
      In pochi anni anche Seeburg  e Rock-Ola riuscirono ad affermarsi sul mercato. 
      Il mobile di questi apparecchi prodotti in quegli anni erano fatti di legno.
      I dodici (ma c’erano anche modelli con una selezione/offerta più piccola…) dischi erano, visto il periodo,  a 78 giri.  I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e “suonati”. 

      Fu la ditta Seeburg a sposare, prima di tutti, il “KITSCH”, tipo di design che ha reso famosi questi aggeggi. Non vi è dubbio alcuno che il grande successo di vendita fu anche per i vari mobili, cromature, colori, plastiche  illuminate. 
      Interessante sapere che questi JukeBox raramente venivano venduti ai locali, bar, ristoranti ecc. 
      Si preferiva venderli ai noleggiatori, che noleggiavano ai locali pubblici le ultime novità. Tempo un anno, e la macchina passava dai grandi locali ai bar più piccoli, poi nelle cittadine meno grandi, infine nei locali di campagna.

      Questi bar e ostelli erano l’ultimo anello della catena… quando arrivava un nuovo modello, con ancora più luci, colori, scelte e stranezze varie, il jukebox, spesso ancora perfettamente funzionante, veniva distrutto. 
      Consumismo, si chiama. Ne sappiamo qualcosa anche noi, adesso….. 😁
      Comunque sia… fu nel 1940 che ebbe inizio la produzione di Jukebox  ad arco. Erano sempre stati squadrati, prima. Fu una grande idea, tant’è che i dieci anni successivi i jukebox prodotti avevano tutti, più meno, la stessa forma. 
      Non sarebbe completamente giusto però, scrivere “10 anni successivi”, perché negli anni della seconda guerra mondiale i vari Seeburg, Wurlitzer, Ami e Rock-Ola furono, più o meno, costretti a convertire i macchinari di produzione alla fabbricazione di materiale bellico.
      Così fu che  molti vecchi JukeBox che prima della guerra venivano distrutti perché “non più di moda”, durante la guerra venivano dismessi in grandi magazzini. Così si potevano recuperare dei pezzi di ricambio; 



      Un pezzo unico, una meccanica unica, fu la svolta che fece di Wurlitzer il marchio leader. Cambiava la carrozzeria, ma la meccanica restava pressoché uguale.
      In pratica… si teneva il mobile originale, ma si cambiavano il design e le dimensioni esterne….. 
      I costi diminuirono e….così i locali più modaioli e lussuosi ebbero sempre dei jukebox nuovi, che però… erano sempre gli stessi,  a livello tecnico;  cambiava solo il mobile esterno nella sua veste estetica!
      Dopo la guerra 1939/1945, l’entusiasmo per i JukeBox cresceva in tal modo che era davvero difficile trovare un locale pubblico che non ne avesse uno.  

      Non si dipendeva più solo dai brani musicali proposte dalle radio, o, per i più fortunati, da qualche disco che si poteva avere in casa… coi vari Seeburg, Rock-Ola, Ami e Wurlitzer (e altri nomi…) se volevi ascoltare il brano preferito era sufficiente inserire una monetina e… l’ascolto era fatto  😜
      Ovviamente era anche un bel mercato per l’industria discografica… (a propò… qualcuno si ricorda del “FestivalBar” che si faceva, una volta all’anno, nell’Arena di Verona? La classifica finale si basava sulle selezioni effettuate da chi inseriva 100 lire <200 ?>  Chi si ricorda più, sic!)… 
      Io, nel mio piccolo, ho sempre dubitato che fosse un conteggio vero e non pilotato, ma questo è un altro discorso… 🙄


      IL nome JUKE BOX non si sa di preciso da dove venga… esistono più teorie, probabilmente tutte vere… Fatto sta che avere la possibilità di avere un mobile che riproduceva musica, e magari pure quella più popolare, non fu molto ben vista dai musicisti.
      Del resto… i musicisti suonavano per guadagnarsi da vivere, stavano sul palco, anche se improvvisato, nei bar, e suonavano… Vedersi sostituiti da una macchina “infernale come questa…. " significava dover cercare altri luoghi dove poter guadagnare suonando… oppure… erano costretti a cambiare lavoro o diventare musicista da strada…  (rubare il lavoro lo si può fare/interpretare in molti modi…..) .


       

      Dite la verità, qui, forse, siamo tutti audiofili… sì, ma anche un po’ nostalgici… (o no???)
      Chi di noi non avrebbe voglia, entrando in un bar, di inserire una moneta nella fessura, selezionare qualche brano e ascoltare quel suono di “poca fedeltà” ma molto fascino?
      Chissà… magari nel bar si trovano delle ragazze  e voi potreste invitarle a ballare…  roba d’altri tempi? be', sì… certo. Ma … a voi non piacerebbe averne uno, in casa? 
      Se vi interessa (e se avete lo spazio necessario…) cercate sul web… troverete molti JukeBox usati/garantiti/originali in vendita… non costano poco, OK, … ma… volete mettere?

      PS… avevo scritto queste righe più di un mese fa, per poi dimenticarmene (…) l’altro giorno sono andato al museo “Nicolis” di Villafranca Veronese, e lì ci sono esposti 4/5 jukebox originali, (e anche... udite udite, qualche organo da strada di cui parlavo tempo fa...) molto belli. 
      E … mi è venuto voglia di riaprire  queste righe…
       

      Vedo di inserire qualche foto, grazie per la lettura

       

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      esistono delle belle letture sull'argomento, spesso hanno delle belle immagini.

      Molto di ciò che ho scritto l'ho preso da questo bellissimo libro. Ve lo consiglio... (contiene anche un CD di musiche del JukeBox_Time...)

      JukeBox_libro.thumb.jpg.1fdd7058255d24e4597158f627c449e9.jpg


       



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