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    Bebo
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    SENZA PELI SULLA LINGUA - Bebo Moroni a ruota libera: Come eravamo dieci anni fa. - I

    Le classifiche di ieri, i desideri di oggi

    Dieci anni, dieci anni esatti sono passati dalla versione più titanica e completa delle "mie classigiche" ad oggi. Nel frattempo, tra quelle classifiche già "tarde" nella scelta degli apparecchi, quasi sempre figli del decennio precedente, delle sue grandezze e delle sue miserie, in attesa di una rivoluzione che…Non sarebbe arrivata, almeno non negli anni ’90, anni di crisi, crisi brutta per un settore che più di qualunque altro ha risentito ( e qui dovremmo fare una triste disquisizione sul rapporto davvero minimalista tra cultura e alta fedeltà, ve la risparmio, potete intuirla da soli) dell’invasione delle nuove tecnologie, telefonia cellulare in testa, che ha rischiato la dissoluzione in tempi di crisi e soprattutto d’instabilità economica ( tutto cominciò con la prima sventurata guerra del Golfo, e con Tangentopoli, ma le avvisaglie già erano forti. Quando ti telefonavano per chiedere notizie sul "pre economico dell’Audio Reseaarch" e per economico s’intendevano cinque e passa milioni di lire, capivi che c’era qualcosa che non andava, che questo mercato — in Italia- era stato pompato ben oltre le sue reali possibilità, e come magistralmente sintetizza il Petrarca :"e’l conoscer chiaramente che ciò che piace al mondo è breve sogno"*. Ma è anche vero che questo strambo, assurdo, divertente, irritante, spesso ridicolo, ma altrettanto spesso appassionante, settore, è una sorta di "iper-gatto" dalle settemila vite. Cade dal settimo piano, sembra un cencetto, poi qualcuno lo raccoglie, rantola un "miao" si rassetta il pelo, e prende la corsa.

    Così nuovamente sta accadendo: con un pizzico in più di raziocinio (?) e con minore disponibilità di "easy money". E accade che si faccia prendere dal romanticismo, e guardi indietro, di dieci, quindici, trent’anni. E così andiamo a scoprire che una buona parte degli apparecchi che popolano queste affollate classifiche sono quelli più in voga nel mercato dell’usato ( o del "vintage" secondo un non recondito desiderio merceologico, di storicizzare subito tutto —anche i prezzi di vendita: perché vuoi mettere il prezzo di un apparecchio "vecchio" rispetto a quello di uno "antico" o "classico" ?

    D’altra parte balzi in avanti, a parte i multiformato, la tecnologia non è che ne abbia fatti tanti. E riguardando queste classifiche ( e trovandole onestamente interessanti) mi son rivisto in una sorta di "terra di mezzo" in cui probabilmente non avevo ancora il coraggio di proclamare i miei strani ma reali amori e affettivamente non riuscivo a staccarmi da quella hi-end , insieme magica e noiosa, unica e ripetitiva, che aveva rappresentato il mio passaporto e la mia formazione, ma soprattutto, il grande salto, la grande avventura, oltre i ristretti confini di un italietta che proponeva solo rack e sempre più bassa fedeltà.

    A riguardarle bene queste classifiche non le sento troppo distanti, confermo quasi tutto quel che ho affermato allora, e questo è rassicurante ( almeno lo è per me). Certo, mancano dieci anni di vita, di riflessioni, di scelte, spesso anche drastiche, ma direi, autoassolvendomi, che il percorso è coerente.

    D’altra parte ci siamo tutti noi in quelle classifiche, persino i più giovani, che nel nostro Forum e altrove discettano proprio di quegli apparecchi. Proviamo a specchiarci e vediamo cosa ne viene fuori. Di me ho detto. Di voi mi farete sapere.

    Una sola cosa: in questo numero vi sto facendo due regali, due regali per me grossi, e di notevole valore, uno è questo, un lavoro mai più intrapreso e che mai più ho voluto pubblicare. Non m’è stato facile farlo. Non ve ne spiego le ragioni, perché sono troppo intime, ma potete credermi sulla parola. Il secondo scopritelo da voi, calcolando che anche quello fa parte del mio mondo "riservato" in cui non entra praticamente nessuno, solo persone a cui voglio eccezionalmente bene e di cui mi altrettanto eccezionalmente mi fido.
    Per carità, non pretendo nessuna gratitudine, ma che siate consapevoli di quanto affetto abbia per voi, pubblico di videohifi, questo si.

    Buona lettura e buone feste.

     

    L'Amateur ha scelto I migliori: le classifiche aggiornate


    SORGENTI
    AMPLIFICAZIONI
    DIFFUSORI, CUFFIE E CAVI
    SISTEMI COMPLETI


    Classifiche decisamente rivoluzionate. Il passaggio tra anni '80 e '90, causa recessione mondiale, è stato lento e laborioso, solo ora se ne vedono i frutti. E che frutti. Sembra superata l'infinita noia degli ultimi '80 a favore di una rinnovata creatività e di un intelligene recupero del passato migliore. Si veda cosa accade con i super integrati come il Pioneer A 09 ( già in classifica) e il Marantz PM 15 ( che attendo di poter ascoltare con attenzione). Gran belle cose.
    Poche novità in campo analogico, anche se il settore è in piena fase di risveglio, ma le novità si vedranno solo nei prossimi mesi, mentre agitatissime sono le acque in campo digitale. Tra i registratori segnalo tristemente l'ennesimo, e forse finale, attacco al DAT. Il sistema digitale perfetto, è deciso, deve morire a favore dell'improbabilissimo lancio di MiniDisc e DCC ( ma da quanti anni se ne parla) ? Ribellarsi è possibile? Non lo so ma sicuramente è giusto.

     

     

    Legenda:

    A: è la categoria massima, quando la lettera è ripetuta ci troviamo di fronte ad apparecchi miracolati, le cui prestazioni sono drammaticamente superiori a quelle dei migliori in commercio.

    B: Apparecchi di grandissime prestazioni con difetti o controindicazioni assolutamente marginali.

    C: apparecchi di altissime prestazioni con difetti o controindicazioni di discreta rilevanza.

    D: apparecchi con difetti o controindicazioni di notevole rilevanza che presentano comunque un insieme di prestazioni musicali ragguardevoli/ Apparecchi di non universale utilizzo o difficoltosa interfaccia che però propongono prestazioni di grande interesse.

    E: apparecchi economici che pur non potendo raggiungere le prestazioni dei migliori si segnalano per buona musicalità , come valida alternativa alle catene più banali e commerciali. Apparecchi Entry ma per un Entry di alto livello.

    OS: Osservatorio Speciale, apparecchi di cui non è stato ancora possibile effettuare un test approfondito ma che in versione prototipo o in sedute d'ascolto preliminari sono stati giudicati meritevoli di particolare attenzione.

    Il segno indica le nuove entrate, il segno � gli apparecchi la cui valutazione è in ascesa rispetto alla precedente compilazione, il segno v quelli la cui valutazione è altresì in discesa.

     

     

    Parte prima: le sorgenti

    FONORIVELATORI

    AA
    Immutable Music Transfiguration
    Una grande sorpresa quando sembrava che in questo settore non dovessero più essercene. La Transfiguration è la quintessenza della trasparenza ma non è minimamente affetta da alcuna delle freddezze e delle durezze tipiche dei fonorivelatori ipertrasparenti. Naturalezza tra il disarmante e lo stupefacente. Ricostruzione della scena acustica da ovazione. Uscita bassissima e apparente ( solo apparente o meglio temporanea) sensazione di limitata dinamica. . Apparecchio dell'anno 1994

    A+
    Grado Reference: Il piacere della concretezza: scordatevi orizzonti infiniti ed aurore boreali. Tutto ciò che otterrete da questo splendido pick-up è una riproduzione ai massimi livelli della fedeltà, dei vostri microsolco preferiti. Suono asciutto ma allo stesso tempo dolce, grande intensità e capacità di restituire il senso materico dei differenti suoni. Immagine ampia e scolpita, chiaroscuro deciso . Una testina che difficilmente potrà mai stancarvi.

    Apparecchio dell'anno 1995/96

    Benz Micro Glider: delicata e insieme di una trasparenza radiografante, dinamica , emozionante ma mai aspra o colorata. Una testina per veri "amateurs" in grado di leggere un sacco di cose che nemmeno avete mai immaginato tra i solchi dei vostri dischi. Strabiliante per estensione pulizia e dolcezza la performance sulle alte frequenze.

    (A+)
    Lyra Clavis: Non l'ho, purtroppo a disposizione, per una prova "seria". L"ho ascoltata però alcuni giorni e in differenti occasioni, il giudizio, per forza di cose da verificare, è eccellente: la Lyra Clavis sembra combinare con grandissima raffinatezza trasparenza e delicatezza, introspezione -assai spinta- e fluidità. Il risultato è musicalissimo, estremamente soddisfacente dal punto di vista del coinvolgimento e dell'impatto e al contempo ammirevole da quello della credibilità musicale. Splendida immagine, ampia e plastica, ma sopratutto luminosissima : una performance avvertibile anche ad un ascolto distratto.

    A
    Spectral MCR Signature: continua ad esser uno dei pick-up più disarmantemente naturali e trasparenti, capace di un'immagine di strepitosa precisione, appena un po' freddina sul medioalto.

    Dynavector XX: Sia in versione a bassa che ad alta uscita la XX propone una ricostruzione spaziale che forse, per correttezza, non ha pari unita ad una timbrica delicata e "facile" , ad un ottima analiticità e ad una trasparenza almeno pari a quella delle concorrenti più accreditate. Splendida per compattezza e rotondità la gamma mediobassa.

    Fidelity Research FR1 MK II ristilata VDH: Oh che bella riscoperta! La FR 1 MKII è stata la testina audiophile per eccellenza tra gli anni '70 e '80 e anche in Italia è stata venduta in migliaia di esemplari. Ristilata da Van Den Hul acquista nuova vita , mantenendo tutti i pregi che gli erano propri: amplissima dinamica, grande trasparenza, grinta e perdendo gran parte dei difetti: aggressività sulle alte frequenze, mediobasso gommoso, immagine clinica. La spesa per il ristilaggio non è indifferente ma il gico vale ampiamente la candela.

    London Jubilee: Grandissima capacità armonica, plasticità e corpo forse imprevedibili per l'erede della Decca London . Timbricamente molto britannica ( composta ma con qualche impeto di brillanza, talvolta persino eccessivo) ma assai meno idiosincratica delle precedenti versioni. Non ama tutti i bracci, preferisce quelli leggeri e in particolare unipivot e lame di coltello. Possiede comunque un fascino romantico difficilmente eguagliabile.

     

    AB
    V Audioquest AQ 7000 NSX: Velocissima, dinamicamente autorevole, piuttosto calda e, soprattutto, scenicamente spettacolare nel rispetto delle dimensioni e degli spazi originali.

    Tubaphon TU 2: splendido esempio di tecnologia tradizionale, la TU 2 è in grado di offrire un suono straordinariamente trasparente, unito ad una dinamica veramente notevole e ad una piacevolissima pienezza in basso. Veloce e cristallina in alto, anche troppo.

    BB:
    Shure Ultra 500: Non ha una grandissima personalità, non ha particolari picchi di prestazioni, proprio per questo si rivela una testina ideale in mille occasioni. Lineare e correttissima, veloce ma senza esagerare, capace di tracciare i solchi più difficili è un raro esempio di buon senso "high end".

    Sumiko Blue Point Special: Al primo inserimento in classifica ci chiedevamo se la Blue Point Special non meritasse una classificazione ancora più elevata, cosa che dopo alcuni mesi di convivenza ottiene, nonostante la realizzazione un po' povera. Musicale o eufonica? Comunque straordinariamente piacevole: dolce e allo stesso tempo trasparentissima, seppure già possedete una testina "più yeah" , tenetela da parte, tornerà sicuramente buona, anzi, buonissima, specie quando questo genere di piacevolezze analogiche non sarà che un ricordo..

    Dynavector DV Karat 17D2 MK II: Sono molto contento di averla potuta riascoltare, o meglio di aver potuto finalmente ascoltare l'ultimissima versione di questo classico. Benché ancora un po' leggera è decisamente più controllata e più compatta in basso della 23 . La delicatezza e insieme la capacità di introspezione ( si noti lo splendore del microdettaglio) ne fanno ancor oggi un oggetto di straordinario fascino ed il prezzo, in relazione alla purezza delle prestazioni, va considerato competitivo. Eccellente con sistemi ben evidenti in basso meno con i minidiffusori.

    C
    Clearaudio Veritas: Torna repente in classifica questa bella testina tedesca, grazie all'acquisizione di una nuova e certa distribuzione. Clearaudio è tra i pochi costruttori mondiali a continuare a dedicarsi con impegno all"analogico, e la Veritas tra i pick-up del suo catalogo che abbiamo ascoltato, ne rappresenta un autorevolissimo esponente. Estremamente trasparente e dettagliata con un basso potente e roccioso. La gamma alta risente di una effervescente enfasi che potrà risultare gradita a molti. Eccellenti risultati con catene già di se tendenti al "vellutato".

    Grace F 9E: Un classico. Basso leggermente lungo e dinamica leggermente in sottordine, ma una musicalità, in generale superba. A quasi quindici anni dalla sua presentazione sembra non temere minimamente l'oltraggio dell'anzianità. Attualmente non viene distribuita ( ma viene costruita ancora?) in ogni caso val la pena di cercarla, magari anche usata e questa sua attualità gli vale, distributore o no, la permanenza in classifica.

    Stanton WOS: Non offrirà prestazioni da brivido ma è in grado di assecondare qualsivoglia catena grazie ad una risposta particolarmente lineare e ad una musicalità estremamente concreta. Tranquilla e pastosa. Convenientissima.

    D
    Audiotechnica AT OC 7MC: Estremamente trasparente e analitica pur essendo piuttosto delicata. Un po' esile agli estremi gamma, teme minidiffusori e sistemi elettrostatici.

    Ortofon SPU /SPUGold: Sebbene di difficile reperibilità in Italia, sebbene di concezione decisamente anziana, sebbene utilizzabile solo con bracci standard Eia, la SPU nelle sue varie incarnazioni, antiche e moderne, è una testina di insuperabile fascino. Pesante, scarsamente abile nel tracciamento con una risposta che si impenna piuttosto decisamente in alto, offre una solidità ed un punch non riscontrabili in alcuna testina moderna e si sposa alla perfezione con impianti d'epoca o con le apparecchiature retrò della tendenza "audiophile noveau": ampli a valvole di bassa potenza e concezione spesso antica, diffusori ad alta efficienza .

    Supex SD 900: Ancora un fonorivelatore "storico". Idiosincratico, talvolta freddo, talvolta persino sgraziato. Se correttamente interfacciato (opera meravigliosamente con i sistemi giradischi Linn e con diffusori morbidi in alto) è un foniorivelatore di notevolissima musicalità ed eccellente dinamica. Per quanto riguarda la cessazione della sua distribuzione vale quanto detto per la Grace F 9A: è un classico, e un classico è tale anche quando è usato e se invece è un fondo di magazzino be', viva la faccia della fortuna. Vale la pena un eventuale ristilatura.

    Decca Super Gold: il ritratto dell'idiosincratia. Inglese come poche cose al mondo può passare dagli altari alla polvere a seconda del sistema di lettura utilizzato e dei componenti associati. Ama i bracci ad articolazione elastica (unipivot, a filo, a lame) con cui è nata. Se si azzecca la combinazione giusta diventa irrinunciabile, altrimenti detestabile. Perfetta per impianti "storici" di alte prestazioni.

    Van Den Hul MC One Super: se l'impianto è caldo e morbido il suo suono definitissimo ed estesissimo in alto diviene praticamente irrinunciabile. Se l'impianto dimostra anche piccolissime freddezze o acutezze la MC One le esalta rendendole, talvolta, insopportabili. Idiosincratica ma tremendamente affascinante.

    E
    Audiotechnica AT F3 MC: È l'unica MC economica con prestazioni almeno pari a quelle dei migliori magnetodinamici della sua classe. Molto analitica e definita, appena un poco ruvida sulle alte.

    Garrot K1 Koala: Pastosa, omogenea senza troppo mancare di analiticità è una testina di musicalità elevata senza troppe concessioni né all'iperdefinizione né all'eufonia. Legge tutto e ha la capacità di non essere affatto schizzinosa né con le incisioni mediocri né con i dischi rovinati.

    Grado ZCE +1: Discendente diretta della nobilissima schiatta delle GCE/GTE continua ad essere un miracolo nel rapporto tra musicalità e prezzo. Non ama le catene troppo calde con cui rischia di apparire poco definita.

    Linn K 5: Un po' esile ma sostanzialmente corretta e musicale, manca di spinta in basso ma in compenso non risulta mai invadente.

    Mission Solitaire: nelle sue verie versioni è una testina versatile e più che sufficientemente musicale.

    Pro-Ject System 4: a 210.000 lire è uno dei pick-up in assoluto più convenienti sul mercato. Lineare, poco appariscente, estremamente musicale. Risposta estesissima ma smorzata, ottima capacità di lettura.

    Shure ME 75/ ME 95 ED: Negli anni '70 erano considerate testine di classe medio-alta e forse beneficano particolarmente dall'involontario declassamento. Entrambe adattissime ad impianti economici che non rinunciano a pretese di qualità poco tolgono e poco aggiungono al segnale. Leggermente più ariosa la 95. Prezzo eccezionalmente competitivo.

    Stanton 681 EEE MK IIS: una delle testine più equilibrate mai prodotte. Non brilla per la sua presenza ma chissà se è un difetto. Eliminare lo spazzolino antipolvere è un must.

    Sumiko Blue Point: Un "entry" di sopraffina qualità. Costa un po' più delle altre, ma c'è un perché. Anzi una serie.

    Escono di classifica:
    Grado XLZ, TLZ, MCZ : non vengono più costruite.

     

     

    BRACCI DI LETTURA

    AA
    Air Tangent 2B: ai limiti della perfezione.

    A
    Eminent Technology Model Two: difficile da metter a punto, instabile nel tempo, straordinariamente neutrale e definito. Dal primo all'ultimo solco. Immagine superlativa.

    SME Series IV/V: a voi la scelta, io preferisco il IV, più semplice senza il pozzetto riempito di silicone e più costante nelle prestazioni ( anche se Stefano Pace, amico e collega storico sostiene essere infondati i miei appunti sullo smorzamento siliconico, ma dopo tanti anni di amicizia si può anche essee in disaccordo su un particolare). Il V quando lo smorzatore siliconico è alla giusta temperatura offre un poco più di definzione in gamma bassa. Entrambi rappresentano dei capolavori di micromeccanica e degli strumenti di riproduzione di eccezionale musicalità. Affidabilissimi, nonostante la non giovanissima età scalano la classifica: più passa il tempo e più ci si rende conto della irrinunciabile bontà di questi splendidi dispositivi.

    B
    Linn Ekos: uno strumento straordinario. Bellissimo, costruito in maniera impeccabile, finito superbamente. Musicalità di livello assoluto, definizione da record segno di una pressoché assoluta insensibilità agli agenti spuri e di una geometria di rara correttezza.

    Rega RB 900: Deriva direttamente dal celeberrimo RB 300, cui somiglia quasi come una goccia d'acqua. Si è parlato di piccole migliorie, in realtà si tratta di improvement estremamente significativi che fanno sì che da un eccellente braccio economico si sia giunti ad un dispositivo di primissima classe versatile e straordinariamente neutrale, con l'affidabilità e la semplicità di funzionamento che tanti amanti ha procurato al suo genitore ora divenuto fratello minore.

    C
    The Well Tempered Arm: un colpo di genio, un esempio di come complicarsi la vita per rendersi felici. È l'oggetto che mette più ansia e che rende più insicuri nella storia dell'alta fedeltà, eppure danza sui solchi con l'abilità di un redivivo Nureyev. Deliziosamente e definitivamente musicale. Da evitare assolutamente con giradischi a controtelaio.

    Wheaton Music Triplanar III: per metterlo a punto occorrono quattro o cinque specializzazioni ingegneristiche e la calma di un bue tibetano. In compenso offre la gamma bassa più solida e profonda ottenibile da un sistema analogico ed un complesso di prestazioni di altissima musicalità.

    Roksan Artemiz: bello e buono ma non ama le testine leggere. Per il resto potrebbe tranquillamente essere in "fascia B".

    D
    Decca International Arm: Spartanissimo, quanto efficace in ispecie con le testine London e con le Mayware, braccio unipivot di vecchia ma solida concezione. Il prezzo è estremamente competitivo ma non può certamente essere definito un braccio universale.

    Zeta Arm: costruito approssimativamente (very British) , se funziona è insuperabile con le MC pesanti. Timbrica e dinamica ai massimi livelli, immagine di rara messa a fuoco e saldezza.

    Sme 312: se avete bisogno di un braccio lungo non esitate. Costruzione quasi al livello dei series IV e V.

    Sme 3012 R: Mi è bastato poterlo riutilizzare per qualche giorno per riscoprire un amore. L''anziano genitore del 312, pur con tutte le sue magagne dovute all'anzianità continua ad essere uno strumento straordinariamente preciso e affidabile. Purché abbiate bisogno di un braccio pesante e lungo 12 pollici.

    E
    Linn Akito: ben fatto, ben finito, facile da montare e da utilizzare offre prestazioni più che soddisfacenti ed un eccellente stabilità nel tempo.

    Rega RB 300: merita una classe più alta per le sue prestazioni, mentre la costruzione e la finitura sono appena al di sopra dello standard di questa fascia di prezzo. Il braccio "entry" per eccellenza. Intramontabile.

    Rega RB 250: appena semplificato rispetto al 300 non offre un'immagine altrettanto ampia e stabile ma rappresenta comunque un affarone ed un partner estremamnte musicale per qualsiasi impianto economico di alte pretese.

    Roksan Tabriz: complimenti era difficile far meglio di Rega. Roksan ci è riuscita, ma è pur vero che il Tabriz costa il doppio dell'RB 300. Bello, ben costruito affidabile. Musicale come un braccio "vero".

     

     

    GIRADISCHI

    AAA
    Forsell Air Reference: Straordinario, semplicemente straordinario.

    AA
    Roksan TMS: splendido esempio di ingegneria meccanica, splendido oggetto, splendido strumento per fare musica. Immagine strepitosamente stabile e focalizzata, eccezionale pulizia timbrica.

    SME 20: Brutto è brutto, non me ne vogliano costruttore e distrbibutore, ma la verità è crudele. Per il resto poco da dire, un oggetto semplicemente eccezionale, un vero e proprio mostro di isolamento dal rumble e in genere dai disturbi sia esterni che autogenerati, il che si traduce in una musicalità superba e in una definizione che ha un paragone solo nel Forsell Air Reference. Eccellente l'immagine ma non è la caratteristica che fa gridare al miracolo, tutta da scoprire, invece, la straordinaria capacità di risolvere con assoluta nonchalanche le situazioni timbrico-dinamiche più intricate. E' d'obbligo un braccio di altissimo rango, altrimenti il giradischi viene mortificato.

    J.A. Michell Orbe: una versione magnificata del Gyrodeck? Il suo diretto discendente? No, di più , molto di più , l'Orbe rappresenta un eccelso omaggio, da parte di un eccelso interprete qual'è John Michell , all'arte della riproduzione analogica. Perfetto e grandioso senza essere tronfiamente monumentale. Un capolavoro di meccanica che beneficia non poco di un inusuale ( per il costruttore inglese) apporto di elettronica.

    A
    VPI TNT: monumentale, tronfio, difficile da mettere a punto. In cambio offre una nitidezza strepitosa ed una gamma bassa semplicemente superba.

    Sota Star Sapphire MK III: metterlo a punto? Un gioco. Stabilità nel tempo? Pressoché assoluta. Musicalità estremamente concreta, grande capacità tridimensionale, gamma bassa solida e rotonda, gamma medioacuta eufonicamente vellutata.

    Linn Sondek LP 12 + Ekos + Lingo: Il celeberrimo Sondek in configurazione massima offre prestazioni assolutamente ragguardevoli correggendo anche, grazie alla superalimentazione, quella certa lentezza sul mediobasso che costituisce uno dei punti deboli del giradischi scozzese. Rimane l'impressione di calore unita ad una sensazione di estrema velocità. Eventualmente l'Ekos può essere sostituito da altri bracci alla sua altezza, ma se ne vedono pochi all'orizzonte.

    AB
    J.A. Michell Gyrodek MKII ( MKI) + Gyropower New: Vedi immediatamente sotto. Il nuovo superalimentatore Gyropower dona al suono quel pizzico ( nemmeno troppo sfumato) in più di stabilità e miglior focalizzazione che pongono l'attuale combinazione un gradino più su delle precedenti. Migliore, consistentemente migliore, anche la gamma bassa. Prova completa a breve termine.

    The Well Tempered Classic DP: Una soluzione veramente elegante al problema della lettura dei dischi analogici. Un sistema giradischi pratico e di altissima musicalità, dotato di un braccio che a suo tempo è stato definito geniale, e non si trattava di un complimento gratuito. Sonorità precise e dettagliate spostate erò sul versante della dolcezza anziché su quello della radiografia. Molto bello il basso, profondo e compatto, eccellente la stabilità dell'immagine. Apparecchio dell'anno 1994

    B
    J.A. Michell Gyrodek MK II (MKI): un giradischi di ckasse elevatissima tenuto sottotono più per snobismo che per reali mancanze. Troppo bello per essere considerato anche buono? Compagno di vita indistruttibile se correttamente messo a punto offre prestazioni difficilmente eguagliabili. A qualcuno piace di più la prima versione, a qualcuno la seconda con super alimentatore separato. Questo o quello per me pari son.

    Linn Sondek LP 12: ovvero "IL" giradischi. Morbidone? Forse. Difficile da mettere a punto, taratura instabile nel tempo, idiosincratico? Certo, ma musicale come pochi. Il tempo, passando, gli da sempre più ragione. Per chi lo ama e lo capisce fino in fondo, insostituibile. In configurazione massima con alimentatore Lingo è in fascia A.

    Oracle Delphi MK IV: il tempo passa ma il Delphi continua ad essere un giradischi rivoluzionario e un piccolo capolavoro di meccanica. Oltreché un riferimento in termini di prestazioni. Non viene più distribuito ma rimane in classifica per amplissimi meriti acquisiti.

    Rega Planar 9: Il mondo talvolta va alla rovescia ma non è sempre un male. Ed ecco che un famossissimo costruttore di giradischi economici presenta un giradischi decisamente costoso e che nonostante tutto, in grazia delle sue eccellenti prestazioni, rimane competitivo. Il Planar 9 è la sorpresa degli ultimi anni tra i giradischi analogici. Semplice da mettere a punto, solido e ben costruito, rappresenta il giradischi ideale per chi pretenda il massimo dalla riproduzione analogica ma non voglia rogne. Intelligente e musicale, non è poco.

    Roksan Xerxes: al suo apparire venne presentato come l'anti-linn. In realtà al Sondek si è affiancato su un piano paritetico ma con differenti caratteristiche timbriche. Caldo e vellutato il Sondek, vivace e lucido lo Xerxes. Splendida costruzione e finitura, estetica ammirevole, taratura facile, ma non quanto sembra.

    VPI HW 19 MK V: "An American Classic". Nitido e veloce, dotato di un basso particolarmente solido. Un giradischi di assoluta qualità musicale e costruttiva penalizzato solo da un prezzo "americano in Europa".

    C
    Linn Axis: bello, facile da tarare e da usare, preciso, concreto. Merita un braccio di classe.

    Thorens TD 160 Super MK V + Sme 309: un accoppiata tanto classica quanto efficace, il 160 Super si conferma un "vecchiaccio" difficilmente battibile. Prestazioni assai vicine a quell'e dei giradischi di fascia B a non più della metà del prezzo. Tarature e manutenzione praticamente inesistenti.

    D
    Moss Eldorado: Le prestazioni sono indiscutibili: il sistema giradischi dell'ing. Russo è forse quanto di meglio mai presentato, da un punto di vista strettamente sonico, per la lettura dei dischi analogici. Le soluzioni tecniche sono geniali. L'estetica è Cyber-Punk, il peso, la difficoltà d'installazione e il prezzo spropositati. Sul fatto che sia un oggetto unico, ma nel vero senso della parola, non ci sono dubbi.

    Sota Sapphire MK 3: costruzione esemlplare, finitura idem, estetica americana e anzianotta. Piacevolissimo e poco affaticante ma un po' troppo, volutamente, eufonico.

    Thorens TD 320/321: ecco una piastra giradischi che con poche modifiche ( avete ragione, tra breve vi descriveremo anche quali e come) potrebbe competere con concorrenti assai più costosi. Affidabilissimo, elegante, non caro (ma nemmeno troppo economico) è un giradischi degno della miglior tradizione della grande e (speriamo) intramontabile casa svizzera.

    E+
    Pro-Ject 6: Ottocentomila e passa la paura. Un sistema economico ed efficace per entrare alla grande nel mondo antico ed eterno dell'analogico. Un progetto sano e musicale, un oggetto grazioso, intelligente, ben costruito, realizzato con materiali di pregio e una tecnologia che non ha nulla da invidiare alle migliori realizzazioni anglosassoni. Da tenere in assoluta considerazione anche per impianti piuttosto impegnativi.

    E
    NAD 5120: costa veramente poco (300.000 circa completo di braccio) non compete con Rega e Thorens 166 ma alla metà del prezzo ha prestazioni veramente apprezzabili. Il primo importantissimo gradino nella vera alta fedeltà.

    Rega Planar 2/3: necessariamente su tavolino rigido, necessariamente lontani dai diffusori. In compenso i giradischi Rega offrono, ad un prezzo davvero competitivo, prestazioni talvolta paragonabili a quelle di giradischi ben più costosi ed una praticità di messa a punto ed uso unica. Il 3 è un minimo più nitido e sufficientemente più esteso in frequenza. Indubbiamlente con braccio Rega.

    Thorens TD 166 MK V: quasi un 160 Super. Quasi. Egrregiamente costruito, facilissimo da usare, praticamente indistruttibile, più che discretamente musicale. Un affare.

    Pro-Ject 1/2: Il piccolo sistema giradischi austro-sloveno con tecnologia cecoslovacca rappresenta una nuova, gustosissima occasione, per entrare nel mondo del grande analogico con una spesa contenuta. Buona costruzione; estrema facilità d'uso, ottima musicalità caratterizzata da una sorprendente potenza e pulizia in basso.

    Escono di classifica: Non esce nessuno, il problema è che ne entrano sempre meno...

    Osservatorio speciale: Audio Exluisive Turntable, Basis Ovation, Brinkman Balance, Clearaudio Refernce Maplneoll Ariadne, Maplenoll Cleo, Merrill Heirloom, Moth Split Pinth, Notthinham The Mentor, Pierre Lurné Roma, Roksan Radius, RPM Turntable,Sota Jewell, VPI HW 19 MK V.

     

     

    GIRADISCHI DIGITALI: INTEGRATI E COMBINAZIONI

    AA
    Mark Levinson n. 31 + n. 30.5 (n.35): se esiste uno stato dell'arte digitale questa coppia lo reppresenta. La sua musicalità non ha rivali in campo digitale...e forse nemmeno in campo analogico. Può sembrare incredibile a chi ha avuto la fortuna di poter ascoltare con attenzione tali capolavori, ma l'implementazione del convertitore ha fatto sì che la coppia suonasse effettivamenre ancor meglio. Ma non si preoccupi chi è in possesso del n. 30, parliamo pur sempre di sfumatura ( ma che sfumature! Ahi ahi...)

    A+
    Accuphase DP 90L/DP 91L: vale in masima parte quanto già scritto per 80 e 81L :una splendida coppia di raffinatissima musicalità. Si aggiungano prestazioni ulteriormente migliorate in termini di ariosità, ampiezza e profondità della scena e, certo non ultima, ricostruzione armonica. Musicalmente ancora più credibile della pur eccezionale coppia che l'ha preceduta. Capaci di non deludere anche i più ineffabili analogisti ( io lo sono). Costruzione assolutamente al di sopra dei migliori standard, finitura di rara accuratezza, grande comodità d'uso.

    Krell KPS 20i: Ah che piacere convivere con lui. Lo stiamo usando da quasi un anno e ai carabinieri non sono bastati tre assalti per portarcelo via dalla redazione. Suono straordinariamente luminoso, immagine vastissima e marmorea, neutralità a grado -0- e comunque una grande, grandissima, imprescindibile musicalità. Costruzione e finitura di livello maniacale.

    Marantz CD 15: "What a piece o work!" esclamerebbero ( hanno in effetti esclamato) gli inglesi: che bel pezzo! Ishiwata ha dato il meglio della sua arte per la macchina "flaghship" Marantz, naturalmente integrata. E in effetti ascoltando il CD 15 non si ha nessunissima voglia di andarsi a mpelagare in complesse e costose soluzioni separate. Le prestazioni sono allo stato dell'arte, e ancora una volta una macchina Marantz si presenta come riferimento per i prossimi anni. Un plauso particolare, in un complesso entusiasmante, alla preservazione della gamma armonica, che dona nuova vita, coerenza e spessore ai vostri migliori CD.

    Micromega Trio 3CD/ Trio 3BS/ Trio 3 AL: migliorata sia la meccanica , che il convertitore, che il gruppo di alimentazione. Il risultato è straordinario e riporta Micromega ai vertici assoluti della buona riproduzione digitale. Ecco uno dei rarissimi casi , assieme ad Accuphase e Levinson, in cui il convertitore separato ha un senso. In più la super-alimentazione aggiunge alle caratteristiche di delicata musicalità una dinamica tale da conferire un piglio particolare a questa splendida combinazione. Se l'ascoltate a confronto con altre macchine prestate particolare attenzione alla performance del basso elettrico o del contrabasso.

    Primare 204: Più lo ascolti e più ti convince questo bellissimo ( come si potrebbe dire altrimenti) giradischi digitale integrato che viene dal freddo, ma che nulla ha di freddo nel suono e nel rapporto con l'utente. Timbrica deliziosamente precisa ma con quel tanto di romantico che gli dona credibilità musicale e soprattutto capacità di coinvolgimento. Grande prestazione armonica e dinamica esuberante ( ma eccellentemente controllata) per uno degli oggetti più desiderabili presenti sul mercato.

    Teac P 30: Teac alla massima potenza. Cos'altro dirvi? Una meccanica allo stato dell'arte confezionata assieme ad un convertitore allo stato dell'arte. Deliziosamente spartana, rassicurantemente "pro", musicalissima e insistruttibile macchina delle meraviglie. Totally Jitter Free.

    Vimak DT 800: E' senz'atro il migliore dal punto di vista dell'ingegnerizzazione, ma ciò, di per sé non basterebbe a posizionarlo così in alto in classifica. In realtà a tanta tecnologia ( e a tanta eleganza estetica, a tanta bontà costruttiva, a tanto pregio di finitura) si accompagnano prestazioni musicali di livello indiscutibilmente straordinario. A tutti gli effetti è un due telai in uno e la discendenza dal nobile conertitore DSP 2000 si sente e come: estremo nitore, grande ariosità, delicatezza in alto ma anche grande capacità di coinvogimento fisico dell'ascoltatore. L'uscita cuffia è da oscar.

    A
    Micromega Duo CD+ Duo Pro: difficile resistere al fascino di queste macchine. In particolare la coppia Duo CD + Duo Pro offre una musicalità ed una saldezza dell'immagine difficilmente raggiungibili nella sua categoria, ponendosi come una delle migliori combinazioni giradischi digitale attualmente disponibili. In particolare il DUO Pro è tra i migliori monobit in circolazione. Morbido ma non opaco.

    Tandberg 4035: bentornata Tandberg, nell'infinito dei marchi distribuiti in Italia si puù ancora sentire la mancanza di qualcosa, nella fattispecie della concretezza dei prodotti dello storico marchio norvegese. Il 4035 a me ricorda per molti versi il "mitico" 3015, a Mario meno. Di quello storico CD che in qualche maniera ha fatto epoca, odo reminescenze di seta e marmo. Una macchina costruita con una cura semplicemente esemplare, affidabile sino allo spasimo e che suona dannatamente bene. Nonostante il costo non risibile il rapporto prezzo/qualità totale è favorevolissimo.

    YBA CD3: Se questo è il più piccolo dei CD della serie di riferimento di Yves Bernard André, figuriamoci gli altri. Il progettista/costruttore francese che ha dato ampie prove del suo talento nel campo delle amplificazioni, dimostra di non essere secondo a nessuno anche in tema di digitale. Esemplare la costruzione, bella la finitura. Una prestazione di grandissimo equilibrio, un suono coerente, nitido, asciutto ma tutt'altro che rinseccolito, con una gamma media affascinante come poche ed un microcontrasto da primato del mondo

    AB
    V Proceed PDT 3 + PDP 3: Levinson "dei poveri" ( si fa assolutamente per dire) mutuano, in questa terza versione, alcune delle soluzioni elettriche e costruttive della linea digitale Mark Levinson. E si sente bene. musicalità generalmente di altissimo livello ( in particolare la chiarezza e l' "ascoltabilità" della gamma media) e ad un immagine di omogeneità e ampiezza nelle tre dimensioni difficilmente ricontrabile. Costruzione, finalmente, di livello commisurato al pregio musicale.

    Marantz CD 17: Ken rischia di diventare noioso. E' una sorta di Re Mida, quel che tocca diventa oro ( vedere il pannello). Io francamente credevo che con CD 15 e 16 la Marantz avesse completato un catalogo digitale di ampiezza e qualità inarrivabili, e invece mancava ancora la perla, perla costituita da questo CD 17, costruito bene quasi come il 15 e che suona appena un nientino meno bene del 15, quindi straordinariamente, tanto più straordinariamente se si pensa a quanto costa in meno rispetto all'inarrivabile fratello maggiore.

    Naim CDS Solido e vellutato ma non privo di doti di brillantezza. Una scelta eccellente per chi cerca un giradischi dal suono deciso e dai forti contrasti chiaroscurali. Capace di insospettabile delicatezza all'occorrenza. Immagine assai estesa in profondità.

    B+
    Teac VRDS 20: non avevamo ancora fatto a tempo a finire di congratularci con la Teac per lo splendido VRDS 10 che è arrivata la sua versione "audiophile", con ulteriori accorgimenti per lo smorzamento delle vibrazioni e meccanica implementata. Valgono le considerazioni fatte per il VRDS 10 ( lo trovate in classe BB) con in più una messa a fuoco del centro immagine spietata ed una maggiore intellegibilità degli strumenti che agiscono prevalentemente in gamma medio-bassa ( da ascoltare la precisione nel posizionamento dei tamburi della batteria) . Costruzione superba e prezzo esemplare per correttezza. Consigliatissimo.

    Marantz CD 16: nel suo genere un capolavoro. Costruzione accuratissima, finitura di grandissimo pregio, tecnologia avanzata ma, soprattutto, grandi, veramente grandi, prestazioni musicali. Se nel Teac è la meccanica a far la parte del gigante, nel Marantz CD 16 è l'elettronica il cuore pulsante di un grande risultato. Ishiwata non ha certo risparmiato gusto e intelligenza nel mettere a punto la nuova serie di iradischi digitali. Il Marantz CD 16 è un acquisto di quelli che si possono fare ad occhi chiusi, nella sicurezza che non si rimpiangerà una sola lira spesa, e che perdipiù difficilmente il proprio acquisto subirà l'onta del tempo. Pensate solo alla longevità del vecchio CD 94. Ebbene il CD 16 impressiona assai di più di quanto fece a suo tempo ( e non fu poco) il CD 94. Raccomandatissimo.

    BB
    Teac VRDS 10: una meccanica semplicemente splendida, mutuata dalle celeberrima P2s accoppiata ad un convertitore più che egregio e come risultato una macchina dall'aspetto, giustamente, professionale. Look solido e sobrio che nasconde ( in corpo modesto un'anima ricca) , come una basilica bizantina, un variegatissimo mondo di suoni. Consigliatissimo

    B
    Micromega Solo H: Poco fa rimpiangere dei suoi fratelli "separati". Suono raffinato e dettagliato non privo di delicatezza e calore. Eccellente immagine, salda e di sicura messa a fuoco. Qualche piccola imprecisione nella finitura nell'ambito di un estetica raffinatissima.

    Pioneer PD 95: una splendida macchina degna della migliore scuola giapponese. Realizzazione di livello superbo e prestazioni tali da non far rimpiangere i concorrenti di lingua anglosassone. Risposta estesa e grande definizione, eccellente gamma bassa, immagine ariosa e di eccellente saldezza.

    Proceed PCD 3: valgono le considerazioni fatte per la coppia PDT3/PDP3 se si eccettua un'immagine meno ampia e un poco meno ariosa ed una maggiore tendenza all'indurimento della gamma acuta. Costruzione esemplare.

    Sony CDP 779 ES: grandissima versatilità, eccellente costruzione, finitura di classe superiore, avanzatissima tecnologia: una macchina di concezione pienamente giapponese con un suono tale da non far storcere il naso ai più esigenti ascoltatori europei. Una bellissima sezione meccanica e un prezzo decisamente competitivo. È in estrema ma esplicativa sintesi il Sony 779, degno erede di 77 e 777.

    [edit] CDP 3T: musica bella, ma veramente bella, calda, vellutata, o, come direbbero gli inglesi, dolcemente ( ma anche autorevolmente) "smooth". Immagine ampia e ben definita, ottima presevazione delle componenti armoniche. Un giradischi italiano ben concepito ed altrettanto ben realizzato. Il prezzo, in apparenza alto, è in realtà concorrenziale rispetto alle realizzazioni di pari livello d'importazione.

    Linn Mimik: economicamente, ma senza esagerare, mutuato dalla coppia Karik-Numerik il Mimik senza pretendere di suonare altrettanto bene, offre performances estremamente convincenti ad un prezzo che ci è parso particolarmente equilibrato. Eccellente livello costruttivo, tecnologia avanzata ( il suo convertitore, unico assieme ai sofisticatissimi Vimak impiega un modellatore di rumore del 5° ordine) , musicalità dai toni tiepidi e insieme brillanti, grande flessibilità e semplicità d'uso e l'affidabilità che contraddistingue i prodotti Linn.

    C+
    Pioneer PDS 901: prestazioni sorprendenti in relazione al prezzo. Timbrica neutra e poco spigolosa, buon rispetto del contenuto armonico del segnale musicale. Fa persino meglio del già ottimo PD 9700. Rapporto Q/P elevatissimo. Sale in classifica in virtù di una prestazione che in un mondo di turbinosi cambiamenti non teme gli aggiornamenti di catalogo, anzi dmostra come a qualità non sia necessariamente legata all''ultimissimo grido tecnologico.

    Teac VRDS 7: Ancora un centro, e non è l'ultimo, con la serie VRDS che si avvale , e non solo in sensopubblicitario, dell'esperienza accumulata da Teac con le meccaniche separate. Anche la meccanica del "medio calibro" VRDS7 mutuata da quella della P2S e si sente. Immagine granitica, buonamusicalità, ampia dinamica eccellente riproposizione della gamma armonica per un apparecchio di questa classe di prezzo.Apparecchio dell'anno 1994

    Mission Cyrus Dad 7: Perde l'inconondibile impronta "morbidona" e vellutata della famiglia Cyrus e acquista in dettaglio e raffinatezza. Il basso rimane quello potente e rotondo tanto apprezzato nei modelli precedenti. Eccelle in profondità e plasticità. Ottima costruzione, estetica gradevolissima: ulteriori punti a suo favore.

    C
    Harman Kardon HD 7600 MK II: Una macchina decisamente riuscita, che in questa seconda serie ha perso quell'eccessiva asciuttezza in gamma medioacuta che la penalizzava oltremisura. Timbrica accurata e brillante, immagine di grande efficacia spettacolare. Non consigliabile in impianti ipercaratterizzati in gamma acuta.

    Onkyo DX 708: Integra In attesa di una nuova macchina "flagship" il 708 è il meglio di quanto offerto dal catalogo Onkyo. E non è poco. È una macchina di ineccepibile realizzazione, estetica sicuramente riuscita, versatilità ben oltre le normali esigenze, che propone un suono estremamente trasparente e dettagliato ma al contempo sufficientemente rotondo e privo di asprezze.

    Yamaha CDX 1060 B: Innanzitutto bellissimo. Poi costruito e finita con rara cura. E come ciliegina sulla torta una musicalità di notevole livello tale da permetterne l'associazione a catene di ottime pretese. Particolarmente raffinato (e piacevolissimamente delicato) il dettaglio.

    D
    Adcom GCD-600: Certo da un multiplayer perdipiù economico non ci si possono aspettare le prestazioni di un raffinato giradischi singolo ( il Nakamichi MB1 fa parte di un altro mondo) , eppure l'Adcom riesce quasi a compiere il miracolo. La sua musicalità è più che adeguata ad ascolti piuttosto impegnati con catene di ottimo livello. Se il vostro "must" è l'analogico questo è il modo migliore di investire soldi in digitale: vinile su un grande sistema per gli ascolti più seri e concentrati, argentei dischetti in un piccolo e musicale juke-box per essere accompagnati, comodamente, dalla musica.

    JVX XL- MC100: Compattissimo "jucke-box" da 100 dischi oltre a rappresentare una straordinaria comodita si permette pure di suonare in maniera assai più che dignitosa a conferma dell'ottima vena JVC nel digitale? Un giocattolo? Mica tanto, mica tanto...

    E++
    Marantz CD 63: la non comune bontà della nuova serie di giradischi digitali Marantz non si ferma ai modelli di maggior prestigio. Il CD 63, tranne le rifiniture ed un'immagine che non riesce proprio a raggiungere tali livelli di ampiezza ed ariosità, somiglia molto allo straodinario CD 16. L'estetica è estremamente gradevole, la costruzione di buon livello, la finitura è ottima. Il prezzo ne fa un sicuro, indiscutibile "Best Buy".

    Pioneer PDS 703: Splendida musicalità, a conferma dell'efficacia del sistema di conversione "Legato -Link", grande versatilità, costruzione insospettabile. Ad un prezzo ben inferiore al milione questa macchina offre appena un po' meno dell'impossibile. Apparecchio dell'anno 1994§

    Pioneer PDS 802 G: E' un po' "fregato" dal PDS 703 che a parità di prestazioni costa un centinaio d mille lire in meno. E' un po' più anziano del suddetto, ma non si sente.

    Teac CD5: costruzione solida ed affidabile benché logicamente improntata all'economia, estetica discutibile ma a mio avviso decisamente affascinante, prestazioni musicali notevoli, al vertice assoluto della sua categoria: morbido, dettagliato, arioso, capace di un'immagine in genere attribuibile a macchine ben più costose. Un "best buy".

    E
    JVC XLV 274: come volevasi dimostrare JVC non si smentisce e propone ancora una volta un CD player estremamente economico che si pone come riferimento di categoria. Sostituisce il non più prodotto Technics SL PG320 come "Best Buy" assoluto.

    Nad 502: ad un prezzo ancora drasticamente concorrenziale, il nuovo Nad 502 offre una musicalità ancor più raffinata del fratellino minore, in particolare per quanto concerne la rotondità e l'estensione del basso

    Onkyo D X 701: Molto ben costruito e finito rispetto alla classe di prezzo, capace di prestazioni musicali tutt'altro che disprezzabili, adatto anche ad impianti di buone pretese.

    Philips CD 950: Vale in massima parte quanto già detto per il CD 940: la grande profusione di materie plastiche tiene il prezzo basso. Le prestazioni sono nettamente al di sopra della concorrenza di pari classe e rispetto al precedente modelo il 950 offre in più una ricostruzione prospettica di notevole credibilità ed una gamma acuta nettamente addolcita. Eccellente la meccanica adottata.

    Teac CDP 3500: Prestazioni e realizzazione ben al di sopra del prezzo di vendita. Un ottima base di partenza.

    Escono di classifica: Linn Karik + Numerik, appena avremo notizie certe sulla risoluzione di alcuni discretamente significativi problemi nella logica segnalateci dai nostri lettori rientreranno in classifica. Krell CD DSP non viene più prodotto, ma tenetevelo stretto..Stax CDP Quattro II il peso dell'età ormai si fa sentire davvero, ciònonostante è tutt'ora un'oggetto di grande musicalità, ma non può esser confrontato con le migliori macchine moderne. Complimenti alla longevità in un settore dove tutto invecchia in tre giorni.Luxman D 107U modifica Dyssanayake la modifica non è più disponibile.

    Osservatorio Speciale: Buermester 916 Belt,Creek CD 60, Denon DCD 3500, Micromega Trio, Mas Phos Advanced, T+A CD 2000 AC, Technics SL-P2000 , YBA Idea.

     

     

    SINTONIZZATORI

    AA
    Day Sequerra FM Reference: Un sogno da audiofili, o meglio un sogno da inguaribili appassionati della radio. Come il sottoscritto. Prestazioni in termini di cattura, separazione, sensibilità da primissimo della classe, prestazioni musicali da assoluto fuoriclasse. Un oggetto che è, a ragione, nel mito dell'alta fedeltà.

    Burmester 915: La prima volta che l'ho ascoltato non volevo credere alle mie orecchie. Era praticamente senza antenna e oltre a catturare stazioni su stazioni, le manteneva graniticamente in sintonia resituendole con una voce bellissima, piena, calda e scolpita. Le volte seguenti, messo in condizioni di più agevole funzionamento, il 915 ha dimostrato di essere l'unico sintonizzatore attualmente in commercio a poter competere ad armi pari con il Sequerra.

    A
    Mc Intosh MR 7083: Degno erede di una grande e gloriosa famiglia, il 7083 è un grande sintonizzatore dal suono caldo e analitico, lavoratore instancabile ma di precisione, il suo fascino non viene intaccato più di tanto dal display digitale. Anche se ci piacerebbe che almeno Mc Intosh tornasse alla bella e insostituibile scala parlante. Molto audiophile.

    Onkyo T 9090 II Integra: Attualmente il miglior sintonizzatore di scuola giapponese, e, in generale uno dei migliori tuners in assoluto disponibili. Voce piena e calda, eccellente contrasto dinamico, sensibilità estremamente corretta. Utilizzo istintivo nonostante la grande versatilità e la conseguente ampia dotazione. Costruzione e finitura eccellenti ed altissimo grado di affidabilità.

    Revox B 260 S: Il campione assoluto di ricezione. Impressionante il numero di stazioni che riesce a ricevere correttamente anche in situazioni di estrema difficoltà. Versatilissimo e discretamente complesso è un oggetto di una qualità difficilmente raggiungibile, preciso e affidabile come solo un oggetto REvox sa essere, a metà strada tra l'apparecchiatura audiophile e lo strumento professionale.

    B
    Revox H6: Meno versatile sia del 260 che dell'altrettanto buono H7, non fa rimpiangere comunque la semplificazione, sia in virtù delle prestazioni, all'altezza degli standard stabiliti dal 260 sia perché i controlli e le possibilità offerti da 260 e H7 sono ridondanti le normali esigenze.

    C
    Kenwood KT 6040: Un sinto "tranquillo" ma assai efficace, valida alternativa economica ai mostri sacri. Buona capacità di ricezione e più che discreta musicalità.

    Proton AT 670: C'è la mano di Schotz e si sente. Eccellenti capacità di cattura e separazione, voce leggermente asciutta, risposta decisamente estesa.

    Quad FM 4: Un classico. Poco versatile, spartano, costoso, decisamente musicale.

    E ++
    Philips FT 930: Il massimo al minimo. Buona ricezione, giusta impostazione di scuola europea, voce ben più che discreta.

    Sony ST 311: "Mii..." -come direbbero a Catania- " che conquistatore il ragazzino"! Conquistatore sì, di frequenze, di segnali puliti, grande discernitore di stazioni radio anche nell'italico etere spazzatura. Bella musicalità, ottimo e pratico funzionamento. Anche in condizioni difficili ( antenne volanti etc.) . Apparecchio dell'anno 1994

    E
    Harman Kardon TU 9400: Un bel sintonizzatore, ad un prezzo leggermente superiore ai con correnti di pari prestazioni dichiarate, prezzo giustificato da prestazioni che pari ai concorrenti non sono. Timbrica neutra ed eccellente capacità analitica. Costruzione e finitura di classe superiore.

    NAD 4225: Semplice, economico, efficace. Prestazioni da fascia "C"

    Osservatorio Speciale: Arcam Delta 2800, Denon TU 580 RD, Kenwood LO 1000T, Linn Kremlin, Philips FT 950, Primare 203, T+A T 1000 AC, Yamaha TX 930 T/B

     

     

    REGISTRATORI

    AAA
    Nakamichi 1000R: Un oggetto d'arte, un clamoroso esempio di meccanica di precisione in tempi d'elettronica imperante, il più perfetto registratore mai sviluppato. Bastano queste affermazioni per descrivere un sogno? Se qualcuno sta tentando (come sta tentando) di affondare il Dat, ha trovato N akamichiun osso durissimo ed un testimonial strepitoso delle possibilità del sistema.

    AA
    Pioneer D-O7: Lunga, lunghissima vita al Dat. Pioneer sembra crederci e ci comunica questa sua convinzione con una macchina che vale tanto oro quanto pesa ma costa drasticamente meno. Registra qualsiasi spostamento d'aria sino a 96 KHz (!) ed esprime una musicalità straordinaria. Un oggetto clamoroso che riapre con decisione un discorso apparentemente chiuso. Apparecchio dell'anno 1993

    A
    Sony DTC 77ES: Macchina splendida per costruzione, affidabilità e prestazioni. Un bell'esempio di cosa è capace di fare Sony quando ci si mette.

    Micromega Solo -R: Il CD-R ha un futuro? Ahimé probabilmente no, i "Signori della Guerra " dell'alta fedeltà ne hanno decretato la prematura morte.C erto che il Solo -R è uno dei sistemi domestici più efficaci per immagazzinare musica. E poi volete mettere la soddisfazione di fare un disco in casa?

    Nakamichi Dragon: L'avanzata delle tecnologie digitali non mette in crisi il Dragon, macchina di qualità meccanica straordinaria e di prestazioni musicali sorprendenti. Il confronto con quanto propone attualmente il mercato in fatto di tecnologie digitali applicate alla registrazione ne esalta le performance .

    B
    V Sony DTC 670: La perfezione di registrazione del DAT a un milione. È possibile, è Sony.

    �Sony WM D6C: Piccolo grande Sony. Il Walkman Professional continua a stupire per le sue prestazioni, assimilabili a quelle di deck da tavolo di costo doppio o triplo. Poche concessioni alla gadgettistica, molta sostanza. Un compagno di vita insostituibile. Il tempo passa e lui scala la classifica. E' giusto così.

    C
    Nad 6100: Un registratore analogico spartano ma veramente audiophile. Eccellente qualità sonora.

    Nakamichi DR 3 ( sostituisce Deck 2): La qualità meccanica e sonora Nakamichi alla portata di molti, rinunciando a regolazioni automatiche, tre testine e gadget vari. Vale la pena viste le prestazioni.

    Sony TCD D3: Un Dat portatile di eccellenti caratteristiche sonore, nonostante i vincoli imposti dalle possibilità di collegamento.

    E+
    Yamaha KX 360: Semplice da usare, solido, bello, musicale, conveniente. E' sufficiente per raccomandarlo? E' stato sufdficiente per eleggerlo, nella sua categoria, apparecchio dell'anno 1993.

    Marantz SD 53: ancora una perla dal nuovo catalogo Marantz. L'SD 53 è un registratore buono, bello, versatile, pratico e solido. Nulla di dissimile dunque a tanti suoi colleghi? Eh no, ai suoi colleghi manca una musicalità più "Nacka" che normale, il pizzico di magia che ha fatto sì che sia stato eletto apparecchio dell'anno 1994.

    JVC TD V 562: Molto versatile, ben tre testine, automatismi funzionali ed ntelligenti, prestazioni bn più che buone ad un prezzo decisamente allettante. Raccomandato

    Pioneer CT-S520: Altro appetibilissimo tre testine ad un prezzo decisamente umano. Registra e riproduce in maniera assai convincente. Il sistema Autoblé di calibrazione funziona davvero e permette di sfruttare al massimo qualsiasi cassetta, l'esclusivo sistema Flex si dimostra in alcune occasioni sorprendente.

    Escono di classifica: Attenzione perché rischiano di uscir di classifica tutti i DAT. Vigilate contro l'ignobile manovra!

     

     


    Miscellanea

    A+
    Kimber Cable KCAG (per usi phono): il versatile cavetto Kimber si dimostra eccezionale, per flessibilità, praticità e, soprattutto, prestazioni , nell'utilizzo come cavo phono. La sua naturale raffinatezza, la grana finissima e la grande capacità dinamica lo candidano ad una posizione di assoluta preminenza in quei sistemi analogici di alto livello in cui sia possibile aggiungere o sostituire il cavo di segnale.

    A
    Decca Record Brush: La più classica delle spazzole in fibra di carbonio, il più efficace strumento di difesa contro l'accumulo di polvere sui dischi.

    MAS CD Mat: Il più efficace tra i platorelli smorzatori per CD. La sua efficacia è avvertibile anche dal meno preparato degli ascoltatori. Funziona e funziona in maniera decisa.

    VPI HW 17: Una macchina puliscidischi costosa si, ma veramente efficiente. Indispensabile per chi colleziona seriamente dischi analogici.

    B
    Finyl: Un trattamento per CD che funziona e funziona nel tempo. I miglioramenti sono talvolta drammatici.

    The Last Factory Formula 1 & 2: I più efficaci tra i liquidi di trattamento per stili di lettura sin'ora provati.

    Mayware dima di regolazione: Semplice e geniale. Dima universale per la definizione dell'overhang utilizzabile anche dal più sprovveduto tra gli appassionati. Sicura e precisissima.





  • L'album di VideoHifi

  • I Blog di Melius Club

    1. Ben ritrovati, ad un nuovo appuntamento con i torrenti, le Trote, e le avventure di pesca.

       

      In questa nuova conversazione, vorrei illustrare per sommi capi, anche a chi ne è completamente digiuno, come si sviluppa la pesca alla Trota, che di norma presuppone due principali tecniche di esecuzione, una la cosiddetta pesca con artificiale, l’ altra invece quella con esca viva.

       

      La prima, conosciuta soprattutto per l’ uso del cosiddetto cucchiaino, prevede l’ utilizzo di un’ esca finta, formata da una paletta di metallo, a forma appunto di cucchiaino, paletta che è libera di ruotare su un asse formato da una sottile anima di acciaio, che ad un estremo ha un anellino che permette di fissare il rotante al filo di nylon, e sull’ altro lato, alla fine dell’ anima in acciaio, si trova un’ asola che tiene in posizione una piccola ancoretta, cioè tre ami fissati insieme e sfalsati a 120 gradi in modo da rendere l’ arpioncino sempre attivo nei confronti del pesce da qualsiasi angolo la aggredisca. La foto che segue, credo sia più chiara di qualsiasi spiegazione.

       

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      Come si vede qui sopra, i cucchiaini, così chiamati per la paletta che sembra un cucchiaio, sono i più utilizzati in torrenti, hanno forme, fogge, dimensioni variabili, come pure i colori e i disegni che compaiono sulla superficie del cucchiaino, alcuni li ho personalizzati io utilizzando i colori da modellismo, per fare delle diverse colorazioni o disegni che, ritenevo, potessero renderli più appetibili alle Trote, cosa che poi, statisticamente, non mi pare sia stata confermata . . . !!

       

      Pesca con artificiali 

       

      La tecnica di pesca con artificiale prevede il lancio del rotante, nella zona di interesse dello specchio d’ acqua, il suo recupero col mulinello a intervalli più o meno regolari, ma continuo, in modo che la paletta del cucchiaino in acqua giri a forma di vortice e attiri la curiosità e la voracità della trota, che inseguendo l’ esca finta e mordendola, rimanga agganciata  all’ ancoretta attaccata posteriormente.

      Sembra una tecnica crudele, invece è la forma di pesca meno aggressiva, preferita da chi non vuole trattenere il pesce, perché l’ abboccata così detta, ovvero l’ agganciarsi della trota all’ esca, è superficiale e solitamente, con molta attenzione, si può slamare, ovvero togliere l’ arpione dal labbro del pesce, senza provocare nessun danno fisico e produrre alcuna mutilazione.  

      E’ una tipologia di pesca molto pulita anche dal punto di vista del pescatore, che non maneggia esche vive, ovvero lombrichi, camole o altri animaletti, che comunque sporcano, deperiscono, e costringono a procurarseli per tempo, andando a raccoglierli o acquistandoli presso i negozi specializzati. Una variante consiste nell’ utilizzare artificiali con la forma di un pesce che, recuperando la lenza sotto la superficie, imitano il movimento natatorio di un pesciolino, e attirano così l’ attenzione della trota che vede sia una potenziale preda fonte di proteine nobili, che un intruso che invade il suo territorio, scatenando in questo modo la pronta reazione e l’ attacco, soprattutto di pesci di buona taglia. Molto valida in questo senso è l’ imitazione del pesce persico, che atavicamente scatena la reazione delle trote che lo vedono come un intruso nel proprio territorio di pertinenza, ovvero di caccia e di ambiente in cui vivere svolgendo le proprie attività.

      Qui sotto alcuni dei pesciolini finti , imitazioni molto veritiere, che vengono utilizzati per insidiare Trote di buone dimensioni, si tenga presente che questi pesci artificiali sono anche in grado di muoversi nell' acqua imitando il movimento del pesce vivo, ovvero guizzano e si muovono ondulando, cosa che può essere accentuata dal pescatore, sia muovendo la punta della canna lateralmente, sia variando la velocità di recupero con il mulinello. 

       

      Pesciolini_finti_esche_da_Trota.thumb.jpg.784389501a09c293d75c02a8defff4bc.jpg

       

      Quelli qui sopra in foto sono solo alcuni dei pesciolini ed esche artificiali che nei decenni ho utilizzato per la pesca, in torrente, e anche in lago, dove si potevano insidiare anche i cavedani, i Persici Trota, detti Boccaloni, e i Persici classici.

       

      Pesca con esche naturali

       

      La seconda forma di pesca alla trota si basa appunto sull’ utilizzo di esche vive, naturali, di cui i classici esempi sono il lombrico, la camola del miele o il gatoss, ed è la cosiddetta pesca alla tocca sul fondo, cioè attuata per mezzo di un finale di lenza composto, partendo dal tratto terminale del filo, da un amo con lombrico, camola del miele o altro insetto vivo, piombatura adeguata per permettere di lanciare ad una distanza di almeno 6-10 metri l’ esca e, non diffuso ma comodo, girella con moschettone che permette di attaccare e staccare facilmente la montatura così fatta dalla lenza principale, ovvero il filo che va alla canna e si avvolge nel mulinello.

      Il terminale citato, lungo solitamente dai 30 ai 45 centimetri, ha alcuni vantaggi rispetto al filo continuo, cioè senza l‘ interposizione del moschettone con girella, tra i quali il fatto che è molto veloce il cambio dello stesso, per esempio se si vuole montare un diverso finale di lenza con piombatura o amo differente, oppure se si impiglia e si strappa il filo sul fondo, cosa che in un torrente non è evento raro, di solito la rottura si ha sul nodo che aggancia il terminale al moschettone, preservando il resto della lenza, oppure per il cambio rapido da pesca ad esca viva a quella con artificiale, cioè da amo a cucchiaino o viceversa. C’ è però un aspetto negativo, ovvero  inserendo un elemento in più sulla lenza, ed un nodo ulteriore, si indebolisce la resistenza e l’ elasticità del filo, che può diventare cruciale se abboccasse un pesce importante, la trota attesa una vita intera.

      Nella pesca a tocca, il lancio dell’ esca si fa in corrente, sotto cascata, vicino a dove si pensa vi sia la tana e si lascia affondare il tutto senza recupero immediato, in modo che l’ esca si muova naturalmente seguendo la corrente, e il pesce possa vedere e saggiare il cibo attaccato all’ amo. Si mette poi in tensione il filo recuperando un poco di lenza con il mulinello, e si “sente” sul filo, fisicamente con la mano libera la presenza della trota che mangia, rappresentata tipicamente da colpetti più o meno energici che si propagano alla canna, poiché di solito il pesce mangia e contestualmente fa leggeri spostamenti del corpo, mantenendo la posizione in acque mosse, nuotando e compensando con piccoli movimenti laterali delle pinne. Qui sotto alcuni terminali già preparati, per non perdere tempo durante la battuta di pesca in torrente . . . 

       

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      La foto non rende molto, ma il concetto di fondo è che i finali hanno un' asola, si vede a destra, che si infila nella girelle e moschettone legata al nylon principale che entra nel mulinello, e che quindi si possono cambiare in funzione del peso che si usa, io di solito utilizzo due olivette abbastanza pesanti che permettono sia di lanciare agevolmente più lontano rimanendo nascosti, sia di far affondare subito in corrente l' esca. All' estremità di sinistra, dopo circa 30-40 centimetri di lenza, l' amo, in questo caso un amo corto per camole, scuro, per non riflettere la luce sotto il sole, e ritorto per ferrare meglio il pesce.

       

      Dal tipo di tocca che si avverte sulle dita della mano che stringe la lenza, un pescatore con esperienza capisce già di che mole è la Trota che sta assaggiando l’ esca, solitamente la trota piccola è vorace e molto disordinata nei colpetti e si muove molto nello spazio a sua disposizione, mentre la trota più matura mangia dando colpi secchi ma meno irruenti e spesso rimane in posizione immobile nel punto in cui ha abboccato, saggiando il cibo con molta calma prima di passare ad ingoiarlo.

      Durante la pesca alla tocca, c’ è la variante della Trota, di misura variabile che, presa in bocca l’ esca, punta decisa verso la sua tana, per abitudine o perché insidiata da rivali per il cibo, tana posta solitamente sotto una roccia, nei pressi della cascata, in un punto nascosto, dove si trova il suo rifugio abituale, per continuare a mangiare in sicurezza il cibo conquistato. A questo punto dell’ azione di pesca le cose possono ulteriormente complicarsi, perché una Trota in tana è sempre un’ incognita per il pescatore.

      In poche frazioni di secondo si deve decidere se lasciare che il pesce entri nel suo rifugio, affinché mangi con calma e si agganci quasi da solo all’ amo, o recuperare, dando il colpo di ferrata con la canna. Nella tana infatti gli spazi sono spesso angusti e il filo può incappare in punti taglienti delle rocce, per cui si rischia di tranciarlo, oppure si verificano situazioni in cui il pesce rimane saldamente bloccato nel suo rifugio, cosa che rende impossibile il tirarlo fuori dalla tana senza rischiare di strappare il filo o procurare dei danni al pesce stesso.

      Spesso conviene perciò ferrare quasi immediatamente, termine che indica il colpo con la canna a frusta all’ indietro subito dopo l’ abboccata del pesce e conseguente recupero del filo con il mulinello, per far si che l’ amo punga la trota e permetta al pescatore di trarla fuori dall’ acqua, anche se alte sono le probabilità che il pesce, non avendo ancora ingoiato il cibo e tenendolo nella parte anteriore della bocca, a filo di labbra, lo sputi e si liberi dall’ amo.

      Proprio perché l’ esca viene masticata e parzialmente ingerita dal pesce, questa tecnica di pesca è meno preservante per l’ integrità fisica della Trota, poiché l’ amo può ferire il pesce, rendendo più complessa la slamatura, o liberazione del pesce dall’ amo, senza il rischio di ledere qualche parte dell’ apparato boccale dello stesso. Risulta così che la tecnica con l’ esca viva, sia la meno adatta a fare una pesca sportiva di cattura e rilascio, perché più difficile risulta liberare il pesce dall’ amo e rimetterlo in acqua indenne. Proprio per limitare questi potenziali danni, di solito si tende ad utilizzare ami di generose dimensioni, in modo che le piccole trote non possano neppure ingoiarli, mentre le più grosse, con ami di grandi dimensioni, sono punte sul labbro e facilmente liberabili, seguendo alcune semplici precauzioni. Tra queste, bagnarsi bene le mani per non intaccare il film lipidico che ricopre la superficie del corpo del pesce, la trota infatti non ha scaglie, come molti altri pesci, la sua forma altamente idrodinamica si basa proprio sulla pelle nuda, che oppone minore resistenza al movimento in acqua, ed è però ricoperta da una mucillagine che protegge il pesce dagli attacchi di parassiti e di altri microorganismi, garantendo al contempo una buona aerodinamica corporea.

      Il pesce va maneggiato con attenzione e delicatezza, senza esercitare pressioni sul suo corpo, basta tenerlo immobilizzato per permettere di togliere l’ amo o l’ ancoretta dalle labbra, operazione in alcuni casi più complicata se l’ amo si è agganciato nel palato o se più di uno dei bracci dell’ ancoretta si sono conficcati nella bocca della trota. Una volta sganciata e libera, la trota va inserita in acqua, possibilmente muovendola delicatamente per permettere alle branchie di ossigenarsi nuovamente, tenendola per la coda, in acque correnti ma non eccessivamente veloci, in modo che riprenda conoscenza e sia lei a muoversi lasciando la mano del pescatore, che la regge. Tutti questi piccoli accorgimenti riescono a limitare al minimo la sofferenza e i disagi del pesce, che viene, per qualche secondo, tolto dal suo ambiente naturale e costretto ad andare un poco in debito di ossigeno, ma se si è attenti e rapidi, la trota ritorna nel suo ambiente liquido senza portarsi dietro nessuna menomazione o trauma, se non un’ esperienza che gli servirà per essere più guardinga e attenta, facendole guadagnare opportunità di sopravvivenza ad un ulteriore passaggio di un pescatore che tenterà di insidiarla.

       

      Differenza sostanziale tra le due tecniche, con artificiale e con esca viva, sono anche i tempi di reazione e le modalità di abboccata del pesce. Nel primo caso il cucchiaino transita velocemente nell’ acqua, per il recupero molto rapido della lenza fatto girando con continuità il mulinello, che aumenta ancora se si lancia in acque correnti e in rapida discesa a valle. Qui la trota ha pochi istanti per reagire, se si riesce a solleticarne la voracità e la curiosità spesso l’ attacco è immediato, addirittura con l’ artificiale in volo sopra lo specchio d’ acqua, e da qui inizia la sfida tra il pesce, che cerca di liberarsi dalla presa, e il pescatore che vuole spiaggiarlo fuor d’ acqua. La trota tenta di liberarsi dal cucchiaino dimenandosi in acqua, saltando fuori dalla superficie del torrente, dove il filo non è più sostenuto dal liquido e permette al pesce di sganciarsi più facilmente, ed anche, comportamento più tipico delle trote di una certa mole, venendo velocemente incontro al pescatore e quindi allentando la tensione della lenza e favorendo così la probabilità di sganciarsi dell’ ancoretta dalla bocca. Altra variabile nel recupero è data dalle posizioni spesso precarie in cui ci si trova a lottare con la trota, cioè in acque vorticose, in difficile equilibrio, nascosti dietro ad una roccia, oppure in posizione elevata rispetto all’ acqua e dovendo sollevare il pesce in aria, quindi senza sostegno del liquido, questo diventa immediatamente più pesante e in grado di divincolarsi in modo più disordinato.

      Nel caso di pesca con l’ esca viva, questa viene lanciata e fatta scendere verso il fondo, portata a spasso dalla corrente e mossa con piccoli recuperi dal pescatore, rimanendo più tempo a disposizione dei pesci ma è meno visibile di un oggetto in veloce movimento e luccicante, per cui risulta essere più una pesca di attesa e intercettazione del pesce che di sorpresa. Inoltre, una volta ghermito il boccone, il pesce assaggia e mastica il cibo, con tempi più lenti, spesso con cautela, tanto più la trota è grossa, e quindi bisogna attendere il giusto momento prima di ferrare, scelta spesso aleatoria e dettata dall’ esperienza e dalla sensazione che la trota mangi più o meno voracemente, pena il rischio di togliere letteralmente di bocca al pesce il ghiotto boccone.

      Buona parte delle abboccate, sia all’ esca finta che al vivo, vanno a vuoto, nel senso che il pesce sputa prima della ferrata, perché sente per esempio la punta dell’ amo pungerlo, oppure non aggancia il cucchiaino o si sgancia durante il recupero. Qualche volta beffa il pescatore anche se è stato spiaggiato, tale è la reattività, il saltare disordinato, il dimenarsi puntando per istinto sempre e immancabilmente tra l’ altro, in direzione dell’ acqua, unito al fatto di avere la superficie del corpo molto viscida che favorisce il nuoto, da lasciare di stucco il pescatore che è convinto di averla ormai in pugno. Non si contano le situazioni nelle quali mi è capitato di rimanere basito osservando il guizzo finale di una trota, considerata oramai catturata, che recupera il suo ambiente senza dare la possibilità di fare più nulla, lasciando con il rammarico di non essere stato più rapido, perché anche avventandosi sul pesce con le mani, pure in pochi centimetri d’ acqua la trota diventa inafferrabile e di nuovo padrona incontrastata della situazione, capace di dileguarsi in un attimo !.

      Esiste un altro approccio, molto tecnico, di pesca alla trota, è rappresentato dalla pesca a mosca, ovvero una pesca eseguita lanciando a notevole distanza, anche 12-15 metri, una lenza cosiddetta a coda di topo, che si proietta ed estende proprio per la sua conformazione e peso, alla punta della quale viene legata una moschina artificiale, costruita per imitare le piccole efemere ed altri insetti volanti, del peso di un paio di grammi. Il pescatore, eseguendo un movimento a frusta, con una canna e un mulinello speciali, distende muovendo la canna avanti ed indietro, la lenza fino a posarla sul pelo dell‘ acqua, dove attira le Trote che attaccano la riproduzione dell’ insetto che cela un amo.

      E’ una variante di pesca molto tecnica, ma richiede oltre ad un allenamento ed una pratica notevoli, anche il corretto spazio per poter muovere una lenza avanti ed indietro, in aria, senza che questa si impigli in rami, fronde o altro e per la morfologia dei torrenti che frequento è una tecnica di pesca che non è praticabile con successo. Oltre a quelle elencate, che sono le principali, esistono non solo altre tecniche e tipologie di pesca, legate anche alle caratteristiche differenti di torrenti, luoghi di pesca, ambienti, ma anche di quelle sopra citate vi sono innumerevoli varianti, spesso anche messe a punto da singoli pescatori, con modifiche delle esche artificiali, uso di galleggianti, utilizzo di canne molto lunghe e di attrezzature differenti da quanto io ho menzionato e delle quali, nello specifico delle mie esperienze, più avanti racconterò nel dettaglio di alcune di esse.  

      Le numerose varianti tecniche, frutto anche delle tradizioni locali, sono una prova ulteriore di uno sport molto variegato, che rappresenta una ricchezza sia per la passione in sé che per l’ importanza del tramandarsi di nozioni, metodi di pesca spesso profondamente differenti, comunque fonti di cultura, vitalità, diversificazione e diffusione di questo sport antico, o come vogliamo definirlo, passione, od anche hobby, che ci permette di passare del tempo immersi nella natura.

       

      Alla prossima puntata 

       

      saluti , Dario 

       

    2. Scendo alla prossima

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      Ogni tanto, così, quando capita... proverò a scrivere qualcosa.. Sarà sempre qualcosa che riguarda la musica... in un modo o l'altro. 

       

      Vorrei iniziare con una cosa "stravagante", ma, vi assicuro... anche bellissima. piace ai grandi e piccini! 🇳🇱

       

       

       DRAAI

      ORGELS !!!!!!!!!!

       

       

      Chi è stato in Olanda, specialmente in giornate di sole, probabilmente li avrà visti, per strada, nelle piazze, questi bellissimi strumenti.
      Grandi, quasi sempre molto belli (colori, statuette che si muovono, abbellimenti vari ecc…).
      Si tratta di una tradizione tipicamente Olandese, non la si trova in nessun’altra parte del mondo.

      La parola “Draaiorgel” è composta da due parole: “Draaien” (girare) e “Orgel” (organo)

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      Evidente, quindi, che parliamo di un “organo (a canne)” che, per azionarlo, si deve “girare” qualcosa, in questo caso una grande manovella.
      Ne esistono ormai pochi, di quelli veri e puri a manovella… ormai sono sempre più spesso “a motore”, ma hanno meno fascino, anche perché… il rumore del motore, oltrechè inquinare, infastidisce l’ascoltatore.
      Invece della parola “DraaiOrgel” si può usare anche  “BoekenOrgel” (boek = libro), che forse sarebbe la denominazione ancora migliore, perché l’organo “legge” i fori del libro (guardate le immagini, sono piuttosto esaustive…) 
      Spesso questi “Draaiorgels” vengono chiamati “straatorgels” (=organi da strada…)

                                                                            image.png.1c2ef4717fa47fac6ffa6e8a9a9bd16b.png
      Si tratta quindi di un organo a canne che suona automaticamente (come vedremo poi… ciò che manca è…. la tastiera…). Oltre alle canne d'organo, può avere anche altri strumenti, ad esempio le percussioni.
      I tubi sono solitamente fatti di legno, alcune volte di metallo, di solito zincato. I tubi vengono forniti di aria (negli organi parliamo di "vento") forniti da un soffietto. La differenza principale è che un organo “tradizionale”  è azionato da mani e piedi umani e un “Draaiorgel” da un “libro musicale” in movimento, di solito un librone di cartone (ecco perché si dice che suona automaticamente).
      L'origine di queste meraviglie la dobbiamo all’'italiano Ludovico Gavioli che ne iniziò la produzione a Parigi intorno al 1850. Ebbe un buon successo, tanto è che poi venne imitato da Belgi, Tedeschi e Francesi e Olandesi.
      Anselmo è figlio dell’inventore Ludovico (a sua volta figlio di Giacomo Gaviolli, di origini Modenesi, che prenderà fissa dimora in Parigi) 

      ===>  image.png.1600029f4856f976394f34d9ead7d8f4.png

      Nel 1892, l’italo-francese Anselmo Gavioli ottiene un brevetto per il libro d'organo in cartone. 
      Per leggere questi libri era importante il sistema di scansione, che avviene in modo pneumatico, sempre inventato da Anselmo.
      Le stecche (chiavi) del brevetto Gavioli usavano i fori del libro d'organo e aprivano piccole valvole per controllare le parti dell'organo. Le fabbriche Tedesche, intorno al 1900, svilupparono sistemi alternativi per aggirare il brevetto di Gavioli. 
      Fin qui, la  (piccola, di certo non esaustiva…) introduzione tecnica.

      Del resto… io non sono un tecnico… le informazioni le ho cercate sul web e non vorrei tediarvi con spiegazioni vaghe o, peggio, inesatte (so che c’è qualche organista, qui sul Melius… se volesse intervenire… Ben Venga!)
      Ciò che più mi preme è parlarvi della bellezza (anche, <attenzione> SONICA) di questi organi da strada…
      Da bambino… quante volte mi fermavo a guardare e ascoltare…  
      i più belli, di questi organi, sono quelli “manuali”… dove c’è un uomo, e non una macchina, che fa girare questo grande volano, che in alcuni casi poteva superare le dimensioni di un timone di una piccola nave (guardate la foto).. Ovviamente… un uomo non può stare lì a girare un giorno intero… Difatti… quando “si va fuori a suonare” spesso usciva una squadra vera e propria, normalmente fatta da tre o quattro uomini (qualche rara volta si vedeva una donna…) che si davano il cambio.
      Ognuno poteva svolgere le varie mansioni, che sono, sostanzialmente, 3:
      1)    Girare il volano (e qui ci vuole bravura, perché immaginatevi che risultati produce la musica, se ogni tanto si rallenta o si aumenta di velocità … è un po’ come far rallentare con un dito sul piatto un giradischi… / in alternativa… c’è l’addetto al funzionamento del generatore….


      2)    Porgere il “piattino ( “geldbak” di rame e ottone, è un classico!) ai turisti, passanti, curiosi: che non mancheranno di inserirci una moneta (un euro, 50 cent, due euro ecc…). Le monete metalliche, dentro al piattino, vengono usate per “ritmare” la musica, un po’ come si fa coi maracas… Se il giro è buono (e spesso lo è, perché si “tirano su” davvero molte monete…) a fine del brano, un po’ come dare il colpo  sulla gran cassa o sui timpani alla fine dei brani ai concerti, questo piattino viene svuotato in un grande contenitore di metallo. Ed è, davvero! anche per i proprietari dell’organo, un gran bel sentire…  


      3)    Preparare i libri (di cui ogni pagina è fatta di un grosso cartone) , inserirli e fare ripartire “alla svelta” ogni volta un libro (= un brano musicale…) finisca. 

       

      1: girare, prego!   image.png.4841580c198b83ae942dcc090ef3e7c3.png   2: una monetina, per favore!!! image.png.bcdda1784838218b775b0446d51db712.png   3: ecco... un libro che "fa suonare lo strumento"    image.png.cd7d3a2c07046efdaf80176a06b1a07e.png  

        
      In Olanda questi (possiamo chiamarli “strumenti da strada” ) erano, e, sono tuttora, molto amati. Infatti. Quelli esistenti, tutti con decine di anni sulle spalle, alcuni dell’inizio 1900 sono quasi tutti inseriti nei beni Culturali (come se fossero MONUMENTI NAZIONALI) e non possono essere venduti all’estero. Questa tradizione non accenna a scomparire... Al momento risulta che vi sono una sessantina ancora attivi...


      I controlli sono piuttosto rigorosi, quindi se, come è facile vi capiti, vi innamoraste di una di queste macchine, non provate a comprare/esportarne una… ve ne potreste pentire amaramente. 😀

      Sento già la domanda nell’aria…. “che tipo di musica ci si può aspettare?”
      be'… di tutto… quasi sempre brani popolari: pop, blues, folk. Dei piccoli walzer… Mi ricordo, da piccolo, a volte brani degli ABBA. Di certo… mi ricordo (mi piaceva tantissimo...)  “ob la dì, ob la dà, dei Fab Four, che veniva suonato su un organo che ogni tanto passava dalla mia città…
      Comunque… qualsiasi fosse il brano “suonato” (e la parola è giusta, non si tratta di musica riprodotta), il tempo utile, per una canzone, si aggirava sui due o tre minuti, forse 4. Non poteva essere di durata molto più lunga, perché… il libro con le pagine forate non poteva superare certe dimensioni.
      I miei, quando sono andati in pensione, (io abitavo già da mooooolti anni in Italia)  hanno traslocato.

      Uno dei loro “nuovi vicini di casa” era uno dei pochi artigiani che ancora facevano questi libri. Un giorno, insieme al mio papà, siamo andati a vedere il suo ambulatorio… non vi dico che fascino esercitava su di me, la visione di questi libri e strumenti… (in pratica… ogni nota veniva impressa sulle pagine del librone. Ma invece di inchiostro, si faceva un foro. Ovviamente, trattandosi di musica per organo, potevano esserci molte note, una sopra l’altra, (come con uno spartito per pianoforte, organo, chitarra ecc….). Questi libri, non si aprivano “a libro” come siamo abituati quando leggiamo i nostri romanzi.

      Invece è una pagina unica, lunga decine e decine di metri, che si ripiega a zigzag. (la foto, anche in questo caso, mi facilita il compito di spiegarvi come funziona…).
      Tuttavia… visto il peso e la delicatezza di questi libri, fu introdotta anche la versione coi rulli di carta….. Il sistema è molto simile, ma invece di pagine ripiegate a zigzag si srotola la carta…..

      Qualche filmato: il famoso “de Arabier
      https://www.youtube.com/watch?v=UG7vKn3i4k4
      https://www.youtube.com/watch?v=RB52EkPQKmQ

      scusate… questo sito è in lingua Olandese, si può scegliere anche Inglese, Tedesco, Francese e Spagnolo… (manca l’Italiano…) ma le immagini, e alcuni filmati, spiegheranno molto più di mille parole…: https://www.museumspeelklok.nl/collectie/draaiorgels/
      In questo museo si possono ammirare molti strumenti automatici, dal più grande al più piccolo…)

      Guardate qui, verso i sessanta secondi: facilissimo capire come funzionava il “boeken orgel”-
      https://www.youtube.com/watch?v=UG7vKn3i4k4

      non capirete le domande, le risposte e nemmeno le spiegazioni… ma se vi interessa l’argomento… vi invito a guardare il filmato. Spiega molto!
      https://www.youtube.com/watch?v=w-yQKxW-p3U
       

      qualche foto non guasta...  image.png.ffd4c47c271cfd5437ebb399e60ef58d.png     image.png.7a7ba22633d5f756dd70dfb9a3de54bf.pngimage.png.0437af2b3b4117773eea4e5b3bc18383.png      

       

      per finire un immagine del più grande "draaiorgel" esistente, funzionante (è moderno... costruito nel 2003) 

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       e questo?    ... è il camion, appositamente costruito, per trasportarlo...  image.png.0f494e15bd4e04b77aafcefe9788cbb5.png

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      Le cartoline di oggi vi parlano di un lago affascinante, di un ottimo pranzetto, di un’antica leggenda, di un’isola incantevole, e di un percorso mistico.

      Orta, che sorge sulle rive del lago omonimo, è classificato tra i 100 borghi più belli d’Italia. Il lago si è formato dal ghiacciaio del Sempione ed è separato dal lago Maggiore dalla cima del Mottarone. Siamo in Piemonte, nella provincia di Novara. Sono tante le camminate e le attività che si possono fare attorno a questo piccolo specchio d’acqua circondato da una vegetazione lussureggiante e cangiante a seconda della stagione. Gozzano, ad esempio, offre piccole spiagge attrezzate e, nei dintorni, scuole di vela e circoli di canottaggio. Orta, invece, propone soprattutto passeggiate spettacolari e, tra queste, quella al Sacro Monte attraverso una via costellata da 20 cappelle affrescate, dedicate a episodi della vita di San Francesco.

      Arrivando alla minuscola cittadina, si è attratti da una strana costruzione in stile moresco che svetta e domina il lago: si tratta di Villa Pia Crespi, costruita nel 1879, su incarico di un ricco imprenditore tessile, indigeno, che voleva farne dono alla diletta moglie, Pia. Del progetto si occupò uno dei più famosi architetti dell’epoca, Angelo Colla, e, soprattutto nel periodo tra le due guerre, ospitò, oltre al re Umberto I, molte personalità di spicco in ambito letterario e religioso. Ceduta successivamente, finì per diventare un hotel negli anni ‘80. Oggi è reputata una sorta di tempio per i gourmet poichè il suo ristorante è diretto dallo chef Antonino Cannavacciuolo. La Villa è molto bella, ha interni stupendi e preziosi, un magnifico giardino e una bella piscina ma, personalmente, non mi sembra in armonia con il contesto: la maestosità silenziosa e raccolta del panorama lacustre era già perfetta e, a mio avviso, non necessitava di “intrusi”.

      Lasciata l’auto in uno dei parcheggi posti fuori dal borgo, si scende verso il lago attraverso un dedalo di vicoli molto suggestivi, ricchi di affreschi, antichi lavatoi, balconi fioriti, ristorantini e negozietti, fino ad arrivare alla piazza Motta, dove si trova il centro del paese e il piccolo imbarcadero. Da notare il palazzetto detto il Broletto, datato 1572.

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      IL BROLETTO

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      La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

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      Le specialità della valle sono tante ma i formaggi sono il top. 

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      E’ ora di pranzo e, prima di imbarcarci per l’isola, anche noi ci sediamo in un ammiccante e già sperimentato ristorante proprio a bordo acqua, di fronte all’imbarcadero e all'isola.

      Ecco il nostro goloso menu:

      Sformatino di patata e porro, fonduta al maccagno 

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      Gnocchi di segale, grasso di Formazza, pistilli di zafferano e pancetta nostrana 

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      Sottofiletto di manzo, scalogno confit e salsa al marsala

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      Crema bruciata alla nocciola IGP del Piemonte 

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      Caffè e piccola pasticceria della casa

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      Tutto ottimo!  😋

       

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      E ora parliamo della leggenda che ha dato il nome all'isola e del miracolo di San Giulio e anche dei mostri...

      Giulio e Giuliano erano due fratelli religiosi, che, nel IV secolo, sotto l'imperatore Teodosio, si misero in viaggio con l'obiettivo di convertire i pagani e di fondare 100 chiese. Lungo era stato il cammino e anche faticoso ma la loro fede li aveva sempre aiutati a superare i pericoli e le avversità incontrate ed erano quasi alla fine della loro missione dopo aver fondato ben 99 chiese quando giunsero alle rive del lago! Giulio era anche un esorcista e, decise che la centesima l’avrebbe fondata proprio su quell’isola “maledetta”!  Si diceva infatti che l’isola fosse infestata da draghi e serpenti feroci che si cibavano, in un solo boccone, di capre selvatiche, di buoi e anche di quei malcapitati che, in barca, osavano avvicinarsi.

      I barcaioli infatti si limitavano a pescare poco distanti dalla riva e lontano dall’isola ma raccontavano di avvistamenti spaventosi e descrivevano i mostri arricchendoli con particolari agghiaccianti. Nessuno mai si sarebbe arrischiato a trasportare i due monaci, anzi, gli abitanti tutti li supplicarono di lasciar perdere e di abbandonare quella idea così folle. Giulio non si lasciò convincere e, inginocchiatosi sulla riva, iniziò a pregare chiedendo l’aiuto del Signore. E avvenne il miracolo!  Il suo mantello si trasformò magicamente in una sorta di barca  resistente alle onde create dai draghi e lo portò sano e salvo sull’isola dove, non solo sconfisse le forze del male ma riuscì anche,con l'aiuto di tutti i borghigiani, sedotti e convertiti dal miracolo, a fondare la sua centesima chiesa!!  Ora nella sacristia della chiesa è conservato un lungo osso, forse una vertebra, del drago ucciso dal Santo che, a sua volta, è sepolto nella cripta sottostante.

      Sì, ho raccontato una bella fiaba che, di vero, pare abbia solo qualche radice:in realtà, forse, sull’isola abitavano dei pagani irriducibili e crudeli. Per quanto riguarda l’osso pare, invece, sia un fossile di una balenottera spiaggiatasi e defunta in epoca glaciale! Sotto la chiesa, poi, si sono trovati anche i resti di un’altra chiesa costruita in epoca precedente. 

      Da segnalare, comunque, che ancora oggi, alcuni barcaioli sostengono di avvistare, a volte, degli strani mostri, simili a coccodrilli che sbucano dall’acqua e, con fare aggressivo, li spaventano. Insomma, anche in Piemonte abbiamo il nostro Lochness!!  😱  😂

       

      Adesso torniamo seri, abbandoniamo le fantasie e imbarchiamoci alla volta dell’isola.

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      San Giulio domina dall'alto del Palazzo Vescovile

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      Già dal lago, mentre ci avviciniamo,  ci rendiamo conto di quanto possa essere bella, romantica e ricca di fascino:

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      L’isola, molto piccola, detta anche isola del Silenzio, ha soltanto una via perimetrale dotata di una particolarità: se si intraprende il cammino in un verso si percorre la via del silenzio, se ci si incammina nell'altro senso, la via della meditazione. In certi periodi, lungo la via, si possono leggere dei cartelli fronte/retro, multilingue, con frasi diverse scritte a seconda del percorso: questi pensieri sono quelli di una badessa, Madre Anna Maria Canopi.

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      Lungo la via si incontra anche una passerella celata che serve alle suore di clausura per accedere direttamente dal convento alla chiesa senza passare dalla stradina pubblica.

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      La popolazione dell'isola non arriva a 100 abitanti, di questi, almeno 70, sono suore di clausura benedettine dedite allo studio di testi sacri, alla preghiera e alla meditazione.

      Non si può non restare immersi in questa atmosfera così tranquilla e serena e neppure non riflettere su quanto si legge camminando, istintivamente, a passo lento e con rispetto.

      Ed ecco l'interno della basilica di san Giulio che ha il fronte direttamente sul lago: è ricca di dipinti di epoche diverse ed è impreziosita dall'ambone in serpentino d'Oira, una pietra verde estratta nella zona.

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      Una cosa è certa, anche se non si tratta di un miracolo, dopo questa passeggiata, tornando a casa, ci si sente davvero più sereni, leggeri e rilassati! 😉

       

       

       

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