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    Bebo
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    SENZA PELI SULLA LINGUA - Bebo Moroni a ruota libera: Come eravamo dieci anni fa - II

    Parte seconda: le amplificazioni

    AAA
    AudioNote On-Ga-Ku /Kaegon: ma li si può veramente definire amplificatori integrati? Però a tutti gli effetti lo sono, e sono al contempo gli amplificatori più musicali della storia assieme ai Marantz 9. Costruzione manuale di livello iperbolico, finitura migliorata nelle versioni più recenti, componentistica custom di incredibile pregio, potenza bassissima , prezzo irragionevole.

    AA
    Ensemble Evocco: Le coppie pre-finale più prestigiose? Le mangia a colazione. I diffusori più ostici? Li usa come digestivo. Ci sono voluti cinque anni per giungere al progetto finale dell'" amplificazione" Ensemble, ma ascoltando l'Evocco si capisce il perc hé di tanto lavoro. Basti pensare c he una volta uscito questo magnifico integrato la ditta svizzera ha manfato in pensione i suoi pre e finali. L'Evocco sintetizza alla perfezione il nuovo concetto di hi-fi, che somiglia al vecchio, a quello degli anni '70, eccetto la musicalità. C'è di nuovo un componente al centro dell'impianto "il cervello" e gli anni '90 professano il ritorno dell'ampli integrato. Ora si può fare e si può renderlo drasticamente competitivo con le migliori coppie amplificatrici. IO per sicuro dall' Evocco ho ascoltato la più bella gamma acuta e l'immagine più ampia e credibile che amplificazione a stato solido mi abbia concesso negli ultimi anni. Spettacolare ma anche decisamente concreto. Prossimamente in prova

    Mc Intosh MA 6800: Per la serie quando il gioco si fa duro...Per tutti quelli che hanno sempre sognato di possedere un ampli o una coppia di ampli Mc Intosh ma sono stati in passato scoraggiati dalle prestazioni soniche non esaltanti ecco l'integrato Mc Intosh della nuova generazione: suona bene quanto un finale 7300 ( cioé benissimo) è versatilissimo, non si rompe nmmeno se gli sparate con la colubrina, è bello, bellissimo, ha gli occhioni blù. Strapotente ma non prepotente è in grado di pilotare tutto, dalle Apogeé alle Zingali. Ha me fa ridato il gusto di giocare (oltreché di ascoltare) con la musica ed è solo una delle sue prerogative. Il prezzo è alto ma perfettamente commisurato alle caratteristiche davvero uniche : fedeltà musicale, costruzione e finitura esaltanti, qualità della componentistica, affidabilità e mantenimento ( quando non incremento) del valore nel tempo.

    Pioneer A 09: L'abbiamo sempre detto noi: è perché non ci si vogliono mettere, ma quando ci si mettono i giapponesi sono in grado di fare più o meno quel che gli pare. Il nostro sempiterno rispetto per Pioneer è evidentemente giustificato. L'A 09 in prova su questo stesso numero, mi sta deliziando proprio in questo momento. Sta pilotando, nintemeno che una coppia di vecchie, meravigliose, difficili, scorbutiche Dalquist DQ 10, lo sta facendo come la stragrande maggioranza dei pre e finali separati, anche di altissimo livello, di mia conoscenza non è in grado di fare. Proprio in questo confronto, che è l'unico possibile per una meraviglia musicale come l'A09 il prezzo di circa otto milioni è non solo giustificato ma addirittura competitivo. In effetti quest'integrato è, anzi, sono, un pre di eccezionale livello e due strepitosi finali mono in classe A, in un abito intero. Che delicatezza, che finesse, che musicalità! Una delizia , una graditissima sorpresa e insieme la ridefinizione del concetto di integrato.E se il futuro fosse cominciato? Da considerare seriamente in impianti di riferimento assoluto.

    A
    Electrocompaniet ECI 1: prestazioni musicali direttamente paragonabili a quelle dei compagni di scuderia separati (cioé altissime) eccetto per una certa costrinzione dell'immagine laterale. Eccellente capacità di pilotaggio, buona versatilità d'intrefaccia. Un'amplificazione compatta di grandissima classe.

    Sansui AUX 111: Degnissimo erede di quel vero e proprio mostro dell'amplificazione dei primi anni '80 che fu l'AUX 1, un bestione da cinquanta chili che suonava melodiosissimamente ma che aveva due non trascurabili difetti: una dinamica non proprio esaltante specie in relazione alla potenza e una tendenza naturale ( e costosissima) al suicidio. L'AUX 1 usava dei dispositivi di amplificazione talmente veloci che in caso di cortocircuito le protezioni non facevano in tempo ad intervenire. Ed era sensibile anche al più misero dei cortocircuiti. Superati i problemi di affidabilità, ripristinata la giusta gamma dinamica il Sansui 111 è uno degli integrati più musicali ed emozionanti presenti sul mercato. Peccato che sia stato importato in pochissimi pezzi e sia di reperibilità decisamente difficile.

    AB+
    Galactron MK 2161: Prima ascoltatelo, lasciatevi affascinare dalla sua timbrica raffinata, stupitevi della sua coerenza e della sua dinamica. Osservate attentamente cosa è in grado di fare un'integratino da "soli" 30 watt ( ma con la stessa sezione finale dell'ampli MK 2060) poi date pure un'occhiata alla notevolissima e sicuramente personale, estetica. Solo a questo punto chiedete il prezzo e...trasecolate. Un gioiello. Se non fosse per qualche piccola mancanza a livello funzionale ( è inutilizzabile, ad esempio, senza telecomando) sarebbe tranquillamente in fascia A. Apparecchio dell'anno 1994

    Sansui AU D 907: in Giappone non fa che vincere premi, tutte le riviste lo hanno eletto almeno una volta apparecchio dell'anno, alcune più d'una volta. IN effetti il 907 è un apparecchio di eccellenti caratteristiche musicali, caratterizzato da una sostanziale dolcezza e da un non comune nerbo nel trattare i segnali a più ampio spettro dinamico. Gamma medio-acuta leggerissimamente tendente al freddo controbilanciata da una gamma acuta sorprendentemente vellutata e da un basso potente e roccioso. Valgono, in forma lievemente minore, le considerazioni sulla reperibilità fatte per l'AUX 111

    AB
    AudioNote Oto: Se la sua potenza vi è sufficiente difficilmente potrete trovare qualcosa di musicalmente più soddisfacente allo stesso prezzo. Costruzione discreta, finitura migliorabile.

    Copland CTA 401: Veramente una delizia. Tanto raffinato e curato nel vestito (splendida scuola scandinava) quanto nell'anima. Delicato e rotondo, con i diffusori giusti davvero non fa rimpiangere una coppia di separati.

    B
    AudioLink Sterling Revised: Dopo le sostanziose modifiche entra in classifica questo piccolo efficientissimo integrato britannico che già tanta attenzione aveva suscitato all'estero e in questa redazione. Modifiche evidentemente decisamente mirate, almeno per me che ho vinto le mie iniziali perplessità. Molto, molto raffinato. Decisamente per intenditori.

    Beard The Integrated: dolce e vellutato ma tutt’altro che morbidone. Un gran bell’integrato valvolare per palati fini. Attenzione ai diffusori troppo "smooth" (Celestion SL 6/600 etc.).

    Exposure XV: solido, dinamico, roccioso. Riproduzione insuperata di batteria e basso e in genere delle sezioni ritmiche. Ruvido e ostico nell'aspetto, come tutti i brutti anatroccoli ha bisogno d'essere amato per trasformarsi in cigno. Costa ma non farà rimpiangere una lira a chi sentirà di capirlo.

    Fase Performance 1.0: da uno dei pìù brillanti giovani progettisti italiani, uno dei più brillanti giovani amplificatori nazionali. Timbrica raffinatissima, eccellente ricostruzione spaziale.

    Luxman LV-107u modifica Dyssanayake: ovvero come un sonnacchioso signore giapponese si trasforma in un frikkettone esoterico in grado di impenseierire anche i più trendy tra i suoi colleghi di lingua anglosassone. Istruzioni per l'"abarthizzazione" a pag. 38 del n. 2/93 di SUONO.

    Monrio MC 202: quasi bello come l’MC 201. Quasi.

    NAD 302: il piccolo NAD, erede diretto del mitico 3020 conferma alla casa inglese il trono nel campo degli amplificatori integrati. Ancora meglio del celeberrimo predecessore: un filo più rotondo e trasparente e anche un pizzico più "cattivo". Non fatevi prendere dalle leggende e non chiedetegli l'impossibile, ma il possibile lo farà in maniera assolutamente impeccabile.Coup De Foudre

    NAD 306 : Decisamente più potente ( e anche , logicamente più costoso) del 302, solo un pochino più brutale e meno gentile, gli somiglia , in ogni modo, in maniera impressionante. E questo è un merito. Rapporto qualità/prezzo/potenza eccezionale.

    Naim Nait 2: Un pochino più potente della prima versione e in grado di pilotare anche diffusori di efficienza media. Suono deciso e robusto ma allo stesso tempo aggraziato. Con i diffusori giusti imperdibile. Ottima costruzione, buona affidabilità.

    C++
    Technics SU A 600 MK II: Ancora una grandissima sorpresa dal giappone. Il Technics SU 600 MKII non solo ripropone le già strepitose, in relazione al prezzo, prestazioni dell'SU 600 ma si permette di fare ancor di meglio. Per capire che si tratta di un integrato economico bisogna ricorrere a confronti molto, molto approfonditi. Se Marantz ha Ishiwata Technics ha dalla sua un altro grande, la cui amicizia, lo dico senza alcuna retorica, mi onora. Mr Watari è l'autore di questo miracolo e di altri, su tutti la serie 2000 e la 10.000. Attenti "Signori" dell'esoterico! Apparecchio dell'anno 1994

    C
    Linn Intek: un'impostazione sonora difficile da decifrare fino in fondo. Per alcuni potrà essere il massimo della piacevolezza, per altri un motivo di perplessità. Linn, comunque sia fa discutere e questa è grandezza. Costruzione e finitura eccellenti.

    Lecson Stereo: una validissima alternativa alla più classica scuola inglese. Un integrato decisamente "essenziale", insomma inconfondibilmente britannico. Bruttino ma con prestazioni in genere ottime, sotto alcuni parametri (dinamica, risoluzione) eccellenti.

    Onkyo A 807/809: per chi ha bisogno di potehnza e versatilità oltreché di musicalità, ecco un giapponese ( anzi due) che ha studiato, con profitto, la cultura europea. Due bestiaccioni sì, ma tutt’altro che sgraziati.

    Pioneer A 400: stavolta Pioneer l'ha fatta(o) bella(o). L'A 400 è la dimostrazione tangibile di cosa è capace quando vuole la casa blù (ma noi l'avevamo sempre saputo). Un'integrato dalla timbrica fluida, appena un po' esile sul medioalto, con una prestazione in generale degna di nota con qualsiasi genere musicale e una più che discreta capacità di pilotaggio. Eccellente costruzione e finitura, grande affidabilità, prezzo interessantissimo.

    Marantz PM 44SE: Il massimo al minimo. Per iniziare, o proseguire, in maniera veramente audiophile.

    Proton AM 452 Pro: uno schiaffone a chi sostiene che una componentistica selezionata non è rilevabile all’ascolto. Grande grinta, timbrica neutra.

    D
    Audioanalyse PA 90: suono lucido e setoso, straordinaria delicatezza timbrica,splendida ariosità, ottima coerenza... ma solo con alcuni diffusori. Eccezionale in abbinamento a Snell K e Strateg Cyan e chissà con quali altri. Con i diffusori sbagliati diventa legnoso in basso, gommoso sul mediobasso, metallico in gamma alta. Insomma, non acquistatelo prima di averlo ascoltato con i vostri diffusori (o con quelli che intendete acquistare).

    Audio Innovation 500: se dimostrerà di essere più affidabile che in passato potrà salire di molto in classifica.

    Musical Fidelity A 1: delizioso con i diffusori "facili", deludente con quelli "difficili" Ma d’altra parte non si può chiedere troppo a un piccolissimo amplificatore integrato in classe A.

    Nakamichi IA 2: In genere eccellente ma con un ingresso phono non all'altezza. Consideriamolo così: classe C se lo consideriamo per la sola sezione linea ( e il prezzo rimane comunque discretamente competitivo, inevitabilmente D se consideriamo anche il peraltro sacrosanto ingresso phono.

    Thule Audio IA 100: Non per tutti i diffusori. Con quelli giusti prestazioni decisamente da fascia B e anche di più . Estetica molto personale. Da provare comunque prima di decidere un acquisto a questo livello.

    E
    Harman Kardon HK 6150: quando il gioco si fa duro...Un ampli piccino picciò bensì tosto come pochi. Suono solido e credibile.

    Onkyo A 801: sano, timbricamente credibile, oltremodo affidabile.

    Proton AM 452: su questa base è stato realizzato l’AM 452 Pro (vedi fascia C). Si sente. Drasticamente competitivo.

    Rotel RA 920 AX: grande Entry. Se la batte spalla a spalla con il Proton 452.

    Sansui AUX 117: se non ci fosse non ci si crederebbe. Provate ad ascoltarlo e poi chiedete il prezzo (che sarebbe stato persino più conveniente se non fosse per la speculazione sulla lira). Grande mossa quella di rimetterlo in produzione dopo dieci anni. Peccato che ne abbiano modificato l’estetica (l’originale era dieci volte più bellino).

    Escono di classifica: Monrio MC 201 : non c'e n'è più. Peccato, davvero peccato. Mas Ikarus: non viene più distribuito in Italia,Musical Fidelity B1 MKII , non più in produzione.

    OS
    AMC CVT 3030, Audio Innovations 700, Audio Note Meisho, Audio Note Ankoru, , Aura VA 50, Copland CTA 402, , ION Obelisk 100 e 200, Isem Antares, Marantz PM 32, , Marantz PM 52 SE, Marantz PM 55 SE, Marantz PM 15,Musical Fidelity Elektra E 100, Musical Fidelity Tempest, NAD 304, Philips FA 910.


    Pre Phono, Pre-Pre, Trasformatori MC
    A+
    Gate ALN2: Le prestazioni musicali sono straordinarie, specie se si pensa che si tratta di un pre-phono a stato solido. I difetti da me rilevati nel primo esemplare che ho avuto a disposizione ,( fruscio e una certa sensibilità alle radiofrequenze) sono stati eliminati e l'ALN 2 si propone a questo punto come uno dei migliori pre phono in senso assoluto.

    A
    Audio Research PH 2: Audio Research sa fare i pre phono. Ah, se li sa fare.

    Klimo Argo: uno dei trasformatori più splendidamente musicali che io abbia mai ascoltato.

    Marantz PH 22: per me uno strumento di lavoro insostituibile, in generale per gli appassionati di analogico un vero (l’unico) preamplificatore phono in grado di adattarsi a qualsiasi testina e a qualsiasi tecnica, antica e moderna, d’incisione. Prezzo estremamente competitivo.

    Mark Levinson n. 25: un phono stage talmente eccezionale da poter essere abbinato ad un preamplificatore eccezionale come il Levinson n. 26 S. Neutro fino al parossismo.

    The Gryphon Head Amp: un pre phono di qualità assoluta, costruito e fiinito come un gioiello. Se il vostro cuore pulsa per l’analogico, risparmiate sul preamplificatore linea ma non negatevi questa piccola meraviglia.

    AB++
    E.A.R Phono Amp: dalla magica matita di Tim De Parravicini ( vi ricordate i Michaelson & Austin, e i primi Musical Fidelity?) uno scatolotto nero, piccolo, piuttosto anonimo, dotato solo di un controllo di guadagno. Embé? Embé ecco un pre phono a valvole da leccarsi i baffi ad un prezzo drasticamente competitivo. Prova su questo stesso numero (credo).

    AB
    Mc Cormack The Micro Phono Drive: Sostituisce in maniera più che egregia The Phono Drive, da cui riprende il progetto di base in un design ancora più raffinato e con un prezzo se possibile ancor più conveniente. Estremamente musicale, trasparente, silenzioso e piuttosto versatile. Decisamente raccomandato.

    Monrio ADN: Ancor più sorprendente di come ci era apparso nella sua prima incarnazione, migliorato nel suono, nell'estetica e nella costruzione, il piccolo efficientissimo pre phono italiano prodotto da Monrio. Partner ideale per qualsiasi impianto, anche di alte pretese, che sia sprovvisto di un ingresso phono, che ne abbia uno di qualità insufficiente o dove si voglia raddoppiare la flessibilità "analogica" del pre o dell'integrato. Le prestazioni non hanno assolutamente nulla, né in termini timbrici, né in termini spaziali, né in termini dinamici, da invidiare a quelle dei migliori della classe. L'apparecchio è versatile ( MC/MM con impedenza regolabile) .

    B
    Quicksilver MC Transformer: un trasformatore di grande qualità musicale e prezzo terrestre. Consigliatissimo.

     

     

    Preamplificatori

    (AA+)
    Gate ALN 1: Potrebbe essere il preamplificatore del decennio eliminata qualche passionale ingenuità che nei primi esemplari denunciava la provenienza hobbistica del costruttore. Il pre è finalmente ad uno stadio definitivo ed ascoltarlo è uno spettacolo. Trasparente sin dove si può immaginare trasparenza, corposo, solido, vellutato eppure cristallino, capace di una musicalità sanissamente antica ma proprio per questo d'avanguardia e di ricreare un panorama sonoro ampissimo e straordinariamente credibile. Il costo elevatissimo è almeno in parte giustificato dalla qualità e dall'unicità ( stavolta la notazione è veramente a ragion veduta) della componentistica utilizzata, a partire dallo splendido potenziometro rotativo a scatti, di produzione custom. La parentesi è d'obbligo visto il prezzo e trattandosi di un pre solo linea. A corredo viene fornita però una costosissima unità d'interfaccia e condizionamento IRS

    AA
    CJ Premier 7: quello dei preamplificatori è un settore troppo vitale e in subbuglio perché possa essere assegnata la terza A , ma allo stato delle cose è come se... Il Premier Seven offre il suono più caldo, pastoso, e insieme trasparente tra i preamplificatori che ho ascoltato in tutta la mia carriera.

    A+
    Audio Research LS 22: Semplicemente straordinario per velocità, profondità della scena sonora e coerenza timbrica. Meglio ancora dell'LS 5 ( del quale non conosciamo però la più recente versione ( MK III) . In unione al PH 2 forma un'unità di preamplificazione "no compromise" che può porsi tranquillamente alla testa di questa lista di "raccomandati".

    Klimo Merlin Reference: è il mio preamplificatore di riferimento. Evidentemente mi piace davvero molto. Morbido e caldo ma estremamente definito. Ora, in versione superalimentata, offre una dinamica ancor maggiore e quel nerbo che forse un po' mancava alla vesrione precedente, pur mantenendo intatta tutta la sua delicatezza e la sua dolcezza.

    Marantz Model 7 replica Ishiwata: solo Ken poteva far rivivere in tutta la sua magnificenza il mitico Model 7. E' una replica? Forse, se lo é é la replica più indistinguibile dall'originale, sia nel suono che nell'estetica, che io abbia mai potuto osservare.

    Treshold T2: devo ammettere che questo preamplificatore mi mette in difficoltà: primo perché non avevo mai ascoltato un pre a transistor tanto musicale, secondo perché rivoluziona un po' la concezione corrente di antitesi tra iperanaliticità e musicalità, coniugando in maniera sorprendente le due cose, terzo perché è un pre solo linea e per questo fatto unito al suo prezzo meriterebbe, teoricamente, una classificazione meno esaltante, quarto perché è un aggeggio che fa uso di tutte le diavoleriz moderne apparentemente meno "audiophile" che si possano immaginare. Tant'è ecco il miglior pre di linea a stato solido che sia i nostri laboratori che le nostre orecchie abbiano mai provato.

    A
    Jadis JPS 2: se avete presente cosa si intende per suono "solido" e "concreto" avete un'idea di cosa è capace il JPS 2. In più c'è un tocco di magia sulla gamma alta che lo rende lucidissimo e arioso.

    Luxman AT 3000: Non vi stupisca il trovarlo così in alto. D'accordo è un pre quasi passivo, anzi è per la precisione un "trasformatore di preamplificazione". Guadagna poco ma con una purezza irragiungibile per qualsiasi preampli di normale concezione ed un complesso di precisione e dinamica inarrivabile per qualsivoglia passivo. Un gioiello scarsissimamente flessibile (in tutti i sensi) ma impagabile per chi può indossarlo. Costruzione e finitura semplicemente superbe. Coup de Foudre

    Nightingale PTS O1: un pre mono valvolare decisamente originale e superbamente musicale. Costruito da una fabbrica che si diletta in giochetti come radar per le marine militari di messo mondo ( U.S.A. compresi), il PTS 01 ha una sonorità d'impostazione classica, calda e pastosa. Sublime sulle voci splendido in genere, gode di una costruzione di livello eccezionale e non da ultimo di un estetica e di alcune soluzioni old style ( vedi potenziometri e cavi di collegamenti) che lo rendono ulteriormente affascinante.

    The Gryphon Preamplifier XT: insieme al Primare la gemma nordica che ristabilisce geograficamente lo stato dell'arte. Preciso e dinamico, con un attenzione al microdettaglio stupefacente e per la quantità di informazioni e per la delicatezza con la quale vengono restituite.

    AB
    Klyne SK 6 LEP: Speriamo che Stan Klyne abbia finalmente trovato chi sappia curare come si deve i suoi interessi in Italia. Penalizzato da anni di "sotto-distribuzione", questo marchio merita invece la piena attenzione del pubblico. Oggetti come questo SK 6 fanno barba e capelli a fior di grandi nomi. Progettazione sana, estetica rassicurante, costruzione eccellente e suono di rara raffinatezza ad un prezzo alto ma sicuramente molto competitivo con quello dei ( famosissimi) diretti concorrenti.

    BB
    Audion Premier 1: E' la vera sorpresa di questa tornata di classifiche. Sembrava dovesse essere "solo" il completamento in catalogo dei finali a triodi del giovane costruttore inglese e invece... Un pre valvolare dotato di stadio phono ( e di che stadio phono!) musicalissimo, piuttosto versatile, affidabile e persino grazioso a 3.300.000 tutto compreso. Nessuno gli sta dietro.

    Audible Illusion Modulus III D Gold MC: Completato finalmente da un ingresso phono MC, come si addice ad un pre della sua classe, guadagna posizioni autocontribuendo alla perpetuazione del suo piccolo ma significativo mito. Un progetto semplice ma geniale per un suono che ricorda molto da vicino quello dei primissimi della classe: basso rotondo e imperioso, gamma media liquida e lucidissima, gamma alta definitissima ma accompagnata da una dolce nota di calore. Scarse colorazioni eufoniche sul medioalto. Eccellente immagine, soprattutto in termini di coerenza.

    Audio Research SP 9 MK III: Risolve brillantemente i pochi ma significativi difetti della serie precedente e ci smentisce decisamente nella nostra avversione agli MK etc. Quì l'upgrading è effettivo, significativo, non stravolgente ma decisamente e positivamente apprezzabile. Sparite le freddezze e le spigolosità, l'SP 9 si propone nella ristretta elité degli apparecchi ideali, per l'equilibrio delle prestazioni musicalità, per l'estrema bontà di quelle elettriche, per l'esemplarità della costruzione e della pur sobria finitura, per l'affidabilità e non ultimo, a completare questo idilliaco quadretto, per il prezzo, non basso ma perfettamente e concorrenzialmente correlato all'effettiva qualità dell'oggetto.

    Jadis JPL: se avesse il phono sarebbe in fascia A, dove peraltro c'è il JPS. Valgono all'incirca le stesse considerazioni. Dei CD riesce a restituire una delle più belle gamme basse in assoluto ottenibili

    Mc Cormack ALD 1/EPS: Con l'aggiunta della scheda Phono il pre Mc Cormak raggiunge ( giustamente) i primi della classe, proponendosi come uno tra i migliori, sia in termini di musicalità, che di costruzione, finitura e originalità del progetto, pre a stato solido attualmente sul mercato. Tra l'altro si propone con un prezzo elevato sì, ma nettamente competitivo con quello dei più accreditati concorrenti. Un gran bel cocktail di trasparenza, dolcezza e grinta dinamica.

    The Proceed Pre: Bello, versatilissimo, costruito in maniera suprlativa e altrettanto ben finito. Completamente telecomandabile e utilizzabile in applicazioni Home Theater , la cosa stupefacente, a questo punto, è che suoni pure. Non solo lo fa, ma rivela in questo una grazia ed una profonda musicalità assolutamente inaspettate. La dimostrazione lampante di come si possano ( a patto di volerlo) conciliare altissima tecnologia e carattere musicale. Apparecchio dell'anno 1994.

    B
    Bruce Moore Companion: altro personaggio ( vedi Stan Klyne) ingiustamente trattatio con sufficienza dal mercato italiano, che pure ha accolto a braccia aperte maghi da strapazzo e abili truffatori. Prodotti sani, musicali, affidabili quelli dell'ingegnere canadese, come questo Companion, veramente piacevole da ascoltare e accompagnato da un prezzo veramente molto competitivo. Alta fedeltà sana, quella che ci vuole oggidì.

    Copland CTA 301: un preamplificatore per molti versi sorprendente, per tutti gli altri assolutamente rassicurante. La buona Alta Fedeltà, quella con la A e la F maiuscole esiste ancora se esistono apparecchi di tal fatta. Bello, costruito con una cura ed un attenzione che hanno pochi confronti in campo audiophile, piacevolissimo da usare e capace di una musicalità tanto raffinata quanto concreta. Un pizzico di bei tempi andati e solo il meglio della modernità, ad un prezzo che nonostante il cambio sfavorevolissimo continua ad essere, sommati tutti gli aspetti sopracitati, decisamente concorrenziale.

    Electrocompaniet EC 3 MC (EC 20 Anniversary): Ancor più delicatamente musicale dei suoi deliziosi predecessori, il preamplificatore norvegese rappresenta uno splendido esempio di tecnologia raffinata, se vogliamo persino esoterica, a misura d'uomo. Discreto, suadente, precisio e meticoloso senza doverlo strillare in faccia all'ascoltatore. E' solo apparentemente un comprimario. Il velluto, non troppo spesso e giustamente morbido che ascoltate dall'impianto è lui a forrnirlo. Assai più immune alle radiofrequenze del predecessore EC 1.

    Klimo Merlino: un oggetto per certi versi incredibile: in un abito da "piccolo" una voce decisamente da "grande" ed un prezzo, di nuov o "piccolo". Per chi ha sempre sognato il Merlin senza poterselo permettere, per chi, cambiando pre vuol veramente cambiare, drasticamente, il suono del suo impianto. SEmbra in grado di infilarsi in tutti i buchi lasciati scoperti dagli altri componenti della catena e magicamente riempirli di musicalità. D'altra parte si chiama Merlino.

    Mc Cormack Micro Phono Drive + Micro Line Drive: Quasi come l'ALD 1 in dimensioni estremamente contenute e con un estetica a dir poco graziosissima. Rispetto al modello maggiore mancano appena un pizzico di dinamica ( in generale) e un tantino di trasparenza (nella sezione linea). Dire che il prezzo della combinazione è conveniente è riduttivo.

    Naim Nac 72 S + Hi-Cap: il 72 con super-alimentazione è un pre che non ha nulla da invidiare ai migliori progetti statunitensi, tranne il prezzo, che infatti è assai più basso di quanto offerto dalla concorrenza diretta. Grande dinamica e appena un pizzico di ruvidezza che i più perdoneranno in virtù della capacità di emozionare di questo piccolo grande pre.

    Quicksilver The Preamp: evviva la serietà, evviva la concretezza. Solido e plastico, capace di una grande prestazione musicale, con un pizzico di piacevole efuonia in alto.

    C+
    AM Audio Pre O2 + MC 02: Una deliziosa combinazione "nazionale" che vede in splendida partnership un pre di linea di notevole livello musicale ed un pre phono altrettanto valido . Molto difficile ottenere lo stesso anche spendendo cifre ben superiori. Figli nobili del progetto "Stradivari" ( chi ha seguito la vicenda hi-fi negli anni '80 sa bene di cosa si parla, gli "02" ben rappresentano le virtù del piccolo/ grande marchio italiano: tantissima sostanza, alta musicalità, estetica spartana ma gradevole, progetti originali e intelligenti, prezzi veramente "piccoli". Un eccellente esempio, uno dei migliori, di "altissima fedeltà dal volto umano".

    Phase Controlsource 1.0: Peccato che non possieda un ingresso phono, sennò a ben altre posizioni sarebbe stato destinato questo ulteriore, splendido ( è veramene il caso di dirlo) prodotto italiano. Un pre linea a mos-fet di livello internazionale ( anche e soprattutto guardando costruzione e finitura).

     


    Coup de Foudre

    C
    Am Audio Pre 02: Vedi le considerazioni fatte poco sopra ( classe C+) ma niente phono.

    Audible Illusion L1: senza phono perde un po' del suo fascino, ma il suono è...esso. Caldo, pieno, molto dolce in alto, molto ben controllato in basso, con un'immagine che si segnala per coerenza e concretezza ma anche per la non solita profondità della scatola sonora.

    Beard CA 35: dolce e setoso, non rigorosamente neutrale ma assai romantico. Un oggettino delizioso per utenti non maniaci ma veramente amanti della buona musica.

    Conrad-Johnson PV 10 A L: il prezzo è piccolo, il cuore è grande, il suono e Conrad-Johnson.

    Galactron MK 2016: Non è strepitoso come gli integrati e i finali, ma si tratta pur sempre di un pre dalla timbrica estremamente sana, capace di una eccellente immagine stereo, caratterizzato da una linea decisamente originale e accattivante e da soluzioni tecniche d'avanguardia. Verastilissimo ( dispone anche di uscite bilanciate) telecomandabile e italiano, oltreché nel design , anche nel prezzo. Poco più di due milioni. Pochissimo per tanta roba così.

    Marantz SC 22: un delizioso pre linea costruito con raffinatissima cura, in grado di fornire prestazioni musicali interessantissime ad un prezzo assai contenuto. In abbinamento al pre phono PH 22 aspira decisamente ad una fascia superiore. Affidabilissimo.

    E+
    AMC CVT 1030: Un prezzo piccolo piccolo per un pre valvolare da coe grande. Assai più versatile del Rose, appena un pochino meno rotondo e plastico ma decisamente più versatile ed affidabile Per entrare alla grande nella grande alta fedeltà.

    Rose RV 23: per entrare alla grande nel mondo dell'altissima fedeltà, ma anche per continuare ( mi ripeto?) . Piccolo, minimalista, semisconosciuto, il micro- pre a valvole britannico si comporta da grande outsider mettendo all'angolo gran parte dei concorrenti sino al doppio del suo prezzo. E' un valvolare, un vero valvolare e necessita delle attenzioni di un vero valvolare.

    E
    [edit] VP04: ottimo, davvero ottimo. Il prezzo è evidentemente italiano, il suono non conosce complessi e barriere doganali.

    Orelle SC 100: molto british nella costruzione e nell'impostazione filosofica, molto italiano nella bontà della riproduzione musicale, adatto cioé anche alle ipercritiche orecchie dei nostri ipercritici audiofili. Analitico ma sempre rilassante, lucido ma mai clinico. Il prezzo è la panna sulle fragole.

    Proton AP 400 Pro: l'economico pre della Proton ripete l'exploit dell'integrato AM 400 Pro: grintoso, dinamico, velocissimo ma anche più che discretamente musicale. La leggera enfasi sul medio-basso compensa in maniera pressoché perfetta le deficienze di gran parte dei diffusori di classe abbinabile.

    Escono di classifica: Convergent SL 1 MK III, sostituito dall'SL 1 Signature che non abbiamo ancora provato, Audio Research LS 5 sostituito da LS 5 MKIII, come sopra, Mark Levinson ML 26S, prematuramente pensionato. Primare O1P: purtroppo Primare sconta una sorta di "maledizione della linea gotica" il pubblico italiano, anche quelo più danaroso, sembra non capire questi straordinari oggetti preferendogli nomi, forse più "in" ma sicuramente meno validi. Conrad Johnson PV 11, fuori produzione, Klimo Merlin 610 e 610 LS, sostituiti dal Merlino, Spectral DMC 6 II, non più in produzione, Adcom GFP 565 e 545 non ci risulta un distributore ufficiale per il marchio Adcom. PS Audio 5.6, sostituito dal 5.7 che non conosciamo, Buermester 808, non ci risulta più importato.

     

     

    Ampli Finali

    (AAA)
    Klimo Beltaine: Ma poteva esserci alcun dubbio? E'molto tempoo che una coppia di Beltaine mi rende felice, eh si, è questo il termine giusto, felice. Perché la maniera di porgere la musica dei Beltaine è di un altro mondo, nulla a che vedere con le altre amplificazioni, a meno di non parlare di cose come On Ga Ku e Kaegon. Fino ad ora avete sentito l'hi-fi, questa è l'alta fedeltà. E sono due cose differenti. La parentesi è d'obbligo vista la bassissima potenza.

    Fourier Panthere: Meraviglioso OTL, scandalosamente musicale OTL. Niente trasformatori d'uscita? Tutta musicalità e trasparenza guadagnata. Nemmeno troppo ostico con i diffusori, accetta di pilotarne più di quanto qualsiasi OTL abbia sin'ora fatto. Il suono? E' qualcosa di completamente diverso da quanto conoscete. Prenotate una seduta d'ascolto anche solo per capire cosa significa per un amplificatore suonare senza la greppia dei trasformatori d'uscita. Entusiasmante. Coup de Foudre

    AA++
    Mark Levinson n.333: Semplicemente il miglior amplificatore a stato solido che io ( e tutta la redazione con me) abbia mai ascoltato. SEmplicemente strepitoso, fa anche meglio dei sin'ora inarrivabili ML 20.6

    AA
    Air Tight ATC3: un grandissimo finale a triodi che ripropone ai giorni nostri le mitiche e lussureggianti sonorità dell 'età dell'oro dell'alta fedeltà. Costruito e finito come solo i giapponesi più raffinati sanno fare.

    Audio Research VT 130: " neh, ma che bbella ccosa", come per magia Audio Research ogni volta che ci ripensa, si fa passare le allergie momentanee e torna a toccare le valvole fa il capolavoro. VT 130 o della completa adattabilità alla musica, VT 130 o della totale flessibilità artistica. VT 130 un finale a valvole grande e grosso che come raramente ci è capitato di ascoltare non ha alcuno altro scopo che servire umilmente e grandiosamente la musica;

    Cary Audio CAD 805: un uragano di velluto, una tempesta di delicatezza. Insomma tutto ciò che possono fare i triodi portato a potenza da diffusore "duro". Un esercizio difficile, splendidamente condotto a termine dalla casa americana. Non chiedetegli la trasparenza assoluta dei monotriodi puri, ma aspettatevi prestazioni vicine con una dinamica altrimenti inarrivabile.

    Stax DMA X2: tanta potenza e un tocco, unico, di magia.

    The Gryphon Poweramp DM 100: mitico come l'animale da cui prende il nome. Pilota tutto e lo fa con una grazia sconosciuta alla massa degli ampli a stato solido. Di una naturalezza disarmante.

    Krell KSA 100S: Finalmente un Krell che fa ( eccome) al caso nostro. Potentissimo ma non prepotente è un mostro incivilito , capace di controllare la sua forza ( che all'occorrenza può essere brutale) e di esprimere un messaggio assai definito e introiettato ma per nulla clinico e aggressivo. Bravo Dan, bel colpo.

    A++
    Audion Silver Night: splendido finale britannico a monotriodi , suona magnificamente e rende merito al suo poetico ed evocativo nome. Se dimostrerà di essere effettivamente distribuito ed assistito decadrà la doverosa parentesi.

    VShindo Labs Palmer 300B: Ancora un'illustre ( forse il più illustre) rappresentante della categoria monotriodo dotato di 300B. Il suo maggior difetto è la scarsa flessibilità, nel senso che per le sue precipue caratteristiche sonore è strettamente indicato in accoppiamento a diffusori a tromba ad alta efficienza, con i quali, però, appare pressoché imbattibile. Una coppia di Palmer e due Klipshorn o due Tannoy Wenstminster o robina del genere rappresenta un'esperienza musicale tanto particolare quanto irripetibile.

    A
    Jadis JA 30/ 80: il 30 è tanto delicato quanto concreto, l'80 tanto concreto quanto delicato. Non per tutti i diffusori, ma quando si imbrocca quello giusto (io ad esempio ho imbroccato il Monitor Audio Studio 20 e con l'80 è un'accoppiata magica) gli Jadis hanno tutt'ora pochi rivali. In più le versioni recenti sono anche diventate affidabili.

    McIntosh MC 7300: chi se lo sarebbe aspettato? Eppure eccolo e chiunque può verificare con le sue orecchie quanto sto dicendo. Il 7300 è bello come un McIntosh, affidabile come un McIntosh, come un McIntosh rappresenta un investimento che si rivaluta nel tempo e suona come non ci si sarebbe mai aspettato (ma il 7270 già aveva invertito la tendenza) da un Mac moderno. Pilota, praticamente, anche i sassi. L'ascolto prolungato rivela un ampli di straordinaria piacevolezza, un vero e proprio indistruttibile, non svalutabile, rassicurante compagno di vita. Più lo ascolto e più sale in classifica.

    Sound Technology Poweramp One: È uno dei finali più seducenti che abbia mai ascoltato. Coup De Foudre

    AB++
    Jeff Rowland AC 2 ( alimentato a batterie): Un finale compatto , versatilissimo ( può funzionare in DC in AC o con un pack di batterie opzionali). Potente quanto basta per una non isterica applicazione domestica, costruito e finito con la cura a cui Rowland ci ha abituati. Nella configuraione a batterie mostra una trasparenza ed una pulizia timbrica difficilmente raggiungibili, unite ad una dinamica niente, niente male.

    AB +
    Mc Cormak Power Drive DNA1: esoterico si ma con criterio. Progettato da gente seria è un amplificatore estremamente serio per impianti estremamente seri. Vale quello che costa e questo è davvero dire tanto. La straordinaria costanza di prestazioni nel tempo e l'affidabilità gli valgono un passo in avanti in classifica

    Nightingale ATS 30: appena appena un pochino meno affascinante del pre, ma caratterizzato dalla stessa eccezionale cura costruttiva e di finitura, dall'originalità delle soluzioni inserite in una circuitazione classica, dalla medesima cura estetica. Suona in maniera assolutamente eccellente , dimostrando una grande personalità che, positivamente, lo distanzia dalla comue produzione valvolare "de-luxe" facendone un oggetto desiderabilissimo anche da chi ha già provato tutto o quasi tutto. Sono sicuro che i mercati esteri non rimarrano insensibili al suo indiscutibile "appeal".

    AB
    Audion Silver Night 30B SSE: giuro che quando mi hanno detto il prezzo non ci volevo credere, e non perché sia masochista ed ami pagare le cose tanto né perché in quanto sadico ami che le paghiate tanto voi, semplicemente perché un finale a monotriodi che impiega le 3 00B e che si permette queste magiche sonorità, a 3.300.000 appare una cosa fuori dal mondo. Non fate, per favore, di quelle snobberie che non lo comprate perché il prezzo è troppo basso. Costa sì come una 126 usata, ma va come una Jaguar.

    Cary Cad 300B: quando un apparecchio va veramente bene, ed ha un prezzo tutto sommato competitivo cominciano a nascere le leggende. Ora vi spiego quanto sono asino: subito dopo la mia prova del Cad 300 B mi telefonò un signore infuriato avvertendomi che quell'amplificatore "era una buffonata. Non è a valvole se lei toglie le valvole di potenza durante l'ascolto l'ampli continua a suonare!" Stranissimo caso di camuffamento. Ebbene anziché mettermi a ridere o pensare, come doveva essere, che si trattava del solito rompiballe convinto di sapere tutto e dotato di fervida immaginazione o ancora di un concorrente invidioso, S.Tommaso come pochi, feci l'esperimento. Risultato le dita della mano destra ustionate, un paio di condensatori esplosi e, naturalmente il silenzio. Ora, dico io, ma si può far dirigere una rivista ad un personaggio come me? Non solo il Cad 300B è a valvole (e che valvole) ma in unione a diffusori di efficienza medio-alta (88/89 dB in su a seconda dell'ambiente) è una vera e propria delizia.

    Diapason Riferimento: anche lui è grande grosso e a stato solido eppure nulla invidia ai colleghi longilinei o nanerottoli. Il Riferimento fa decisamente onore al suo nome con una performance dinamicamente travolgente e timbricamente assai convincente nonostante una certa tendenza "yang".

    Marantz MA 24: forse definirli i Mark Levinson 20.6 dei poveri è offensivo, sia nei confronti dei poveri, che certo non si comprano gli MA 24, sia nei confronti dei piccoli splendidi Marantz, che certo non rappresentano un'alternativa di ripiego. Questi piccoli mono in classe A, progettati da quel geniaccio di Ishiwata, propongono una delle performances in assoluto più aggraziate e corrette oggi ottenibili, con la sola accortezza di accoppiarli a diffusori di medio-alta efficienza. Anche se non difettano davvero di dinamica. Un sistema di biamplificazione a quattro MA 24 merita senz'altro la fascia A. Decisamente competitivi in relazione alle prestazioni pure, alla costruzione, al grado di affidabilità.

    Mark Levinson n. 29.5: nella botte piccola c'è il vino buono. E questo è il mio secondo amplificatore preferito tra quelli costruiti dalla celebre casa statunitense. Esemplare per correttezza timbrica e coerenza e anche dal punto di vista dinamico usa assai bene i suoi 50 watt.

    Plinius SA 100: Per Berlinguer sta più in alto in classifica, per me no, ma è solo una banale questione di sfumature. Dalla nuova Zelanda una gradita genìa di apparecchi ben costruiti, ben progettati e dal prezzo insidiosissimoper la concorrenza americana. Di questa genìa l'SA 100 è il validissimo alfiere. Il prezzo é però un po'

    B+
    AM Audio A 50: tanto per confermare che non abbiamo niente da invidiare a nessuno, ecco un piccolo grande stato solido in pura classe A, musicalissimo, affidabile ed economico oltre ciò che sarebbe stato lecito aspettarsi. Bravo Mr Conti, vai così che vai forte!

    Albarry M408: la vecchiaia (o meglio, l'anzianità) gli fa un baffo. Era il mio ampli di riferimento nel 1983 e potrebbe tranquillamente esserlo ora. Non vi fate ingannare dal datio di potenza, è in grado di pilotare anche diffusori molto difficili. Oggetto di culto è prodotto in un numero limitato di esemplari. Ottimo investimento.

    Beard M 1000: un gran bel mono a tubi di notevole potenza. Pilota anche diffusori difficili (p.e. ELS come i Martin Logan) con ottima coerenza tonale e più che discreta neutralità.

    Bryston 3B: indistruttibile (è garantito vent'anni), gran lavoratore, ottimo musicista a un prezzo stupefacentemente onesto. Fortemente consigliato

    Klimo Kent Silveb: è uno dei miei grandi amori. Un piccolo amplificatore a tubi con una grande e melodiosissima voce. Il dato di potenza non rende giustizia alla sua capacità di produrre volumi veramen,te notevoli con raro senso musicale ed eccezionale concretezza plastica. Più che discretamente affidabile.

    B
    Monrio Cento: un gran bell'exploit per un ampli che da tranquillamente i punti a colleghi di prezzo doppio e anche triplo. Timbrica amabile, eccellente dinamica, notevolissima capacità di pilotaggio di carichi anche molto difficili. Consigliatissimo.

    Muse One Hundred: Merita effettivamente assai di più di quanto non mostrasse la sua precedente, conservativa, classificazione. Semplice , dinamico economico quanto può esserlo un oggetto che si paga in dollari e musicalissimo.

    PS Audio PS 100 Delta: altro splendido rappresentante della sanità mentale applicata all'high end. Timbrica sana, eccellente dinamica, ottima costruzione e finitura. Affidabile e conveniente. Da tener presente anche come ampli per i bassi in super-sistemi muiltiamplificati.

    Quicksilver Mono Amp (Silver): eccellenti nella vecchia versione c on le 6550, altrettanto nella più recente con le KT 88, splendida la versione Silver Mono (che merita senz'altro una fascia di classifica più elevata, ma c'è bisogno di un riascolto). Comunque sia uno degli amplificatori più deliziosamente musicali in commercio. Un classico inossidabile che sorprende ogni qual volta lo si riascolta. Peccato il prezzo che davvero non è più quello di una volta e ne penalizza la classifica.

    Woodside ( Radford) STA 35: un classico (il progetto originale è di trent' anni fa) che non accenna a voler invecchiare. Piccolo e delizioso.

    BC
    V Onkyo M-510 Grand Integra: dopo lo Stax senz'altro il miglior amplificatore giapponese in produzione. Una bestiaccia grintosa e strapotente non priva di grazia e delicatezza. Ottima coerenza timbrica, dinamica naturale e praticamente illimitata, una leggera tendenza al gigantismo nella ricostruzione degli strumenti. Costruzione e finitura da brivido. Comincia a risentire dell'onta del tempo

    C
    Beard P 35 MKII: dolci e melodiosi suoni. Spiccata tendenza eufonica nell'accezione più positiva del termine, più che discreta capacità di pilotaggio..

    Cary SLA 70: è una delle rivelazioni degli ultimi anni. La potenza non è esuberante ma è in classe A e visto come suona il prezzo è decisamente onesto.

    Galactron MK 2061: il più piccolo ma anche il più deliziosamente equilibrato tra i nuovi Galactron. Suono aggraziato e prezioso, timbrica limpida e liquida . 30 watt buoni che permettono anche una più che dignitosa prestazione dinamica.

    Galactron MK 2160: decisamente più potente e aggressivo del precedente ma dotato comunque di eccellente musicalità. Manca quel pizzico di grazia, quel pizzico di magia che solo gli amplificatori piccoli riescono a donare.

    Marantz MA 22: suono estremamente aggraziato ma non privo di grinta. Appena una punta di durezza ( perdonabile) sul medioalto. Costruzione, finitura e affidabilità eccellenti. Prezzo adeguato.

    Naim NAP 180: il miglior finale Naim che io abbia ascoltato. Grintoso e solido.

    Quad 405 mod. Dyssanayake: tutto quello che avreste voluto da un Quad e non avete mai osato chiedere. "Abarthizzazione" sul n. 10/92 di SUONO.

    V Sonus Faber Amator Power: sembra a valvole. È a transistor. Complimenti. Bellissimo da vedere piacevolissimo da ascoltare.

    D
    Klimo Linnet: nonostante le proteste in forma verbale ed epistolare (indirizzate peraltro alla mia precedente rivista) del distributore il mio giudizio non cambia. Eccellenti, al livello dei migliori in assoluto con diffusori a medio-alta impedenza, problematici con diffusori medio-difficili.

    E
    Cabre AS 204 Mod. Dyssanayake: veloce, grintoso, neutro. "Abarthizzazione" sul n. 1/92 di SUONO.

    [edit] VM 150: eccellente per il prezzo che costa. Ibrido con prevalenza di suono valvolare.

    Naim Nap 90: pas mal, pas mal... Ma bisogna amarlo.

    Quad 306: probabilmente il miglior finale Quad da vent'anni a questa parte. Costa poco e da in cambio veramente molto.

    Rotel 980 BX: 120 watt puliti e cristallini a meno di un milione. Avrà pure qualche difettuccio ma cosa pretendete?

    Verdier 210 MKII: Dipende un po' dai diffusori, ma in genere è un ottimo valvolare ad un prezzo conveniente, progettato e costruito da un uomo che di valvole ne sa davvero.

    Escono di classifica: Mark Levinson. n. 20.5, N.27.5 , non più prodotti, Primare 202, vedasi il discorso già fatto nella sezione preamplificatori. Audio Research Classic 30, ahimé non più prodotto, AES One , da tropo tempo non ne abbiamo più notizie. VTL Triode 25 watt, non più prodotto, Mc Intosh MC 275 Replica, purtroppo non c'e n'é più, Aloia ST 130, siamo in attesa della nuova splendida produzione del nostro grande Bartolomeo, Copland CTA 504, sostituito dal 505 che non abbiamo ancora ascoltato, Kinergetics KBA 75, non ci risulta più distribuito. Classe M 700, fuori produzione, Hafler 9500, non ci risulta più distribuito, PSE Studio IV, idem, Manley Compact 150 idem con patate ( ma se preferite, senza sovrapprezzo, ci sono i fagiolini, niente rucola please! Onkyo M 502, non è più in catalogo, Adcom GFA 565, 585, 545, 535 : non ci risulta al momento un distributore italiano per Adcom.

     

     

    Elettroniche Miscellanea

    AAA
    Cello Audio Palette: il più bel giocattolo hi-fi mai inventato. Il più bello strumento di godimento di una discoteca mai realizzato. Ah, poterselo permettere!

    AA+
    Nightingale unità di condizionamento, stabilizzazione e filtraggio di rete serie CR (800/1200/1600): il più perfetto e funzionale tra i "condizionatori" ma definirlo così è estremamente limitante. Un oggetto che riunisce in una almeno tre funzioni fondamentali e che non dovrebbe mancare in alcuna catena di buon livello se si vuole che le prestazioni ottenute siano effettivamente quelle promesse dall'apparecchio. Anche se il vostro impianto elettrico e immondizia un CR è in grado di resuscitarlo, con in più la sicurezza di ottenere sempre il massimo dalle vostre apparecchiature grazie alla funzione di stabilizzazione automatica della corrente. Una prova basta a convincere anche il più ostinto dei caproni con le orecchie imbottite. Irrinunciabile.

    AA
    Sightech AEC 1000: Pensato per il mercato professionale, questo equalizzatore digitale ( ma è estremamente riduttivo definirlo come tale, andate a leggere la prova sul numero scorso) . Il Sightech è letteralmente in grado ( in senso figurato, non mettete in allarme la famiglia) di abbattere o nascondere le pareti dell'ambiente. I suoi benefici sul suono vanno provati. Costa molto, è vero, ma è un oggetto di tecnologia veramente raffinata , capace di risultati assolutamente unici.

    Gate IR1: Spartanamente definita "interfaccia" dalla casa, è un'unità di filtratura e stabilizzazione della corrente. Funzione come nessun altro "power purifier" fa , e funziona davvero, incrementando in maniera sconcertante le prestazioni di qualsiasi catena. Indispensabile in installazioni di alto livello, molto più dei cavi in argento massiccio rivestiti in oro rosa e platino. Raccomandatissima.

    A
    Mark Levinson LNC 2: attualmente il crossover elettronico più corretto e "invisibile" in commercio, o meglio, era in commercio. Ma se davvero puntate ad una multiamplificazione di altissimo livello vale comunque la pena cercarlo, e se ho capito bene è comunque disponibile su ordinazione.

    Irem LC 201: un condizionatore di rete di grade efficacia, disegnato e realizzato con tecnologie all'avanguardia, estremamente potente ed affidabile. La sua presenza nell'impianto si nota in maniera assolutamente benefica.

    AB
    Dyssanayake La Macchina del Tempo: Ma che cos'é insomma? Un interfaccia pre-finale? Un'interfaccia pre-cavi-finale? Un'interfaccia pre-CD? Un adattatore d'impedenza? Un'uscita cuffia a valvole? Tutto ciò ed altro, è la geniale "Macchina del Tempo" di quel pazzo cingalese di Sarat Sena Dyssanayake. E funziona comunque la vogliate far funzionare, e con pochi ritocchi può fare anche dell'altro. in Kit secondo i piani di suono, o "pret a sonner " su prenotazione presso lo stilista orientale.

    B
    Lexicon CP1: il miglior processore d'ambienza e di surround in commercio.

    Bryston 10B: quasi un Levinson LNC 2 a una frazione del prezzo. Una manna dal cielo per chi vuole biamplificare ad un costo ragionevole ma senza rischiare di deteriorare la musicalità dei propri diffusori. Appena un po' limitato in versatilità ma comunque efficacissimo. Forte raccomandazione.

    Audio Research EC 22: un gran bel crossover elettronico, costoso ma di prestazioni indiscutibili.

    Escono di classifica: Mc Intosh Mac 4300V, non più in produzione, Onkyo TX 906, idem.
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  • L'album di VideoHifi

  • I Blog di Melius Club

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      Le cartoline di oggi vi parlano di un lago affascinante, di un ottimo pranzetto, di un’antica leggenda, di un’isola incantevole, e di un percorso mistico.

      Orta, che sorge sulle rive del lago omonimo, è classificato tra i 100 borghi più belli d’Italia. Il lago si è formato dal ghiacciaio del Sempione ed è separato dal lago Maggiore dalla cima del Mottarone. Siamo in Piemonte, nella provincia di Novara. Sono tante le camminate e le attività che si possono fare attorno a questo piccolo specchio d’acqua circondato da una vegetazione lussureggiante e cangiante a seconda della stagione. Gozzano, ad esempio, offre piccole spiagge attrezzate e, nei dintorni, scuole di vela e circoli di canottaggio. Orta, invece, propone soprattutto passeggiate spettacolari e, tra queste, quella al Sacro Monte attraverso una via costellata da 20 cappelle affrescate, dedicate a episodi della vita di San Francesco.

      Arrivando alla minuscola cittadina, si è attratti da una strana costruzione in stile moresco che svetta e domina il lago: si tratta di Villa Pia Crespi, costruita nel 1879, su incarico di un ricco imprenditore tessile, indigeno, che voleva farne dono alla diletta moglie, Pia. Del progetto si occupò uno dei più famosi architetti dell’epoca, Angelo Colla, e, soprattutto nel periodo tra le due guerre, ospitò, oltre al re Umberto I, molte personalità di spicco in ambito letterario e religioso. Ceduta successivamente, finì per diventare un hotel negli anni ‘80. Oggi è reputata una sorta di tempio per i gourmet poichè il suo ristorante è diretto dallo chef Antonino Cannavacciuolo. La Villa è molto bella, ha interni stupendi e preziosi, un magnifico giardino e una bella piscina ma, personalmente, non mi sembra in armonia con il contesto: la maestosità silenziosa e raccolta del panorama lacustre era già perfetta e, a mio avviso, non necessitava di “intrusi”.

      Lasciata l’auto in uno dei parcheggi posti fuori dal borgo, si scende verso il lago attraverso un dedalo di vicoli molto suggestivi, ricchi di affreschi, antichi lavatoi, balconi fioriti, ristorantini e negozietti, fino ad arrivare alla piazza Motta, dove si trova il centro del paese e il piccolo imbarcadero. Da notare il palazzetto detto il Broletto, datato 1572.

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      IL BROLETTO

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      La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

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      Le specialità della valle sono tante ma i formaggi sono il top. 

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      E’ ora di pranzo e, prima di imbarcarci per l’isola, anche noi ci sediamo in un ammiccante e già sperimentato ristorante proprio a bordo acqua, di fronte all’imbarcadero e all'isola.

      Ecco il nostro goloso menu:

      Sformatino di patata e porro, fonduta al maccagno 

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      Gnocchi di segale, grasso di Formazza, pistilli di zafferano e pancetta nostrana 

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      Sottofiletto di manzo, scalogno confit e salsa al marsala

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      Crema bruciata alla nocciola IGP del Piemonte 

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      Caffè e piccola pasticceria della casa

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      Tutto ottimo!  😋

       

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      E ora parliamo della leggenda che ha dato il nome all'isola e del miracolo di San Giulio e anche dei mostri...

      Giulio e Giuliano erano due fratelli religiosi, che, nel IV secolo, sotto l'imperatore Teodosio, si misero in viaggio con l'obiettivo di convertire i pagani e di fondare 100 chiese. Lungo era stato il cammino e anche faticoso ma la loro fede li aveva sempre aiutati a superare i pericoli e le avversità incontrate ed erano quasi alla fine della loro missione dopo aver fondato ben 99 chiese quando giunsero alle rive del lago! Giulio era anche un esorcista e, decise che la centesima l’avrebbe fondata proprio su quell’isola “maledetta”!  Si diceva infatti che l’isola fosse infestata da draghi e serpenti feroci che si cibavano, in un solo boccone, di capre selvatiche, di buoi e anche di quei malcapitati che, in barca, osavano avvicinarsi.

      I barcaioli infatti si limitavano a pescare poco distanti dalla riva e lontano dall’isola ma raccontavano di avvistamenti spaventosi e descrivevano i mostri arricchendoli con particolari agghiaccianti. Nessuno mai si sarebbe arrischiato a trasportare i due monaci, anzi, gli abitanti tutti li supplicarono di lasciar perdere e di abbandonare quella idea così folle. Giulio non si lasciò convincere e, inginocchiatosi sulla riva, iniziò a pregare chiedendo l’aiuto del Signore. E avvenne il miracolo!  Il suo mantello si trasformò magicamente in una sorta di barca  resistente alle onde create dai draghi e lo portò sano e salvo sull’isola dove, non solo sconfisse le forze del male ma riuscì anche,con l'aiuto di tutti i borghigiani, sedotti e convertiti dal miracolo, a fondare la sua centesima chiesa!!  Ora nella sacristia della chiesa è conservato un lungo osso, forse una vertebra, del drago ucciso dal Santo che, a sua volta, è sepolto nella cripta sottostante.

      Sì, ho raccontato una bella fiaba che, di vero, pare abbia solo qualche radice:in realtà, forse, sull’isola abitavano dei pagani irriducibili e crudeli. Per quanto riguarda l’osso pare, invece, sia un fossile di una balenottera spiaggiatasi e defunta in epoca glaciale! Sotto la chiesa, poi, si sono trovati anche i resti di un’altra chiesa costruita in epoca precedente. 

      Da segnalare, comunque, che ancora oggi, alcuni barcaioli sostengono di avvistare, a volte, degli strani mostri, simili a coccodrilli che sbucano dall’acqua e, con fare aggressivo, li spaventano. Insomma, anche in Piemonte abbiamo il nostro Lochness!!  😱  😂

       

      Adesso torniamo seri, abbandoniamo le fantasie e imbarchiamoci alla volta dell’isola.

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      San Giulio domina dall'alto del Palazzo Vescovile

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      Già dal lago, mentre ci avviciniamo,  ci rendiamo conto di quanto possa essere bella, romantica e ricca di fascino:

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      L’isola, molto piccola, detta anche isola del Silenzio, ha soltanto una via perimetrale dotata di una particolarità: se si intraprende il cammino in un verso si percorre la via del silenzio, se ci si incammina nell'altro senso, la via della meditazione. In certi periodi, lungo la via, si possono leggere dei cartelli fronte/retro, multilingue, con frasi diverse scritte a seconda del percorso: questi pensieri sono quelli di una badessa, Madre Anna Maria Canopi.

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      Lungo la via si incontra anche una passerella celata che serve alle suore di clausura per accedere direttamente dal convento alla chiesa senza passare dalla stradina pubblica.

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      La popolazione dell'isola non arriva a 100 abitanti, di questi, almeno 70, sono suore di clausura benedettine dedite allo studio di testi sacri, alla preghiera e alla meditazione.

      Non si può non restare immersi in questa atmosfera così tranquilla e serena e neppure non riflettere su quanto si legge camminando, istintivamente, a passo lento e con rispetto.

      Ed ecco l'interno della basilica di san Giulio che ha il fronte direttamente sul lago: è ricca di dipinti di epoche diverse ed è impreziosita dall'ambone in serpentino d'Oira, una pietra verde estratta nella zona.

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      Una cosa è certa, anche se non si tratta di un miracolo, dopo questa passeggiata, tornando a casa, ci si sente davvero più sereni, leggeri e rilassati! 😉

       

       

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    2. Sarà certamente il paese del sole, Napoli, ma quelle volte che piove non siamo secondi a nessuno, modestamente!

      E fatalmente il traffico si blocca, non c'è una ragione precisa, è come una vibrazione coordinata, una specie di cosa mistica che prende tutti i napoletani: piove? Fermiamoci, freno a mano e conversazione.
       

      Al Ponte dei Francesi.

      E' così è capitato ultimamente anche a me, via Ponte dei Francesi con in macchina una Antonella e un Antonio, parte la conversazione a allora faccio notare ai miei compagni di sosta la curiosa coincidenza: Antonio e Antonella bloccati al Ponte dei Francesi, curiosa coincidenza, no?
      Niente! Ma come? - insisto - il Canto dei Sanfedisti ve lo ricordate? Niente. Mi sento obbligato allora a raccontare il fattariello che ora condivido con voi.

       

      Lazzari e giacobini.

      Nella notte del 15 gennaio 1799 i francesi sono alle porte, avviene spontanea la mobilitazione del popolo napoletano. Ai lazzari si uniscono le corporazioni: i cavatori di tufo della Sanità, i conciapelli dei vicoli delle Concerie, gli scaricatori del Porto, gli ortolani e i fruttaioli del Mercato, ma soprattutto gli infiammatissimi "luciani" cioè marinai e pescatori di Santa Lucia, il più ardentemente borbonico dei quartieri di Napoli. 

       


      Nel frattempo, la borghesia pensa a difendere i suoi interessi e negozia sotto banco con i francesi giacobini: in seguito si cantò "chi tene pane e vino add’esse giacubbino".
      Per le strade della capitale "sonano li cunsigli" per chiamare il popolo a raccolta, "serra! serra!": senza capi militari e senza armi da fuoco, cinta la fronte da fazzoletti sotto cui è posta l’immagine miracolosa di san Gennaro, una folla di quarantamila lazzari giura davanti alle sante reliquie di morire in difesa della patria e della Fede. Il grido è "viva san Gennaro" e " viva ‘o Rre nuosto", l'insegna è una bandiera con l’effigie di un teschio e la scritta "evviva il Santo Ianuario nostro generalissimo".

       

      Il tradimento dei borghesi.

      Scrisse il generale Championnet nella sua relazione a Parigi: "si combatte in ogni strada, il terreno è disputato palmo a palmo, i lazzari sono guidati da capi intrepidi. I lazzari, questi uomini meravigliosi sono degli eroi". Ma i giacobini napoletani con l'inganno si impadronirono di castel Sant’Elmo e dall'alto cominciarono a bombardare la città facendo strage del popolo dei loro stessi concittadini.
      La città si arrese, restarono sul campo duemila francesi e diecimila napoletani, il tradimento dei borghesi causò una frattura insanabile col popolo minuto che ancora oggi è aperta.
       

      San Gennaro giacobino.

      Il popolo era adirato col suo protettore e già lo sospettava di cripto-giacobinismo quando si diffuse la notizia (storicamente dubbia, oggi si direbbe una fake news) che san Gennaro avesse fatto il miracolo al cospetto di Championnet! Appellato "cornuto e svergognato", il santo fu detronizzato - cioè non fu più il patrono di Napoli - e le sue effigi vennero impiccate ed esposte al pubblico ludibrio. Al suo posto fu intronato il potente sant'Antonio che presto si guadagnerà sul campo di battaglia il titolo di "glorioso", proprio in quel punto che fu poi chiamato Ponte dei Francesi.

       

      Presto vi racconterò il resto, nel frattempo godetevi Marta Giardina in questa interpretazione de Il Canto dei Sanfedisti, sempre senza nulla a pretendere.

       


       

    3. Completo con questa seconda parte la presentazione dei Torrenti e degli affluenti che ho frequentato per tanto tempo e che ancora oggi vivo con piacere e passione, con meno frequenza e  continuità, purtroppo, ma sempre con lo stesso entusiasmo, e stupore, degli inizi !

      Da naturalista quale sono per indole e studi, spesso l' incontro con un piccolo animale o la vista di una angolo incontaminato di natura , mi lasciano dei ricordi piacevoli e unici, come in un' uscita su un affluente dove ho incrociato una famiglia di cinghiali, e ho potuto osservarli per alcuni minuti in rigoroso silenzio e immobile, grazie alla mia posizione protetta dalle rocce e, di sicuro, a favore di vento altrimenti avrebbero annusato la mia presenza e sarebbero fuggiti immediatamente, una madre e quattro cuccioli che si abbeveravano e sguazzavano nell' acqua per un bagno, e negli anni, potrei ricordare diversi approcci, anche fuggevoli, con caprioli, volpi, qualche rapace come la poiana, ed anche moltissimi piccoli anfibi, rettili ed altri animali . . .

       

       

      Un tipico anfibio dei luoghi umidi del Torrente, la Salamandra

       

       

      L' unico incontro che non apprezzo molto, ma in decenni mi è capitato, visivamente, solo alcune volte, è quello con sua pericolosità la vipera, che a dispetto di tante leggende o esagerazioni non attacca mai, se non messa realmente alle strette, che vuol dire posta nelle condizioni di non avere vie di fuga, ma mi sono sempre guardato bene, soprattutto se da solo e in un luogo lontano dalla civiltà, di cercare di uccidere o peggio, di stanare una vipera da un suo anfratto o nascondiglio !

       

      Muoversi lungo un Torrente, come un acrobata sull' acqua !!!

       

      Desidero sinceramente ringraziare chi ha impostato il titolo di questo blog, realmente azzeccato, direi che rispecchia, almeno per ciò che attiene al movimento fisico lungo il fiume, le mie sensazioni quando risalgo un tratto di Torrente o qualche affluente, perché il senso dell' equilibrio è fondamentale.

       

      Il torrente richiede rispetto, attenzione, concentrazione, conoscenza, capacità, risorse fisiche e mentali, perché è un luogo non convenzionale, non omogeneo, non semplice da approcciare e da percorrere. E’ un luogo asimmetrico e complesso, dove ogni metro è differente dal precedente e dal successivo, ogni movimento va calcolato, armonizzato e coordinato, e dove ogni oggetto presente, un ramo, l’ erba fitta, un ciottolo, una pietraia, possono nascondere insidie e possibili inconvenienti.

      Proprio per la mutevolezza dei luoghi infatti, la distrazione va evitata, ogni passo si deve calibrare sul precedente e sul successivo, la concentrazione deve essere sempre alta, ogni movimento va compiuto in funzione del terreno e del clima, sempre diverso e mutevole, perché l’ acqua modella l’ ambiente, lo scava, scorre scegliendo la strada più diretta e quindi produce un fondale che può nascondere mille diversità, proporre sorprese o difficoltà inaspettate.

      Rocce e massi, anche grossi e quindi presunti stabili, che si muovono sotto il peso e il passaggio, sbilanciando e mettendo a rischio l’ equilibrio; rami e radici che spuntano e che fanno scivolare o inciampare; ciottoli e pietrisco che cedono e smottano sotto il peso, facendo ruotare piede e corpo e rendendo quindi molto precario l’ equilibrio nel movimento.

      La Pesca della Trota sui Torrenti è fondamentalmente una pesca di movimento quasi continuo, o meglio, un movimento costante intercalato da piccole soste nelle quali si insidia il pesce, momenti di pausa nei quali si assapora il contatto tanto agognato col pesce.

      E’ quindi complesso camminare, oltretutto dedicandosi alla pesca, con pesanti stivali di gomma ai piedi e la canna in una mano, anche perché i luoghi particolari determinano altre attenzioni, ovvero comportamenti condizionati che costringono a muoversi su traiettorie obbligate a causa di ostacoli, dirupi, anse del torrente, grossi massi, cascate, laghi profondi ed altri elementi naturali.

      Risulta difficile immaginare tutto ciò per chi non ha mai camminato lungo un torrente, ma se una persona provasse a percorrere 100 metri sul suo greto, senza conoscerne i fondamentali, rischierebbe di perdere l’ equilibrio, di mettersi in difficoltà a causa delle precarie condizioni dei luoghi e di tutto ciò che ci circonda, sul Torrente e nelle prossimità di esso, sponde, accessi, camminamenti e boschi circostanti. 

      Così, muoversi correttamente lungo il fiume, è uno degli elementi fondamentali per poter pescare, poiché la pesca alla trota è fatta di continuo movimento e perché solo un approccio corretto ai laghetti, un’ attenzione continua a non mostrarsi direttamente e a non proiettare la propria ombra ai pesci, garantiscono i presupposti per pescare con profitto e piacere.

      Il primo consiglio nel camminare lungo le sponde di un torrente, o dentro l’ acqua del suo corso, è di trovare gli appoggi più saldi, che sono sicuramente sabbia, ghiaia, pietrisco, cioè i punti più adatti affinchè la pianta degli stivali trovi tanti piccoli appoggi che sorreggono e garantiscono equilibrio e presa sul fondo. Diversa è la tenuta di grosse pietre, lastre e massi di grandi dimensioni, perché qui la loro superficie, continuamente dilavata dall’ acqua, è liscia e omogenea e quindi pericolosamente instabile, precarietà incrementata dalla forza anche rilevante che l’ acqua imprime sugli stivali, scorrendo a valle, soprattutto quando il flusso è ricco e pieno. Il camminare sulle sponde richiede ulteriore attenzione legata alla possibilità che il terreno frani a valle sotto il proprio peso, perché già instabile e in precario equilibrio, solitamente in pendenza perché eroso dalle acque, e anche qui vige la regola, se possibile, di appoggiare i piedi evitando accuratamente, massi lisci, omogenei, in leggera pendenza, che sono scivoli naturali, forieri di perdite di stabilità e potenziali cadute.

      L’ ambiente del torrente è ovviamente dominato dall’ umidità, legata alla diversa esposizione che spesso cambia ad ogni ansa del fiume, e dal fatto che il luogo, già naturalmente umido, può venire ulteriormente reso viscido da alghe e vegetazione, come una sorta di film scivoloso, che si forma sui sassi dentro l’ acqua, rendendo precario ogni appoggio e imponendo un passo molto corto, con il baricentro del corpo sempre sotto controllo per evitare scivolate e cadute, pericolose e rovinose visto che tutto intorno è contornato da grossi massi e rocce sconnesse, spigolose e in grado potenzialmente di fare male.

      Dopo migliaia di uscite di pesca, la maggior parte su 4 o 5 torrenti e loro affluenti, percorsi con tutte le condizioni atmosferiche possibili, la conoscenza dei luoghi, dei passaggi, del tipo di rocce, del fondale, degli ambienti, garantisce un buon grado di confidenza ma, come sempre, attenzione, rispetto e capacità a gestire ed anticipare le situazioni e non a subirle, sono elementi fondamentali per tornare sani e integri a casa e non trasformare una piacevole avventura di pesca in una situazione critica o rischiosa.

       

      Ogni metro di un Torrente è unico e diverso da tutti gli altri

       

       

      Lungo un tratto di torrente conosciuto e frequentato, il percorso spesso è sempre il medesimo, sia perché alcuni passaggi sono obbligati dal paesaggio circostante, sia perché l’ approccio ad un laghetto, ad un lancio, ad una cascata, sono spesso unici, e vengono memorizzati quasi in modo automatico, come molti degli automatismi che ci aiutano ad affrontare il nostro vivere quotidiano.

      Proprio per i luoghi e le modalità con cui si pratica la pesca sui torrenti, ci vogliono preparazione fisica, attenzione, capacità di coordinazione, buon autocontrollo, conoscenza dei propri limiti, tutti aspetti che rappresentano una buona garanzia di poter vivere l’ esperienza della pesca in modo positivo, ma non sono comunque certezze assolute di non incorrere in possibili difficoltà. 

      Il contatto con la natura, quella vera e spontanea, i luoghi selvatici se non selvaggi, l’ aria pulita e fresca, gli ambienti che si susseguono, i microhabitat particolari che si formano in certi punti del torrente, i piccoli animali che si osservano, dai rettili agli anfibi, dai pesci agli insetti, dai crostacei agli artropodi, fino ai mammiferi di piccola e media taglia, tutto contribuisce a rendere una partita di pesca in torrente come una completa immersione in un mondo rilassante, gratificante, appagante e rasserenante.

      La moderna vita cittadina, oggi richiede ritmi serrati e una continua sintonia con gli impegni, la costante interazione con il cellulare e con  l’ orologio, oltre alla prolungata convivenza con altri esseri umani.

      Qui ci troviamo in condizione diametralmente opposta, e sicuramente sono luoghi non adatti a tutti, per le loro caratteristiche particolari e la loro natura selvatica . . .! 

       

      Il Torrente come luogo del non tempo . . .

       

      Il torrente è il luogo del non tempo, se non per un limite serale di rientro, del non incontro, a memoria mi sembra di avere incrociato un altro essere umano forse meno di dieci volte su un paio di migliaia di uscite, del non condizionamento sotto qualsiasi aspetto, il ritmo lo impostiamo noi, le pause le decidiamo solo noi, la mente viene sgombrata da tutti i pensieri e dalle scadenze, in un completo relax di corpo e spirito.

      In questo senso si spiega molto bene il perché la pesca in torrente sia praticata prevalentemente in solitudine, risulta infatti particolarmente difficile doversi adeguare al ritmo di pesca e dei movimenti di un’ altra persona, se il proprio approccio risulta più lento si dovrà costantemente inseguire il compagno di battuta, pescando meno, male e forzando il ritmo, cosa sempre pericolosa, viceversa se si risulta essere più veloci, spesso si dovrà rallentare o fermarsi, e si metterà il compagno di pesca in condizione di doverci inseguire. 

      Inoltre ognuno ha un personale modo di lanciare, ed anche di avvicinarsi ad un lago, di dedicare il giusto tempo di sosta pescando in un posto, elementi che rendono l’ uscita di pesca decisamente personale, direi unica, fermo restando i passaggi obbligati e i paletti ambientali che ovviamente esistono, e che guidano determinati passaggi e spostamenti risalendo lungo il fiume, e quindi dove una persona è già di troppo, due non sarebbero che di intralcio tra loro.

      L’ aspetto che invece favorisce l’ uscita in coppia è dato dal fatto che offre più sicurezza, nel senso che avere accanto un compagno di battuta nella pesca, in caso di eventi sfortunati, quali una caduta, una distorsione, o qualsiasi altro contrattempo dà superiori garanzie di essere più facilmente affrontabile e risolvibile.

      Poche volte mi sono trovato in vera difficoltà o in potenziale pericolo, a riprova che il conoscere e prevedere le situazioni aiuta ad evitare successivi problemi, ma la pesca alla trota, come si è descritto sopra, è una pesca tipicamente solitaria, e questo non gioca a favore della sicurezza in senso assoluto, perché, come detto, quei luoghi sono talmente impervi che è praticamente impossibile incontrare anima viva, visto che nessuno vi abita e difficilmente qualcuno vi transita, ed anche informando i propri cari del percorso che si intende fare, in pochi conoscono i luoghi, le varianti, i possibili sentieri, i passaggi alternativi.

       

      Il rientro è un altro elemento da considerare con molta saggezza, e chi è pescatore o escursionista lo può immaginare, poiché si sa sempre quando si parte per la battuta di pesca ma meno prevedibile è l’ orario del ritorno, condizionato da tantissimi potenziali imprevisti, molti dei quali negativi ed alcuni invece positivi.

      Per esempio i tempi di percorso della pesca possono diventare più lenti di quanto preventivato perché i pesci abboccano molto più del previsto, rallentando la marcia e ciò, galvanizzando il pescatore, comporta ulteriori potenziali ritardi perché si tende a proseguire ad oltranza una pescata produttiva e gratificante.

      Altro elemento che gioca sui tempi di percorrenza di un tratto di torrente è il tipo di pesca effettuato, esca naturale o artificiale, infatti con la seconda i ritmi di pesca sono più rapidi, lancio e recupero veloce, pochi colpi o addirittura uno solo per laghetto, mentre con l’ esca naturale, per esempio il classico lombrico, il ritmo rallenta, anche molto, per la necessità di più lanci che esplorino gli angoli dei laghetti, le tane, la corrente, dilatando di parecchio i tempi di movimento. Contribuiscono anche elementi meno piacevoli, come un improvviso temporale che costringe non solo a fermarsi per un riparo, ma che rallenterà inevitabilmente il ritorno perché il percorso a ritroso è reso più viscido e pericoloso dal terreno bagnato, divenuto molto scivoloso in conseguenza della pioggia . Oppure, in luoghi che si frequentano meno o che negli anni sono molto cambiati, la perdita di orientamento su un sentiero, una deviazione sbagliata lungo il percorso, l’  interruzione di un tratto per una frana che non esisteva, tutte situazioni che in luoghi impervi, scoscesi e di difficile percorso possono costringere a lunghi giri per evitare uno sperone roccioso, uno strapiombo a picco sul torrente, una zona a rischio frana.

       

      Scendono le ombre della sera sui luoghi della Pesca

       

       

      Molti possono essere i motivi per trovarsi in largo ritardo sui tempi previsti, creando una sorta di malessere nel vedere, soprattutto per un’ uscita pomeridiana, che la luce comincia a lasciar spazio all’ imbrunire e successivamente al buio, che oltretutto nel fitto di un bosco arriva molto prima che in luogo aperto.

      Trovarsi in un posto conosciuto e tutto sommato sicuro, ma con la luce che diminuisce, la stanchezza che comincia a sovrastare la lucidità e che tende a far affievolire la concentrazione sui potenziali pericoli, dando come unico riferimento la voglia di essere di nuovo sotto il proprio tetto, è una situazione che è meglio evitare, soprattutto se con l’ uscita di pesca pensata per un rapido rientro non ci si è attrezzati con una torcia, cibo e acqua, una cerata impermeabile per ogni emergenza.

      Mai mi è capitato di non rientrare a sera e passare una notte all’ addiaccio, ma qualche situazione in cui mi sono autodefinito sprovveduto e poco attento c’ è ovviamente stata, soprattutto negli anni di gioventù, quando prevalgono l’ entusiasmo e la voglia di avventura rispetto al raziocinio e alla corretta valutazione dei rischi  !!!

      Ma sono qui a raccontare le mie avventure sui Torrenti e a condividere con voi la mia passione, ed è questo che conta !

      Alla prossima puntata, dove comincerò ad approfondire le tecniche di pesca sul Torrente e le caratteristiche della Trota, la sua Regina  . . .

       

      saluti , Dario



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