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    Bebo
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    SENZA PELI SULLA LINGUA - Bebo Moroni a ruota libera: Come eravamo dieci anni fa - II

    Parte seconda: le amplificazioni

    AAA
    AudioNote On-Ga-Ku /Kaegon: ma li si può veramente definire amplificatori integrati? Però a tutti gli effetti lo sono, e sono al contempo gli amplificatori più musicali della storia assieme ai Marantz 9. Costruzione manuale di livello iperbolico, finitura migliorata nelle versioni più recenti, componentistica custom di incredibile pregio, potenza bassissima , prezzo irragionevole.

    AA
    Ensemble Evocco: Le coppie pre-finale più prestigiose? Le mangia a colazione. I diffusori più ostici? Li usa come digestivo. Ci sono voluti cinque anni per giungere al progetto finale dell'" amplificazione" Ensemble, ma ascoltando l'Evocco si capisce il perc hé di tanto lavoro. Basti pensare c he una volta uscito questo magnifico integrato la ditta svizzera ha manfato in pensione i suoi pre e finali. L'Evocco sintetizza alla perfezione il nuovo concetto di hi-fi, che somiglia al vecchio, a quello degli anni '70, eccetto la musicalità. C'è di nuovo un componente al centro dell'impianto "il cervello" e gli anni '90 professano il ritorno dell'ampli integrato. Ora si può fare e si può renderlo drasticamente competitivo con le migliori coppie amplificatrici. IO per sicuro dall' Evocco ho ascoltato la più bella gamma acuta e l'immagine più ampia e credibile che amplificazione a stato solido mi abbia concesso negli ultimi anni. Spettacolare ma anche decisamente concreto. Prossimamente in prova

    Mc Intosh MA 6800: Per la serie quando il gioco si fa duro...Per tutti quelli che hanno sempre sognato di possedere un ampli o una coppia di ampli Mc Intosh ma sono stati in passato scoraggiati dalle prestazioni soniche non esaltanti ecco l'integrato Mc Intosh della nuova generazione: suona bene quanto un finale 7300 ( cioé benissimo) è versatilissimo, non si rompe nmmeno se gli sparate con la colubrina, è bello, bellissimo, ha gli occhioni blù. Strapotente ma non prepotente è in grado di pilotare tutto, dalle Apogeé alle Zingali. Ha me fa ridato il gusto di giocare (oltreché di ascoltare) con la musica ed è solo una delle sue prerogative. Il prezzo è alto ma perfettamente commisurato alle caratteristiche davvero uniche : fedeltà musicale, costruzione e finitura esaltanti, qualità della componentistica, affidabilità e mantenimento ( quando non incremento) del valore nel tempo.

    Pioneer A 09: L'abbiamo sempre detto noi: è perché non ci si vogliono mettere, ma quando ci si mettono i giapponesi sono in grado di fare più o meno quel che gli pare. Il nostro sempiterno rispetto per Pioneer è evidentemente giustificato. L'A 09 in prova su questo stesso numero, mi sta deliziando proprio in questo momento. Sta pilotando, nintemeno che una coppia di vecchie, meravigliose, difficili, scorbutiche Dalquist DQ 10, lo sta facendo come la stragrande maggioranza dei pre e finali separati, anche di altissimo livello, di mia conoscenza non è in grado di fare. Proprio in questo confronto, che è l'unico possibile per una meraviglia musicale come l'A09 il prezzo di circa otto milioni è non solo giustificato ma addirittura competitivo. In effetti quest'integrato è, anzi, sono, un pre di eccezionale livello e due strepitosi finali mono in classe A, in un abito intero. Che delicatezza, che finesse, che musicalità! Una delizia , una graditissima sorpresa e insieme la ridefinizione del concetto di integrato.E se il futuro fosse cominciato? Da considerare seriamente in impianti di riferimento assoluto.

    A
    Electrocompaniet ECI 1: prestazioni musicali direttamente paragonabili a quelle dei compagni di scuderia separati (cioé altissime) eccetto per una certa costrinzione dell'immagine laterale. Eccellente capacità di pilotaggio, buona versatilità d'intrefaccia. Un'amplificazione compatta di grandissima classe.

    Sansui AUX 111: Degnissimo erede di quel vero e proprio mostro dell'amplificazione dei primi anni '80 che fu l'AUX 1, un bestione da cinquanta chili che suonava melodiosissimamente ma che aveva due non trascurabili difetti: una dinamica non proprio esaltante specie in relazione alla potenza e una tendenza naturale ( e costosissima) al suicidio. L'AUX 1 usava dei dispositivi di amplificazione talmente veloci che in caso di cortocircuito le protezioni non facevano in tempo ad intervenire. Ed era sensibile anche al più misero dei cortocircuiti. Superati i problemi di affidabilità, ripristinata la giusta gamma dinamica il Sansui 111 è uno degli integrati più musicali ed emozionanti presenti sul mercato. Peccato che sia stato importato in pochissimi pezzi e sia di reperibilità decisamente difficile.

    AB+
    Galactron MK 2161: Prima ascoltatelo, lasciatevi affascinare dalla sua timbrica raffinata, stupitevi della sua coerenza e della sua dinamica. Osservate attentamente cosa è in grado di fare un'integratino da "soli" 30 watt ( ma con la stessa sezione finale dell'ampli MK 2060) poi date pure un'occhiata alla notevolissima e sicuramente personale, estetica. Solo a questo punto chiedete il prezzo e...trasecolate. Un gioiello. Se non fosse per qualche piccola mancanza a livello funzionale ( è inutilizzabile, ad esempio, senza telecomando) sarebbe tranquillamente in fascia A. Apparecchio dell'anno 1994

    Sansui AU D 907: in Giappone non fa che vincere premi, tutte le riviste lo hanno eletto almeno una volta apparecchio dell'anno, alcune più d'una volta. IN effetti il 907 è un apparecchio di eccellenti caratteristiche musicali, caratterizzato da una sostanziale dolcezza e da un non comune nerbo nel trattare i segnali a più ampio spettro dinamico. Gamma medio-acuta leggerissimamente tendente al freddo controbilanciata da una gamma acuta sorprendentemente vellutata e da un basso potente e roccioso. Valgono, in forma lievemente minore, le considerazioni sulla reperibilità fatte per l'AUX 111

    AB
    AudioNote Oto: Se la sua potenza vi è sufficiente difficilmente potrete trovare qualcosa di musicalmente più soddisfacente allo stesso prezzo. Costruzione discreta, finitura migliorabile.

    Copland CTA 401: Veramente una delizia. Tanto raffinato e curato nel vestito (splendida scuola scandinava) quanto nell'anima. Delicato e rotondo, con i diffusori giusti davvero non fa rimpiangere una coppia di separati.

    B
    AudioLink Sterling Revised: Dopo le sostanziose modifiche entra in classifica questo piccolo efficientissimo integrato britannico che già tanta attenzione aveva suscitato all'estero e in questa redazione. Modifiche evidentemente decisamente mirate, almeno per me che ho vinto le mie iniziali perplessità. Molto, molto raffinato. Decisamente per intenditori.

    Beard The Integrated: dolce e vellutato ma tutt’altro che morbidone. Un gran bell’integrato valvolare per palati fini. Attenzione ai diffusori troppo "smooth" (Celestion SL 6/600 etc.).

    Exposure XV: solido, dinamico, roccioso. Riproduzione insuperata di batteria e basso e in genere delle sezioni ritmiche. Ruvido e ostico nell'aspetto, come tutti i brutti anatroccoli ha bisogno d'essere amato per trasformarsi in cigno. Costa ma non farà rimpiangere una lira a chi sentirà di capirlo.

    Fase Performance 1.0: da uno dei pìù brillanti giovani progettisti italiani, uno dei più brillanti giovani amplificatori nazionali. Timbrica raffinatissima, eccellente ricostruzione spaziale.

    Luxman LV-107u modifica Dyssanayake: ovvero come un sonnacchioso signore giapponese si trasforma in un frikkettone esoterico in grado di impenseierire anche i più trendy tra i suoi colleghi di lingua anglosassone. Istruzioni per l'"abarthizzazione" a pag. 38 del n. 2/93 di SUONO.

    Monrio MC 202: quasi bello come l’MC 201. Quasi.

    NAD 302: il piccolo NAD, erede diretto del mitico 3020 conferma alla casa inglese il trono nel campo degli amplificatori integrati. Ancora meglio del celeberrimo predecessore: un filo più rotondo e trasparente e anche un pizzico più "cattivo". Non fatevi prendere dalle leggende e non chiedetegli l'impossibile, ma il possibile lo farà in maniera assolutamente impeccabile.Coup De Foudre

    NAD 306 : Decisamente più potente ( e anche , logicamente più costoso) del 302, solo un pochino più brutale e meno gentile, gli somiglia , in ogni modo, in maniera impressionante. E questo è un merito. Rapporto qualità/prezzo/potenza eccezionale.

    Naim Nait 2: Un pochino più potente della prima versione e in grado di pilotare anche diffusori di efficienza media. Suono deciso e robusto ma allo stesso tempo aggraziato. Con i diffusori giusti imperdibile. Ottima costruzione, buona affidabilità.

    C++
    Technics SU A 600 MK II: Ancora una grandissima sorpresa dal giappone. Il Technics SU 600 MKII non solo ripropone le già strepitose, in relazione al prezzo, prestazioni dell'SU 600 ma si permette di fare ancor di meglio. Per capire che si tratta di un integrato economico bisogna ricorrere a confronti molto, molto approfonditi. Se Marantz ha Ishiwata Technics ha dalla sua un altro grande, la cui amicizia, lo dico senza alcuna retorica, mi onora. Mr Watari è l'autore di questo miracolo e di altri, su tutti la serie 2000 e la 10.000. Attenti "Signori" dell'esoterico! Apparecchio dell'anno 1994

    C
    Linn Intek: un'impostazione sonora difficile da decifrare fino in fondo. Per alcuni potrà essere il massimo della piacevolezza, per altri un motivo di perplessità. Linn, comunque sia fa discutere e questa è grandezza. Costruzione e finitura eccellenti.

    Lecson Stereo: una validissima alternativa alla più classica scuola inglese. Un integrato decisamente "essenziale", insomma inconfondibilmente britannico. Bruttino ma con prestazioni in genere ottime, sotto alcuni parametri (dinamica, risoluzione) eccellenti.

    Onkyo A 807/809: per chi ha bisogno di potehnza e versatilità oltreché di musicalità, ecco un giapponese ( anzi due) che ha studiato, con profitto, la cultura europea. Due bestiaccioni sì, ma tutt’altro che sgraziati.

    Pioneer A 400: stavolta Pioneer l'ha fatta(o) bella(o). L'A 400 è la dimostrazione tangibile di cosa è capace quando vuole la casa blù (ma noi l'avevamo sempre saputo). Un'integrato dalla timbrica fluida, appena un po' esile sul medioalto, con una prestazione in generale degna di nota con qualsiasi genere musicale e una più che discreta capacità di pilotaggio. Eccellente costruzione e finitura, grande affidabilità, prezzo interessantissimo.

    Marantz PM 44SE: Il massimo al minimo. Per iniziare, o proseguire, in maniera veramente audiophile.

    Proton AM 452 Pro: uno schiaffone a chi sostiene che una componentistica selezionata non è rilevabile all’ascolto. Grande grinta, timbrica neutra.

    D
    Audioanalyse PA 90: suono lucido e setoso, straordinaria delicatezza timbrica,splendida ariosità, ottima coerenza... ma solo con alcuni diffusori. Eccezionale in abbinamento a Snell K e Strateg Cyan e chissà con quali altri. Con i diffusori sbagliati diventa legnoso in basso, gommoso sul mediobasso, metallico in gamma alta. Insomma, non acquistatelo prima di averlo ascoltato con i vostri diffusori (o con quelli che intendete acquistare).

    Audio Innovation 500: se dimostrerà di essere più affidabile che in passato potrà salire di molto in classifica.

    Musical Fidelity A 1: delizioso con i diffusori "facili", deludente con quelli "difficili" Ma d’altra parte non si può chiedere troppo a un piccolissimo amplificatore integrato in classe A.

    Nakamichi IA 2: In genere eccellente ma con un ingresso phono non all'altezza. Consideriamolo così: classe C se lo consideriamo per la sola sezione linea ( e il prezzo rimane comunque discretamente competitivo, inevitabilmente D se consideriamo anche il peraltro sacrosanto ingresso phono.

    Thule Audio IA 100: Non per tutti i diffusori. Con quelli giusti prestazioni decisamente da fascia B e anche di più . Estetica molto personale. Da provare comunque prima di decidere un acquisto a questo livello.

    E
    Harman Kardon HK 6150: quando il gioco si fa duro...Un ampli piccino picciò bensì tosto come pochi. Suono solido e credibile.

    Onkyo A 801: sano, timbricamente credibile, oltremodo affidabile.

    Proton AM 452: su questa base è stato realizzato l’AM 452 Pro (vedi fascia C). Si sente. Drasticamente competitivo.

    Rotel RA 920 AX: grande Entry. Se la batte spalla a spalla con il Proton 452.

    Sansui AUX 117: se non ci fosse non ci si crederebbe. Provate ad ascoltarlo e poi chiedete il prezzo (che sarebbe stato persino più conveniente se non fosse per la speculazione sulla lira). Grande mossa quella di rimetterlo in produzione dopo dieci anni. Peccato che ne abbiano modificato l’estetica (l’originale era dieci volte più bellino).

    Escono di classifica: Monrio MC 201 : non c'e n'è più. Peccato, davvero peccato. Mas Ikarus: non viene più distribuito in Italia,Musical Fidelity B1 MKII , non più in produzione.

    OS
    AMC CVT 3030, Audio Innovations 700, Audio Note Meisho, Audio Note Ankoru, , Aura VA 50, Copland CTA 402, , ION Obelisk 100 e 200, Isem Antares, Marantz PM 32, , Marantz PM 52 SE, Marantz PM 55 SE, Marantz PM 15,Musical Fidelity Elektra E 100, Musical Fidelity Tempest, NAD 304, Philips FA 910.


    Pre Phono, Pre-Pre, Trasformatori MC
    A+
    Gate ALN2: Le prestazioni musicali sono straordinarie, specie se si pensa che si tratta di un pre-phono a stato solido. I difetti da me rilevati nel primo esemplare che ho avuto a disposizione ,( fruscio e una certa sensibilità alle radiofrequenze) sono stati eliminati e l'ALN 2 si propone a questo punto come uno dei migliori pre phono in senso assoluto.

    A
    Audio Research PH 2: Audio Research sa fare i pre phono. Ah, se li sa fare.

    Klimo Argo: uno dei trasformatori più splendidamente musicali che io abbia mai ascoltato.

    Marantz PH 22: per me uno strumento di lavoro insostituibile, in generale per gli appassionati di analogico un vero (l’unico) preamplificatore phono in grado di adattarsi a qualsiasi testina e a qualsiasi tecnica, antica e moderna, d’incisione. Prezzo estremamente competitivo.

    Mark Levinson n. 25: un phono stage talmente eccezionale da poter essere abbinato ad un preamplificatore eccezionale come il Levinson n. 26 S. Neutro fino al parossismo.

    The Gryphon Head Amp: un pre phono di qualità assoluta, costruito e fiinito come un gioiello. Se il vostro cuore pulsa per l’analogico, risparmiate sul preamplificatore linea ma non negatevi questa piccola meraviglia.

    AB++
    E.A.R Phono Amp: dalla magica matita di Tim De Parravicini ( vi ricordate i Michaelson & Austin, e i primi Musical Fidelity?) uno scatolotto nero, piccolo, piuttosto anonimo, dotato solo di un controllo di guadagno. Embé? Embé ecco un pre phono a valvole da leccarsi i baffi ad un prezzo drasticamente competitivo. Prova su questo stesso numero (credo).

    AB
    Mc Cormack The Micro Phono Drive: Sostituisce in maniera più che egregia The Phono Drive, da cui riprende il progetto di base in un design ancora più raffinato e con un prezzo se possibile ancor più conveniente. Estremamente musicale, trasparente, silenzioso e piuttosto versatile. Decisamente raccomandato.

    Monrio ADN: Ancor più sorprendente di come ci era apparso nella sua prima incarnazione, migliorato nel suono, nell'estetica e nella costruzione, il piccolo efficientissimo pre phono italiano prodotto da Monrio. Partner ideale per qualsiasi impianto, anche di alte pretese, che sia sprovvisto di un ingresso phono, che ne abbia uno di qualità insufficiente o dove si voglia raddoppiare la flessibilità "analogica" del pre o dell'integrato. Le prestazioni non hanno assolutamente nulla, né in termini timbrici, né in termini spaziali, né in termini dinamici, da invidiare a quelle dei migliori della classe. L'apparecchio è versatile ( MC/MM con impedenza regolabile) .

    B
    Quicksilver MC Transformer: un trasformatore di grande qualità musicale e prezzo terrestre. Consigliatissimo.

     

     

    Preamplificatori

    (AA+)
    Gate ALN 1: Potrebbe essere il preamplificatore del decennio eliminata qualche passionale ingenuità che nei primi esemplari denunciava la provenienza hobbistica del costruttore. Il pre è finalmente ad uno stadio definitivo ed ascoltarlo è uno spettacolo. Trasparente sin dove si può immaginare trasparenza, corposo, solido, vellutato eppure cristallino, capace di una musicalità sanissamente antica ma proprio per questo d'avanguardia e di ricreare un panorama sonoro ampissimo e straordinariamente credibile. Il costo elevatissimo è almeno in parte giustificato dalla qualità e dall'unicità ( stavolta la notazione è veramente a ragion veduta) della componentistica utilizzata, a partire dallo splendido potenziometro rotativo a scatti, di produzione custom. La parentesi è d'obbligo visto il prezzo e trattandosi di un pre solo linea. A corredo viene fornita però una costosissima unità d'interfaccia e condizionamento IRS

    AA
    CJ Premier 7: quello dei preamplificatori è un settore troppo vitale e in subbuglio perché possa essere assegnata la terza A , ma allo stato delle cose è come se... Il Premier Seven offre il suono più caldo, pastoso, e insieme trasparente tra i preamplificatori che ho ascoltato in tutta la mia carriera.

    A+
    Audio Research LS 22: Semplicemente straordinario per velocità, profondità della scena sonora e coerenza timbrica. Meglio ancora dell'LS 5 ( del quale non conosciamo però la più recente versione ( MK III) . In unione al PH 2 forma un'unità di preamplificazione "no compromise" che può porsi tranquillamente alla testa di questa lista di "raccomandati".

    Klimo Merlin Reference: è il mio preamplificatore di riferimento. Evidentemente mi piace davvero molto. Morbido e caldo ma estremamente definito. Ora, in versione superalimentata, offre una dinamica ancor maggiore e quel nerbo che forse un po' mancava alla vesrione precedente, pur mantenendo intatta tutta la sua delicatezza e la sua dolcezza.

    Marantz Model 7 replica Ishiwata: solo Ken poteva far rivivere in tutta la sua magnificenza il mitico Model 7. E' una replica? Forse, se lo é é la replica più indistinguibile dall'originale, sia nel suono che nell'estetica, che io abbia mai potuto osservare.

    Treshold T2: devo ammettere che questo preamplificatore mi mette in difficoltà: primo perché non avevo mai ascoltato un pre a transistor tanto musicale, secondo perché rivoluziona un po' la concezione corrente di antitesi tra iperanaliticità e musicalità, coniugando in maniera sorprendente le due cose, terzo perché è un pre solo linea e per questo fatto unito al suo prezzo meriterebbe, teoricamente, una classificazione meno esaltante, quarto perché è un aggeggio che fa uso di tutte le diavoleriz moderne apparentemente meno "audiophile" che si possano immaginare. Tant'è ecco il miglior pre di linea a stato solido che sia i nostri laboratori che le nostre orecchie abbiano mai provato.

    A
    Jadis JPS 2: se avete presente cosa si intende per suono "solido" e "concreto" avete un'idea di cosa è capace il JPS 2. In più c'è un tocco di magia sulla gamma alta che lo rende lucidissimo e arioso.

    Luxman AT 3000: Non vi stupisca il trovarlo così in alto. D'accordo è un pre quasi passivo, anzi è per la precisione un "trasformatore di preamplificazione". Guadagna poco ma con una purezza irragiungibile per qualsiasi preampli di normale concezione ed un complesso di precisione e dinamica inarrivabile per qualsivoglia passivo. Un gioiello scarsissimamente flessibile (in tutti i sensi) ma impagabile per chi può indossarlo. Costruzione e finitura semplicemente superbe. Coup de Foudre

    Nightingale PTS O1: un pre mono valvolare decisamente originale e superbamente musicale. Costruito da una fabbrica che si diletta in giochetti come radar per le marine militari di messo mondo ( U.S.A. compresi), il PTS 01 ha una sonorità d'impostazione classica, calda e pastosa. Sublime sulle voci splendido in genere, gode di una costruzione di livello eccezionale e non da ultimo di un estetica e di alcune soluzioni old style ( vedi potenziometri e cavi di collegamenti) che lo rendono ulteriormente affascinante.

    The Gryphon Preamplifier XT: insieme al Primare la gemma nordica che ristabilisce geograficamente lo stato dell'arte. Preciso e dinamico, con un attenzione al microdettaglio stupefacente e per la quantità di informazioni e per la delicatezza con la quale vengono restituite.

    AB
    Klyne SK 6 LEP: Speriamo che Stan Klyne abbia finalmente trovato chi sappia curare come si deve i suoi interessi in Italia. Penalizzato da anni di "sotto-distribuzione", questo marchio merita invece la piena attenzione del pubblico. Oggetti come questo SK 6 fanno barba e capelli a fior di grandi nomi. Progettazione sana, estetica rassicurante, costruzione eccellente e suono di rara raffinatezza ad un prezzo alto ma sicuramente molto competitivo con quello dei ( famosissimi) diretti concorrenti.

    BB
    Audion Premier 1: E' la vera sorpresa di questa tornata di classifiche. Sembrava dovesse essere "solo" il completamento in catalogo dei finali a triodi del giovane costruttore inglese e invece... Un pre valvolare dotato di stadio phono ( e di che stadio phono!) musicalissimo, piuttosto versatile, affidabile e persino grazioso a 3.300.000 tutto compreso. Nessuno gli sta dietro.

    Audible Illusion Modulus III D Gold MC: Completato finalmente da un ingresso phono MC, come si addice ad un pre della sua classe, guadagna posizioni autocontribuendo alla perpetuazione del suo piccolo ma significativo mito. Un progetto semplice ma geniale per un suono che ricorda molto da vicino quello dei primissimi della classe: basso rotondo e imperioso, gamma media liquida e lucidissima, gamma alta definitissima ma accompagnata da una dolce nota di calore. Scarse colorazioni eufoniche sul medioalto. Eccellente immagine, soprattutto in termini di coerenza.

    Audio Research SP 9 MK III: Risolve brillantemente i pochi ma significativi difetti della serie precedente e ci smentisce decisamente nella nostra avversione agli MK etc. Quì l'upgrading è effettivo, significativo, non stravolgente ma decisamente e positivamente apprezzabile. Sparite le freddezze e le spigolosità, l'SP 9 si propone nella ristretta elité degli apparecchi ideali, per l'equilibrio delle prestazioni musicalità, per l'estrema bontà di quelle elettriche, per l'esemplarità della costruzione e della pur sobria finitura, per l'affidabilità e non ultimo, a completare questo idilliaco quadretto, per il prezzo, non basso ma perfettamente e concorrenzialmente correlato all'effettiva qualità dell'oggetto.

    Jadis JPL: se avesse il phono sarebbe in fascia A, dove peraltro c'è il JPS. Valgono all'incirca le stesse considerazioni. Dei CD riesce a restituire una delle più belle gamme basse in assoluto ottenibili

    Mc Cormack ALD 1/EPS: Con l'aggiunta della scheda Phono il pre Mc Cormak raggiunge ( giustamente) i primi della classe, proponendosi come uno tra i migliori, sia in termini di musicalità, che di costruzione, finitura e originalità del progetto, pre a stato solido attualmente sul mercato. Tra l'altro si propone con un prezzo elevato sì, ma nettamente competitivo con quello dei più accreditati concorrenti. Un gran bel cocktail di trasparenza, dolcezza e grinta dinamica.

    The Proceed Pre: Bello, versatilissimo, costruito in maniera suprlativa e altrettanto ben finito. Completamente telecomandabile e utilizzabile in applicazioni Home Theater , la cosa stupefacente, a questo punto, è che suoni pure. Non solo lo fa, ma rivela in questo una grazia ed una profonda musicalità assolutamente inaspettate. La dimostrazione lampante di come si possano ( a patto di volerlo) conciliare altissima tecnologia e carattere musicale. Apparecchio dell'anno 1994.

    B
    Bruce Moore Companion: altro personaggio ( vedi Stan Klyne) ingiustamente trattatio con sufficienza dal mercato italiano, che pure ha accolto a braccia aperte maghi da strapazzo e abili truffatori. Prodotti sani, musicali, affidabili quelli dell'ingegnere canadese, come questo Companion, veramente piacevole da ascoltare e accompagnato da un prezzo veramente molto competitivo. Alta fedeltà sana, quella che ci vuole oggidì.

    Copland CTA 301: un preamplificatore per molti versi sorprendente, per tutti gli altri assolutamente rassicurante. La buona Alta Fedeltà, quella con la A e la F maiuscole esiste ancora se esistono apparecchi di tal fatta. Bello, costruito con una cura ed un attenzione che hanno pochi confronti in campo audiophile, piacevolissimo da usare e capace di una musicalità tanto raffinata quanto concreta. Un pizzico di bei tempi andati e solo il meglio della modernità, ad un prezzo che nonostante il cambio sfavorevolissimo continua ad essere, sommati tutti gli aspetti sopracitati, decisamente concorrenziale.

    Electrocompaniet EC 3 MC (EC 20 Anniversary): Ancor più delicatamente musicale dei suoi deliziosi predecessori, il preamplificatore norvegese rappresenta uno splendido esempio di tecnologia raffinata, se vogliamo persino esoterica, a misura d'uomo. Discreto, suadente, precisio e meticoloso senza doverlo strillare in faccia all'ascoltatore. E' solo apparentemente un comprimario. Il velluto, non troppo spesso e giustamente morbido che ascoltate dall'impianto è lui a forrnirlo. Assai più immune alle radiofrequenze del predecessore EC 1.

    Klimo Merlino: un oggetto per certi versi incredibile: in un abito da "piccolo" una voce decisamente da "grande" ed un prezzo, di nuov o "piccolo". Per chi ha sempre sognato il Merlin senza poterselo permettere, per chi, cambiando pre vuol veramente cambiare, drasticamente, il suono del suo impianto. SEmbra in grado di infilarsi in tutti i buchi lasciati scoperti dagli altri componenti della catena e magicamente riempirli di musicalità. D'altra parte si chiama Merlino.

    Mc Cormack Micro Phono Drive + Micro Line Drive: Quasi come l'ALD 1 in dimensioni estremamente contenute e con un estetica a dir poco graziosissima. Rispetto al modello maggiore mancano appena un pizzico di dinamica ( in generale) e un tantino di trasparenza (nella sezione linea). Dire che il prezzo della combinazione è conveniente è riduttivo.

    Naim Nac 72 S + Hi-Cap: il 72 con super-alimentazione è un pre che non ha nulla da invidiare ai migliori progetti statunitensi, tranne il prezzo, che infatti è assai più basso di quanto offerto dalla concorrenza diretta. Grande dinamica e appena un pizzico di ruvidezza che i più perdoneranno in virtù della capacità di emozionare di questo piccolo grande pre.

    Quicksilver The Preamp: evviva la serietà, evviva la concretezza. Solido e plastico, capace di una grande prestazione musicale, con un pizzico di piacevole efuonia in alto.

    C+
    AM Audio Pre O2 + MC 02: Una deliziosa combinazione "nazionale" che vede in splendida partnership un pre di linea di notevole livello musicale ed un pre phono altrettanto valido . Molto difficile ottenere lo stesso anche spendendo cifre ben superiori. Figli nobili del progetto "Stradivari" ( chi ha seguito la vicenda hi-fi negli anni '80 sa bene di cosa si parla, gli "02" ben rappresentano le virtù del piccolo/ grande marchio italiano: tantissima sostanza, alta musicalità, estetica spartana ma gradevole, progetti originali e intelligenti, prezzi veramente "piccoli". Un eccellente esempio, uno dei migliori, di "altissima fedeltà dal volto umano".

    Phase Controlsource 1.0: Peccato che non possieda un ingresso phono, sennò a ben altre posizioni sarebbe stato destinato questo ulteriore, splendido ( è veramene il caso di dirlo) prodotto italiano. Un pre linea a mos-fet di livello internazionale ( anche e soprattutto guardando costruzione e finitura).

     


    Coup de Foudre

    C
    Am Audio Pre 02: Vedi le considerazioni fatte poco sopra ( classe C+) ma niente phono.

    Audible Illusion L1: senza phono perde un po' del suo fascino, ma il suono è...esso. Caldo, pieno, molto dolce in alto, molto ben controllato in basso, con un'immagine che si segnala per coerenza e concretezza ma anche per la non solita profondità della scatola sonora.

    Beard CA 35: dolce e setoso, non rigorosamente neutrale ma assai romantico. Un oggettino delizioso per utenti non maniaci ma veramente amanti della buona musica.

    Conrad-Johnson PV 10 A L: il prezzo è piccolo, il cuore è grande, il suono e Conrad-Johnson.

    Galactron MK 2016: Non è strepitoso come gli integrati e i finali, ma si tratta pur sempre di un pre dalla timbrica estremamente sana, capace di una eccellente immagine stereo, caratterizzato da una linea decisamente originale e accattivante e da soluzioni tecniche d'avanguardia. Verastilissimo ( dispone anche di uscite bilanciate) telecomandabile e italiano, oltreché nel design , anche nel prezzo. Poco più di due milioni. Pochissimo per tanta roba così.

    Marantz SC 22: un delizioso pre linea costruito con raffinatissima cura, in grado di fornire prestazioni musicali interessantissime ad un prezzo assai contenuto. In abbinamento al pre phono PH 22 aspira decisamente ad una fascia superiore. Affidabilissimo.

    E+
    AMC CVT 1030: Un prezzo piccolo piccolo per un pre valvolare da coe grande. Assai più versatile del Rose, appena un pochino meno rotondo e plastico ma decisamente più versatile ed affidabile Per entrare alla grande nella grande alta fedeltà.

    Rose RV 23: per entrare alla grande nel mondo dell'altissima fedeltà, ma anche per continuare ( mi ripeto?) . Piccolo, minimalista, semisconosciuto, il micro- pre a valvole britannico si comporta da grande outsider mettendo all'angolo gran parte dei concorrenti sino al doppio del suo prezzo. E' un valvolare, un vero valvolare e necessita delle attenzioni di un vero valvolare.

    E
    [edit] VP04: ottimo, davvero ottimo. Il prezzo è evidentemente italiano, il suono non conosce complessi e barriere doganali.

    Orelle SC 100: molto british nella costruzione e nell'impostazione filosofica, molto italiano nella bontà della riproduzione musicale, adatto cioé anche alle ipercritiche orecchie dei nostri ipercritici audiofili. Analitico ma sempre rilassante, lucido ma mai clinico. Il prezzo è la panna sulle fragole.

    Proton AP 400 Pro: l'economico pre della Proton ripete l'exploit dell'integrato AM 400 Pro: grintoso, dinamico, velocissimo ma anche più che discretamente musicale. La leggera enfasi sul medio-basso compensa in maniera pressoché perfetta le deficienze di gran parte dei diffusori di classe abbinabile.

    Escono di classifica: Convergent SL 1 MK III, sostituito dall'SL 1 Signature che non abbiamo ancora provato, Audio Research LS 5 sostituito da LS 5 MKIII, come sopra, Mark Levinson ML 26S, prematuramente pensionato. Primare O1P: purtroppo Primare sconta una sorta di "maledizione della linea gotica" il pubblico italiano, anche quelo più danaroso, sembra non capire questi straordinari oggetti preferendogli nomi, forse più "in" ma sicuramente meno validi. Conrad Johnson PV 11, fuori produzione, Klimo Merlin 610 e 610 LS, sostituiti dal Merlino, Spectral DMC 6 II, non più in produzione, Adcom GFP 565 e 545 non ci risulta un distributore ufficiale per il marchio Adcom. PS Audio 5.6, sostituito dal 5.7 che non conosciamo, Buermester 808, non ci risulta più importato.

     

     

    Ampli Finali

    (AAA)
    Klimo Beltaine: Ma poteva esserci alcun dubbio? E'molto tempoo che una coppia di Beltaine mi rende felice, eh si, è questo il termine giusto, felice. Perché la maniera di porgere la musica dei Beltaine è di un altro mondo, nulla a che vedere con le altre amplificazioni, a meno di non parlare di cose come On Ga Ku e Kaegon. Fino ad ora avete sentito l'hi-fi, questa è l'alta fedeltà. E sono due cose differenti. La parentesi è d'obbligo vista la bassissima potenza.

    Fourier Panthere: Meraviglioso OTL, scandalosamente musicale OTL. Niente trasformatori d'uscita? Tutta musicalità e trasparenza guadagnata. Nemmeno troppo ostico con i diffusori, accetta di pilotarne più di quanto qualsiasi OTL abbia sin'ora fatto. Il suono? E' qualcosa di completamente diverso da quanto conoscete. Prenotate una seduta d'ascolto anche solo per capire cosa significa per un amplificatore suonare senza la greppia dei trasformatori d'uscita. Entusiasmante. Coup de Foudre

    AA++
    Mark Levinson n.333: Semplicemente il miglior amplificatore a stato solido che io ( e tutta la redazione con me) abbia mai ascoltato. SEmplicemente strepitoso, fa anche meglio dei sin'ora inarrivabili ML 20.6

    AA
    Air Tight ATC3: un grandissimo finale a triodi che ripropone ai giorni nostri le mitiche e lussureggianti sonorità dell 'età dell'oro dell'alta fedeltà. Costruito e finito come solo i giapponesi più raffinati sanno fare.

    Audio Research VT 130: " neh, ma che bbella ccosa", come per magia Audio Research ogni volta che ci ripensa, si fa passare le allergie momentanee e torna a toccare le valvole fa il capolavoro. VT 130 o della completa adattabilità alla musica, VT 130 o della totale flessibilità artistica. VT 130 un finale a valvole grande e grosso che come raramente ci è capitato di ascoltare non ha alcuno altro scopo che servire umilmente e grandiosamente la musica;

    Cary Audio CAD 805: un uragano di velluto, una tempesta di delicatezza. Insomma tutto ciò che possono fare i triodi portato a potenza da diffusore "duro". Un esercizio difficile, splendidamente condotto a termine dalla casa americana. Non chiedetegli la trasparenza assoluta dei monotriodi puri, ma aspettatevi prestazioni vicine con una dinamica altrimenti inarrivabile.

    Stax DMA X2: tanta potenza e un tocco, unico, di magia.

    The Gryphon Poweramp DM 100: mitico come l'animale da cui prende il nome. Pilota tutto e lo fa con una grazia sconosciuta alla massa degli ampli a stato solido. Di una naturalezza disarmante.

    Krell KSA 100S: Finalmente un Krell che fa ( eccome) al caso nostro. Potentissimo ma non prepotente è un mostro incivilito , capace di controllare la sua forza ( che all'occorrenza può essere brutale) e di esprimere un messaggio assai definito e introiettato ma per nulla clinico e aggressivo. Bravo Dan, bel colpo.

    A++
    Audion Silver Night: splendido finale britannico a monotriodi , suona magnificamente e rende merito al suo poetico ed evocativo nome. Se dimostrerà di essere effettivamente distribuito ed assistito decadrà la doverosa parentesi.

    VShindo Labs Palmer 300B: Ancora un'illustre ( forse il più illustre) rappresentante della categoria monotriodo dotato di 300B. Il suo maggior difetto è la scarsa flessibilità, nel senso che per le sue precipue caratteristiche sonore è strettamente indicato in accoppiamento a diffusori a tromba ad alta efficienza, con i quali, però, appare pressoché imbattibile. Una coppia di Palmer e due Klipshorn o due Tannoy Wenstminster o robina del genere rappresenta un'esperienza musicale tanto particolare quanto irripetibile.

    A
    Jadis JA 30/ 80: il 30 è tanto delicato quanto concreto, l'80 tanto concreto quanto delicato. Non per tutti i diffusori, ma quando si imbrocca quello giusto (io ad esempio ho imbroccato il Monitor Audio Studio 20 e con l'80 è un'accoppiata magica) gli Jadis hanno tutt'ora pochi rivali. In più le versioni recenti sono anche diventate affidabili.

    McIntosh MC 7300: chi se lo sarebbe aspettato? Eppure eccolo e chiunque può verificare con le sue orecchie quanto sto dicendo. Il 7300 è bello come un McIntosh, affidabile come un McIntosh, come un McIntosh rappresenta un investimento che si rivaluta nel tempo e suona come non ci si sarebbe mai aspettato (ma il 7270 già aveva invertito la tendenza) da un Mac moderno. Pilota, praticamente, anche i sassi. L'ascolto prolungato rivela un ampli di straordinaria piacevolezza, un vero e proprio indistruttibile, non svalutabile, rassicurante compagno di vita. Più lo ascolto e più sale in classifica.

    Sound Technology Poweramp One: È uno dei finali più seducenti che abbia mai ascoltato. Coup De Foudre

    AB++
    Jeff Rowland AC 2 ( alimentato a batterie): Un finale compatto , versatilissimo ( può funzionare in DC in AC o con un pack di batterie opzionali). Potente quanto basta per una non isterica applicazione domestica, costruito e finito con la cura a cui Rowland ci ha abituati. Nella configuraione a batterie mostra una trasparenza ed una pulizia timbrica difficilmente raggiungibili, unite ad una dinamica niente, niente male.

    AB +
    Mc Cormak Power Drive DNA1: esoterico si ma con criterio. Progettato da gente seria è un amplificatore estremamente serio per impianti estremamente seri. Vale quello che costa e questo è davvero dire tanto. La straordinaria costanza di prestazioni nel tempo e l'affidabilità gli valgono un passo in avanti in classifica

    Nightingale ATS 30: appena appena un pochino meno affascinante del pre, ma caratterizzato dalla stessa eccezionale cura costruttiva e di finitura, dall'originalità delle soluzioni inserite in una circuitazione classica, dalla medesima cura estetica. Suona in maniera assolutamente eccellente , dimostrando una grande personalità che, positivamente, lo distanzia dalla comue produzione valvolare "de-luxe" facendone un oggetto desiderabilissimo anche da chi ha già provato tutto o quasi tutto. Sono sicuro che i mercati esteri non rimarrano insensibili al suo indiscutibile "appeal".

    AB
    Audion Silver Night 30B SSE: giuro che quando mi hanno detto il prezzo non ci volevo credere, e non perché sia masochista ed ami pagare le cose tanto né perché in quanto sadico ami che le paghiate tanto voi, semplicemente perché un finale a monotriodi che impiega le 3 00B e che si permette queste magiche sonorità, a 3.300.000 appare una cosa fuori dal mondo. Non fate, per favore, di quelle snobberie che non lo comprate perché il prezzo è troppo basso. Costa sì come una 126 usata, ma va come una Jaguar.

    Cary Cad 300B: quando un apparecchio va veramente bene, ed ha un prezzo tutto sommato competitivo cominciano a nascere le leggende. Ora vi spiego quanto sono asino: subito dopo la mia prova del Cad 300 B mi telefonò un signore infuriato avvertendomi che quell'amplificatore "era una buffonata. Non è a valvole se lei toglie le valvole di potenza durante l'ascolto l'ampli continua a suonare!" Stranissimo caso di camuffamento. Ebbene anziché mettermi a ridere o pensare, come doveva essere, che si trattava del solito rompiballe convinto di sapere tutto e dotato di fervida immaginazione o ancora di un concorrente invidioso, S.Tommaso come pochi, feci l'esperimento. Risultato le dita della mano destra ustionate, un paio di condensatori esplosi e, naturalmente il silenzio. Ora, dico io, ma si può far dirigere una rivista ad un personaggio come me? Non solo il Cad 300B è a valvole (e che valvole) ma in unione a diffusori di efficienza medio-alta (88/89 dB in su a seconda dell'ambiente) è una vera e propria delizia.

    Diapason Riferimento: anche lui è grande grosso e a stato solido eppure nulla invidia ai colleghi longilinei o nanerottoli. Il Riferimento fa decisamente onore al suo nome con una performance dinamicamente travolgente e timbricamente assai convincente nonostante una certa tendenza "yang".

    Marantz MA 24: forse definirli i Mark Levinson 20.6 dei poveri è offensivo, sia nei confronti dei poveri, che certo non si comprano gli MA 24, sia nei confronti dei piccoli splendidi Marantz, che certo non rappresentano un'alternativa di ripiego. Questi piccoli mono in classe A, progettati da quel geniaccio di Ishiwata, propongono una delle performances in assoluto più aggraziate e corrette oggi ottenibili, con la sola accortezza di accoppiarli a diffusori di medio-alta efficienza. Anche se non difettano davvero di dinamica. Un sistema di biamplificazione a quattro MA 24 merita senz'altro la fascia A. Decisamente competitivi in relazione alle prestazioni pure, alla costruzione, al grado di affidabilità.

    Mark Levinson n. 29.5: nella botte piccola c'è il vino buono. E questo è il mio secondo amplificatore preferito tra quelli costruiti dalla celebre casa statunitense. Esemplare per correttezza timbrica e coerenza e anche dal punto di vista dinamico usa assai bene i suoi 50 watt.

    Plinius SA 100: Per Berlinguer sta più in alto in classifica, per me no, ma è solo una banale questione di sfumature. Dalla nuova Zelanda una gradita genìa di apparecchi ben costruiti, ben progettati e dal prezzo insidiosissimoper la concorrenza americana. Di questa genìa l'SA 100 è il validissimo alfiere. Il prezzo é però un po'

    B+
    AM Audio A 50: tanto per confermare che non abbiamo niente da invidiare a nessuno, ecco un piccolo grande stato solido in pura classe A, musicalissimo, affidabile ed economico oltre ciò che sarebbe stato lecito aspettarsi. Bravo Mr Conti, vai così che vai forte!

    Albarry M408: la vecchiaia (o meglio, l'anzianità) gli fa un baffo. Era il mio ampli di riferimento nel 1983 e potrebbe tranquillamente esserlo ora. Non vi fate ingannare dal datio di potenza, è in grado di pilotare anche diffusori molto difficili. Oggetto di culto è prodotto in un numero limitato di esemplari. Ottimo investimento.

    Beard M 1000: un gran bel mono a tubi di notevole potenza. Pilota anche diffusori difficili (p.e. ELS come i Martin Logan) con ottima coerenza tonale e più che discreta neutralità.

    Bryston 3B: indistruttibile (è garantito vent'anni), gran lavoratore, ottimo musicista a un prezzo stupefacentemente onesto. Fortemente consigliato

    Klimo Kent Silveb: è uno dei miei grandi amori. Un piccolo amplificatore a tubi con una grande e melodiosissima voce. Il dato di potenza non rende giustizia alla sua capacità di produrre volumi veramen,te notevoli con raro senso musicale ed eccezionale concretezza plastica. Più che discretamente affidabile.

    B
    Monrio Cento: un gran bell'exploit per un ampli che da tranquillamente i punti a colleghi di prezzo doppio e anche triplo. Timbrica amabile, eccellente dinamica, notevolissima capacità di pilotaggio di carichi anche molto difficili. Consigliatissimo.

    Muse One Hundred: Merita effettivamente assai di più di quanto non mostrasse la sua precedente, conservativa, classificazione. Semplice , dinamico economico quanto può esserlo un oggetto che si paga in dollari e musicalissimo.

    PS Audio PS 100 Delta: altro splendido rappresentante della sanità mentale applicata all'high end. Timbrica sana, eccellente dinamica, ottima costruzione e finitura. Affidabile e conveniente. Da tener presente anche come ampli per i bassi in super-sistemi muiltiamplificati.

    Quicksilver Mono Amp (Silver): eccellenti nella vecchia versione c on le 6550, altrettanto nella più recente con le KT 88, splendida la versione Silver Mono (che merita senz'altro una fascia di classifica più elevata, ma c'è bisogno di un riascolto). Comunque sia uno degli amplificatori più deliziosamente musicali in commercio. Un classico inossidabile che sorprende ogni qual volta lo si riascolta. Peccato il prezzo che davvero non è più quello di una volta e ne penalizza la classifica.

    Woodside ( Radford) STA 35: un classico (il progetto originale è di trent' anni fa) che non accenna a voler invecchiare. Piccolo e delizioso.

    BC
    V Onkyo M-510 Grand Integra: dopo lo Stax senz'altro il miglior amplificatore giapponese in produzione. Una bestiaccia grintosa e strapotente non priva di grazia e delicatezza. Ottima coerenza timbrica, dinamica naturale e praticamente illimitata, una leggera tendenza al gigantismo nella ricostruzione degli strumenti. Costruzione e finitura da brivido. Comincia a risentire dell'onta del tempo

    C
    Beard P 35 MKII: dolci e melodiosi suoni. Spiccata tendenza eufonica nell'accezione più positiva del termine, più che discreta capacità di pilotaggio..

    Cary SLA 70: è una delle rivelazioni degli ultimi anni. La potenza non è esuberante ma è in classe A e visto come suona il prezzo è decisamente onesto.

    Galactron MK 2061: il più piccolo ma anche il più deliziosamente equilibrato tra i nuovi Galactron. Suono aggraziato e prezioso, timbrica limpida e liquida . 30 watt buoni che permettono anche una più che dignitosa prestazione dinamica.

    Galactron MK 2160: decisamente più potente e aggressivo del precedente ma dotato comunque di eccellente musicalità. Manca quel pizzico di grazia, quel pizzico di magia che solo gli amplificatori piccoli riescono a donare.

    Marantz MA 22: suono estremamente aggraziato ma non privo di grinta. Appena una punta di durezza ( perdonabile) sul medioalto. Costruzione, finitura e affidabilità eccellenti. Prezzo adeguato.

    Naim NAP 180: il miglior finale Naim che io abbia ascoltato. Grintoso e solido.

    Quad 405 mod. Dyssanayake: tutto quello che avreste voluto da un Quad e non avete mai osato chiedere. "Abarthizzazione" sul n. 10/92 di SUONO.

    V Sonus Faber Amator Power: sembra a valvole. È a transistor. Complimenti. Bellissimo da vedere piacevolissimo da ascoltare.

    D
    Klimo Linnet: nonostante le proteste in forma verbale ed epistolare (indirizzate peraltro alla mia precedente rivista) del distributore il mio giudizio non cambia. Eccellenti, al livello dei migliori in assoluto con diffusori a medio-alta impedenza, problematici con diffusori medio-difficili.

    E
    Cabre AS 204 Mod. Dyssanayake: veloce, grintoso, neutro. "Abarthizzazione" sul n. 1/92 di SUONO.

    [edit] VM 150: eccellente per il prezzo che costa. Ibrido con prevalenza di suono valvolare.

    Naim Nap 90: pas mal, pas mal... Ma bisogna amarlo.

    Quad 306: probabilmente il miglior finale Quad da vent'anni a questa parte. Costa poco e da in cambio veramente molto.

    Rotel 980 BX: 120 watt puliti e cristallini a meno di un milione. Avrà pure qualche difettuccio ma cosa pretendete?

    Verdier 210 MKII: Dipende un po' dai diffusori, ma in genere è un ottimo valvolare ad un prezzo conveniente, progettato e costruito da un uomo che di valvole ne sa davvero.

    Escono di classifica: Mark Levinson. n. 20.5, N.27.5 , non più prodotti, Primare 202, vedasi il discorso già fatto nella sezione preamplificatori. Audio Research Classic 30, ahimé non più prodotto, AES One , da tropo tempo non ne abbiamo più notizie. VTL Triode 25 watt, non più prodotto, Mc Intosh MC 275 Replica, purtroppo non c'e n'é più, Aloia ST 130, siamo in attesa della nuova splendida produzione del nostro grande Bartolomeo, Copland CTA 504, sostituito dal 505 che non abbiamo ancora ascoltato, Kinergetics KBA 75, non ci risulta più distribuito. Classe M 700, fuori produzione, Hafler 9500, non ci risulta più distribuito, PSE Studio IV, idem, Manley Compact 150 idem con patate ( ma se preferite, senza sovrapprezzo, ci sono i fagiolini, niente rucola please! Onkyo M 502, non è più in catalogo, Adcom GFA 565, 585, 545, 535 : non ci risulta al momento un distributore italiano per Adcom.

     

     

    Elettroniche Miscellanea

    AAA
    Cello Audio Palette: il più bel giocattolo hi-fi mai inventato. Il più bello strumento di godimento di una discoteca mai realizzato. Ah, poterselo permettere!

    AA+
    Nightingale unità di condizionamento, stabilizzazione e filtraggio di rete serie CR (800/1200/1600): il più perfetto e funzionale tra i "condizionatori" ma definirlo così è estremamente limitante. Un oggetto che riunisce in una almeno tre funzioni fondamentali e che non dovrebbe mancare in alcuna catena di buon livello se si vuole che le prestazioni ottenute siano effettivamente quelle promesse dall'apparecchio. Anche se il vostro impianto elettrico e immondizia un CR è in grado di resuscitarlo, con in più la sicurezza di ottenere sempre il massimo dalle vostre apparecchiature grazie alla funzione di stabilizzazione automatica della corrente. Una prova basta a convincere anche il più ostinto dei caproni con le orecchie imbottite. Irrinunciabile.

    AA
    Sightech AEC 1000: Pensato per il mercato professionale, questo equalizzatore digitale ( ma è estremamente riduttivo definirlo come tale, andate a leggere la prova sul numero scorso) . Il Sightech è letteralmente in grado ( in senso figurato, non mettete in allarme la famiglia) di abbattere o nascondere le pareti dell'ambiente. I suoi benefici sul suono vanno provati. Costa molto, è vero, ma è un oggetto di tecnologia veramente raffinata , capace di risultati assolutamente unici.

    Gate IR1: Spartanamente definita "interfaccia" dalla casa, è un'unità di filtratura e stabilizzazione della corrente. Funzione come nessun altro "power purifier" fa , e funziona davvero, incrementando in maniera sconcertante le prestazioni di qualsiasi catena. Indispensabile in installazioni di alto livello, molto più dei cavi in argento massiccio rivestiti in oro rosa e platino. Raccomandatissima.

    A
    Mark Levinson LNC 2: attualmente il crossover elettronico più corretto e "invisibile" in commercio, o meglio, era in commercio. Ma se davvero puntate ad una multiamplificazione di altissimo livello vale comunque la pena cercarlo, e se ho capito bene è comunque disponibile su ordinazione.

    Irem LC 201: un condizionatore di rete di grade efficacia, disegnato e realizzato con tecnologie all'avanguardia, estremamente potente ed affidabile. La sua presenza nell'impianto si nota in maniera assolutamente benefica.

    AB
    Dyssanayake La Macchina del Tempo: Ma che cos'é insomma? Un interfaccia pre-finale? Un'interfaccia pre-cavi-finale? Un'interfaccia pre-CD? Un adattatore d'impedenza? Un'uscita cuffia a valvole? Tutto ciò ed altro, è la geniale "Macchina del Tempo" di quel pazzo cingalese di Sarat Sena Dyssanayake. E funziona comunque la vogliate far funzionare, e con pochi ritocchi può fare anche dell'altro. in Kit secondo i piani di suono, o "pret a sonner " su prenotazione presso lo stilista orientale.

    B
    Lexicon CP1: il miglior processore d'ambienza e di surround in commercio.

    Bryston 10B: quasi un Levinson LNC 2 a una frazione del prezzo. Una manna dal cielo per chi vuole biamplificare ad un costo ragionevole ma senza rischiare di deteriorare la musicalità dei propri diffusori. Appena un po' limitato in versatilità ma comunque efficacissimo. Forte raccomandazione.

    Audio Research EC 22: un gran bel crossover elettronico, costoso ma di prestazioni indiscutibili.

    Escono di classifica: Mc Intosh Mac 4300V, non più in produzione, Onkyo TX 906, idem.
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    1. Scendo alla prossima

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      dopo il primo blog sugli organi da strada Olandesi, , mi sembra naturale proseguire la strada della musica riprodotta “in altra maniera”.
      Organi da strada… carini, vero? 
      E i JukeBox? Sicuramente un oggetto che molti di noi conoscono.
      Tre le marche fondamentali:
      Wurlitzer, Seeburg,  Rock-Ola
      E mica parliamo di “macchinette” eh…! La diffusione di queste macchine era, dal 1930 al 1960, molto vasta.
      Tanti locali pubblici, e non di certo solamente negli USA, ne avevano uno.
      Pensate che nel solo anno 1936 la Wurlitzer  riuscì a vendere più di 40.000 jukebox…
      Era stata la ditta Ami a produrre il primo vero fonografo a moneta che fu messo sul mercato nel lontano 1927.  Questa azienda aveva un certo nome come produttore di pianoforti automatici…

      Non riuscì a diventare marchio leader negli States. Cosa che però, gli riuscì in Europa.
      Nel 1933 (quindi 3 anni dopo la AMI) la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio, col quale si poteva selezionare uno dei dischi inserito in questo “mobile” (che, inizialmente, era fatto di legno).


      Quella di poter selezionare il brano che si voleva ascoltare si rivelò subito una scelta vincente.
      In pochi anni anche Seeburg  e Rock-Ola riuscirono ad affermarsi sul mercato. 
      Il mobile di questi apparecchi prodotti in quegli anni erano fatti di legno.
      I dodici (ma c’erano anche modelli con una selezione/offerta più piccola…) dischi erano, visto il periodo,  a 78 giri.  I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e “suonati”. 

      Fu la ditta Seeburg a sposare, prima di tutti, il “KITSCH”, tipo di design che ha reso famosi questi aggeggi. Non vi è dubbio alcuno che il grande successo di vendita fu anche per i vari mobili, cromature, colori, plastiche  illuminate. 
      Interessante sapere che questi JukeBox raramente venivano venduti ai locali, bar, ristoranti ecc. 
      Si preferiva venderli ai noleggiatori, che noleggiavano ai locali pubblici le ultime novità. Tempo un anno, e la macchina passava dai grandi locali ai bar più piccoli, poi nelle cittadine meno grandi, infine nei locali di campagna.

      Questi bar e ostelli erano l’ultimo anello della catena… quando arrivava un nuovo modello, con ancora più luci, colori, scelte e stranezze varie, il jukebox, spesso ancora perfettamente funzionante, veniva distrutto. 
      Consumismo, si chiama. Ne sappiamo qualcosa anche noi, adesso….. 😁
      Comunque sia… fu nel 1940 che ebbe inizio la produzione di Jukebox  ad arco. Erano sempre stati squadrati, prima. Fu una grande idea, tant’è che i dieci anni successivi i jukebox prodotti avevano tutti, più meno, la stessa forma. 
      Non sarebbe completamente giusto però, scrivere “10 anni successivi”, perché negli anni della seconda guerra mondiale i vari Seeburg, Wurlitzer, Ami e Rock-Ola furono, più o meno, costretti a convertire i macchinari di produzione alla fabbricazione di materiale bellico.
      Così fu che  molti vecchi JukeBox che prima della guerra venivano distrutti perché “non più di moda”, durante la guerra venivano dismessi in grandi magazzini. Così si potevano recuperare dei pezzi di ricambio; 



      Un pezzo unico, una meccanica unica, fu la svolta che fece di Wurlitzer il marchio leader. Cambiava la carrozzeria, ma la meccanica restava pressoché uguale.
      In pratica… si teneva il mobile originale, ma si cambiavano il design e le dimensioni esterne….. 
      I costi diminuirono e….così i locali più modaioli e lussuosi ebbero sempre dei jukebox nuovi, che però… erano sempre gli stessi,  a livello tecnico;  cambiava solo il mobile esterno nella sua veste estetica!
      Dopo la guerra 1939/1945, l’entusiasmo per i JukeBox cresceva in tal modo che era davvero difficile trovare un locale pubblico che non ne avesse uno.  

      Non si dipendeva più solo dai brani musicali proposte dalle radio, o, per i più fortunati, da qualche disco che si poteva avere in casa… coi vari Seeburg, Rock-Ola, Ami e Wurlitzer (e altri nomi…) se volevi ascoltare il brano preferito era sufficiente inserire una monetina e… l’ascolto era fatto  😜
      Ovviamente era anche un bel mercato per l’industria discografica… (a propò… qualcuno si ricorda del “FestivalBar” che si faceva, una volta all’anno, nell’Arena di Verona? La classifica finale si basava sulle selezioni effettuate da chi inseriva 100 lire <200 ?>  Chi si ricorda più, sic!)… 
      Io, nel mio piccolo, ho sempre dubitato che fosse un conteggio vero e non pilotato, ma questo è un altro discorso… 🙄


      IL nome JUKE BOX non si sa di preciso da dove venga… esistono più teorie, probabilmente tutte vere… Fatto sta che avere la possibilità di avere un mobile che riproduceva musica, e magari pure quella più popolare, non fu molto ben vista dai musicisti.
      Del resto… i musicisti suonavano per guadagnarsi da vivere, stavano sul palco, anche se improvvisato, nei bar, e suonavano… Vedersi sostituiti da una macchina “infernale come questa…. " significava dover cercare altri luoghi dove poter guadagnare suonando… oppure… erano costretti a cambiare lavoro o diventare musicista da strada…  (rubare il lavoro lo si può fare/interpretare in molti modi…..) .


       

      Dite la verità, qui, forse, siamo tutti audiofili… sì, ma anche un po’ nostalgici… (o no???)
      Chi di noi non avrebbe voglia, entrando in un bar, di inserire una moneta nella fessura, selezionare qualche brano e ascoltare quel suono di “poca fedeltà” ma molto fascino?
      Chissà… magari nel bar si trovano delle ragazze  e voi potreste invitarle a ballare…  roba d’altri tempi? be', sì… certo. Ma … a voi non piacerebbe averne uno, in casa? 
      Se vi interessa (e se avete lo spazio necessario…) cercate sul web… troverete molti JukeBox usati/garantiti/originali in vendita… non costano poco, OK, … ma… volete mettere?

      PS… avevo scritto queste righe più di un mese fa, per poi dimenticarmene (…) l’altro giorno sono andato al museo “Nicolis” di Villafranca Veronese, e lì ci sono esposti 4/5 jukebox originali, (e anche... udite udite, qualche organo da strada di cui parlavo tempo fa...) molto belli. 
      E … mi è venuto voglia di riaprire  queste righe…
       

      Vedo di inserire qualche foto, grazie per la lettura

       

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      esistono delle belle letture sull'argomento, spesso hanno delle belle immagini.

      Molto di ciò che ho scritto l'ho preso da questo bellissimo libro. Ve lo consiglio... (contiene anche un CD di musiche del JukeBox_Time...)

      JukeBox_libro.thumb.jpg.1fdd7058255d24e4597158f627c449e9.jpg


       

    2. Ben ritrovati, ad un nuovo appuntamento con i torrenti, le Trote, e le avventure di pesca.

       

      In questa nuova conversazione, vorrei illustrare per sommi capi, anche a chi ne è completamente digiuno, come si sviluppa la pesca alla Trota, che di norma presuppone due principali tecniche di esecuzione, una la cosiddetta pesca con artificiale, l’ altra invece quella con esca viva.

       

      La prima, conosciuta soprattutto per l’ uso del cosiddetto cucchiaino, prevede l’ utilizzo di un’ esca finta, formata da una paletta di metallo, a forma appunto di cucchiaino, paletta che è libera di ruotare su un asse formato da una sottile anima di acciaio, che ad un estremo ha un anellino che permette di fissare il rotante al filo di nylon, e sull’ altro lato, alla fine dell’ anima in acciaio, si trova un’ asola che tiene in posizione una piccola ancoretta, cioè tre ami fissati insieme e sfalsati a 120 gradi in modo da rendere l’ arpioncino sempre attivo nei confronti del pesce da qualsiasi angolo la aggredisca. La foto che segue, credo sia più chiara di qualsiasi spiegazione.

       

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      Come si vede qui sopra, i cucchiaini, così chiamati per la paletta che sembra un cucchiaio, sono i più utilizzati in torrenti, hanno forme, fogge, dimensioni variabili, come pure i colori e i disegni che compaiono sulla superficie del cucchiaino, alcuni li ho personalizzati io utilizzando i colori da modellismo, per fare delle diverse colorazioni o disegni che, ritenevo, potessero renderli più appetibili alle Trote, cosa che poi, statisticamente, non mi pare sia stata confermata . . . !!

       

      Pesca con artificiali 

       

      La tecnica di pesca con artificiale prevede il lancio del rotante, nella zona di interesse dello specchio d’ acqua, il suo recupero col mulinello a intervalli più o meno regolari, ma continuo, in modo che la paletta del cucchiaino in acqua giri a forma di vortice e attiri la curiosità e la voracità della trota, che inseguendo l’ esca finta e mordendola, rimanga agganciata  all’ ancoretta attaccata posteriormente.

      Sembra una tecnica crudele, invece è la forma di pesca meno aggressiva, preferita da chi non vuole trattenere il pesce, perché l’ abboccata così detta, ovvero l’ agganciarsi della trota all’ esca, è superficiale e solitamente, con molta attenzione, si può slamare, ovvero togliere l’ arpione dal labbro del pesce, senza provocare nessun danno fisico e produrre alcuna mutilazione.  

      E’ una tipologia di pesca molto pulita anche dal punto di vista del pescatore, che non maneggia esche vive, ovvero lombrichi, camole o altri animaletti, che comunque sporcano, deperiscono, e costringono a procurarseli per tempo, andando a raccoglierli o acquistandoli presso i negozi specializzati. Una variante consiste nell’ utilizzare artificiali con la forma di un pesce che, recuperando la lenza sotto la superficie, imitano il movimento natatorio di un pesciolino, e attirano così l’ attenzione della trota che vede sia una potenziale preda fonte di proteine nobili, che un intruso che invade il suo territorio, scatenando in questo modo la pronta reazione e l’ attacco, soprattutto di pesci di buona taglia. Molto valida in questo senso è l’ imitazione del pesce persico, che atavicamente scatena la reazione delle trote che lo vedono come un intruso nel proprio territorio di pertinenza, ovvero di caccia e di ambiente in cui vivere svolgendo le proprie attività.

      Qui sotto alcuni dei pesciolini finti , imitazioni molto veritiere, che vengono utilizzati per insidiare Trote di buone dimensioni, si tenga presente che questi pesci artificiali sono anche in grado di muoversi nell' acqua imitando il movimento del pesce vivo, ovvero guizzano e si muovono ondulando, cosa che può essere accentuata dal pescatore, sia muovendo la punta della canna lateralmente, sia variando la velocità di recupero con il mulinello. 

       

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      Quelli qui sopra in foto sono solo alcuni dei pesciolini ed esche artificiali che nei decenni ho utilizzato per la pesca, in torrente, e anche in lago, dove si potevano insidiare anche i cavedani, i Persici Trota, detti Boccaloni, e i Persici classici.

       

      Pesca con esche naturali

       

      La seconda forma di pesca alla trota si basa appunto sull’ utilizzo di esche vive, naturali, di cui i classici esempi sono il lombrico, la camola del miele o il gatoss, ed è la cosiddetta pesca alla tocca sul fondo, cioè attuata per mezzo di un finale di lenza composto, partendo dal tratto terminale del filo, da un amo con lombrico, camola del miele o altro insetto vivo, piombatura adeguata per permettere di lanciare ad una distanza di almeno 6-10 metri l’ esca e, non diffuso ma comodo, girella con moschettone che permette di attaccare e staccare facilmente la montatura così fatta dalla lenza principale, ovvero il filo che va alla canna e si avvolge nel mulinello.

      Il terminale citato, lungo solitamente dai 30 ai 45 centimetri, ha alcuni vantaggi rispetto al filo continuo, cioè senza l‘ interposizione del moschettone con girella, tra i quali il fatto che è molto veloce il cambio dello stesso, per esempio se si vuole montare un diverso finale di lenza con piombatura o amo differente, oppure se si impiglia e si strappa il filo sul fondo, cosa che in un torrente non è evento raro, di solito la rottura si ha sul nodo che aggancia il terminale al moschettone, preservando il resto della lenza, oppure per il cambio rapido da pesca ad esca viva a quella con artificiale, cioè da amo a cucchiaino o viceversa. C’ è però un aspetto negativo, ovvero  inserendo un elemento in più sulla lenza, ed un nodo ulteriore, si indebolisce la resistenza e l’ elasticità del filo, che può diventare cruciale se abboccasse un pesce importante, la trota attesa una vita intera.

      Nella pesca a tocca, il lancio dell’ esca si fa in corrente, sotto cascata, vicino a dove si pensa vi sia la tana e si lascia affondare il tutto senza recupero immediato, in modo che l’ esca si muova naturalmente seguendo la corrente, e il pesce possa vedere e saggiare il cibo attaccato all’ amo. Si mette poi in tensione il filo recuperando un poco di lenza con il mulinello, e si “sente” sul filo, fisicamente con la mano libera la presenza della trota che mangia, rappresentata tipicamente da colpetti più o meno energici che si propagano alla canna, poiché di solito il pesce mangia e contestualmente fa leggeri spostamenti del corpo, mantenendo la posizione in acque mosse, nuotando e compensando con piccoli movimenti laterali delle pinne. Qui sotto alcuni terminali già preparati, per non perdere tempo durante la battuta di pesca in torrente . . . 

       

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      La foto non rende molto, ma il concetto di fondo è che i finali hanno un' asola, si vede a destra, che si infila nella girelle e moschettone legata al nylon principale che entra nel mulinello, e che quindi si possono cambiare in funzione del peso che si usa, io di solito utilizzo due olivette abbastanza pesanti che permettono sia di lanciare agevolmente più lontano rimanendo nascosti, sia di far affondare subito in corrente l' esca. All' estremità di sinistra, dopo circa 30-40 centimetri di lenza, l' amo, in questo caso un amo corto per camole, scuro, per non riflettere la luce sotto il sole, e ritorto per ferrare meglio il pesce.

       

      Dal tipo di tocca che si avverte sulle dita della mano che stringe la lenza, un pescatore con esperienza capisce già di che mole è la Trota che sta assaggiando l’ esca, solitamente la trota piccola è vorace e molto disordinata nei colpetti e si muove molto nello spazio a sua disposizione, mentre la trota più matura mangia dando colpi secchi ma meno irruenti e spesso rimane in posizione immobile nel punto in cui ha abboccato, saggiando il cibo con molta calma prima di passare ad ingoiarlo.

      Durante la pesca alla tocca, c’ è la variante della Trota, di misura variabile che, presa in bocca l’ esca, punta decisa verso la sua tana, per abitudine o perché insidiata da rivali per il cibo, tana posta solitamente sotto una roccia, nei pressi della cascata, in un punto nascosto, dove si trova il suo rifugio abituale, per continuare a mangiare in sicurezza il cibo conquistato. A questo punto dell’ azione di pesca le cose possono ulteriormente complicarsi, perché una Trota in tana è sempre un’ incognita per il pescatore.

      In poche frazioni di secondo si deve decidere se lasciare che il pesce entri nel suo rifugio, affinché mangi con calma e si agganci quasi da solo all’ amo, o recuperare, dando il colpo di ferrata con la canna. Nella tana infatti gli spazi sono spesso angusti e il filo può incappare in punti taglienti delle rocce, per cui si rischia di tranciarlo, oppure si verificano situazioni in cui il pesce rimane saldamente bloccato nel suo rifugio, cosa che rende impossibile il tirarlo fuori dalla tana senza rischiare di strappare il filo o procurare dei danni al pesce stesso.

      Spesso conviene perciò ferrare quasi immediatamente, termine che indica il colpo con la canna a frusta all’ indietro subito dopo l’ abboccata del pesce e conseguente recupero del filo con il mulinello, per far si che l’ amo punga la trota e permetta al pescatore di trarla fuori dall’ acqua, anche se alte sono le probabilità che il pesce, non avendo ancora ingoiato il cibo e tenendolo nella parte anteriore della bocca, a filo di labbra, lo sputi e si liberi dall’ amo.

      Proprio perché l’ esca viene masticata e parzialmente ingerita dal pesce, questa tecnica di pesca è meno preservante per l’ integrità fisica della Trota, poiché l’ amo può ferire il pesce, rendendo più complessa la slamatura, o liberazione del pesce dall’ amo, senza il rischio di ledere qualche parte dell’ apparato boccale dello stesso. Risulta così che la tecnica con l’ esca viva, sia la meno adatta a fare una pesca sportiva di cattura e rilascio, perché più difficile risulta liberare il pesce dall’ amo e rimetterlo in acqua indenne. Proprio per limitare questi potenziali danni, di solito si tende ad utilizzare ami di generose dimensioni, in modo che le piccole trote non possano neppure ingoiarli, mentre le più grosse, con ami di grandi dimensioni, sono punte sul labbro e facilmente liberabili, seguendo alcune semplici precauzioni. Tra queste, bagnarsi bene le mani per non intaccare il film lipidico che ricopre la superficie del corpo del pesce, la trota infatti non ha scaglie, come molti altri pesci, la sua forma altamente idrodinamica si basa proprio sulla pelle nuda, che oppone minore resistenza al movimento in acqua, ed è però ricoperta da una mucillagine che protegge il pesce dagli attacchi di parassiti e di altri microorganismi, garantendo al contempo una buona aerodinamica corporea.

      Il pesce va maneggiato con attenzione e delicatezza, senza esercitare pressioni sul suo corpo, basta tenerlo immobilizzato per permettere di togliere l’ amo o l’ ancoretta dalle labbra, operazione in alcuni casi più complicata se l’ amo si è agganciato nel palato o se più di uno dei bracci dell’ ancoretta si sono conficcati nella bocca della trota. Una volta sganciata e libera, la trota va inserita in acqua, possibilmente muovendola delicatamente per permettere alle branchie di ossigenarsi nuovamente, tenendola per la coda, in acque correnti ma non eccessivamente veloci, in modo che riprenda conoscenza e sia lei a muoversi lasciando la mano del pescatore, che la regge. Tutti questi piccoli accorgimenti riescono a limitare al minimo la sofferenza e i disagi del pesce, che viene, per qualche secondo, tolto dal suo ambiente naturale e costretto ad andare un poco in debito di ossigeno, ma se si è attenti e rapidi, la trota ritorna nel suo ambiente liquido senza portarsi dietro nessuna menomazione o trauma, se non un’ esperienza che gli servirà per essere più guardinga e attenta, facendole guadagnare opportunità di sopravvivenza ad un ulteriore passaggio di un pescatore che tenterà di insidiarla.

       

      Differenza sostanziale tra le due tecniche, con artificiale e con esca viva, sono anche i tempi di reazione e le modalità di abboccata del pesce. Nel primo caso il cucchiaino transita velocemente nell’ acqua, per il recupero molto rapido della lenza fatto girando con continuità il mulinello, che aumenta ancora se si lancia in acque correnti e in rapida discesa a valle. Qui la trota ha pochi istanti per reagire, se si riesce a solleticarne la voracità e la curiosità spesso l’ attacco è immediato, addirittura con l’ artificiale in volo sopra lo specchio d’ acqua, e da qui inizia la sfida tra il pesce, che cerca di liberarsi dalla presa, e il pescatore che vuole spiaggiarlo fuor d’ acqua. La trota tenta di liberarsi dal cucchiaino dimenandosi in acqua, saltando fuori dalla superficie del torrente, dove il filo non è più sostenuto dal liquido e permette al pesce di sganciarsi più facilmente, ed anche, comportamento più tipico delle trote di una certa mole, venendo velocemente incontro al pescatore e quindi allentando la tensione della lenza e favorendo così la probabilità di sganciarsi dell’ ancoretta dalla bocca. Altra variabile nel recupero è data dalle posizioni spesso precarie in cui ci si trova a lottare con la trota, cioè in acque vorticose, in difficile equilibrio, nascosti dietro ad una roccia, oppure in posizione elevata rispetto all’ acqua e dovendo sollevare il pesce in aria, quindi senza sostegno del liquido, questo diventa immediatamente più pesante e in grado di divincolarsi in modo più disordinato.

      Nel caso di pesca con l’ esca viva, questa viene lanciata e fatta scendere verso il fondo, portata a spasso dalla corrente e mossa con piccoli recuperi dal pescatore, rimanendo più tempo a disposizione dei pesci ma è meno visibile di un oggetto in veloce movimento e luccicante, per cui risulta essere più una pesca di attesa e intercettazione del pesce che di sorpresa. Inoltre, una volta ghermito il boccone, il pesce assaggia e mastica il cibo, con tempi più lenti, spesso con cautela, tanto più la trota è grossa, e quindi bisogna attendere il giusto momento prima di ferrare, scelta spesso aleatoria e dettata dall’ esperienza e dalla sensazione che la trota mangi più o meno voracemente, pena il rischio di togliere letteralmente di bocca al pesce il ghiotto boccone.

      Buona parte delle abboccate, sia all’ esca finta che al vivo, vanno a vuoto, nel senso che il pesce sputa prima della ferrata, perché sente per esempio la punta dell’ amo pungerlo, oppure non aggancia il cucchiaino o si sgancia durante il recupero. Qualche volta beffa il pescatore anche se è stato spiaggiato, tale è la reattività, il saltare disordinato, il dimenarsi puntando per istinto sempre e immancabilmente tra l’ altro, in direzione dell’ acqua, unito al fatto di avere la superficie del corpo molto viscida che favorisce il nuoto, da lasciare di stucco il pescatore che è convinto di averla ormai in pugno. Non si contano le situazioni nelle quali mi è capitato di rimanere basito osservando il guizzo finale di una trota, considerata oramai catturata, che recupera il suo ambiente senza dare la possibilità di fare più nulla, lasciando con il rammarico di non essere stato più rapido, perché anche avventandosi sul pesce con le mani, pure in pochi centimetri d’ acqua la trota diventa inafferrabile e di nuovo padrona incontrastata della situazione, capace di dileguarsi in un attimo !.

      Esiste un altro approccio, molto tecnico, di pesca alla trota, è rappresentato dalla pesca a mosca, ovvero una pesca eseguita lanciando a notevole distanza, anche 12-15 metri, una lenza cosiddetta a coda di topo, che si proietta ed estende proprio per la sua conformazione e peso, alla punta della quale viene legata una moschina artificiale, costruita per imitare le piccole efemere ed altri insetti volanti, del peso di un paio di grammi. Il pescatore, eseguendo un movimento a frusta, con una canna e un mulinello speciali, distende muovendo la canna avanti ed indietro, la lenza fino a posarla sul pelo dell‘ acqua, dove attira le Trote che attaccano la riproduzione dell’ insetto che cela un amo.

      E’ una variante di pesca molto tecnica, ma richiede oltre ad un allenamento ed una pratica notevoli, anche il corretto spazio per poter muovere una lenza avanti ed indietro, in aria, senza che questa si impigli in rami, fronde o altro e per la morfologia dei torrenti che frequento è una tecnica di pesca che non è praticabile con successo. Oltre a quelle elencate, che sono le principali, esistono non solo altre tecniche e tipologie di pesca, legate anche alle caratteristiche differenti di torrenti, luoghi di pesca, ambienti, ma anche di quelle sopra citate vi sono innumerevoli varianti, spesso anche messe a punto da singoli pescatori, con modifiche delle esche artificiali, uso di galleggianti, utilizzo di canne molto lunghe e di attrezzature differenti da quanto io ho menzionato e delle quali, nello specifico delle mie esperienze, più avanti racconterò nel dettaglio di alcune di esse.  

      Le numerose varianti tecniche, frutto anche delle tradizioni locali, sono una prova ulteriore di uno sport molto variegato, che rappresenta una ricchezza sia per la passione in sé che per l’ importanza del tramandarsi di nozioni, metodi di pesca spesso profondamente differenti, comunque fonti di cultura, vitalità, diversificazione e diffusione di questo sport antico, o come vogliamo definirlo, passione, od anche hobby, che ci permette di passare del tempo immersi nella natura.

       

      Alla prossima puntata 

       

      saluti , Dario 

       

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      Le cartoline di oggi vi parlano di un lago affascinante, di un ottimo pranzetto, di un’antica leggenda, di un’isola incantevole, e di un percorso mistico.

      Orta, che sorge sulle rive del lago omonimo, è classificato tra i 100 borghi più belli d’Italia. Il lago si è formato dal ghiacciaio del Sempione ed è separato dal lago Maggiore dalla cima del Mottarone. Siamo in Piemonte, nella provincia di Novara. Sono tante le camminate e le attività che si possono fare attorno a questo piccolo specchio d’acqua circondato da una vegetazione lussureggiante e cangiante a seconda della stagione. Gozzano, ad esempio, offre piccole spiagge attrezzate e, nei dintorni, scuole di vela e circoli di canottaggio. Orta, invece, propone soprattutto passeggiate spettacolari e, tra queste, quella al Sacro Monte attraverso una via costellata da 20 cappelle affrescate, dedicate a episodi della vita di San Francesco.

      Arrivando alla minuscola cittadina, si è attratti da una strana costruzione in stile moresco che svetta e domina il lago: si tratta di Villa Pia Crespi, costruita nel 1879, su incarico di un ricco imprenditore tessile, indigeno, che voleva farne dono alla diletta moglie, Pia. Del progetto si occupò uno dei più famosi architetti dell’epoca, Angelo Colla, e, soprattutto nel periodo tra le due guerre, ospitò, oltre al re Umberto I, molte personalità di spicco in ambito letterario e religioso. Ceduta successivamente, finì per diventare un hotel negli anni ‘80. Oggi è reputata una sorta di tempio per i gourmet poichè il suo ristorante è diretto dallo chef Antonino Cannavacciuolo. La Villa è molto bella, ha interni stupendi e preziosi, un magnifico giardino e una bella piscina ma, personalmente, non mi sembra in armonia con il contesto: la maestosità silenziosa e raccolta del panorama lacustre era già perfetta e, a mio avviso, non necessitava di “intrusi”.

      Lasciata l’auto in uno dei parcheggi posti fuori dal borgo, si scende verso il lago attraverso un dedalo di vicoli molto suggestivi, ricchi di affreschi, antichi lavatoi, balconi fioriti, ristorantini e negozietti, fino ad arrivare alla piazza Motta, dove si trova il centro del paese e il piccolo imbarcadero. Da notare il palazzetto detto il Broletto, datato 1572.

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      IL BROLETTO

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      La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

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      Le specialità della valle sono tante ma i formaggi sono il top. 

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      E’ ora di pranzo e, prima di imbarcarci per l’isola, anche noi ci sediamo in un ammiccante e già sperimentato ristorante proprio a bordo acqua, di fronte all’imbarcadero e all'isola.

      Ecco il nostro goloso menu:

      Sformatino di patata e porro, fonduta al maccagno 

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      Gnocchi di segale, grasso di Formazza, pistilli di zafferano e pancetta nostrana 

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      Sottofiletto di manzo, scalogno confit e salsa al marsala

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      Crema bruciata alla nocciola IGP del Piemonte 

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      Caffè e piccola pasticceria della casa

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      Tutto ottimo!  😋

       

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      E ora parliamo della leggenda che ha dato il nome all'isola e del miracolo di San Giulio e anche dei mostri...

      Giulio e Giuliano erano due fratelli religiosi, che, nel IV secolo, sotto l'imperatore Teodosio, si misero in viaggio con l'obiettivo di convertire i pagani e di fondare 100 chiese. Lungo era stato il cammino e anche faticoso ma la loro fede li aveva sempre aiutati a superare i pericoli e le avversità incontrate ed erano quasi alla fine della loro missione dopo aver fondato ben 99 chiese quando giunsero alle rive del lago! Giulio era anche un esorcista e, decise che la centesima l’avrebbe fondata proprio su quell’isola “maledetta”!  Si diceva infatti che l’isola fosse infestata da draghi e serpenti feroci che si cibavano, in un solo boccone, di capre selvatiche, di buoi e anche di quei malcapitati che, in barca, osavano avvicinarsi.

      I barcaioli infatti si limitavano a pescare poco distanti dalla riva e lontano dall’isola ma raccontavano di avvistamenti spaventosi e descrivevano i mostri arricchendoli con particolari agghiaccianti. Nessuno mai si sarebbe arrischiato a trasportare i due monaci, anzi, gli abitanti tutti li supplicarono di lasciar perdere e di abbandonare quella idea così folle. Giulio non si lasciò convincere e, inginocchiatosi sulla riva, iniziò a pregare chiedendo l’aiuto del Signore. E avvenne il miracolo!  Il suo mantello si trasformò magicamente in una sorta di barca  resistente alle onde create dai draghi e lo portò sano e salvo sull’isola dove, non solo sconfisse le forze del male ma riuscì anche,con l'aiuto di tutti i borghigiani, sedotti e convertiti dal miracolo, a fondare la sua centesima chiesa!!  Ora nella sacristia della chiesa è conservato un lungo osso, forse una vertebra, del drago ucciso dal Santo che, a sua volta, è sepolto nella cripta sottostante.

      Sì, ho raccontato una bella fiaba che, di vero, pare abbia solo qualche radice:in realtà, forse, sull’isola abitavano dei pagani irriducibili e crudeli. Per quanto riguarda l’osso pare, invece, sia un fossile di una balenottera spiaggiatasi e defunta in epoca glaciale! Sotto la chiesa, poi, si sono trovati anche i resti di un’altra chiesa costruita in epoca precedente. 

      Da segnalare, comunque, che ancora oggi, alcuni barcaioli sostengono di avvistare, a volte, degli strani mostri, simili a coccodrilli che sbucano dall’acqua e, con fare aggressivo, li spaventano. Insomma, anche in Piemonte abbiamo il nostro Lochness!!  😱  😂

       

      Adesso torniamo seri, abbandoniamo le fantasie e imbarchiamoci alla volta dell’isola.

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      San Giulio domina dall'alto del Palazzo Vescovile

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      Già dal lago, mentre ci avviciniamo,  ci rendiamo conto di quanto possa essere bella, romantica e ricca di fascino:

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      L’isola, molto piccola, detta anche isola del Silenzio, ha soltanto una via perimetrale dotata di una particolarità: se si intraprende il cammino in un verso si percorre la via del silenzio, se ci si incammina nell'altro senso, la via della meditazione. In certi periodi, lungo la via, si possono leggere dei cartelli fronte/retro, multilingue, con frasi diverse scritte a seconda del percorso: questi pensieri sono quelli di una badessa, Madre Anna Maria Canopi.

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      Lungo la via si incontra anche una passerella celata che serve alle suore di clausura per accedere direttamente dal convento alla chiesa senza passare dalla stradina pubblica.

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      La popolazione dell'isola non arriva a 100 abitanti, di questi, almeno 70, sono suore di clausura benedettine dedite allo studio di testi sacri, alla preghiera e alla meditazione.

      Non si può non restare immersi in questa atmosfera così tranquilla e serena e neppure non riflettere su quanto si legge camminando, istintivamente, a passo lento e con rispetto.

      Ed ecco l'interno della basilica di san Giulio che ha il fronte direttamente sul lago: è ricca di dipinti di epoche diverse ed è impreziosita dall'ambone in serpentino d'Oira, una pietra verde estratta nella zona.

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      Una cosa è certa, anche se non si tratta di un miracolo, dopo questa passeggiata, tornando a casa, ci si sente davvero più sereni, leggeri e rilassati! 😉

       

       

       

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