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    Bebo
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    SENZA PELI SULLA LINGUA - Bebo Moroni a ruota libera: Come eravamo dieci anni fa - III

    Parte terza: i diffusori, le cuffie e i cavi

    (AAA)*
    Wilson Wamm: è incredibile che un sistema così complesso suoni tanto bene. Naturalezza disarmante e dinamica strepitosa.

    Apogeé Grand: in determinate condizioni è l'oggetto hi-fi più naturale e corrispondente alla realtà che abbia mai ascoltato.

    Cello Stradivari Grand Master: dinamica impressionante, così come la capacità di risoluzione? Estensione praticamente infinita e minori problemi di collocamento rispetto agli altri sistemi giganti.

    Stax ESL 8 FX: amplificarla a dovere significa rischiare il manicomio, ma quando ci si riesce si viene proiettati in un mondo che ha più a che fare con le favole che non con la realtà, in fondo abbastanza miserevole, dell'hi-fi.

    B&W Nautilus: Forse quì la parentesi potrebbe anche non starci, ma sono costretto a mantenerla non avendo mai potuto provare un istema Nautilus per mio conto e come dico io. Per quel che ho potuto ascoltare, specie dopo che sull'elettronica ha messo le mani un mio carissimo amico giapponese di nascita, il Nautilus stupisce per la totale assenza di colorazioni e per l'assoluta coerenza tonale. Un progetto importantissimo ma stranamente sottoesposto.

    Aedon Audio NPS 1000: un sistema gigantesco e complesso reso genialmente semplice e ambientabile. Progettato dal grande Renato Giussani, disegnato da quel maestro che è Giammaria Lojodice,L'NPS 1000 è la risposta italiana ai super-sistemi statunitensi. Una risposta incredibilmnte convincente. Grand Prix del SUONO 1994, vincitore assolto.

    *Per tutti questi sistemi la classificazione è strettamente subordinata a : caratteristiche dell'ambiente in cui il sistema è installato, cura nel posizionamento, perfetta interfaccia delle apparecchiature ausiliari. Non rispettando scrupolosamente anche una di dette condizioni la classificazione può essere drasticamente diminuita. La tripla A corrisponde a condizioni di collocazione in ambiente e interfaccia virtualmente ideali.

    AA
    V Infinity Epsilon: il miglior grande sistema Infinity da quindici nni a questa parte, ma non solo: in assoluto uno dei migliori diffusori mai prodotti. Prestazioni praticamente ineccepibili sotto ogni punto di vista. Costoso non solo comperarlo, ma anche pilotarlo. Beato chi se lo può permettere.

    Martin Logan sistema MRS: ovvero due CLS II, una coppia di sub Celestion 6000, crossover elettronico Bryston 10B e amplificazione di qualità per un risultato difficilmente ottenibile altrimenti: gamma medioacuta di clamorosa setosità e trasparenza, medio di concertante naturalezza, basso esteso, veloce e poderoso all'occorrenza. Se si può affrontare la non indifferente spesa ( e si possiede un salone sufficientemente grande affinché il sistema si esprima) non ci sarà di che lamentarsi.

    Snell Type A/ III: per me, ripeto per me, ognuno poi è libero di pensarla come vuole, il capolavoro tra i diffusori dinamici.

    Sonus Faber Guarneri Homage: Non chiedete ai Guarneri di massaggiarvi i muscoli, né di farvi cadere in deliquio ascoltando Jamiroquai o gli Extreme. Non chiedete emmeno un basso che scende a 30 Hz. Ma se il vostro fine è la naturalezza e la raffinatezza del messaggio musicale questo è l'oggetto che fa per voi. Come tutti i grandi "cru" va assaggiato, meditato, compreso. Un capolavoro.

    Analysis Omega: Gli italiani sono razzisti? Si, ma solo ( per fortuna, benché con pericolose avvisaglie di peggioramento) nelle cose più stupide. Per esempio ancora non hanno preso sul serio questi splendidi prodotti che vengono dalla Grecia, paese certo di non grandi tradizioni hi-fi, ma l'Italia lo è? E poi, dove sono nati Maria Callas e Dimitri Mitropulos? Il miglior "piatto" non elettrostatico che io conosca, persino piuttosto facile da pilotare, finito con cura certosina, costoso circa la metà del suo più economico concorrente. Risalgono la classifica con l'impeto di un salmone in amore.

    Ensemble Elysium + Profundo: Coerenza tonale disarmante , gamma di frequenza e gamma dinamica alla massima estensione, grandissima ariosità, immagine superlativa. Leggermente più Ying che Yang ma senza esagerare, fa della trasparenza ( trasparenza vera , non artefatta) il suo cavallo di battaglia. Splendidamente azzeccato l'incrocio tra sub e satelliti, anche se chiamare satellite l'Elysium è un sacrilegio. Necessità di un tune-up accurato. Non per i frettolosi.

    A++
    Claravox Euritmica: un bel nome dal sapore antico che nasconde un costruttore e un pool di progettazione modernissimo. Diffusore compatto con mobile a risonanza controllata, dispone di un'efficienza altissima ( 93 dB) tale da renderlo pilotabile anche con i le "puissances mignon" dei monotriodi a riscaldamento diretto. Timbrica entusiasmante, immagine di livello straordinario, dinamica ...manco a dirlo. Un'altro Italiano alla conquista del mondo, e che italiano! Coup de Foudre

    A+
    Hales System Two Signature: una coerenza tonale disarmante, una dinamica e una presenza da grande monitor e una naturalezza assimilabile a quella dei migliori tra i grandi sistemi. Coup De Foudre.

    Monitor Audio Studio 20 SE: un monitor, di dimensioni discrete, di aspetto altrettanto discreto e gradevole che peraltro non lascerebbe supporre prestazioni così elevate. Un sistema raffinatissimo per palati veramente fini, un miracolo di equilibrio e buon gusto. Coup de Foudre

    Pro Ac Response 3.5: Stewart Tyler è tornato a progettare come sa. E quando progetta come sa pochissimi riescono a stargli dietro. Il Response 3.5 è un diffusore semplicemente splendido: suono potente e dinamico, ampissima estensione in basso senza mai perdere di compostezza, grande velocità d'esecuzione, immagine superba.

    Sonus Faber Extrema: una trasparenza che ha dell'incredibile, un estensione fino a questo punto impensabile da un diffusore di queste dimensioni non equalizzato. Critica nel posizionamento e nel rapporto con l'amplificazione necessita di supporti di qualità inequivocabile e di un attentissimo "fine tuning".

    Thiel CS 7: o della neutralità fatta diffusore. Neutralità assoluta ma non per questo scarsezza d'emozioni o mancanza di grinta, anzi. La dinamiuca è strepitosa, l'unico problema può esser costituito dalla fame di potenza, nonostante la buona efficienza, di queste due eleganti steli. Coerenza tonale ai limiti dell perfezione, immagine amplissima, ariosa e riempita di elementi veri e solidi, straordinariamente spaziati sul piano e in profondità. Un diffusore che può accompagnarvi per una vita.

    A
    Avalon Avatar: doveva essere il "piccolo" Avalon, ma costa dieci milioni. In compenso è piccolo... un par di scatole. Un grande diffusore di un equilibrio e una piacevolezza straordinari. Coup De Foudre

    Boston Lynnfield 500L: Il Lynnfield 500 continua a piacerci moltissimo, grande coerenza tonale, grande naturalezza, grande estensione, gamma acuta priva di qualsiasi asperità, grande compostezza. Peccato che il prezzo sia lievitato un po' troppo.

    Diapason Adamantes ( versione . 2): un mini di assoluto riferimento. Grande naturalezza, notevolissima estensione e potenza in basso, ampia dinamica, ottima efficienza, estetica curatissima. Consigliatissimo, ancor di più in questa seconda , leggermente, ma significativamente, modificata versione.

    Ensemble Elysia: Prende il posto del PA 1 Reference, costringendolo un po' più giù in classifica. Degnissimo discendente di tanto genitore gode di ancor incrementata accuratezza in gamma acuta e di una trasparenza tanto spietata quanto accompagnata da una inusuale sensazione di delicatezza. In accoppiata ai sub Profundo rappresenta uno dei migliori sistemi di diffusione sonora in assoluto ottenibili ( v. Classe AA).

    Snell C V splendido: dolce, corposo, elegante, dinamico, completo, esteso, punchy, tweaky, sobrio e spartano come solo un vero aristocratico può essere. Sembra lana, è cachemire. La valutazione valeva per il IV e vale, per fortuna, anche per il V.

    Magneplanar MG 2.7R: Il miglior Magneplanar che abbia ascoltato in tanti anni. Completo, coerente, morbido, suadente, trasparentissimo senza essere radiografante, dolce mai graffiante. Finalmente un pannello isodinamico che di tale sistema possiede le virtù ma non i fino ad ora apparentemente inevitabili difetti.

    Mirage M 1 si: Eccola finalmente la M1 che ricordavo, per diretta frequentazione ( ha abitato oltre due anni a casa mia). E' quella che ricordavo, con la sua scena acustica strepitosamente ampia e impalpabile, in assoluto una delle migliori ricostruzioni dell'immagine sonora nella storia dell'audio, ma senza i difetti delle mie ( e delle serie immediatamente successive) , difetti perdonabilissimi allora ma che non sarebbero più accettabili oggi. Il basso è ugualmente profondo ma assai più contenuto nelle dimensioni e nelle code, la gamma acuta continua ad essere eterea ma definitissima ed ha perso qualsiasi asperità. La gamma media è perfetta come prima.

    Paragon Acoustic Jubilee: Un diffusore piccolo piccolo ma che costa tanto, ma che da tantissimo. Una performance atipica e proprio per questo molto più bella da ascoltare che da raccontare. Un diffusore che si appresta a divenire un classico della migliore scuola americana, al pari dei Met Sequerra, degli Spica, dei Dalquist.

    Tannoy Wenstmister Royal: il più bello e raffinato tra i grandi sistemi a tromba. Da ascoltare assolutamente se si pensa che i sistemi ad alta efficienza non possano essere veramente musicali.

    AB
    Analysis Lambda: Vale quanto detto per le Omega ( fascia A) , solo una porzione d'ottava in basso in meno.

    Avalon Monitor: un vero "monitor" adatto anche a studi di registrazione di classe. Il più credibile, in termini domestici, che io conosca. Suono estremamente concreto, veloce, compatto con una forte personalità di famiglia che a tratti ci mostra inequivocabilmente Ascent e Avatar.

    Acoustical Pininfarina: Sulle pagine di SUONO gli abbiamo dedicato l'avvenimento, e lo meritava sotto tutti i punti di vista. Inutile parlare del design, curato direttamente da Pininfarina e che a noi pare splendido, tantopiù nelle finiture più propriamente motoristiche ( i metallizzati chiari, il rosso) , piuttosto va rimarcato lo sforzo fatto da Prato & Co. affinché il suono di questo diffusore compatto ma non troppo fosse all'altezza di tanto disegno. E lo é indubbiamente. Un grande successo internazionale, e non solo per l'apposizione del marchio Pininfarina.

    B&W 801 III: la saga continua e continua nel migliore dei modi. L'801 monitor blasé dalle grandi potenzialità inespresse ora, finalmente le esprime tutte. E c'è di che godere.

    B&W Silver Signature: grande e lussuosissimo mini-monitor. Precisione certosina, grande trasparenza, gamma media di sconcertante chiarezza e basso nemmeno troppo povero.

    V Ensemble PA 1 Reference Silver: appena un pochino meno del sistema Elisya. Appena un pochino.

    Energy Veritas V 2.8: volete la dinamica e il punch di un grande JBL e la timbrica di un raffinato britannico? Allora accattateve 'o canadeso. Bello, cortuito superbamente, tecnologicamente avanzatissimo, raffinato ed esplosivo. Non a caso si chiama Veritas.

    Hales System Two: un pizzico di nitidezza e di lucidità in meno dei Signature una gamma alta leggermente più brillante

    Naim Dbl: estensione e dinamica strepitose, suono a tratti un po' ruvido ma straordinariamente coinvolgente ed emozionante. Triamplificare please.

    Roksan Ojan 3: sistema decisamente atipico ed originale, necessita di un collocamento atipico ed originale e presenta una musicalità atipica ed originale...che a me piace da matti. Se volete qualcosa di diverso dalle solite "scatole parlanti" ma che delle "scatole parlanti" mantiene tutti i pregi ( solidità del basso, estensione, capacità dinamica) ecco per voi l'Ojan 3 , un diffusore che non stanca mai e che spesso stupisce. Il prezzo, seppure non certamente basso, è drasticamente competitivo se rapportato alla grandissima musicalità di questo diffusore anglo-iraniano.

    Snell D: La Snell non sbaglia , sconcertantemente, un colpo. Il D ripropone, in scala leggermente ridotta, le superbe prestazioni del CIV. Raccomandatissima.

    Thiel CS 3.6: ovvero la linearità e la coerenza. Prodotto di assoluta serietà e affidabilità. Per persone serie che non cercano emozioni ad ogni costo.

    Vandersteen III: grande sistema, grande suono, grande musicalità, grande concretezza, grande serietà, prezzo non troppo grande in relazione alle prestazioni. Raccomandato.

    BB++
    Suprem Stradivari: a parte il nome che scimmiotta quello di un altro paio di modelli e che non rende merito alla singolarità del diffusore, lo Stradivari è in assoluto uno dei migliori diffusori compatti oggi ascoltabili. Raffinato, dinamico, scenicamente credibile e persino spettacolare, capace di fornire volumi d'ascolto insospettabili visto il suo litraggio. Progettato da Giuseppe Prato, costruito dalle stesse persone che costruiscono Aliante, sotto la supervisione del marchio romano, lo Stradivari oltre alle mille grazie musicali offre anche una costruzione ed una finitura eleganti e impeccabili.

    BB
    Acoustical Linea: il riuscitissimo disegno, opera dello studio Pininfarina, è l'ultima cosa che deve affascinarvi. Il LInea non è casualmente bello, la sua cosmesi è la forma tangibile della sua nobiltà d'animo. Un piccolo diffusore che sa suonare la musica da grande strumento , progettato da persone che da anni danno lustro all'alta fedeltà nazionale e che finalmente hanno il riconoscimento internazionale che meritano. Raccomandato.

    Boston Lynnfield L 300: l'unico compromesso è dettato dalle dimensioni. Per chi desideri un minidiffusore di classe assoluta, ma veramente assoluta, c'è poca scelta. O questo o l'Ensemble Reference. Il Lynnfield ha dalla sua molte carte vincenti, prima fra tutte l'indicibile trasparenza della gamma acuta, che grazie al geniale dispositivo AMD risulta anche eccezionalmente dolce, setosa, e smorzata. Prezzo preoccupante.

    Dalquist DQ 10: Inserire in classifica un diffusore progettato vent'anni fa e uscito di produzione da dieci è una provcazione o uno snobismo? Entrambe le cose . Provocazione perché ascoltando il DQ 10 un po' ce lo si chiede cosa sia realmente successo di nuovo in vent'anni. Snobismo perché, perché...perché il suono delle DQ 10, la loro estetica futuristico-demodé, il loro carattere tutt'altro che facile, è quanto di più blasé si possa immaginare. Ma anche esercizio di realismo, erché il DQ 10 è a tutt'oggi, a distanza di ventidue anni dalla sua presentazione, uno dei migliori diffusori mai sviluppati, e in ogni caso un progetto, per il tempo, per le prestazioni, per la componentistica usata, assolutamnt rivoluzionari. Affrettarsi perché le quotazioni sul mercato dell'usato stanno crescendo in maniera esponenziale, specialmente per le rarissime prima serie ancora integre.

    Martin Logan Sequel II: un raro, rarissimo esempio di perfetta ibridazione. Il woofer dinamico e la cella elettrostatica vanno do grande accordo, il risultato è veramente delizioso. In alto quasi un CLS, in basso veloce, frenato e naturale. Scarsi problemi di ambientazione ed estetica (se vi piace lo stile) di grande efficacia. Rapporto prezzo/prestazioni favorevole. Consigliatissimo.

    Monitor Audio Studio 10: vivace e raffinato, con una gamma media di splendida pulizia e intellegibilità. Buon basso, frenato ma mai eccessivamente asciutto. Gamma alta leggermente in evidenza, specie col digitale.

    Opera Callas Gold/Platinum: Ancora una suberba lezione di suono dalla scuola italiana. Raffinatissimo diffusore compatto, unisce alla grande delicatezza di riproduzione, una corpo ed un nerbo non comuni. Estremo equilibrio tonale, notevole estensione in frequenza , specie in rapporto alle dimensioni, finitura eccellente, elevato rapporto q/p. Ancor più trasparente nella versione Platinum, cablata Shimpy, in esaurimento.

    Sonus Faber Electa Amator: grande definizione, grande risoluzione del microcontrasto, ottima estensione in relazione alle dimensioni, eccellente ricostruzione propsettica, medioalto un po' freddo. Continua ad essere un riferimento tra i minidiffusori.

    Suprem Futura: Il marchio romano ha ben guardato dove trovare il suo progettista per quanto concerne i diffusori, e dalle parti di Torino ha scovato quel geniaccio di Giuseppe Prato dell'Acoustical/Linea che ha creato sia la Futura che la già menzionata Stradivari. Grande progettista non necessariamente grande diffusore, a meno, appunto che non si tratti di Prato, un designer che non prende sottogamba alcun impegno. Il risultato è infatti di primissimo ordine. La Futura è una piccola elegantissima cassa dalla timbrica deliziosa, dalla spazialità a tratti impressionante e comunque sempre credibilissima e capace di un ariosità e di una naturalezza da lasciare a bocca aperta.

    Spendor SP 7/1: la buona vecchia scuola inglese non tradisce mai. Ogni tanto si lanciano in voli pindarici all'inseguimento dei cugini d'oltreoceano e non danno il meglio, ma quando tornano a far le cose come sanno loro, e allora son dolori ( o piaceri) per tutti. lo Spendor SP 7/1 é un concetrato di British Style con un pizzico di grinta moderna, se così vogliamo chiamarla,monitor. Un diffusore che non è facilissimo ascoltre nei negozi ma che vale una ricerca accurata. Per molti potrenne essere ( per molti é) il diffusore.

    Vandersteen 2CE: diffusore serio per palati fini. Straordinariamente coerente, risposta estesa, buona dinamica, immagine convincente. Vandersteen, o della concretezza.

    B
    Aedon Audio NPS 3: grandissima coerenza timbrica, eccellente integrità tonale, ampia dinamica, ricostruzione prospettica di estrema efficacia. Un grande diffusore italiano. In discesa: dopo aver ascoltato l'NPS 1000 sappiamoche dallo staff di progettazione Aedon possiamo aspettarci ancor di meglio anche da un diffusore di questa classe di prezzo.

    Diapason Prelude: nanerottolo elegante e dalle lustratissime corde vocali. Raffinato con grinta. Risposta assai poco limitata rispetto alle dimensioni.

    Mirage M 7si: è l'unico sistema della nuova serie "si" che abbiamo ascolato con attenzione. Eccellente equilibrio timbrico/tonale e grandissima capacità di restituzione dell'ambienza. Rapporto prezzo/prestazioni favorevole. Chissà cosa farà l'M1si?

    Rogers LS 5/9: un vero monitor - quindi eccellente effetto presenza, immagine stagliata verso l'ascoltatore, grande velocità e abilità ritmica- con prerogative timbriche decisamente raffinate. Risposta non estesissima ma assai omogenea tonalmente. Gamma alta un poco asciutta.

    TDL Studio 3: gamma bassa straordinariamente profonda, modulata e potente eppure correttissima, gamma medio-alta un po' in evidenza. Eccellente con le valvole (ma devono essere buone valvole).

    CC
    Aedon Audio NPS 1/II: Un altro piccolo miracolo italiano, di quelli veri non di quelli falso-politico-propagandistici. L'NPS 1, tantopiù nell'ultima versione, notevolmente migliorata, è un piccolo diffusore di eccezionali doti. Timbricamente molto corretto, n eutro ma non asettico, capace di una gamma media sfavillante, con voci splendidamente corpose e intellegibili offre un'immagine stereo unica nella sua categoria e superiore sia per dimensioni che per rispetto delle proporzioni a quella di gran parte dei grandi diffusori. Quasi indispensabili i piedistalli dedicati.

    Magneplanar SMG B: è il più economico planare presente sul mercato ma non per questo deve accontentarsi di posizioni di ripiego. La Magneplanar ha realizzato un piccolo capolavoro dalla timbrica delicata e riposante che all'occorrenza tira fuori una grinta insospettabile. Facile da pilotare e niente affatto problematico da ambientare. Rapporto prestazioni/prezzo decisamente elevato.

    Opera Callas: il loro più grande difetto? Esteticament somigliano alle Sonus Faber. Il loro miglior pregio? Musicalmente, invece, non gli somigliano affatto. Il che non per dir male di Sonus Faber, tutt'altro, ma per dir bene di Opera e specialmente di Callas, un diffusore che ha una sua precipua, musicalissima personalità, che lascia intravvedere un animo ricco e complesso, fatto di microcontrasto, risoluzione, chiarezza ( specie sulle voci, facendo onore al suo grande, immenso nome) e, non da ultimo, piglio, piglio da grande interprete.

    Pro Ac Tablette III: Un classico che risente assai poco del tempo e dei cambiamenti. La versione III è più convincente della II, ma stiamo comunque parlando del minidiffusore ( veramente mini) più amato dagli italiani: tanta classe, un suono un po' ruffiano ma anche straordinariamente piacevole.

    Spica TC60: Sostituisce il classicissimo TC 50 e per lui valgono, con un punto in più per quanto concerne la facilità e l'assenza di fatica d'ascolto, le stesse considerazioni già fatte per il TC 50: è un piccolo diffusore che richiede del lavoro all'utente. in grado , in talune installazioni molto curate, di offrire prestazioni da fascia B quando non AB ma per ottenere ciò occorre selezionare con la massima attenzione le apparecchiature ausiliarie e procedere ad un "tuning" attentissimo. D'altra parte anche se utilizzato in maniera "casual" fornisce sempre e comunque prestazioni degne di nota, rivelandosi dunque al contempo difficile ed estremamente versatile. Dipende solo da ciò che da esso pretendete.

    C+
    V Sonus Faber Minima Amator: e' costretta ad una piccola discesa proprio dal costante salire della tecnologia Sonus Faber che ha fatto sì che la deliziosa Minima sia insidiata da vicino dai nuovi economicissimi fratellini Concerto e Concertino. Resta comunque una delizia italiana nel mondo.

    C
    Acoustical RS3i: gran bel diffusore compatto, senza pretetese estetiche particolari ma capace di offrire grandi soddisfazioni musicali senza presentare troppe difficoltà. Un oggetto decisamente sano e domestico.

    Carnica Piccola: si chiama piccola e tale è, come quelle piccole ma graziosissime donne che con il loro fascino da perfetta miniatura e il loro brio fanno perdere la testa a tanti uomini assai più delle stangone. Un gioiellino di musicalità e discrezione.

    Monitor Audio MA 700 Gold MK II: i diffusori Monitor Audio continuano a stupirmi, non solo non c'e n'é uno che vada male, ma in generale vanno benissimo. Questo poi è un affare. Raffinatissimo ma tutt'altro che rammollito.

    RCL The Small: un piccolissimo minitor che ha a tratti dell'incredibile. Uno strumento di rilevazione della qualità del suono di eccellente precisione, con un basso incredibile rispettio alle dimensioni. Grande in studio ma anche in casa. Preferibilmente accostato alla parete di fondo anche a discapito di una riproduzione ottimale dell'immagine. Rapporto prezzo./ prestazioni elevatissimo. Necessita di un ampli di buona potenza. Fortemente raccomandato alle persone intelligenti.

    Rogers P 22: per capire che Rogers non è solo l'LS 3/5A ascoltate questo raro esempio di virtù. Il P 22 è un diffusore molto più avanzato di quanto possa non apparire, un alternativa validissima e raffinata ai mostri sacri.

    Snell K: un gioiello per grandi buongustai non necessariamente ricchi. Fortissimamente raccomandato.

    TDL Studio 0.5: un basso incredibile sia in termini qualitativi che quantitativi rispetto alle dimensioni. L'unico difetto vero dello Studio 0.5 è quello di aver bisogno di un ampli potente e di indiscutibile qualità, cosa che lo pone automaticamente in una classe di prezzo più elevata dei concorrenti di pari fascia. Ma anche le prestazioni sono più elevate.

    TDL Studio 0.75: ancor meglio dello Studio 0.5. Con certi amplificatori può ambire decisamente alla fascia B. Per chi non si accontenta di grazia e raffinatezza nella riproduzione. Raccomandato.

    D+
    Klipsch Kg 1.2: e' un piccolo diffusore dall'efficienza mostruosa, ideale dove non vi siano molti watt a disposizione per sonorizzare grandi ambinti o dove sia richiesta altissima dinamica anche da un mini monitor senbza dover rinunciare ad una notevole musicalità di fondo. Sorprendente.

    JBL L-100: un nome e una sigla carichi di gloria. Ci voleva del coraggio per riproporre un L-100 nella gamma JBL, e il coraggio è stato premiato. L' L -100 non è il diffusore timbricamente più corretto di questo mondo, ma è un JBL di razza e per tutti quanti siano disposti a sacrificare un poco di neutralità e coerenza tonale in cambio di un punch e di una grinta non altrimenti ottenibili, troveranno nell' L-100 un partner affidabilissimo e più che discretamente musicale.

    D
    Celestion SL 6/600: il peso degli anni si comincia a far sentire. Ottima coerenza tonale e timbrica sin troppo vellutata, fino all'oscurità. Progetti comunque di assoluto valore possono ancora dar filo da torcere ai migliori se accoppiate ad amplificatori leggermente brillanti in gamma alta.

    Infinity IRS V:Ferma la nostra sralunata e strabocchevole ammirazione per la magnificenza del suo suono, dopo lunga frequenzazione ( oltre due anni) l'IRS V rivela anche caratteristiche non propriamente all'altezza dell'oggetto. Una certa idiosincrasia della gamma medio-bassa ( incredibilmente profonda e poderosa la bassa) per qualsiasi ambiente che non sia Piazza di Siena, una notevole fragilità degli Emim ed alcuni particolari costruttivi ( come il piedistallo che lascia i grandi pannelli medio-acuti liberi di flettere e non offre adeguato isolamento dal pavimento.

    JBL 1000 ti: bella prova della JBL nel settore audiophile ma con richiesta di dinamica e basso da forti sensazioni. Timbrica non neutralissima e basso talvolta un po' duro a fronte di prestazioni dinamiche e prospettiche spesso entusiasmanti. Un suono decisamente JBL con una "graziatura" decisamente europea. Molto interessante. Costruzione e finitura a livelli di eccellenza, prezzo in definitiva competitivo.

    Klipshorn: occorrono: una stanza con pareti molto spesse, molto smorzate e con due angoli disponibili, un amplificazione a valvole di bassa potenza e strepitosa qualità (preferibilmente triodi, o grandi glorie del passato, Mc ntosh MC 30, 240 etc., Marantz 8/9, Radford ST15 etc.), un po' di fortuna nel possedere l'ambiente adatto. Scarsa dispersione, medioalto colorato, basso ineguagliabile, emozioni straordinarie. Se il vostro amore sono gli elettrostatici lasciate perdere.

    Quad ESL 63: dinamica si fa per dire, basso come sopra, tenuta in potenza si fa per dire. Trasparenza e raffinatezza ineguagliate.

    Rogers LS 3/5a: bassissima efficienza, scarsissima tenuta in potenza, risposta limitata, suono, fin dove possono, magico. Il piccolo monitor BBC è comunque un oggetto di ineguagliabile fascino.

    Stax ELS F 81X: amplificarle è opera ai limiuti dell'impossibile, visto che hanno efficienza bassissima e tenuta in potenza limitata. La risposta non è un gran ché estesa ma se la vostra passione è la musica antica, quella cameristica, i piccoli gruppi jazz, anche cercando vent'anni non troverete nulla di tanto trasparente e raffinato.

    Tannoy Canterbury 15: valvolari di bassa potenza un must. Straordinaria coerenza spaziale, grande capacità emozionale, timbrica tutto sommato abbastnza corretta e volumi sonori ampissimi. Un diffusore a tromba davvero audiophile per chi non vuole arrendersi alla spesso noiosa "vague" high end.

    EEE
    Sonus Faber Concerto/Concertino: ai limiti dell'incredibile per questa fascia di prezzo. Ho visto con i miei occhi maraja sfondati di soldi dare alle fiamme i loro supersistemi dopo un ascolto prolungato di queste due piccole opere di magia. Mezza ottava in basso di più per il Concerto e medesima strepitosa musicalità del Concertino. Scegliete in base alla stanza e ai dischi più ascoltati, cadrete comunque bene. Raccomandatissimi. Coup de Foudre

    EE+
    Opera Terza: Una torre di generose dimensioni, per chi vuole spendere poco ma non vuole poco, un progetto che fa onore a GiamPiero Matarazzo e che fa onore a SUONO che ha in lui il coordinatore della sezione elettroacustica. Timbrica sanissa, ottima coerenza tonale, immagine decisamente credibile, basso profondo e potente, eccellente dinamica, finitura da quartieri alti. Rapporto Q/P imbattibile. Coup de Foudre.

    E+
    B&W DM 600i: la B&W ha una grande tradizione nel campo dei piccoli diffusori economici ( oltreché in quello dei grandi e costosi), tradizione mai smentita e, anzi, ulteriormente avvalorata dal luminosissimo e neutrale DM 600 i. Un piccolo diffusore per grandi audiofili.

    JPW AP3: a meno di un milione l'AP 3 propone prestazioni assimilabili a quelle di diffusori di prezzo più che doppio. E' persino biamplificabile. Il marchio JPW non è conosciutissimo e questo riflette sulla sua estrema convenienza.

    Mission 731LE: Ovvero : piccola peste suona la musica. Eccome la suona britannicamente composta ( Handel) ma anche britannicamente scatenata ( The Rolling Stones) , timbrica ineccepibile, scarsissima fatica d'ascolto anche a volumi molto elevati, ottima estenzione e come se non bastasse schermatura per eventuali HT di un certo livello.

    TDL RTL 3: La classe non è acqua e TDL lo dimostra, con sconcertante puntualità, ad ogni appuntamento. La nuova serie RTL rappresenta il punto d'arrivo di vent'anni di avanzatissima ricerca, vent'anni in cui IMF/TDL non è mai scesa , neppure un attimo, dall'Olimpo dei migliori. L'RTL 3 è uno dei più piccoli transmission line mai realizzati eppure è un linea di trasmissione a tutti gli effetti, con un basso di potenza e profondità ineguagliabile dai pari dimensioni ed un complesso di prestazioni musicali assolutamente rimarchevoli.

    Gale Reference Monitor: Un prezzo che da scandalo e prestazioni degne di un nome mitico. Economicissima sì ma con superba musicalità. Suona con pochi watt ma ne tiene tanti, chiede solo sorgenti e amplificazioni di qualità.

    Jamo 307: è costruita e rifinita con cura danese, è bella, costa poco e suona benissimo. Ma chi l'ha fatta Babbo Natale?

    E
    Allison AL 105: un piccolo uovo di colombo per chi ha problemi di collocamento in ambiente, un suono corretto e piacevole ad un prezzo concorrenziale.

    Castle Durham: suono decisamente British, compassato ma non noioso, rara correttezza timbrica perv questa categoria, prezzo decisamente conveniente.

    Castle Trent: vedi Durham, con una frazione di ottava in basso in meno. Prezzo drasticamente concorrenziale.

    Celestion 1: veramente "entry", veramente notevole. Incredibile a poco più di trecentomila lire. Costruzione e finitura eccezionali per la categoria di prezzo. Raccomandatissimo.

    Celestion 3MK II: prestazioni praticamente identiche agli 1 con una maggiore presenza in basso. Prezzo anche in questo caso drasticamente competitivo.

    Celestion 5MK II: idem con ancor maggior presenza ed estensione in basso e prezzo ancora una volta sorprendente. Il 5 offre anche una dinamica non indifferente ed un'immagine più voluminosa.

    Celestion Impact 40: Ma chi l'ha detto che un diffusore economico o medio-economico debba necessariamente essere un minidiffusore? La Celestion ha sviluppato la linea Impact strizzando l'occhio al pubblico più giovane, ma anche i meno giovani potranno trarre giovamento dalla presenza nel loro impianto di un diffusore così efficiente, di abbondanti dimensioni così da poter assicurare un basso profondo e potente, pur rimanendo encomiabilmente frenato. Non è un compassato british boockshelf, è un giovanottone che ha frequentato la cultura americana e qualcosa ne ha ritenuto: grinta, impatto, appunto, ma sostanziale correttezza timrica, con qualche colorazione eufonica che farà la felicità di molti. Una scelta diversa ma non in tono minore.

    Energy .1e: altro Entry di notevole qualità ad un prezzo minimo. Buona estensione e timbrica sana. Raccomandato.

    ESB Suona: Il costruttore italiano ha finalmente dato prova di cosa è capace se vuole nel settore dei diffusori economici. E quì non ci sono inglesi o americani che tengano, né dal punto di vista delle prestazioni, né, tantomeno, da quello del prezzo.

    Indiana Line Arbour 105/107: prestate orecchio a queste due economiche realizzazioni italiane, che rinnovano i fasti che furono di Indiana Line. Più che buona musicalità, eccellente costruzione, grande affidabilità ed un'assistenza di rara efficacia e puntualità. Il notevole successo di pubblico nonostante il quasi totale silenzio della stampa è la miglior testimonianza della validità del prodotto.

    Indiana Line TH 990: la sigla TH significa Home Teather , ma in realtà vuol dir poco tranne il fatto che le casse sono schermate. Vuol dir poco perché non è possibile relegare un diffusore tanto ben progettato e realizzato e tanto conveniente nel limitativo ruolo di diffusore A/V. Si tratta di alta fedeltà, di vera alta fedeltà, venduta ad un prezzo conveniente quale al momento è possibile solo alla nazionalissima Indiana Line. Risposta estesa, buona neutralità, ampia dinamica, più che soddisfacente musicalità, prezzo irrisorio per il complesso di prestazioni-costruzione-finitura-affidabilità ( e garanzia).

    JPW Minim: ottimizzato per dare il massimo al minimo del prezzo e delle dimensioni lo fa davvero. Dire che è concorrenziale è dire veramente poco. Ecco come acquistare un pezzo della migliore hi-fi inglese ad un costo che rasenta il ridicolo.

    Monitor Audio Monitor 1: se non l'avessi avuto per le mani non ci crederei, ed anche dopo una frequentazione di oltre un anno mi resta difficile credere che a poco più di mezzo milione sia possibile acquistare un diffusore di tale classe. Non solo ma provate ad ascoltare che bassi e che dinamica sortiscono fuori da questo affarino di cm. 16 x 24 x 15, 2. Assolutamente raccomandato.

    Rogers dB 101: Sembra un bellissimo giocattolo ma è un diffusore per alta fedeltà con tutti i crismi. Buona l'estensione nonostante le minime dimensioni, timbrica, nonostante tutto Rogers, con una leggera propensione monitor, estrema facilità di collocazione in ambiente ( ulteriormente facilitatya, esteticamente, dalla possibilità di scelta tra infinite soluzioni grafico-colororistiche). Prezzo adeguato all'oggetto.

    Wharfedale Diamond Pro: "piccolo e prezioso...come un diamante". Recitava più o meno così la pubblicità del Wharfedale Diamond, qualhe anno fa. Mai copy fu maggiormente azzeccato. Nuova versione di un piccolo classico. Sempre meglio, sempre a meno. Coup de Foudre

    Escono di classifica: Infinity Modulus ( non ci convince più come una volta, eeh, santo Dio, i gusti cambiano) , Audiostatic ES 300 ( non lo ascoltiamo da troppo tempo) , Infinity 7.K ( fuori produzione) , DCM Time Frame 600 ( ???) Esb Gold Four ( non lo ascoltiamo da troppo tempo) Genesis Genre 3, Alr Nummer 2, Clements Little "D" ( non più importati), Apogeé Centaur Minor, Apogeé Diva, Energy 22.2, Mission 762, triangle Calisto

     

    Subwoofer

    A
    Celestion Sistem 6000 (con crossover elettronico esterno): un subwoofer dipolare, da utilizzare sempre in coppia. Ideale per estendere in basso, senza perdere più di tanto in integrità e coerenza , i sistemi elettrostatici e a nastro.

    Genesis Servo 12: possente e profondissimo, il servocontrollo ne incrementa notevolmente la versatilità, anche in ambienti di dimensioni non enormi. Meglio in coppia.

    Velodyne ULD 18: poderoso e allo stesso tempo veloce, va giù ben oltre la soglia di udibilità e consente un rapporto "fisico" con la musica. Attenzione: difficile da controllare.

    AB
    Infinity Modulus Subwoofer: leggermente difficile da controllare nonostante il servo, se ben posizionato e regolato è in grado di offrire una grandissima prestazione. In coppia.

    B
    Genesis Servo 10: in coppia offre una prestazione paragonabile a quella del Servo 12. Appena una frazione d'ottava in meno in basso ed un suono in genere più compatto, spesso vantaggiosamente più compatto.

    Velodyne ULD 12/15: prerogative sonore simili a quelle dell'ULD 18, ma, naturalmente minor possenza e fisicità. Notevolissimi comunque entrambi per velocità e musicalità ( già, anche un subwoofer è o non è musicale). Nella maggior parte dei casi preferibile il 12, più facilmente controllabile in ambiente.

    Audio Pro B2/70 (B 2/40): un classico, un signor subwoofer: discreto, equilibrato, flessibile, offre una riproduzione forse non particolarmente emozionante ma estremamente naturale e credibile della gamma più bassa di frequenze. Amplificato, eccellentemente costruito e finito. Il "vecchio" B2 40 continua a rappresentare un eccellente acquisto sul mercato dell'usato.

    C
    Gradient SubW ESL 63: un piccolo efficacissimo sub per estendere in basso i Quad ESL 63. Lo fa e lo fa davvero bene.

    Infinity Four Sub: è il più economico tra i sub Infinity ma denuncia chiaramente la sua nobile discendenza.

    D
    Celestion 6000 con elettronica dedicata: il crossoverino abbinato non è all'altezza degli altoparlanti. Il sistema perde un po' in versatilità e risulta persino più lento. Bene in abbinamento con Celestion 6/600 meno bene, visto anche il prezzo, con altri altoparlanti.

    E
    Energy E Sub 2: piccolo, economico, (meno di 700.000 per una coppia) corretto, ottimo per magnificare diffusori i economici di ridotte dimensioni

    Dynaco Amazing Bass: tiene perfettamente fede al suo nome. Costa davvero poco, i bassi li fa sul serio e si permette anche di essere discretamente emozionante.

    Escono di classifica: Revox Piccolo Bass: non ci risulta più distribuito.

    OS
    Ensemble Profondo, Kinergetics SW 100.5, Kinergetics SW 800, , Rowen R-SW, Sequerra Met 8 MK II, Vandersteen Sub.

     

    Cuffie

    AAA
    Stax Omega: Difficile immaginare la possibilità di un trasduttore migliore. E in fondo costa solo come una coppia di super-cavi. Ma da molto, molto ma molto di più.

    AA
    Stax SR Lambda Signature + SRM T1: nessun sistema di diffusori può avvicinare la sua estensione e la sua trasparenza. Con l'alimentatore a tubi la straordinaria Lambda letteralmente si esalta.

    Grado RS1: Sostituisce più che egregiamente la HP1 ( che rimane comunque, per chi la possegga, una cuffia assolutamente straordinaria) , a parte l'estetica tutto legno, decisamente gradevole ( ma a me piaceva anche quella tutto metallo stile film di fantascienza anni '60) , le differenze soniche rispetto al modello precedente sono poche ma significative. A parità di dinamica e trasparenza la gamma acuta è ora più dolce e dona maggior calore al complesso della riproduzione ( ma non dipende dal legno dell'involucro. O magari si? Che ne dice Sandro Ruggeri?).

    A
    AKG K 1000: appena un po' fredda, ma straordinaria sia nella risoluzione che, fatto unico per una cuffia, nella ricostruzione dell'immagine che finalmente non sembra esser generata al centro della testa.

    Jecklin Float JJ Electrostat (ESC): analiticissima, quasi radiografante ma poco affaticante. Un vero monitor ma di altissime caratteristiche musicali. Leggermente fredda sul medioalto, ma senza infastidire. I padiglioni non toccanio le orecchie e perciò è una delle cuffie meno affaticanti esistenti. Il prezzo è levitato notevolmente, ma l'oggetto merita comunque, sia per il suono che per il design.

    AB
    AKG K 240 Pro: Più la usi e più ti rendi conto di quale strumento irrinunciabile sia questa vecchia e gloriosa cuffia.Suono caldo e dinamico, indulgente anche con le cattive incisioni e comunque precisa. Sarà che in questo periodo la sto usando ed amando intensamente, ma mi vedo costretto a smentirmi : non é vero che diventa leggermente dura in alto nei momenti di massima dinamica.Basso estremamente solido. Un classico. Il prezzo è convenientissimo

    B
    Beyer Dynamic DT 880: l'altra faccia della medaglia rispetto alla AKG: suono cristallino, lucidato a specchio, grande definizione ed estensione in alto, eppure suono caldo, eccellentemente integrato, compatto. Timbrica non propriamente neutra ma comunque piacevolissima. Raccomandata.

    Sennheiser HD 580 Jubileé: un classico rivoluzionato, tanto che alla fine la Jubileé ha ben poco ha che fare con la 580 "liscia". Grande impatto, basso praticamente infinito ( in profondità), medioacuto preciso ma tutt'altro che pungente, grande trasparenza, gradirei una maggiore dolcezza ma mi rendo conto che chiedo troppo.

    Stax SR Gamma: dinamica un po' limitata ma eccezionale lucidità di riproduzione con un'attenzione superba al microdettaglio.

    C+
    AKG K 240: basso leggermente meno profondo e compatto rispetto alla Pro, ma in generale valgono le stesse considerazioni.

    Stax SR 84 Pro: basso apparentemente limitato, in realtà l'assenza di colorazioni fornisce un'impressione ingannevole, trasparenza quasi al livello delle sorelle maggiori.

    C
    Sennheiser HD 565 Ovation: Confortevole, ben trasparente, capace di un dettaglio notevolissimo. Un po' troppo asciutta per i miei gusti, ma, appunto, una cuffia è si sceglie più d'ogni altro componente in base ai propri gusti.

    D
    Beyer Dynamic DT 990: grandissima capacità di risoluzione del dettaglio, ampia dinamica, basso seducente, medioacuto in evidenza.

    Audiotechnica ATH 9000: sonorità molto delicate ed eccellente analiticità, tonalmente non coerentissima .

    Stax SR 001: In prova su questo stesso numero. Se la Stax riesce a proporre degli auricolari comodi anche per le mie orecchie sono disposto a classificarla molto più in alto. Cuffia intraurale ad electret, un piccolo salto mortale all'indietro con ottimo atterraggio. Trasparente quasi quanto le sorelle maggiori, fornisce un'immagine ed un'impressione di veridicità dell'evento stupefacenti, tali da renderla assolutamente unica. Provatela anche in unione ad un walkman di buona qualità: scoprirete che è possibile portarsi in tasca un'impianto hi-end.

    E
    AKG K 141: una 240 in sedicesimo. Bel basso robusto e ben integrato, medioalto analitico quanto basta ad un ascolto critico ma rilassato.

    Koss HD 2: eccellente gamma media, gamma acuta un po' in evidenza, basso corretto ma non profondissimo.

    Sony MDR 44: certo, non è la MDR 40, eliminata anzitempo dal catalogo chissà per quale arcano motivo, ma è pur sempre un affare per il prezzo che costa. Corretta e discretamente dinamica.

    Stax SR 34 Pro: un'Entry di lusso che richiama, rimpicciolendo un po' le dimensioni degli strumenti, il magico suono delle grandi Stax.

    Vivanco SR 650: straordinariamente neutra e corretta, forse la cuffia più neutra in assoluto nella sua fascia di prezzo. Non stanca mai, non da mai fastidio, né dona grandissime emozioni. Parca e composta e non è certo un demerito. A poco più di centomila lire un insospettabile affare

    Escono di classifica: Grado HP 1 e HP 2 , Stax Lambda Pro, Yamaha YHD 2 :non vengono più prodotte.

     

    Complementi d'impianto: Miscellanea

    AA
    ASC Tube Traps: una soluzione straordinariamente efficace, anche se un po' costosa, ai problemi di riproduzione in ambiente. E non solo per la gamma bassa.

    Moss Base Antivibrazioni: la migliore base per giradischi ed elettroniche mai realizzata. Costosa ma incredibilmente efficace. I miglioramenti sono dell'ordine del 60/70 % con giradischi analogici e almeno del 50% con giradischi digitali ed elettroniche.

    Pride (Aedon ) Audio Carpet: Il tappeto sonante. Assieme ai Tube Traps il sistema di correzione ambientale più efficace che conosciamo. Pratico ( è un tappeto Missoni) , bello ( è un tappeto Missoni) dal prezzo tutto sommato contenuto ( è pur sempre un tappeto Missoni) , geniale ( è un tappeto Aedon Audio).

    Shimpy cavi serie Black Hole: i cavi più neutri che abbia mai ascoltato. Semplicemente fuori dell'ordinario, e in quanto tali tra i pochi a giustificare con le loro prestazioni, l'alto prezzo di vendita. Adottati come riferimento, per ora, da Bebo Moroni e da Ken Ishiwata ( eh va be', fatemi godere dell'ottima compagnia) . Ah, dimenticavo, sono italiani!

    A
    Art Q-Damper: il sistema più pratico e funzionale di affrontare il problema dell'isolamento dalle vibrazioni esterne e di annullamento di quelle autogenerate per componenti hi-fi. Straordinari in combinazione con le basi Sicomin.

    ART cavi Synapsis/ Monolith: Se non fosse per gli Shimpy sarebbero i migliori. Ma costano molto meno.

    Sicomin Basetta: la basetta in Kevlar della Sicomin si conferma un partner insostituibile talvolta decisivo di una catena di alte pretese. Eccellente comunque, straordinaria con i piedini ART Q-Damper.

    Cogan Hall Intermezzo: brutto, mal costruito, mal rifinito è il cavo di interconnessione che ad un prezzo ragionevole offre prestazioni quasi al livello dei migliori.

    Moss molle ad aria compressa: se non potete permettervi la base (e la maggior parte di noi non se la può permettere) le molle ad aria compressa che rappresentano l'elemento più importante di questa ne approssimano bene le prestazioni. Costose si ma non impossibili e, soprattutto, veramente utili.

    Solid Steel SS7: il miglior supporto per diffusori di piccole e medie dimensioni disponibile sul mercato mondiale. Senza dubbio alcuno. Aggiungeteci che è bellissimo.

    VPI macchina lavadischi HW 17: un accessorio indispensabile per tutti quanti possiedano una collezione di LP e intendano mantenerla al meglio? La macchina svolge perfettamente la sua funzione, con delicatezza e nessun pericolo di danneggiamento dei preziosi vinili. Rinunciando al doppio senso di funzionamento si possono risparmiare bei soldi acquistando la HW 16.5

    Versa Lab Wooden Block e Red Rollers: il più efficace sistema di protezione sonora dalle interfernze radio mai ideato dopo la gabbia di Faradain ( poco pratica in casa) . La parentesi è d'obbligo visto che l' "importanza" del loro intervento dipende dalle singole situazioni ambientali, dal numero di pezzi impiegati e dalla loro combinazione, nonché dal fatto che sono spesso,ma non sempre, indispensabili.

    Shakti mattocino antidisturbi: ecco uno di quegli oggetti che ti mettono in serio imbarazzo. Costa, perché costa, ha un apparenza insignificante e quando dici che funziona ( e diamine se funziona) rischi di passare per il mitico Peter Belt ( personaggio britannico che imperversa su riviste e BBC sostenendo gli innegabili miglioramenti sonici nel porre delle bandierine gialle sul giradischi, o dei trucioli viola sull'ampli) . Lo Shakti elimina i campi elettromagnetici dispersi e conseguentemente le loro nefaste interazioni con i componenti delle apparecchiature. Però sembra funzionare solo con il digitale.

    B+
    Monster Cable M 1500/ M 1.5: Una serie di cavi all'avanguardia, dal prezzo alto ma non impossibile. Costruzione, finitura ed affidabilità superbe, eccellente neutralità , un tocco di dolcezza in alto che ad alcuni potrà sembrare una minima perdita di definizione, ma che a mio avviso è estremamente benefica nella maggior parte delle installazioni. Più marcata sul cavo di potenza che non su quello di segnale. Eccellente trasparenza, splendida dinamica. Cavi seri costruiti da una ditta seria e solida.

    B
    Kimber Cable KCAG: un cavo di interconnessione di grandissima raffinatezza che si interfaccia alla grande con la stragrande maggioranza dei componenti. Flessibile e non troppo costoso.

    The Mod Squad Wonder Link: il miglior cavo per il digitale che abbia avuto modo di provare.

    C
    Kontak: un accessorio indispensabile per mantenere in buona salute ed efficienza tutte le connessioni dell'impianto.

    Sumiko Tweek: vedi Kontak, scusatemi se evito confronti ad orecchio tra i liquidi per contattiere.

    WBT 0108: il più bel connettore RCA che io conosca.

    Van Den Hul The Wind: un cavo di potenza dal prezzo veramente contenuto in relazione alle prestazioni offerte. Spartano e concreto, estremamente lineare e in grado di aiutare in termini d'immagine anche impianti un poco asfittici.

    E+
    Mamba: seimila lire al metro e passa la paura. Entry eccellente realizzato in Italia da persone che hanno capito tutto (be', almeno quasi tutto).

    E
    Monster Cable Interlink 300: cavo di segnale di prezzo ragionevole e alte prestazioni. Ottima costruzione e affidabilità

    Escono di Classifica: Furukawa FS 2T: non viene più importato in Italia.
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  • L'album di VideoHifi

  • I Blog di Melius Club

    1. Ben ritrovati, ad un nuovo appuntamento con i torrenti, le Trote, e le avventure di pesca.

       

      In questa nuova conversazione, vorrei illustrare per sommi capi, anche a chi ne è completamente digiuno, come si sviluppa la pesca alla Trota, che di norma presuppone due principali tecniche di esecuzione, una la cosiddetta pesca con artificiale, l’ altra invece quella con esca viva.

       

      La prima, conosciuta soprattutto per l’ uso del cosiddetto cucchiaino, prevede l’ utilizzo di un’ esca finta, formata da una paletta di metallo, a forma appunto di cucchiaino, paletta che è libera di ruotare su un asse formato da una sottile anima di acciaio, che ad un estremo ha un anellino che permette di fissare il rotante al filo di nylon, e sull’ altro lato, alla fine dell’ anima in acciaio, si trova un’ asola che tiene in posizione una piccola ancoretta, cioè tre ami fissati insieme e sfalsati a 120 gradi in modo da rendere l’ arpioncino sempre attivo nei confronti del pesce da qualsiasi angolo la aggredisca. La foto che segue, credo sia più chiara di qualsiasi spiegazione.

       

      Esche_artificiali_pesca_Trota.thumb.jpg.6f0af6eadd4efe8a8b8ee99be716add2.jpg

       

      Come si vede qui sopra, i cucchiaini, così chiamati per la paletta che sembra un cucchiaio, sono i più utilizzati in torrenti, hanno forme, fogge, dimensioni variabili, come pure i colori e i disegni che compaiono sulla superficie del cucchiaino, alcuni li ho personalizzati io utilizzando i colori da modellismo, per fare delle diverse colorazioni o disegni che, ritenevo, potessero renderli più appetibili alle Trote, cosa che poi, statisticamente, non mi pare sia stata confermata . . . !!

       

      Pesca con artificiali 

       

      La tecnica di pesca con artificiale prevede il lancio del rotante, nella zona di interesse dello specchio d’ acqua, il suo recupero col mulinello a intervalli più o meno regolari, ma continuo, in modo che la paletta del cucchiaino in acqua giri a forma di vortice e attiri la curiosità e la voracità della trota, che inseguendo l’ esca finta e mordendola, rimanga agganciata  all’ ancoretta attaccata posteriormente.

      Sembra una tecnica crudele, invece è la forma di pesca meno aggressiva, preferita da chi non vuole trattenere il pesce, perché l’ abboccata così detta, ovvero l’ agganciarsi della trota all’ esca, è superficiale e solitamente, con molta attenzione, si può slamare, ovvero togliere l’ arpione dal labbro del pesce, senza provocare nessun danno fisico e produrre alcuna mutilazione.  

      E’ una tipologia di pesca molto pulita anche dal punto di vista del pescatore, che non maneggia esche vive, ovvero lombrichi, camole o altri animaletti, che comunque sporcano, deperiscono, e costringono a procurarseli per tempo, andando a raccoglierli o acquistandoli presso i negozi specializzati. Una variante consiste nell’ utilizzare artificiali con la forma di un pesce che, recuperando la lenza sotto la superficie, imitano il movimento natatorio di un pesciolino, e attirano così l’ attenzione della trota che vede sia una potenziale preda fonte di proteine nobili, che un intruso che invade il suo territorio, scatenando in questo modo la pronta reazione e l’ attacco, soprattutto di pesci di buona taglia. Molto valida in questo senso è l’ imitazione del pesce persico, che atavicamente scatena la reazione delle trote che lo vedono come un intruso nel proprio territorio di pertinenza, ovvero di caccia e di ambiente in cui vivere svolgendo le proprie attività.

      Qui sotto alcuni dei pesciolini finti , imitazioni molto veritiere, che vengono utilizzati per insidiare Trote di buone dimensioni, si tenga presente che questi pesci artificiali sono anche in grado di muoversi nell' acqua imitando il movimento del pesce vivo, ovvero guizzano e si muovono ondulando, cosa che può essere accentuata dal pescatore, sia muovendo la punta della canna lateralmente, sia variando la velocità di recupero con il mulinello. 

       

      Pesciolini_finti_esche_da_Trota.thumb.jpg.784389501a09c293d75c02a8defff4bc.jpg

       

      Quelli qui sopra in foto sono solo alcuni dei pesciolini ed esche artificiali che nei decenni ho utilizzato per la pesca, in torrente, e anche in lago, dove si potevano insidiare anche i cavedani, i Persici Trota, detti Boccaloni, e i Persici classici.

       

      Pesca con esche naturali

       

      La seconda forma di pesca alla trota si basa appunto sull’ utilizzo di esche vive, naturali, di cui i classici esempi sono il lombrico, la camola del miele o il gatoss, ed è la cosiddetta pesca alla tocca sul fondo, cioè attuata per mezzo di un finale di lenza composto, partendo dal tratto terminale del filo, da un amo con lombrico, camola del miele o altro insetto vivo, piombatura adeguata per permettere di lanciare ad una distanza di almeno 6-10 metri l’ esca e, non diffuso ma comodo, girella con moschettone che permette di attaccare e staccare facilmente la montatura così fatta dalla lenza principale, ovvero il filo che va alla canna e si avvolge nel mulinello.

      Il terminale citato, lungo solitamente dai 30 ai 45 centimetri, ha alcuni vantaggi rispetto al filo continuo, cioè senza l‘ interposizione del moschettone con girella, tra i quali il fatto che è molto veloce il cambio dello stesso, per esempio se si vuole montare un diverso finale di lenza con piombatura o amo differente, oppure se si impiglia e si strappa il filo sul fondo, cosa che in un torrente non è evento raro, di solito la rottura si ha sul nodo che aggancia il terminale al moschettone, preservando il resto della lenza, oppure per il cambio rapido da pesca ad esca viva a quella con artificiale, cioè da amo a cucchiaino o viceversa. C’ è però un aspetto negativo, ovvero  inserendo un elemento in più sulla lenza, ed un nodo ulteriore, si indebolisce la resistenza e l’ elasticità del filo, che può diventare cruciale se abboccasse un pesce importante, la trota attesa una vita intera.

      Nella pesca a tocca, il lancio dell’ esca si fa in corrente, sotto cascata, vicino a dove si pensa vi sia la tana e si lascia affondare il tutto senza recupero immediato, in modo che l’ esca si muova naturalmente seguendo la corrente, e il pesce possa vedere e saggiare il cibo attaccato all’ amo. Si mette poi in tensione il filo recuperando un poco di lenza con il mulinello, e si “sente” sul filo, fisicamente con la mano libera la presenza della trota che mangia, rappresentata tipicamente da colpetti più o meno energici che si propagano alla canna, poiché di solito il pesce mangia e contestualmente fa leggeri spostamenti del corpo, mantenendo la posizione in acque mosse, nuotando e compensando con piccoli movimenti laterali delle pinne. Qui sotto alcuni terminali già preparati, per non perdere tempo durante la battuta di pesca in torrente . . . 

       

      Finali_per_esca_viva_pesca_Trota.thumb.jpg.ef4f6bc07097b0432e8211ad38f1824f.jpg

       

      La foto non rende molto, ma il concetto di fondo è che i finali hanno un' asola, si vede a destra, che si infila nella girelle e moschettone legata al nylon principale che entra nel mulinello, e che quindi si possono cambiare in funzione del peso che si usa, io di solito utilizzo due olivette abbastanza pesanti che permettono sia di lanciare agevolmente più lontano rimanendo nascosti, sia di far affondare subito in corrente l' esca. All' estremità di sinistra, dopo circa 30-40 centimetri di lenza, l' amo, in questo caso un amo corto per camole, scuro, per non riflettere la luce sotto il sole, e ritorto per ferrare meglio il pesce.

       

      Dal tipo di tocca che si avverte sulle dita della mano che stringe la lenza, un pescatore con esperienza capisce già di che mole è la Trota che sta assaggiando l’ esca, solitamente la trota piccola è vorace e molto disordinata nei colpetti e si muove molto nello spazio a sua disposizione, mentre la trota più matura mangia dando colpi secchi ma meno irruenti e spesso rimane in posizione immobile nel punto in cui ha abboccato, saggiando il cibo con molta calma prima di passare ad ingoiarlo.

      Durante la pesca alla tocca, c’ è la variante della Trota, di misura variabile che, presa in bocca l’ esca, punta decisa verso la sua tana, per abitudine o perché insidiata da rivali per il cibo, tana posta solitamente sotto una roccia, nei pressi della cascata, in un punto nascosto, dove si trova il suo rifugio abituale, per continuare a mangiare in sicurezza il cibo conquistato. A questo punto dell’ azione di pesca le cose possono ulteriormente complicarsi, perché una Trota in tana è sempre un’ incognita per il pescatore.

      In poche frazioni di secondo si deve decidere se lasciare che il pesce entri nel suo rifugio, affinché mangi con calma e si agganci quasi da solo all’ amo, o recuperare, dando il colpo di ferrata con la canna. Nella tana infatti gli spazi sono spesso angusti e il filo può incappare in punti taglienti delle rocce, per cui si rischia di tranciarlo, oppure si verificano situazioni in cui il pesce rimane saldamente bloccato nel suo rifugio, cosa che rende impossibile il tirarlo fuori dalla tana senza rischiare di strappare il filo o procurare dei danni al pesce stesso.

      Spesso conviene perciò ferrare quasi immediatamente, termine che indica il colpo con la canna a frusta all’ indietro subito dopo l’ abboccata del pesce e conseguente recupero del filo con il mulinello, per far si che l’ amo punga la trota e permetta al pescatore di trarla fuori dall’ acqua, anche se alte sono le probabilità che il pesce, non avendo ancora ingoiato il cibo e tenendolo nella parte anteriore della bocca, a filo di labbra, lo sputi e si liberi dall’ amo.

      Proprio perché l’ esca viene masticata e parzialmente ingerita dal pesce, questa tecnica di pesca è meno preservante per l’ integrità fisica della Trota, poiché l’ amo può ferire il pesce, rendendo più complessa la slamatura, o liberazione del pesce dall’ amo, senza il rischio di ledere qualche parte dell’ apparato boccale dello stesso. Risulta così che la tecnica con l’ esca viva, sia la meno adatta a fare una pesca sportiva di cattura e rilascio, perché più difficile risulta liberare il pesce dall’ amo e rimetterlo in acqua indenne. Proprio per limitare questi potenziali danni, di solito si tende ad utilizzare ami di generose dimensioni, in modo che le piccole trote non possano neppure ingoiarli, mentre le più grosse, con ami di grandi dimensioni, sono punte sul labbro e facilmente liberabili, seguendo alcune semplici precauzioni. Tra queste, bagnarsi bene le mani per non intaccare il film lipidico che ricopre la superficie del corpo del pesce, la trota infatti non ha scaglie, come molti altri pesci, la sua forma altamente idrodinamica si basa proprio sulla pelle nuda, che oppone minore resistenza al movimento in acqua, ed è però ricoperta da una mucillagine che protegge il pesce dagli attacchi di parassiti e di altri microorganismi, garantendo al contempo una buona aerodinamica corporea.

      Il pesce va maneggiato con attenzione e delicatezza, senza esercitare pressioni sul suo corpo, basta tenerlo immobilizzato per permettere di togliere l’ amo o l’ ancoretta dalle labbra, operazione in alcuni casi più complicata se l’ amo si è agganciato nel palato o se più di uno dei bracci dell’ ancoretta si sono conficcati nella bocca della trota. Una volta sganciata e libera, la trota va inserita in acqua, possibilmente muovendola delicatamente per permettere alle branchie di ossigenarsi nuovamente, tenendola per la coda, in acque correnti ma non eccessivamente veloci, in modo che riprenda conoscenza e sia lei a muoversi lasciando la mano del pescatore, che la regge. Tutti questi piccoli accorgimenti riescono a limitare al minimo la sofferenza e i disagi del pesce, che viene, per qualche secondo, tolto dal suo ambiente naturale e costretto ad andare un poco in debito di ossigeno, ma se si è attenti e rapidi, la trota ritorna nel suo ambiente liquido senza portarsi dietro nessuna menomazione o trauma, se non un’ esperienza che gli servirà per essere più guardinga e attenta, facendole guadagnare opportunità di sopravvivenza ad un ulteriore passaggio di un pescatore che tenterà di insidiarla.

       

      Differenza sostanziale tra le due tecniche, con artificiale e con esca viva, sono anche i tempi di reazione e le modalità di abboccata del pesce. Nel primo caso il cucchiaino transita velocemente nell’ acqua, per il recupero molto rapido della lenza fatto girando con continuità il mulinello, che aumenta ancora se si lancia in acque correnti e in rapida discesa a valle. Qui la trota ha pochi istanti per reagire, se si riesce a solleticarne la voracità e la curiosità spesso l’ attacco è immediato, addirittura con l’ artificiale in volo sopra lo specchio d’ acqua, e da qui inizia la sfida tra il pesce, che cerca di liberarsi dalla presa, e il pescatore che vuole spiaggiarlo fuor d’ acqua. La trota tenta di liberarsi dal cucchiaino dimenandosi in acqua, saltando fuori dalla superficie del torrente, dove il filo non è più sostenuto dal liquido e permette al pesce di sganciarsi più facilmente, ed anche, comportamento più tipico delle trote di una certa mole, venendo velocemente incontro al pescatore e quindi allentando la tensione della lenza e favorendo così la probabilità di sganciarsi dell’ ancoretta dalla bocca. Altra variabile nel recupero è data dalle posizioni spesso precarie in cui ci si trova a lottare con la trota, cioè in acque vorticose, in difficile equilibrio, nascosti dietro ad una roccia, oppure in posizione elevata rispetto all’ acqua e dovendo sollevare il pesce in aria, quindi senza sostegno del liquido, questo diventa immediatamente più pesante e in grado di divincolarsi in modo più disordinato.

      Nel caso di pesca con l’ esca viva, questa viene lanciata e fatta scendere verso il fondo, portata a spasso dalla corrente e mossa con piccoli recuperi dal pescatore, rimanendo più tempo a disposizione dei pesci ma è meno visibile di un oggetto in veloce movimento e luccicante, per cui risulta essere più una pesca di attesa e intercettazione del pesce che di sorpresa. Inoltre, una volta ghermito il boccone, il pesce assaggia e mastica il cibo, con tempi più lenti, spesso con cautela, tanto più la trota è grossa, e quindi bisogna attendere il giusto momento prima di ferrare, scelta spesso aleatoria e dettata dall’ esperienza e dalla sensazione che la trota mangi più o meno voracemente, pena il rischio di togliere letteralmente di bocca al pesce il ghiotto boccone.

      Buona parte delle abboccate, sia all’ esca finta che al vivo, vanno a vuoto, nel senso che il pesce sputa prima della ferrata, perché sente per esempio la punta dell’ amo pungerlo, oppure non aggancia il cucchiaino o si sgancia durante il recupero. Qualche volta beffa il pescatore anche se è stato spiaggiato, tale è la reattività, il saltare disordinato, il dimenarsi puntando per istinto sempre e immancabilmente tra l’ altro, in direzione dell’ acqua, unito al fatto di avere la superficie del corpo molto viscida che favorisce il nuoto, da lasciare di stucco il pescatore che è convinto di averla ormai in pugno. Non si contano le situazioni nelle quali mi è capitato di rimanere basito osservando il guizzo finale di una trota, considerata oramai catturata, che recupera il suo ambiente senza dare la possibilità di fare più nulla, lasciando con il rammarico di non essere stato più rapido, perché anche avventandosi sul pesce con le mani, pure in pochi centimetri d’ acqua la trota diventa inafferrabile e di nuovo padrona incontrastata della situazione, capace di dileguarsi in un attimo !.

      Esiste un altro approccio, molto tecnico, di pesca alla trota, è rappresentato dalla pesca a mosca, ovvero una pesca eseguita lanciando a notevole distanza, anche 12-15 metri, una lenza cosiddetta a coda di topo, che si proietta ed estende proprio per la sua conformazione e peso, alla punta della quale viene legata una moschina artificiale, costruita per imitare le piccole efemere ed altri insetti volanti, del peso di un paio di grammi. Il pescatore, eseguendo un movimento a frusta, con una canna e un mulinello speciali, distende muovendo la canna avanti ed indietro, la lenza fino a posarla sul pelo dell‘ acqua, dove attira le Trote che attaccano la riproduzione dell’ insetto che cela un amo.

      E’ una variante di pesca molto tecnica, ma richiede oltre ad un allenamento ed una pratica notevoli, anche il corretto spazio per poter muovere una lenza avanti ed indietro, in aria, senza che questa si impigli in rami, fronde o altro e per la morfologia dei torrenti che frequento è una tecnica di pesca che non è praticabile con successo. Oltre a quelle elencate, che sono le principali, esistono non solo altre tecniche e tipologie di pesca, legate anche alle caratteristiche differenti di torrenti, luoghi di pesca, ambienti, ma anche di quelle sopra citate vi sono innumerevoli varianti, spesso anche messe a punto da singoli pescatori, con modifiche delle esche artificiali, uso di galleggianti, utilizzo di canne molto lunghe e di attrezzature differenti da quanto io ho menzionato e delle quali, nello specifico delle mie esperienze, più avanti racconterò nel dettaglio di alcune di esse.  

      Le numerose varianti tecniche, frutto anche delle tradizioni locali, sono una prova ulteriore di uno sport molto variegato, che rappresenta una ricchezza sia per la passione in sé che per l’ importanza del tramandarsi di nozioni, metodi di pesca spesso profondamente differenti, comunque fonti di cultura, vitalità, diversificazione e diffusione di questo sport antico, o come vogliamo definirlo, passione, od anche hobby, che ci permette di passare del tempo immersi nella natura.

       

      Alla prossima puntata 

       

      saluti , Dario 

       

    2. Scendo alla prossima

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      Ogni tanto, così, quando capita... proverò a scrivere qualcosa.. Sarà sempre qualcosa che riguarda la musica... in un modo o l'altro. 

       

      Vorrei iniziare con una cosa "stravagante", ma, vi assicuro... anche bellissima. piace ai grandi e piccini! 🇳🇱

       

       

       DRAAI

      ORGELS !!!!!!!!!!

       

       

      Chi è stato in Olanda, specialmente in giornate di sole, probabilmente li avrà visti, per strada, nelle piazze, questi bellissimi strumenti.
      Grandi, quasi sempre molto belli (colori, statuette che si muovono, abbellimenti vari ecc…).
      Si tratta di una tradizione tipicamente Olandese, non la si trova in nessun’altra parte del mondo.

      La parola “Draaiorgel” è composta da due parole: “Draaien” (girare) e “Orgel” (organo)

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      Evidente, quindi, che parliamo di un “organo (a canne)” che, per azionarlo, si deve “girare” qualcosa, in questo caso una grande manovella.
      Ne esistono ormai pochi, di quelli veri e puri a manovella… ormai sono sempre più spesso “a motore”, ma hanno meno fascino, anche perché… il rumore del motore, oltrechè inquinare, infastidisce l’ascoltatore.
      Invece della parola “DraaiOrgel” si può usare anche  “BoekenOrgel” (boek = libro), che forse sarebbe la denominazione ancora migliore, perché l’organo “legge” i fori del libro (guardate le immagini, sono piuttosto esaustive…) 
      Spesso questi “Draaiorgels” vengono chiamati “straatorgels” (=organi da strada…)

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      Si tratta quindi di un organo a canne che suona automaticamente (come vedremo poi… ciò che manca è…. la tastiera…). Oltre alle canne d'organo, può avere anche altri strumenti, ad esempio le percussioni.
      I tubi sono solitamente fatti di legno, alcune volte di metallo, di solito zincato. I tubi vengono forniti di aria (negli organi parliamo di "vento") forniti da un soffietto. La differenza principale è che un organo “tradizionale”  è azionato da mani e piedi umani e un “Draaiorgel” da un “libro musicale” in movimento, di solito un librone di cartone (ecco perché si dice che suona automaticamente).
      L'origine di queste meraviglie la dobbiamo all’'italiano Ludovico Gavioli che ne iniziò la produzione a Parigi intorno al 1850. Ebbe un buon successo, tanto è che poi venne imitato da Belgi, Tedeschi e Francesi e Olandesi.
      Anselmo è figlio dell’inventore Ludovico (a sua volta figlio di Giacomo Gaviolli, di origini Modenesi, che prenderà fissa dimora in Parigi) 

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      Nel 1892, l’italo-francese Anselmo Gavioli ottiene un brevetto per il libro d'organo in cartone. 
      Per leggere questi libri era importante il sistema di scansione, che avviene in modo pneumatico, sempre inventato da Anselmo.
      Le stecche (chiavi) del brevetto Gavioli usavano i fori del libro d'organo e aprivano piccole valvole per controllare le parti dell'organo. Le fabbriche Tedesche, intorno al 1900, svilupparono sistemi alternativi per aggirare il brevetto di Gavioli. 
      Fin qui, la  (piccola, di certo non esaustiva…) introduzione tecnica.

      Del resto… io non sono un tecnico… le informazioni le ho cercate sul web e non vorrei tediarvi con spiegazioni vaghe o, peggio, inesatte (so che c’è qualche organista, qui sul Melius… se volesse intervenire… Ben Venga!)
      Ciò che più mi preme è parlarvi della bellezza (anche, <attenzione> SONICA) di questi organi da strada…
      Da bambino… quante volte mi fermavo a guardare e ascoltare…  
      i più belli, di questi organi, sono quelli “manuali”… dove c’è un uomo, e non una macchina, che fa girare questo grande volano, che in alcuni casi poteva superare le dimensioni di un timone di una piccola nave (guardate la foto).. Ovviamente… un uomo non può stare lì a girare un giorno intero… Difatti… quando “si va fuori a suonare” spesso usciva una squadra vera e propria, normalmente fatta da tre o quattro uomini (qualche rara volta si vedeva una donna…) che si davano il cambio.
      Ognuno poteva svolgere le varie mansioni, che sono, sostanzialmente, 3:
      1)    Girare il volano (e qui ci vuole bravura, perché immaginatevi che risultati produce la musica, se ogni tanto si rallenta o si aumenta di velocità … è un po’ come far rallentare con un dito sul piatto un giradischi… / in alternativa… c’è l’addetto al funzionamento del generatore….


      2)    Porgere il “piattino ( “geldbak” di rame e ottone, è un classico!) ai turisti, passanti, curiosi: che non mancheranno di inserirci una moneta (un euro, 50 cent, due euro ecc…). Le monete metalliche, dentro al piattino, vengono usate per “ritmare” la musica, un po’ come si fa coi maracas… Se il giro è buono (e spesso lo è, perché si “tirano su” davvero molte monete…) a fine del brano, un po’ come dare il colpo  sulla gran cassa o sui timpani alla fine dei brani ai concerti, questo piattino viene svuotato in un grande contenitore di metallo. Ed è, davvero! anche per i proprietari dell’organo, un gran bel sentire…  


      3)    Preparare i libri (di cui ogni pagina è fatta di un grosso cartone) , inserirli e fare ripartire “alla svelta” ogni volta un libro (= un brano musicale…) finisca. 

       

      1: girare, prego!   image.png.4841580c198b83ae942dcc090ef3e7c3.png   2: una monetina, per favore!!! image.png.bcdda1784838218b775b0446d51db712.png   3: ecco... un libro che "fa suonare lo strumento"    image.png.cd7d3a2c07046efdaf80176a06b1a07e.png  

        
      In Olanda questi (possiamo chiamarli “strumenti da strada” ) erano, e, sono tuttora, molto amati. Infatti. Quelli esistenti, tutti con decine di anni sulle spalle, alcuni dell’inizio 1900 sono quasi tutti inseriti nei beni Culturali (come se fossero MONUMENTI NAZIONALI) e non possono essere venduti all’estero. Questa tradizione non accenna a scomparire... Al momento risulta che vi sono una sessantina ancora attivi...


      I controlli sono piuttosto rigorosi, quindi se, come è facile vi capiti, vi innamoraste di una di queste macchine, non provate a comprare/esportarne una… ve ne potreste pentire amaramente. 😀

      Sento già la domanda nell’aria…. “che tipo di musica ci si può aspettare?”
      be'… di tutto… quasi sempre brani popolari: pop, blues, folk. Dei piccoli walzer… Mi ricordo, da piccolo, a volte brani degli ABBA. Di certo… mi ricordo (mi piaceva tantissimo...)  “ob la dì, ob la dà, dei Fab Four, che veniva suonato su un organo che ogni tanto passava dalla mia città…
      Comunque… qualsiasi fosse il brano “suonato” (e la parola è giusta, non si tratta di musica riprodotta), il tempo utile, per una canzone, si aggirava sui due o tre minuti, forse 4. Non poteva essere di durata molto più lunga, perché… il libro con le pagine forate non poteva superare certe dimensioni.
      I miei, quando sono andati in pensione, (io abitavo già da mooooolti anni in Italia)  hanno traslocato.

      Uno dei loro “nuovi vicini di casa” era uno dei pochi artigiani che ancora facevano questi libri. Un giorno, insieme al mio papà, siamo andati a vedere il suo ambulatorio… non vi dico che fascino esercitava su di me, la visione di questi libri e strumenti… (in pratica… ogni nota veniva impressa sulle pagine del librone. Ma invece di inchiostro, si faceva un foro. Ovviamente, trattandosi di musica per organo, potevano esserci molte note, una sopra l’altra, (come con uno spartito per pianoforte, organo, chitarra ecc….). Questi libri, non si aprivano “a libro” come siamo abituati quando leggiamo i nostri romanzi.

      Invece è una pagina unica, lunga decine e decine di metri, che si ripiega a zigzag. (la foto, anche in questo caso, mi facilita il compito di spiegarvi come funziona…).
      Tuttavia… visto il peso e la delicatezza di questi libri, fu introdotta anche la versione coi rulli di carta….. Il sistema è molto simile, ma invece di pagine ripiegate a zigzag si srotola la carta…..

      Qualche filmato: il famoso “de Arabier
      https://www.youtube.com/watch?v=UG7vKn3i4k4
      https://www.youtube.com/watch?v=RB52EkPQKmQ

      scusate… questo sito è in lingua Olandese, si può scegliere anche Inglese, Tedesco, Francese e Spagnolo… (manca l’Italiano…) ma le immagini, e alcuni filmati, spiegheranno molto più di mille parole…: https://www.museumspeelklok.nl/collectie/draaiorgels/
      In questo museo si possono ammirare molti strumenti automatici, dal più grande al più piccolo…)

      Guardate qui, verso i sessanta secondi: facilissimo capire come funzionava il “boeken orgel”-
      https://www.youtube.com/watch?v=UG7vKn3i4k4

      non capirete le domande, le risposte e nemmeno le spiegazioni… ma se vi interessa l’argomento… vi invito a guardare il filmato. Spiega molto!
      https://www.youtube.com/watch?v=w-yQKxW-p3U
       

      qualche foto non guasta...  image.png.ffd4c47c271cfd5437ebb399e60ef58d.png     image.png.7a7ba22633d5f756dd70dfb9a3de54bf.pngimage.png.0437af2b3b4117773eea4e5b3bc18383.png      

       

      per finire un immagine del più grande "draaiorgel" esistente, funzionante (è moderno... costruito nel 2003) 

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       e questo?    ... è il camion, appositamente costruito, per trasportarlo...  image.png.0f494e15bd4e04b77aafcefe9788cbb5.png

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      Le cartoline di oggi vi parlano di un lago affascinante, di un ottimo pranzetto, di un’antica leggenda, di un’isola incantevole, e di un percorso mistico.

      Orta, che sorge sulle rive del lago omonimo, è classificato tra i 100 borghi più belli d’Italia. Il lago si è formato dal ghiacciaio del Sempione ed è separato dal lago Maggiore dalla cima del Mottarone. Siamo in Piemonte, nella provincia di Novara. Sono tante le camminate e le attività che si possono fare attorno a questo piccolo specchio d’acqua circondato da una vegetazione lussureggiante e cangiante a seconda della stagione. Gozzano, ad esempio, offre piccole spiagge attrezzate e, nei dintorni, scuole di vela e circoli di canottaggio. Orta, invece, propone soprattutto passeggiate spettacolari e, tra queste, quella al Sacro Monte attraverso una via costellata da 20 cappelle affrescate, dedicate a episodi della vita di San Francesco.

      Arrivando alla minuscola cittadina, si è attratti da una strana costruzione in stile moresco che svetta e domina il lago: si tratta di Villa Pia Crespi, costruita nel 1879, su incarico di un ricco imprenditore tessile, indigeno, che voleva farne dono alla diletta moglie, Pia. Del progetto si occupò uno dei più famosi architetti dell’epoca, Angelo Colla, e, soprattutto nel periodo tra le due guerre, ospitò, oltre al re Umberto I, molte personalità di spicco in ambito letterario e religioso. Ceduta successivamente, finì per diventare un hotel negli anni ‘80. Oggi è reputata una sorta di tempio per i gourmet poichè il suo ristorante è diretto dallo chef Antonino Cannavacciuolo. La Villa è molto bella, ha interni stupendi e preziosi, un magnifico giardino e una bella piscina ma, personalmente, non mi sembra in armonia con il contesto: la maestosità silenziosa e raccolta del panorama lacustre era già perfetta e, a mio avviso, non necessitava di “intrusi”.

      Lasciata l’auto in uno dei parcheggi posti fuori dal borgo, si scende verso il lago attraverso un dedalo di vicoli molto suggestivi, ricchi di affreschi, antichi lavatoi, balconi fioriti, ristorantini e negozietti, fino ad arrivare alla piazza Motta, dove si trova il centro del paese e il piccolo imbarcadero. Da notare il palazzetto detto il Broletto, datato 1572.

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      IL BROLETTO

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      La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

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      Le specialità della valle sono tante ma i formaggi sono il top. 

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      E’ ora di pranzo e, prima di imbarcarci per l’isola, anche noi ci sediamo in un ammiccante e già sperimentato ristorante proprio a bordo acqua, di fronte all’imbarcadero e all'isola.

      Ecco il nostro goloso menu:

      Sformatino di patata e porro, fonduta al maccagno 

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      Gnocchi di segale, grasso di Formazza, pistilli di zafferano e pancetta nostrana 

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      Sottofiletto di manzo, scalogno confit e salsa al marsala

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      Crema bruciata alla nocciola IGP del Piemonte 

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      Caffè e piccola pasticceria della casa

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      Tutto ottimo!  😋

       

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      E ora parliamo della leggenda che ha dato il nome all'isola e del miracolo di San Giulio e anche dei mostri...

      Giulio e Giuliano erano due fratelli religiosi, che, nel IV secolo, sotto l'imperatore Teodosio, si misero in viaggio con l'obiettivo di convertire i pagani e di fondare 100 chiese. Lungo era stato il cammino e anche faticoso ma la loro fede li aveva sempre aiutati a superare i pericoli e le avversità incontrate ed erano quasi alla fine della loro missione dopo aver fondato ben 99 chiese quando giunsero alle rive del lago! Giulio era anche un esorcista e, decise che la centesima l’avrebbe fondata proprio su quell’isola “maledetta”!  Si diceva infatti che l’isola fosse infestata da draghi e serpenti feroci che si cibavano, in un solo boccone, di capre selvatiche, di buoi e anche di quei malcapitati che, in barca, osavano avvicinarsi.

      I barcaioli infatti si limitavano a pescare poco distanti dalla riva e lontano dall’isola ma raccontavano di avvistamenti spaventosi e descrivevano i mostri arricchendoli con particolari agghiaccianti. Nessuno mai si sarebbe arrischiato a trasportare i due monaci, anzi, gli abitanti tutti li supplicarono di lasciar perdere e di abbandonare quella idea così folle. Giulio non si lasciò convincere e, inginocchiatosi sulla riva, iniziò a pregare chiedendo l’aiuto del Signore. E avvenne il miracolo!  Il suo mantello si trasformò magicamente in una sorta di barca  resistente alle onde create dai draghi e lo portò sano e salvo sull’isola dove, non solo sconfisse le forze del male ma riuscì anche,con l'aiuto di tutti i borghigiani, sedotti e convertiti dal miracolo, a fondare la sua centesima chiesa!!  Ora nella sacristia della chiesa è conservato un lungo osso, forse una vertebra, del drago ucciso dal Santo che, a sua volta, è sepolto nella cripta sottostante.

      Sì, ho raccontato una bella fiaba che, di vero, pare abbia solo qualche radice:in realtà, forse, sull’isola abitavano dei pagani irriducibili e crudeli. Per quanto riguarda l’osso pare, invece, sia un fossile di una balenottera spiaggiatasi e defunta in epoca glaciale! Sotto la chiesa, poi, si sono trovati anche i resti di un’altra chiesa costruita in epoca precedente. 

      Da segnalare, comunque, che ancora oggi, alcuni barcaioli sostengono di avvistare, a volte, degli strani mostri, simili a coccodrilli che sbucano dall’acqua e, con fare aggressivo, li spaventano. Insomma, anche in Piemonte abbiamo il nostro Lochness!!  😱  😂

       

      Adesso torniamo seri, abbandoniamo le fantasie e imbarchiamoci alla volta dell’isola.

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      San Giulio domina dall'alto del Palazzo Vescovile

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      Già dal lago, mentre ci avviciniamo,  ci rendiamo conto di quanto possa essere bella, romantica e ricca di fascino:

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      L’isola, molto piccola, detta anche isola del Silenzio, ha soltanto una via perimetrale dotata di una particolarità: se si intraprende il cammino in un verso si percorre la via del silenzio, se ci si incammina nell'altro senso, la via della meditazione. In certi periodi, lungo la via, si possono leggere dei cartelli fronte/retro, multilingue, con frasi diverse scritte a seconda del percorso: questi pensieri sono quelli di una badessa, Madre Anna Maria Canopi.

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      Lungo la via si incontra anche una passerella celata che serve alle suore di clausura per accedere direttamente dal convento alla chiesa senza passare dalla stradina pubblica.

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      La popolazione dell'isola non arriva a 100 abitanti, di questi, almeno 70, sono suore di clausura benedettine dedite allo studio di testi sacri, alla preghiera e alla meditazione.

      Non si può non restare immersi in questa atmosfera così tranquilla e serena e neppure non riflettere su quanto si legge camminando, istintivamente, a passo lento e con rispetto.

      Ed ecco l'interno della basilica di san Giulio che ha il fronte direttamente sul lago: è ricca di dipinti di epoche diverse ed è impreziosita dall'ambone in serpentino d'Oira, una pietra verde estratta nella zona.

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      Una cosa è certa, anche se non si tratta di un miracolo, dopo questa passeggiata, tornando a casa, ci si sente davvero più sereni, leggeri e rilassati! 😉

       

       

       

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