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    Fabio Cottatellucci
    Fabio Cottatellucci

    NAD C320 BEE

    Di Fabio Cottatellucci

     

    La sigla di questo prodotto sta per “C320 Bjorn Erik Edvardsen”: la versione migliorata del C320, già vincitore del premio Amplificatore dell’anno assegnato rivista inglese What Hi-Fi?, una macchina presente sul mercato dal 1998. 
    Ma chi è NAD e chi è Bjorn Edvardsen? Per quelli fra noi che sono neofiti dell’Hi Fi o – beati loro - molto giovani ricorderemo che NAD (New Acoustic Dimension) è una pietra miliare britannica nella storia dell’Hi Fi.
    Un marchio trentennale che è diventato sinonimo di suono eccellente e di progettazione intelligente: in altre parole, gli uomini NAD concentrano le loro risorse in quelle parti delle macchine che faranno la differenza sul suono e non sull’aspetto estetico. 
    Bjorn Edvardsen è l’uomo che per NAD progettò il 3020, il più popolare amplificatore mai costruito con circa un milione d’esemplari venduti, e che sta anche dietro quest’upgrade del C320 che porta la sua firma. 
    Una tiepida sera di primavera, un C320 BEE ben impacchettato è stato consegnato a casa mia.
    Vi prego di tenere a mente, mentre leggete questa prova, che stiamo testando un apparecchio accreditato di 50 W per canale che è venduto a meno di cinquecento Euro. Io ho dovuto spesso fare mente locale su questo punto durante le prove.

     

     

    Un aspetto all’insegna dell’understatement
    Il C320 è provvisto di un valido telecomando in grado di pilotare gran parte dei prodotti NAD e di un manuale in sei lingue, completo e facilmente comprensibile anche se la versione italiana – come spesso accade - non sembra scritta dal Manzoni.
    Questo manuale ha una forma grafica completamente nuova rispetto a quello del precedente C320 e sembra anche in qualche modo più “professionale”, anche se non mancano le indicazioni fondamentali per i non esperti. Quando il vostro figlio dodicenne installerà questo NAD, né il pargolo né i vostri apparecchi Hi Fi correranno rischi. Il foglio con le specifiche tecniche allegato è notevole per completezza ed impressionante per I numeri che ci sono scritti sopra (vedi l’incorniciato).
    Il C320 BEE veste orgogliosamente la tradizionale uniforme NAD, grigia antracite con quel pulsante d’accensione verde che è diventato esso stesso una specie di marchio di fabbrica.
    Sul pannello frontale troviamo, da sinistra a destra, il pulsante verde che permette di lasciare l’unità in stand-by (luce ambra) e di accenderla comodamente da telecomando (la luce diviene verde).
    Sono stato particolarmente contento nel trovare, sotto l’interruttore, una presa cuffia (placcata oro) che è sempre utile non solo per ascolti notturni o… egoistici ma anche per una serie d’impieghi tecnici come il controllo delle registrazioni o verifiche d’emergenza.
    L’accensione manuale avviene premendo direttamente uno qualsiasi dei piccoli pulsanti rotondi del selettore d’ingresso situati al centro del pannello frontale insieme al ricevitore d’infrarossi.
    Il NAD ha sette ingressi compresi due per una coppia di registratori; quello contrassegnato come “Disc” è destinato ad un pre fono esterno dato che non è presente la relativa scheda. 
    Una fila di led verdi indica l’ingresso selezionato e l’attivazione del circuito di “soft clipping”.
    Troviamo poi i controlli di tono provvisti di pulsante d’esclusione e le manopole del bilanciamento e del volume che chiudono la lista; toccando queste ultime ed alcune altre parti del frontale si potrebbe ricavare la sensazione di avere a che fare con parti di plastica, di poco pregio. 
    Ma non è così: ricordate che la parte che suona è quella interna, e i tecnici della NAD hanno scritto nel loro sito web “noi ci concentriamo dove conta, sull’interno, e ne sentirete il risultato”. 
    Questo è un bell’esempio di finalizzazione intelligente degli sforzi economici allo scopo di migliorare le prestazioni.

     

     

    Ve li ricordate gli “audio control center”?

    Il pannello posteriore mostra una parata impressionante di connettori e controlli.
    All’estrema sinistra, un controllo remoto per altri apparecchi ed una porta d’ingresso / uscita per ripetitori d’infrarossi espandono le possibilità operative del 320 BEE a quelle di un audio control center, nome con cui venivano una volta indicati i preamplificatori in genere ed in seguito quelli particolarmente dotati di possibilità operative.
    Il C320 permette la separazione della sezione pre e di quella di potenza grazie a connettori RCA, collegati da ottimi spinotti.
    Tutte le sette coppie di connettori RCA (cinque per gli ingressi linea, quattro per due unità a nastro, due per l’uscita pre e l’ingresso del finale) sono dorate ed hanno l’interno di un buon isolante. Francamente, sono anche un po’ troppo ravvicinati e lasciano poco spazio per le dita; anche utilizzare connettori particolarmente massicci potrebbe rivelarsi scomodo.
    Qui troviamo anche un interruttore per il circuito “Soft clipping”. Apprendiamo da NAD che esso “trasforma delicatamente la forma d’onda della musica all’avvicinarsi del punto di clipping, ottenendo una riproduzione molto più pulita e proteggendo al contempo i diffusori acustici”. Può essere utile ma non per i miei scopi, e così l’ho lasciato scollegato. Fra l’altro, immagino che sia stato collocato sul pannello posteriore per mantenere breve il percorso del segnale, certo però che lì è difficile da raggiungere.
    Il NAD ha soltanto un’uscita per diffusori. Sorpresi? be', allora alzi la mano chi fra di voi veramente ha bisogno di due uscite casse.
    I morsetti accettano cavo spellato, banane (togliendo i tappini a norma CEE), forcelle e qualsiasi cosa abbia un diametro ragionevole. 
    Anche se l’apparecchio non ha la presa IEC per il cavo d’alimentazione, questo può essere sostituito (aprendo il telaio) poiché non è saldato alla scheda interna ma vi si innesta con un piccolo connettore bianco di plastica. Francamente, poiché il cavo in dotazione va bene a malapena per un rasoio elettrico, a garanzia scaduta io aprirei il telaio e lo sostituirei con uno migliore. Un comune cavo d’alimentazione di sezione molto maggiore con una presa Shuko all’altro capo è probabilmente tutto quello che ci vuole. 
    Ho collocato il NAD su un ripiano in MDF, poi sopra al mio lettore CD, poi sul pavimento di marmo del mio salone dove ha trascorso gran parte della sua prova: non ho riscontrato differenze di rilievo.
    Stessa cosa per punte, piedini soffici, blocchetti sotto il telaio, filtri di rete.
    Nessun problema né nel maneggiare l’apparecchio, poiché è una scatola di misure regolari senza bordi taglienti o punte, né nel collocarlo nel soggiorno di casa: è piuttosto compatto e la sua livrea grigia è un passe-partout per interni che non vi annoierà con il passare degli anni.

     


    Qualità dove conta

    Un terzo dell’interno è occupato dai componenti dell’alimentazione e da un trasformatore toroidale di adeguate dimensioni marcato NAD; gli altri due terzi da un’ampia scheda di buona qualità che ospita gran parte della circuitazione.
    Le due sezioni sono separate dal blocco dei dissipatori dei transistor di potenza, che fa anche da ulteriore schermo fra i sensibili circuiti di segnale ed il trasformatore; una grigliatura nella parte superiore del telaio ed una in quella inferiore assicurano un’adeguata ventilazione.
    NAD utilizza una scheda di qualità con spesse barre conduttrici laddove sono gestiti segnali fondamentali; componenti di qualità si trovano un po’ dappertutto, ed anche se i controlli di tono e di bilanciamento avrebbero potuto essere di tipo migliore, i relè dei selettori d’ingresso sono realizzati tramite componenti molto buoni. 
    Ora comprendiamo appieno quel motto “ci concentriamo sull’interno, dove conta”.

     

    Una felice seduta d’ascolto
    Ero curioso di verificare la potenza in uscita del NAD, che nel foglio specifiche della Casa è indicata in modo molto prudenziale a 50+50 Watt minimo (vedi incorniciato).
    Fortunatamente l’apparecchio che ho ricevuto per questa prova aveva già lavorato, quindi non c’era bisogno di rodaggio e sono potuto venire subito al punto.
    be', la scatola grigia non ha avuto problemi a tirar fuori un sacco di energia, anche quando questa esplodeva in un transiente improvviso, e mi ha fratto vedere la distanza fra quel minimo e ciò che è in grado di spingere nelle casse in regime dinamico.
    Per mettere alla prova questa caratteristica, dopo aver svolto le prove principali con le mie Klipschorn, ho collegato l’inglesino alle mie sospensione pneumatica Acoustic Research a tre vie, note per aver sensibilità pari a quella di… un mattone. Ho girato la manopola del volume in senso orario e mi sono rimesso seduto.
    I woofer hanno cominciato a muoversi di prepotenza mentre Bon Jovi suonava “Queen of New Orleans”, nonostante questo non sia un apparecchio pensato per il rock duro: infatti sembra come se cercasse di smussare le parti più taglienti del messaggio sonoro per amore dell’armonia! Alla chitarra elettrica mancava giusto un po’ di mordente, il che la rendeva un po’ meno fastidiosa… di quanto l’autore probabilmente volesse. Comunque a me questa interpretazione è piaciuta.
    Se siete fanatici del rock duro fareste probabilmente meglio a cercarvi un apparecchio più ruvido ed aggressivo, ma se fate solo una capatina ogni tanto nel regno di Jon Bon Jovi, Steve Tyler ad Ozzy Osbourne, be', questo NAD sarà più che abbastanza per voi. 
    Dopo una lunga seduta d’ascolto ad alto livello di pressione sonora, e con diffusori così duri da spingere, le protezioni da sovraccarico ancora non avevano nulla da dire. Soltanto il calore dalla griglia del telaio rivelava il generoso flusso di corrente che il piccolo inglese aveva gestito senza segni di cedimento.
    Con la Nona di Beethoven, ho scoperto una specie di leggera imprecisione nel palcoscenico quando erano in gioco grosse masse orchestrali. E’ ciò che io chiamo “Perdita di scultura del palcoscenico sotto pressione”. 
    Quando esplode l’Inno alla Gioia, ci sono ancora i violini che suonano insieme alla forza travolgente del coro e dell’orchestra; bene – questo farà inorridire I puristi di Beethoven – io ho sempre avuto la sensazione che quei violini volteggiassero sopra l’orchestra come… un surfista sulle onde del mare. 
    Con il C320 il poveraccio si prende un bagno: ho trovato difficoltà infatti nel distinguere il violino che si spostava in mezzo alle secchiate d’acqua di mare che l’amplificatore mi gettava addosso. L’intero palcoscenico diventava un po’ opaco.
    Mentre scrivo ciò, mi rendo conto che questa è l’unica critica che si può muovere alla sezione amplificatrice – ed è il tipo di critica che uno muove verso prodotti che costano il doppio del C320.
    Questa leggera perdita di controllo non è presente nei passaggi a normale livello: nella medesima sinfonia la voce di Placido Domingo è ben collocata sul palcoscenico e così sono quelle degli altri interpreti.
    Si può sempre tenere traccia della posizione di ciascuna voce attraverso un ampio, profondo e in qualche modo anche alto palcoscenico che rappresenta un’altra piacevole sorpresa.
    Secondo me, potenza e dinamica sono più che sufficienti per qualsiasi utilizzo domestico.
    La chitarra solista di Antonio Forcione è riprodotta in tutta la sua ricchezza armonica in ogni singola sfumatura, ma senza quell’eccesso di dettaglio che rende la riproduzione di alcuni apparecchi così innaturale. Dopo tutto ad un concerto uno mica infila il naso dentro gli strumenti, e allora perché la musica riprodotta dovrebbe dare quella sensazione? Grandi salti dinamici quando l’artista forza qualche nota sulle corde.
    Palcoscenico stabile e dettagliato e grande energia nelle tracce tre e quattro del CD di Takeshi Inomata: una sessione di percussioni che davvero non perdona nulla alle macchine pigre o rozze. Gamma acuta molto buona con piatti e rullanti, che brillano come fuochi d’artificio ma che sono anche ben rifiniti.
    La voce di Tierney Sutton è così tecnicamente sofisticata in “Unsung Heroes” che con alcuni apparecchi tende a sembrare il prodotto di un sintetizzatore. Il NAD rende a questa grande interprete una dimensione completamente umana, nonostante il suo talento sia pienamente esaltato dall’impostazione in gamma media estremamente neutrale del NAD: l’esecuzione di “Con alma” è da applauso. 
    Nel 1965, Arthur Rubinstein registrò per la terza volta nella sua vita i Notturni di Chopin. Si trattò della grande interpretazione di un navigato maestro con grande introspezione ed una leggera nota di malinconia. La registrazione della RCA fu un capolavoro a sua volta, e la rimasterizzazione in digitale della BMG un esempio di approccio corretto.
    Il NAD è in grado di ricreare il pianoforte in tutte le sue sfumature di tono, con una tastiera che è molto realistica per dimensioni e collocazione. Il bilanciamento timbrico è rigoroso, e si può distinguere ogni tasto toccato anche se tutti si fondono assieme nel fluire della partitura.
    Dopo qualche minuto non ascolto più l’impianto, seguo la musica e basta.

     

     

    Il preamplificatore
    Impressionato dalla bella prestazione musicale di questo nipote del 3020, ed in considerazione della “vita segreta HT” che molti audiofili conducono al giorno d’oggi, ho deciso di avvalermi dei ponticelli pre/finale per provare ciascuna sezione per conto proprio. 
    Ho cominciato con la sezione per del NAD che pilotava i miei amplificatori di potenza, curioso di verificare gli effetti di quelle caratteristiche circuitali orgogliosamente dichiarate da NAD (una per tutte, l’utilizzo di FET in classe A nella sezione pre).
    Sono rimasto semplicemente attonito: il distacco con il mio pre è inaspettatamente stretto e bisogna tenere presente che quest’ultimo costa da solo un multiplo dell’intero NAD, ed è considerato esso stesso un buon affare. Oserei affermare che pure senza la sezione di potenza il 320 varrebbe il denaro che costa.
    Tutte le qualità riscontrate nell’integrato (palcoscenico, riproduzione senza sforzo, naturalezza del timbro) sono state ulteriormente poste in luce.

     

    Il finale di potenza ed un breve giro in HT
    A questo punto ho cambiato configurazione ed ho provato lo stadio finale del NAD pilotato dal mio pre.
    Il miglioramento stavolta non è stato così evidente, nonostante io abbia riscontrato una prestazione globale molto buona ed un livello di pressione sonora sempre all’altezza.
    In condizioni di sforzo, mi è capitato di riscontrare di nuovo quella “perdita di scultura del palcoscenico sotto pressione” che ho menzionato sopra. 
    Poi ho connesso la sezione finale del C320 alle uscite pre dei canali frontali del mio amplificatore A/V Marantz.
    Con il cinema in casa quella specie di imprecisione che avevo percepito in stereo è diventata semplicemente molto meno determinante per via delle differenti caratteristiche delle colonne sonore dei film.
    In Moulin Rouge “Your song” si è sviluppata coinvolgente come al solito, anche se il Marantz costa oltre una volta e mezzo il NAD, è considerato uno degli amplificatori audio - video più musicali ed è accreditato di cento watt per canale. Passando a qualche scena d’azione sono rimasto sorpreso dalla quantità di energia che il ragazzino è capace di trasmettere ai woofer dei miei canali frontali. Nella scena di Matrix che vede Morpheus salvato da dentro il grattacielo, la pressione sonora e la dinamica sono state sorprendenti per un finale da 50+50 Watt continui. La (preziosa!) inclinazione musicale del NAD è venuta comunque fuori sotto forma di un leggero ammorbidimento dei passaggi più duri, che tutto sommato mi è piaciuto anche con le colonne sonore dei film d’azione. 
    Per riassumere le mie impressioni, questo è un finale di potenza molto valido il cui unico limite è quello di… dividere il telaio con una sezione pre eccezionale!

     

    Una conclusione… armoniosa
    Soffrite di dipendenza da ascolto audiofilo? Collocate il C 320 su un piano rigido e stabile, spendete qualche soldo ancora in cavi (non occorrono budget da Ministero della Difesa americano qui), escludete i controlli di tono ed il circuito di soft clipping, e via: il suo bell’equilibrio e l’approccio neutro vi delizieranno. Interfacciare altre macchine non sarà un problema.
    Innamorati della magia dell’ascolto notturno? Godetevi l’uscita cuffia.
    Volete migliorare l’impianto con un’altra sezione di potenza? Il pre potrà seguirvi ancora per diversi scalini a salire.
    Volete usare il NAD per pilotare I canali frontali del vostro impianto di cinema in casa? Nessun problema di pressione sonora. 
    Siete degli smanettoni convinti? Cinque ingressi e due connessioni per registratori vi faranno contenti (anche se la doppia barra di registrazione sarebbe stata il massimo).
    Manutenzione? Rivendibilità? Il marchio è di per sé una garanzia su entrambi i versanti.
    A questo punto, ad un prezzo ufficiale di 477.21 Euro che potrebbe calare cercando con un po’ di pazienza, l’unica cosa che posso fare è includere questo apparecchio nella lista di quelli da raccomandare.

     

    Estratto del foglio specifiche tecniche:

    Potenza d’uscita continua: 50 W
    Potenza dinamica IHF a 8 Ohm: 110 W
    Potenza dinamica IHF a 4 Ohm: 160 W

     

    Banda passante a -3dB: 3Hz - 70kHz

     

    Dist.THD del finale 20Hz – 20Khz: 0.03 %

     

    Rapporto S/R del pre, pesato A: 106 dB

     

    Rapporto S/R del finale, pesato A: 100 dB
    Alla potenza di riferimento: 117 dB

     

    Rapporto S/R, pesato A,,
    Dall’ingresso CD all’uscita altoparlanti,
    ad 1W/8 Ohm: 93 dB

     

    Impedenza d’ingresso: 200k Ohm / 320pF

     

    Il NAD C 320BEE è stato provato con:

     

    L’impianto
    Lettore CD: Audio Analogue Paganini
    Pre amplificatore: Galactron 2161 
    Finali: Galactron 2151 
    Diffusori: Klipschorn, AR IV Red Box
    Amplificatore A/V: Marantz SR7000
    Televisore e lettore DVD: Philips 32PW6826 con lettore DVD integrato
    Trappole acustiche: DaaD
    Linea d’alimentazione dedicata
    Cavi: Cambridge, G&BL, diversi esemplari autocostruiti.

     

    I dischi – CD:
    Jon Bon Jovi, Destination Anywhere Polygram
    Tierney Sutton, Unsung heroes Telarc Jazz
    Antonio Forcione, Live! Naim Audio
    Takeshi Inomata & Separation Ex-Spiral New Sonic Dimension
    Beethoven (Wiener Philarmoniker) Symphonye No. 9 Deutsche Grammophone
    Frédéric Chopin (Arthur Rubinstein) 19 Nocturnes BMG-RCA

     

    I dischi –DVD video:
    A. & L. Wachowsky The Matrix Warner Studios
    Baz Luhrmann Moulin Rouge Fox Home Entertainment





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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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    2. - Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
      - No.
      - E che ci campi a fare?

      (dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

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      Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
      Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
      Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
      E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.

       

    3. Scendo alla prossima

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      dopo il primo blog sugli organi da strada Olandesi, , mi sembra naturale proseguire la strada della musica riprodotta “in altra maniera”.
      Organi da strada… carini, vero? 
      E i JukeBox? Sicuramente un oggetto che molti di noi conoscono.
      Tre le marche fondamentali:
      Wurlitzer, Seeburg,  Rock-Ola
      E mica parliamo di “macchinette” eh…! La diffusione di queste macchine era, dal 1930 al 1960, molto vasta.
      Tanti locali pubblici, e non di certo solamente negli USA, ne avevano uno.
      Pensate che nel solo anno 1936 la Wurlitzer  riuscì a vendere più di 40.000 jukebox…
      Era stata la ditta Ami a produrre il primo vero fonografo a moneta che fu messo sul mercato nel lontano 1927.  Questa azienda aveva un certo nome come produttore di pianoforti automatici…

      Non riuscì a diventare marchio leader negli States. Cosa che però, gli riuscì in Europa.
      Nel 1933 (quindi 3 anni dopo la AMI) la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio, col quale si poteva selezionare uno dei dischi inserito in questo “mobile” (che, inizialmente, era fatto di legno).


      Quella di poter selezionare il brano che si voleva ascoltare si rivelò subito una scelta vincente.
      In pochi anni anche Seeburg  e Rock-Ola riuscirono ad affermarsi sul mercato. 
      Il mobile di questi apparecchi prodotti in quegli anni erano fatti di legno.
      I dodici (ma c’erano anche modelli con una selezione/offerta più piccola…) dischi erano, visto il periodo,  a 78 giri.  I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e “suonati”. 

      Fu la ditta Seeburg a sposare, prima di tutti, il “KITSCH”, tipo di design che ha reso famosi questi aggeggi. Non vi è dubbio alcuno che il grande successo di vendita fu anche per i vari mobili, cromature, colori, plastiche  illuminate. 
      Interessante sapere che questi JukeBox raramente venivano venduti ai locali, bar, ristoranti ecc. 
      Si preferiva venderli ai noleggiatori, che noleggiavano ai locali pubblici le ultime novità. Tempo un anno, e la macchina passava dai grandi locali ai bar più piccoli, poi nelle cittadine meno grandi, infine nei locali di campagna.

      Questi bar e ostelli erano l’ultimo anello della catena… quando arrivava un nuovo modello, con ancora più luci, colori, scelte e stranezze varie, il jukebox, spesso ancora perfettamente funzionante, veniva distrutto. 
      Consumismo, si chiama. Ne sappiamo qualcosa anche noi, adesso….. 😁
      Comunque sia… fu nel 1940 che ebbe inizio la produzione di Jukebox  ad arco. Erano sempre stati squadrati, prima. Fu una grande idea, tant’è che i dieci anni successivi i jukebox prodotti avevano tutti, più meno, la stessa forma. 
      Non sarebbe completamente giusto però, scrivere “10 anni successivi”, perché negli anni della seconda guerra mondiale i vari Seeburg, Wurlitzer, Ami e Rock-Ola furono, più o meno, costretti a convertire i macchinari di produzione alla fabbricazione di materiale bellico.
      Così fu che  molti vecchi JukeBox che prima della guerra venivano distrutti perché “non più di moda”, durante la guerra venivano dismessi in grandi magazzini. Così si potevano recuperare dei pezzi di ricambio; 



      Un pezzo unico, una meccanica unica, fu la svolta che fece di Wurlitzer il marchio leader. Cambiava la carrozzeria, ma la meccanica restava pressoché uguale.
      In pratica… si teneva il mobile originale, ma si cambiavano il design e le dimensioni esterne….. 
      I costi diminuirono e….così i locali più modaioli e lussuosi ebbero sempre dei jukebox nuovi, che però… erano sempre gli stessi,  a livello tecnico;  cambiava solo il mobile esterno nella sua veste estetica!
      Dopo la guerra 1939/1945, l’entusiasmo per i JukeBox cresceva in tal modo che era davvero difficile trovare un locale pubblico che non ne avesse uno.  

      Non si dipendeva più solo dai brani musicali proposte dalle radio, o, per i più fortunati, da qualche disco che si poteva avere in casa… coi vari Seeburg, Rock-Ola, Ami e Wurlitzer (e altri nomi…) se volevi ascoltare il brano preferito era sufficiente inserire una monetina e… l’ascolto era fatto  😜
      Ovviamente era anche un bel mercato per l’industria discografica… (a propò… qualcuno si ricorda del “FestivalBar” che si faceva, una volta all’anno, nell’Arena di Verona? La classifica finale si basava sulle selezioni effettuate da chi inseriva 100 lire <200 ?>  Chi si ricorda più, sic!)… 
      Io, nel mio piccolo, ho sempre dubitato che fosse un conteggio vero e non pilotato, ma questo è un altro discorso… 🙄


      IL nome JUKE BOX non si sa di preciso da dove venga… esistono più teorie, probabilmente tutte vere… Fatto sta che avere la possibilità di avere un mobile che riproduceva musica, e magari pure quella più popolare, non fu molto ben vista dai musicisti.
      Del resto… i musicisti suonavano per guadagnarsi da vivere, stavano sul palco, anche se improvvisato, nei bar, e suonavano… Vedersi sostituiti da una macchina “infernale come questa…. " significava dover cercare altri luoghi dove poter guadagnare suonando… oppure… erano costretti a cambiare lavoro o diventare musicista da strada…  (rubare il lavoro lo si può fare/interpretare in molti modi…..) .


       

      Dite la verità, qui, forse, siamo tutti audiofili… sì, ma anche un po’ nostalgici… (o no???)
      Chi di noi non avrebbe voglia, entrando in un bar, di inserire una moneta nella fessura, selezionare qualche brano e ascoltare quel suono di “poca fedeltà” ma molto fascino?
      Chissà… magari nel bar si trovano delle ragazze  e voi potreste invitarle a ballare…  roba d’altri tempi? be', sì… certo. Ma … a voi non piacerebbe averne uno, in casa? 
      Se vi interessa (e se avete lo spazio necessario…) cercate sul web… troverete molti JukeBox usati/garantiti/originali in vendita… non costano poco, OK, … ma… volete mettere?

      PS… avevo scritto queste righe più di un mese fa, per poi dimenticarmene (…) l’altro giorno sono andato al museo “Nicolis” di Villafranca Veronese, e lì ci sono esposti 4/5 jukebox originali, (e anche... udite udite, qualche organo da strada di cui parlavo tempo fa...) molto belli. 
      E … mi è venuto voglia di riaprire  queste righe…
       

      Vedo di inserire qualche foto, grazie per la lettura

       

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      esistono delle belle letture sull'argomento, spesso hanno delle belle immagini.

      Molto di ciò che ho scritto l'ho preso da questo bellissimo libro. Ve lo consiglio... (contiene anche un CD di musiche del JukeBox_Time...)

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