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    Batteria cavi parte 1

    Di Marco Caponera

     

    Cavi di segnale analogico

    Gentili lettori di Videohifi.com, con questo numero della rivista partiamo con una serie di prove in batteria di cavi per la connessione delle elettroniche. Parlando di cavi, in effetti, si parla di oggetti molto diversi fra loro per tipologia d'uso e caratteristiche tecniche: dai cavi di potenza a quelli di segnale, passando per l'alimentazione, per finire ai cavi digitali e video. Senza dimenticare l'uso di spezzoni di cavo per la sostituzione dei ponticelli nei diffusori biwiring! La provocazione e l'ironia sono d'obbligo affrontando il tema dei collegamenti dell'impianto, da sempre terreno di duro scontro tra tecnici e ascoltoni, i primi assolutamente convinti dell'irrilevanza del cavo sulle prestazioni dell'impianto, i secondi avvezzi al duro ascolto del proprio impianto e di tutte le sue sfumature possibili. Per questa prima puntata ho avuto modo di ascoltare cavi dalle indiscutibili qualità, appartenenti a diverse categorie di prezzo, ragion per cui posso affermare prima di descrivervi nel dettaglio le prestazioni dei singoli componenti, che in questa puntata non ci sono né vincitori né vinti, non c'è sangue, soltanto ottimi complementi per l'impianto e dal rapporto qualità/prezzo notevole. Altra precisazione che devo a voi lettori riguarda i criteri di selezione: per questa batteria (incluse le prossime puntate) non ho utilizzato pregiudizio alcuno, infatti troverete recensiti prodotti industriali affianco a prodotti squisitamente artigianali, perché specialmente in tema di cavi se provocazione deve essere, provocazione sia. 
    La prima puntata è dedicata a tre cavi di segnale (analogico) che durante le selezioni per la prova mi hanno convinto di più e che possono anche essere letti come acquisti consigliati nelle tre categorie di prezzo cui fanno riferimento.

     

     

    Decware DSR 1.0

    Il cavo da cui voglio partire è il Decware DSR 1.0, un cavo di segnale in argento dove anche il connettore è dello stesso materiale per evitare (a detta del produttore) problemi d'interfacciamento e quindi d'interazione nociva tra differenti materiali. Come potete osservare dalle immagini abbiamo a che fare con un conduttore rivestito da una semplice guaina che usa come unica forma d'isolamento l'aria, ciò perché, a detta dell'azienda americana, il materiale isolante ha un effetto negativo sulla prestazione del cavo. I connettori, solidi e compatti, sono ideali anche in presenza di pannelli per le connessioni che non gradiscono connettori grossi e ingombranti. L'aspetto e la consistenza del cavo danno l'idea di avere a che fare con un oggetto che può dire la sua e animato da sana curiosità audiofila ho voluto metterlo sotto torchio nelle configurazioni più strane. Contrariamente a quanto consigliatomi dal distributore che ne sconsiglia l'uso tra giradischi e pre-phono, l'ho inserito tra il Pro-Ject 2.9 wood e il Sonus Faber Prius, e devo dire che in effetti ho riscontrato alcuni rumori di fondo mai avvertiti con cablaggi d'altra natura, così ho provato l'opzione di riserva e cioè ho inserito sul lato 'pre' una ferrite di quelle dotate di supporto plastico per un facile inserimento sul cavo (foto sotto). Il risultato è stato esattamente quello che mi attendevo: i rumori e i fruscii anomali sono spariti e la prestazione generale del cavo è rimasta pressoché inalterata. Superato anche questo scoglio, più ideologico che pratico, provo a descrivervi in estrema sintesi i pregi e i difetti della prestazione musicale del DSR 1.0. Anzitutto nella più chiara tradizione dei conduttori in argento il DSR 1.0 mostra una trasparenza veramente ottima con le voci sia maschili che femminili vive e molto presenti all'interno del palcoscenico virtuale. L'immagine è ben estesa e focalizzata, soprattutto nella dimensione della profondità. Nel confronto con un cavo più costoso l'HiDiamond Esoteric MkII, si mantiene a debita distanza, ma con onore. Il cavo HiDiamond migliora quasi tutti i parametri meno quello dell'equilibrio generale e della trasparenza timbrica. Soltanto la gamma bassa appare meno grintosa, in ossequio alla fama del materiale usato per il DSR 1.0. Però voglio precisare una cosa molto importante che faceva parte del mio sano bagaglio di pregiudizi, da più parti si sente dire che i cavi in argento sono molto dettagliati ma privi di gamma bassa e con una gamma alta squillante, così non è assolutamente per il cavo in prova. Non voglio dire che l'affermazione è sbagliata in assoluto, è completamente sbagliata per questo cavo americano, dove evidentemente grazie ad una sopraffina tecnica di lavorazione dell'argento sono riusciti ad eliminare questi difetti. Infatti, pur non raggiungendo i livelli del rivale di casa HiDiamond, il Decware offre per la sua fascia di prezzo una prestazione difficile da eguagliare dalla concorrenza, almeno quella a me nota. Questo è dovuto anche alla oculata campagna prezzi del distributore italiano, che anziché puntare sull'esotericità del prodotto per spillare qualche euro in più al cliente nostrano, impone un prezzo che fa concorrenza anche al prezzo applicato dal produttore stesso in america.
    Volendo sintetizzare i pregi di questo cavo mi viene subito in mente la capacità di eliminare il classico velo che spesso avvolge la riproduzione delle nostre elettroniche quando non sono messe a loro agio da cavi inefficaci o, peggio, dannosi. Il Decware sia come cavo tra sorgente digitale e preamplificatore, che tra preamplificatore e finale garantisce ore di ascolto senza alcuna fatica. I suoi partner ideali sono elettroniche un po' scure o alle quali va restituita un po' di vitalità, oppure un ambiente d'ascolto molto assorbente, adattissimo alle valvole, ed estremamente severo nel mettere a nudo i difetti degli apparecchi cui è collegato & e adesso sapete anche perché mi piace così tanto! Vale grosso modo almeno il doppio del suo prezzo che comunque è legato in grossa parte al costoso materiale di cui è costituito, e del quale non viene fatto segreto, essendo ben visibile sotto la guaina trasparente. A parer mio l'acquisto di questo cavo rappresenta un sicuro investimento, un cavo di riferimento.

     

     

    HiDiamond Signal + Esoteric mkII

    Nel descrivere il Signal + Esoteric mkII della HiDiamond premetto che in abbinamento al cavo di potenza Power +2 è stato il cavo che mi ha permesso di superare una serie di pregiudizi sulla opportunità di spendere centinaia di sudati euro per l'acquisto di un set di cavi. Devo dire che nessun cavo meno costoso dei due, ma soprattutto nessuno dei diversi cavi costosi quanto i nostri hanno saputo farmi emozionare di fronte all'ascolto di dischi che conosco come le mie tasche (forse l'esempio non è molto calzante perché non è difficile conoscere tasche il più delle volte vuote). Tutte le elettroniche del mio impianto audio e, udite udite, audio/video hanno ringraziato a scena aperta questi cavi offrendo prestazioni mai ascoltate prima. Il cavo che ho in prova è al vertice del catalogo HiDiamond nel settore dei conduttori di segnale, la filosofia costruttiva si evince da subito essere esattamente opposta a quella Decware, il produttore italiano infatti predilige, al contrario dei colleghi statunitensi, alte capacità di schermatura, abbinate comunque a componenti di assoluto pregio come la grafite di cui è composto il conduttore (insieme a rame OFC) e al particolare materiale isolante denominato XLPE. I dati dichiarati dal costruttore parlano di una fattore capacitivo di massimo 120nF/km, cifra assolutamente insignificante se rapportata alla normale lunghezza di cavi per uso domestico. Anche il fattore schermante è elevatissimo si parla del 98% dei disturbi cui viene a contatto il cavo. I connettori sono i famosi Bullet Plug appositamente realizzati per la HiDiamond, che al posto della classica plastica di rivestimento utilizzano del materiale metallico, più idoneo a garantire uniformità di prestazioni nel tempo (foto sotto). 
    Il cavo appena estratto dalla propria confezione, una scatola ricoperta di velluto blu molto bella e assolutamente protettiva, mostra in bell'evidenza la doratura dei connettori e due scatolotti in legno che hanno il solo scopo di indicare il verso del cavo, visto che la guaina microforata che lo riveste è inadatta ad accogliere indicazioni scritte.
    Un volta collegato all'impianto, come suggeritomi dal produttore stesso, ho effettuato un periodo di rodaggio molto lungo per permettere alla grafite, materiale molto particolare, di esprimere tutte le sue doti. Infatti, ad un primo frettoloso ascolto posso dire che le prestazioni erano assolutamente inavvicinabili a quelle attuali. La prerogativa principale di questo cavo è quella di non avere una prerogativa principale, molto spesso si sente parlare di cavi che non aggiungono e non tolgono nulla al segnale che fluisce al loro interno, ma raramente mi è capitato di ascoltare un cavo meno invadente, così rispettoso del lavoro svolto dal resto dell'impianto. Dovendo proprio cercare il pelo nell'uovo e riferendomi più a criteri assoluti che alla concorrenza che non mi pare faccia altrettanto bene, direi che la gamma bassa è si molto veloce e dettagliata ma manca forse di un briciolo di punch in più che ne avrebbe fatto un cavo perfetto, intendiamoci a questo prezzo non trovate niente di così musicale e dettagliato, la trasparenza è impeccabile, la scena assume la giusta tridimensionalità non limitando la prestazione delle elettroniche, la timbrica è equilibrata, questi parametri restano immutati sia che lo si usi tra sorgente (analogica o digitale) e amplificazione che tra preamplificatore e finale, con il consiglio personale di inserirlo il più a monte possibile nella catena degli apparecchi quando non tutti i cavi che si posseggono sono al suo livello.
    Difetti evidenti come detto è difficile trovarne, l'ho tenuto nel mio impianto per diversi mesi abbinandolo a tutta una serie di apparecchi e devo dire che mi mette sempre una certa tranquillità addosso perché sono cosciente del fatto che sto utilizzando un cavo che non modificherà (in meglio o in peggio) le prestazioni dello stesso e nel ruolo di recensore che rivesto ciò non è poco.
    Assolutamente consigliato per impianti definitivi e di pregio, difficile trovare ad un prezzo anche molto superiore qualcosa che si avvicini alle prestazioni espresse dal nostro. Come il Decware DSR 1.0 nella fascia dei due/trecento euro, L'HiDiamond Signal + Esoteric mkII rappresenta il mio riferimento nella fascia dei sei/settecento euro (e potremmo anche aggiungere qualche centinaio di euro ancora).

     

     

    Van Den Hul M.C. D102 mkIII Hybrid

    Questo cavo invece non sarà sconosciuto ai più, soprattutto a coloro che si dilettano di auto-costruzione, settore nel quale il D 102 mk3 è un best seller da anni, vediamo nel dettaglio se la fama è meritata o meno. 
    Il cavo Ven Den Hul in prova è stato assemblato dal sottoscritto con connettori di qualità adeguata al cavo (foto sotto), ma che ovviamente potete scegliere secondo i vostri gusti e le vostre filosofie d'assemblaggio. E' possibile acquistare anche la versione terminata che per una coppia di cavi da un metro ha un costo di listino di 159,60 euro, pare che suoni anche meglio del cavo terminato artigianalmente, appena ne avrò la possibilità ve ne darò conferma (o smentita) su queste pagine. Il cavo è pensato per la realizzazione di cavi bilanciati, ma in configurazione sbilanciata consente di isolare la calza da un lato consentendone la configurazione detta semi-bilanciata, dalle doti discusse, ma che nel caso in esame si è rivelata molto efficace.
    Anche in questo caso, al pari di HiDiamond, la filosofia progettuale predilige cavi il più possibile schermati. La dicitura Hybrid, citata nella denominazione del cavo, sta ad indicare un altro aspetto importante della costruzione di questi cavi olandesi e cioè l'uso di materiali compositi. La guaina di rivestimento di un vivace colore giallo è in Hullyflex un materiale, brevettato da Van Den Hul, non flessibilissimo ma molto resistente, i due conduttori in rame, invece, sono rivestiti in argento e godono di una tripla schermatura: la prima delle quali lungo ciascuno dei due conduttori, il materiale che garantisce la schermatura è una fibra di carbonio denominata LSC (Linear Structured Carbon) anch'essa brevettata da Van Den Hul.
    Dei tre questo è il cavo meno neutrale, difetto che però in alcuni casi può tramutarsi in pregio se si hanno esigenze in tal senso. Mi spiego meglio: questo cavo ha un basso molto presente, ma anche rifinito ed esteso alle primissime ottave, la gamma media non ha la trasparenza e il dettaglio del HiDiamond, ma si attesta su livelli di molto superiori ai cavi a lui direttamente concorrenti e ne fa un complemento utile per compensare amplificatori un po' asfittici e diffusori dal basso arretrato, come potrebbe essere quello di alcuni diffusori da stand con poca energia in gamma bassa dovuta al limitato litraggio del box e dal trasduttore per la gamma bassa di piccolo diametro. La gamma alta è molto equilibrata e perfettamente integrata con il registro medio alto, per una riproduzione mai frizzante anche con registrazioni poco curate. Anche la grana pur non raggiungendo le finezza degli altri due antagonisti si fa notare per la sua matericità e per la facilità di riproduzione, generando anche in questo caso una bassissima fatica d'ascolto.
    Il dettaglio, come la scena, è buono, il sound stage pur non profondissimo è vivo e ben scandito sui vari piani. Sarebbe interessante costruirne altri 4 o 5 da sfruttare come connessione analogica multicanale (5.1 o 6.1) nella riproduzione di DVD-Video, DVD-Audio o SACD, la spesa rimarrebbe comunque accettabile e il risultato garantito.

     

    Conclusioni
    In conclusione ciascuno di questi cavi nella sua fascia di prezzo rappresenta un possibile best buy, non nascondo che quello che mi è piaciuto di più è il cavo HiDiamond ma questa è una valutazione che prescinde dal prezzo perché è ovvio che un cavo di questo valore offre prestazioni che gli altri due, per il limitato costo, non possono raggiungere. La sorpresa maggiore però l'ho avuta con il cavo in argento Decware che pensavo fosse sì valido, ma anche con molte controindicazioni per via dell'assenza di schermatura e mi sono dovuto ricredere decisamente. Infine quello che ha guadagnato più punti con l'andare del tempo è stato il Van Den Hul che proprio non mi spettavo suonasse così bene.
    Tutti i cavi di questa prima puntata hanno girato più di un impianto, ma voglio lasciarvi con una nota personale: dopo vari incroci ho scelto di inserire l'HiDiamond signal + esoteric sulla sorgente analogica, il Decware DSR 1.0 sul lettore cd/sacd e il Van den Hul D102 mkIII tra pre-amplificatore e finale e devo dire che l'equilibrio è impeccabile: il cavo più costoso alla fine se l'è aggiudicato il giradischi perché in definitiva è la sorgente migliore e il cavo in argento, di costo più contenuto, è andato alla sorgente digitale anch'essa di minori pretese, ma dall'ottimo suono' Entrambe grazie anche al contributo non secondario del Van Den Hul vanno a costituire un parco connessioni che per l'attuale impianto che uso per le prove non è niente male.

    Non perdete la prossima puntata dove parleremo di cavi di potenza e altro ancora.





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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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    2. - Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
      - No.
      - E che ci campi a fare?

      (dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

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      Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
      Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
      Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
      E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.

       

    3. Scendo alla prossima

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      dopo il primo blog sugli organi da strada Olandesi, , mi sembra naturale proseguire la strada della musica riprodotta “in altra maniera”.
      Organi da strada… carini, vero? 
      E i JukeBox? Sicuramente un oggetto che molti di noi conoscono.
      Tre le marche fondamentali:
      Wurlitzer, Seeburg,  Rock-Ola
      E mica parliamo di “macchinette” eh…! La diffusione di queste macchine era, dal 1930 al 1960, molto vasta.
      Tanti locali pubblici, e non di certo solamente negli USA, ne avevano uno.
      Pensate che nel solo anno 1936 la Wurlitzer  riuscì a vendere più di 40.000 jukebox…
      Era stata la ditta Ami a produrre il primo vero fonografo a moneta che fu messo sul mercato nel lontano 1927.  Questa azienda aveva un certo nome come produttore di pianoforti automatici…

      Non riuscì a diventare marchio leader negli States. Cosa che però, gli riuscì in Europa.
      Nel 1933 (quindi 3 anni dopo la AMI) la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio, col quale si poteva selezionare uno dei dischi inserito in questo “mobile” (che, inizialmente, era fatto di legno).


      Quella di poter selezionare il brano che si voleva ascoltare si rivelò subito una scelta vincente.
      In pochi anni anche Seeburg  e Rock-Ola riuscirono ad affermarsi sul mercato. 
      Il mobile di questi apparecchi prodotti in quegli anni erano fatti di legno.
      I dodici (ma c’erano anche modelli con una selezione/offerta più piccola…) dischi erano, visto il periodo,  a 78 giri.  I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e “suonati”. 

      Fu la ditta Seeburg a sposare, prima di tutti, il “KITSCH”, tipo di design che ha reso famosi questi aggeggi. Non vi è dubbio alcuno che il grande successo di vendita fu anche per i vari mobili, cromature, colori, plastiche  illuminate. 
      Interessante sapere che questi JukeBox raramente venivano venduti ai locali, bar, ristoranti ecc. 
      Si preferiva venderli ai noleggiatori, che noleggiavano ai locali pubblici le ultime novità. Tempo un anno, e la macchina passava dai grandi locali ai bar più piccoli, poi nelle cittadine meno grandi, infine nei locali di campagna.

      Questi bar e ostelli erano l’ultimo anello della catena… quando arrivava un nuovo modello, con ancora più luci, colori, scelte e stranezze varie, il jukebox, spesso ancora perfettamente funzionante, veniva distrutto. 
      Consumismo, si chiama. Ne sappiamo qualcosa anche noi, adesso….. 😁
      Comunque sia… fu nel 1940 che ebbe inizio la produzione di Jukebox  ad arco. Erano sempre stati squadrati, prima. Fu una grande idea, tant’è che i dieci anni successivi i jukebox prodotti avevano tutti, più meno, la stessa forma. 
      Non sarebbe completamente giusto però, scrivere “10 anni successivi”, perché negli anni della seconda guerra mondiale i vari Seeburg, Wurlitzer, Ami e Rock-Ola furono, più o meno, costretti a convertire i macchinari di produzione alla fabbricazione di materiale bellico.
      Così fu che  molti vecchi JukeBox che prima della guerra venivano distrutti perché “non più di moda”, durante la guerra venivano dismessi in grandi magazzini. Così si potevano recuperare dei pezzi di ricambio; 



      Un pezzo unico, una meccanica unica, fu la svolta che fece di Wurlitzer il marchio leader. Cambiava la carrozzeria, ma la meccanica restava pressoché uguale.
      In pratica… si teneva il mobile originale, ma si cambiavano il design e le dimensioni esterne….. 
      I costi diminuirono e….così i locali più modaioli e lussuosi ebbero sempre dei jukebox nuovi, che però… erano sempre gli stessi,  a livello tecnico;  cambiava solo il mobile esterno nella sua veste estetica!
      Dopo la guerra 1939/1945, l’entusiasmo per i JukeBox cresceva in tal modo che era davvero difficile trovare un locale pubblico che non ne avesse uno.  

      Non si dipendeva più solo dai brani musicali proposte dalle radio, o, per i più fortunati, da qualche disco che si poteva avere in casa… coi vari Seeburg, Rock-Ola, Ami e Wurlitzer (e altri nomi…) se volevi ascoltare il brano preferito era sufficiente inserire una monetina e… l’ascolto era fatto  😜
      Ovviamente era anche un bel mercato per l’industria discografica… (a propò… qualcuno si ricorda del “FestivalBar” che si faceva, una volta all’anno, nell’Arena di Verona? La classifica finale si basava sulle selezioni effettuate da chi inseriva 100 lire <200 ?>  Chi si ricorda più, sic!)… 
      Io, nel mio piccolo, ho sempre dubitato che fosse un conteggio vero e non pilotato, ma questo è un altro discorso… 🙄


      IL nome JUKE BOX non si sa di preciso da dove venga… esistono più teorie, probabilmente tutte vere… Fatto sta che avere la possibilità di avere un mobile che riproduceva musica, e magari pure quella più popolare, non fu molto ben vista dai musicisti.
      Del resto… i musicisti suonavano per guadagnarsi da vivere, stavano sul palco, anche se improvvisato, nei bar, e suonavano… Vedersi sostituiti da una macchina “infernale come questa…. " significava dover cercare altri luoghi dove poter guadagnare suonando… oppure… erano costretti a cambiare lavoro o diventare musicista da strada…  (rubare il lavoro lo si può fare/interpretare in molti modi…..) .


       

      Dite la verità, qui, forse, siamo tutti audiofili… sì, ma anche un po’ nostalgici… (o no???)
      Chi di noi non avrebbe voglia, entrando in un bar, di inserire una moneta nella fessura, selezionare qualche brano e ascoltare quel suono di “poca fedeltà” ma molto fascino?
      Chissà… magari nel bar si trovano delle ragazze  e voi potreste invitarle a ballare…  roba d’altri tempi? be', sì… certo. Ma … a voi non piacerebbe averne uno, in casa? 
      Se vi interessa (e se avete lo spazio necessario…) cercate sul web… troverete molti JukeBox usati/garantiti/originali in vendita… non costano poco, OK, … ma… volete mettere?

      PS… avevo scritto queste righe più di un mese fa, per poi dimenticarmene (…) l’altro giorno sono andato al museo “Nicolis” di Villafranca Veronese, e lì ci sono esposti 4/5 jukebox originali, (e anche... udite udite, qualche organo da strada di cui parlavo tempo fa...) molto belli. 
      E … mi è venuto voglia di riaprire  queste righe…
       

      Vedo di inserire qualche foto, grazie per la lettura

       

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      esistono delle belle letture sull'argomento, spesso hanno delle belle immagini.

      Molto di ciò che ho scritto l'ho preso da questo bellissimo libro. Ve lo consiglio... (contiene anche un CD di musiche del JukeBox_Time...)

      JukeBox_libro.thumb.jpg.1fdd7058255d24e4597158f627c449e9.jpg


       



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