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    Qacoustic i2020

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    di Gianni Serra

     

    Introduzione

    In tutta onestà, i mini non mi sono mai piaciuti.   Ecco, ora posso iniziare questa recensione un po’ più sereno e leggero, visto che stavo fissando la tastiera con uno stato ansioso simile a quello provato nella sala d’aspetto del dentista. Il mini diffusore è la classica idea brillante purtroppo a volte mal sviluppata.  Ingombro ridotto, peso limitato, semplice collocazione in ambiente, costi ragionevoli: questi, a mio parere, dovrebbero essere i punti di forza di un progetto intelligente, tanto da convincermi a sorvolare sugli inevitabili compromessi cui un mobile di litraggio assai ridotto costringe.   Come tutti voi saprete però, la realtà è ben diversa e non di rado ci si trova di fronte a signorine che dapprima sembrano solo vagamente schizzinose ed altezzose verso abbinamenti elettrici ed ambientali, ma che, prova, riprova, sposta e cambia, alla fine ci portano a pensare a un’agghiacciante somiglianza con una zitella settantacinquenne.  Ecco, forse sono propri i mini creati da una costola deviata dell’hi-fi, quelli che hanno bisogno di non meno un chilometro dalla parete più vicina ed elettroniche a monte di costo almeno pari al guadagno medio dell’ultimo anno di una persona normale per rendere al meglio che mi hanno portato a covare quell’antipatia cui accennavo in apertura. Per fortuna però, le generalizzazioni sono per loro stessa natura approssimative e, quindi, non esenti da eccezioni più o meno significative.   Come in questo caso. Prima della presa di contatto con questi piccoli diffusori non avevo mai avuto modo di ascoltare prodotti dell’inglese Qacoustics e questo, a mio parere,  rappresenta  un apprezzabile vantaggio in sede di prova, facendo partire  la stessa   da un foglio bianco, libero da opinioni pregresse e scampoli di memoria acustica più o meno fallaci.

     

     

    1. Design

    Bravi, niente da dire: nessuna innovazione eclatante, nessun artificio che alla lunga potrebbe pesare. Mobile di rigorosa semplicità, bordi con accentuata curvatura e pannello anteriore rifinito con materiale plastico semi opaco con righe orizzontali molto sottili. La griglia, fissata con clips plastiche, ha un telaio dello stesso materiale e rete a maglia molto fitta; nel complesso è abbastanza leggerino ma in linea, comunque, agli altri prodotti di questa fascia di prezzo. Ottima la finitura laccata del mobile: nell’esemplare in prova era di un moderno bianco lucido, ma sono presenti altre finiture (nero lucido, grafite, noce) che dovrebbero garantire un completo ventaglio di abbinamenti con i più vari arredamenti casalinghi. Il mobile è di piccole dimensioni, anche se in realtà è un cosiddetto finto magro: il baffle anteriore è molto ridotto, sia in larghezza che in altezza, ma la profondità è consistente. E’ realizzato in mdf da 15 millimetri (notevole, considerate le esigue dimensioni del diffusore) con rinforzi interni posizionati per ridurre al minimo le risonanze del mobile.   L’obiettivo mi sembra raggiunto: pesante, sordo e ben rifinito. Prescindendo dal risultato sonico e valutandolo esclusivamente per la realizzazione, ben difficilmente lo si collocherebbe nella fascia di mercato a cui appartiene.

     

    2.Costruzione

    Il diffusore utilizza lo schema classico del 2 vie, con tweeter da 25mm e mid-woofer da 100mm. I dati tecnici parlano di una impedenza nominale di 6 ohm (con minimo a 4,4 ohm a frequenza non specificata), sensibilità 89db, una risposta in frequenza di 75Hz – 22 Khz.  La potenza raccomandata è 25 – 100w.    Partiamo da questo ultimo dato, non perché sia particolarmente vincolante, ma per sgombrare il campo fin da principio da equivoci: non sono diffusori adatti a Tamp e simili, esattamente come non lo sono per i valvolari con una manciata di watt.    Lo scrivo non perché siano particolarmente ostici (anzi…), ma visto l’attuale moda dell’infilare tubi e chip ultra economici un po’ ovunque be', in questo caso potrebbe essere la migliore strada per non riuscire a valutare le reali prestazioni di cui capaci queste 2020i.    Non chiedono chissà cosa, ma perlomeno un onesto integrato AB anche entry level da 30-50w, si.  Gli altoparlanti sono prodotti su specifica del costruttore.  Il tweeter (multi coated) è raffreddato con ferro fluido ed è stato disaccoppiato dal mobile trattando la sede con gomma butilica; l’unità medio-basso ha un cono realizzato un multistrato di fibra di carbonio, ceramica e carta.

     

    Ci è stato spiegato dal progettista, che per prevenire problemi di fase in prossimità della frequenza di incrocio, è stato utilizzato uno schema Linkwitz Riley di quarto ordine.    Il condotto reflex ha lo sbocco nel lato posteriore del diffusore, ed il costruttore allega nell’imballo una sorta di tappi che consentono la sua occlusione nel caso di installazioni particolarmente a ridosso del muro posteriore (od addirittura il montaggio su staffe a muro) o ancora, semplicemente, nel caso di un ambiente di ascolto particolarmente difficile nella gestione del medio basso.  La morsettiera, ben realizzata, è situata sul pannello inferiore del diffusore entro una maschera di materiale plastico che lascia libero il passaggio dei cavi verso il retro.  Sono presenti connettori per il collegamento in bi-wiring, e di serie vengono forniti i classici ponticelli metallici nel caso si optasse per la soluzione mono-wiring.   In tutta franchezza, non ho notato differenze significative tra le due soluzioni, quindi utilizzate pure senza alcun patema d’animo il vostro cavo di potenza attuale, anche se mono.  Nel caso, unica accortezza che mi permetto di segnalare è la consueta sostituzione dei citati ponticelli metallici con uno spezzone di cavo.   La soluzione di prevedere i collegamenti al di sotto del diffusore è sicuramente la più elegante per celare alla vista i cavi, ma come facile intuire paga qualcosa in termini di praticità rispetto alle soluzioni più classiche.   Nell’ottica dell’integrazione in un ambiente   non dedicato e magari    curato nel design, la scelta mi trova assolutamente concorde.

     

    3. Suono

    Come di consueto, prima di iniziare seriamente gli ascolti, i diffusori sono stati rodati per circa 48 ore con il lettore cd in repeat e volume moderato.   Questo trattamento   penso si possa considerare non solo consigliato, ma semmai obbligatorio per diffusori appena sballati.  Nel corso della prova (che si è prolungata per mesi) dopo questo primo periodo i diffusori hanno continuato a modificare il loro carattere, arrivando ad una verosimile costanza di rendimento solo dopo un intervallo almeno doppio.  Niente di preoccupante, sia chiaro: grosso modo tutti gli altoparlanti hanno bisogno di lavorare per un periodo più o meno lungo, prima di poter dare il meglio.  Ricordate i numeri riportati poche righe più in alto e soprattutto, il valore di risposta in frequenza minimo dichiarato?  Si? Bene, complimenti alla vostra memoria, ma ora lasciatelo da parte.  La cosa che più lascia piacevolmente sorpresi di queste 2020i è la consistenza del suono riprodotto: se durante la riproduzione chiudete gli occhi per qualche secondo, non immaginereste mai che lo stesso possa provenire da un diffusore così minuto.   Niente gigantismi o malcelate ruffianerie agli estremi di banda ma soprattutto niente effetti speciali.    Il suono è coerente, timbricamente corretto, non prova ad ammaliare a tutti i costi ed anzi, propone un’apprezzabile trasparenza che riesce (secondo me con intelligenza) a fermarsi un secondo prima di entrare nella fascia dell’iperanaliticità. Le caratteristiche descritte depongono, a mio parere,  a favore del progettista, che ha saputo coniugare piacevolezza e correttezza in un apprezzabile equilibrio, che porta il diffusore ad esprimersi bene praticamente con tutti i generi musicali, senza cercare di strafare.  Quanto detto acquista ancora più valore se considerate la fascia d’appartenenza del prodotto, che per l’appunto impone limiti stringenti sul budget.  La micro e la macro dinamica sono di discreto livello, con la prima in leggero vantaggio.  L’interazione ambientale non è problematica e il migliore posizionamento nella stanza si trova piuttosto agevolmente.   Non sto a riportare le distanze dalle pareti con le quali ho avuto il miglior risultato nel mio ambiente, tanto ogni stanza è un caso a se, ma mi sento di rassicurare subito i lettori sul fatto che non avrete bisogno di una piazza d’armi per ottenere buoni risultati.    Vorrei rassicurare anche tutti quelli che, nel leggere del posizionamento posteriore del condotto reflex, avranno subito “pensato male”: spesso, forse troppo, si è finito per dare un’importanza esagerata a questo aspetto, ben oltre alla sua reale influenza. In caso di posizionamenti particolarmente ingrati, come per esempio in libreria o, peggio ancora, su supporti a muro, l’utilizzo dei tappi può essere molto utile e per alcuni forse risolutivo.  Resta però il fatto che questi diffusori, per le qualità che sono in grado di esprimere, a mio parere meritano uno stand di qualità almeno discreta ed un posizionamento curato con i criteri che tutti conosciamo.   Nella ricerca del posizionamento più favorevole, ho prestato molta cura alla corretta distanza dalla parete posteriore, non tanto per evitare eccessivi rimbombi quanto semmai per    sfruttare un salutare rinforzo sulle medio basse non andando a discapito degli altri parametri.    Come potrete capire, driver da 10 centimetri e mobile a basso litraggio non sono certamente l’accoppiata vincente per generare un basso profondo ed esteso: la parte più bassa dello spettro sonoro inevitabilmente andrà perduta, o ne rimarrà solo un accenno.   Questo non è un difetto delle casse in prova (che anzi    scendono in maniera   lineare fino a dove la fisica glielo consente) ma è caratteristica comune di tutti i diffusori di dimensioni simili.   L’articolazione del medio-basso e del basso (ovvio, quello che c’è) è di buon livello e se non si esagera con il volume l’intellegibilità del messaggio sonoro si assesta su livelli più che buoni.   Detto questo, riportate alla mente il famoso numero che prima vi avevo consigliato di mettere da parte: correttamente inserite in ambiente, non crederete mai che si fermino “solo” a 75hz.    Niente miracoli, sia chiaro, ma per una volta un dato dichiarato da un costruttore appare fin troppo prudenziale.  Questo si che un miracolo.    Qacoustics ha a catalogo un subwoofer sulla carta molto interessante, il modello 2070i, che potrebbe essere il partner migliore per le piccole 2020i.   Per ora non è stato possibile organizzare una prova combinata, alternando l’ascolto rigorosamente due canali ad uno 2+1, ma la curiosità da parte dello scrivente c’è.

     

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