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    L’angelo della musica: Sonus Faber Serafino

    di Vincenzo Traversa

     

    Nel marzo 2014 ebbi la possibilità di recensire per il Magazine di Video HiFi le Sonus Faber Olympica III. In quella occasione scrissi che il suddetto diffusore mi era piaciuto moltissimo, che si adattava facilmente a qualsiasi genere musicale e che consentiva di ascoltare musica per ore ed ore senza fatica d’ascolto ma….si c’era un ma. Evidenziai che se avesse avuto un tweeter più raffinato sarebbe stato un diffusore imbattibile nella sua fascia di prezzo. In Sonus Faber  avevano centrato il posizionamento commerciale della serie Olympica, così come le sue doti tecniche, ben sapendo che lo step successivo avrebbe colmato quel gap rilevato in sede di prova.

     

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    Sonus Faber Serafino Tradition

     

    Così, a metà 2017 è stata presentata la serie Tradition, gamma intermedia tra la Olympica e la Reference. Il diffusore oggetto di queste impressioni d’ascolto è il modello Serafino, collocato tra la grande Amati e la piccola Guarneri.

    A livello dimensionale si inserisce nello stesso perimetro della Olympica III, quindi diffusore da pavimento abbastanza slanciato, non particolarmente ingombrante e dalla classica linea a liuto della Sonus Faber. Rispetto alla serie inferiore è evidente lo sforzo di ricreare la suggestione della sorelle maggiori in questa piccola ammiraglia. L’attenzione ai particolari, alla finitura del legno e della pelle, i dettagli in alluminio, ne fano un oggetto che, al di là della sua mera funzione pratica, esprime una bellezza visiva e tattile che ne fanno un oggetto del “bel vivere”, del made in Italy (vero) e di altissimo livello tale da giustificarne, a prescindere dal suono, il prezzo da pagare.

     

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    Il diffusore è alto poco più di un metro e pesa la bellezza di 52 kg. Tecnicamente è un 3 vie e mezzo, con 4 altoparlanti. I tagli del crossover sono posti a 80, 250 e 2500hz. Nel mobile sono collocati due woofer da 18 cm di diametro (presumo che quello inferiore operi alla frequenza di taglio più bassa) in materiale sintetico e polpa di cellulosa, con magnete in neodimio, un midrange da 15 cm (stesso materiale e magnete) e un tweeter da 28 mm identico a quello già montato sulla vice ammiraglia della serie Reference Lilium (che ho il piacere di possedere). Questo elemento, insieme a tutti gli altri miglioramenti tecnici apportati, è quello che fa la differenza tra il suono della Olympica III e della Serafino. Potremmo stare a parlare della nuova struttura antirisonante a zero vibrazioni, potremmo soffermarci sullo Stealth Ultraflex con accordo laminare che ha sostituito il condotto lamellare precedente, ma, a mio avviso, la vera differenza, la vera essenza, il vero valore aggiunto di questo diffusore è in quel driver e in come esso sia stato implementato nel crossover del diffusore.

     

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    Il Suono, l’Essenza della Musica

     

    Le sedute d’ascolto sono state diverse, scaglionate,  fra l’una e l’altra, di una settimana. Il diffusore, appena sballato, ha necessità di rodarsi per almeno 120 – 150 ore prima di poter esprimere compiutamente le proprie potenzialità. Per questa prova d’ascolto (sia per motivi logistici che temporali) non mi è stato possibile disporre dei diffusori a casa ma mi sono avvalso dei locali e della collaborazione della Officina del Suono di Bari di Gabriele Maselli, nome nuovo nel mercato dei rivenditori HiEnd nostrani che, in poco tempo, ha saputo porsi alla favorevole attenzione degli audiofili. Il sistema utilizzato per le prove è così composto: preamplificatore McIntosh C2600, finale di potenza McIntosh MC452, lettore cd/sacd McIntosh MCD350 e il piccolo giradischi di casa Cleraudio Concept con testina MM. Cavi Kimber e Van den Hull vari. Distanza tra i diffusori e il punto di ascolto circa 2,5 metri e fra loro circa 2 metri.


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    Prima sessione di ascolto: ho utilizzato il disco test che utilizzo da anni per iniziare a conoscere un sistema audio. E’ fatto dai soliti segnali test e da spezzoni di brani per me significativi per valutare l’attendibilità timbrica, la trasparenza e la dinamica dell’oggetto in prova. Non ci siamo fatti mancare anche un po’ di sano rock, giusto per iniziare la conoscenza con il diffusore in modo sbarazzino con i Pink Floyd (The Wall) e i Dire Staits) Mhoney for nothing. La faccio breve….sono rimasto spiazzato. Molto difficilmente in un luogo che non sia casa propria è possibile mettere a proprio agio un diffusore senza fare prove, spostamenti spannometrici, angolazioni ecc…e, soprattutto lo è ancor di più se nello stesso ambiente (che ricordo è lo show room del negozio) ci sono altre coppie di diffusori in esposizione (basta vedere le foto). Nel suddetto negozio ci sono stato altre volte, quindi un minimo di confidenza con l’acustica del luogo me l’ero già fatta e, con la conseguente preparazione mentale già mi ero visualizzato un determinato risultato; nulla di più sbagliato.
     

    La Serafino suona, nonostante i limiti ambientali, con una grazia, correttezza timbrica, dinamica e trasparenza che la rendono di molto superiore alla serie Olympica. Nella prima sessione prendo con beneficio d’inventario l’estensione sulle basse frequenze del diffusore. Non è questione di risposta in frequenza ma di articolazione ed estensione. Si sente il basso legato. C’è tutto ma viene fuori con il freno a mano tirato. Più che sul basso profondo il limite lo avverto sul medio basso. In alto invece c’è solo da chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalla musica. Il tweeter implementato dalla serie superiore, abbinato al nuovo midrange, sa donare alla riproduzione pura magia acustica. Definito, trasparente, preciso, mai oltre le righe. Tutto quello che c’è oltre i 500/600hz viene restituito con tanta grazia e trasparenza da farti pensare all’ascolto di un diffusore elettrostatico. La seconda qualità che immediatamente ho percepito è la precisione dello stage. Sia in altezza che in larghezza la Serafino colloca nello spazio correttamente gli strumenti e le voci. Che sia uno strumento solista o una grande orchestra sinfonica o la voce onnipresente di Fabrizio De Andrè tutto è sempre inserito nel puzzle spaziale con un effetto di materializzazione nell’aria dei suoni da lasciare storditi. Solo la profondità, al momento, non mi è sembrata al livello degli altri due parametri. Qui conta, secondo me, la mancanza di rodaggio e l’acustica ambientale.
     

    Seconda sessione d’ascolto: le circa 30/35 ore di rodaggio intenso hanno prodotto il loro frutto. Tutto il diffusore ne ha tratto un evidente miglioramento. Ancor di più il comparto delle frequenze medio alte è divenuto più musicale, suadente e raffinato ma, dove il rodaggio ha fatto la vera differenza è stato nella resa delle basse frequenze. Finalmente è emersa la base timbrica del basso, potente, articolata e ben smorzata. Pedale dell’organo, contrabbasso è percussioni sono rese con potenza, graniticità ed articolazione. Il nuovo condotto Stealth Ultrtaflex fa bene il suo lavoro e, anche a volumi esagerati non scompone la resa sulle basse frequenze né, soprattutto, crea problemi di interfacciamento con l’ambiente d’ascolto. Lo ricordo, la prova non si è svolta nella mia abitazione ma nei locali del negozio. Ho dovuto “sopportare” la presenza di qualche diffusore di troppo durante le prove ma, con qualche accortezza, non hanno dato fastidio più di tanto. Solo in una occasione, a volume molto elevato, ho percepito ….”l’accoppiamento” tra i woofer della Serafino e quelli di un diffusore collocato nelle sue vicinanze. Ma, tant’è….per questa volta posso anche accontentarmi.
     

    Altro parametro decisamente migliorato dopo il rodaggio è quello della profondità della scena. Ascoltando il classico di De Andrè “Princesa” da Anime Salve i rumori della strada all’inizio del brano sono resi in modo così trasparente, profondo e tridimensionale da rendere bene l’idea di essere in strada.

    La gestione della grande orchestra sinfonica (IV^ sinfonia di Bruckner) o quella più piccola (Concerto di Aranjuez di Rodrigo) hanno evidenziato la capacità del diffusore di essere sempre in grado di dipanare le trame musicali più complesse e rendere i momenti di assolo di un solo strumento sempre a fuoco. La scena è ferma, lo strumento o la voce sono ben piantati sul palcoscenico virtuale e non ondeggiano al variare della frequenza riprodotta. Le esplosioni di dinamica sono restituite con tutta la veemenza che la registrazione permette senza nessun cenno di compressione dinamica. La freschezza degli archi nel quartetto di Dvorak (American Op. 96 SACD Bis: BIS2280) mi hanno convinto di essere al cospetto di un diffusore camaleontico, in grado di cambiare pelle a seconda del programma riprodotto: possente e grande nella musica sinfonica, delicato e invisibile con la musica da camera come un vero diffusore da stand. Solo le precedenti Sonus Faber Guarneri Evolution, con la stessa musica, erano in grado di scomparire completamente dalla scena, lasciando fluire la musica nello spazio senza far intuire la presenza del diffusore. Ottima prestazione.

    Potrei continuare per pagine e pagine a parlare di musica e di come questo diffusore riesca ad esprimersi con ogni genere sempre con la massima qualità e bellezza del suono ma è arrivato il momento di tirare le somme.
     

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    Conclusioni

     

    Dimensioni tutto sommato accettabili in ambito posizionamento casalingo, grande qualità di suono, grande qualità costruttiva e dei materiali impiegati e, purtroppo…grande prezzo da pagare per poterli portare a casa. Il mio mentore tra i recensori dei diffusori a questo punto, probabilmente, avrebbe ritenuto sproporzionato il prezzo di listino rispetto alla “stazza” dei diffusori. Io lo giudico alto ma non in assoluto. Questo diffusore se la può battere ad armi pari, e probabilmente vincere, con diffusori di scuola inglese o americana dal costo analogo o di poco superiore che non hanno né la bellezza del suono e né la bellezza estetica delle Serafino. In questo settore non basta avere una ottima macchina da musica in casa per fare la differenza. Il fattore estetico (leggi waf) è, in alcune occasioni, decisivo. L’estetica delle Serafino è imbattibile.
    Se poi il vostro rivenditore di fiducia vi volesse particolarmente bene… un certo sconto ve lo farebbe. Il prezzo di vedervi felici mentre ve li portate a casa varrebbe il sacrificio.

    Buoni ascolti.

     






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