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    L’angelo della musica: Sonus Faber Serafino

    di Vincenzo Traversa

     

    Nel marzo 2014 ebbi la possibilità di recensire per il Magazine di Video HiFi le Sonus Faber Olympica III. In quella occasione scrissi che il suddetto diffusore mi era piaciuto moltissimo, che si adattava facilmente a qualsiasi genere musicale e che consentiva di ascoltare musica per ore ed ore senza fatica d’ascolto ma….si c’era un ma. Evidenziai che se avesse avuto un tweeter più raffinato sarebbe stato un diffusore imbattibile nella sua fascia di prezzo. In Sonus Faber  avevano centrato il posizionamento commerciale della serie Olympica, così come le sue doti tecniche, ben sapendo che lo step successivo avrebbe colmato quel gap rilevato in sede di prova.

     

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    Sonus Faber Serafino Tradition

     

    Così, a metà 2017 è stata presentata la serie Tradition, gamma intermedia tra la Olympica e la Reference. Il diffusore oggetto di queste impressioni d’ascolto è il modello Serafino, collocato tra la grande Amati e la piccola Guarneri.

    A livello dimensionale si inserisce nello stesso perimetro della Olympica III, quindi diffusore da pavimento abbastanza slanciato, non particolarmente ingombrante e dalla classica linea a liuto della Sonus Faber. Rispetto alla serie inferiore è evidente lo sforzo di ricreare la suggestione della sorelle maggiori in questa piccola ammiraglia. L’attenzione ai particolari, alla finitura del legno e della pelle, i dettagli in alluminio, ne fano un oggetto che, al di là della sua mera funzione pratica, esprime una bellezza visiva e tattile che ne fanno un oggetto del “bel vivere”, del made in Italy (vero) e di altissimo livello tale da giustificarne, a prescindere dal suono, il prezzo da pagare.

     

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    Il diffusore è alto poco più di un metro e pesa la bellezza di 52 kg. Tecnicamente è un 3 vie e mezzo, con 4 altoparlanti. I tagli del crossover sono posti a 80, 250 e 2500hz. Nel mobile sono collocati due woofer da 18 cm di diametro (presumo che quello inferiore operi alla frequenza di taglio più bassa) in materiale sintetico e polpa di cellulosa, con magnete in neodimio, un midrange da 15 cm (stesso materiale e magnete) e un tweeter da 28 mm identico a quello già montato sulla vice ammiraglia della serie Reference Lilium (che ho il piacere di possedere). Questo elemento, insieme a tutti gli altri miglioramenti tecnici apportati, è quello che fa la differenza tra il suono della Olympica III e della Serafino. Potremmo stare a parlare della nuova struttura antirisonante a zero vibrazioni, potremmo soffermarci sullo Stealth Ultraflex con accordo laminare che ha sostituito il condotto lamellare precedente, ma, a mio avviso, la vera differenza, la vera essenza, il vero valore aggiunto di questo diffusore è in quel driver e in come esso sia stato implementato nel crossover del diffusore.

     

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    Il Suono, l’Essenza della Musica

     

    Le sedute d’ascolto sono state diverse, scaglionate,  fra l’una e l’altra, di una settimana. Il diffusore, appena sballato, ha necessità di rodarsi per almeno 120 – 150 ore prima di poter esprimere compiutamente le proprie potenzialità. Per questa prova d’ascolto (sia per motivi logistici che temporali) non mi è stato possibile disporre dei diffusori a casa ma mi sono avvalso dei locali e della collaborazione della Officina del Suono di Bari di Gabriele Maselli, nome nuovo nel mercato dei rivenditori HiEnd nostrani che, in poco tempo, ha saputo porsi alla favorevole attenzione degli audiofili. Il sistema utilizzato per le prove è così composto: preamplificatore McIntosh C2600, finale di potenza McIntosh MC452, lettore cd/sacd McIntosh MCD350 e il piccolo giradischi di casa Cleraudio Concept con testina MM. Cavi Kimber e Van den Hull vari. Distanza tra i diffusori e il punto di ascolto circa 2,5 metri e fra loro circa 2 metri.


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    Prima sessione di ascolto: ho utilizzato il disco test che utilizzo da anni per iniziare a conoscere un sistema audio. E’ fatto dai soliti segnali test e da spezzoni di brani per me significativi per valutare l’attendibilità timbrica, la trasparenza e la dinamica dell’oggetto in prova. Non ci siamo fatti mancare anche un po’ di sano rock, giusto per iniziare la conoscenza con il diffusore in modo sbarazzino con i Pink Floyd (The Wall) e i Dire Staits) Mhoney for nothing. La faccio breve….sono rimasto spiazzato. Molto difficilmente in un luogo che non sia casa propria è possibile mettere a proprio agio un diffusore senza fare prove, spostamenti spannometrici, angolazioni ecc…e, soprattutto lo è ancor di più se nello stesso ambiente (che ricordo è lo show room del negozio) ci sono altre coppie di diffusori in esposizione (basta vedere le foto). Nel suddetto negozio ci sono stato altre volte, quindi un minimo di confidenza con l’acustica del luogo me l’ero già fatta e, con la conseguente preparazione mentale già mi ero visualizzato un determinato risultato; nulla di più sbagliato.
     

    La Serafino suona, nonostante i limiti ambientali, con una grazia, correttezza timbrica, dinamica e trasparenza che la rendono di molto superiore alla serie Olympica. Nella prima sessione prendo con beneficio d’inventario l’estensione sulle basse frequenze del diffusore. Non è questione di risposta in frequenza ma di articolazione ed estensione. Si sente il basso legato. C’è tutto ma viene fuori con il freno a mano tirato. Più che sul basso profondo il limite lo avverto sul medio basso. In alto invece c’è solo da chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalla musica. Il tweeter implementato dalla serie superiore, abbinato al nuovo midrange, sa donare alla riproduzione pura magia acustica. Definito, trasparente, preciso, mai oltre le righe. Tutto quello che c’è oltre i 500/600hz viene restituito con tanta grazia e trasparenza da farti pensare all’ascolto di un diffusore elettrostatico. La seconda qualità che immediatamente ho percepito è la precisione dello stage. Sia in altezza che in larghezza la Serafino colloca nello spazio correttamente gli strumenti e le voci. Che sia uno strumento solista o una grande orchestra sinfonica o la voce onnipresente di Fabrizio De Andrè tutto è sempre inserito nel puzzle spaziale con un effetto di materializzazione nell’aria dei suoni da lasciare storditi. Solo la profondità, al momento, non mi è sembrata al livello degli altri due parametri. Qui conta, secondo me, la mancanza di rodaggio e l’acustica ambientale.
     

    Seconda sessione d’ascolto: le circa 30/35 ore di rodaggio intenso hanno prodotto il loro frutto. Tutto il diffusore ne ha tratto un evidente miglioramento. Ancor di più il comparto delle frequenze medio alte è divenuto più musicale, suadente e raffinato ma, dove il rodaggio ha fatto la vera differenza è stato nella resa delle basse frequenze. Finalmente è emersa la base timbrica del basso, potente, articolata e ben smorzata. Pedale dell’organo, contrabbasso è percussioni sono rese con potenza, graniticità ed articolazione. Il nuovo condotto Stealth Ultrtaflex fa bene il suo lavoro e, anche a volumi esagerati non scompone la resa sulle basse frequenze né, soprattutto, crea problemi di interfacciamento con l’ambiente d’ascolto. Lo ricordo, la prova non si è svolta nella mia abitazione ma nei locali del negozio. Ho dovuto “sopportare” la presenza di qualche diffusore di troppo durante le prove ma, con qualche accortezza, non hanno dato fastidio più di tanto. Solo in una occasione, a volume molto elevato, ho percepito ….”l’accoppiamento” tra i woofer della Serafino e quelli di un diffusore collocato nelle sue vicinanze. Ma, tant’è….per questa volta posso anche accontentarmi.
     

    Altro parametro decisamente migliorato dopo il rodaggio è quello della profondità della scena. Ascoltando il classico di De Andrè “Princesa” da Anime Salve i rumori della strada all’inizio del brano sono resi in modo così trasparente, profondo e tridimensionale da rendere bene l’idea di essere in strada.

    La gestione della grande orchestra sinfonica (IV^ sinfonia di Bruckner) o quella più piccola (Concerto di Aranjuez di Rodrigo) hanno evidenziato la capacità del diffusore di essere sempre in grado di dipanare le trame musicali più complesse e rendere i momenti di assolo di un solo strumento sempre a fuoco. La scena è ferma, lo strumento o la voce sono ben piantati sul palcoscenico virtuale e non ondeggiano al variare della frequenza riprodotta. Le esplosioni di dinamica sono restituite con tutta la veemenza che la registrazione permette senza nessun cenno di compressione dinamica. La freschezza degli archi nel quartetto di Dvorak (American Op. 96 SACD Bis: BIS2280) mi hanno convinto di essere al cospetto di un diffusore camaleontico, in grado di cambiare pelle a seconda del programma riprodotto: possente e grande nella musica sinfonica, delicato e invisibile con la musica da camera come un vero diffusore da stand. Solo le precedenti Sonus Faber Guarneri Evolution, con la stessa musica, erano in grado di scomparire completamente dalla scena, lasciando fluire la musica nello spazio senza far intuire la presenza del diffusore. Ottima prestazione.

    Potrei continuare per pagine e pagine a parlare di musica e di come questo diffusore riesca ad esprimersi con ogni genere sempre con la massima qualità e bellezza del suono ma è arrivato il momento di tirare le somme.
     

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    Conclusioni

     

    Dimensioni tutto sommato accettabili in ambito posizionamento casalingo, grande qualità di suono, grande qualità costruttiva e dei materiali impiegati e, purtroppo…grande prezzo da pagare per poterli portare a casa. Il mio mentore tra i recensori dei diffusori a questo punto, probabilmente, avrebbe ritenuto sproporzionato il prezzo di listino rispetto alla “stazza” dei diffusori. Io lo giudico alto ma non in assoluto. Questo diffusore se la può battere ad armi pari, e probabilmente vincere, con diffusori di scuola inglese o americana dal costo analogo o di poco superiore che non hanno né la bellezza del suono e né la bellezza estetica delle Serafino. In questo settore non basta avere una ottima macchina da musica in casa per fare la differenza. Il fattore estetico (leggi waf) è, in alcune occasioni, decisivo. L’estetica delle Serafino è imbattibile.
    Se poi il vostro rivenditore di fiducia vi volesse particolarmente bene… un certo sconto ve lo farebbe. Il prezzo di vedervi felici mentre ve li portate a casa varrebbe il sacrificio.

    Buoni ascolti.

     





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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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    2. - Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
      - No.
      - E che ci campi a fare?

      (dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

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      Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
      Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
      Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
      E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.

       

    3. Scendo alla prossima

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      dopo il primo blog sugli organi da strada Olandesi, , mi sembra naturale proseguire la strada della musica riprodotta “in altra maniera”.
      Organi da strada… carini, vero? 
      E i JukeBox? Sicuramente un oggetto che molti di noi conoscono.
      Tre le marche fondamentali:
      Wurlitzer, Seeburg,  Rock-Ola
      E mica parliamo di “macchinette” eh…! La diffusione di queste macchine era, dal 1930 al 1960, molto vasta.
      Tanti locali pubblici, e non di certo solamente negli USA, ne avevano uno.
      Pensate che nel solo anno 1936 la Wurlitzer  riuscì a vendere più di 40.000 jukebox…
      Era stata la ditta Ami a produrre il primo vero fonografo a moneta che fu messo sul mercato nel lontano 1927.  Questa azienda aveva un certo nome come produttore di pianoforti automatici…

      Non riuscì a diventare marchio leader negli States. Cosa che però, gli riuscì in Europa.
      Nel 1933 (quindi 3 anni dopo la AMI) la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio, col quale si poteva selezionare uno dei dischi inserito in questo “mobile” (che, inizialmente, era fatto di legno).


      Quella di poter selezionare il brano che si voleva ascoltare si rivelò subito una scelta vincente.
      In pochi anni anche Seeburg  e Rock-Ola riuscirono ad affermarsi sul mercato. 
      Il mobile di questi apparecchi prodotti in quegli anni erano fatti di legno.
      I dodici (ma c’erano anche modelli con una selezione/offerta più piccola…) dischi erano, visto il periodo,  a 78 giri.  I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e “suonati”. 

      Fu la ditta Seeburg a sposare, prima di tutti, il “KITSCH”, tipo di design che ha reso famosi questi aggeggi. Non vi è dubbio alcuno che il grande successo di vendita fu anche per i vari mobili, cromature, colori, plastiche  illuminate. 
      Interessante sapere che questi JukeBox raramente venivano venduti ai locali, bar, ristoranti ecc. 
      Si preferiva venderli ai noleggiatori, che noleggiavano ai locali pubblici le ultime novità. Tempo un anno, e la macchina passava dai grandi locali ai bar più piccoli, poi nelle cittadine meno grandi, infine nei locali di campagna.

      Questi bar e ostelli erano l’ultimo anello della catena… quando arrivava un nuovo modello, con ancora più luci, colori, scelte e stranezze varie, il jukebox, spesso ancora perfettamente funzionante, veniva distrutto. 
      Consumismo, si chiama. Ne sappiamo qualcosa anche noi, adesso….. 😁
      Comunque sia… fu nel 1940 che ebbe inizio la produzione di Jukebox  ad arco. Erano sempre stati squadrati, prima. Fu una grande idea, tant’è che i dieci anni successivi i jukebox prodotti avevano tutti, più meno, la stessa forma. 
      Non sarebbe completamente giusto però, scrivere “10 anni successivi”, perché negli anni della seconda guerra mondiale i vari Seeburg, Wurlitzer, Ami e Rock-Ola furono, più o meno, costretti a convertire i macchinari di produzione alla fabbricazione di materiale bellico.
      Così fu che  molti vecchi JukeBox che prima della guerra venivano distrutti perché “non più di moda”, durante la guerra venivano dismessi in grandi magazzini. Così si potevano recuperare dei pezzi di ricambio; 



      Un pezzo unico, una meccanica unica, fu la svolta che fece di Wurlitzer il marchio leader. Cambiava la carrozzeria, ma la meccanica restava pressoché uguale.
      In pratica… si teneva il mobile originale, ma si cambiavano il design e le dimensioni esterne….. 
      I costi diminuirono e….così i locali più modaioli e lussuosi ebbero sempre dei jukebox nuovi, che però… erano sempre gli stessi,  a livello tecnico;  cambiava solo il mobile esterno nella sua veste estetica!
      Dopo la guerra 1939/1945, l’entusiasmo per i JukeBox cresceva in tal modo che era davvero difficile trovare un locale pubblico che non ne avesse uno.  

      Non si dipendeva più solo dai brani musicali proposte dalle radio, o, per i più fortunati, da qualche disco che si poteva avere in casa… coi vari Seeburg, Rock-Ola, Ami e Wurlitzer (e altri nomi…) se volevi ascoltare il brano preferito era sufficiente inserire una monetina e… l’ascolto era fatto  😜
      Ovviamente era anche un bel mercato per l’industria discografica… (a propò… qualcuno si ricorda del “FestivalBar” che si faceva, una volta all’anno, nell’Arena di Verona? La classifica finale si basava sulle selezioni effettuate da chi inseriva 100 lire <200 ?>  Chi si ricorda più, sic!)… 
      Io, nel mio piccolo, ho sempre dubitato che fosse un conteggio vero e non pilotato, ma questo è un altro discorso… 🙄


      IL nome JUKE BOX non si sa di preciso da dove venga… esistono più teorie, probabilmente tutte vere… Fatto sta che avere la possibilità di avere un mobile che riproduceva musica, e magari pure quella più popolare, non fu molto ben vista dai musicisti.
      Del resto… i musicisti suonavano per guadagnarsi da vivere, stavano sul palco, anche se improvvisato, nei bar, e suonavano… Vedersi sostituiti da una macchina “infernale come questa…. " significava dover cercare altri luoghi dove poter guadagnare suonando… oppure… erano costretti a cambiare lavoro o diventare musicista da strada…  (rubare il lavoro lo si può fare/interpretare in molti modi…..) .


       

      Dite la verità, qui, forse, siamo tutti audiofili… sì, ma anche un po’ nostalgici… (o no???)
      Chi di noi non avrebbe voglia, entrando in un bar, di inserire una moneta nella fessura, selezionare qualche brano e ascoltare quel suono di “poca fedeltà” ma molto fascino?
      Chissà… magari nel bar si trovano delle ragazze  e voi potreste invitarle a ballare…  roba d’altri tempi? be', sì… certo. Ma … a voi non piacerebbe averne uno, in casa? 
      Se vi interessa (e se avete lo spazio necessario…) cercate sul web… troverete molti JukeBox usati/garantiti/originali in vendita… non costano poco, OK, … ma… volete mettere?

      PS… avevo scritto queste righe più di un mese fa, per poi dimenticarmene (…) l’altro giorno sono andato al museo “Nicolis” di Villafranca Veronese, e lì ci sono esposti 4/5 jukebox originali, (e anche... udite udite, qualche organo da strada di cui parlavo tempo fa...) molto belli. 
      E … mi è venuto voglia di riaprire  queste righe…
       

      Vedo di inserire qualche foto, grazie per la lettura

       

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      esistono delle belle letture sull'argomento, spesso hanno delle belle immagini.

      Molto di ciò che ho scritto l'ho preso da questo bellissimo libro. Ve lo consiglio... (contiene anche un CD di musiche del JukeBox_Time...)

      JukeBox_libro.thumb.jpg.1fdd7058255d24e4597158f627c449e9.jpg


       



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