Jump to content
Melius Club

  • cactus_atomo
    cactus_atomo

    Quando l'Italia non teme lo straniero

    Opera ed Unison, un caso esemplare di Made in Italy affermato sui mercati esteri.

    testo di Enrico Felici con una nota di Pierfrancesco Fantin
    foto di Renato Franceschin

     

    Premessa
    Ci tenevamo molto ad inaugurare la rinnovata versione del magazine online VideoHifi con una analisi di una realtà produttiva nazionale di assoluto rilievo, già affermata sui mercati nazionale ed estero. La scelta è caduta sul gruppo Opera – Unison, due aziende sorelle che producono di tutto, e tutto in Italia, sorgenti digitali, amplificatori integrati, pre, finali, sia a valvole che a stato solido, nonché diffusori. Abbiamo molto apprezzato il fatto che il catalogo del gruppo sia molto ampio, con un listino che spazia da oggetti di costo accessibile (ma sempre di ottimo livello qualitativo) a prodotti da sogno, inarrivabili per i più (come gli ampli valvolari top di gamma), considerati ai massimi livelli anche dalla stampa internazionale.
    Ad essere sinceri, dal catalogo Opera - Unison una cosa manca, un giradischi, anche se qualche anno fa la ditta veneta, sulla scia di quanto fatto da altri marchi famosi, ne commissionò uno alla Project di design originale Opera. Il gira ebbe un buon successo di vendita (circa 1.000 esemplari in tutto il mondo), ma alla fine Opera decise di abbandonare l’analogico, non ritenendo coerente con la mission aziendale la commercializzazione di un prodotto realizzato in toto da terzi.

     

     

    Un po’ di storia

    Il cuore ed il motore di queste imprese è Giovanni Nasta, un dinamico imprenditore Campano trapiantato in Veneto, che ha saputo coniugare il genio e la fantasia della terra d’origine con l’organizzazione produttiva veneta. Giovanni Nasta inizia ad operare nel mondo audio come importatore di marchi hifi dall'eccellente rapporto qualità pezzo, sopratutto provenienti dall'Inghilterra, tra questi possiamo citare perché ben conosciuti dal pubblico italiano Musical Fidelity e Wharfedale.
    Nasta non si limita ad importare ma intrattiene proficui rapporti di collaborazione ed amicizia con noti progettisti anglosassoni, da queste frequentazioni nasce l’idea di realizzare un diffusore a marchio Wharfedale, ma costruito e rifinito in Italia, con quel tocco di classe che l’ebanisteria veneta può conferire, nascono così le Wharfedale Pavarotti, ed il successo è immediato.
    A questo punto la strada è tracciata, Opera comincia a muoversi autonomamente nel settore dei diffusori acustici caratterizzati da design elegante, solidità costruttiva, buona assistenza post vendita, uso di componentistica di qualità, dimensioni compatibili con i normali ambienti domestici, pilotaggio non troppo difficile, con valori minimi di impedenza coerenti con la normativa e quindi mai sotto i 3,2 ohm (sfasamenti inclusi).
    Ma i diffusori non bastano, Nasta decide quindi di acquisire il controllo di una ditta specializzata in amplificazioni che opera nello stesso territorio, Unison Research, e la partnership tra le due aziende si dimostra immediatamente efficace e vincente, dando vita ad una realtà che dopo 30 anni si rafforza ogni giorno di più.

     

    Alcuni prodotti storici
    Sarebbe impossibile illustrare tutti prodotti che il gruppo Opera – Unison ha immesso con successo sul mercato dagli albori ad oggi, di alcuni di questi non esistono neppure esemplari nel mini museo del passato ospitato in alcune stanze degli stabilimenti. Purtuttavia ci sono prodotti che meritano una menzione speciale. Nel campo delle amplificazioni come dimenticare il piccolo, immarcescibile Simply, un raffinato valvolare da poco più di 10 watt per canale, in catalogo da prima del 1990, che periodicamente vien tolto di produzione ed altrettanto periodicamente, come i personaggi dei romanzi seriali cui il pubblico si affeziona troppo, viene resuscitato e riproposto con piccole modifiche (Simply, Simply2, Simply Italy)? Certo, non è un prodotto universale, ma in grado di deliziare le orecchie con diffusori di vera alta efficienza, grazie alla qualità del suono, alla affidabilità, alla scarsa rumorosità e non ultimo un prezzo molto invitante. Sul lato alto del catalogo, come non menzionare l’estremo, un poderoso valvolare monofonico da 100 watt, 70 kg di peso, considerato dalla stampa tedesca al top della produzione mondiale? Ma il grande successo di mercato delle amplificazioni Unison lo si deve di certo alla serie ibrida unico, di cui avremo modo di parlare più avanti.
    Nel campo dei diffusori la produzione Opera spazia da compatti due vie a impegnativi diffusori da pavimento. I “piccoli” sono sempre stati dei best buy, la produzione recente è molto diversificata e di recente, con il marchio Unison, ha ulteriormente allagato la proprio offerta al settore della elevata efficienza, con le Max1 (94 db) e le Max2 (96 db).

     

    La realtà aziendale
    Attualmente Opera ed Unison utilizzano due grandi capannoni industriali contigui, in cui sono ospitati i magazzini, l’amministrazione, i reparti per l’assemblaggio, la messa a punto e il controllo di qualità della produzione, il servizio di assistenza, e le sale prova per testare tecnicamente e sonicamente i prodotti in fase di sviluppo.

    Ovviamente i prodotti non vengono realizzati in toto in casa, i cabinet degli altoparlanti e degli ampli valvolari per esempio sono affidati a ditte specializzate nella lavorazione del legno, i trasformatori commissionati ad una qualificata impresa italiana, la componentistica scelta accuratamente tra il meglio che offre il panorama internazionale. Nulla viene esternalizzato in Oriente, con l’eccezione dei pannelli degli amplificatori a stato solido. Mi spiegava il buon Nasta che la scelta non è dovuta alla necessità di ridurre i costi, ma al fatto che i fornitori cinesi archiviano i dati dei bagni che utilizzano per ciascun prodotto, per cui anche a distanza di anni è possibile ottenere pannelli indistinguibili dagli originali. Il montaggio ed il collaudo finale dell’intera produzione avviene in azienda, suddividendo i prodotti in base al mercato di destinazione. Fa un po' impressione vedere intere scaffalature piene di elettroniche con sopra indicato il paese in cui verranno spediti, Germania, Giappone, Taiwan, Hong-Kong, Vietnam, Polonia, Russia, USA, Canada.
    Il livello costruttivo è impeccabile, addirittura esagerato per i prodotti top di gamma, i grandi valvolari hanno manopole tornite dal pieno innestate su legno, i cabinet degli altoparlanti, anche di quelli delle linee economiche, sono pesanti, sordi ed ottimamente smorzati. Il magazzino ricambi è davvero ben fornito, Opera ed Unison si fanno un punto d’onore di poter garantire l’assistenza anche a distanza di anni, nel limite dl possibile ma comunque ben al oltre i limiti imposti per legge dalle direttive UE.
    Opera ed Unison sono imprese a tutti gli effetti, ma restano realtà in cui la famiglia Nasta gioca un ruolo attivo e presente, in termini di impegno quotidiano. Giovanni Nasta è il primo ad entrare e spesso l’ultimo a uscire, la moglie sovraintende alla amministrazione, i figli Bartolomeo e Riccardo partecipano fattivamente alle attività aziendali, contribuiscano a molte fasi produttive, con un occhio particolare al design, così importante per la clientela di alcuni mercati esteri, ricchi ed esigenti. Le decisioni finali spettano però sempre a Giovanni Nasta e finora i risultati gli han dato ragione.

     

    18UnisOpera0096.jpg

     

    I diffusori
    Attualmente Opera ha a catalogo due linee di diffusori, la serie Classica e la serie Opera
    La linea classica comprende un centrale, due diffusori da stand (Opera Mezza ed Opera Prima), e tre diffusori da pavimento (Opera Grand Mezza, Opera Seconda ed Opera Quinta). La serie Opera annovera solo tre modelli, uno da stand (Callas) e due da pavimento (Grand Callas e Diva). La sola cosa che non ho mai capito dei diffusori Opera è la scelta dei nomi, molto simili e capaci di ingenerare confusione tra gli acquirenti. Personalmente trovo eccezionali le Diva, un progetto ambizioso che nasce con lo scopo di ottenere le stesse prestazioni del precedente top di gamma Tebaldi, con un ingombro notevolmente minore e soprattutto con una migliore capacità di inserimento in ambiente domestico. Dal mio punto di vista è un prodotto esemplare, dal suono raffinato in gamma medio alta e possente in basso, diffusori di maggiori dimensioni difficilmente entrerebbero in una casa tipica, il livello di finitura è tale da ridurre il rifiuto da parte delle signore a vederle troneggiare in salone, il pilotaggio non è difficile e l’inserimento in ambiente quasi plug and play.
    Ai diffusori a marchio opera si affiancano da qualche tempo quelli Unison, Max 1 e Max2, cui probabilmente si aggiungerà a breve un terzo “fratello”. Ma anche in casa Opera sono previste novità, in sala prove ho ascoltato due prototipi a pavimento molto interessanti, dai quali probabilmente verrà derivato anche un modello da stand. Ma nonostante le buone premesse, ci vorrà ancora un po di tempo per capire se entreranno o meno in produzione.

     

    18UnisOpera0139.jpg

     

    Le amplificazioni
    Il catalogo Unison è molto variegato, ma in questo breve excursus vorrei soffermarmi sui prodotti a stato solido e ibridi, di certo i più conosciuti nel nostro paese, ed anche più abbordabili per l’utente finale. Non che quelli a valvole non meritino attenzione,ma un integrato eccellente come l’Absolute viaggia ben oltre i 30.000 euro, e di diritto entra a far pare degli oggetti di sogno che la dura realtà ci obbliga a tenere nel cassetto
    La linea Unico, invece, è sicuramente più accessibile all'utente medio. Oggi è composta a ben cinque amplificatori integrati, di potenza che va da 80 a 150 watt su 8 ohm. Sono amplificatori ibridi, con stadi di ingresso valvole e di uscita a mosfet, con capacità di pilotaggio anche di carichi difficili, basso fattore di controreazione, grande versatilità, in quasi tutti è previsto come optional uno staio fono, alcuni dispongono anche di ingressi bilanciati. In catalogo c’è anche un pre, sempre ibrido, ed un amplificatore finale con elevate capacità di pilotaggio che può essere configurato in mono il design della linea Unico è sobrio senza essere banale, sono prodotti con una impronta visiva caratteristica che li rende immediatamente riconoscibili, senza scadere nella originalità a tutti i costi e nella pacchianeria di certe realizzazioni recenti, il tutto condito, il che non guasta, da una buona ergonomia, che ne rende facile l'utilizzazione. Ovviamente integrati e pre sono telecomandabili (telecomando di serie).
    Della serie unico trovo particolarmente riuscito l’Unico 90, un 100 watt per canale che dovrebbe essere presto upgradato dalla casa per consentirgli di erogare una potenza considerevolmente maggiore senza modificarne il carattere sonico.
    A ulteriore dimostrazione della dimensione internazionale del mercato Opera – Unison le amplificazioni possono essere settate per lavorare a 100, 120, 220, 230 e 240 volt.

     

     

    18UnisOpera0124.jpg

     

    Le sorgenti digitali
    Attualmente il catalogo comprende tre lettori cd, l’Unico Primo, l’Unico CD1 e l’Unico CD2. Tutti possono essere utilizzati come lettore cd, come meccanica (in unione ad un dc esterno) e come dac per la liquida, disponendo di ingressi ed uscite digitali, tutti dispongono di stadio di uscita a valvole.
    L’Unico Primo utilizza una meccanica Teac, monta convertitori Wolfson e lavora fino a 24 bit /96 hz, ha un ingresso digitale usb ed una uscita digitale, entrambi però limitati alla risoluzione cd..
    Il CD1 è decisamente un passo avanti, ha tre ingressi digitali con risoluzione sino a 32 bit e frequenze fino al dsd128, ricevitore bluetooth, 2 uscite digitali ed utilizza i dac Sabre ES9018k2m.
    Con il CD2 andiamo davvero al top della tecnologia digitale, quattro ingressi digitali, con frequenza massima di 176 khz e dsd64, risoluzione fino a 32 bit, 3 uscite digitali.
    Ma la novità più interessante è l’ingresso di Unison nel settore dei dac, con un prodotto innovativo di imminente presentazione sul mercato. Il Dac1, questo il nome che dovrebbe avere il nuovo nato, si presenta come un oggetto dal design curato, ma anche estremamente compatto, che si differenzia dalla concorrenza per alcune caratteristiche innovative che ne fanno non un semplice dac ma una sorta di cuore di un impianto digitale ma anche analogico. Il dac uno infatti ha due controlli di volume, uno digitale ed un analogico un ingresso analogico che si aggiunge ai numerosi ingressi digitali cui si affiancano una connessione i2s dedicata ad una meccanica compatta Unison di design simile al dac ed una connessione ad un prephono di prossima commercializzazione, anch’esso di design coerente con dac e meccanica. Ovviamente le caratteristiche della sezione di conversione sono allo stato dell’arte, in termini di frequenza e di risoluzione. Purtroppo nel corso della nostra visita ad Unison abbiamo potuto solo vedere il prototipo a cuore aperto, ma non ascoltarlo. Il pezzo si preannuncia assai competitivo, con un listino di poco superiore ai 1.000 euro

     

    18UnisOpera0126.jpg

     

    Oltre l’azienda
    di Pierfrancesco Fantin


    Quando abbiamo deciso di riavviare il Magazine, o meglio cominciare con questo nuovo progetto editoriale legato a Melius Club, ponendo l’attenzione proprio sulle realtà produttive italiane del settore hi-fi, sono stato veramente entusiasta. Ancor di più quando la scelta è caduta su A.R.I.A., acronimo di Advanced Research Audio, società che raccoglie sotto di sé le ben conosciute e stimate Unison Research e Opera Loudspeakers, aziende trevigiane guidate dalla famiglia Nasta.
    Queste poche righe che seguono non conterranno nulla di tecnico, nulla sull’attenzione e la cura che vengono poste nella progettazione, affinamento e produzione di diffusori ed elettroniche, nessun racconto sugli ascolti fatti, niente di tutto questo. Al reportage sull’azienda ha pensato il nostro valente Enrico Felici e vi sarete già lustrati gli occhi con le bellissime foto di Renato Franceschin che è solo leggermente più bravo del sottoscritto con la fotocamera tra la mani. Ciò che vorrei trasmettere ai nostri lettori è lo spirito che anima le persone che lavorano in questa realtà, la grande passione che spinge ogni giorno Giovanni Nasta, la sua famiglia e tutti i suoi collaboratori ad offrire agli appassionati di alta fedeltà degli ottimi prodotti, alcuni dei quali, non posso dire economici, ma senza ombra di dubbio raggiungibili ai più e dotati di un elevato rapporto qualità/prezzo.

    Giovanni, che ho conosciuto ormai una decina di anni fa, è un imprenditore vulcanico, sempre estremamente attivo e ad ogni nostro incontro non manca mai di raccontarmi nel dettaglio i suoi nuovi progetti non solamente rivolti al settore hi-fi; tra una chiacchiera e l’altra, non di rado si finisce col divagare in argomenti di natura eno-gastronomica, ma poiché parlare di cibo e vino è come avrebbe detto il buon Frank Zappa “ballare di architettura”, attingendo da un angolo bar degno di nota e soprattutto da una spettacolare cantina mimetizzata fra pallet di diffusori ed elettroniche in pronta partenza per mezzo mondo, dalle chiacchiere si passa ai fatti.
    Coloro i quali hanno varcato anche per una sola volta l’ingresso dell’azienda, penso ad esempio all’evento di un paio di anni fa a cui parteciparono molti amici di VideoHiFi, conservano senz’altro dentro sé il ricordo positivo non solo per la visita alle varie sezioni della ditta, ma soprattutto per l’accoglienza ricevuta e le cortesi attenzioni che sono state loro riservate.
    Se ne avete l’occasione, andate a conoscere di persona le persone che stanno dietro a un “semplice” prodotto, perché oltre al rischio di conoscere, come in questo caso specifico, delle persone interessanti e piacevoli, si acquisiscono informazioni preziose per ogni appassionato di alta fedeltà, dalla filosofia che guida un determinato progetto, alle tecniche impiegate per la produzione e ai moltissimi dettagli di cui solo chi sta al di là della barricata conosce.




Facebook

About Melius Club

Melius Club è il ritrovo dei cultori di tutte le passioni sospese tra arte e tecnica, appassionati sempre alla ricerca del miglioramento. Melius Club è l'esclusivo spazio web dove coltivare la propria passione, condividere informazioni, raccontare esperienze, valutare prodotti e soluzioni col supporto attivo della comunità degli appassionati.

Riproduzione audio e video, fotografia, musica, dischi, concerti, cinema, teatro, collezionismo e restauro di preziose apparecchiature vintage: qui su Melius hanno spazio tutte le passioni.

 

 

Il servizio web Melius.Club viene offerto al pubblico da Kunigoo S.R.L., start-up innovativa attiva nel settore Internet of content and knowledge, con codice fiscale 07710391215.
Powered by K-Tribes.

Follow us

×
×
  • Create New...

Important Information

Privacy Policy