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<rss version="2.0"><channel><title>La Sala del Caminetto</title><link>https://melius.club/blogs/blog/4-la-sala-del-caminetto/</link><description></description><language>it</language><item><title>Diffusori hi-fi degli anni &#x2018;60 significativi: una lista ragionata</title><link>https://melius.club/blogs/entry/142-diffusori-hi-fi-degli-anni-%E2%80%9860-significativi-una-lista-ragionata/</link><description><![CDATA[<p>
	Il decennio degli anni Sessanta ha segnato il passaggio definitivo dall'empirismo artigianale alla progettazione elettroacustica sistematica. Il settore ha visto l'integrazione di misurazioni strumentali rigorose e ricerche avanzate sulla scienza dei materiali applicata ai driver. Si sono consolidate tre filosofie geografiche: la East Coast americana focalizzata sulla sospensione pneumatica, la West Coast orientata all'efficienza professionale e la scuola britannica guidata dai canoni di neutralità della BBC.
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	Ho provato a farne una lista ragionata col supporto di <a contenteditable="false" data-ipshover="" data-ipshover-target="https://melius.club/profile/380-ediate/?do=hovercard" data-mentionid="380" href="https://melius.club/profile/380-ediate/" rel="">@ediate</a> e di <a contenteditable="false" data-ipshover="" data-ipshover-target="https://melius.club/profile/162-appecundria/?do=hovercard" data-mentionid="162" href="https://melius.club/profile/162-appecundria/" rel="">@appecundria</a>, aggiungendo anche qualche riflessione sui prezzi.<br />
	<br />
	Se l'operazione risulterà gradita ripeteremo l'esercizio per i decenni successivi. Dopo la lettura potete votare i vostri preferiti a questo link: <a href="https://melius.club/topic/28733-diffusori-significativi-hi-fi-degli-anni-%E2%80%9860-sondaggio/" rel="">https://melius.club/topic/28733-diffusori-significativi-hi-fi-degli-anni-‘60-sondaggio/</a>
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	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="192061" href="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/QuadESL-57.webp.990944d2f5e04692d16397473e1b0cd9.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Quad ESL-57" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="192061" data-ratio="141.52" style="width:330px;height:auto;" width="424" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/QuadESL-57.thumb.webp.833488c077c608da42e235d10d2114e0.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><span style="font-size:16px;"><strong>I “game changers”</strong></span>
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	Ecco quattro che hanno impresso la svolta al settore, a mio parere.<br />
	 
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	Il <strong>Quad ESL-57</strong> rappresenta l'apice della tecnologia elettrostatica applicata alla riproduzione domestica. Il principio di funzionamento si basa su una membrana sottilissima, carica elettricamente e sospesa tra due griglie metalliche (statori) a cui viene applicato il segnale audio ad alta tensione. La massa estremamente ridotta del diaframma permette una risposta ai transienti quasi istantanea, eliminando le distorsioni legate all'inerzia meccanica. Quando furono introdotte, le Quad ESL-57 erano considerate diffusori di fascia alta, con un prezzo che rifletteva l'innovazione della tecnologia elettrostatica: per la coppia occorrevano circa 4 o 5 mesi dello stipendio medio dell’epoca, nemmeno tantissimo rispetto ai prezzi odierni. Questo sistema rimane ancora oggi un parametro di confronto per la trasparenza della gamma media e la risoluzione del micro-dettaglio.<br />
	<br />
	Il <strong>Tannoy Monitor Gold 15 </strong>era la terza generazione dei driver Dual Concentric Tannoy, fondate sul brevetto del driver Dual Concentric per ottenere la coerenza del punto sorgente. In questa configurazione, un driver a compressione per le alte frequenze è montato fisicamente dietro il centro del woofer, utilizzando il cono di quest'ultimo come guida d'onda. L'allineamento dei trasduttori sullo stesso asse acustico minimizza le rotazioni di fase e le cancellazioni che tipicamente si verificano nella regione di incrocio del crossover. L'immagine stereofonica risultante è dotata di una precisione millimetrica, rendendo il sistema uno standard imprescindibile sia per l'ascolto domestico che per il monitoraggio in studio. Le Monitor Gold 15 erano componenti di fascia alta ma molto meno costose rispetto ai sistemi moderni, venivano via complete di cabinet opzionale con un paio di mesi di stipendio dell’epoca.<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="webp" data-fileid="192064" href="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/TannoyMonitorGold15.webp.da88819a05fdfe4e29af369c8a664dbc.webp" rel="" style="float:right;"><img alt="Tannoy Monitor Gold 15" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="192064" data-ratio="133.64" style="width:330px;height:auto;" width="449" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/TannoyMonitorGold15.thumb.webp.70dc15c3347ed8fef621a67c09c9c0b5.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	Il diffusore <strong>Bose 901 </strong>ha introdotto il paradigma dell'energia riflessa, sfidando la concezione tradizionale dell'ascolto in asse. Il progetto si basa sulle ricerche di Amar Bose, il quale osservò che in una sala da concerto la maggior parte del suono raggiunge l'ascoltatore dopo aver interagito con l'ambiente. Utilizzando nove driver a larga banda identici, di cui otto rivolti verso la parete posteriore, il sistema simula la dispersione del suono riflesso. Un equalizzatore attivo dedicato interviene per correggere la risposta in frequenza dei piccoli driver, garantendo un'estensione e una spazialità del tutto inedite per l'epoca. Era un prodotto costoso ma non proibitivo per un appassionato serio dell’audio a fine anni ’60: costava circa un paio di mesi di stipendio dell’epoca.<br />
	<br />
	È stato forse il diffusore hi-fi più influente della storia, l’<strong>Acoustic Research AR-3a</strong> ha perfezionato il concetto di sospensione pneumatica introdotto da Edgar Villchur. Il sistema utilizza un volume d'aria sigillato all'interno del cabinet come molla elastica per controllare il movimento del woofer, sostituendo le sospensioni meccaniche rigide. Questa soluzione ha permesso di ottenere un'estensione delle basse frequenze lineare e profonda in volumi di carico molto contenuti rispetto ai sistemi a reflex. L'assenza di enfasi artificiale in gamma bassa e l'accuratezza tonale complessiva hanno consolidato il modello come riferimento per l'alta fedeltà di precisione. Possederne un paio significava avere il "massimo", ma il costo era proporzionato a tale prestigio: una coppia costava circa 500.000 Lire nel 1967. Per averle un lavoratore italiano medio doveva sborsare tra i 4 e i 5 stipendi.
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	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="192067" href="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/AcousticResearchAR-3a.webp.bccc72021fdd9c54fc24a6a0cb76b85d.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Acoustic Research AR-3a" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="192067" data-ratio="130.61" style="width:330px;height:auto;" width="459" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/AcousticResearchAR-3a.thumb.webp.cd5b8bd32a41f3338469feae34b550a5.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><span style="font-size:16px;"><strong>Evoluzione della sospensione pneumatica e della Scuola americana</strong></span><br />
	<br />
	(oltre alle Bose e le AR).
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	Se le AR-3a erano considerate il "top" per l'appassionato serio, le <strong>KLH Model Nine</strong>, lanciate intorno al 1960, appartenevano a un'altra galassia. Non erano semplici diffusori, ma enormi pannelli elettrostatici a figura intera, considerati da molti come i migliori al mondo per decenni. Il KLH Model Nine si è distinto come uno dei rari sistemi elettrostatici americani a banda intera prodotti in serie. Diversamente dai Quad, i pannelli KLH erano progettati per gestire potenze maggiori e offrire una superficie radiante superiore per migliorare la risposta in basso. Il KLH Model Five, di matrice dinamica, ha invece rappresentato l'eccellenza della New England School. Il progetto privilegia un equilibrio timbrico sobrio, focalizzandosi sulla linearità della risposta e sull'assenza di distorsione armonica udibile. Nel 1960 costavano oltre 1.000.000 di Lire, a fronte di una stipendio medio di 50.000 - 60.000 Lire al mese. Il termine di paragone: in Italia, nel 1960, una Fiat 500 costava circa 450.000 Lire. Per farle suonare al massimo del potenziale, alcuni appassionati ne compravano due coppie, raddoppiando l'investimento. In Italia, significava spendere l'equivalente del costo di un piccolo appartamento in periferia.<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>La Scuola britannica: monitoring BBC e linee di trasmissione</strong></span><br />
	<br />
	(Oltre le Quad e le Tannoy).<br />
	Nate nel 1969 dal genio di Spencer Hughes, ex tecnico della BBC, le <strong>Spendor BC1</strong> incarnano la ricerca della BBC sulla fedeltà del parlato e sulla riproduzione degli strumenti acustici. La progettazione prevedeva l'uso di cabinet a pareti sottili (thin-wall) smorzate con bitume, progettate per risuonare in modo controllato fuori dalla banda critica delle medie frequenze. L'obiettivo era la massima precisione timbrica nella gamma media, fondamentale per le trasmissioni radiotelevisive di alta qualità. In Italia, le Spendor BC1 arrivarono nei primi anni '70, una coppia costava circa 380.000 - 420.000 Lire (esclusi gli stand, spesso necessari), pari a circa 3 stipendi e mezzo. Si posizionavano quindi un gradino sotto le AR-3a in termini di costo, ma richiedevano comunque un sacrificio economico notevole per un lavoratore medio.<br />
	<br />
	Sebbene Irving M. "Bud" Fried (il fondatore americano) avesse già venduto diffusori in precedenza con altri nomi o importato modelli Radford, il "Professional Monitor" segnò l'inizio della leggenda della Linea di Trasmissione (Transmission Line) applicata all'alta fedeltà commerciale di massa. Il diffusore <strong>IMF Professional Monitor</strong> reso popolare l'architettura a linea di trasmissione nel segmento high-end. In questo schema, l'emissione posteriore del woofer viaggia attraverso un condotto labirintico ripiegato e riempito di materiale assorbente a densità variabile. Il condotto è calcolato per agire come un filtro passa-basso acustico che scarica l'energia residua senza le risonanze tipiche dei sistemi bass-reflex. In Italia, le IMF erano distribuite come prodotti d'importazione di alto livello. Non erano esoteriche ma erano decisamente più care di un diffusore commerciale standard. Per acquistare una coppia di Professional Monitor in Italia servivano tra i 5 e i 6 stipendi medi. <br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="webp" data-fileid="192066" href="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/CelestionDitton66.webp.b183a13a680174ff96b02eb1723b56bd.webp" rel="" style="float:right;"><img alt="Celestion Ditton 66" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="192066" data-ratio="141.82" style="width:330px;height:auto;" width="423" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/CelestionDitton66.thumb.webp.6c3fdc5da2e080e0c93136b2427c2d1a.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	Il <strong>Celestion Ditton 66 </strong>ha esplorato una via alternativa per l'estensione delle basse frequenze attraverso l'uso di un radiatore passivo (ABR). Esibiva ottimi componenti, in particolare il midrange MD500 era un driver a cupola da 2 pollici che ancora oggi è considerato uno dei migliori mai prodotti per la naturalezza delle medie frequenze e il tweeter, il celebre HF2000. Il radiatore passivo, privo di bobina e magnete, viene messo in movimento dalla pressione dell'aria generata dal woofer attivo. Questa configurazione combina i vantaggi del sistema sigillato con l'estensione del reflex, evitando però i rumori di turbolenza dell'aria nei condotti. Le Ditton 66 erano il "lusso raggiungibile", pur richiedendo sacrifici erano alla portata di un appassionato con un buon reddito. Una coppia costava circa 420.000 - 460.000 Lire, per portarsi a casa queste torri servivano quindi circa 3 stipendi italiani medi.<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Dinamica e alta efficienza: West coast e caricamento a tromba</strong></span><br />
	<br />
	Le <strong>JBL L100 Century</strong>, a cavallo tra i due decenni, rappresentano l'estetica sonora della West Coast statunitense. Questi sistemi sono progettati per offrire un'elevata pressione sonora e un impatto dinamico viscerale, tipici dell'ambiente di produzione musicale. L'uso di driver a compressione caricati a tromba per le medie frequenze assicura una velocità di risposta che i driver a cupola tradizionali raramente raggiungono. Il JBL L100, con il suo iconico frontale in schiuma Quadrex, è diventato il simbolo dell'hi-fi energico e coinvolgente degli anni '70, pur essendo nato alla fine dei '60. In pratica le Century costavano quanto le AR-3a, offrendo un'esperienza d'ascolto opposta: mentre le AR erano scure e vellutate, le JBL erano brillanti e "davanti a te". Curiosità: le L100 sembrano oggi più accessibili (almeno per il mercato italiano) rispetto a cinquant'anni fa. Le 600.000 Lire dei primi anni '70, rivalutate tramite i coefficienti ISTAT, corrispondono a circa 6.200 - 6.500 Euro. Il prezzo di listino attuale è di circa 5.000 Euro oltre i soliti sconti. Risultato: in termini di valore reale oggi le L100 costano circa il 20-25% in meno rispetto al 1970.
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	<br />
	Il <strong>Klipsch Klipschorn</strong> e il <strong>Cornwall</strong> hanno portato il caricamento a tromba totale negli ambienti domestici. Il Klipschorn sfrutta un design unico che utilizza le pareti della stanza come parte integrante della tromba per le basse frequenze. Questo approccio permette di raggiungere un'efficienza superiore ai 100 dB con un solo Watt di potenza. La distorsione da modulazione d'ampiezza è minimizzata grazie alla ridotta escursione dei diaframmi richiesta per ottenere volumi d'ascolto elevati. Le Klipsch Cornwall, lanciate originariamente nel 1959, occupano un posto speciale nella gerarchia Klipsch: nate come "compromesso" (da qui il nome Corn-Wall, potendo stare sia in un angolo - Corner - che contro una parete - Wall), divennero presto uno dei diffusori più amati per la loro capacità di offrire il suono "live" tipico delle Klipschorn ma in un cabinet più semplice. Considerando i costi di trasporto e i dazi, una coppia di Cornwall poteva arrivare a costare quanto 8-10 stipendi di un operaio italiano<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="192130" href="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/Klipsch.webp.e8c842cd9fb03fb2be3bb98592d85384.webp" rel=""><img alt="Klipsch.thumb.webp.c32a24139b8cf0ad2ffa0d6b5753ab11.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="192130" data-ratio="74.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/Klipsch.thumb.webp.c32a24139b8cf0ad2ffa0d6b5753ab11.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	Il <strong>Lowther PM6</strong> rappresenta l'approccio minimalista del driver full-range ad altissima sensibilità. Il driver opera senza alcun filtro di crossover tra l'amplificatore e la bobina mobile, eliminando ogni sfasamento elettrico. Il cabinet Acousta fornisce un caricamento a tromba posteriore che estende la risposta del piccolo driver verso le frequenze gravi. È un sistema venerato per la coerenza spaziale e la capacità di restituire la trama della voce umana. In Italia, le Lowther arrivarono con il contagocce e con prezzi gonfiati dall'esclusività del marchio. Un appassionato italiano doveva spendere quasi tre stipendi medi solo per i due altoparlanti. Se desiderava il sistema completo di mobili originali, la cifra saliva a 6-7 stipendi.<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Soluzioni Ibride e Sistemi di grande scala</strong></span><br />
	<br />
	Il <strong>B&amp;W DM70</strong> in versione “<strong>Continental</strong>” ha cercato di unire il meglio di due mondi: la trasparenza dei pannelli elettrostatici e il corpo dei driver dinamici. La gamma medio-alta è affidata a un pannello curvo per migliorare la dispersione, mentre un woofer tradizionale gestisce le frequenze sotto i 400 Hz. Questo progetto ha anticipato di decenni la moderna tendenza verso i diffusori ibridi di fascia alta. A causa della complessità costruttiva e dell'estetica rivoluzionaria, le DM70 erano posizionate in una fascia di prezzo altissima, superiore persino a molte delle icone americane e inglesi dell'epoca. Per acquistare le DM70 servivano circa sei stipendi italiani medi.<br />
	 
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	Le <strong>Bozak B-410 Concert Grand</strong>, lanciate nella loro forma definitiva intorno al 1965, rappresentano l'apice della filosofia di Rudy Bozak: nessun compromesso, nessuna distorsione, solo pura grandezza sonora. Erano diffusori enormi, pesanti quasi 100 kg l'uno, e contenevano 4 woofer, 2 midrange e ben 8 tweeter per ciascun diffusore. Utilizzando multipli di ogni driver in un cabinet monumentale, il sistema riduce lo sforzo meccanico di ogni singolo componente. Il risultato è una scena sonora di proporzioni orchestrali, capace di riprodurre con autorità la dinamica di una grande sezione di ottoni o di un organo a canne.
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	In Italia, le Bozak B-410 erano oggetti mitologici dal prezzo astronomico. Per portarsi a casa le Concert Grand servivano tra i 12 e i 14 stipendi italiani medi. In pratica, in Italia una coppia di Bozak costava come tre Fiat 500 nuove. Negli U.S.A. costavano quanto una Ford Mustang.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="192065" href="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/AltecLansing604Duplex.webp.4cd9c0ab464fcdfc3f7602f84eaa7687.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Altec Lansing 604 Duplex" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="192065" data-ratio="134.24" style="width:330px;height:auto;" width="447" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2026_03/AltecLansing604Duplex.thumb.webp.29f7bde4b779a12130e2e7cc75d5fbc6.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>L'<strong>Altec Lansing 604 Duplex</strong>, lanciato nel 1944, è forse l'altoparlante più importante della storia dell'audio professionale e resta uno dei driver più significativi della storia della riproduzione audio. L'integrazione di un tweeter a compressione con tromba multicellulare all'interno del nucleo del woofer garantisce un allineamento temporale superbo. Come per le Lowther, le 604 venivano vendute principalmente come driver sciolti (altoparlante + crossover) per essere montati in cabinet. Sono stati il monitor di riferimento in cui sono state registrate le pietre miliari della musica jazz e rock nordamericana. Arriveranno in Italia solo molti anni dopo, con la ricostruzione dei grandi studi cinematografici e delle sedi radiofoniche. In quel contesto, il loro valore era incalcolabile, paragonabile oggi a un'attrezzatura medica di alta specializzazione.<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Sintesi tecnica e retaggio</strong></span><br />
	Le soluzioni ingegneristiche degli anni '60 non sono semplici reperti storici, ma rappresentano i pilastri dell'elettroacustica moderna. Dalla gestione delle fasi nei sistemi coassiali al controllo dell'impedenza nei sistemi a sospensione, i problemi risolti in quel decennio definiscono ancora oggi la qualità del suono. L'eredità di questi modelli risiede nella loro capacità di offrire un'esperienza d'ascolto che, in molti parametri critici, sfida ancora i progetti contemporanei più sofisticati.
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	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Vota i tuoi preferiti</strong></span>
</p>
<iframe allowfullscreen="" data-embedauthorid="158" data-embedcontent="" data-embedid="embed3583328771" style="height:397px;max-width:502px;" data-embed-src="https://melius.club/topic/28733-diffusori-significativi-hi-fi-degli-anni-%E2%80%9860-sondaggio/?do=embed"></iframe>]]></description><guid isPermaLink="false">142</guid><pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:38:40 +0000</pubDate></item><item><title>Le balene del barone Mingus</title><link>https://melius.club/blogs/entry/141-le-balene-del-barone-mingus/</link><description><![CDATA[<p>
	Torno a raccontare curiosità intorno al mondo del jazz: questa è la volta del grande Mingus e delle sue balene.<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Charles, il barone di Nogales<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_right" href="https://amzn.to/46oZHr2" rel="external nofollow" style="float:right;"><img alt="61mgegVkh+L._SL1500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="155.76" height="600" style="height:auto;width:330px;" width="385" data-src="https://m.media-amazon.com/images/I/61mgegVkh+L._SL1500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a></strong></span><br />
	<br />
	Charles 'baron' Mingus, tra i maggiori interpreti del jazz del Novecento, fu geniale contrabbassista, prolifico compositore, arrangiatore, pianista e leader di storiche formazioni.<br />
	Charles era il risultato di un singolare crogiolo etnico: padre mulatto, nato da un nero e da una svedese, madre metà cinese e metà pellerossa, fu profondamente consapevole del suo ruolo<span> sociale e sempre pronto a esporsi per i diritti delle minoranze ed in particolare degli </span>afroamericani.<br />
	<br />
	Nella sua autobiografia scrisse: “Ci fanno diventare famosi e ci danno dei nomi: il Re di questo, il Conte di quello, il Duca di quest’altro! Tanto crepiamo senza il becco di un quattrino. A volte penso che preferirei morire piuttosto che affrontare questo mondo di bianchi” (<a href="https://amzn.to/46Xcscp" rel="external nofollow">Beneath the Underdog, 1971</a>).<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Gli ultimi tempi</strong></span><br />
	<br />
	Un paio di anni prima di morire, Mingus scoprì di essere affetto da una rara forma di SLA che nel tempo lo costrinse a vivere tra letto e sedia a rotelle. La lotta di Mingus contro la malattia è raccontata in <strong>Passions of a Man</strong>.<br />
	<br />
	Dopo diversi tentativi con la medicina dell’epoca, si trasferì  stabilmente a Cuernavaca, nel Sud del Messico, per affidarsi alle arti magiche di una curandera. Charles sapeva che quella volta era partito per non tornare e aveva scelto una terra lontana dagli Stati Uniti del puritanesimo, del capitalismo sfrenato, della segregazione razziale e dell’odio per i non allineati. Era quella invece una terra che amava e che gli aveva ispirato capolavori come “<strong><a href="https://amzn.to/46ALvLP" rel="external nofollow">Tijuana Moods</a></strong>” e “<strong><a href="https://amzn.to/4nXkGHw" rel="external nofollow">The Black Saint and the Sinner Lady</a></strong>”.<br />
	<br />
	Da sempre Mingus era affascinato dalle qualità poetiche di <strong>Joni Mitchell</strong>, e negli ultimi tempi volle che la grande cantautrice canadese scrivesse i testi per alcune sue musiche, che le arrangiasse e poi le interpretasse. Sei mesi prima della morte la invitò e Mitchell accettò l’invito ma quando si recò in Messico a incontrarlo il contrabbassista era già molto malato.<br />
	<br />
	<img alt="mitchell-mingus.webp.d3b1fa504ae82d09042b2ca426c27322.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="179412" data-ratio="67.75" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_09/mitchell-mingus.webp.d3b1fa504ae82d09042b2ca426c27322.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><br />
	<br />
	Mingus ci lasciò il 5 gennaio 1979 all’età di 56 anni. Seguendo la sua volontà, il suo corpo fu cremato e le ceneri portate in India per essere sparse dalla moglie sulle acque del Gange in una cerimonia tra fiori variopinti e addobbi in tinte sgargianti.<br />
	Dopo la morte, Joni pubblicò un tributo alla musica di Charlie Mingus: inizialmente bocciato dalla critica, l’album "<strong><a href="https://www.amazon.it/Mingus-2024-Remaster-Mitchell-Joni/dp/B0D9P9K59X?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=18XQ94YGVRIR4&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.BclX6GsTX06cLzLEIqjwI7cpV4IFJm8OuX0VUXTj0m1XDPkGh-B1iwvqjDIQqYV00mqvkAzp_aGX866sbu-Mv3pLXVDtG-8AamgJjNaFl7C2oSAIzKyyOf1zgswCXF9QSun0iUwHdMuQAVqy6GRDrQ.j_TENrqnvVdn8pnvD9ZAj_xHm4e4ZL5_75_Qm5tSkHM&amp;dib_tag=se&amp;keywords=joni+mitchell+mingus&amp;qid=1759000000&amp;s=music&amp;sprefix=joni+mitchell+mingus,popular,92&amp;sr=1-2&amp;linkCode=sl1&amp;tag=videohifi-21&amp;linkId=791d72a43a963283c6e68fbd2ac874b3&amp;language=it_IT&amp;ref_=as_li_ss_tl" rel="external">Mingus</a></strong>" è diventato nel tempo uno dei dischi più apprezzati della discografia di Joni Mitchell.<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Le balene del barone Mingus</strong></span><br />
	<br />
	La leggenda, riportata proprio da Joni Mitchell, narra che <strong>56 balene si arenarono</strong> sulla spiaggia di Acapulco nel giorno della morte del barone Mingus a 56 anni. Fu così che quel giorno andarono via insieme, le 56 balene e uno dei più grandi della musica moderna.<br />
	<br />
	Ma qualcosa di Mingus e le balene resta ancora. La Charles Mingus Day è un'iniziativa internazionale a cura del Comitato Unesco Jazz Day Livorno, durante quella giornata vengono eseguite composizioni di Mingus… all’interno dello scheletro della <strong>balenottera Annie</strong>! Si tratta di uno fra i più grandi scheletri di cetacei esistenti, conservato nella Sala del Mare del Museo di Storia naturale del Mediterraneo.<br />
	<br />
	Lo sapevate?<br />
	 
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
		<iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="113" title="Charles Mingus Day #6. April 22, 2025" width="200" data-embed-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/cVnxdiDdlyk?feature=oembed"></iframe>
	</div>
</div>
]]></description><guid isPermaLink="false">141</guid><pubDate>Sat, 27 Sep 2025 18:57:16 +0000</pubDate></item><item><title>Eric Hobsbawm racconta il jazz</title><link>https://melius.club/blogs/entry/140-eric-hobsbawm-racconta-il-jazz/</link><description><![CDATA[<p>
	Cosa ci fa uno dei più grandi storici del Novecento alle prese con il jazz?<img alt="Eric-Hobsbawm.webp.080ffb4126cfdbf9ea2ef6ea4bac9a1c.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="172072" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="440" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_06/Eric-Hobsbawm.webp.080ffb4126cfdbf9ea2ef6ea4bac9a1c.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />
</p>

<p>
	A prima vista può sembrare un accostamento curioso, ma in realtà "<a href="https://amzn.to/4loB4zv" rel="external nofollow">Storia sociale del jazz</a>" è la naturale estensione del restante lavoro di <strong>Eric Hobsbawm</strong>. Con la sua capacità unica di leggere i fenomeni culturali come prodotti e riflessi della storia sociale, Hobsbawm ci consegna un’opera che è al tempo stesso saggio, racconto e affresco critico su una delle più importanti forme d’arte musicale: il nostro amato jazz.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>L'autore</strong></span><br />
	Eric Hobsbawm (1917-2012) è stato uno storico di fama mondiale, noto per le sue innovative visioni della storia, tra cui la celebre definizione di "<strong>secolo breve</strong>" per il Novecento.
</p>

<p>
	Oltre ai suoi studi sul movimento operaio, Hobsbawm nutriva una profonda passione per il jazz, che lo portò a scriverne regolarmente come critico musicale sotto lo pseudonimo Francis Newton, in omaggio al trombettista comunista Frankie Newton.
</p>

<p>
	Questa duplice veste di storico rigoroso e appassionato intenditore ha permesso a Hobsbawm di offrire una prospettiva unica e integrata sul jazz.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Per Hobsbawm il jazz non è solo musica: è un <strong>fenomeno sociale</strong>. È la voce, spesso inascoltata, di una parte della società che non aveva accesso al potere né agli strumenti della rappresentazione dominante. Nato nelle comunità afroamericane del Sud degli Stati Uniti, il jazz diventa, pagina dopo pagina, una lente attraverso cui osservare non solo l’evoluzione musicale del Novecento, ma anche le sue trasformazioni economiche, politiche e culturali.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Il libro</strong></span>
</p>

<p>
	"<a href="https://amzn.to/4loB4zv" rel="external nofollow">Storia sociale del jazz</a>" fu pubblicato nel 1959 con il titolo originale: The Jazz Scene, sotto lo pseudonimo di Francis Newton. L'opera è strutturata in quattro parti: una prima dedicata alla storia del jazz dalle origini all’età del bebop; una seconda dedicata alla musica in sé (strumenti, forme, rapporti con altre arti); una terza all’industria musicale; e una quarta — tra le più interessanti — dedicata alle persone: musicisti, pubblico, appassionati, critici. Completano l'opera diverse appendici, un glossario del linguaggio del jazz, una guida per approfondire la lettura e una sezione dedicata a biografie e ritratti dei grandi del jazz, curata da Arrigo Zoli, con figure iconiche come<strong> Louis Armstrong, Bessie Smith, Duke Ellington, Miles Davis, Billie Holiday, John Coltrane </strong>e<strong> Charlie Parker</strong>.
</p>

<p>
	<br />
	L’autore analizza con precisione e passione le origini del jazz, la sua diffusione, la sua continua metamorfosi. Lo stile è sorprendentemente scorrevole, e nonostante l'autore sia noto per le sue grandi sintesi storiografiche — Il secolo breve, Le rivoluzioni borghesi, Il trionfo della borghesia — qui si muove con una leggerezza e un calore che sorprendono. Forse perché dietro la penna di Francis Newton c’è l’appassionato ascoltatore, il frequentatore di locali, il critico musicale che per dieci anni ha scritto di jazz sulle pagine del “New Statesman”. Ma anche perché il jazz stesso, con la sua vitalità, la sua apertura all’improvvisazione, ben si presta a essere raccontato da chi sa vedere la storia come un processo non lineare, fatto di strappi, svolte e note fuori dallo spartito.
</p>

<p>
	<br />
	Uno dei punti di forza del libro è proprio la sua prospettiva sociale e politica, che mai scade nella rigidità ideologica. Hobsbawm era marxista, sì, ma con uno sguardo non dogmatico. Anzi, proprio la scelta di firmarsi con uno pseudonimo (in omaggio a Frankie Newton, trombettista, nero e comunista) indica la volontà di affrontare il jazz senza le preclusioni di certa ortodossia culturale dell’epoca, che vedeva nella musica americana un prodotto borghese o capitalistico da guardare con sospetto.<br />
	 
</p>

<p style="text-align:center;">
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="172073" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_06/Eric-Hobsbawm-cat.webp.618e16715588be041175fc7ca812063c.webp" rel=""><img alt="Eric-Hobsbawm-cat.thumb.webp.27e0f0951b6ebeddd4d76c1dbc3a0292.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="172073" data-ratio="59.88" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_06/Eric-Hobsbawm-cat.thumb.webp.27e0f0951b6ebeddd4d76c1dbc3a0292.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	<br />
	Se il libro ha una tesi centrale, è che il jazz è sempre stato più di un genere musicale: è stato un linguaggio di libertà. E proprio per questo è stato spesso imitato, addomesticato, commercializzato. La tensione tra autenticità e mercato, tra arte e industria, attraversa tutto il libro. Hobsbawm ci mostra come il jazz sia stato un campo di battaglia culturale: una forma d’espressione popolare che l’industria discografica ha cercato di trasformare in prodotto di consumo, con esiti alterni. Il jazz — scrive — è una delle poche arti del Novecento che “<strong>non deve nulla alla cultura della classe media</strong>”.
</p>

<p>
	<br />
	Ma quello che rende davvero interessante Storia sociale del jazz è il modo in cui Hobsbawm intreccia la storia della musica con quella delle persone che la fanno e la vivono. La musica non è mai presentata come un oggetto puro, isolato, ma come un’esperienza viva, radicata nella storia e nei corpi, nei luoghi, nei conflitti.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	In realtà, come dimostra l’autore, il jazz è stato a lungo una forma di cultura popolare, spesso marginalizzata, che ha resistito — almeno per un certo tempo — alla logica omologante dell’industria culturale. In uno dei passaggi più intensi del libro, Hobsbawm parla del jazz come di una musica che riesce a “non farsi soffocare” dal mercato, mantenendo una propria autenticità proprio grazie alla sua struttura aperta, collettiva, dialogica. Il jazz, insomma, è una musica che nasce dalla strada ma non si lascia addomesticare.
</p>

<p>
	<br />
	Oggi il jazz non ha più la centralità che aveva negli anni ’50 o ’60, e può<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_right" href="https://amzn.to/4kRMcon" rel="external nofollow" style="float:right;"><img alt="Hobsbawm-Storia sociale del jazz" class="ipsImage" data-ratio="139.39" height="600" style="height:auto;width:330px;" width="430" data-src="https://m.media-amazon.com/images/I/61cTNbstJbL._SL1395_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a> sembrare ormai una musica per pochi. Ma proprio per questo il libro è importante, ci ricorda che il jazz è una musica capace di parlare all’umano universale. Capace di fare della tensione tra ordine e disordine una forma di bellezza. Capace di far convivere la solitudine del solista con l’intelligenza collettiva dell’ensemble.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>In conclusione</strong></span>
</p>

<p>
	Per chi ama la musica, per chi vuole capirla nel suo contesto, per chi cerca nella cultura qualcosa che vada oltre l’intrattenimento, Storia sociale del jazz è una lettura che lascia il segno. Non solo per ciò che dice del jazz, ma per come ci insegna a pensare la musica: non come un lusso decorativo, ma come uno specchio — spesso graffiato e tagliente — della storia in cui viviamo.<br />
	 
</p>

<p>
	<strong><a href="https://amzn.to/4loB4zv" rel="external nofollow">Storia sociale del jazz</a></strong><br />
	di Eric J. Hobsbawm (Autore), Massimo Donà (Prefazione)
</p>

<p>
	Lunghezza stampa: ‎ 484 pagine
</p>

<p>
	ISBN-10 ‏ : ‎ 8857567869
</p>

<p>
	ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8857567860
</p>

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	<a href="https://amzn.to/4loB4zv" rel="external nofollow">Link ad Amazon</a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">140</guid><pubDate>Sun, 22 Jun 2025 15:44:14 +0000</pubDate></item><item><title>Jazz e Fascismo, tra rifiuto e attrazione</title><link>https://melius.club/blogs/entry/138-jazz-e-fascismo-tra-rifiuto-e-attrazione/</link><description><![CDATA[<p>
	Nato negli Stati Uniti, il jazz si diffuse rapidamente, raggiungendo l'Italia già nei primi anni del Novecento. Una delle prime testimonianze documentate della presenza di musicisti afroamericani nel Paese risale al <strong>16 marzo 1904</strong>, quando i quattro membri della Louisiana Troupe si esibirono al teatro Eden di Milano, offrendo al pubblico italiano il primo assaggio della nuova musica.<br />
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="166720" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/HarlemHellfighters.webp.8e4ae622aa807329658fee420aa02054.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Harlem Hellfighters" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="166720" data-ratio="100.00" style="width:330px;height:auto;" width="600" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/HarlemHellfighters.thumb.webp.fbca27e91f021ec673229b99e6460fdd.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Un altro messaggero del jazz fu <strong>James "Jim" Reese Europe</strong>, tenente dell'esercito statunitense, compositore e direttore della banda del 369° Fanteria "Harlem Hellfighters" (in foto). Questo reggimento, interamente composto da soldati afroamericani, portò in Europa i ritmi sincopati durante la Prima guerra mondiale.<br />
	<br />
	Parallelamente, i musicisti italiani che lavoravano a bordo dei transatlantici sulla rotta tra Genova e New York assorbirono gli stilemi del jazz, contribuendo a importarlo nel loro Paese, dove all'epoca era ancora noto come "musica sincopata". Tra i pionieri si distinsero il batterista Arturo Agazzi, che dopo un periodo trascorso in Inghilterra fondò nel 1918 la sua Syncopated Orchestra, e il sassofonista Carlo Benzi, creatore dell'Ambassador's Jazz Band. Già intorno al 1920, l'industria discografica iniziò a pubblicare in Italia dischi jazz con etichette come Odeon, Columbia, Brunswick, Pathé e Parlophon, questa rappresentata in Italia dalla Cetra.
</p>

<p>
	Negli anni successivi, il jazz continuò a guadagnare popolarità grazie a figure come <strong>Pippo Barzizza </strong>(in copertina). Dopo aver lavorato sui piroscafi di linea per New York intorno al 1920, Barzizza divenne un importante promotore dello swing in Italia. Un momento cruciale per la diffusione radiofonica del genere si ebbe il 1° febbraio 1926, con la trasmissione in diretta del concerto della <strong>Jazz Band di Stefano Ferruzzi</strong>, che segnò l'ingresso ufficiale del jazz nell'etere italiano.<br />
	 
</p>

<p>
	Mentre il jazz metteva radici in Italia, il 30 ottobre 1922, il re Vittorio Emanuele III incaricò Mussolini di formare il nuovo governo.<br />
	Quale fu dunque il rapporto tra Fascismo e jazz? Andiamo a vedere.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Le vicende del jazz durante il Ventennio</strong></span>
</p>

<p>
	Inizialmente, in Italia l’interesse per il jazz fu un fenomeno limitato a una cerchia ristretta di appassionati. Solo con l'avvento del cinema sonoro negli anni '30, la nuova forma musicale si aprì a un pubblico più ampio. Tuttavia, l'introduzione del jazz non avvenne senza resistenze. I tradizionalisti dell'epoca, infatti, vedevano un legame tra la moda del jazz e la sfera sessuale. Essi temevano che questa "invasione straniera", insieme ad altri elementi percepiti come corruttivi, potesse minacciare il carattere e i valori tradizionali della società italiana.<br />
	Nonostante queste opposizioni, il movimento futurista accolse con entusiasmo il jazz. Futuristi come <strong>Franco Casavola</strong> difesero il jazz con passione, considerandolo un'espressione dei propri ideali di mascolinità, violenza, energia e modernità, in netto contrasto con il romanticismo e il sentimentalismo. Questa precoce adesione da parte di un movimento artistico che in seguito avrebbe trovato una certa sintonia con il regime fascista, fornì una iniziale legittimazione culturale al jazz in Italia.<br />
	Sebbene non esista un singolo documento o dichiarazione inequivocabile in cui Mussolini esprima esplicitamente la sua approvazione del jazz come simbolo di modernità e progresso - in linea con l'estetica futurista che il regime in parte celebrava - diverse testimonianze e contesti supportano questa interpretazione. Ciononostante, l'atteggiamento del regime fascista nei confronti del jazz fu caratterizzato da una sostanziale diffidenza e da una serie di contraddizioni che si evolsero nel corso del Ventennio.
</p>

<p>
	<br />
	A metà degli anni Venti, le autorità fasciste iniziarono a manifestare una certa diffidenza verso i prodotti della cultura statunitense e il jazz non fece eccezione. Si cercò di allontanare gli italiani da questa musica attraverso chiusure temporanee di locali notturni, motivate ufficialmente da ragioni di moralità pubblica, ma forse anche da una volontà di esercitare un controllo ideologico. La censura divenne progressivamente più rigida, prendendo di mira i titoli delle canzoni, i testi e la nazionalità dei compositori, e tentando di forzare un'italianizzazione del linguaggio musicale, sostituendo il termine "jazz" con improbabili alternative come "<strong>giazzo</strong>" o giri di parole come "musica ritmica".<br />
	 
</p>

<p>
	Dal primo gennaio 1925 in Italia iniziò a trasmettere la radio, dapprima per<img alt="EIAR" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="166728" data-ratio="124.85" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="330" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/EIARsperimentali.webp.df6695c81848772e45f545294b118dc7.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /> poche ore al giorno, ma con un largo spazio dedicato alla musica. Gli abbonati crebbero lentamente, rispetto ad altri paesi: dai 55.000 del 1927, quando l'ente statale radiofonico assunse il nome di <strong>EIAR</strong>, raggiunsero il milione e mezzo nel 1940.
</p>

<p>
	All'interno della radio italiana, sotto la presidenza di Giancarlo Vallari, nacque la prima etichetta discografica pubblica, la Cetra. Per le trasmissioni radiofoniche, si adottò l'espediente creative di italianizzare i nomi dei musicisti americani, trasformando Louis Armstrong in <strong>Luigi Braccioforte</strong> e Benny Goodman in <strong>Benito Buonuomo</strong>. Questa strategia permetteva di gestire l'influenza straniera, facendola apparire più in linea con l'identità nazionale italiana. Nei primi anni Trenta, nonostante l'ostilità di fondo, Benito Mussolini stesso mostrò un certo apprezzamento per il jazz, in particolare per il Trio Lescano. Così, entro la metà degli anni '30, fu possibile trasmettere gran parte del repertorio jazz americano, purché venissero apportate piccole modifiche che segnalassero la capacità della cultura italiana di appropriarsi di elementi alieni. Nel 1935, l'EIAR intraprese una sorprendente operazione di rilettura ideologica, arrivando a definire la musica jazz come espressione del "fascismo". L'obiettivo era legittimare la diffusione di una musica verso cui il regime nutriva sospetti, presentandola come funzionale alla "sensibilità contemporanea". Questa singolare interpretazione si basava sull'affermazione che "non c'è musica che risponde meglio alla sensibilità contemporanea, alla vita contemporanea: un ritmo ben marcato, ma che permette tutte le libertà; una forma di servitù che dà l'illusione di perfetta indipendenza". Con queste parole, l'EIAR cercava di presentare il jazz, genere musicale spesso associato a culture straniere e a forme di libera espressione, come affine ai principi del regime, almeno nella sua interpretazione da parte dell'ente radiofonico. In alcuni casi, si arrivò persino definire "fascista" il jazz, una posizione sostenuta dal ministro della Cultura popolare, <strong>Alessandro Pavolini</strong> che difese la programmazione jazz dell'EIAR sottolineando quanto fosse apprezzata dai soldati e dal pubblico. Nel 1937, la radio italiana si vantava di trasmettere più jazz di qualsiasi altra emittente europea!
</p>

<p>
	<br />
	Nel frattempo, la Germania nazista condannava il jazz come "<strong>arte degenerata</strong>" e "musica negra", a causa delle sue radici afroamericane ed ebraiche. Questa differenza si manifestò anche nel modo in cui i due regimi affrontarono la questione della "degenerazione" artistica. In Italia, a differenza della Germania nazista, non ci fu una mostra ufficiale di "arte degenerata" che includesse il jazz. La censura in Italia si concentrò maggiormente sui testi delle canzoni e sulla nazionalità dei musicisti, piuttosto che sul ritmo in sé. In Germania, invece, il criterio estetico fu sostituito da quello genetico-razziale, come sottolineato dal giornale filonazista "Rheinische Landeszeitung", che evidenziò quanto "nella musica vi è di malato, malsano e altamente pericoloso nella nostra (tedesca) vita musicale e che conviene dunque sradicare".
</p>

<p>
	Per il jazz, i vertici nazisti vararono un regolamento specifico discriminante e persecutorio prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Questo prevedeva, tra i vari commi, la riduzione al 20% dello swing nel repertorio orchestrale, la preferenza a composizioni in tonalità maggiore che esprimessero la gioia di vivere, temperata dal senso ariano della disciplina e della moderazione nonché la predilezione per il ritmo veloce (per combattere il blues), ma senza gli eccessi dell'hot jazz. Si stabilì inoltre il divieto dell'uso di strumenti musicali estranei allo spirito tedesco -un paradosso, considerando che il provvedimento avrebbe colpito anche i costruttori tedeschi di sax-, il divieto per il pubblico di alzarsi durante un assolo e per i musicisti di lanciare strilli durante l'esecuzione.
</p>

<p>
	<br />
	Il 14 gennaio 1935, Louis Armstrong suonò in Italia per la prima volta, al Teatro Chiarella di Torino. La tournée di Armstrong in Italia fu un evento di grande successo e ricevette l'approvazione di Vittorio Mussolini. Nei tardi anni Trenta e all'inizio degli anni Quaranta, l'intensificarsi del nazionalismo e l'avvicinamento alla Germania nazista portarono a un inasprimento della censura. I titoli delle canzoni, i testi e la nazionalità (e la "razza") dei compositori divennero oggetto di sospetto.<br />
	Dopo l'emanazione del <strong>Manifesto della Razza</strong> nel 1938, i musicisti ebrei furono progressivamente esclusi dalle attività musicali. Nel 1938, Harry Fleming interruppe le sue tournée in Italia, il contrabbassista ebreo dell'Orchestra Cetra di Barzizza, Giuseppe Funaro, fu licenziato, e Ezio Levi, cofondatore del circolo Jazz Hot di Milano, vide interrotta la sua attività a causa delle leggi razziali. Un altro autore che fu messo sotto sorveglianza per il suo lavoro fu <strong>Mario Panzeri</strong>, in collaborazione con Kramer per la composizione di "Maramao perché sei morto" (1939). Il titolo del brano fu scritto da alcuni studenti sul piedistallo del monumento che il governo aveva deciso di costruire a Livorno in memoria del gerarca <strong>Costanzo Ciano</strong>, recentemente scomparso. Nel giugno 1940, ogni attività di intrattenimento nello spettacolo fu vietata alle persone di "razza ebraica". Con l'entrata in guerra degli Stati Uniti, l'atteggiamento del regime fascista nei confronti del jazz si inasprì drasticamente. I termini inglesi associati al genere musicale furono banditi e nel 1942 venne decretata la proibizione di "tutte le esecuzioni di musica sincopata di origine e carattere anglosassone". Queste restrizioni e la crescente censura riflettevano il consolidamento del controllo del regime sull'espressione culturale, alimentato dall'intensificarsi delle ideologie nazionaliste e razziali e dal deterioramento delle relazioni internazionali. Il regime fascista, attraverso il decreto "<strong>Disciplina per la diffusione del disco fonografico</strong>", mirò a epurare ogni traccia di cultura "giudaica". Tale politica si tradusse nella rimozione dei 78 giri e delle matrici dai magazzini della radio, e nella distruzione di quelli conservati nei depositi delle case discografiche Cetra, Parlophon e Voce del Padrone. Le forze di polizia fasciste eseguirono sequestri e azioni punitive, culminando in arresti, distruzione di strumenti musicali e confisca di dischi e spartiti.<br />
	 
</p>

<p>
	Tuttavia, il jazz non fu mai completamente bandito dall'Italia, probabilmente a causa della sua grande popolarità. Il regime incoraggiò i musicisti italiani a sviluppare una forma nazionale di musica da ballo, utilizzando strumenti locali come la fisarmonica. Questa ambivalenza rifletteva la complessa interazione tra l'ideologia fascista, le preferenze personali di Mussolini e il desiderio di mantenere il consenso popolare.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Oltre Luigi Braccioforte, un jazz naturalizzato</strong></span>
</p>

<p>
	Il jazz italiano del Ventennio, pur essendo naturalmente influenzato dalle sonorità americane, iniziò a delineare una propria identità, plasmata anche dalle politiche culturali nazionaliste del regime. Quest'ultimo, nel tentativo di promuovere una musica da ballo popolare più aderente alla tradizione nazionale, incoraggiava i musicisti a sviluppare uno stile meno sincopato e maggiormente melodico, esaltando strumenti locali come la fisarmonica a scapito del sassofono, simbolo dell'influenza statunitense. In questo contesto, il jazz italiano assunse un <strong>carattere peculiare</strong>, amalgamando l'energia del nuovo genere con elementi profondamente radicati nella tradizione musicale del Paese.<br />
	<br />
	La sensibilità per la melodia, ereditata dalla canzone napoletana e dall'opera, si intrecciava con l'influsso delle sonorità popolari e folcloristiche, generando una fusione originale che distingueva il jazz italiano dalle sue controparti d'oltreoceano. Il risultato fu un linguaggio musicale che, pur mantenendo la vitalità e l'innovazione ritmica proprie del jazz, si adattava alle esigenze espressive di un pubblico abituato alle forme più tradizionali della musica italiana, contribuendo così alla nascita di una variante autoctona del genere. In questo contesto, emersero musicisti, gruppi e cantanti che contribuirono significativamente alla diffusione e all'evoluzione del jazz nella penisola.<br />
	 
</p>

<p style="text-align:center;">
	<img alt="Gorni Kramer" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="166729" data-ratio="32.25" style="width:800px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/gorni-kramer-orchestra-48-con-natalino-otto-fisarmonica-accordion.jpg.2f177ddb073f51597b3d9ecc212a1f24.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />
</p>

<p>
	<br />
	Fu negli anni '30 che si assistette alla formazione delle prime vere orchestre e complessi jazz italiani, tra cui l'<strong>Orchestra Sincopata</strong> di Arturo Agazzi e il <strong>Quartetto Andreis</strong> di Carlo Andreis, che ottennero un immediato successo. Arturo Agazzi, batterista con esperienze nei migliori locali di Londra, già nel 1918 aveva fondato la prima jazz band italiana stabile presso il Mirador Club di Milano, mentre Carlo Andreis, con il suo quartetto, fu attivo tra il 1937 e il 1941. Un ruolo di primo piano fu ricoperto anche da <strong>Gorni Kramer</strong> (in foto) la cui celebre "Crapa pelada" fu interpretata come uno sberleffo al Duce. Scrisse nel 1941 <strong>Vittorio Mussolini</strong> – sceneggiatore, pubblicista e produttore cinematografico, secondogenito di Benito – riguardo a un disco del duo Kramer-Semprini: «Il pianoforte di Semprini e la fisarmonica di Kramer si uniscono in un felice matrimonio per interpretare i temi più belli e famosi di film recenti. La fisarmonica suona la melodia con effetti che ricordano prima un sassofono e poi un violino. Alcuni motivi ritmici ci trasportano in un’atmosfera piena degli aromi speziati di un quartiere di Harlem. Kramer ha davvero creato un nuovo modo di suonare la fisarmonica e di ottenere effetti inediti e inaspettati che sono estremamente interessanti.».
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="166714" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/Natalino-Otto.webp.78b6e7f91a6c4e2d857fa066cca0837a.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Natalino Otto" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="166714" data-ratio="80.61" style="width:330px;height:auto;" width="745" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/Natalino-Otto.thumb.webp.a0621797490a347ce62817b698e6d0c9.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Sempre negli anni '30, nacquero le prime vere e proprie italian jazz band. Milano, con la Blu Star, e Genova furono tra le prime città italiane in cui esplosero il jazz e lo swing. Si ricordano l'Orchestra di Sesto Carlini, ex clarinettista classico passato al jazz, e la <strong>Louisiana band</strong> di Piero Rizza. Le orchestre di Rizza a Genova e, in particolare, quella di Armando Di Piramo a Milano furono un importante banco di prova per molti nuovi musicisti jazz. Di Piramo era anche un impresario e possedeva diversi locali, dove si esibivano artisti di talento quali il genovese Pippo Barzizza (membro della Blu Star), che nel '36 andò a dirigere l'Orchestra Cetra di 18 elementi, poi divenuti 22.Tra le orchestre, la <strong>Barzizza-Cetra</strong> dimostrò il più alto profilo jazzistico. Ovviamente il riferimento musicale è al Duca del Jazz, Duke Ellington, ma, a differenza di Ellington, Barzizza non concede molti assolo ai suoi orchestrali, prediligendo un suono d'insieme.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Tra i cantanti di questo periodo, si deve ricordare <strong>Natalino Otto</strong> (in foto), che fu la prima voce di chiara impronta jazz, appreso nei suoi passaggi a bordo delle navi sulla tratta Genova - New York. Pioniere dello stile swing, il genovese Natalino Otto, nel 1937, con il musicista Gorni Kramer, presentò un repertorio all'americana, tra cui "Polvere di stelle", "Mamma voglio anch'io la fidanzata" e "Ho un sassolino nella scarpa". Un altro grande interprete fu <strong>Alberto Rabagliati</strong>, che nel '26 aveva vinto un concorso indetto dalla Fox in America per sostituire lo scomparso Rodolfo Valentino, ma non ebbe fortuna e tornò in Italia, dove alla fine degli anni '30 esplose lo "stile Rabagliati", con "Ba..baciami piccina", "Quando canta Rabagliati" e varie altre.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="webp" data-fileid="166715" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/Trio-Lescano-1939.webp.ab4ea6c720fd29b1e93306b738b70d54.webp" rel="" style="float:right;"><img alt="Trio Lescano" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="166715" data-ratio="61.52" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/Trio-Lescano-1939.thumb.webp.9470f92f2bd299843ca557ded7517f08.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Ma il principale protagonista dello swing italiano fu il <strong>Trio Lescano </strong>(in foto) composto dalle sorelle olandesi di famiglia ebraica Alessandra, Giuditta e Caterina Leschan, con successi come "Arriva Tazio", "Ma le gambe", "Signorina grandi firme" (1938), "La gelosia non è più di moda", "<strong><a href="https://melius.club/blogs/entry/138-jazz-e-fascismo-tra-rifiuto-e-attrazione/#findComment-633" rel="">Maramao... perché sei morto</a></strong>" (1939) e molti altri di enorme successo. Il Trio Lescano fu uno dei gruppi vocali più popolari dell'epoca, tanto da diventare le cantanti preferite di Benito Mussolini, e il loro stile, caratterizzato da raffinate armonie vocali swing e jazz, le rese celebri anche alla corte del principe Umberto di Savoia. Nonostante l'emanazione delle leggi razziali, Mussolini assicurò loro una certa protezione, concedendo la cittadinanza italiana nel 1941 e permettendo la loro adesione al partito fascista nel 1942.
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	Anche <strong>Romano Mussolini</strong>, figlio del Duce, coltivò una profonda passione per il jazz, diventando in seguito un apprezzato pianista. Sebbene la sua carriera decollò principalmente nel dopoguerra, il suo interesse per il jazz durante il Ventennio è un elemento significativo. Tra gli altri musicisti attivi in questo periodo si ricordano Alfredo Gangi, Armando Frittelli, Luigi Antoniolo, Armando Manzi e Gino Filippini, che si formarono nell'orchestra di Bozza nei primi anni Venti. Locali come i nightclub romani e il <strong>Mirador Club</strong> di Milano rappresentarono importanti palcoscenici per questi artisti.
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	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Il panorama italiano: farinacciani e bottaiani</strong></span>
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	La centralità della figura di Mussolini trasformò il mondo musicale italiano in un'arena di intrighi e opportunismi, con il Duce che esercitava un controllo diretto sulla produzione artistica. Mussolini, pur mostrando un certo interesse per la musica d'avanguardia, prediligeva le opere popolari e la musica sinfonica, considerate più adatte al coinvolgimento delle masse. Il regime promosse la composizione di inni celebrativi e sostenne i compositori che si allineavano ai suoi ideali. Roma, divenuta centro nevralgico della politica culturale fascista, attrasse artisti in cerca di favori.
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	<br />
	Nel 1926, durante l'organizzazione della mostra del Novecento musicale, il Duce espresse la sua preferenza per le opere teatrali, sottolineando il loro potenziale di coinvolgimento del pubblico rispetto alla musica da concerto. Questa visione utilitaristica della musica, intesa come strumento di propaganda e di consenso, si tradusse in un sostegno selettivo alle forme musicali più popolari e accessibili.
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	Alcuni musicisti, come <strong>Pietro Mascagni</strong>, divennero ferventi sostenitori del regime, ottenendo vantaggi in termini di carriera e riconoscimenti. Giordano e Pizzetti contribuirono alla produzione di inni fascisti. <strong>Giacomo Puccini</strong>, pur scomparso poco dopo l'ascesa del fascismo, espresse in alcune lettere ammirazione per leader autoritari capaci di riportare stabilità nel paese. Il regime sfruttò la sua fama post mortem, nominandolo senatore a fini propagandistici. Ricordiamo anche Rito Selvaggi, autore di un "Poema della rivoluzione" concluso dal triplice grido degli orchestrali: "Duce duce duce!".<br />
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="166725" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/AlfredoCasella-alpianoforte-1945.webp.9bd3faa335dd227b59cf38bb8664fe1c.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Alfredo Casella" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="166725" data-ratio="71.21" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_03/AlfredoCasella-alpianoforte-1945.thumb.webp.fa70c306e5f078973a9e3f3535188c70.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Altri compositori mantennero posizioni più complesse e ambivalenti. <strong>Gian Francesco Malipiero</strong>, pur ammirando il fascismo, criticò la scarsa considerazione per la musica contemporanea e cercò il sostegno personale di Mussolini. <strong>Alfredo Casella </strong>(in foto) esponente della musica d'avanguardia, tentò di conciliare modernità e spirito fascista. Il regime, tuttavia, si mostrò sempre più diffidente nei confronti delle tendenze più radicali, come nel caso della censura dell'opera "Favola del figlio cambiato" di Malipiero.
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<p>
	Il regime favorì i compositori d'opera "popolari" come Mascagni, Giordano e Cilea, che trovarono nel fascismo un'opportunità di crescita. La "generazione dell'Ottanta", comprendente Pizzetti, Malipiero, Casella e Respighi, beneficiò dell'attenzione del regime, che sostenne il recupero della tradizione musicale italiana. Tuttavia, il regime esercitò un controllo crescente sulla produzione artistica, promuovendo un'idea di italianità e ostacolando le espressioni musicali non conformi ai suoi ideali.
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<p>
	<br />
	Nel mondo musicale italiano, attraversato da tensioni e dibattiti, si era delineata una contrapposizione tra i "<strong>farinacciani</strong>" della musica, legati alla tradizione e al servizio del regime, e i "<strong>bottaiani</strong>", sostenitori di un rinnovamento musicale. Alfredo Casella, figura di spicco del fronte progressista, si scontrò con Pietro Mascagni, che attaccò la musica nuova e il jazz. Questo scontro ideologico, che vedeva contrapposti progressisti e reazionari, si manifestò anche attraverso accuse di internazionalismo, anti-italianità ed ebraismo. Adriano Lualdi, figura vicina al regime, condusse una campagna contro un presunto complotto degli "internazionalisti" contro la "buona musica". Anche allora non mancava chi inseguiva i complotti.
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	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>La critica musicale al jazz</strong></span>
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	Anche sul jazz la critica musicale italiana non mancò di dividersi. Da un lato, figure come <strong>Vittorio Mussolini</strong>, fratello del Duce e appassionato del genere, ne riconoscevano il valore e lo difendevano. Dall'altro, altri critici, in linea con l'ideologia del regime, espressero giudizi negativi, alimentando una retorica ostile condivisa anche dagli ambienti più conservatori. Tuttavia, con il progressivo inasprirsi del nazionalismo e del razzismo, il jazz fu sempre più osteggiato dalla critica, che lo definiva "moralmente primitivo" e "non italiano". Musicologi vicini all'estetica fascista come <strong>Giannotto Bastianelli</strong> lo consideravano una musica degenerata, influenzata negativamente dalle culture afroamericane, mentre <strong>Fausto Torrefranca</strong>, noto per il suo pamphlet "G. Verdi e il melodramma italiano" (1913) in cui criticava l'influenza straniera sulla musica italiana, vedeva il jazz come una minaccia alla purezza della tradizione musicale italiana.<br />
	 
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<p>
	Uno degli aspetti più controversi del jazz era il suo legame indissolubile con la danza, elemento che suscitava diffidenza sia nel regime sia nella <strong>Chiesa cattolica</strong>. Quest'ultima si mostrò inorridita dallo spettacolo dei giovani, in particolare delle giovani donne, che si divertivano liberamente con il jazz, emettendo ogni sorta di terribili ammonimenti riguardo alle conseguenze e associando il jazz a <strong>sterilità, zitellaggio e tubercolosi</strong>. Questa opposizione non riguardava solo la fisicità del ballo, ma anche il fatto che le sale da ballo diventavano nuovi luoghi della borghesia che creavano i presupposti per un sovvertimento dell'ordine sociale e allontanavano i fedeli dai riti domenicali. La preoccupazione della Chiesa, come quella del regime, era di non poter controllare un fenomeno nuovo che portava con sé profondi cambiamenti nei costumi e nelle abitudini sociali.
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	<br />
	Nel 1928, <strong>Carlo Ravasio</strong> scriveva sul "Popolo d'Italia", condannando aspramente il jazz e le sue mode effimere, giudicandolo "antifascista" e "ingiurioso per la tradizione". Nello stesso anno, <strong>Antonio Gramsci</strong>, in una lettera, rifletteva sul potere ideologico del jazz, interrogandosi sull'influenza che la ripetizione incessante di ritmi sincopati e movimenti rituali potesse avere sulla mentalità europea, arrivando a suggerire che questa musica fosse in grado di generare un vero e proprio fanatismo culturale. <strong>Julius Evola</strong> affrontò il rapporto problematico tra jazz, fascismo e modernità nella "Filosofia del Jazz" e nella "Rivolta contro il mondo moderno". In queste opere, definì il jazz come "musica che non si rivolge più all'anima [...] ma passa direttamente a muovere il corpo, risolvendosi, a mezzo dei sincopati, in puri impulsi all'azione". Secondo Evola, il jazz rivelava una doppia valenza di pericolo da debellare o potenziale tecnica di dominio, paragonando l'atteggiamento da tenere nei confronti della sua "morbosità destabilizzante" alla strategia di un buon nuotatore che asseconda l'onda per poi slanciarsi.<br />
	 
</p>

<p>
	In questo clima, anche alcuni musicisti vicini al regime espressero commenti razzisti e antisemiti contro il jazz. In particolare, gli attacchi di Francesco Santoliquido e Ennio Porrino contro Alfredo Casella dimostrano come settori legati al regime nutrissero ostilità verso forme musicali considerate moderne e potenzialmente "straniere".
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	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>L'eredità del jazz del Ventennio</strong></span>
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<p>
	Un racconto che ci parla di un'epoca in cui la musica, più che semplice intrattenimento, diventa un campo di battaglia culturale, un simbolo di libertà e di ribellione, capace di sopravvivere anche sotto il peso della censura e della repressione. Un'eredità che continua a risuonare nelle note del jazz italiano, un genere che ha saputo reinventarsi e affermarsi, nonostante tutto. Nonostante l'ambivalenza e le restrizioni imposte dal regime fascista, il jazz non solo sopravvisse, ma si radicò nel tessuto musicale italiano, evolvendosi e sviluppando caratteristiche proprie. La popolarità del jazz tra il pubblico italiano, specialmente tra i giovani, fu un fattore determinante che impedì una sua completa proibizione. Gli sforzi di italianizzazione, come il cambio dei nomi dei musicisti americani e l'incoraggiamento di uno stile più melodico con l'uso di strumenti locali, testimoniano un tentativo di conciliare la diffusione di un genere musicale straniero con le esigenze nazionalistiche del regime.<br />
	 
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
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		<iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="113" title="Gorni Kramer - Crapa Pelada" width="200" data-embed-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/boC2BTw5Ojk?feature=oembed"></iframe>
	</div>
</div>

<p>
	<br />
	PS Per approfondire il tema "jazz nel Ventennio" si possono consultare le opere: Mazzoletti <a href="https://amzn.to/3XD915Y" rel="external nofollow">Il jazz in Italia dalle origini alle grandi orchestre</a> 2004, Poesio <a href="https://amzn.to/3DNKBzZ" rel="external nofollow">Tutto è ritmo, tutto è swing. Il jazz, il fascismo e la società italiana</a> 2018
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">138</guid><pubDate>Sun, 30 Mar 2025 19:20:41 +0000</pubDate></item><item><title>"Io te voglio bene assaje": l&#x2019;alba della canzone napoletana</title><link>https://melius.club/blogs/entry/137-io-te-voglio-bene-assaje-l%E2%80%99alba-della-canzone-napoletana/</link><description><![CDATA[<p>
	<strong>Luigi Settembrini</strong>, patriota unitario e scrittore, aveva fondato la società segreta "Figliuoli della Giovine Italia" che ben presto fu scoperta dalla polizia borbonica. Arrestato nel maggio 1839 e tradotto in carcere, il Settembrini seppe con abile difesa, strappare ai giudici una sentenza assolutoria, sebbene il procuratore generale avesse chiesto per lui 19 anni di ferri.
</p>

<p>
	Il re Ferdinando II di Borbone forse se la prese ma restò in silenzio, non parlò né di giudici comunisti né di separazione delle carriere. <img alt=":classic_rolleyes:" data-emoticon="" height="20" src="https://melius.club/uploads/emoticons/rolleyes.gif" srcset="https://melius.club/uploads/emoticons/rolleyes@2x.png 2x" title=":classic_rolleyes:" width="20" />
</p>

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</p>

<p>
	Nelle “Ricordanze della mia vita”, rievocando il periodo di questa sua carcerazione, il Settembrini così scrive: "Una mattina udii di lontano una voce di donna che cantava soavemente, e mi parve come un balsamo sopra la piaga. Si trovò ad entrare il Liguoro ed io lo domandai: chi è che canta così bene? - È mia figlia. - E che canzone canta? - La canzone nuova, Te voglio bene assaje, e tu non pienze a me. Vi piace? Ebbene le dirò che la canti spesso. Tre belle cose furono in quell'anno: <strong>le ferrovie, l'illuminazione a gas e Te voglio bene assaje</strong>”.<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Una grotta ai piedi di Posillipo</strong></span>
</p>

<p>
	<br />
	<img alt="Parco_della_Grotta_di_Posillipo10.jpg" class="ipsImage ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-ratio="75.09" height="600" style="height:auto;width:330px;float:left;" width="398" data-src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a4/Parco_della_Grotta_di_Posillipo10.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />La <strong>Festa di Piedigrotta</strong>, un evento secolare che animava la città con musica e celebrazioni, fu il palcoscenico sul quale "Io te voglio bene assaje" conquistò il cuore del pubblico. Qui, le canzoni nascevano, si diffondevano e diventavano parte della memoria collettiva.
</p>

<p>
	<br />
	Già nel I secolo a.C. nei pressi della Crypta Neapolitana, nota anche come grotta di Posillipo, si praticavano culti pagani. Questo luogo, il cui ingresso principale si apre ancora oggi a Mergellina, all'interno di un sito che custodisce la tomba di Giacomo Leopardi e quella attribuita a Publio Virgilio Marone, era un centro di riti orgiastici. Petronio Arbitro, nel suo Satyricon, ci offre una testimonianza di queste pratiche, descrivendo baccanali sfrenati che si svolgevano in onore del celebre Priapo, divinità della fertilità e della natura rigogliosa.<br />
	<br />
	Dopo vari accadimenti si arriva al 1353 quando fu edificato il santuario <em>de pedi grotta,</em> con la sua festa, che fu fissata l'8 settembre, giorno della natività di Maria. Il popolo napolitano prese ad radunarsi nella grotta di Posillipo ogni anno alla festa di Piedigrotta e lì a sfidarsi a cantare improvvisato, la canzone giudicata più bella ripetuta da tutti era la canzone dell'anno.<br />
	 
</p>

<p>
	Nel corso dell'Ottocento, la Festa di Piedigrotta conobbe una significativa evoluzione. Da evento legato a espressioni musicali tradizionali e orali, si trasformò progressivamente in una rinomata vetrina per la canzone d'autore.  Se inizialmente la festa era caratterizzata da repertori musicali di tradizione orale come tammurriate, tarantelle e canti devozionali, intorno agli anni ’40 le canzoni iniziarono ad essere attribuite ai loro autori, assumendo caratteristiche stilistiche diverse a seconda del temperamento artistico di chi le componeva. Con la nascita di composizioni musicali scritte e concepite specificamente per l'intrattenimento si verificò il passaggio “<strong>dalla canzone della festa</strong>” alla “<strong>festa delle canzoni</strong>”, un cambiamento che segnò una tappa importante nella storia della musica napoletana e non solo di questa.
</p>

<p>
	<br />
	Le canzoni napoletane presentate a Piedigrotta attirarono l'attenzione di<img alt="Piedigrotta-Ricordi.jpeg.4a2f5e78206f63ae0bac09dc90db5281.jpeg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="163186" data-ratio="133.64" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="400" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_02/Piedigrotta-Ricordi.jpeg.4a2f5e78206f63ae0bac09dc90db5281.jpeg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /> importanti case editrici musicali, sia di rilievo nazionale come Ricordi, sia locali come Casa <strong>Bideri</strong>, particolarmente attiva nel settore della canzone napoletana.  Questi editori compresero il notevole potenziale di questo genere musicale. L'intervento del milanese <strong>Ricordi</strong>, in particolare, rappresentò una svolta decisiva, trasformando la canzone napoletana in un prodotto commerciale di grande diffusione.
</p>

<p>
	In questo modo, la musica popolare si affermò come fenomeno di massa, assumendo una duplice natura: espressione autentica della cultura popolare e al contempo prodotto industriale destinato a un pubblico sempre più ampio.
</p>

<p>
	<br />
	La Festa di Piedigrotta si rivelò un'importante piattaforma di lancio per i più talentuosi autori e interpreti dell'epoca, tra cui Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Ernesto Murolo, Eduardo Di Capua e Ferdinando Russo. Le loro creazioni, spesso realizzate in occasione dei concorsi di Piedigrotta promossi dalle case editrici, hanno contribuito in modo fondamentale a costituire quel ricco e variegato repertorio che oggi identifichiamo con il nome di Canzone Napoletana.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Nascita di una melodia immortale</strong></span><br />
	La canzone napoletana, nelle sue prime espressioni popolari, si caratterizzava per una profonda malinconia sentimentale, specchio delle sofferenze e delle speranze del popolo (qualcuno ha detto blues? <img alt=":classic_biggrin:" data-emoticon="" height="20" src="https://melius.club/uploads/emoticons/biggrin.png" srcset="https://melius.club/uploads/emoticons/biggrin@2x.png 2x" title=":classic_biggrin:" width="20" />). 
</p>

<p>
	Successivamente ci fu una evoluzione con l'avvicinamento allo stile della romanza, l'acquisizione di una forma più strutturata e l'adozione di un linguaggio più raffinato. Parallelamente, il gusto del pubblico cambiava, nuove tendenze musicali influenzavano il ritmo, che si faceva più vivace e saltellante e la "nenia", espressione tipica del canto popolare più antico, scomparve gradualmente, segnando un allontanamento dalle radici marinare e dalle fatidiche rive di Posillipo.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	In questo contesto di transizione si inserisce "Io te voglio bene assaje", un brano che pur non potendo essere considerata la primissima canzone napoletana d'autore dell'Ottocento (esistono infatti composizioni precedenti di autori come Maria Malibran e Gaetano Donizetti), tuttavia questa canzone rappresenta un esempio emblematico di questa fase di passaggio, una tra le prime canzoni a subire questa trasformazione, anticipando il futuro della musica leggera italiana.
</p>

<p>
	Presentata alla Piedigrotta del 1835, la sua struttura strofica, anticipa la forma strofa-ritornello, si compone di ottave suddivise in due quartine, con versi settenari (o ottonari) e senari, e rime che seguono lo schema ABBC-DEEC. Il cuore pulsante della canzone è il "<strong>ripeto obbrecato</strong>", il verso "Io te voglio bene assaje / e tu non pienz’a me", che si ripete in ogni strofa, trasformandosi in un vero e proprio tormentone.
</p>

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</p>

<p>
	<img alt="Raffaele Sacco" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="163187" data-ratio="84.84" style="width:244px;height:auto;float:left;" width="244" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_02/Sacco.jpeg.9e285b03c1e7f56145e73b8f95f238da.jpeg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />La paternità della musica è stata a lungo dibattuta. Inizialmente attribuita a <strong>Gaetano Donizetti</strong>, questa ipotesi è stata smentita da ricerche recenti. Gaetano Amalfi ha suggerito che l'autore potrebbe essere Guglielmo Cottrau, o che questi abbia attinto a fonti popolari. Raffaele Di Mauro ha proposto il nome di Vincenzo Battista, mentre le informazioni più recenti indicano Filippo Campanella come compositore. L'unica certezza rimane l'autore del testo, <strong>Raffaele Sacco</strong>, ottico (fondò il primo negozio di ottica in Italia, in via della Quercia), scienziato, accademico, inventore... e <em>bon vivant tombeur de femmes</em> nel tempo libero. L'adattamento di Cottrau ha giocato un ruolo cruciale nella diffusione della canzone in Europa, mentre l'uso sapiente del crescendo emozionale e l'equilibrio tra testo e melodia ne fanno un capolavoro del genere sentimentale.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Successo e critiche</strong></span>
</p>

<p>
	Escludendo possibili stampe precedenti su fogli volanti, <a href="http://hdl.handle.net/20.500.12459/1580" rel="external nofollow">è questa la prima versione</a> della canzone pubblicata per canto e pianoforte: Io te voglio bene assaje. Nuova canzone napoletana, Girard e Co. n. 4825, 1840. Anonima, in Si bemolle maggiore, testo di quattro strofe.
</p>

<p>
	La risonanza della canzone fu straordinaria, il successo fu di dimensioni tali da suscitare anche commenti <img alt="753318_Canzoni_napoletane_Noseda_A.6___011.tif.jpg" class="ipsImage ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-ratio="139.86" height="200" style="height:auto;width:143px;float:left;" width="143" data-src="https://search.bibliotecadigitale.consmilano.it/retrieve/1155178/753318_Canzoni_napoletane_Noseda_A.6___011.tif.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />stizziti per l'ossessionante ubiquità della melodia cantata in tutta la città tanto che il giornalista Raffaele Tommasi, il 6 agosto 1840, sul settimanale letterario Omnibus, scriveva: «Sfido chiunque dei miei lettori a dare un passo, o a ficcarsi in un luogo dove il suo orecchio non sia ferito all'acuto suono di una canzone, che da non molto da noi introdottasi, trovasi sulle bocche di tutti, ed è venuta in sì gran fama da destar l'invidia dei più valenti compositori».
</p>

<p>
	<br />
	Le critiche di Totonno Tasso, poeta popolare, evidenziavano un cambiamento nel gusto del pubblico, il brano introduceva una novità che si discostava dalle forme più tradizionali della canzonetta napoletana, in realtà questo mutamento rifletteva le trasformazioni sociali ed economiche di Napoli, con l'emergere di nuove classi e influenze culturali.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Un ponte tra le epoche</strong></span><br />
	La melodia di "Io te voglio bene assaje" si diffuse rapidamente, superando i confini cittadini per raggiungere un pubblico sempre più vasto. Guglielmo Cottrau (capostipite di una famiglia di compositori ed editori, detto il "parigino di Mergellina") contribuì alla sua rielaborazione e diffusione, mentre artisti del calibro di Luciano Pavarotti, Massimo Ranieri, Roberto Murolo e ne hanno mantenuto viva la memoria attraverso le loro interpretazioni. Il brano, inizialmente radicato nella cultura popolare, divenne così un ponte tra epoche e stili diversi.<br />
	 
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
		<iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="150" title="Roberto Murolo, 1996 - Te voglio bene assaje" width="200" data-embed-src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/qJZzpmO6ezo?feature=oembed"></iframe>
	</div>
</div>

<p>
	<br />
	<em>In copertina: Vincenzo Migliaro, Piedigrotta (la festa di Piedigrotta), 1895</em>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">137</guid><pubDate>Sun, 23 Feb 2025 19:21:04 +0000</pubDate></item><item><title>McIntosh ML1 mk II. Suono moderno in abito vintage</title><link>https://melius.club/blogs/entry/136-mcintosh-ml1-mk-ii-suono-moderno-in-abito-vintage/</link><description><![CDATA[<p>
	<em>di Vincenzo Traversa</em>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Dei diffusori del costruttore statunitense ne avevamo già scritto relativamente alla prova delle XR100:
</p>
<iframe allowfullscreen="" data-embedauthorid="155" data-embedcontent="" data-embedid="embed3973379168" style="height:417px;max-width:502px;" data-embed-src="https://melius.club/blogs/entry/7-mcintosh-xr100-diffusori-acustici-da-pavimento/?do=embed"></iframe>

<p>
	 
</p>

<p>
	Oggi ho l’opportunità di parlare di questa “nuova” coppia di diffusori da stand che hanno, tra le finalità principali, quella di riproporre il look degli anni '70 con il suono del 21° secolo. E’ una operazione “nostalgia” sensata? E’ solo marketing?<br />
	 
</p>

<p>
	<img alt="Immagine2.jpg.6877be2acd82d04d55481d05abc64418.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="147801" data-ratio="89.70" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="643" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_09/Immagine2.jpg.6877be2acd82d04d55481d05abc64418.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><span style="font-size:16px;"><strong>Ieri e oggi</strong></span>
</p>

<p>
	Partiamo dai diffusori d’origine, gli ML1 degli anni '70. Anche loro da stand (anzi bookshelf) in sospensione pneumatica a 4 vie e 4 altoparlanti (woofer da 12”, midwoofer da 8, mid alto da ½” e tweeter da 1/4"). Questi diffusori (apprendo dalla letteratura in materia) furono progettati per lavorare in simbiosi con gli equalizzatori MQ della Casa, al fine di migliorare la risposta in bassa frequenza. La loro produzione terminò nel 1977. Purtroppo, ad oggi, non ho mai avuto l’occasione di poterli ascoltare.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Gli ML1 mkII sono diffusori da stand, in sospensione pneumatica a 4 vie e 5 altoparlanti. Il progetto prevede l’utilizzo di un woofer da 30 cm, due midwoofer da 10 cm, un mid alto da 5 cm ed un tweeter da 1,9 cm. Le altre specifiche tecniche dichiarate dal costruttore sono le seguenti: impedenza nominale 8 ohm, sensibilità 85db 2,83 V/1 metro, frequenze di taglio del crossover 180 hz / 500 hz / 4500 hz, potenza utilizzabile dai 75 ai 600 watt. Risposta in frequenza da 27 hz a 45 khz. Dimensioni L 38,1 cm, H 66,4 e P 34 cm. I diffusori arrivano con i loro stand, ai quali è possibile applicare le punte fornite a corredo.
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<p>
	Tutti i driver, eccetto il tweeter, sono in materiale plastico (polipropilene) con sospensioni in gomma (molto generosa come dimensione quella del woofer). Il tweeter ha la cupola in titanio ed è il medesimo utilizzato su altri modelli di diffusori McIntosh, come ad esempio il già citato XR100.
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	Per il mobile è stato utilizzato il noce americano, dall’aspetto robusto ma un<img alt="Immagine3.jpg.cac1c14699f6a50ab50d8c4f33677976.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="147802" data-ratio="66.67" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="643" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_09/Immagine3.jpg.cac1c14699f6a50ab50d8c4f33677976.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /> po' “povero”. La rifinitura satinata lo rende fin troppo anonimo. A memoria posso affermare che le Klipsch Heresy III mi sembravano rifinite meglio. Nell’immagine è possibile vedere “l’esploso” del mobile e della componentistica.
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	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Come si presentano</strong></span>
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	 Non è mia intenzione dilungarmi oltre sugli aspetti squisitamente tecnici per i quali vi rimando <a href="https://www.mcintoshlabs.com/products/speakers/ML1" rel="external nofollow">alla pagina web del prodotto</a> dalla quale poter attingere a tutte le ulteriori specifiche ed informazioni. I miei obiettivi riguardano “marginalmente” l’aspetto estetico e, soprattutto, il come suonano.
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	In fotografia non rendono bene l’impatto visivo che invece trasmettono collocati in ambiente.  Inizialmente pensavo fossero più “piccoli” ma, una volta issati sui loro stand e sistemati in ambiente arrivano quasi alla metà dell’altezza delle Sonus Faber Lilium.
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	L’aspetto retrò può piacere o meno. La connotazione vintage della loro impostazione estetica certamente è stata pensata per l’inserimento in ambienti classici e dai toni caldi. Con la griglia para-polvere magnetica montata sul diffusore diventano compagni di ascolto sobri, seriosi, un filo anonimi. Rispetto alla ML1 originaria non ci sono più i listelli verticali che, seppur deleteri per la trasparenza del suono, ne alleggerivano l’immagine frontale. La nuova tela e l’unico listello orizzontale sono dichiarati per essere acusticamente trasparenti (e vedremo se sarà vero).
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	<img alt="Immagine1.jpg.b9ef6b047764fc0977b24bb5ca57c092.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="147800" data-ratio="89.70" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="599" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_09/Immagine1.jpg.b9ef6b047764fc0977b24bb5ca57c092.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />A griglia smontata prevale l’impatto visivo del grande woofer e degli altri 4 driver. In McIntosh hanno fatto prevalere una immagine troppo “monitor style”, anonima e poco coraggiosa. Avrei preferito di gran lunga una finitura del frontale nello stesso legno del mobile oppure, colorata come le competitor JBL Studio Monitor, che hanno fatto del frontale azzurro una parte del loro fascino distintivo.  Il retro del diffusore, verniciato in nero, vede la vaschetta delle 4 connessioni. Quindi il diffusore accetta il biwiring e la bi amplificazione. I connettori utilizzati sono gli stessi montati sui finali del brand. I diffusori montati sui loro supporti assumono una angolazione tale da portare virtualmente l’altezza del tweeter a quella delle orecchie dell’ascoltatore seduto. Anche l’aspetto di questi ultimi non mi ha convinto particolarmente. Il fregio frontale McIntosh ML1 mi sembra troppo grande e dall’aspetto posticcio. Una bella fresatura avrebbe garantito un maggior senso di qualità. Ma queste sono solo considerazioni estetiche personali.
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	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Il suono</strong></span>
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	Le prove d’ascolto si sono svolte sia con che senza le griglie para polvere montate sui diffusori. La loro presenza non è neutra rispetto al risultato ottenibile andando a modificare in modo sensibile sia lo stage che la trasparenza.
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<p>
	Le prime due settimane di “rodaggio” sono servite a prendere confidenza con il posizionamento dei diffusori, in modo da poter ottenerne il massimo sia come risposta in frequenza che come riproposizione dello stage. La sospensione pneumatica ha fornito una mano benefica nel posizionamento perché ha consentito diverse scelte di posizionamento rendendo sempre gestibile la risposta in frequenza. Bel risultato.
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	Dopo le suddette due settimane sono iniziati gli ascolti seri. Prima con la musica rock, blues e jazz e poi con la musica classica (da camera ed infine la sinfonica). Inizio con le griglie montate sui diffusori: basso “a molla” esattamente come mi aspettavo, con notevole punch ed una notevole estensione verso il basso, sicuramente più profonda ed articolata rispetto alla Klipsch Heresy III ascoltate nello stesso ambiente e nella stessa posizione.
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<p>
	Il medio basso, che ad inizio ascolto mi sembrava un tantino indietro, con il passare delle ore d’ascolto si è ricollocato in asse, andando a ben supportare e ad amalgamarsi a dovere con lo spetto dei medio alti. Il suono del sax dei miei album di riferimento è stato così spettacolare, denso e rauco da avermi fatto venire i brividi.
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	Anche sullo spettro più alto inizialmente mi è sembrato che il tweeter facesse un po' lo scontroso, o troppo timido o troppo irruente. È come se mi chiedesse più tempo rispetto agli altri driver per entrare in gioco. In effetti questo è stato il componente che temporalmente ha richiesto più tempo d’ascolto per poter essere compreso ed è quello che, alla fine della recensione, farà pendere l’ago della bilancia nelle conclusioni.
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	<br />
	A rodaggio concluso il diffusore ha saputo esprimersi con correttezza timbrica, notevole macro dinamica e piacevolezza complessiva. Da Steven Wilson ai Deep Purple, passando per Joshua Redman e Ben Sidran tutte le tracce ascoltate mi hanno emozionato e divertito. Anche a volumi d’ascolto da denuncia condominiale non c’è mai stato un momento in cui i ML1 abbiano mostrato la corda e sono sempre stati in grado di gestire al meglio la potenza erogata dai finali McIntosh 1.2Kw.
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	Il diffusore, con la sua sensibilità medio bassa (direi proprio bassina) ha necessità di essere spinto con pugno di ferro e guanto di velluto. A basso volume non riesce a trasmettere emozioni, diventando un po' anonimo. Se pilotato a dovere (non scenderei al di sotto dei 300 watt a canale) esprime bene le sue qualità diventando un compagno di viaggi musicali affidabile e divertente. Da questo punto di vista mi hanno ricordato tanto le AR 10π ascoltate alcuni anni fa.
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<p>
	Con la musica classica il risultato complessivo è stato meno omogeneo. Mi spiego meglio: se con la musica da camera o con un solo strumento (ad esempio il pianoforte) non cambia la qualità complessiva della riproduzione restando sempre molto alta, con la musica sinfonica ho riscontrato qualche difficoltà in più. Mi è sembrato che il tweeter se sollecitato da più strumenti ad arco o a fiato, nei pieni orchestrali, perdesse precisione. Il suono resta timbricamente corretto ma non sembra più in grado di restituire la definizione esatta della registrazione. E’ pur vero che, avendo come riferimento le Sonus faber Lilium, vere regine indiscusse nella riproduzione della musica classica, il mio metro di giudizio ha una asticella molto alta ma, avrei gradito una maggiore capacità di introspezione. Come termine di paragone potrei citare il vedere un film con definizione 4K senza e con HDR. Le Lilium riproducono la sinfonica in HDR, le ML1 si fermano un gradino sotto.
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	Tutto quello che ho scritto relativamente agli ascolti effettuati con le griglie montate sui diffusori deve essere rivalutato per alcuni aspetti peculiari.
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	Sostanzialmente non cambiano i giudizi sulla timbrica e sulla dinamica ma sulla trasparenza e sullo stage le differenze sono ben percepibili.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="147803" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_09/Immagine4.jpg.5bf5b48b4b5291d364d95dc4bca73e84.jpg" rel=""><img alt="Immagine4.thumb.jpg.0a7eabf02e794aaad52a61aaa424c538.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="147803" data-ratio="75.00" style="width:800px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_09/Immagine4.thumb.jpg.0a7eabf02e794aaad52a61aaa424c538.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	Senza griglie aumenta la trasparenza del suono. Tutto diventa più terso e lucido. La sensazione è quella di un suono che passa dall’ambrato all’azzurrino. Mi piace? La risposta è no. Alla lunga inizia a diventare più affaticante e si inizia pian piano a ruotare verso il basso la manopola del volume. Secondo aspetto negativo, lo stage. A griglie montate il diffusore suona coerente e con i driver ben distribuiti su tute le frequenze. Senza griglie si inizia a percepire la direttività del suono. È come se il diffusore smetta di suonare come una orchestra e inizi a far sentire i singoli strumenti emessi dai singoli driver. A questo punto mi viene il sospetto che McIntosh abbia volutamente ottenere questo risultato, cioè che il diffusore sia stato progettato per suonare con le sue griglie.
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	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Conclusioni</strong></span>
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	Complessivamente il diffusore mi è piaciuto. È onnivoro nel senso che è in grado di riprodurre tutta la musica. Ha delle preferenze ma riesce a gestire anche materiale musicale meno nelle sue corde. Se messo nelle condizioni ideali diventa emozionante e divertente. Non è il diffusore da ascolti a basso volume e deve essere “spronato” ad esprimersi come sa fare utilizzando una buona dose di potenza. Chi volesse utilizzarlo in tal senso farebbe un acquisto sbagliato. Va abbinato ad amplificazioni generose (ripeto, non meno di 300 watt) e questi watt vanno usati. Il secondo limite è il tweeter. Va benissimo in generale ma a mio avviso non ha la definizione e la classe che il diffusore avrebbe meritato. A questi livelli di prezzi di listino (€ 18.000,00 la coppia) il minimo sindacale non basta più. L’acquirente di turno (soprattutto se appassionato di musica classica) ha diritto di pretendere il massimo della definizione.
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	<strong>In sintesi:</strong>
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<ul>
	<li>
		correttezza timbrica 8/10
	</li>
	<li>
		trasparenza 9/10 senza griglie 8/10 con le griglie montate
	</li>
	<li>
		micro dinamica 7/10
	</li>
	<li>
		macro dinamica 8/10
	</li>
	<li>
		facilità di pilotaggio 6,5/10
	</li>
	<li>
		posizionamento in ambiente 9/10
	</li>
	<li>
		rapporto qualità/prezzo 5/10.
	</li>
</ul>

<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">136</guid><pubDate>Mon, 16 Sep 2024 10:35:27 +0000</pubDate></item><item><title>Yamaha T-1 modifiche e revisione di un tuner di fine anni '70</title><link>https://melius.club/blogs/entry/135-yamaha-t-1-modifiche-e-revisione-di-un-tuner-di-fine-anni-70/</link><description><![CDATA[<p>
	 
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	Come complemento all’amplificatore integrato <a href="https://melius.club/blogs/entry/124-yamaha-a-1-revisione-restauro-e-modifiche-refurbish-restoration-and-up-grading/" rel="">Yamaha A-1</a> oggetto di una revisione di qualche tempo fa non potevo esimermi nel cercare il suo gregario dell’epoca ossia il tuner T-1.<br />
	A dire il vero mi sarebbe piaciuto entrare in possesso del più performante e intrigante T-2 ma un po’ i costi elevati nell’usato un po’ perché non amo spendere troppo per un tuner visto l’uso limitato che ne farei a differenza degli ascolti quando sono in auto o mentre sono occupato in altro mi ha spinto ad abbassare giustamente le pretese attingendo tra le diverse offerte del modello in questione alla ricerca di quello facente al caso mio.<br />
	<br />
	Trascorsi dei mesi vagliando e scartando più offerte di vendita anche vicino casa  gli occhi e l’interesse è caduto su un tuner esteticamente ben tenuto vedendo le immagini, proposto con il suo imballo originale ed offerto ad un prezzo invitante però senza possibilità di trattativa.
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	Lasciato passare un paio di giorni per pensarci su lo presi e trascorsa circa una settimana di attesa una volta arrivato a casa lo collocai impaziente sul banco per constatare se quanto indicato dal venditore fosse aderente alla realtà.<br />
	<br />
	Venduto come Nos lo scetticismo si era instaurato in me fin dall’inizio ed avevo ragione, infatti all’arrivo e disimballato senza nemmeno sorprendermi più di tanto ho constatato che Nos non lo era affatto; l’ho trovato si pulito, esteticamente a posto come piace a me, ma uno stupido graffio quasi invisibile su un fianco, della polvere incancrenita sulle zigrinature dei morsetti posteriori e i pin rca ossidati mi hanno fatto capire che il venditore di mercanzia varia (si trattava presumo di un rigattiere avendo da vendere di tutto e di più) nella sua (forse) buona fede aveva sopravvalutato il giudizio, per cui mi sono limitato avendolo preso sulla baia a rilasciare un giudizio neutro segnalando che non si trattava effettivamente di un apparecchio Nos anche se potevo comunque ritenermi soddisfatto dell’acquisto visto il prezzo richiesto.
</p>

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	<br />
	Quindi collegato all’alimentazione con un pizzico di apprensione ho constatato che 3 delle 4 luci che illuminano gli strumenti e la scala di sintonia non funzionavano mentre sintonia, uscita audio, led e tutto il resto funzionavano a dovere.<br />
	Nel mentre lo guardavo da tutti i lati già nella mente mi balenavano gli upgrading che avrei voluto effettuare con la dovuta calma.<br />
	Innanzitutto ripristinare l’illuminazione mancante per cui mi sono appoggiato al solito fornitore teutonico come feci per l’amplificatore A-1 visto la disponibilità di lampadine dedicate per ogni apparecchio vintage.<br />
	                                                                                                  <br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135053" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/0.jpg.47ca6d5202b6dbe5bf3bb660ba6ca543.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="0.thumb.jpg.84e845d8cf205155ee49b994fb3022b7.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135053" data-ratio="133.33" style="width:450px;height:auto;" width="450" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/0.thumb.jpg.84e845d8cf205155ee49b994fb3022b7.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	In attesa arrivassero le lampadine mi premeva avere la possibilità di disporre del cavo di alimentazione staccabile, opzione che mi permette un plug and play veloce del componente senza dover impazzire nel far passare e togliere cavi  da dietro ai mobili per collegarli alle prese, questo a causa del fatto che non ho mai voluto utilizzare tavolini dedicati dove tutto è più agevolato riguardo il collegare e staccare cavi grazie alle aperture su tutti i lati.<br />
	<br />
	Questa “mania” di avere il cavo di alimentazione staccabile risale a moltissimi anni addietro quando avendo avuto elettroniche con il cavo fisso scoprii il disagio nel momento di far posto o spostare di posizione l’elettronica, la prima macchina che fece da cavia a quei tempi fu un deck della Nakamichi per la precisione un CR7, il lavoro riuscì talmente bene che quando parecchi  anni dopo lo vendetti l’acquirente seppur conoscesse bene il deck che si accingeva ad acquistare rimase piacevlmente colpito in positivo ritenendo fosse uscito così dalla casa apprezzando la modifica in quanto gli era indispensabile staccare il cavo per dove andava collocato il deck.<br />
	<br />
	Quindi analizzato il retro del tuner e verificata la possibilità che gli ingombri della presa iec non creassero problemi o andassero a cozzare contro qualcosa ho iniziato a staccare con cura il pannello posteriore per poter lavorare nel migliore dei modi senza troppi intralci.<br />
	<br />
	Scartata una presa Iec da fissare con viti causa l’ingombro non trovando alternative esteticamente piacevoli se non in posizioni assurde ho optato per una presa iec ad incastro della Bulgin occupante uno spazio minore, la iec scelta è indicata per pannelli con spessore minimo di 1mm. ideale per lo spessore del pannello e per il posizionamento nel punto utile dove poterla piazzare.<br />
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	<br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="jpg" data-fileid="135054" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/1.jpg.7e3943ec8b5b107d2571fffb9cf4cd21.jpg" rel="" style="float:right;"><img alt="1.thumb.jpg.882f954cbbab331f3fffc1f525d1714b.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135054" data-ratio="75.13" style="width:398px;height:auto;" width="799" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/1.thumb.jpg.882f954cbbab331f3fffc1f525d1714b.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	Una volta arrivata a casa la iec ho preparato una mascherina in metallo riportante il profilo della presa<br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135055" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/2.jpg.1a30d1686f7c6f500204d4a762dfa340.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="2.thumb.jpg.5589963bae8f2f5a9909e04348fca75b.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135055" data-ratio="133.05" style="width:351px;height:auto;" width="451" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/2.thumb.jpg.5589963bae8f2f5a9909e04348fca75b.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	e provvedendo come la volta precedente ad eseguire la tracciatura dell’impronta prima di iniziare la multi foratura con punta da 1.5 mm. non prima di aver punzonato tutto il contorno per agevolare la foratura<br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="jpg" data-fileid="135056" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/3.jpg.49a58bc53d1400709cd491ac1e5e85d2.jpg" rel="" style="float:right;"><img alt="3.thumb.jpg.b886deaa42ab8a4812bdafe7fcfa14ad.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135056" data-ratio="75.13" style="width:398px;height:auto;" width="799" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/3.thumb.jpg.b886deaa42ab8a4812bdafe7fcfa14ad.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	tanta pazienza utilizzando l'indispensabile Dremel e diversi tipi di lime e quasi ci siamo,manca da rifinire per bene i lati, arrotondare uniformemente le curve degli angoli, infine una passata con il colore nero in tutti e quattro i lati e la presa Iec è al suo posto…volendo potevo fare un buco molto meno preciso lasciandoci pure la fustellatura che tanto non si sarebbe mai visto una volta infilata da fuori la presa ma non essendo nel mio stile essere approssimativo ho voluto fare le cose con il mio solito metodo di lavoro.<br />
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	<strong>                                        la presa al suo posto</strong><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135057" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/4.jpg.7ca234812beea936740cfe45068a8980.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="4.thumb.jpg.9ec5795b5a7da721473b08bfbded9b9c.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135057" data-ratio="75.13" style="width:398px;height:auto;" width="799" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/4.thumb.jpg.9ec5795b5a7da721473b08bfbded9b9c.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="135058" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/5.JPG.0ca97edc99a239cd6835aa17ff6071c8.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="5.thumb.JPG.9d0f43271ccb4165fa7787db30e12947.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135058" data-ratio="75.00" style="width:400px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/5.thumb.JPG.9d0f43271ccb4165fa7787db30e12947.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	Un problema che colpisce tutti i T1 e pure la serie T2 è lo stacco del colore sugli indici dell’indicatore di intensità del segnale e della sintonia in fm e anche il mio t<span>uner non è esente da questa sventura.</span>
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	                                                                                        <strong>primo piano degli indici scrostati         </strong>                                                                                              
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="135059" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/6.JPG.2a936d62e83fdb9e6b354f4799f5381c.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="6.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135059" data-ratio="75.00" style="height:auto;width:300px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/6.thumb.JPG.22e66a0d4ef40c2351218b9b102e0a75.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="135060" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/7.JPG.813782c49daf60def49f553cb8ef63b7.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="7.thumb.JPG.1068ae777b0e527d2d870840eda6a0de.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135060" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/7.thumb.JPG.1068ae777b0e527d2d870840eda6a0de.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	Come si può notare l’indice che in origine è di colore rosso con il trascorrere del tempo il colore si stacca a pezzetti, pezzetti che finiscono in ogni dove all’interno dello strumento lasciando intravedere il metallo quindi gli strumenti vanno smontati, trovato un sistema per togliere i vetrini anteriori trasparenti, pulire per bene ogni briciola sparsa, staccare delicatamente la rimanente verniciatura sugli indici e riapplicare il colore.<br />
	<br />
	Volendo evitare la verniciatura e relativa mascheratura di tutto l’insieme pensando sorgessero dei problemi nell’urtare le delicate barrette ho provato a passarle con un pennarello indelebile rosso, il risultato non era male in quanto l’aspetto degli indici apparivano più di metallo anodizzato che dipinti ma non si avvicinavano nemmeno un po’ all’aspetto originale per cui una volta ripuliti con un solvente ho deciso di passare alle vie di fatto senza mezze misure quindi eseguo la mascheratura per poi procedere alla verniciatura.<br />
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	<strong> Gli indicatori pronti per essere dipinti</strong><br />
	                                                                              <br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135061" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/8.jpg.7068ad82ac10420b7335d64d387618ce.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="8.thumb.jpg.59d4d4d2b8e47e0add74a340f74254bc.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135061" data-ratio="133.07" style="width:251px;height:auto;" width="451" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/8.thumb.jpg.59d4d4d2b8e47e0add74a340f74254bc.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	 il lavoro terminato….non sembra venuto malaccio ma non è finita, con calma verrà staccato delicatamente tutto il nastro di mascheratura, entrambi gli indicatori verranno rinchiusi nei propri vetrini non prima di averli lucidati a specchio e riapplicati alla mascherina<br />
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	                     <strong>ed ecco qui….  tornati come nuovi</strong><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="135063" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/10.JPG.f764adfa56a45ade4e1d3d18862165f6.JPG" rel=""><img alt="10.thumb.JPG.0c3c1aadd370f720ef02f9fcf1786878.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135063" data-ratio="58.50" style="width:400px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/10.thumb.JPG.0c3c1aadd370f720ef02f9fcf1786878.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="jpg" data-fileid="135064" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/11.jpg.80947dd8d7fb04df36fb1ceb5e5501a0.jpg" rel="" style="float:right;"><img alt="11.thumb.jpg.cadf7d5ceab29bfadb15966071535877.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135064" data-ratio="75.13" style="width:398px;height:auto;" width="799" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/11.thumb.jpg.cadf7d5ceab29bfadb15966071535877.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	In seguito ho provveduto a rinfrescare anche la pulsantiera che presentava la colorazione nera dal sapore un po’ vissuto, isolo il tutto e procedo a dare alcune mani molto leggere con aeropenna per coprire i segni delle sfregature sulla plastica dei pulsanti<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	 <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="135065" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/12.jpg.13b68f52c48ddec94fba69456a24edca.jpg" rel=""><img alt="12.thumb.jpg.0bd53d5188219aef38055b7ace982a56.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135065" data-ratio="75.13" style="width:398px;height:auto;" width="799" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/12.thumb.jpg.0bd53d5188219aef38055b7ace982a56.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="135066" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/13.JPG.2a2191535f4d663d8c3106173cef1c98.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="13.thumb.JPG.9ad2b199b5ef973d035a12a8f69e856a.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135066" data-ratio="75.00" style="width:400px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/13.thumb.JPG.9ad2b199b5ef973d035a12a8f69e856a.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	Arrivate le lampadine finalmente potrò sostituirle, di ognuna la Yamaha ha voluto applicarci sopra delle gommine verdi  molto morbide e di spessore sottile che danno la colorazione caratteristica, vanno staccate dalle vecchie lampade delicatamente pena rottura in quanto con il trascorrere degli anni aderiscono al vetro in maniera impressionante; essendo molto aderenti anche sulle nuove lampade diventano un pizzico difficoltose da inserire, consiglio per chi possiede questo tuner o altri con cappucci simili di utilizzare un cottonfioc imbevuto di un paio di gocce di olio di vaselina passandolo all’interno della gomma o sul vetro della lampadina per agevolare velocemente l’inserimento.<br />
	<br />
	Non mi spiego perché non sono stati usati dei led verdi piuttosto che questo sistema di più pezzi che saranno costati sicuramente di più al costruttore ma tant’è che non mi pongo il problema.<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135067" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/14.jpg.7230cfc0f92c28110485bfdabad74ce8.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="14.thumb.jpg.c0a35353d8402cae12be60f196897255.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135067" data-ratio="75.13" style="width:398px;height:auto;" width="799" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/14.thumb.jpg.c0a35353d8402cae12be60f196897255.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Mi infastidisce vedere il cablaggio abbondante delle lampade che notai quando sollevai per la prima volta il coperchio per cui accorcerò i cavi dove necessario una volta effettuati i vari collegamenti.<br />
	<br />
	Anche in questa elettronica ci sono alcuni collegamenti effettuati con la tecnica “wire wrap” in particolar modo sui collegamenti delle lampade alla scheda  e in aggiunta collegamenti da un punto all’altro e dal pannello frontale alla scheda per cui li andrò a rimpiazzare con connettori Jst-xh perché se nel tempo dovessi sostituire nuovamente qualche lampadina non sarà più necessario dissaldare e risaldare ma basterà applicarci i morsettini capicorda facilitando la manutenzione.
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	                                  <strong> prima                                                                                                                                                                       dopo</strong>
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	                   <br />
	                 <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135068" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/15.jpg.5b0f5bcf6631eb36f9185de7457702d4.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="15.thumb.jpg.ab05ba3d6db9eb3bf31cd577ebc536a8.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135068" data-ratio="75.13" style="width:398px;height:auto;" width="799" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/15.thumb.jpg.ab05ba3d6db9eb3bf31cd577ebc536a8.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                  <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="135069" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/16.jpg.67ea8fdb4f13591f804b7eb4a765b3b3.jpg" rel=""><img alt="16.thumb.jpg.4602e80acf17f79c6d02fac78a2f85ba.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135069" data-ratio="133.07" style="width:251px;height:auto;" width="451" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/16.thumb.jpg.4602e80acf17f79c6d02fac78a2f85ba.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                                   <br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135072" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/19.jpg.19791f92ae635e0fec20be95c42fd754.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="19.thumb.jpg.a5b6e43c33ede7094cf8be3cfd1c0cd8.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135072" data-ratio="133.05" style="width:351px;height:auto;" width="451" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/19.thumb.jpg.a5b6e43c33ede7094cf8be3cfd1c0cd8.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	a questo punto preso nota del valore degli elettrolitici installati passo ad effettuare un completo recap (e te pareva!) e il raddrizzamento dei componenti storti.<br />
	<br />
	<strong>I vecchi condensatori elettrolitici con le colonne per il wire wrap rimpiazzati</strong><br />
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	<br />
	Una volta effettuata la sostituzione mi accingo a mettere in ordine tutto il cablaggio volante e se è il caso ad utilizzare dei fissacavo adesivi per mantenere una parvenza d’ordine nel layout complessivo<br />
	<br />
	<br />
	<strong>                                                            prima                                                                                                                                             dopo</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135070" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/17.jpg.5e719c0f8d5366896239f5e486d0161b.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="17.thumb.jpg.f28c1c8b1c393d7aa3b36cc5bd2a7bb3.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135070" data-ratio="75.13" style="width:398px;height:auto;" width="799" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/17.thumb.jpg.f28c1c8b1c393d7aa3b36cc5bd2a7bb3.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="jpg" data-fileid="135071" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/18.jpg.2d2afcd3942a55ea01f5daea7053da9b.jpg" rel=""><img alt="18.thumb.jpg.035af8ebaafe5588a4732125ca13b437.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135071" data-ratio="75.00" style="width:400px;height:300px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/18.thumb.jpg.035af8ebaafe5588a4732125ca13b437.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	                                                                    <br />
	<br />
	<br />
	                            <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135073" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/20.jpg.ba5a7cecbb422a95896bb813d863d146.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="20.thumb.jpg.ae38813bd157da47621a8299422cc3c2.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135073" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/20.thumb.jpg.ae38813bd157da47621a8299422cc3c2.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                                                                                                                                         <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="jpg" data-fileid="135074" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/21.jpg.c07f7b75d8a568ce7bd71b9562ca8a0c.jpg" rel="" style="float:right;"><img alt="21.thumb.jpg.28fa537cfd1de06cb9c1f3fb8ab9cc35.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135074" data-ratio="52.75" style="width:400px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/21.thumb.jpg.28fa537cfd1de06cb9c1f3fb8ab9cc35.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	    <br />
	                     <strong>        particolare dei fissacavi applicati</strong><br />
	  <br />
	<br />
	  <br />
	<br />
	<br />
	ho voluto lucidare anche il volano della sintonia dopo averlo smontato dal pannello per lavorarlo al meglio; nessuno lo vedrà mai ma era troppo ossidato …. brutto da vedere.<br />
	<br />
	<strong>                                 prima                                                                                                                                                                dopo</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135075" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/22.jpg.bee7d72e1781efcaad64bdf70ee0138b.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="22.thumb.jpg.30cb9bac3caf75172d63416b5e29542c.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135075" data-ratio="130.89" style="width:259px;height:auto;" width="459" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/22.thumb.jpg.30cb9bac3caf75172d63416b5e29542c.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<strong>                                               </strong><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="135076" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/23.jpg.72e9c7a1b720d1412be65fccace61ce9.jpg" rel=""><img alt="23.thumb.jpg.32575834b0f0636a07fa34cc488da910.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135076" data-ratio="75.00" style="width:400px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/23.thumb.jpg.32575834b0f0636a07fa34cc488da910.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	Per questione di uniformità con i coperchi dell’integrato A-1 avanzandomi del colore nero ho voluto<br />
	dipingere anche per il tuner il coperchio inferiore ed il top così posso eliminare il graffio che ho scoperto sul fianco.
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<p>
	<br />
	<strong>Ci applico dei piedini nuovi in alluminio pieno come feci per l’integrato…..</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="135077" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/24.JPG.df2af887d57b22f165a6479b80fcc63a.JPG" rel=""><img alt="24.thumb.JPG.46f1558fa9da3ff3c0a0000e4504994a.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135077" data-ratio="75.00" style="width:400px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/24.thumb.JPG.46f1558fa9da3ff3c0a0000e4504994a.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	....e scarto il top dalla sua protezione per procedere al montaggio non prima di aver applicato sulla scheda i soliti bollini indicanti la revisione ed il controllo finale prima di chiudere il coperchio<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="135078" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/25.jpg.7d58d4ade7c6922a5779eca5e79ee823.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="25.thumb.jpg.196e181133ac5caed3e9513f92c3e908.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135078" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/25.thumb.jpg.196e181133ac5caed3e9513f92c3e908.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>         <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="135079" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/26.jpg.38919ae3135086d0b4a2b7d49451a652.jpg" rel=""><img alt="26.thumb.jpg.9b73be661b5e6720a3c29b1c36df65ba.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135079" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/26.thumb.jpg.9b73be661b5e6720a3c29b1c36df65ba.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>     <br />
	<br />
	    <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="135080" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/27.jpg.7de44c4044dd8f0a614f320bbf7ff166.jpg" rel=""><img alt="27.thumb.jpg.7b5dc12fc3c9bba74dd903acdc78c212.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135080" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/27.thumb.jpg.7b5dc12fc3c9bba74dd903acdc78c212.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	 
</p>

<p>
	ed eccolo qui finito, revisionato e pronto a ricevere la musica via etere.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="135081" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/28.jpg.9970563a88ee63700e6f2b93dbcdab43.jpg" rel=""><img alt="28.thumb.jpg.e8bea7140ccaa38de2000505e1653b9d.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135081" data-ratio="36.83" style="width:600px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/28.thumb.jpg.e8bea7140ccaa38de2000505e1653b9d.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="135082" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/29.jpg.a3cb1f3fd0f7216756ed660df152ffa3.jpg" rel=""><img alt="29.thumb.jpg.7b4cf1af8f2df0e5c3cf66a213ccc981.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="135082" data-ratio="75.00" style="width:600px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_04/29.thumb.jpg.7b4cf1af8f2df0e5c3cf66a213ccc981.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	Alla prossima avventura……e stay tuned.
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">135</guid><pubDate>Sun, 21 Apr 2024 01:19:10 +0000</pubDate></item><item><title>Axeman, il serial killer che amava il Jazz</title><link>https://melius.club/blogs/entry/131-axeman-il-serial-killer-che-amava-il-jazz/</link><description><![CDATA[<p>
	A trent'anni dal terrore di Jack lo Squartatore a Whitechapel, l'Axeman teneva in ostaggio una città americana: tra la primavera del 1918 e l'autunno del 1919 un serial killer uccise sei persone di origine italiana, ferendone altre sei, colpendo di notte a New Orleans.<br />
	Questa storia ha ispirato racconti, romanzi, fumetti e la serie televisiva American Horror Story. Tuttavia, la trama completa di omicidi efferati, vittime commoventi, innocenti accusati, panico pubblico, coinvolgimento della Mafia di New Orleans e di un misterioso assassino, è rimasta avvolta nel mistero.
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<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Axeman, il serial killer che amava il Jazz</strong></span><br />
	Cosa c'entra il jazz? I giornali ricevettero una lettera spedita dal serial killer: dichiarava che stava per compiere un nuovo delitto ma, visto che era "<em>molto amante del jazz</em>", avrebbe risparmiato chiunque quella sera lo ascoltasse. Quella notte gli abitanti non volevano correre rischi: sia nelle case che nei locali della città, si ascoltò jazz e non ci fu alcuna vittima.<br />
	Così nacque il mito di Axeman, il serial killer amante del Jazz.
</p>

<p>
	<br />
	L'assassino colpiva di notte, sorprendendo le vittime, negozianti di origine italiana, e usava come arma ciò che trovava sul posto. A quanto pare, a quel tempo le asce erano comuni nelle case, fornendo alla stampa un soprannome efficace per gli articoli sensazionalistici che inondavano la città: Axeman.<br />
	 
</p>

<p>
	Axeman irruppe ripetutamente nelle case dei negozianti italiani di alimentari nel cuore della notte, lasciando le sue vittime in una pozza di sangue. Alcuni furono lasciati feriti; quattro persone furono lasciate morte. Gli attacchi furono feroci. Joseph Maggio, ad esempio, ebbe il cranio fratturato con la sua stessa ascia e la gola tagliata con un rasoio. Sua moglie, Catherine, ebbe anche la gola tagliata. L'Axeman colpì le abitazioni a New Orleans dal 1917 a marzo 1919, poi l'assassino attraversò il fiume Mississippi alla città vicina di Gretna. Nella notte del 9 marzo, attaccò Charlie Cortimiglia nel modo consueto, ferendo gravemente Charlie e sua moglie Rosie e uccidendo la loro figlia di due anni.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="127983" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Mysterious_axman.webp.41d961dbcadb4f48af1dbf6bf369e333.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Axeman" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="127983" data-ratio="127.27" style="width:330px;height:auto;" width="471" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Mysterious_axman.thumb.webp.f8d9058db37fb85d620d868e8d9838c9.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Le autorità di Gretna - il capo della polizia Peter Leson e lo sceriffo Louis Marrero - tuttavia, si concentrarono sui vicini di casa dei Cortimiglia, l'anziano Iorlando Jordano e suo figlio di 17 anni Frank.  Essendo negozianti, erano concorrenti commerciali dei Cortimiglia e li avevano recentemente citati in tribunale per una disputa commerciale. Il problema era che nessuna prova coinvolgeva i Jordano. Gli ufficiali gestirono questa scomodità attaccando i Cortimiglia feriti mentre giacevano all'Ospedale Charity, chiedendo ripetutamente: "Chi vi ha colpito?" "Sono stati i Jordano? Frank l'ha fatto, vero?" Secondo il medico che la curava, Rosie diceva sempre di non sapere chi l'avesse attaccata. Quando fu abbastanza in salute per essere rilasciata, Marrero arrestò immediatamente Rosie come testimone materiale e la incarcerò nel carcere di Gretna. Fu rilasciata solo dopo aver firmato un'affidavit che implicava i suoi vicini.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Quando Iorlando e Frank andarono a processo, l'unica prova contro di loro era l'identificazione di Rosie, un'identificazione che persino il suo medico considerava non affidabile. Eppure, dopo un processo di meno di una settimana, furono entrambi condannati per omicidio. Iorlando, settantanovenne, fu condannato all'ergastolo; Frank fu condannato alla forca.<br />
	<br />
	Nove mesi dopo, Rosie entrò nell'ufficio del giornale del Times-Picayune e ritirò la sua testimonianza. Disse che San Giuseppe le era apparso in un sogno e le aveva detto che doveva dire la verità. Rosie firmò un altro affidavit, dichiarando questa volta di non aver visto i suoi aggressori e di essere stata costretta a identificare i Jordano. Finalmente, nel dicembre del 1920, Iorlando e Frank furono liberati.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Siciliani a New Orleans</strong></span>
</p>

<p>
	A New Orleans, il French Quarter, la parte più antica della città piena di decrepite case creole, era diventato il quartiere italiano. All'inizio del XX secolo, così tanti siciliani si radunarono nella parte bassa del French Quarter vicino al fiume che l'area da Jackson Square a Esplanade Avenue, tra Decatur e Chartres, era conosciuta come "Little Palermo". Il siciliano Nick La Rocca, con Prima e Roppolo, fece la storia del Jazz. La Rocca, cui si deve non solo l’invenzione della parola “jazz” (in origine jass), ma la rivoluzione del modo stesso d’intendere la musica. Sua l’incisione del primo disco jazz a New Orleans insieme all’Original Dixieland Jass Band, che nel 1917 vendette ben un milione e mezzo di copie.
</p>

<p style="text-align:center;">
	<br />
	<img alt="Nick-La-Rocca.webp.e9acadc93e8ba7f9730daeb94ff3195f.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="127985" data-ratio="53.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Nick-La-Rocca.webp.e9acadc93e8ba7f9730daeb94ff3195f.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><br />
	 
</p>

<p>
	Gli operai siciliani deliziarono i piantatori di zucchero della Louisiana post-emancipazione che li trovarono, come scrisse un impiantatore, "una razza laboriosa, risparmiatrice e contenta di pochi comfort della vita". Negli anni '80 e '90 del XIX secolo, i siciliani affluirono nel porto di New Orleans e dominarono l'immigrazione italiana in Louisiana: oltre l'80 percento degli immigrati italiani che arrivarono a New Orleans erano siciliani. Alcuni rimasero. Nel 1900, la città aveva la più grande comunità italiana del Sud; circa 20.000 (contando i figli degli immigrati) vivevano a New Orleans.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Tuttavia, la maggior parte se ne andò per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero e cotone, una vita ardua che, tuttavia, offriva loro la possibilità di risparmiare denaro. Un immigrato che risparmiava attentamente il suo salario poteva mettersi in proprio nel giro di pochi anni. Nel 1900, piccole imprese di proprietà degli italiani erano sbocciate in tutta la Louisiana, gli italiani stavano prendendo il controllo del settore degli alimentari. Possedevano solo il 7 per cento dei negozi di alimentari a New Orleans nel 1880. Nel 1900, il 19 per cento era di proprietà italiana, e nel 1920 gestivano la metà di tutti i negozi di alimentari della città.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_right" href="https://amzn.to/3UO4CfH" rel="external nofollow" style="float:right;"><img alt="Axeman" class="ipsImage ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-ratio="75.09" height="600" style="height:auto;width:330px;float:right;" width="400" data-src="https://m.media-amazon.com/images/I/713rtSLlxqL._SL1500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Ma il successo commerciale degli immigrati siciliani non poteva proteggerli dai pregiudizi razziali del Sud degli Stati Uniti. Gli italiani non sostituirono mai completamente il lavoro nero in Louisiana, ma lavorarono al fianco degli afroamericani nei campi. Mentre gli italiani, non comprendendo le gerarchie razziali del Sud, non trovavano nulla di vergognoso in questo, per i bianchi nativi la loro disposizione a farlo li rendeva non migliori dei "neri", dei cinesi o di altri gruppi "non bianchi".
</p>

<p>
	I siciliani scuri venivano spesso considerati non bianchi affatto, nient'altro che "dago neri". Un osservatore contemporaneo notò che persino i lavoratori afroamericani distinguevano tra bianchi e italiani e trattavano i loro colleghi con, come lui lo descrisse, "una familiarità talvolta sprezzante, talvolta amichevole, con l'uso del nome di battesimo" che non avrebbero mai osato utilizzare con altri bianchi.
</p>

<p>
	<br />
	L'idea che i "dago" non fossero migliori dei "neri" contribuì all'aumentare del pregiudizio contro gli immigrati italiani negli anni '70 e '80 del XIX secolo. Si trovarono di fronte a sospetti e occasionali linciaggi. Nel 1929, un giudice di New Orleans espresse una visione comune della maggior parte dei siciliani a New Orleans come "di un carattere assolutamente indesiderabile, essendo in gran parte composti dai più viziosi, ignoranti, degradati e sporchi miserabili, con qualcosa in più di una mescolanza dell'elemento criminale."
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Che fine ha fatto Axeman?</strong></span>
</p>

<p>
	L'Axeman scomparve da New Orleans dopo l'attacco ai Cortimiglia. L'ultimo omicidio avvenne poco prima di Halloween nel 1919, poi la carneficina cessò. Tuttavia, prove dai documenti della polizia e resoconti giornalistici mostrano che colpì altrove in Louisiana, uccidendo Joseph Spero e sua figlia ad Alexandria nel dicembre 1920, Giovanni Orlando a DeRidder nel gennaio 1921 e Frank Scalisi a Lake Charles nell'aprile 1921. La sua modalità operativa era la stessa: irrompere in un negozio alimentare italiano nel cuore della notte e attaccare il negoziante e la sua famiglia con la loro stessa ascia. L'Axeman poi sparì dalla storia. Gli italiani di New Orleans no. Continuarono a prosperare. Anche se a causa della crescita dei supermercati scomparvero alla fine i negozi di alimentari di quartiere, loro, come tanti immigrati prima di loro, si integrarono nella società americana mantenendo comunque la propria identità etnica.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Fonte: <a href="https://amzn.to/48ozdnh" rel="external nofollow">The Axeman of New Orleans: The True Story di Miriam C. Davis</a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">131</guid><pubDate>Wed, 21 Feb 2024 14:28:01 +0000</pubDate></item><item><title>Senza peli sulla lingua: la classifica delle amplificazioni</title><link>https://melius.club/blogs/entry/130-senza-peli-sulla-lingua-la-classifica-delle-amplificazioni/</link><description><![CDATA[<p>
	di Bebo Moroni<br />
	<br />
	<a href="https://melius.club/blogs/entry/126-senza-peli-sulla-lingua-le-classifiche-di-ieri-i-desideri-di-oggi/" rel="">Senza peli sulla lingua. Le classifiche di ieri, i desideri di oggi.</a>
</p>

<p>
	 
</p>

<ul>
	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Amplificatori integrati</strong></span>
	</li>
</ul>

<p>
	<strong>AAA</strong><br />
	AudioNote On-Ga-Ku / Kegon: ma li si può veramente definire amplificatori integrati? Però a tutti gli effetti lo sono, e sono al contempo gli amplificatori più musicali della storia assieme ai Marantz 9. Costruzione manuale di livello iperbolico, finitura migliorata nelle versioni più recenti, componentistica custom di incredibile pregio, potenza bassissima, prezzo irragionevole.
</p>

<p>
	 
</p>

<p style="text-align:center;">
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="125582" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/AudioNoteOn-Ga-Ku.webp.ca08fba1e69008a9fc9697defe4b260b.webp" rel=""><img alt="AudioNote On-Ga-Ku" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="125582" data-ratio="56.25" style="width:800px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/AudioNoteOn-Ga-Ku.thumb.webp.97e0290a1601dac288c22ff36839cca3.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<strong>AA</strong><br />
	Ensemble Evocco. Le coppie pre-finale più prestigiose? Le mangia a colazione. I diffusori più ostici? Li usa come digestivo. Ci sono voluti cinque anni per giungere al progetto finale dell'" amplificazione" Ensemble, ma ascoltando l'Evocco si capisce il perché di tanto lavoro. Basti pensare c he una volta uscito questo magnifico integrato la ditta svizzera ha mandato in pensione i suoi pre e finali. L'Evocco sintetizza alla perfezione il nuovo concetto di hi-fi, che somiglia al vecchio, a quello degli anni '70, eccetto la musicalità. C'è di nuovo un componente al centro dell'impianto "il cervello" e gli anni '90 professano il ritorno dell'ampli integrato. Ora si può fare e si può renderlo drasticamente competitivo con le migliori coppie amplificatrici. IO per sicuro dall' Evocco ho ascoltato la più bella gamma acuta e l'immagine più ampia e credibile che amplificazione a stato solido mi abbia concesso negli ultimi anni. Spettacolare ma anche decisamente concreto.<br />
	 
</p>

<p>
	<img alt="McIntosh-MA-6800-part" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="125560" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/McIntosh-MA-6800-part.webp.c21b5dc5013ab2fef0057320e00701c4.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />McIntosh MA 6800: Per la serie quando il gioco si fa duro. Per tutti quelli che hanno sempre sognato di possedere un ampli o una coppia di ampli McIntosh ma sono stati in passato scoraggiati dalle prestazioni soniche non esaltanti ecco l'integrato McIntosh della nuova generazione: suona bene quanto un finale 7300 (cioè benissimo) è versatilissimo, non si rompe nemmeno se gli sparate con la colubrina, è bello, bellissimo, ha gli occhioni blu. Strapotente ma non prepotente è in grado di pilotare tutto, dalle Apogeé alle Zingali. Ha me fa ridato il gusto di giocare (oltreché di ascoltare) con la musica ed è solo una delle sue prerogative. Il prezzo è alto ma perfettamente commisurato alle caratteristiche davvero uniche : fedeltà musicale, costruzione e finitura esaltanti, qualità della componentistica, affidabilità e mantenimento (quando non incremento) del valore nel tempo.
</p>

<p>
	<br />
	Pioneer A09: L'abbiamo sempre detto noi: è perché non ci si vogliono mettere, ma quando ci si mettono i giapponesi sono in grado di fare più o meno quel che gli pare. Il nostro sempiterno rispetto per Pioneer è evidentemente giustificato. L'A09 in prova su questo stesso numero, mi sta deliziando proprio in questo momento. Sta pilotando, nintemeno che una coppia di vecchie, meravigliose, difficili, scorbutiche Dalquist DQ 10, lo sta facendo come la stragrande maggioranza dei pre e finali separati, anche di altissimo livello, di mia conoscenza non è in grado di fare. Proprio in questo confronto, che è l'unico possibile per una meraviglia musicale come l'A09 il prezzo di circa otto milioni è non solo giustificato ma addirittura competitivo. In effetti quest'integrato è, anzi, sono, un pre di eccezionale livello e due strepitosi finali mono in classe A, in un abito intero. Che delicatezza, che finesse, che musicalità! Una delizia, una graditissima sorpresa e insieme la ridefinizione del concetto di integrato. E se il futuro fosse cominciato? Da considerare seriamente in impianti di riferimento assoluto.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>A</strong><br />
	Electrocompaniet ECI 1: prestazioni musicali direttamente paragonabili a quelle dei compagni di scuderia separati (cioè altissime) eccetto per una certa costrizione dell'immagine laterale. Eccellente capacità di pilotaggio, buona versatilità d'interfaccia. Un'amplificazione compatta di grandissima classe.
</p>

<p>
	<br />
	Sansui AUX 111: Degnissimo erede di quel vero e proprio mostro dell'amplificazione dei primi anni '80 che fu l'AUX 1, un bestione da cinquanta chili che suonava melodiosissimamente ma che aveva due non trascurabili difetti: una dinamica non proprio esaltante specie in relazione alla potenza e una tendenza naturale ( e costosissima) al suicidio. L'AUX 1 usava dei dispositivi di amplificazione talmente veloci che in caso di cortocircuito le protezioni non facevano in tempo ad intervenire. Ed era sensibile anche al più misero dei cortocircuiti. Superati i problemi di affidabilità, ripristinata la giusta gamma dinamica il Sansui 111 è uno degli integrati più musicali ed emozionanti presenti sul mercato. Peccato che sia stato importato in pochissimi pezzi e sia di reperibilità decisamente difficile.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>AB+</strong><br />
	Galactron MK 2161: Prima ascoltatelo, lasciatevi affascinare dalla sua timbrica raffinata, stupitevi della sua coerenza e della sua dinamica. Osservate attentamente cosa è in grado di fare un integratino da "soli" 30 watt (ma con la stessa sezione finale dell'ampli MK 2060) poi date pure un'occhiata alla notevolissima e sicuramente personale, estetica. Solo a questo punto chiedete il prezzo e... trasecolate. Un gioiello. Se non fosse per qualche piccola mancanza a livello funzionale (è inutilizzabile, ad esempio, senza telecomando) sarebbe tranquillamente in fascia A. Apparecchio dell'anno 1994
</p>

<p>
	<br />
	<img alt="Sansui AU-D907" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="125884" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Sansui-AU-D907.webp.98996f506fff85af180c07f220f6b8f6.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />Sansui AU-D907: in Giappone non fa che vincere premi, tutte le riviste lo hanno eletto almeno una volta apparecchio dell'anno, alcune più d'una volta. In effetti il 907 è un apparecchio di eccellenti caratteristiche musicali, caratterizzato da una sostanziale dolcezza e da un non comune nerbo nel trattare i segnali a più ampio spettro dinamico. Gamma medio-acuta leggerissimamente tendente al freddo controbilanciata da una gamma acuta sorprendentemente vellutata e da un basso potente e roccioso. Valgono, in forma lievemente minore, le considerazioni sulla reperibilità fatte per l'AUX 111.
</p>

<p>
	 
</p>

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	<br />
	<strong>AB</strong><br />
	AudioNote Oto. Se la sua potenza vi è sufficiente difficilmente potrete trovare qualcosa di musicalmente più soddisfacente allo stesso prezzo. Costruzione discreta, finitura migliorabile.<br />
	<br />
	Copland CTA 401. Veramente una delizia. Tanto raffinato e curato nel vestito (splendida scuola scandinava) quanto nell'anima. Delicato e rotondo, con i diffusori giusti davvero non fa rimpiangere una coppia di separati.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>B</strong><br />
	AudioLink Sterling Revised. Dopo le sostanziose modifiche entra in classifica questo piccolo efficientissimo integrato britannico che già tanta attenzione aveva suscitato all'estero e in questa redazione. Modifiche evidentemente decisamente mirate, almeno per me che ho vinto le mie iniziali perplessità. Molto, molto raffinato. Decisamente per intenditori.
</p>

<p>
	<br />
	Beard The Integrated: dolce e vellutato ma tutt’altro che morbidone. Un gran bell’integrato valvolare per palati fini. Attenzione ai diffusori troppo "smooth" (Celestion SL 6/600 etc.).
</p>

<p>
	<br />
	Exposure XV: solido, dinamico, roccioso. Riproduzione insuperata di batteria e basso e in genere delle sezioni ritmiche. Ruvido e ostico nell'aspetto, come tutti i brutti anatroccoli ha bisogno d'essere amato per trasformarsi in cigno. Costa ma non farà rimpiangere una lira a chi sentirà di capirlo.
</p>

<p>
	<br />
	Fase Performance 1.0: da uno dei pìù brillanti giovani progettisti italiani, uno dei più brillanti giovani amplificatori nazionali. Timbrica raffinatissima, eccellente ricostruzione spaziale.
</p>

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	<br />
	Luxman LV-107u modifica Dyssanayake: ovvero come un sonnacchioso signore giapponese si trasforma in un frikkettone esoterico in grado di impenseierire anche i più trendy tra i suoi colleghi di lingua anglosassone. Istruzioni per l'"abarthizzazione" a pag. 38 del n. 2/93 di SUONO.
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	<br />
	Monrio MC 202: quasi bello come l’MC 201. Quasi.
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	<br />
	NAD 302: il piccolo NAD, erede diretto del mitico 3020 conferma alla casa inglese il trono nel campo degli amplificatori integrati. Ancora meglio del celeberrimo predecessore: un filo più rotondo e trasparente e anche un pizzico più "cattivo". Non fatevi prendere dalle leggende e non chiedetegli l'impossibile, ma il possibile lo farà in maniera assolutamente impeccabile.Coup De Foudre
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	<br />
	NAD 306: decisamente più potente (e anche, logicamente più costoso) del 302, solo un pochino più brutale e meno gentile, gli somiglia, in ogni modo, in maniera impressionante. E questo è un merito. Rapporto qualità/prezzo/potenza eccezionale.
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	<br />
	Naim Nait 2. Un pochino più potente della prima versione e in grado di pilotare anche diffusori di efficienza media. Suono deciso e robusto ma allo stesso tempo aggraziato. Con i diffusori giusti imperdibile. Ottima costruzione, buona affidabilità.
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	<br />
	<strong>C++</strong><br />
	Technics SU A 600 MK II: Ancora una grandissima sorpresa dal Giappone. Il Technics SU 600 MKII non solo ripropone le già strepitose, in relazione al prezzo, prestazioni dell'SU 600 ma si permette di fare ancor di meglio. Per capire che si tratta di un integrato economico bisogna ricorrere a confronti molto, molto approfonditi. Se Marantz ha Ishiwata Technics ha dalla sua un altro grande, la cui amicizia, lo dico senza alcuna retorica, mi onora. Mr Watari è l'autore di questo miracolo e di altri, su tutti la serie 2000 e la 10.000. Attenti "Signori" dell'esoterico! Apparecchio dell'anno 1994
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	<br />
	<strong>C</strong><br />
	Linn Intek: un'impostazione sonora difficile da decifrare fino in fondo. Per alcuni potrà essere il massimo della piacevolezza, per altri un motivo di perplessità. Linn, comunque sia fa discutere e questa è grandezza. Costruzione e finitura eccellenti.
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	<br />
	Lecson Stereo: una validissima alternativa alla più classica scuola inglese. Un integrato decisamente "essenziale", insomma inconfondibilmente britannico. Bruttino ma con prestazioni in genere ottime, sotto alcuni parametri (dinamica, risoluzione) eccellenti.
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	<br />
	Onkyo A 807/809: per chi ha bisogno di potenza e versatilità oltreché di musicalità, ecco un giapponese (anzi due) che ha studiato, con profitto, la cultura europea. Due bestiaccioni sì, ma tutt’altro che sgraziati.
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	<br />
	Pioneer A 400: stavolta Pioneer l'ha fatta(o) bella(o). L'A 400 è la dimostrazione tangibile di cosa è capace quando vuole la casa blù (ma noi l'avevamo sempre saputo). Un'integrato dalla timbrica fluida, appena un po' esile sul medioalto, con una prestazione in generale degna di nota con qualsiasi genere musicale e una più che discreta capacità di pilotaggio. Eccellente costruzione e finitura, grande affidabilità, prezzo interessantissimo.
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	<br />
	Marantz PM 44SE: Il massimo al minimo. Per iniziare, o proseguire, in maniera veramente audiophile.
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	<br />
	Proton AM 452 Pro: uno schiaffone a chi sostiene che una componentistica selezionata non è rilevabile all’ascolto. Grande grinta, timbrica neutra.
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	<br />
	<strong>D</strong><br />
	Audioanalyse PA 90: suono lucido e setoso, straordinaria delicatezza timbrica, splendida ariosità, ottima coerenza... ma solo con<img alt="Audioanalyse PA 90" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="125578" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Audioanalyse-PA-90.webp.b006d819044ec6bcd84ef9e59991e996.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /> alcuni diffusori. Eccezionale in abbinamento a Snell K e Strateg Cyan e chissà con quali altri. Con i diffusori sbagliati diventa legnoso in basso, gommoso sul mediobasso, metallico in gamma alta. Insomma, non acquistatelo prima di averlo ascoltato con i vostri diffusori (o con quelli che intendete acquistare).
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	<br />
	Audio Innovation 500: se dimostrerà di essere più affidabile che in passato potrà salire di molto in classifica.
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	Musical Fidelity A 1: delizioso con i diffusori "facili", deludente con quelli "difficili" Ma d’altra parte non si può chiedere troppo a un piccolissimo amplificatore integrato in classe A.
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	<br />
	Nakamichi IA 2. In genere eccellente ma con un ingresso phono non all'altezza. Consideriamolo così: classe C se lo consideriamo per la sola sezione linea (e il prezzo rimane comunque discretamente competitivo, inevitabilmente D se consideriamo anche il peraltro sacrosanto ingresso phono.
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	<br />
	Thule Audio IA 100: Non per tutti i diffusori. Con quelli giusti prestazioni decisamente da fascia B e anche di più . Estetica molto personale. Da provare comunque prima di decidere un acquisto a questo livello.
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	<br />
	<strong>E</strong><br />
	Harman Kardon HK 6150: quando il gioco si fa duro...Un ampli piccino picciò bensì tosto come pochi. Suono solido e credibile.
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	<br />
	Onkyo A 801: sano, timbricamente credibile, oltremodo affidabile.
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	<br />
	Proton AM 452: su questa base è stato realizzato l’AM 452 Pro (vedi fascia C). Si sente. Drasticamente competitivo.
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	<br />
	Rotel RA 920 AX: grande Entry. Se la batte spalla a spalla con il Proton 452.
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	<br />
	Sansui AUX 117: se non ci fosse non ci si crederebbe. Provate ad ascoltarlo e poi chiedete il prezzo (che sarebbe stato persino più conveniente se non fosse per la speculazione sulla lira). Grande mossa quella di rimetterlo in produzione dopo dieci anni. Peccato che ne abbiano modificato l’estetica (l’originale era dieci volte più bellino).
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	<br />
	Escono di classifica: Monrio MC 201 : non c'e n'è più. Peccato, davvero peccato. Mas Ikarus: non viene più distribuito in Italia,Musical Fidelity B1 MKII , non più in produzione.
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	<br />
	<strong>OS</strong><br />
	AMC CVT 3030, Audio Innovations 700, Audio Note Meisho, Audio Note Ankoru, , Aura VA 50, Copland CTA 402, , ION Obelisk 100 e 200, Isem Antares, Marantz PM 32, , Marantz PM 52 SE, Marantz PM 55 SE, Marantz PM 15,Musical Fidelity Elektra E 100, Musical Fidelity Tempest, NAD 304, Philips FA 910.
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<ul>
	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Pre Phono, Pre-Pre, Trasformatori MC</strong></span>
	</li>
</ul>

<p>
	<strong>A+</strong><br />
	Gate ALN2: Le prestazioni musicali sono straordinarie, specie se si pensa che si tratta di un pre-phono a stato solido. I difetti da me rilevati nel primo esemplare che ho avuto a disposizione ,( fruscio e una certa sensibilità alle radiofrequenze) sono stati eliminati e l'ALN 2 si propone a questo punto come uno dei migliori pre phono in senso assoluto.
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	<strong>A</strong><br />
	Audio Research PH 2: Audio Research sa fare i pre phono. Ah, se li sa fare.
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	Klimo Argo: uno dei trasformatori più splendidamente musicali che io abbia mai ascoltato.
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	<br />
	Marantz PH 22: per me uno strumento di lavoro insostituibile, in generale per gli appassionati di analogico un vero (l’unico) preamplificatore phono in grado di adattarsi a qualsiasi testina e a qualsiasi tecnica, antica e moderna, d’incisione. Prezzo estremamente competitivo.
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	<br />
	Mark Levinson n. 25: un phono stage talmente eccezionale da poter essere abbinato ad un preamplificatore eccezionale come il Levinson n. 26 S. Neutro fino al parossismo.
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	<br />
	The Gryphon Head Amp: un pre phono di qualità assoluta, costruito e fiinito come un gioiello. Se il vostro cuore pulsa per l’analogico, risparmiate sul preamplificatore linea ma non negatevi questa piccola meraviglia.
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	<br />
	<strong>AB++</strong><br />
	E.A.R Phono Amp: dalla magica matita di Tim De Parravicini (vi ricordate i Michaelson &amp; Austin, e i primi Musical Fidelity?) uno scatolotto nero, piccolo, piuttosto anonimo, dotato solo di un controllo di guadagno. Embé? Embé ecco un pre phono a valvole da leccarsi i baffi ad un prezzo drasticamente competitivo.
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	<br />
	<strong>AB</strong><br />
	Mc Cormack The Micro Phono Drive: Sostituisce in maniera più che egregia The Phono Drive, da cui riprende il progetto di base in un design ancora più raffinato e con un prezzo se possibile ancor più conveniente. Estremamente musicale, trasparente, silenzioso e piuttosto versatile. Decisamente raccomandato.
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	<br />
	Monrio ADN: Ancor più sorprendente di come ci era apparso nella sua prima incarnazione, migliorato nel suono, nell'estetica e nella costruzione, il piccolo efficientissimo pre phono italiano prodotto da Monrio. Partner ideale per qualsiasi impianto, anche di alte pretese, che sia sprovvisto di un ingresso phono, che ne abbia uno di qualità insufficiente o dove si voglia raddoppiare la flessibilità "analogica" del pre o dell'integrato. Le prestazioni non hanno assolutamente nulla, né in termini timbrici, né in termini spaziali, né in termini dinamici, da invidiare a quelle dei migliori della classe. L'apparecchio è versatile ( MC/MM con impedenza regolabile) .
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	<br />
	<strong>B</strong><br />
	Quicksilver MC Transformer: un trasformatore di grande qualità musicale e prezzo terrestre. Consigliatissimo.
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<ul>
	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Preamplificatori</strong></span>
	</li>
</ul>

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	<strong>(AA+)</strong><br />
	Gate ALN 1: potrebbe essere il preamplificatore del decennio eliminata qualche passionale ingenuità che nei primi esemplari denunciava la provenienza hobbistica del costruttore. Il pre è finalmente ad uno stadio definitivo ed ascoltarlo è uno spettacolo. Trasparente sin dove si può immaginare trasparenza, corposo, solido, vellutato eppure cristallino, capace di una musicalità sanissamente antica ma proprio per questo d'avanguardia e di ricreare un panorama sonoro ampissimo e straordinariamente credibile. Il costo elevatissimo è almeno in parte giustificato dalla qualità e dall'unicità ( stavolta la notazione è veramente a ragion veduta) della componentistica utilizzata, a partire dallo splendido potenziometro rotativo a scatti, di produzione custom. La parentesi è d'obbligo visto il prezzo e trattandosi di un pre solo linea. A corredo viene fornita però una costosissima unità d'interfaccia e condizionamento IRS.
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	<br />
	<strong>AA</strong><br />
	CJ Premier 7: quello dei preamplificatori è un settore troppo vitale e in subbuglio perché possa essere assegnata la terza A , ma allo stato delle cose è come se... Il Premier Seven offre il suono più caldo, pastoso, e insieme trasparente tra i preamplificatori che ho ascoltato in tutta la mia carriera.
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	<br />
	<strong>A+</strong><br />
	Audio Research LS 22: Semplicemente straordinario per velocità, profondità della scena sonora e coerenza timbrica. Meglio ancora dell'LS 5 ( del quale non conosciamo però la più recente versione ( MK III) . In unione al PH 2 forma un'unità di preamplificazione "no compromise" che può porsi tranquillamente alla testa di questa lista di "raccomandati".
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<p>
	Klimo Merlin Reference: è il mio preamplificatore di riferimento. Evidentemente mi piace davvero molto. Morbido e caldo ma estremamente definito. Ora, in versione superalimentata, offre una dinamica ancor maggiore e quel nerbo che forse un po' mancava alla vesrione precedente, pur mantenendo intatta tutta la sua delicatezza e la sua dolcezza.<br />
	<br />
	Marantz Model 7 replica Ishiwata: solo Ken poteva far rivivere in tutta la sua magnificenza il mitico Model 7. E' una replica? Forse, se lo é é la replica più indistinguibile dall'originale, sia nel suono che nell'estetica, che io abbia mai potuto osservare.
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<p style="text-align:center;">
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="125570" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Marantz-Model-7-replica-Ishiwata.webp.1cbb40d86a48dff8ada262c58990e2bc.webp" rel=""><img alt="Marantz-Model-7-replica-Ishiwata.thumb.webp.a6d5e3172c458e7424c7d1a1ab055ff7.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="125570" data-ratio="43.75" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Marantz-Model-7-replica-Ishiwata.thumb.webp.a6d5e3172c458e7424c7d1a1ab055ff7.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	<br />
	Treshold T2: devo ammettere che questo preamplificatore mi mette in difficoltà: primo perché non avevo mai ascoltato un pre a transistor tanto musicale, secondo perché rivoluziona un po' la concezione corrente di antitesi tra iperanaliticità e musicalità, coniugando in maniera sorprendente le due cose, terzo perché è un pre solo linea e per questo fatto unito al suo prezzo meriterebbe, teoricamente, una classificazione meno esaltante, quarto perché è un aggeggio che fa uso di tutte le diavolerie moderne apparentemente meno "audiophile" che si possano immaginare. Tant'è ecco il miglior pre di linea a stato solido che sia i nostri laboratori che le nostre orecchie abbiano mai provato.
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<p>
	<br />
	<strong>A</strong><br />
	Jadis JPS 2: se avete presente cosa si intende per suono "solido" e "concreto" avete un'idea di cosa è capace il JPS 2. In più c'è un tocco di magia sulla gamma alta che lo rende lucidissimo e arioso.<br />
	<br />
	Luxman AT 3000: Non vi stupisca il trovarlo così in alto. D'accordo è un pre quasi passivo, anzi è per la precisione un "trasformatore di preamplificazione". Guadagna poco ma con una purezza irraggiungibile per qualsiasi preampli di normale concezione ed un complesso di precisione e dinamica inarrivabile per qualsivoglia passivo. Un gioiello scarsissimamente flessibile (in tutti i sensi) ma impagabile per chi può indossarlo. Costruzione e finitura semplicemente superbe. Coup de Foudre.<br />
	<br />
	Nightingale PTS O1: un pre mono valvolare decisamente originale e superbamente musicale. Costruito da una fabbrica che si diletta in giochetti come radar per le marine militari di messo mondo ( U.S.A. compresi), il PTS 01 ha una sonorità d'impostazione classica, calda e pastosa. Sublime sulle voci splendido in genere, gode di una costruzione di livello eccezionale e non da ultimo di un estetica e di alcune soluzioni old style ( vedi potenziometri e cavi di collegamenti) che lo rendono ulteriormente affascinante.<br />
	 
</p>

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	<img alt="The Gryphon Preamplifier XT" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="125887" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/TheGryphonPreamplifierXT.webp.48ed48765aef0b192e7e1ca367f0fa7f.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />The Gryphon Preamplifier XT: insieme al Primare la gemma nordica che ristabilisce geograficamente lo stato dell'arte. Preciso e dinamico, con un attenzione al microdettaglio stupefacente e per la quantità di informazioni e per la delicatezza con la quale vengono restituite.
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	<br />
	<strong>AB</strong><br />
	Klyne SK 6 LEP: Speriamo che Stan Klyne abbia finalmente trovato chi sappia curare come si deve i suoi interessi in Italia. Penalizzato da anni di "sotto-distribuzione", questo marchio merita invece la piena attenzione del pubblico. Oggetti come questo SK 6 fanno barba e capelli a fior di grandi nomi. Progettazione sana, estetica rassicurante, costruzione eccellente e suono di rara raffinatezza ad un prezzo alto ma sicuramente molto competitivo con quello dei (famosissimi) diretti concorrenti.
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<p>
	<br />
	<strong>BB</strong><br />
	Audion Premier 1: E' la vera sorpresa di questa tornata di classifiche. Sembrava dovesse essere "solo" il completamento in catalogo dei finali a triodi del giovane costruttore inglese e invece... Un pre valvolare dotato di stadio phono ( e di che stadio phono!) musicalissimo, piuttosto versatile, affidabile e persino grazioso a 3.300.000 tutto compreso. Nessuno gli sta dietro.
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<p>
	<br />
	Audible Illusion Modulus III D Gold MC: Completato finalmente da un ingresso phono MC, come si addice ad un pre della sua classe, guadagna posizioni autocontribuendo alla perpetuazione del suo piccolo ma significativo mito. Un progetto semplice ma geniale per un suono che ricorda molto da vicino quello dei primissimi della classe: basso rotondo e imperioso, gamma media liquida e lucidissima, gamma alta definitissima ma accompagnata da una dolce nota di calore. Scarse colorazioni eufoniche sul medioalto. Eccellente immagine, soprattutto in termini di coerenza.
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<p>
	<br />
	Audio Research SP 9 MK III: risolve brillantemente i pochi ma significativi difetti della serie precedente e ci smentisce decisamente nella nostra avversione agli MK etc. Qui l'upgrading è effettivo, significativo, non stravolgente ma decisamente e positivamente apprezzabile. Sparite le freddezze e le spigolosità, l'SP 9 si propone nella ristretta elite degli apparecchi ideali, per l'equilibrio delle prestazioni musicalità, per l'estrema bontà di quelle elettriche, per l'esemplarità della costruzione e della pur sobria finitura, per l'affidabilità e non ultimo, a completare questo idilliaco quadretto, per il prezzo, non basso ma perfettamente e concorrenzialmente correlato all'effettiva qualità dell'oggetto.
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<p>
	<br />
	Jadis JPL: se avesse il phono sarebbe in fascia A, dove peraltro c'è il JPS. Valgono all'incirca le stesse considerazioni. Dei CD riesce a restituire una delle più belle gamme basse in assoluto ottenibili
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<p>
	<br />
	Mc Cormack ALD 1/EPS: Con l'aggiunta della scheda Phono il pre Mc Cormak raggiunge (giustamente) i primi della classe, proponendosi come uno tra i migliori, sia in termini di musicalità, che di costruzione, finitura e originalità del progetto, pre a stato solido attualmente sul mercato. Tra l'altro si propone con un prezzo elevato sì, ma nettamente competitivo con quello dei più accreditati concorrenti. Un gran bel cocktail di trasparenza, dolcezza e grinta dinamica.
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<p>
	<br />
	The Proceed Pre. Bello, versatilissimo, costruito in maniera superlativa e altrettanto ben finito. Completamente telecomandabile e utilizzabile in applicazioni Home Theater , la cosa stupefacente, a questo punto, è che suoni pure. Non solo lo fa, ma rivela in questo una grazia ed una profonda musicalità assolutamente inaspettate. La dimostrazione lampante di come si possano ( a patto di volerlo) conciliare altissima tecnologia e carattere musicale. Apparecchio dell'anno 1994.
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	<br />
	<strong>B</strong><br />
	Bruce Moore Companion: altro personaggio (vedi Stan Klyne) ingiustamente trattato con sufficienza dal mercato italiano, che pure ha accolto a braccia aperte maghi da strapazzo e abili truffatori. Prodotti sani, musicali, affidabili quelli dell'ingegnere canadese, come questo Companion, veramente piacevole da ascoltare e accompagnato da un prezzo veramente molto competitivo. Alta fedeltà sana, quella che ci vuole oggidì.
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	<br />
	Copland CTA 301: un preamplificatore per molti versi sorprendente, per tutti gli altri assolutamente rassicurante. La buona Alta Fedeltà, quella con la A e la F maiuscole esiste ancora se esistono apparecchi di tal fatta. Bello, costruito con una cura ed un attenzione che hanno pochi confronti in campo audiophile, piacevolissimo da usare e capace di una musicalità tanto raffinata quanto concreta. Un pizzico di bei tempi andati e solo il meglio della modernità, ad un prezzo che nonostante il cambio sfavorevolissimo continua ad essere, sommati tutti gli aspetti sopracitati, decisamente concorrenziale.
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<p>
	<br />
	Electrocompaniet EC 3 MC (EC 20 Anniversary): Ancor più delicatamente musicale dei suoi deliziosi predecessori, il preamplificatore norvegese rappresenta uno splendido esempio di tecnologia raffinata, se vogliamo persino esoterica, a misura d'uomo. Discreto, suadente, precisio e meticoloso senza doverlo strillare in faccia all'ascoltatore. E' solo apparentemente un comprimario. Il velluto, non troppo spesso e giustamente morbido che ascoltate dall'impianto è lui a forrnirlo. Assai più immune alle radiofrequenze del predecessore EC 1.
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<p>
	<br />
	Klimo Merlino: un oggetto per certi versi incredibile: in un abito da "piccolo" una voce decisamente da "grande" ed un prezzo, di nuov o "piccolo". Per chi ha sempre sognato il Merlin senza poterselo permettere, per chi, cambiando pre vuol veramente cambiare, drasticamente, il suono del suo impianto. Sembra in grado di infilarsi in tutti i buchi lasciati scoperti dagli altri componenti della catena e magicamente riempirli di musicalità. D'altra parte si chiama Merlino.
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<p>
	<br />
	Mc Cormack Micro Phono Drive + Micro Line Drive: Quasi come l'ALD 1 in dimensioni estremamente contenute e con un estetica a dir poco graziosissima. Rispetto al modello maggiore mancano appena un pizzico di dinamica ( in generale) e un tantino di trasparenza (nella sezione linea). Dire che il prezzo della combinazione è conveniente è riduttivo.
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	<br />
	Naim Nac 72 S + Hi-Cap: il 72 con super-alimentazione è un pre che non ha nulla da invidiare ai migliori progetti statunitensi, tranne il prezzo, che infatti è assai più basso di quanto offerto dalla concorrenza diretta. Grande dinamica e appena un pizzico di ruvidezza che i più perdoneranno in virtù della capacità di emozionare di questo piccolo grande pre.
</p>

<p>
	<br />
	Quicksilver The Preamp: evviva la serietà, evviva la concretezza. Solido e plastico, capace di una grande prestazione musicale, con un pizzico di piacevole eufonia in alto.
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</p>

<p>
	<strong>C+</strong><br />
	AM Audio Pre 02 + MC 02: Una deliziosa combinazione "nazionale" che vede in splendida partnership un pre di linea di notevole livello musicale ed un pre phono altrettanto valido . Molto difficile ottenere lo stesso anche spendendo cifre ben superiori. Figli nobili del progetto "Stradivari" (chi ha seguito la vicenda hi-fi negli anni '80 sa bene di cosa si parla, gli "02" ben rappresentano le virtù del piccolo/ grande marchio italiano: tantissima sostanza, alta musicalità, estetica spartana ma gradevole, progetti originali e intelligenti, prezzi veramente "piccoli". Un eccellente esempio, uno dei migliori, di "altissima fedeltà dal volto umano".
</p>

<p>
	<br />
	Fase Controlsource 1.0: Peccato che non possieda un ingresso phono, sennò a ben altre posizioni sarebbe stato destinato questo ulteriore, splendido (è veramente il caso di dirlo) prodotto italiano. Un pre linea a mos-fet di livello internazionale (anche e soprattutto guardando costruzione e finitura).
</p>

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	<br />
	<strong>Coup de Foudre</strong>
</p>

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	<strong>C</strong><br />
	AM Audio Pre 02: Vedi le considerazioni fatte poco sopra (classe C+) ma niente phono.
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<p>
	<br />
	Audible Illusion L1: senza phono perde un po' del suo fascino, ma il suono è... esso. Caldo, pieno, molto dolce in alto, molto ben controllato in basso, con un'immagine che si segnala per coerenza e concretezza ma anche per la non solita profondità della scatola sonora.
</p>

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	<br />
	Beard CA 35: dolce e setoso, non rigorosamente neutrale ma assai romantico. Un oggettino delizioso per utenti non maniaci ma veramente amanti della buona musica.
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	<br />
	Conrad-Johnson PV 10 A L: il prezzo è piccolo, il cuore è grande, il suono e Conrad-Johnson.
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</p>

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	Galactron MK 2016: Non è strepitoso come gli integrati e i finali, ma si tratta pur sempre di un pre dalla timbrica estremamente sana, capace di una eccellente immagine stereo, caratterizzato da una linea decisamente originale e accattivante e da soluzioni tecniche d'avanguardia. Verastilissimo ( dispone anche di uscite bilanciate) telecomandabile e italiano, oltreché nel design , anche nel prezzo. Poco più di due milioni. Pochissimo per tanta roba così.
</p>

<p>
	<br />
	Marantz SC 22: un delizioso pre linea costruito con raffinatissima cura, in grado di fornire prestazioni musicali interessantissime ad un prezzo assai contenuto. In abbinamento al pre phono PH 22 aspira decisamente ad una fascia superiore. Affidabilissimo.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<strong>E+</strong><br />
	AMC CVT 1030: Un prezzo piccolo piccolo per un pre valvolare grande. Assai più versatile del Rose, appena un pochino meno rotondo e plastico ma decisamente più versatile ed affidabile Per entrare alla grande nella grande alta fedeltà.
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<p>
	<br />
	Rose RV 23: per entrare alla grande nel mondo dell'altissima fedeltà, ma anche per continuare (mi ripeto?). Piccolo, minimalista, semisconosciuto, il micro- pre a valvole britannico si comporta da grande outsider mettendo all'angolo gran parte dei concorrenti sino al doppio del suo prezzo. E' un valvolare, un vero valvolare e necessita delle attenzioni di un vero valvolare.
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</p>

<p>
	<strong>E</strong><br />
	Lector VP04: ottimo, davvero ottimo. Il prezzo è evidentemente italiano, il suono non conosce complessi e barriere doganali.
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<p>
	<br />
	Orelle SC 100: molto british nella costruzione e nell'impostazione filosofica, molto italiano nella bontà della riproduzione musicale, adatto cioé anche alle ipercritiche orecchie dei nostri ipercritici audiofili. Analitico ma sempre rilassante, lucido ma mai clinico. Il prezzo è la panna sulle fragole.
</p>

<p>
	<br />
	Proton AP 400 Pro: l'economico pre della Proton ripete l'exploit dell'integrato AM 400 Pro: grintoso, dinamico, velocissimo ma anche più che discretamente musicale. La leggera enfasi sul medio-basso compensa in maniera pressoché perfetta le deficienze di gran parte dei diffusori di classe abbinabile.
</p>

<p>
	<br />
	Escono di classifica: Convergent SL 1 MK III, sostituito dall'SL 1 Signature che non abbiamo ancora provato, Audio Research LS 5 sostituito da LS 5 MKIII, come sopra, Mark Levinson ML 26S, prematuramente pensionato. Primare O1P: purtroppo Primare sconta una sorta di "maledizione della linea gotica" il pubblico italiano, anche quelo più danaroso, sembra non capire questi straordinari oggetti preferendogli nomi, forse più "in" ma sicuramente meno validi. Conrad Johnson PV 11, fuori produzione, Klimo Merlin 610 e 610 LS, sostituiti dal Merlino, Spectral DMC 6 II, non più in produzione, Adcom GFP 565 e 545 non ci risulta un distributore ufficiale per il marchio Adcom. PS Audio 5.6, sostituito dal 5.7 che non conosciamo, Burmester 808, non ci risulta più importato.<br />
	 
</p>

<ul>
	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Amplificatori finali di potenza</strong></span>
	</li>
</ul>

<p>
	<strong>(AAA)</strong><br />
	Klimo Beltaine. Ma poteva esserci alcun dubbio? E' molto tempo che una coppia di Beltaine mi rende felice, eh si, è questo il termine giusto, felice. Perché la maniera di porgere la musica dei Beltaine è di un altro mondo, nulla a che vedere con le altre amplificazioni, a meno di non parlare di cose come On Ga Ku e Kaegon. Fino ad ora avete sentito l'hi-fi, questa è l'alta fedeltà. E sono due cose differenti. La parentesi è d'obbligo vista la bassissima potenza.
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	<br />
	Fourier Panthere: Meraviglioso OTL, scandalosamente musicale OTL. Niente trasformatori d'uscita? Tutta musicalità e trasparenza guadagnata. Nemmeno troppo ostico con i diffusori, accetta di pilotarne più di quanto qualsiasi OTL abbia sin'ora fatto. Il suono? E' qualcosa di completamente diverso da quanto conoscete. Prenotate una seduta d'ascolto anche solo per capire cosa significa per un amplificatore suonare senza la greppia dei trasformatori d'uscita. Entusiasmante. Coup de Foudre
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	<strong>AA++</strong><br />
	Mark Levinson n.333. Semplicemente il miglior amplificatore a stato solido che io (e tutta la redazione con me) abbia mai ascoltato. Semplicemente strepitoso, fa anche meglio dei sinora inarrivabili ML 20.6
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	<strong>AA</strong><img alt="Air Tight ATC-3" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="125594" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/AirTightATC-3.webp.b05f1493c17e5b44676b69003ef58fdf.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><br />
	Air Tight ATC-3: un grandissimo finale a triodi che ripropone ai giorni nostri le mitiche e lussureggianti sonorità dell'età dell'oro dell'alta fedeltà. Costruito e finito come solo i giapponesi più raffinati sanno fare.
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	<br />
	Audio Research VT 130: "neh, ma che bbella ccosa", come per magia Audio Research ogni volta che ci ripensa, si fa passare le allergie momentanee e torna a toccare le valvole fa il capolavoro. VT 130 o della completa adattabilità alla musica, VT 130 o della totale flessibilità artistica. VT 130 un finale a valvole grande e grosso che come raramente ci è capitato di ascoltare non ha alcuno altro scopo che servire umilmente e grandiosamente la musica.
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	Cary Audio CAD 805: un uragano di velluto, una tempesta di delicatezza. Insomma tutto ciò che possono fare i triodi portato a potenza da diffusore "duro". Un esercizio difficile, splendidamente condotto a termine dalla casa americana. Non chiedetegli la trasparenza assoluta dei monotriodi puri, ma aspettatevi prestazioni vicine con una dinamica altrimenti inarrivabile.
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	Stax DMA X2: tanta potenza e un tocco, unico, di magia.
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	The Gryphon Poweramp DM 100: mitico come l'animale da cui prende il nome. Pilota tutto e lo fa con una grazia sconosciuta alla massa degli ampli a stato solido. Di una naturalezza disarmante.
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	Krell KSA 100S: Finalmente un Krell che fa ( eccome) al caso nostro. Potentissimo ma non prepotente è un mostro incivilito , capace di controllare la sua forza ( che all'occorrenza può essere brutale) e di esprimere un messaggio assai definito e introiettato ma per nulla clinico e aggressivo. Bravo Dan, bel colpo.
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	<strong>A++</strong><br />
	Audion Silver Night: splendido finale britannico a monotriodi, suona magnificamente e rende merito al suo poetico ed evocativo nome. Se dimostrerà di essere effettivamente distribuito ed assistito decadrà la doverosa parentesi.
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	Shindo Labs Palmer 300B: Ancora un'illustre (forse il più illustre) rappresentante della categoria monotriodo dotato di 300B. Il suo maggior difetto è la scarsa flessibilità, nel senso che per le sue precipue caratteristiche sonore è strettamente indicato in accoppiamento a diffusori a tromba ad alta efficienza, con i quali, però, appare pressoché imbattibile. Una coppia di Palmer e due Klipshorn o due Tannoy Wenstminster o robina del genere rappresenta un'esperienza musicale tanto particolare quanto irripetibile.
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	<strong>A</strong><br />
	Jadis JA 30/ 80: il 30 è tanto delicato quanto concreto, l'80 tanto concreto quanto delicato. Non per tutti i diffusori, ma quando si imbrocca quello giusto (io ad esempio ho imbroccato il Monitor Audio Studio 20 e con l'80 è un'accoppiata magica) gli Jadis hanno tutt'ora pochi rivali. In più le versioni recenti sono anche diventate affidabili.
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	<br />
	McIntosh MC7300: chi se lo sarebbe aspettato? Eppure eccolo e chiunque può verificare con le sue orecchie quanto sto dicendo. Il 7300 è bello come un McIntosh, affidabile come un McIntosh, come un McIntosh rappresenta un investimento che si rivaluta nel tempo e suona come non ci si sarebbe mai aspettato (ma il 7270 già aveva invertito la tendenza) da un Mac moderno. Pilota, praticamente, anche i sassi. L'ascolto prolungato rivela un ampli di straordinaria piacevolezza, un vero e proprio indistruttibile, non svalutabile, rassicurante compagno di vita. Più lo ascolto e più sale in classifica.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="125888" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/McIntosh-MC7300.webp.178004875718e0c15e41d7def1284971.webp" rel=""><img alt="McIntosh-MC7300.thumb.webp.82d635537572f034ea2f83d2f9021674.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="125888" data-ratio="52.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/McIntosh-MC7300.thumb.webp.82d635537572f034ea2f83d2f9021674.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	Sound Technology Poweramp One: È uno dei finali più seducenti che abbia mai ascoltato. Coup De Foudre
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	<strong>AB++</strong><br />
	Jeff Rowland AC 2 (alimentato a batterie): Un finale compatto , versatilissimo (può funzionare in DC in AC o con un pack di batterie opzionale). Potente quanto basta per una non isterica applicazione domestica, costruito e finito con la cura a cui Rowland ci ha abituati. Nella configurazione a batterie mostra una trasparenza ed una pulizia timbrica difficilmente raggiungibili, unite ad una dinamica niente, niente male.
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	<strong>AB +</strong><br />
	Mc Cormak Power Drive DNA1: esoterico si ma con criterio. Progettato da gente seria è un amplificatore estremamente serio per impianti estremamente seri. Vale quello che costa e questo è davvero dire tanto. La straordinaria costanza di prestazioni nel tempo e l'affidabilità gli valgono un passo in avanti in classifica.
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	Nightingale ATS 30: appena appena un pochino meno affascinante del pre, ma caratterizzato dalla stessa eccezionale cura costruttiva e di finitura, dall'originalità delle soluzioni inserite in una circuitazione classica, dalla medesima cura estetica. Suona in maniera assolutamente eccellente , dimostrando una grande personalità che, positivamente, lo distanzia dalla comune produzione valvolare "de-luxe" facendone un oggetto desiderabilissimo anche da chi ha già provato tutto o quasi tutto. Sono sicuro che i mercati esteri non rimarranno insensibili al suo indiscutibile "appeal".
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	<strong>AB<img alt="Audion Silver Night 300B SSE" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="125580" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/AudionSilverNight300BSSE.webp.40dac301d07b53ae6b7dfda61dbab954.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></strong><br />
	Audion Silver Night 300B SSE: giuro che quando mi hanno detto il prezzo non ci volevo credere, e non perché sia masochista ed ami pagare le cose tanto né perché in quanto sadico ami che le paghiate tanto voi, semplicemente perché un finale a monotriodi che impiega le 3 00B e che si permette queste magiche sonorità, a 3.300.000 appare una cosa fuori dal mondo. Non fate, per favore, di quelle snobberie che non lo comprate perché il prezzo è troppo basso. Costa sì come una 126 usata, ma va come una Jaguar.
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	Cary Cad 300B: quando un apparecchio va veramente bene, ed ha un prezzo tutto sommato competitivo cominciano a nascere le leggende. Ora vi spiego quanto sono asino: subito dopo la mia prova del Cad 300 B mi telefonò un signore infuriato avvertendomi che quell'amplificatore "era una buffonata. Non è a valvole se lei toglie le valvole di potenza durante l'ascolto l'ampli continua a suonare!" Stranissimo caso di camuffamento. Ebbene anziché mettermi a ridere o pensare, come doveva essere, che si trattava del solito rompiballe convinto di sapere tutto e dotato di fervida immaginazione o ancora di un concorrente invidioso, S. Tommaso come pochi, feci l'esperimento. Risultato le dita della mano destra ustionate, un paio di condensatori esplosi e, naturalmente il silenzio. Ora, dico io, ma si può far dirigere una rivista ad un personaggio come me? Non solo il Cad 300B è a valvole (e che valvole) ma in unione a diffusori di efficienza medio-alta (88/89 dB in su a seconda dell'ambiente) è una vera e propria delizia.
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	Diapason Riferimento: anche lui è grande grosso e a stato solido eppure nulla invidia ai colleghi longilinei o nanerottoli. Il Riferimento fa decisamente onore al suo nome con una performance dinamicamente travolgente e timbricamente assai convincente nonostante una certa tendenza "yang".
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	Marantz MA 24: forse definirli i Mark Levinson 20.6 dei poveri è offensivo, sia nei confronti dei poveri, che certo non si comprano gli MA 24, sia nei confronti dei piccoli splendidi Marantz, che certo non rappresentano un'alternativa di ripiego. Questi piccoli mono in classe A, progettati da quel geniaccio di Ishiwata, propongono una delle performances in assoluto più aggraziate e corrette oggi ottenibili, con la sola accortezza di accoppiarli a diffusori di medio-alta efficienza. Anche se non difettano davvero di dinamica. Un sistema di biamplificazione a quattro MA 24 merita senz'altro la fascia A. Decisamente competitivi in relazione alle prestazioni pure, alla costruzione, al grado di affidabilità.
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	Mark Levinson n. 29.5: nella botte piccola c'è il vino buono. E questo è il mio secondo amplificatore preferito tra quelli costruiti dalla celebre casa statunitense. Esemplare per correttezza timbrica e coerenza e anche dal punto di vista dinamico usa assai bene i suoi 50 watt.
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	Plinius SA 100: Per Berlinguer sta più in alto in classifica, per me no, ma è solo una banale questione di sfumature. Dalla nuova Zelanda una gradita genia di apparecchi ben costruiti, ben progettati e dal prezzo insidiosissimo per la concorrenza americana. Di questa genia l'SA 100 è il validissimo alfiere. Il prezzo é però un po'
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	<strong>B+</strong><br />
	AM Audio A 50: tanto per confermare che non abbiamo niente da invidiare a nessuno, ecco un piccolo grande stato solido in pura classe A, musicalissimo, affidabile ed economico oltre ciò che sarebbe stato lecito aspettarsi. Bravo Mr Conti, vai così che vai forte!
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	Albarry M408: la vecchiaia (o meglio, l'anzianità) gli fa un baffo. Era il mio ampli di riferimento nel 1983 e potrebbe tranquillamente esserlo ora. Non vi fate ingannare dal dato di potenza, è in grado di pilotare anche diffusori molto difficili. Oggetto di culto è prodotto in un numero limitato di esemplari. Ottimo investimento.
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	Beard M 1000: un gran bel mono a tubi di notevole potenza. Pilota anche diffusori difficili (p.e. ELS come i Martin Logan) con ottima coerenza tonale e più che discreta neutralità.
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	Bryston 3B: indistruttibile (è garantito vent'anni), gran lavoratore, ottimo musicista a un prezzo stupefacentemente onesto. Fortemente consigliato
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	Klimo Kent Silver: è uno dei miei grandi amori. Un piccolo amplificatore a tubi con una grande e melodiosissima voce. Il dato di potenza non rende giustizia alla sua capacità di produrre volumi veramen,te notevoli con raro senso musicale ed eccezionale concretezza plastica. Più che discretamente affidabile.
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	<strong>B</strong><br />
	Monrio Cento: un gran bell'exploit per un ampli che da tranquillamente i punti a colleghi di prezzo doppio e anche triplo. Timbrica amabile, eccellente dinamica, notevolissima capacità di pilotaggio di carichi anche molto difficili. Consigliatissimo.
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	Muse One Hundred: Merita effettivamente assai di più di quanto non mostrasse la sua precedente, conservativa, classificazione. Semplice , dinamico economico quanto può esserlo un oggetto che si paga in dollari e musicalissimo.
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	PS Audio PS 100 Delta: altro splendido rappresentante della sanità mentale applicata all'high end. Timbrica sana, eccellente dinamica, ottima costruzione e finitura. Affidabile e conveniente. Da tener presente anche come ampli per i bassi in super-sistemi muiltiamplificati.
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	Quicksilver Mono Amp (Silver): eccellenti nella vecchia versione c on le 6550, altrettanto nella più recente con le KT 88, splendida la versione Silver Mono (che merita senz'altro una fascia di classifica più elevata, ma c'è bisogno di un riascolto). Comunque sia uno degli amplificatori più deliziosamente musicali in commercio. Un classico inossidabile che sorprende ogni qual volta lo si riascolta. Peccato il prezzo che davvero non è più quello di una volta e ne penalizza la classifica.
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	Woodside (Radford) STA 35: un classico (il progetto originale è di trent' anni fa) che non accenna a voler invecchiare. Piccolo e delizioso.<br />
	 
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	<img alt="Onkyo-M-510-grand-integra-VU" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="125562" data-ratio="74.85" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Onkyo-M-510-grand-integra-VU.webp.d99cccdb911952fc00b06b304ba1efa1.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />
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	<strong>BC</strong>
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	Onkyo M-510 Grand Integra: dopo lo Stax senz'altro il miglior amplificatore giapponese in produzione. Una bestiaccia grintosa e strapotente non priva di grazia e delicatezza. Ottima coerenza timbrica, dinamica naturale e praticamente illimitata, una leggera tendenza al gigantismo nella ricostruzione degli strumenti. Costruzione e finitura da brivido. Comincia a risentire dell'onta del tempo.
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	<strong>C</strong><br />
	Beard P 35 MKII: dolci e melodiosi suoni. Spiccata tendenza eufonica nell'accezione più positiva del termine, più che discreta capacità di pilotaggio.
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	Cary SLA 70: è una delle rivelazioni degli ultimi anni. La potenza non è esuberante ma è in classe A e visto come suona il prezzo è decisamente onesto.
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	Galactron MK 2061: il più piccolo ma anche il più deliziosamente equilibrato tra i nuovi Galactron. Suono aggraziato e prezioso, timbrica limpida e liquida . 30 watt buoni che permettono anche una più che dignitosa prestazione dinamica.
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	Galactron MK 2160: decisamente più potente e aggressivo del precedente ma dotato comunque di eccellente musicalità. Manca quel pizzico di grazia, quel pizzico di magia che solo gli amplificatori piccoli riescono a donare.
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	Marantz MA 22: suono estremamente aggraziato ma non privo di grinta. Appena una punta di durezza ( perdonabile) sul medioalto. Costruzione, finitura e affidabilità eccellenti. Prezzo adeguato.
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	Naim NAP 180: il miglior finale Naim che io abbia ascoltato. Grintoso e solido.
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	Quad 405 mod. Dyssanayake: tutto quello che avreste voluto da un Quad e non avete mai osato chiedere. "Abarthizzazione" sul n. 10/92 di SUONO.
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	Sonus Faber Amator Power: sembra a valvole. È a transistor. Complimenti. Bellissimo da vedere piacevolissimo da ascoltare.
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	<strong>D</strong><br />
	Klimo Linnet: nonostante le proteste in forma verbale ed epistolare (indirizzate peraltro alla mia precedente rivista) del distributore il mio giudizio non cambia. Eccellenti, al livello dei migliori in assoluto con diffusori a medio-alta impedenza, problematici con diffusori medio-difficili.
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	<strong>E</strong><br />
	Cabre AS 204 Mod. Dyssanayake: veloce, grintoso, neutro. "Abarthizzazione" sul n. 1/92 di SUONO.
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	Lector VM 150: eccellente per il prezzo che costa. Ibrido con prevalenza di suono valvolare.
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	Naim Nap 90: pas mal, pas mal... Ma bisogna amarlo.
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	Quad 306: probabilmente il miglior finale Quad da vent'anni a questa parte. Costa poco e da in cambio veramente molto.
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	Rotel 980 BX: 120 watt puliti e cristallini a meno di un milione. Avrà pure qualche difettuccio ma cosa pretendete?
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	Verdier 210 MKII: Dipende un po' dai diffusori, ma in genere è un ottimo valvolare ad un prezzo conveniente, progettato e costruito da un uomo che di valvole ne sa davvero.
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	Escono di classifica: Mark Levinson. n. 20.5, N.27.5 , non più prodotti, Primare 202, vedasi il discorso già fatto nella sezione preamplificatori. Audio Research Classic 30, ahimé non più prodotto, AES One , da tropo tempo non ne abbiamo più notizie. VTL Triode 25 watt, non più prodotto, Mc Intosh MC 275 Replica, purtroppo non c'e n'é più, Aloia ST 130, siamo in attesa della nuova splendida produzione del nostro grande Bartolomeo, Copland CTA 504, sostituito dal 505 che non abbiamo ancora ascoltato, Kinergetics KBA 75, non ci risulta più distribuito. Classe M 700, fuori produzione, Hafler 9500, non ci risulta più distribuito, PSE Studio IV, idem, Manley Compact 150 idem con patate ( ma se preferite, senza sovrapprezzo, ci sono i fagiolini, niente rucola please! Onkyo M 502, non è più in catalogo, Adcom GFA 565, 585, 545, 535 : non ci risulta al momento un distributore italiano per Adcom.
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	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Elettroniche Miscellanea</strong></span>
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	<strong>AAA</strong><br />
	Cello Audio Palette: il più bel giocattolo hi-fi mai inventato. Il più bello strumento di godimento di una discoteca mai realizzato. Ah, poterselo permettere!<br />
	<br />
	<img alt="Cello-Audio-Palette-front.webp.d4eb2eadd5d9b6c4420fc9f3bc151f9e.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="125590" data-ratio="66.38" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/Cello-Audio-Palette-front.webp.d4eb2eadd5d9b6c4420fc9f3bc151f9e.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />
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	<strong>AA+</strong><br />
	Nightingale unità di condizionamento, stabilizzazione e filtraggio di rete serie CR (800/1200/1600): il più perfetto e funzionale tra i "condizionatori" ma definirlo così è estremamente limitante. Un oggetto che riunisce in una almeno tre funzioni fondamentali e che non dovrebbe mancare in alcuna catena di buon livello se si vuole che le prestazioni ottenute siano effettivamente quelle promesse dall'apparecchio. Anche se il vostro impianto elettrico e immondizia un CR è in grado di resuscitarlo, con in più la sicurezza di ottenere sempre il massimo dalle vostre apparecchiature grazie alla funzione di stabilizzazione automatica della corrente. Una prova basta a convincere anche il più ostinato dei caproni con le orecchie imbottite. Irrinunciabile.
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	<strong>AA</strong><br />
	Sightech AEC 1000: Pensato per il mercato professionale, questo equalizzatore digitale ( ma è estremamente riduttivo definirlo come tale, andate a leggere la prova sul numero scorso) . Il Sightech è letteralmente in grado ( in senso figurato, non mettete in allarme la famiglia) di abbattere o nascondere le pareti dell'ambiente. I suoi benefici sul suono vanno provati. Costa molto, è vero, ma è un oggetto di tecnologia veramente raffinata, capace di risultati assolutamente unici.
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	Gate IR1: Spartanamente definita "interfaccia" dalla casa, è un'unità di filtratura e stabilizzazione della corrente. Funzione come nessun altro "power purifier" fa , e funziona davvero, incrementando in maniera sconcertante le prestazioni di qualsiasi catena. Indispensabile in installazioni di alto livello, molto più dei cavi in argento massiccio rivestiti in oro rosa e platino. Raccomandatissima.
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	<strong>A</strong><br />
	Mark Levinson LNC 2: attualmente il crossover elettronico più corretto e "invisibile" in commercio, o meglio, era in commercio. Ma se davvero puntate ad una multiamplificazione di altissimo livello vale comunque la pena cercarlo, e se ho capito bene è comunque disponibile su ordinazione.
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	Irem LC 201: un condizionatore di rete di grade efficacia, disegnato e realizzato con tecnologie all'avanguardia, estremamente potente ed affidabile. La sua presenza nell'impianto si nota in maniera assolutamente benefica.
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	<strong>AB</strong><br />
	Dyssanayake La Macchina del Tempo: Ma che cos'é insomma? Un interfaccia pre-finale? Un'interfaccia pre-cavi-finale? Un'interfaccia pre-CD? Un adattatore d'impedenza? Un'uscita cuffia a valvole? Tutto ciò ed altro, è la geniale "Macchina del Tempo" di quel pazzo cingalese di Sarat Sena Dyssanayake. E funziona comunque la vogliate far funzionare, e con pochi ritocchi può fare anche dell'altro. in Kit secondo i piani di suono, o "pret a sonner" su prenotazione presso lo stilista orientale.
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	<strong>B</strong><br />
	Lexicon CP1: il miglior processore d'ambienza e di surround in commercio.
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	Bryston 10B: quasi un Levinson LNC 2 a una frazione del prezzo. Una manna dal cielo per chi vuole biamplificare ad un costo ragionevole ma senza rischiare di deteriorare la musicalità dei propri diffusori. Appena un po' limitato in versatilità ma comunque efficacissimo. Forte raccomandazione.
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	Audio Research EC 22: un gran bel crossover elettronico, costoso ma di prestazioni indiscutibili.
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	Escono di classifica: Mc Intosh Mac 4300V, non più in produzione, Onkyo TX 906, idem.<br />
	 
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	© 2012 videohifi.com - © 2017 melius.club
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">130</guid><pubDate>Sat, 03 Feb 2024 14:12:46 +0000</pubDate></item><item><title>Senza peli sulla lingua: la classifica delle sorgenti digitali</title><link>https://melius.club/blogs/entry/128-senza-peli-sulla-lingua-la-classifica-delle-sorgenti-digitali/</link><description><![CDATA[<p>
	di Bebo Moroni<br />
	<br />
	<a href="https://melius.club/blogs/entry/126-senza-peli-sulla-lingua-le-classifiche-di-ieri-i-desideri-di-oggi/" rel="">Senza peli sulla lingua. Le classifiche di ieri, i desideri di oggi</a>.
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	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>GIRADISCHI DIGITALI: INTEGRATI E COMBINAZIONI</strong></span>
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	<strong>AA</strong><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="121987" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="640" alt="Mark-Levinson.webp.cbe90089ebcd4762a8ed37efaab77b91.webp" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_01/Mark-Levinson.webp.cbe90089ebcd4762a8ed37efaab77b91.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><br />
	Mark Levinson n. 31 + n. 30.5 (n.35): se esiste uno stato dell'arte digitale questa coppia lo rappresenta. La sua musicalità non ha rivali in campo digitale...e forse nemmeno in campo analogico. Può sembrare incredibile a chi ha avuto la fortuna di poter ascoltare con attenzione tali capolavori, ma l'implementazione del convertitore ha fatto sì che la coppia suonasse effettivamente ancor meglio. Ma non si preoccupi chi è in possesso del n. 30, parliamo pur sempre di sfumatura (ma che sfumature! Ahi ahi...)<br />
	<br />
	<strong>A+</strong><br />
	Accuphase DP 90L/DP 91L: vale in massima parte quanto già scritto per 80 e 81L: una splendida coppia di raffinatissima musicalità. Si aggiungano prestazioni ulteriormente migliorate in termini di ariosità, ampiezza e profondità della scena e, certo non ultima, ricostruzione armonica. Musicalmente ancora più credibile della pur eccezionale coppia che l'ha preceduta. Capaci di non deludere anche i più ineffabili analogisti (io lo sono). Costruzione assolutamente al di sopra dei migliori standard, finitura di rara accuratezza, grande comodità d'uso.<br />
	<br />
	Krell KPS 20i: Ah che piacere convivere con lui. Lo stiamo usando da quasi un anno e ai carabinieri non sono bastati tre assalti per portarcelo via dalla redazione. Suono straordinariamente luminoso, immagine vastissima e marmorea, neutralità a grado -0- e comunque una grande, grandissima, imprescindibile musicalità. Costruzione e finitura di livello maniacale.<br />
	<br />
	Marantz CD 15: "What a piece o work!" esclamerebbero ( hanno in effetti esclamato) gli inglesi: che bel pezzo! Ishiwata ha dato il meglio della sua arte per la macchina "flaghship" Marantz, naturalmente integrata. E in effetti ascoltando il CD 15 non si ha nessunissima voglia di andarsi a mpelagare in complesse e costose soluzioni separate. Le prestazioni sono allo stato dell'arte, e ancora una volta una macchina Marantz si presenta come riferimento per i prossimi anni. Un plauso particolare, in un complesso entusiasmante, alla preservazione della gamma armonica, che dona nuova vita, coerenza e spessore ai vostri migliori CD.<br />
	<br />
	Micromega Trio 3CD/ Trio 3BS/ Trio 3 AL: migliorata sia la meccanica , che il convertitore, che il gruppo di alimentazione. Il risultato è straordinario e riporta Micromega ai vertici assoluti della buona riproduzione digitale. Ecco uno dei rarissimi casi , assieme ad Accuphase e Levinson, in cui il convertitore separato ha un senso. In più la super-alimentazione aggiunge alle caratteristiche di delicata musicalità una dinamica tale da conferire un piglio particolare a questa splendida combinazione. Se l'ascoltate a confronto con altre macchine prestate particolare attenzione alla performance del basso elettrico o del contrabasso.<br />
	<br />
	Primare 204. Più lo ascolti e più ti convince questo bellissimo (come si potrebbe dire altrimenti?) giradischi digitale integrato che viene dal freddo, ma che nulla ha di freddo nel suono e nel rapporto con l'utente. Timbrica deliziosamente precisa ma con quel tanto di romantico che gli dona credibilità musicale e soprattutto capacità di coinvolgimento. Grande prestazione armonica e dinamica esuberante ( ma eccellentemente controllata) per uno degli oggetti più desiderabili presenti sul mercato.<br />
	<br />
	Teac P 30: Teac alla massima potenza. Cos'altro dirvi? Una meccanica allo stato dell'arte confezionata assieme ad un convertitore allo stato dell'arte. Deliziosamente spartana, rassicurantemente "pro", musicalissima e insistruttibile macchina delle meraviglie. Totally Jitter Free.<br />
	<br />
	Vimak DT 800: E' senz'atro il migliore dal punto di vista dell'ingegnerizzazione, ma ciò, di per sé non basterebbe a posizionarlo così in alto in classifica. In realtà a tanta tecnologia ( e a tanta eleganza estetica, a tanta bontà costruttiva, a tanto pregio di finitura) si accompagnano prestazioni musicali di livello indiscutibilmente straordinario. A tutti gli effetti è un due telai in uno e la discendenza dal nobile convertitore DSP 2000 si sente e come: estremo nitore, grande ariosità, delicatezza in alto ma anche grande capacità di coinvolgimento fisico dell'ascoltatore. L'uscita cuffia è da oscar.<br />
	<br />
	<strong>A</strong><br />
	Micromega Duo CD+ Duo Pro: difficile resistere al fascino di queste macchine. In particolare la coppia Duo CD + Duo Pro offre una musicalità ed una saldezza dell'immagine difficilmente raggiungibili nella sua categoria, ponendosi come una delle migliori combinazioni giradischi digitale attualmente disponibili. In particolare il DUO Pro è tra i migliori monobit in circolazione. Morbido ma non opaco.<br />
	<br />
	Tandberg 4035: bentornata Tandberg, nell'infinito dei marchi distribuiti in Italia si puù ancora sentire la mancanza di qualcosa, nella fattispecie della concretezza dei prodotti dello storico marchio norvegese. Il 4035 a me ricorda per molti versi il "mitico" 3015, a Mario meno. Di quello storico CD che in qualche maniera ha fatto epoca, odo reminescenze di seta e marmo. Una macchina costruita con una cura semplicemente esemplare, affidabile sino allo spasimo e che suona dannatamente bene. Nonostante il costo non risibile il rapporto prezzo/qualità totale è favorevolissimo.<br />
	<br />
	YBA CD3: Se questo è il più piccolo dei CD della serie di riferimento di Yves Bernard André, figuriamoci gli altri. Il progettista/costruttore francese che ha dato ampie prove del suo talento nel campo delle amplificazioni, dimostra di non essere secondo a nessuno anche in tema di digitale. Esemplare la costruzione, bella la finitura. Una prestazione di grandissimo equilibrio, un suono coerente, nitido, asciutto ma tutt'altro che rinseccolito, con una gamma media affascinante come poche ed un microcontrasto da primato del mondo<br />
	<br />
	<strong>AB</strong><br />
	Proceed PDT 3 + PDP 3: i Levinson "dei poveri" (si fa assolutamente per dire) mutuano, in questa terza versione, alcune delle soluzioni elettriche e costruttive della linea digitale Mark Levinson. E si sente bene. musicalità generalmente di altissimo livello ( in particolare la chiarezza e l' "ascoltabilità" della gamma media) e ad un immagine di omogeneità e ampiezza nelle tre dimensioni difficilmente riscontrabile. Costruzione, finalmente, di livello commisurato al pregio musicale.<br />
	<br />
	Marantz CD 17: Ken rischia di diventare noioso. E' una sorta di Re Mida, quel che tocca diventa oro ( vedere il pannello). Io francamente credevo che con CD 15 e 16 la Marantz avesse completato un catalogo digitale di ampiezza e qualità inarrivabili, e invece mancava ancora la perla, perla costituita da questo CD 17, costruito bene quasi come il 15 e che suona appena un nientino meno bene del 15, quindi straordinariamente, tanto più straordinariamente se si pensa a quanto costa in meno rispetto all'inarrivabile fratello maggiore.<br />
	<br />
	Naim CDS. Solido e vellutato ma non privo di doti di brillantezza. Una scelta eccellente per chi cerca un giradischi dal suono deciso e dai forti contrasti chiaroscurali. Capace di insospettabile delicatezza all'occorrenza. Immagine assai estesa in profondità.<br />
	<br />
	<strong>B+</strong><br />
	Teac VRDS 20: non avevamo ancora fatto a tempo a finire di congratularci con la Teac per lo splendido VRDS 10 che è arrivata la sua versione "audiophile", con ulteriori accorgimenti per lo smorzamento delle vibrazioni e meccanica implementata. Valgono le considerazioni fatte per il VRDS 10 ( lo trovate in classe BB) con in più una messa a fuoco del centro immagine spietata ed una maggiore intellegibilità degli strumenti che agiscono prevalentemente in gamma medio-bassa ( da ascoltare la precisione nel posizionamento dei tamburi della batteria) . Costruzione superba e prezzo esemplare per correttezza. Consigliatissimo.<br />
	<br />
	Marantz CD 16: nel suo genere un capolavoro. Costruzione accuratissima, finitura di grandissimo pregio, tecnologia avanzata ma, soprattutto, grandi, veramente grandi, prestazioni musicali. Se nel Teac è la meccanica a far la parte del gigante, nel Marantz CD 16 è l'elettronica il cuore pulsante di un grande risultato. Ishiwata non ha certo risparmiato gusto e intelligenza nel mettere a punto la nuova serie di iradischi digitali. Il Marantz CD 16 è un acquisto di quelli che si possono fare ad occhi chiusi, nella sicurezza che non si rimpiangerà una sola lira spesa, e che perdipiù difficilmente il proprio acquisto subirà l'onta del tempo. Pensate solo alla longevità del vecchio CD 94. Ebbene il CD 16 impressiona assai di più di quanto fece a suo tempo ( e non fu poco) il CD 94. Raccomandatissimo.<br />
	<br />
	<strong>BB</strong><br />
	Teac VRDS 10: una meccanica semplicemente splendida, mutuata dalle celeberrima P2s accoppiata ad un convertitore più che egregio e come risultato una macchina dall'aspetto, giustamente, professionale. Look solido e sobrio che nasconde ( in corpo modesto un'anima ricca) , come una basilica bizantina, un variegatissimo mondo di suoni. Consigliatissimo<br />
	<br />
	<strong>B</strong><br />
	Micromega Solo H: Poco fa rimpiangere dei suoi fratelli "separati". Suono raffinato e dettagliato non privo di delicatezza e calore. Eccellente immagine, salda e di sicura messa a fuoco. Qualche piccola imprecisione nella finitura nell'ambito di un estetica raffinatissima.<br />
	<br />
	Pioneer PD 95: una splendida macchina degna della migliore scuola giapponese. Realizzazione di livello superbo e prestazioni tali da non far rimpiangere i concorrenti di lingua anglosassone. Risposta estesa e grande definizione, eccellente gamma bassa, immagine ariosa e di eccellente saldezza.<br />
	<br />
	Proceed PCD 3: valgono le considerazioni fatte per la coppia PDT3/PDP3 se si eccettua un'immagine meno ampia e un poco meno ariosa ed una maggiore tendenza all'indurimento della gamma acuta. Costruzione esemplare.<br />
	<br />
	Sony CDP 779 ES:grandissima versatilità, eccellente costruzione, finitura di classe superiore, avanzatissima tecnologia: una macchina di concezione pienamente giapponese con un suono tale da non far storcere il naso ai più esigenti ascoltatori europei. Una bellissima sezione meccanica e un prezzo decisamente competitivo. È in estrema ma esplicativa sintesi il Sony 779, degno erede di 77 e 777.<br />
	<br />
	Lector CDP 3T: musica bella, ma veramente bella, calda, vellutata, o, come direbbero gli inglesi, dolcemente ( ma anche autorevolmente) "smooth". Immagine ampia e ben definita, ottima preservazione delle componenti armoniche. Un giradischi italiano ben concepito ed altrettanto ben realizzato. Il prezzo, in apparenza alto, è in realtà concorrenziale rispetto alle realizzazioni di pari livello d'importazione.<br />
	<br />
	Linn Mimik: economicamente, ma senza esagerare, mutuato dalla coppia Karik-Numerik il Mimik senza pretendere di suonare altrettanto bene, offre performances estremamente convincenti ad un prezzo che ci è parso particolarmente equilibrato. Eccellente livello costruttivo, tecnologia avanzata ( il suo convertitore, unico assieme ai sofisticatissimi Vimak impiega un modellatore di rumore del 5° ordine) , musicalità dai toni tiepidi e insieme brillanti, grande flessibilità e semplicità d'uso e l'affidabilità che contraddistingue i prodotti Linn.<br />
	<br />
	<strong>C+</strong><br />
	Pioneer PDS 901: prestazioni sorprendenti in relazione al prezzo. Timbrica neutra e poco spigolosa, buon rispetto del contenuto armonico del segnale musicale. Fa persino meglio del già ottimo PD 9700. Rapporto Q/P elevatissimo. Sale in classifica in virtù di una prestazione che in un mondo di turbinosi cambiamenti non teme gli aggiornamenti di catalogo, anzi dimostra come a qualità non sia necessariamente legata all''ultimissimo grido tecnologico.<br />
	<br />
	Teac VRDS 7: Ancora un centro, e non è l'ultimo, con la serie VRDS che si avvale , e non solo in senso pubblicitario, dell'esperienza accumulata da Teac con le meccaniche separate. Anche la meccanica del "medio calibro" VRDS7 mutuata da quella della P2S e si sente. Immagine granitica, buona musicalità, ampia dinamica eccellente riproposizione della gamma armonica per un apparecchio di questa classe di prezzo. Apparecchio dell'anno 1994<br />
	<br />
	Mission Cyrus Dad 7: Perde l'inconfondibile impronta "morbidona" e vellutata della famiglia Cyrus e acquista in dettaglio e raffinatezza. Il basso rimane quello potente e rotondo tanto apprezzato nei modelli precedenti. Eccelle in profondità e plasticità. Ottima costruzione, estetica gradevolissima: ulteriori punti a suo favore.<br />
	<br />
	<strong>C</strong><br />
	Harman Kardon HD 7600 MK II: Una macchina decisamente riuscita, che in questa seconda serie ha perso quell'eccessiva asciuttezza in gamma medioacuta che la penalizzava oltremisura. Timbrica accurata e brillante, immagine di grande efficacia spettacolare. Non consigliabile in impianti ipercaratterizzati in gamma acuta.<br />
	<br />
	Onkyo DX 708: Integra In attesa di una nuova macchina "flagship" il 708 è il meglio di quanto offerto dal catalogo Onkyo. E non è poco. È una macchina di ineccepibile realizzazione, estetica sicuramente riuscita, versatilità ben oltre le normali esigenze, che propone un suono estremamente trasparente e dettagliato ma al contempo sufficientemente rotondo e privo di asprezze.<br />
	<br />
	Yamaha CDX 1060 B: Innanzitutto bellissimo. Poi costruito e finita con rara cura. E come ciliegina sulla torta una musicalità di notevole livello tale da permetterne l'associazione a catene di ottime pretese. Particolarmente raffinato (e piacevolissimamente delicato) il dettaglio.<br />
	<br />
	<strong>D</strong><br />
	Adcom GCD-600: Certo da un multiplayer per di più economico non ci si possono aspettare le prestazioni di un raffinato giradischi singolo (il Nakamichi MB1 fa parte di un altro mondo), eppure l'Adcom riesce quasi a compiere il miracolo. La sua musicalità è più che adeguata ad ascolti piuttosto impegnati con catene di ottimo livello. Se il vostro "must" è l'analogico questo è il modo migliore di investire soldi in digitale: vinile su un grande sistema per gli ascolti più seri e concentrati, argentei dischetti in un piccolo e musicale juke-box per essere accompagnati, comodamente, dalla musica.<br />
	<br />
	JVX XL- MC100: Compattissimo "jucke-box" da 100 dischi oltre a rappresentare una straordinaria comodita si permette pure di suonare in maniera assai più che dignitosa a conferma dell'ottima vena JVC nel digitale? Un giocattolo? Mica tanto, mica tanto...<br />
	<br />
	<strong>E++</strong><br />
	Marantz CD 63: la non comune bontà della nuova serie di giradischi digitali Marantz non si ferma ai modelli di maggior prestigio. Il CD 63, tranne le rifiniture ed un'immagine che non riesce proprio a raggiungere tali livelli di ampiezza ed ariosità, somiglia molto allo straodinario CD 16. L'estetica è estremamente gradevole, la costruzione di buon livello, la finitura è ottima. Il prezzo ne fa un sicuro, indiscutibile "Best Buy".<br />
	<br />
	Pioneer PDS 703: Splendida musicalità, a conferma dell'efficacia del sistema di conversione "Legato -Link", grande versatilità, costruzione insospettabile. Ad un prezzo ben inferiore al milione questa macchina offre appena un po' meno dell'impossibile. Apparecchio dell'anno 1994.<br />
	<br />
	Pioneer PDS 802 G: E' un po' "fregato" dal PDS 703 che a parità di prestazioni costa un centinaio d mille lire in meno. E' un po' più anziano del suddetto, ma non si sente.<br />
	<br />
	Teac CD5: costruzione solida ed affidabile benché logicamente improntata all'economia, estetica discutibile ma a mio avviso decisamente affascinante, prestazioni musicali notevoli, al vertice assoluto della sua categoria: morbido, dettagliato, arioso, capace di un'immagine in genere attribuibile a macchine ben più costose. Un "best buy".<br />
	<br />
	<strong>E</strong><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="121986" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" alt="JVCXLV274.webp.a70735d51ec879c7672b582ac60e6c7e.webp" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_01/JVCXLV274.webp.a70735d51ec879c7672b582ac60e6c7e.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><br />
	JVC XLV 274: come volevasi dimostrare JVC non si smentisce e propone ancora una volta un CD player estremamente economico che si pone come riferimento di categoria. Sostituisce il non più prodotto Technics SL PG320 come "Best Buy" assoluto.<br />
	<br />
	Nad 502: ad un prezzo ancora drasticamente concorrenziale, il nuovo Nad 502 offre una musicalità ancor più raffinata del fratellino minore, in particolare per quanto concerne la rotondità e l'estensione del basso<br />
	<br />
	Onkyo D X 701: Molto ben costruito e finito rispetto alla classe di prezzo, capace di prestazioni musicali tutt'altro che disprezzabili, adatto anche ad impianti di buone pretese.<br />
	<br />
	Philips CD 950: Vale in massima parte quanto già detto per il CD 940: la grande profusione di materie plastiche tiene il prezzo basso. Le prestazioni sono nettamente al di sopra della concorrenza di pari classe e rispetto al precedente modelo il 950 offre in più una ricostruzione prospettica di notevole credibilità ed una gamma acuta nettamente addolcita. Eccellente la meccanica adottata.<br />
	<br />
	Teac CDP 3500: Prestazioni e realizzazione ben al di sopra del prezzo di vendita. Un ottima base di partenza.<br />
	<br />
	Escono di classifica: Linn Karik + Numerik, appena avremo notizie certe sulla risoluzione di alcuni discretamente significativi problemi nella logica segnalateci dai nostri lettori rientreranno in classifica. Krell CD DSP non viene più prodotto, ma tenetevelo stretto..Stax CDP Quattro II il peso dell'età ormai si fa sentire davvero, ciò nonostante è tutt'ora un'oggetto di grande musicalità, ma non può esser confrontato con le migliori macchine moderne. Complimenti alla longevità in un settore dove tutto invecchia in tre giorni. Luxman D 107U modifica Dyssanayake la modifica non è più disponibile.<br />
	<br />
	Osservatorio Speciale: Buermester 916 Belt,Creek CD 60, Denon DCD 3500, Micromega Trio, Mas Phos Advanced, T+A CD 2000 AC, Technics SL-P2000 , YBA Idea.
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<ul>
	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>GIRADISCHI DIGITALI: UNITÀ DI TRASPORTO E CONVERTITORI</strong></span>
	</li>
</ul>

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	<strong>AA</strong><br />
	Mark Levinson n. 31: La più bella e musicale meccanica sin'ora realizzata. Costruzione assolutamente eccezionale. Una pietra miliare nella pur breve storia del digitale ed un enorme passo in termini di fedeltà e godibilità musicale nella riproduzione dei CD. Il costo è giustificato dalla assoluta superiorità.<br />
	<br />
	Mark Levinson n. 30: non solo è il convertitore D/A più musicale presentato ma è anche la più completa stazione collegamento e distribuzione dei segnali digitali in commercio. Una "macchina meravigliosa" che non vede rivali all'orizzonte, ma che d'altra parte costa circa il doppio del concorrente meglio piazzato.<br />
	<br />
	<strong>A+</strong><br />
	Forsell CD Transport: Non amo affatto la sua estetica funeraria, e non riesco proprio a capire perché in alta fedeltà quando si cerca il massimo dell'eleganza o meglio della preziosità, si debba puntare al sarcofago. Sindrome etrusca? No perché gli etruschi rifuggivano come la peste dall'accostamento oro e nero. A parte questo nessun altro appunto e possibile. La meccanica Forsell lavora in maniera stupefacente ed è in grado di cambiar faccia a qualsiasi disco argentato io conosca eccetto quelli venduti in edicola (beh, diciamo la maggior parte di quelli venduti in edicola). Immagine di inusitate ampiezza ed ariosità e di immane stabilità. Grande capacità plastica, profondità e dolcezza da grande analogico, trasparenza e dettaglio allo stato dell'arte.<br />
	<br />
	Nakamichi 1000 MB : Assolutamente straordinaria questa macchina lo è comunque: un multiplayer che suona meglio del 99% dei super-giradischi digitali. Nell'utilizzazione come meccanica separata poi la 1000MB si rivela semplicemente stupefacente. Precisione e musicalità a livelli di eccellenza assoluta, immagine di una saldezza ed una certezza entusiasmanti. Costruzione ai confini della realtà e versatilità imbattibile. Un giocattolo strepitoso.<br />
	<br />
	Vimak DS 2000: ed ecco un altro oggetto straordinario, e nella realizzazione ( l'estetica è assolutamente superba, la costruzione sopraffina) e nella versatilità ( una vera e propria centrale di smistamento digitale con funzioni di -ottimo- preamplificatore, la cui eprom è aggiornabile, anche via modem!) e nel suono ( vivido, arioso, in grado di restituire una gamma di sfumature tanto ricca quanto altrimenti inascoltabile). Un oggetto che già segna nettamente il confine tra la prima e la seconda generazione digitale.<br />
	<br />
	Cello DAC 8 System (D/A-A/D): Il primo sistema completo di conversione D/A-A/D disponibile non esclusivamente per il mercato professionale ( ma è, visto il suo livello, destinato anche e soprattutto al mercato professionale) Non solo per l'audio puro, ma meraviglioso proprio per l'audio puro . Prestazioni allo stato dell'arte, prezzo pure, estetica spartanissimamente pro, eccellenti possibilità operative.<br />
	<br />
	<strong>A</strong><br />
	Audio Research DAC 1/20: L'oggetto musicalmente più "analogico" tra quello digitali. In genere uno dei convertitori più precisi e musicali disponibili in assoluto. Capace di un suono fine e delicato e di una inusuale analisi armonica, il DAC 1/20 è un oggetto per grandi gourmet.<br />
	<br />
	Mark Levinson n. 35: Quasi in grado di competere con il fratello maggiore, rispetto al quale offre minor versatilità, un pizzico di musicalità in meno ed un prezzo inferiore di oltre un terzo. Anche lui, come il n. 30, un riferimento assoluto.<br />
	<br />
	Roksan DP1: Se il suo prezzo si manterrà tale, la DP1 si confermerà la più concorrenziale tra le meccaniche per la lettura dei CD di livello top. Costruzione, finitura e prestazioni elevatissime. Un oggetto desiderabilissimo.<br />
	<br />
	Stax DAC 1t: Pieno, caldo, solido, questo straordinario convertitore con stadio analogico a tubi è in grado di vestire di morbida lana il freddo cristallo di gran parte delle incisioni digitali. Eufonico, si certo, ma averne di così eufonici, o meglio, poterseli permettere. Immagine scultorea.<br />
	<br />
	Teac P2S: Ovvero "la meccanica". Un oggetto degno della miglior tradizione svizzera per precisione di assemblaggio, finitura, regolarità e docilità di funzionamento. Grazie al suo avanzatissimo sistema di difesa da vibrazioni esterne e autogenerate, alla precisione e costanza di lettura del suo pick up è in grado di offrire un suono elegante e di finissima pasta, altissima definizione priva di asprezze o durezze, e un immagine di rara saldezza e coerenza, luminosissima e ariosa. Un riferimento per neutralità e trasparenza.<br />
	<br />
	<strong>BB</strong><br />
	Mc Cormak CD Drive: Valgono le stesse considerazioni fatte per il Prism Signature. Particolarmente curato l'aspetto della stabilità meccanica del disco. Prestazioni di altissimo livello. Un recente riascolto ha reso d'obbligo un migliore posizionamento in classifica.<br />
	<br />
	Roksan Attessa. Una meccanica davvero splendida che unisce a standard di costruzione e finitura di altissimo livello, prestazioni da manuale. Immagine granitica e ampia, centro fuoco di eccezionale limpidezza, basso ampio ma controllatissimo. Una scelta certa in un mondo ancora tutto da verificare. Apparecchio dell'anno 1994.<br />
	<br />
	Parasound D/AC 1500. Ecco uno di quegli apparecchi che costituiscono il sale di un mercato che troppo spesso tende ad essere trito e ripetitivo. Il convertitore Parasound offre ad una cifra umanissima prestazioni vicine allo stato dell'arte e qualche reale, funzionale, udibile innovazione tecnologica che lo porta un passo avanti rispetto ai suoi colleghi, anche i più costosi. Uno dei rari oggetti in cui tutto, dal suo esistere al prezzo, è veramente, costantemente, giustificato. Una scelta sana, intelligente, raffinata . La capacità d'accoppiamento praticamente universale ( altro fatto rarissimo) impreziosisce ulteriormente la sua performance. Apparecchio dell'anno 1994<br />
	<br />
	<strong>B</strong><br />
	Deltec PDM 2: L'eccellente due telai Deltec è capace di un suono pieno e al contempo estremamente dettagliato. Facile da ascoltare e insieme eccellentemente analitico. Appena "leggero" in gamma bassa.<br />
	<br />
	California Audio Lab Sigma: devo dire che la mia con il convertitore Sigma è una conoscenza fresca. Ciò non toglie che dalla breve frequentazione sia nata una reciproca simpatia. Finiremo su Novella 2000? Speriamo di no perché rompere le macchine fotografiche ai paparazzi è faticoso e poco elegante. Bel convertitore con stadio d'uscita a valvole? Suona come ci si aspetterebbe debba fare: caldo, morbido, avvolgente, senza mai perdere il controllo della situazione.
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	<br />
	<strong>C</strong><br />
	Lector DigiDrive. Semplice ma efficace la piccola meccanica italiana è capace di eccellenti prestazioni, paragonabili a quelle di apparecchi ben più costosi, sia in coppia con il convertitore DigiCode che con convertitori di altre marche.<br />
	<br />
	Lector DigiCode: Un solo ingresso digitale configurabile a richiesta, ma in compenso una prestazione musicale di assoluto rispetto, tale da non farlo sfigurare rispetto a ben più esotici e costosi concorrenti.<br />
	<br />
	Micromega Duo BS: Il prezzo, nel settore dei convertitori separati, può essere considerato "entry", le prestazioni sono estremamente interessanti per proporlo come alternativa economica universale, per chi voglia entrare nell'high end digitale dalla porta principale.<br />
	<br />
	Teac P700 Una P 2S:... in piccolo. Adotta, benché semplificato e più povero nei materiali, lo stesso sistema di difesa dalle vibrazioni della meccanica di punta, e si sente. Pulita e definita, capace di un'immagine eccellentemente salda e a fuoco sino in profondità, la P 700 S è caratterizzata da un rapporto qualità/ prezzo eccellente, vista la possibilità di un suo utilizzo in catene di prestazioni molto elevate.<br />
	<br />
	Micromega Microdrive. Una meccanica piccola piccola che nelle prestazioni somiglia in maniera impressionante alle sorelline maggiori. Analogue feeling, il che significa un po' di scomodità ma tanta ritualità in più nell'utilizzo. Deliziosamente miniaturizzata, amatissima dalle donne.<br />
	<br />
	<strong>D</strong><br />
	Deltec Audio The Bigger Bit: non essendo attiva la categoria E deve stare per forza in categoria D, nel senso che io ancora devo capire bene se in questa classe di prestazioni abbiano un senso i soldi da sborsare per una coppia di separati. Certo tra i convertitori di prezzo umano il Bigger Bit fa un figurone.<br />
	<br />
	Enlighteen Audio Design 1000: un convertitore dalle prestazioni controverse: potrà essere amatissimo da chi ama le sonorità lucide e brillanti, meno da chi punta ad un suono plastico e pastoso. Il prezzo non lo aiuta.<br />
	<br />
	Forsell Air Reference DA Converter: Ciò che avremmo tranquillamente accettato in un componente di altro livello di prezzo non possiamo, evidentemente, accettare in un convertitore costoso come il Forsell. Quell'aria gelidina e un po' sferzante che accompagna la gamma medio-alta fa sì che l'unità svedese venga rimandata a settembre. Per il resto prestazioni, com'è lecito aspettarsi, d'eccezione.<br />
	<br />
	Micromega MicroDac: stante la sospensione della fascia E il MicroDac non può che essere classificato in classe D. D'altra parte se deve accompagnare macchine molto economiche ( ferme restando le considerazioni che troverete quì di seguito) non presta il fianco ad alcuna critica, se il suo partner è il MicroDrive, beh il MicroDac non si dimostra completamente all'altezza di cotanta meccanica tendendo ad un leggero ma avvertibile inasprimento delle medioalte.<br />
	<br />
	La categoria E è sospesa in attesa di un riesame della questione "separati digitali di categoria economica" e della loro reale necessità a fronte di quanto attualmente mostrato dalle nuove macchine integrate di categoria economica e media<br />
	<br />
	Escono di classifica: Beard DAP 2, Marantz CD 95R: non più in produzione.<br />
	<br />
	Osservatorio Speciale: Bitwise MS 1 MKII , Bitwise MS O, Docet DF 1, E.A.D. CD 1000 U, , ,California Audio Labs Delta, Creek DAC 60, Theta Universal Data III.
</p>

<p>
	<br />
	© 2012 videohifi.com - © 2017 melius.club
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]]></description><guid isPermaLink="false">128</guid><pubDate>Fri, 05 Jan 2024 20:52:59 +0000</pubDate></item><item><title>Senza peli sulla lingua: la classifica delle sorgenti analogiche</title><link>https://melius.club/blogs/entry/127-senza-peli-sulla-lingua-la-classifica-delle-sorgenti-analogiche/</link><description><![CDATA[<p>
	di Bebo Moroni<br />
	<br />
	<a href="https://melius.club/blogs/entry/126-senza-peli-sulla-lingua-le-classifiche-di-ieri-i-desideri-di-oggi/" rel="">Senza peli sulla lingua. Le classifiche di ieri, i desideri di oggi.</a>
</p>

<p>
	 
</p>

<ul>
	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>FONORIVELATORI</strong></span>
	</li>
</ul>

<p>
	<strong>AA</strong><br />
	Immutable Music Transfiguration<br />
	Una grande sorpresa quando sembrava che in questo settore non dovessero più essercene. La Transfiguration è la quintessenza della trasparenza ma non è minimamente affetta da alcuna delle freddezze e delle durezze tipiche dei fonorivelatori ipertrasparenti. Naturalezza tra il disarmante e lo stupefacente. Ricostruzione della scena acustica da ovazione. Uscita bassissima e apparente ( solo apparente o meglio temporanea) sensazione di limitata dinamica. . Apparecchio dell'anno 1994
</p>

<p>
	<br />
	<strong>A+</strong><br />
	Grado Reference: Il piacere della concretezza: scordatevi orizzonti infiniti ed aurore boreali. Tutto ciò che otterrete da questo splendido pick-up è una riproduzione ai massimi livelli della fedeltà, dei vostri microsolco preferiti. Suono asciutto ma allo stesso tempo dolce, grande intensità e capacità di restituire il senso materico dei differenti suoni. Immagine ampia e scolpita, chiaroscuro deciso . Una testina che difficilmente potrà mai stancarvi. Apparecchio dell'anno 1995/96.<br />
	 
</p>

<p>
	Benz Micro Glider: delicata e insieme di una trasparenza radiografante, dinamica , emozionante ma mai aspra o colorata. Una testina per veri "amateurs" in grado di leggere un sacco di cose che nemmeno avete mai immaginato tra i solchi dei vostri dischi. Strabiliante per estensione pulizia e dolcezza la performance sulle alte frequenze.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>A+</strong><br />
	Lyra Clavis: Non l'ho, purtroppo a disposizione, per una prova "seria". L"ho ascoltata però alcuni giorni e in differenti occasioni, il giudizio, per forza di cose da verificare, è eccellente: la Lyra Clavis sembra combinare con grandissima raffinatezza trasparenza e delicatezza, introspezione -assai spinta- e fluidità. Il risultato è musicalissimo, estremamente soddisfacente dal punto di vista del coinvolgimento e dell'impatto e al contempo ammirevole da quello della credibilità musicale. Splendida immagine, ampia e plastica, ma sopratutto luminosissima : una performance avvertibile anche ad un ascolto distratto.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>A</strong><br />
	Spectral MCR Signature: continua ad esser uno dei pick-up più disarmantemente naturali e trasparenti, capace di un'immagine di strepitosa precisione, appena un po' freddina sul medioalto.<br />
	 
</p>

<p>
	Dynavector XX: Sia in versione a bassa che ad alta uscita la XX propone una ricostruzione spaziale che forse, per correttezza, non ha pari unita ad una timbrica delicata e "facile" , ad un ottima analiticità e ad una trasparenza almeno pari a quella delle concorrenti più accreditate. Splendida per compattezza e rotondità la gamma mediobassa.
</p>

<p>
	<br />
	Fidelity Research FR1 MK II ristilata VDH: Oh che bella riscoperta! La FR 1 MKII è stata la testina audiophile per eccellenza tra gli anni '70 e '80 e anche in Italia è stata venduta in migliaia di esemplari. Ristilata da Van Den Hul acquista nuova vita , mantenendo tutti i pregi che gli erano propri: amplissima dinamica, grande trasparenza, grinta e perdendo gran parte dei difetti: aggressività sulle alte frequenze, mediobasso gommoso, immagine clinica. La spesa per il ristilaggio non è indifferente ma il gico vale ampiamente la candela.
</p>

<p>
	<br />
	London Jubilee. Grandissima capacità armonica, plasticità e corpo forse imprevedibili per l'erede della Decca London . Timbricamente molto britannica ( composta ma con qualche impeto di brillanza, talvolta persino eccessivo) ma assai meno idiosincratica delle precedenti versioni. Non ama tutti i bracci, preferisce quelli leggeri e in particolare unipivot e lame di coltello. Possiede comunque un fascino romantico difficilmente eguagliabile.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>AB</strong><br />
	Audioquest AQ 7000 NSX<br />
	Velocissima, dinamicamente autorevole, piuttosto calda e, soprattutto, scenicamente spettacolare nel rispetto delle dimensioni e degli spazi originali.
</p>

<p>
	<br />
	EMT-Tubaphon TU 2: splendido esempio di tecnologia tradizionale, la TU 2 è in grado di offrire un suono straordinariamente trasparente, unito ad una dinamica veramente notevole e ad una piacevolissima pienezza in basso. Veloce e cristallina in alto, anche troppo.<br />
	 
</p>

<p>
	<img alt="Tubaphon TU 2" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="126300" data-ratio="61.38" style="width:800px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/TubaphonTU2.webp.d1bb85b5b8b32c33887b3a88ba044cac.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><br />
	<br />
	<strong>BB</strong><br />
	Shure Ultra 500: Non ha una grandissima personalità, non ha particolari picchi di prestazioni, proprio per questo si rivela una testina ideale in mille occasioni. Lineare e correttissima, veloce ma senza esagerare, capace di tracciare i solchi più difficili è un raro esempio di buon senso "high end".
</p>

<p>
	<br />
	Sumiko Blue Point Special: Al primo inserimento in classifica ci chiedevamo se la Blue Point Special non meritasse una classificazione ancora più elevata, cosa che dopo alcuni mesi di convivenza ottiene, nonostante la realizzazione un po' povera. Musicale o eufonica? Comunque straordinariamente piacevole: dolce e allo stesso tempo trasparentissima, seppure già possedete una testina "più yeah" , tenetela da parte, tornerà sicuramente buona, anzi, buonissima, specie quando questo genere di piacevolezze analogiche non sarà che un ricordo..
</p>

<p>
	<br />
	Dynavector DV Karat 17D2 MK II<br />
	Sono molto contento di averla potuta riascoltare, o meglio di aver potuto finalmente ascoltare l'ultimissima versione di questo classico. Benché ancora un po' leggera è decisamente più controllata e più compatta in basso della 23 . La delicatezza e insieme la capacità di introspezione ( si noti lo splendore del microdettaglio) ne fanno ancor oggi un oggetto di straordinario fascino ed il prezzo, in relazione alla purezza delle prestazioni, va considerato competitivo. Eccellente con sistemi ben evidenti in basso meno con i minidiffusori.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>C</strong><br />
	Clearaudio Veritas: Torna repente in classifica questa bella testina tedesca, grazie all'acquisizione di una nuova e certa distribuzione. Clearaudio è tra i pochi costruttori mondiali a continuare a dedicarsi con impegno all"analogico, e la Veritas tra i pick-up del suo catalogo che abbiamo ascoltato, ne rappresenta un autorevolissimo esponente. Estremamente trasparente e dettagliata con un basso potente e roccioso. La gamma alta risente di una effervescente enfasi che potrà risultare gradita a molti. Eccellenti risultati con catene già di se tendenti al "vellutato".
</p>

<p>
	<br />
	Grace F 9E: Un classico. Basso leggermente lungo e dinamica leggermente in sottordine, ma una musicalità, in generale superba. A quasi quindici anni dalla sua presentazione sembra non temere minimamente l'oltraggio dell'anzianità. Attualmente non viene distribuita ( ma viene costruita ancora?) in ogni caso val la pena di cercarla, magari anche usata e questa sua attualità gli vale, distributore o no, la permanenza in classifica.
</p>

<p>
	<br />
	Stanton WOS: Non offrirà prestazioni da brivido ma è in grado di assecondare qualsivoglia catena grazie ad una risposta particolarmente lineare e ad una musicalità estremamente concreta. Tranquilla e pastosa. Convenientissima.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>D</strong><br />
	Audiotechnica AT OC 7MC: Estremamente trasparente e analitica pur essendo piuttosto delicata. Un po' esile agli estremi gamma, teme minidiffusori e sistemi elettrostatici.
</p>

<p>
	<br />
	Ortofon SPU /SPUGold: Sebbene di difficile reperibilità in Italia, sebbene di concezione decisamente anziana, sebbene utilizzabile solo con bracci standard Eia, la SPU nelle sue varie incarnazioni, antiche e moderne, è una testina di insuperabile fascino. Pesante, scarsamente abile nel tracciamento con una risposta che si impenna piuttosto decisamente in alto, offre una solidità ed un punch non riscontrabili in alcuna testina moderna e si sposa alla perfezione con impianti d'epoca o con le apparecchiature retrò della tendenza "audiophile noveau": ampli a valvole di bassa potenza e concezione spesso antica, diffusori ad alta efficienza .
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<p>
	<br />
	Supex SD 900: Ancora un fonorivelatore "storico". Idiosincratico, talvolta freddo, talvolta persino sgraziato. Se correttamente interfacciato (opera meravigliosamente con i sistemi giradischi Linn e con diffusori morbidi in alto) è un foniorivelatore di notevolissima musicalità ed eccellente dinamica. Per quanto riguarda la cessazione della sua distribuzione vale quanto detto per la<br />
	<br />
	Grace F 9A: è un classico, e un classico è tale anche quando è usato e se invece è un fondo di magazzino beh, viva la faccia della fortuna. Vale la pena un eventuale ristilatura.
</p>

<p>
	<br />
	Decca Super Gold: il ritratto dell'idiosincratia. Inglese come poche cose al mondo può passare dagli altari alla polvere a seconda del sistema di lettura utilizzato e dei componenti associati. Ama i bracci ad articolazione elastica (unipivot, a filo, a lame) con cui è nata. Se si azzecca la combinazione giusta diventa irrinunciabile, altrimenti detestabile. Perfetta per impianti "storici" di alte prestazioni.
</p>

<p>
	<br />
	Van Den Hul MC One Super: se l'impianto è caldo e morbido il suo suono definitissimo ed estesissimo in alto diviene praticamente irrinunciabile. Se l'impianto dimostra anche piccolissime freddezze o acutezze la MC One le esalta rendendole, talvolta, insopportabili. Idiosincratica ma tremendamente affascinante.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>E</strong><br />
	Audiotechnica AT F3 MC: è l'unica MC economica con prestazioni almeno pari a quelle dei migliori magnetodinamici della sua classe. Molto analitica e definita, appena un poco ruvida sulle alte.
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<p>
	<br />
	<img alt="Garrot K1 Koala" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="126299" data-ratio="62.42" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/GarrotK1Koala.webp.d8dbd5a67d035e290c9bb0b92d8dbd00.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />Garrot K1 Koala: pastosa, omogenea senza troppo mancare di analiticità è una testina di musicalità elevata senza troppe concessioni né all'iperdefinizione né all'eufonia. Legge tutto e ha la capacità di non essere affatto schizzinosa né con le incisioni mediocri né con i dischi rovinati.
</p>

<p>
	<br />
	Grado ZCE +1: Discendente diretta della nobilissima schiatta delle GCE/GTE continua ad essere un miracolo nel rapporto tra musicalità e prezzo. Non ama le catene troppo calde con cui rischia di apparire poco definita.
</p>

<p>
	<br />
	Linn K 5: Un po' esile ma sostanzialmente corretta e musicale, manca di spinta in basso ma in compenso non risulta mai invadente.
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<p>
	<br />
	Mission Solitaire: nelle sue varie versioni è una testina versatile e più che sufficientemente musicale.
</p>

<p>
	<br />
	Pro-Ject System 4: a 210.000 lire è uno dei pick-up in assoluto più convenienti sul mercato. Lineare, poco appariscente, estremamente musicale. Risposta estesissima ma smorzata, ottima capacità di lettura.
</p>

<p>
	<br />
	Shure ME 75/ ME 95 ED: Negli anni '70 erano considerate testine di classe medio-alta e forse beneficano particolarmente dall'involontario declassamento. Entrambe adattissime ad impianti economici che non rinunciano a pretese di qualità poco tolgono e poco aggiungono al segnale. Leggermente più ariosa la 95. Prezzo eccezionalmente competitivo.
</p>

<p>
	<br />
	Stanton 681 EEE MK IIS: una delle testine più equilibrate mai prodotte. Non brilla per la sua presenza ma chissà se è un difetto. Eliminare lo spazzolino antipolvere è un must.
</p>

<p>
	<br />
	Sumiko Blue Point: Un "entry" di sopraffina qualità. Costa un po' più delle altre, ma c'è un perché. Anzi una serie.
</p>

<p>
	<br />
	Escono di classifica: Grado XLZ, TLZ, MCZ: non vengono più costruite.
</p>

<p>
	 
</p>

<ul>
	<li>
		<strong><span style="font-size:16px;">BRACCI DI LETTURA</span></strong>
	</li>
</ul>

<p>
	<strong>AA</strong><br />
	Air Tangent 2B: ai limiti della perfezione.<br />
	 
</p>

<p>
	<strong>A</strong><br />
	Eminent Technology Model Two: difficile da metter a punto, instabile nel tempo, straordinariamente neutrale e definito. Dal primo all'ultimo solco. Immagine superlativa.
</p>

<p>
	<br />
	SME Series IV/V: a voi la scelta, io preferisco il IV, più semplice senza il pozzetto riempito di silicone e più costante nelle prestazioni ( anche se Stefano Pace, amico e collega storico sostiene essere infondati i miei appunti sullo smorzamento siliconico, ma dopo tanti anni di amicizia si può anche essee in disaccordo su un particolare). Il V quando lo smorzatore siliconico è alla giusta temperatura offre un poco più di definzione in gamma bassa. Entrambi rappresentano dei capolavori di micromeccanica e degli strumenti di riproduzione di eccezionale musicalità. Affidabilissimi, nonostante la non giovanissima età scalano la classifica: più passa il tempo e più ci si rende conto della irrinunciabile bontà di questi splendidi dispositivi.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>B</strong><br />
	Linn Ekos: uno strumento straordinario. Bellissimo, costruito in maniera impeccabile, finito superbamente. Musicalità di livello assoluto, definizione da record segno di una pressoché assoluta insensibilità agli agenti spuri e di una geometria di rara correttezza.
</p>

<p>
	<br />
	Rega RB 900: Deriva direttamente dal celeberrimo RB 300, cui somiglia quasi come una goccia d'acqua. Si è parlato di piccole migliorie, in realtà si tratta di improvement estremamente significativi che fanno sì che da un eccellente braccio economico si sia giunti ad un dispositivo di primissima classe versatile e straordinariamente neutrale, con l'affidabilità e la semplicità di funzionamento che tanti amanti ha procurato al suo genitore ora divenuto fratello minore.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>C</strong><br />
	The Well Tempered Arm: un colpo di genio, un esempio di come complicarsi la vita per rendersi felici. È l'oggetto che mette più ansia e che rende più insicuri nella storia dell'alta fedeltà, eppure danza sui solchi con l'abilità di un redivivo Nureyev. Deliziosamente e definitivamente musicale. Da evitare assolutamente con giradischi a controtelaio.
</p>

<p>
	<br />
	Wheaton Music Triplanar III: per metterlo a punto occorrono quattro o cinque specializzazioni ingegneristiche e la calma di un bue tibetano. In compenso offre la gamma bassa più solida e profonda ottenibile da un sistema analogico ed un complesso di prestazioni di altissima musicalità.
</p>

<p>
	<br />
	Roksan Artemiz: bello e buono ma non ama le testine leggere. Per il resto potrebbe tranquillamente essere in "fascia B".
</p>

<p>
	<br />
	<strong>D</strong><br />
	Decca International Arm. Spartanissimo, quanto efficace in ispecie con le testine London e con le Mayware, braccio unipivot di vecchia ma solida concezione. Il prezzo è estremamente competitivo ma non può certamente essere definito un braccio universale.<br />
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" href="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/ZetaArm.webp.1be662a94df0c47f9d730940f8282c8f.webp" style="float:right;" data-fileid="126301" data-fileext="webp" rel=""><img alt="Zeta Arm" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="126301" data-ratio="81.21" style="width:330px;height:auto;" width="740" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_02/ZetaArm.thumb.webp.fe91de0cd8746a54c94aa6feb1c92e57.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Zeta Arm: costruito approssimativamente (very British), se funziona è insuperabile con le MC pesanti. Timbrica e dinamica ai massimi livelli, immagine di rara messa a fuoco e saldezza.
</p>

<p>
	<br />
	Sme 312: se avete bisogno di un braccio lungo non esitate. Costruzione quasi al livello dei series IV e V.
</p>

<p>
	<br />
	Sme 3012 R. Mi è bastato poterlo riutilizzare per qualche giorno per riscoprire un amore. L''anziano genitore del 312, pur con tutte le sue magagne dovute all'anzianità continua ad essere uno strumento straordinariamente preciso e affidabile. Purché abbiate bisogno di un braccio pesante e lungo 12 pollici.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>E</strong><br />
	Linn Akito: ben fatto, ben finito, facile da montare e da utilizzare offre prestazioni più che soddisfacenti ed un eccellente stabilità nel tempo.
</p>

<p>
	<br />
	Rega RB 300: merita una classe più alta per le sue prestazioni, mentre la costruzione e la finitura sono appena al di sopra dello standard di questa fascia di prezzo. Il braccio "entry" per eccellenza. Intramontabile.
</p>

<p>
	<br />
	Rega RB 250: appena semplificato rispetto al 300 non offre un'immagine altrettanto ampia e stabile ma rappresenta comunque un affarone ed un partner estremamnte musicale per qualsiasi impianto economico di alte pretese.
</p>

<p>
	<br />
	Roksan Tabriz: complimenti era difficile far meglio di Rega. Roksan ci è riuscita, ma è pur vero che il Tabriz costa il doppio dell'RB 300. Bello, ben costruito affidabile. Musicale come un braccio "vero".
</p>

<p>
	 
</p>

<ul>
	<li>
		<strong><span style="font-size:16px;">GIRADISCHI</span></strong>
	</li>
</ul>

<p>
	<strong>AAA</strong><br />
	Forsell Air Reference: straordinario, semplicemente straordinario.<img alt="ForsellAirReference.webp.704c6ff958dbdf22a54892406abf230b.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="121976" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_01/ForsellAirReference.webp.704c6ff958dbdf22a54892406abf230b.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<strong>AA</strong><br />
	Roksan TMS: splendido esempio di ingegneria meccanica, splendido oggetto, splendido strumento per fare musica. Immagine strepitosamente stabile e focalizzata, eccezionale pulizia timbrica.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	SME 20: Brutto è brutto, non me ne vogliano costruttore e distrbibutore, ma la verità è crudele. Per il resto poco da dire, un oggetto semplicemente eccezionale, un vero e proprio mostro di isolamento dal rumble e in genere dai disturbi sia esterni che autogenerati, il che si traduce in una musicalità superba e in una definizione che ha un paragone solo nel Forsell Air Reference. Eccellente l'immagine ma non è la caratteristica che fa gridare al miracolo, tutta da scoprire, invece, la straordinaria capacità di risolvere con assoluta nonchalanche le situazioni timbrico-dinamiche più intricate. E' d'obbligo un braccio di altissimo rango, altrimenti il giradischi viene mortificato.
</p>

<p>
	<br />
	J.A. Michell Orbe: una versione magnificata del Gyrodeck? Il suo diretto discendente? No, di più , molto di più , l'Orbe rappresenta un eccelso omaggio, da parte di un eccelso interprete qual è John Michell , all'arte della riproduzione analogica. Perfetto e grandioso senza essere tronfiamente monumentale. Un capolavoro di meccanica che beneficia non poco di un inusuale ( per il costruttore inglese) apporto di elettronica.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>A</strong><br />
	VPI TNT: monumentale, tronfio, difficile da mettere a punto. In cambio offre una nitidezza strepitosa ed una gamma bassa semplicemente superba.<br />
	 
</p>

<p>
	Sota Star Sapphire MK III: metterlo a punto? Un gioco. Stabilità nel tempo? Pressoché assoluta. Musicalità estremamente concreta, grande capacità tridimensionale, gamma bassa solida e rotonda, gamma medioacuta eufonicamente vellutata.<br />
	 
</p>

<p>
	Linn Sondek LP 12 + Ekos + Lingo: Il celeberrimo Sondek in configurazione massima offre prestazioni assolutamente ragguardevoli correggendo anche, grazie alla superalimentazione, quella certa lentezza sul mediobasso che costituisce uno dei punti deboli del giradischi scozzese. Rimane l'impressione di calore unita ad una sensazione di estrema velocità. Eventualmente l'Ekos può essere sostituito da altri bracci alla sua altezza, ma se ne vedono pochi all'orizzonte.<br />
	 
</p>

<p>
	<strong>AB</strong><br />
	J.A. Michell Gyrodek MKII ( MKI) + Gyropower New. Vedi immediatamente sotto. Il nuovo superalimentatore Gyropower dona al suono quel pizzico ( nemmeno troppo sfumato) in più di stabilità e miglior focalizzazione che pongono l'attuale combinazione un gradino più su delle precedenti. Migliore, consistentemente migliore, anche la gamma bassa. Prova completa a breve termine.<br />
	<br />
	The Well Tempered Classic DP: Una soluzione veramente elegante al problema della lettura dei dischi analogici. Un sistema giradischi pratico e di altissima musicalità, dotato di un braccio che a suo tempo è stato definito geniale, e non si trattava di un complimento gratuito. Sonorità precise e dettagliate spostate erò sul versante della dolcezza anziché su quello della radiografia. Molto bello il basso, profondo e compatto, eccellente la stabilità dell'immagine. Apparecchio dell'anno 1994
</p>

<p>
	<br />
	<strong>B</strong><br />
	J.A. Michell Gyrodek MK II (MKI): un giradischi di ckasse elevatissima tenuto sottotono più per snobismo che per reali mancanze. Troppo bello per essere considerato anche buono? Compagno di vita indistruttibile se correttamente messo a punto offre prestazioni difficilmente eguagliabili. A qualcuno piace di più la prima versione, a qualcuno la seconda con super alimentatore separato. Questo o quello per me pari son.
</p>

<p>
	<br />
	Linn Sondek LP 12: ovvero "IL" giradischi. Morbidone? Forse. Difficile da mettere a punto, taratura instabile nel tempo, idiosincratico? Certo, ma musicale come pochi. Il tempo, passando, gli da sempre più ragione. Per chi lo ama e lo capisce fino in fondo, insostituibile. In configurazione massima con alimentatore Lingo è in fascia A.
</p>

<p>
	<br />
	<img alt="oracle-delphi-mk-iv-special-edition.webp.1b9b4770c0b57bddd3487d5342914c13.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="121988" data-ratio="74.85" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_01/oracle-delphi-mk-iv-special-edition.webp.1b9b4770c0b57bddd3487d5342914c13.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />Oracle Delphi MK IV: il tempo passa ma il Delphi continua ad essere un giradischi rivoluzionario e un piccolo capolavoro di meccanica. Oltreché un riferimento in termini di prestazioni. Non viene più distribuito ma rimane in classifica per amplissimi meriti acquisiti.
</p>

<p>
	<br />
	Rega Planar 9: Il mondo talvolta va alla rovescia ma non è sempre un male. Ed ecco che un famosissimo costruttore di giradischi economici presenta un giradischi decisamente costoso e che nonostante tutto, in grazia delle sue eccellenti prestazioni, rimane competitivo. Il Planar 9 è la sorpresa degli ultimi anni tra i giradischi analogici. Semplice da mettere a punto, solido e ben costruito, rappresenta il giradischi ideale per chi pretenda il massimo dalla riproduzione analogica ma non voglia rogne. Intelligente e musicale, non è poco.
</p>

<p>
	<br />
	Roksan Xerxes: al suo apparire venne presentato come l'anti-Linn. In realtà al Sondek si è affiancato su un piano paritetico ma con differenti caratteristiche timbriche. Caldo e vellutato il Sondek, vivace e lucido lo Xerxes. Splendida costruzione e finitura, estetica ammirevole, taratura facile, ma non quanto sembra.
</p>

<p>
	<br />
	VPI HW 19 MK V: "An American Classic". Nitido e veloce, dotato di un basso particolarmente solido. Un giradischi di assoluta qualità musicale e costruttiva penalizzato solo da un prezzo "americano in Europa".
</p>

<p>
	<br />
	<strong>C</strong><br />
	Linn Axis: bello, facile da tarare e da usare, preciso, concreto. Merita un braccio di classe.<br />
	 
</p>

<p>
	Thorens TD 160 Super MK V + Sme 309: un accoppiata tanto classica quanto efficace, il 160 Super si conferma un "vecchiaccio" difficilmente battibile. Prestazioni assai vicine a quell'e dei giradischi di fascia B a non più della metà del prezzo. Tarature e manutenzione praticamente inesistenti.<br />
	 
</p>

<p>
	<strong>D</strong><br />
	Moss Eldorado: Le prestazioni sono indiscutibili: il sistema giradischi dell'ing. Russo è forse quanto di meglio mai presentato, da un punto di vista strettamente sonico, per la lettura dei dischi analogici. Le soluzioni tecniche sono geniali. L'estetica è Cyber-Punk, il peso, la difficoltà d'installazione e il prezzo spropositati. Sul fatto che sia un oggetto unico, ma nel vero senso della parola, non ci sono dubbi.<br />
	 
</p>

<p>
	Sota Sapphire MK 3: costruzione esemlplare, finitura idem, estetica americana e anzianotta. Piacevolissimo e poco affaticante ma un po' troppo, volutamente, eufonico.
</p>

<p>
	<br />
	Thorens TD 320/321: ecco una piastra giradischi che con poche modifiche (avete ragione, tra breve vi descriveremo anche quali e come) potrebbe competere con concorrenti assai più costosi. Affidabilissimo, elegante, non caro (ma nemmeno troppo economico) è un giradischi degno della miglior tradizione della grande e (speriamo) intramontabile casa svizzera.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>E+</strong><br />
	Pro-Ject 6. Ottocentomila e passa la paura. Un sistema economico ed efficace per entrare alla grande nel mondo antico ed eterno dell'analogico. Un progetto sano e musicale, un oggetto grazioso, intelligente, ben costruito, realizzato con materiali di pregio e una tecnologia che non ha nulla da invidiare alle migliori realizzazioni anglosassoni. Da tenere in assoluta considerazione anche per impianti piuttosto impegnativi.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>E</strong><br />
	NAD 5120: costa veramente poco (300.000 circa completo di braccio) non compete con Rega e Thorens 166 ma alla metà del prezzo ha prestazioni veramente apprezzabili. Il primo importantissimo gradino nella vera alta fedeltà.
</p>

<p>
	<br />
	Rega Planar 2/3: necessariamente su tavolino rigido, necessariamente lontani dai diffusori. In compenso i giradischi Rega offrono, ad un prezzo davvero competitivo, prestazioni talvolta paragonabili a quelle di giradischi ben più costosi ed una praticità di messa a punto ed uso unica. Il 3 è un minimo più nitido e sufficientemente più esteso in frequenza. Indubbiamlente con braccio Rega.
</p>

<p>
	<br />
	Thorens TD 166 MK V: quasi un 160 Super. Quasi. Egrregiamente costruito, facilissimo da usare, praticamente indistruttibile, più che discretamente musicale. Un affare.
</p>

<p>
	<br />
	Pro-Ject 1/2: Il piccolo sistema giradischi austro-sloveno con tecnologia cecoslovacca rappresenta una nuova, gustosissima occasione, per entrare nel mondo del grande analogico con una spesa contenuta. Buona costruzione; estrema facilità d'uso, ottima musicalità caratterizzata da una sorprendente potenza e pulizia in basso.
</p>

<p>
	<br />
	Osservatorio speciale: Audio Exluisive Turntable, Basis Ovation, Brinkman Balance, Clearaudio Refernce Maplneoll Ariadne, Maplenoll Cleo, Merrill Heirloom, Moth Split Pinth, Notthinham The Mentor, Pierre Lurné Roma, Roksan Radius, RPM Turntable,Sota Jewell, VPI HW 19 MK V.
</p>

<p>
	 
</p>

<ul>
	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>SINTONIZZATORI</strong></span>
	</li>
</ul>

<p>
	<strong>AA</strong><img alt="DaySequerraFMReference.webp.df76b3494d290d042d1b7ec8ab1cb731.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="121971" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="632" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2024_01/DaySequerraFMReference.webp.df76b3494d290d042d1b7ec8ab1cb731.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><br />
	Day Sequerra FM Reference: Un sogno da audiofili, o meglio un sogno da inguaribili appassionati della radio. Come il sottoscritto. Prestazioni in termini di cattura, separazione, sensibilità da primissimo della classe, prestazioni musicali da assoluto fuoriclasse. Un oggetto che è, a ragione, nel mito dell'alta fedeltà.
</p>

<p>
	<br />
	Burmester 915: La prima volta che l'ho ascoltato non volevo credere alle mie orecchie. Era praticamente senza antenna e oltre a catturare stazioni su stazioni, le manteneva graniticamente in sintonia resituendole con una voce bellissima, piena, calda e scolpita. Le volte seguenti, messo in condizioni di più agevole funzionamento, il 915 ha dimostrato di essere l'unico sintonizzatore attualmente in commercio a poter competere ad armi pari con il Sequerra.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>A</strong><br />
	Mc Intosh MR 7083: Degno erede di una grande e gloriosa famiglia, il 7083 è un grande sintonizzatore dal suono caldo e analitico, lavoratore instancabile ma di precisione, il suo fascino non viene intaccato più di tanto dal display digitale. Anche se ci piacerebbe che almeno Mc Intosh tornasse alla bella e insostituibile scala parlante. Molto audiophile.
</p>

<p>
	<br />
	Onkyo T 9090 II Integra: Attualmente il miglior sintonizzatore di scuola giapponese, e, in generale uno dei migliori tuners in assoluto disponibili. Voce piena e calda, eccellente contrasto dinamico, sensibilità estremamente corretta. Utilizzo istintivo nonostante la grande versatilità e la conseguente ampia dotazione. Costruzione e finitura eccellenti ed altissimo grado di affidabilità.
</p>

<p>
	<br />
	Revox B 260 S: Il campione assoluto di ricezione. Impressionante il numero di stazioni che riesce a ricevere correttamente anche in situazioni di estrema difficoltà. Versatilissimo e discretamente complesso è un oggetto di una qualità difficilmente raggiungibile, preciso e affidabile come solo un oggetto REvox sa essere, a metà strada tra l'apparecchiatura audiophile e lo strumento professionale.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>B</strong><br />
	Revox H6: meno versatile sia del 260 che dell'altrettanto buono H7, non fa rimpiangere comunque la semplificazione, sia in virtù delle prestazioni, all'altezza degli standard stabiliti dal 260 sia perché i controlli e le possibilità offerti da 260 e H7 sono ridondanti le normali esigenze.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>C</strong><br />
	Kenwood KT 6040: un sinto "tranquillo" ma assai efficace, valida alternativa economica ai mostri sacri. Buona capacità di ricezione e più che discreta musicalità.
</p>

<p>
	<br />
	Proton AT 670: c'è la mano di Schotz e si sente. Eccellenti capacità di cattura e separazione, voce leggermente asciutta, risposta decisamente estesa.
</p>

<p>
	<br />
	Quad FM 4: un classico. Poco versatile, spartano, costoso, decisamente musicale.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>E ++</strong><br />
	Philips FT 930: Il massimo al minimo. Buona ricezione, giusta impostazione di scuola europea, voce ben più che discreta.
</p>

<p>
	<br />
	Sony ST 311: "Mii..." -come direbbero a Catania- " che conquistatore il ragazzino"! Conquistatore sì, di frequenze, di segnali puliti, grande discernitore di stazioni radio anche nell'italico etere spazzatura. Bella musicalità, ottimo e pratico funzionamento. Anche in condizioni difficili ( antenne volanti etc.) . Apparecchio dell'anno 1994
</p>

<p>
	<br />
	<strong>E</strong><br />
	Harman Kardon TU 9400: Un bel sintonizzatore, ad un prezzo leggermente superiore ai con correnti di pari prestazioni dichiarate, prezzo giustificato da prestazioni che pari ai concorrenti non sono. Timbrica neutra ed eccellente capacità analitica. Costruzione e finitura di classe superiore.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	NAD 4225: Semplice, economico, efficace. Prestazioni da fascia "C"
</p>

<p>
	<br />
	Osservatorio Speciale: Arcam Delta 2800, Denon TU 580 RD, Kenwood LO 1000T, Linn Kremlin, Philips FT 950, Primare 203, T+A T 1000 AC, Yamaha TX 930 T/B.
</p>

<p>
	 
</p>

<ul>
	<li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Miscellanea</strong></span>
	</li>
</ul>

<p>
	<strong>A+</strong><br />
	Kimber Cable KCAG (per usi phono) : il versatile cavetto Kimber si dimostra eccezionale, per flessibilità, praticità e, soprattutto, prestazioni , nell'utilizzo come cavo phono. La sua naturale raffinatezza, la grana finissima e la grande capacità dinamica lo candidano ad una posizione di assoluta preminenza in quei sistemi analogici di alto livello in cui sia possibile aggiungere o sostituire il cavo di segnale.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<strong>A</strong><br />
	Decca Record Brush: La più classica delle spazzole in fibra di carbonio, il più efficace strumento di difesa contro l'accumulo di polvere sui dischi.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	MAS CD Mat: Il più efficace tra i platorelli smorzatori per CD. La sua efficacia è avvertibile anche dal meno preparato degli ascoltatori. Funziona e funziona in maniera decisa.
</p>

<p>
	<br />
	VPI HW 17: Una macchina puliscidischi costosa si, ma veramente efficiente. Indispensabile per chi colleziona seriamente dischi analogici.
</p>

<p>
	<br />
	<strong>B</strong><br />
	Finyl: Un trattamento per CD che funziona e funziona nel tempo. I miglioramenti sono talvolta drammatici.
</p>

<p>
	<br />
	The Last Factory Formula 1 &amp; 2: I più efficaci tra i liquidi di trattamento per stili di lettura sin'ora provati.
</p>

<p>
	<br />
	Mayware dima di regolazione: Semplice e geniale. Dima universale per la definizione dell'overhang utilizzabile anche dal più sprovveduto tra gli appassionati. Sicura e precisissima.
</p>

<p>
	<br />
	© 2012 videohifi.com - © 2017 melius.club
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">127</guid><pubDate>Fri, 05 Jan 2024 18:13:13 +0000</pubDate></item><item><title>Senza peli sulla lingua. Le classifiche di ieri, i desideri di oggi.</title><link>https://melius.club/blogs/entry/126-senza-peli-sulla-lingua-le-classifiche-di-ieri-i-desideri-di-oggi/</link><description><![CDATA[<p>
	di Bebo Moroni<br />
	 
</p>

<p>
	Dieci anni, dieci anni esatti sono passati dalla versione più titanica e completa delle "mie classifiche" ad oggi. Nel frattempo, tra quelle classifiche già "tarde" nella scelta degli apparecchi, quasi sempre figli del decennio precedente, delle sue grandezze e delle sue miserie, in attesa di una rivoluzione che… non sarebbe arrivata, almeno non negli anni ’90, anni di crisi, crisi brutta per un settore che più di qualunque altro ha risentito (e qui dovremmo fare una triste disquisizione sul rapporto davvero minimalista tra cultura e alta fedeltà, ve la risparmio, potete intuirla da soli) dell’invasione delle nuove tecnologie, telefonia cellulare in testa, che ha rischiato la dissoluzione in tempi di crisi e soprattutto d’instabilità economica (tutto cominciò con la prima sventurata guerra del Golfo, e con Tangentopoli.
</p>

<p>
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Bebo Moroni a ruota libera: come eravamo dieci anni fa.</strong></span>
</p>

<p>
	Ma le avvisaglie già erano forti. Quando ti telefonavano per chiedere notizie sul "pre economico dell’Audio Reseaarch" e per economico s’intendevano cinque e passa milioni di lire, capivi che c’era qualcosa che non andava, che questo mercato - in Italia - era stato pompato ben oltre le sue reali possibilità, e come magistralmente sintetizza il Petrarca: "e’l conoscer chiaramente che ciò che piace al mondo è breve sogno"*. Ma è anche vero che questo strambo, assurdo, divertente, irritante, spesso ridicolo, ma altrettanto spesso appassionante, settore, è una sorta di "iper-gatto" dalle settemila vite. Cade dal settimo piano, sembra un cencetto, poi qualcuno lo raccoglie, rantola un "miao" si rassetta il pelo, e prende la corsa.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Così nuovamente sta accadendo: con un pizzico in più di raziocinio (?) e con minore disponibilità di "easy money". E accade che si faccia prendere dal romanticismo, e guardi indietro, di dieci, quindici, trent’anni. E così andiamo a scoprire che una buona parte degli apparecchi che popolano queste affollate classifiche sono quelli più in voga nel mercato dell’usato ( o del "vintage" secondo un non recondito desiderio merceologico, di storicizzare subito tutto —anche i prezzi di vendita: perché vuoi mettere il prezzo di un apparecchio "vecchio" rispetto a quello di uno "antico" o "classico" ?
</p>

<p>
	D’altra parte balzi in avanti, a parte i multiformato, la tecnologia non è che ne abbia fatti tanti. E riguardando queste classifiche ( e trovandole onestamente interessanti) mi son rivisto in una sorta di "terra di mezzo" in cui probabilmente non avevo ancora il coraggio di proclamare i miei strani ma reali amori e affettivamente non riuscivo a staccarmi da quella hi-end , insieme magica e noiosa, unica e ripetitiva, che aveva rappresentato il mio passaporto e la mia formazione, ma soprattutto, il grande salto, la grande avventura, oltre i ristretti confini di un italietta che proponeva solo rack e sempre più bassa fedeltà.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	A riguardarle bene queste classifiche non le sento troppo distanti, confermo quasi tutto quel che ho affermato allora, e questo è rassicurante ( almeno lo è per me). Certo, mancano dieci anni di vita, di riflessioni, di scelte, spesso anche drastiche, ma direi, autoassolvendomi, che il percorso è coerente.
</p>

<p>
	D’altra parte ci siamo tutti noi in quelle classifiche, persino i più giovani, che nel nostro Forum e altrove discettano proprio di quegli apparecchi. Proviamo a specchiarci e vediamo cosa ne viene fuori. Di me ho detto. Di voi mi farete sapere.
</p>

<p>
	Una sola cosa: in questo numero vi sto facendo due regali, due regali per me grossi, e di notevole valore, uno è questo, un lavoro mai più intrapreso e che mai più ho voluto pubblicare. Non m’è stato facile farlo. Non ve ne spiego le ragioni, perché sono troppo intime, ma potete credermi sulla parola. Il secondo scopritelo da voi, calcolando che anche quello fa parte del mio mondo "riservato" in cui non entra praticamente nessuno, solo persone a cui voglio eccezionalmente bene e di cui mi altrettanto eccezionalmente mi fido.
</p>

<p>
	Per carità, non pretendo nessuna gratitudine, ma che siate consapevoli di quanto affetto abbia per voi, questo sì.<br />
	 
</p>

<p>
	<span style="font-size:16px;"><strong>L'Amateur ha scelto I migliori: le classifiche aggiornate</strong></span><br />
	Classifiche decisamente rivoluzionate. Il passaggio tra anni '80 e '90, causa recessione mondiale, è stato lento e laborioso, solo ora se ne vedono i frutti. E che frutti. Sembra superata l'infinita noia degli ultimi '80 a favore di una rinnovata creatività e di un intelligente recupero del passato migliore. Si veda cosa accade con i super integrati come il Pioneer A09 ( già in classifica) e il Marantz PM15 (che attendo di poter ascoltare con attenzione). Gran belle cose.<br />
	Poche novità in campo analogico, anche se il settore è in piena fase di risveglio, ma le novità si vedranno solo nei prossimi mesi, mentre agitatissime sono le acque in campo digitale.
</p>

<p>
	<br />
	Categorie: 
</p>

<ul>
	<li>
		<a href="https://melius.club/blogs/entry/127-senza-peli-sulla-lingua-la-classifica-delle-sorgenti-analogiche/" rel="">SORGENTI analogiche</a>
	</li>
	<li>
		<a href="https://melius.club/blogs/entry/128-senza-peli-sulla-lingua-la-classifica-delle-sorgenti-digitali/" rel="">SORGENTI digitali</a>
	</li>
	<li>
		<a href="https://melius.club/blogs/entry/130-senza-peli-sulla-lingua-la-classifica-delle-amplificazioni/" rel="">AMPLIFICAZIONI</a>
	</li>
	<li>
		DIFFUSORI
	</li>
	<li>
		CUFFIE
	</li>
	<li>
		CAVI
	</li>
	<li>
		SISTEMI COMPLETI
	</li>
</ul>

<p>
	 
</p>

<p>
	Legenda:
</p>

<ul>
	<li>
		A: è la categoria massima, quando la lettera è ripetuta ci troviamo di fronte ad apparecchi miracolati, le cui prestazioni sono drammaticamente superiori a quelle dei migliori in commercio.
	</li>
	<li>
		B: Apparecchi di grandissime prestazioni con difetti o controindicazioni assolutamente marginali.
	</li>
	<li>
		C: apparecchi di altissime prestazioni con difetti o controindicazioni di discreta rilevanza.
	</li>
	<li>
		D: apparecchi con difetti o controindicazioni di notevole rilevanza che presentano comunque un insieme di prestazioni musicali ragguardevoli/ Apparecchi di non universale utilizzo o difficoltosa interfaccia che però propongono prestazioni di grande interesse.
	</li>
	<li>
		E: apparecchi economici che pur non potendo raggiungere le prestazioni dei migliori si segnalano per buona musicalità , come valida alternativa alle catene più banali e commerciali. Apparecchi Entry ma per un Entry di alto livello.
	</li>
	<li>
		OS: Osservatorio Speciale, apparecchi di cui non è stato ancora possibile effettuare un test approfondito ma che in versione prototipo o in sedute d'ascolto preliminari sono stati giudicati meritevoli di particolare attenzione.
	</li>
</ul>

<p>
	Il segno indica le nuove entrate, il segno gli apparecchi la cui valutazione è in ascesa rispetto alla precedente compilazione, il segno v quelli la cui valutazione è altresì in discesa.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Buona lettura e buone feste.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	© 2012 videohifi.com - © 2017 melius.club
</p>

<p>
	<br />
	<em>In copertina, dal profilo Twitter di Bebo Moroni: Ron Hicks, Kiss on the road (1965)</em>
</p>

<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">126</guid><pubDate>Fri, 05 Jan 2024 18:07:10 +0000</pubDate></item><item><title>McIntosh MCD12000 Il super dac con lettore integrato</title><link>https://melius.club/blogs/entry/125-mcintosh-mcd12000-il-super-dac-con-lettore-integrato/</link><description><![CDATA[<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="109984" href="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.png.864f959af363d31da8dbdec23842e88a.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.0c01c3dfa407172b779cf497d6eb0108.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="109984" data-ratio="66.63" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.thumb.png.0c01c3dfa407172b779cf497d6eb0108.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	Alla fine del 2022 la Factory di Binghamton ha immesso sul mercato il nuovo lettore oggetto di questa prova d’ascolto. Molti potrebbero chiedersi se oggi sia ancora sensato dotarsi di un lettore cd/sacd di altissimo livello alla luce dei pareri “illuminanti” che molti guru del web esprimono quotidianamente sulla morte del supporto fisico a favore della sola fruizione in streaming o in file della musica. Il fronte si è diviso tra i “partigiani” della liquida senza se e senza ma e chi ostinatamente continua ad acquistare musica solida, cd /sacd e soprattutto il redivivo analogico disco in vinile. Personalmente ritengo che tutte le fonti di riproduzione debbano avere la stessa dignità poiché il come ascoltare la nostra musica preferita ricade nelle scelte personali insindacabili.
</p>

<p>
	Detto questo, facendo parte di coloro che annoverano nella propria discoteca migliaia di titoli in cd e sacd, nonché diversi tera di file, all’arrivo di questo super lettore ho fatto un vero salto di gioia.<br />
	<br />
	<span style="font-size:16px;"><strong>Design e costruzione</strong></span>
</p>

<p>
	Il lettore in prova lo inserirei in quella fascia di prodotto in cui tutto quello che un audiofilo desidera è presente: la possibilità di ascoltare di tutto al meglio, la feature di poter utilizzare le uscite a stato solido anziché quella a valvole e, dotandosi di cavi identici, passare all’ascolto di una tipologia di uscita all’altra cambiando velocemente l’ingresso sull’amplificatore integrato o sul preamplificatore, lo rende decisamente desiderabile.
</p>

<p>
	Come dicevo, la macchina è fondamentalmente un super dac al cui interno risiedono per la conversione d/a ben due chip Ess Sabre 9038pro, uno per ciascun canale. Il chip 9038 permette la sua suddivisione in 8 canali separati (4 per l’uscita a valvole e 4 per quella a stato solido) garantendo così che il segnale in uscita sia realmente bilanciato.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Gli ingressi digitali sono 7 (USB, AES/EBU, MCT, 2 ottici e 2 coassiali), le uscite due (una ottica ed una coassiale)
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="109985" href="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.png.f3fc4388a6c3867a1c1ba67127169f3b.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.83e52252b320d01afe51fc01dc418217.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="109985" data-ratio="43.63" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.thumb.png.83e52252b320d01afe51fc01dc418217.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	Le uscite analogiche sono sdoppiate per tipologia di connessione (xlr e rca) che per sistema di riproduzione (valvole o stato solido).
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Il frontale è maestoso per imponenza e bellezza. La finestra frontale dove sono collocate le 4 valvole (una 12ax7 ed una 12at7 per canale) illuminata a led verdi (eventualmente oscurabile) dona un tocco di magia ad una macchina che, come per tutti gli altri lettori digitali, difficilmente affascina per l’immagine.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="109986" href="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.png.47db3964133f6e1535b4f143609e575b.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.0eeff9a85846c81f8c159144e16c6bfb.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="109986" data-ratio="66.63" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.thumb.png.0eeff9a85846c81f8c159144e16c6bfb.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	Al di sotto della finestra su menzionata è presente la feritoia del cassetto di lettura dei cd/sacd (e dvd rom dati). La meccanica di lettura, la più recente release utilizzata anche nel lettore MCD600 e transporter MCT500, è in alluminio, dal funzionamento silenzioso e fluido. Infine, c’è il display che riepiloga lo stato di funzionamento della macchina, la sorgente selezionata per la riproduzione (tra meccanica di lettura ed ingressi digitali) nonché la risoluzione del segnale in riproduzione in ingresso alla sezione dac.
</p>

<p>
	Sulla sinistra e sulla destra sono presenti due manopole deputate (a sx) per lo spegnimento della illuminazione delle valvole e dei vmeter, nonché per entrare nel menù di configurazione della macchina, e a destra quella per la selezione degli ingressi digitali e per la lettura dei dischi. In basso poi troviamo i classici pulsanti per la riproduzione ed accensione/spegnimento.
</p>

<p>
	Altro aspetto importante è la cura che McIntosh ha voluto dedicare alle alimentazioni interne. Il progetto di questa macchina nasce per accompagnare il preamplificatore a due telai, completamente analogico, C12000 del quale svolge effettivamente la funzione di dac. A differenza del progetto precedente (2015), in questo caso non c’è più un dac stand alone come il D1100 che, con un cavo di connessione specifico, una sorta di cordone ombelicale, diventava parte integrante del suo pre , il C1100. Si è voluto questa volta rendere indipendenti sia concettualmente che funzionalmente il preamplificatore dal suo dac. Ne consegue che nell’MCD12000 è presente una doppia alimentazione dedicata per la parte di funzionamento analogica ed un’altra per la parte digitale. Su questo aspetto però esprimo le mie perplessità. Mi spiego meglio: per esperienza diretta, ogni qualvolta ho avuto in prova macchine splittate (dac+meccanica di lettura) le ho trovate quasi sempre più performanti di qualsiasi lettore digitale integrato. Fino ad oggi…
</p>

<p>
	Gli ingressi digitali hanno diverse capacità di acquisizione della risoluzione. Solo dall’ingresso USB è possibile la riproduzione (da un computer o media player) di file o streaming fino a DSD 512 o PCM 32 bit 384khz e DXD384. Dagli altri ingressi la risoluzione accettata si ferma a 24 bit 192khz. Con i file sampler a mia disposizione ho potuto verificare il corretto funzionamento sia in DSD256 (chi ha a disposizione file DSD512 alzi la mano) che PCM fino a 352khz. Ho provato anche un file MQA ma non essendo certificata per questa (controversa) piattaforma di trasmissione dati ne ho ricavato l’ascolto solo di rumore. Quindi niente MQA.
</p>

<p>
	Piccola considerazione negativa in merito al parco connessioni digitali del lettore, una veniale ed un’altra un po' più seria: perché inserire l’ingresso MCT per il collegamento al dac di una meccanica esterna quando il dac ha la sua meccanica interna? (e questa è quella veniale). Quella più seria riguarda l’assenza di un ingresso hdmi (presente in versione ARC nei preamplificatori ed amplificatori integrati dotati del modulo DA2) abilitato i2s. Diversi media player hanno le uscite i2s in formato hdmi e ritengo che l’assenza di questa connessione nel MCD12000 sia rilevante. Un vero peccato di lungimiranza.
</p>

<p>
	La macchina è anche Roon Tested, quindi ha ricevuto la certificazione per poter operare anche in questo ambiente, molti apprezzato da chi utilizza grandi librerie di file.
</p>

<p>
	Potrei ancora dilungarmi sulle caratteristiche tecniche delle uscite analogiche, così come per la sensazione di qualità costruttiva ed appagamento sensoriale che la macchina trasmette ma, per tutte queste cose vi rimando al sito web del costruttore: <a href="https://www.mcintoshlabs.com/products/cd-players/MCD12000" rel="external nofollow">https://www.mcintoshlabs.com/products/cd-players/MCD12000</a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Ed ora arriviamo al nocciolo della prova d’ascolto: come suona? Come si comporta a seconda del materiale che riproduce e del tipo di uscita selezionata?
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<span style="font-size:16px;"><strong>Gli ascolti</strong></span>
</p>

<p>
	La prima parte delle sessioni di ascolto si sono svolte per il tramite delle uscite a valvole.
</p>

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	Come riferimento ho utilizzato quella che è la sorgente principale del mio sistema, cioè la meccanica di lettura MCT500 e il dac stand alone D1100.
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	Inizialmente ho percepito, dopo l’ascolto ripetuto di alcuni cd e sacd che conosco particolarmente bene, una leggerissima migliore definizione in alcuni passaggi complessi con l’MCD12000, come se riuscisse a dipanare in modo più semplice le trame musicali (soprattutto nella riproduzione della musica sinfonica e nella fattispecie sugli strumenti ad arco). Inoltre, il suono ha un respiro ancor più fluido e naturale rispetto al mio riferimento, ma ripeto, stiamo parlando di sfumature e sensazioni. Vi posso garantire che è stato particolarmente stancante procedere nella esecuzione di queste prove. Mantenere per ore la massima attenzione è veramente complesso.
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	Una maggiore differenza, o meglio, la sensazione di una differenza più facilmente percepibile, l’ho riscontrata nella riproduzione delle basse frequenze. Sia per quanto riguarda gli archi che per quanto riguarda il basso elettrico, l’MCD12000 riesce ad avere una articolazione migliore. L’uscita a valvole arrotonda la risposta in basso ma rende più chiara la sfumatura. Il basso del D1100 scende un pelo in più ma mi è sembrato meno articolato e monocorde.
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	E’ evidente che in questo primo step una maggiore definizione del nuovo sul riferimento esista ma, ripeto, è talmente difficile da percepire in un ascolto normale da essere percentualmente quasi irrilevante.
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	Poi, per alcuni la discesa in basso più ferma e meno arrotondata ed articolata potrebbe anche essere preferibile. Quindi mi limito ad evidenziare gli aspetti quantitativi lasciando al gusto personale quello qualitativo.
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	Seconda parte della prova, le uscite a stato solido.
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	Ricavo sostanzialmente le stesse sensazioni percepite con l’utilizzo delle uscite a valvole, con un po' più di graniticità del basso. In sostanza si avverte una maggiore propensione dell’MCD12000 ad esplorare con maggiore articolazione e fluidità e minuzia di particolari quello che è stato registrato nelle basse frequenze, fermo restando l’estrema raffinatezza verso le medie e le alte.  Il combo D1100+MCT500 in alcuni frangenti sembrerebbe essere meno disponibile alla introspezione limitandosi a illustrare senza spiegare, come diceva un mio vecchio professore.
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	Terza parte, confronto tra uscita a valvole ed a stato solido.
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	E qui la cosa si complica. In questa fase ho dovuto diverse volte staccare i cavi xlr dall’una ed inserirla nell’altra uscita. Ovviamente così sono dovuto ricorrere alla mia memoria acustica che, seppur mediamente buona non è affidabile al 100% così come potrebbe essere in un confronto immediato. Di una cosa però sono certo: le valvole hanno sempre il loro perché, il loro imprinting, il modo di porgere la musica è unico. C’è una sensazione di migliore raffinatezza sulle alte ed altissime frequenze e una musicalità che ti fa passare ben oltre l’evento riprodotto per catapultarti verso l’evento live. Soprattutto con i sacd della Esoteric (distribuiti in Italia dalla Sound and Music di Alfredo Gallacci,  <a href="https://www.soundandmusic.com" rel="external nofollow">https://www.soundandmusic.com</a> , in modo particolare con la 3^ Sinfonia di Mahler diretta da Abbado mi è capitato di estraniarmi completamente dall’ascolto tecnico per diventare un tutt’uno con la musica che stavo ascoltando, una esperienza mistica da pelle d’oca.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="109987" href="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.png.5617fc2f152ed63bed3b6e45428748c0.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.ccf85a702497f37c471d14da02136ed9.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="109987" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.thumb.png.ccf85a702497f37c471d14da02136ed9.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	Ultime considerazioni sull’aspetto sonico.
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	Come dicevo prima, percepire differenze rilevanti tra un setup e l’altro a questi livelli è spesso opera di onanismo audiofilo. La realtà è che la vera differenza tra MCD12000 e D1100+MCT500 sta nella capacità del primo di andare oltre, di dare la sensazione di non avere limiti nella dinamica, nella fluidità, nella raffinatezza della riproduzione, dove, in alcuni passaggi con il combo, invece, è emerso un limite “di respiro” del vecchio chip 9018. Solo ore ed ore di prove e comparazioni mi hanno consentito di arrivare a questa conclusione. Improvvisamente, durante l’ascolto comparato del cd del Concierto de Aranjuez di Rodrigo si è accesa la lampadina ed ho gridato eureka!!! Ci sono!!! Così come con il sacd di Lars Danielsson “Libera me” e il sublime “Monteverdi” di Michel Godard, tre album così diversi tra loro ma così densi di caratteristiche, espressioni musicali artistiche e tecniche da poter essere utilizzati come veri dischi test.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="109988" href="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.png.12b9564259c2e15ebf427d22aa77bbf0.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.51069b3b5f1b8ec8e9b6c377b509e94e.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="109988" data-ratio="83.33" style="height:auto;" width="720" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2023_09/image.thumb.png.51069b3b5f1b8ec8e9b6c377b509e94e.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	<span style="font-size:16px;"><strong>Considerazioni finali.</strong></span>
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	La macchina è bellissima, costruita bene, suona divinamente bene e….costa un botto….
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	Li vale i 22.000,00 € del prezzo di listino? Mettiamola così: lo street price è sensibilmente minore ma non tanto da farne una macchina dall’acquisto facile, deve essere collegata ad un sistema di alto livello altrimenti tutto quello che è in grado di esprimere sarà gettato alle ortiche. Quindi il prezzo lo trovo in linea con quello del sistema a cui deve essere collegato. In questi ambiti ha tutto il suo perché e potrebbe anche diventare più conveniente di altre soluzioni a singolo o più telai.
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	Buon ascolto.
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	<br />
	<em>Vincenzo Traversa</em>
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]]></description><guid isPermaLink="false">125</guid><pubDate>Mon, 11 Sep 2023 06:15:21 +0000</pubDate></item><item><title>Ecco i dischi che avete consigliato in 10 anni, seconda parte</title><link>https://melius.club/blogs/entry/83-ecco-i-dischi-che-avete-consigliato-in-10-anni-seconda-parte/</link><description><![CDATA[<p>
	Un nuovo scatto della nostra avvenente testimonial <strong>Ana Logikova</strong> è senz'altro il migliore inizio per la seconda puntata del mio umile resoconto. Come detto in occasione <a href="https://melius.club/blogs/entry/59-ecco-i-dischi-che-avete-consigliato-in-10-anni-prima-parte/" rel="">della prima parte</a>, uno dei più graditi argomenti di discussione della Music Room del Club è stato il lavoro di ricerca archivistica sui dischi più e meglio consigliati in passato dai membri della nostra community, un topic con oltre 200 mila visualizzazioni. Quindi ho pensato di raccogliere e organizzare quei preziosi dati in una pubblicazione a puntate divise per genere musicale, i dischi sono elencati in ordine casuale, non è una classifica. Le segnalazioni riguardano opere che sommano il valore artistico con quello tecnico della registrazione, non che il web sia avaro di questi suggerimenti ma questi sono i <strong>nostri</strong> suggerimenti. Un'ultima nota, questi suggerimenti sono stati dati nell'arco di diversi anni, è possibile che alcune edizioni non siano più disponibili se non come usato, oppure che siano state superate da edizioni più aggiornate e preferibili. Quindi vi raccomando di non far mancare nei commenti i vostri suggerimenti. Buona lettura e buoni ascolti!
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Famous Blue Raincoat - Jennifer Warnes</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3g2uXlg" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="41v1mtu171L._AC_.jpg" class="ipsImage ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-ratio="99.70" height="499" style="height:auto;width:330px;float:left;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/41v1mtu171L._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Questo disco vanta un primato: il <a href="https://amzn.to/2T3N15D" rel="external nofollow">vinile commemorativo del ventennale</a> è il disco più caro di tutta Amazon! Con rispetto quasi religioso passo dunque a descriverlo, ad uso di quei novizi assoluti che non lo conoscessero.<br />
	Jennifer Warnes si avviava ad una carriera di cantante country di second'ordine, aveva già tre album fiasco alle spalle quando le giunge la proposta di diventare corista per Leonard Cohen, iniziano così un sodalizio artistico e un'amicizia che dureranno per la vita.<br />
	L'idea di una raccolta - tributo a Leonard Cohen, venne nel 1979, ma solo nel 1986 Famous Blue Raincoat vide la luce. Per la Warnes, l'album è il primo vero successo, Jennifer Warnes si rivela <a href="https://youtu.be/T3tO37SC60I" rel="external nofollow">un'artista interpretativa</a> di prima classe, a suonare c'è una formazione all star, basti citare Van Dyke Parks, Stevie Ray Vaughan, Vinni Colaiuta, David Lindley, Bill Payne. <br />
	Ci sono quasi novanta pubblicazioni di Famous Blue Raincoat e suonano tutte bene in virtù di un eccellente materiale di partenza. Particolarmente ricercate sono la Attic/Cypress LAT 1227 del 1986 anche pubblicata come Cypress ALI-28023, mentre su CD la versione K2HD della Universal del 2017, ugualmente apprezzate ma più reperibili sono tutte le edizioni Impex.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3wXzMSK" rel="external nofollow">Ariola - ASIN: B000024QBF</a>] Versione Cod. 258418<br />
	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3g2pBqv" rel="external nofollow">Porch / Impex - ASIN: B010I8WR7W</a>] Versione Cod. IMP6021<br />
	 
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<ul><li>
		<strong><span style="font-size:16px;">Super Session - Kooper Bloomfield &amp; Stills</span></strong>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3vdBJtS" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="41WTrxJEa3L._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/41WTrxJEa3L._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Nel 1968, due collaboratori di Dylan e una futura superstar dei Laurel Canyon erano in bilico, quindi prenotarono un po' di tempo in studio e improvvisarono un progetto blues-jazz, erano il polistrumentista Al Kooper, l'asso del blues di Chicago Michael Bloomfield e Stephen Stills, il chitarrista dei Buffalo Springfield. Kooper ha ricordato nel suo libro Backstage Passes and Backstabbing Bastards : “<em>Bloomfield ha iniziato a suonare alcune delle chitarre più incredibili che avessi mai sentito. E si stava solo riscaldando! Ero fuori di testa. Ho staccato la spina in modo imbarazzante, ho fatto le valigie, sono andato nella sala di controllo e mi sono seduto fingendo di essere un giornalista di Sing Out!</em>" <br /><span>Super Session</span> è un album di blues revival pubblicato nel '68 dalla Columbia Records, forse per la prima volta si tenta la formula della “jamming session” riprodotta e confezionata in studio. La squadra è composta da Al Kooper – voce, piano, organo, ondioline, chitarra 12 corde, chitarra elettrica, voce, arrangiamenti strumenti a fiato (horns), produttore; Mike Bloomfield – chitarra elettrica (lato A); Stephen Stills – chitarra elettrica (lato B); Harvey Brooks – basso; Eddie Hoh – batteria; Barry Goldberg – piano elettrico; Joey Scott – arrangiamenti strumenti a fiato (horns). E' consigliabile l'edizione su CD.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3vdBJtS" rel="external nofollow">Sony Legacy - ASIN: B00L905BIG</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Boogie With Canned Heat - Canned Heat</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3fEjgB5" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71ycCyXJM6L._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;float:left;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71ycCyXJM6L._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>E' il disco di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6smtAY8dXSI" rel="external nofollow">On the road again</a>, la presentazione potrebbe terminare qui ma per ragioni tipografiche devo aggiungere un po' di inutili parole. Boogie with Canned Heat è il secondo album in studio del gruppo musicale statunitense Canned Heat. I musicisti erano: Bob The Bear “The Bear” Hite – voce solista; Alan “Blind Owl” Wilson – chitarra slide, voce, harp; Henry "Sunflower" Vestine – chitarra solista
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	Larry "The Mole" Taylor – basso; Adolfo "Fito" De La Parra – batteria; Dr. John Creaux – arrangiamento dei fiati, pianoforte; Sunny Land Slim –pianoforte. Il blues più blues di tutti, dal lisergic-blues del citato On the road again, al psychedelic- blues di Amphetamine Annie, fulcro della melodia è una ruggente chitarra solista/slide combinata con l’armonica, qualche pianoforte, percussioni spigolose ed un basso ipnotico, con l'allettante sezione di fiati del Dr. John Creaux. Si conquistò anche i gusti della difficile pleatea hippy, in un blues che venne arricchito da guide boogie e servito con un’aura psichedelica, in maniera non dissimile da Paul Butterfield e John Mayall &amp; The Bluesbreakers. Registrato ai Liberty Studios di Los Angeles il 6 settembre del 1967 e rilasciato il 24 aprile 1968 su etichetta Liberty. Nella ristampa su CD del 1999 della Magic Records sono presenti sei brani aggiuntivi, notevole il restauro SHM-CD pubblicato nel 2017.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3tZGki1" rel="external nofollow">Iconoclassic - ASIN: B009SOHING</a>]
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	- SHM-CD [<a href="https://amzn.to/3vJ8OOy" rel="external nofollow">Liberty - ASIN: B072F96GYS</a>]
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3fWE4CW" rel="external nofollow">Pure Pleasure - ASIN: B004AGN9KS</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>The Turning Point - John Mayall</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/39hE2mH" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71Y2WS2z8TL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71Y2WS2z8TL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Questo non è soltanto l'album di <a href="https://youtu.be/XCp8o3t-3v8" rel="external nofollow">California</a>, ma - come suggerisce il titolo - una grande svolta per John Mayall, nonché il suo capolavoro. Uno degli album blues più creativi di sempre, con molte contaminazioni jazz e folk, è suonato con strumenti acustici, senza la presenza nemmeno di chitarre elettriche, ed ancora più clamoroso, senza batteria: quello che va in scena al Fillmore East di New York il 12 luglio 1969 è praticamente un unplugged <em>ante litteram</em>. La band è formata da Mayall (voce/armonica/chitarra slide/telecaster sei corde/percussioni a mano e a bocca); Steve Thompson (basso); Johnny Almond (sax tenore e contralto/flauto/percussioni a bocca) e Jon Mark (chitarra acustica stile finger). Dalle note di copertina, scritte dallo stesso Mayall: <em>"è il momento giusto per una nuova direzione nella musica blues. Avendo deciso di eliminare la chitarra e la batteria, di solito un 'must' per i gruppi blues di oggi, ho deciso di formare una nuova band in grado di esplorare aree utilizzate di rado all'interno della musica a basso volume. questo album è il risultato di questo esperimento"</em>. 
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	Nel 2001, una ristampa in CD rimasterizzata includeva tre tracce aggiuntive della stessa performance. Registrazioni precedenti dello stesso materiale, dal vivo dal giugno 1969 in Inghilterra, furono pubblicate nel 1999 sul primo CD del set di due CD The Masters (il secondo disco contiene principalmente interviste). È stato pubblicato un concerto al Marquee il 30 giugno 1969, con una playlist simile. La musica dei due CD di The Masters e della performance al Marquee è stata pubblicata nel 2004 in un pacchetto di 2 CD, The Turning Point Soundtrack, accreditato a John Mayall e ai Bluesbreakers. Udite, udite: è disponibile anche su nastro in bobina Polydor – X 950002. Molto ricercato il vinile Polydor MP 1457 della Nippon Grammophon.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/2SRgGPk" rel="external nofollow">Universal - ASIN: B00005R8FI</a>]
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3pcNlet" rel="external nofollow">Vinyl Lovers - ASIN: B0015I2U90</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Richland Woman Blues - Maria Muldaur</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3fpTuRt" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71G1IkbmK7L._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71G1IkbmK7L._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Maria Muldaur, è una cantautrice folk e blues statunitense che ha raccolto il primo successo nel lontano 1973. In questo album autoprodotto, la venticinquesima registrazione in una carriera a volte sottovalutata ma vitale, Maria Muldaur chiude il cerchio rendendo omaggio a coloro che l'hanno ispirata, guidata e influenzata per tutta la vita. A suo fianco sono Bonnie Raitt, Taj Mahal, Alvin Youngblood Hart, John Sebastian, Roy Rogers e altri artisti ospiti.
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	Scavando a fondo nelle sue radici - in omaggio alle classiche donne blues degli anni '20 e '30 - Muldaur viaggia attraverso 14 brani delle icone Bessie Smith e Memphis Minnie, così come le oscurità del reverendo Gary Davis, Mississippi John Hurt e Willie Johnson. Mantenendo l'accompagnamento unplugged ridotto a una singola chitarra o pianoforte e un basso occasionale, Muldaur ha spazio per manovrare la sua voce evocativa che passa da gemiti grintosi a un trillo acuto e tagliente. Lungi dall'essere una secca lezione di storia, queste canzoni sono eseguite con la forza e la tenacia delle donne che originariamente le cantavano. Che si tratti di far girare i testi impertinenti e a doppio senso in "Me and My Chauffeur Blues" ("il modo in cui guidi così facilmente, non posso rifiutarti") o il desiderio della sua casa del sud dopo essersi trasferita al nord durante la depressione in "Far Away Blues" di Bessie Smith, la cantante rimane ispirata per tutto il tempo.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3wOlnbt" rel="external nofollow">Stony Plain - ASIN: B00005AMNH</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Handel's Messiah: Soulful Celebration - Various Artists</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/31NeVlj" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="91nQakTjbkL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/91nQakTjbkL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Il Messiah di Handel rivoluzionato dalla sensibilitè afroamericana di artisti soul-pop contemporanei, tra cui Stevie Wonder, Quincy Jones, Patti Austin, Tevin Campbell, Take 6, Howard Hewett e Dianne Reeves. E' un approccio pop al classico oratorio natalizio, le meravigliose melodie di Handel sono aggiornate con sintetizzatori, drum machine e la brillante produzione pop di Quincy Jones e Mervyn Warren dei Take 6 .<br />
	Soulful Celebration è un'opera eccitante, divertente, istruttiva pure, perché è un viaggio attraverso spiritual, blues, ragtime, big band, jazz fusion, R&amp;B, hip hop. Veramente notevole il classico <a href="https://youtu.be/VoBwzLH2Aig" rel="external nofollow">Hallelujah!</a>.
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	Premiato dalla NAACP, vincitore del Grammy 1992 for Best Contemporary Soul Gospel Album, vincitore del Dove Award 1992 per l'album gospel contemporaneo dell'anno, nuovo viaggia a prezzi da affezione ma è stato stampato su CD in tantissime copie e quindi si trova anche usato/nos a buon mercato. Disponibile anche in compact cassette, rarissima una stampa in doppio vinile del 1992. La qualità di ascolto è spaventosa, dinamica illimitata e una nitidezza tale da rivelare la completa assenza di distorsioni.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3peDlkM" rel="external nofollow">Reprise - ASIN : B000002LUJ</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Tears of Stone - Chieftains</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2uPnAJc" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="91S+rRTVf4L._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="103.09" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="485" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/91S+rRTVf4L._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>"Lacrime di pietra" è una collezione di love songs dei The Chieftains con ospiti davvero speciali, tutte donne. L’amore in tutte le sue sfaccettature, dalla gioia alla tristezza, dalla passione all’odio, dall’estasi mistica all’inferno dei sensi. Gli arrangiamenti di Paddy Maloney mettono in risalto i talenti unici di ogni ospite. La maggior parte delle canzoni sono brani tradizionali irlandesi con nuovi arrangiamenti, le eccezioni sono l'inquietante "The Magdalene Laundries" scritta e cantata da Joni Mitchell e la strana ma in qualche modo appropriata "Sake in the Jar" scritta e cantata da Akiko Yano. La canzone presenta strumenti a percussione giapponesi e dovrebbe spiccare tra i contributi distintamente celtici qui, ma si fonde perfettamente. Maloney afferma nelle note di copertina che lo scopo del progetto era "<em>sposare le voci multiformi delle artiste contemporanee di tutto il mondo con la semplice bellezza della musica tradizionale irlandese</em>". Ecco quindi l'amore cantato da Bonnie Raitt, Natalie Merchant, Joni Mitchell, le tre sorelle Corr, Sinead O’Connor, Mary Carpenter, Loreena McKennitt, Akiko Yano, Sissel, Joan Osborne, le Anuna, Diana Krall. La cantante Dadawa compare soltanto nella versione per il mercato giapponese su CD del 1999, ristampata nel 2007, versione che peraltro non vanta particolari caratteristiche audiofile. Poco male perché la registrazione è già eccellente di suo.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/2uPnAJc" rel="external nofollow">RCA Victor - ASIN: B002J0QGSO</a>]
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	- CD Japan [<a href="https://amzn.to/34NFhr9" rel="external nofollow">BMG Japan - ASIN: B000MZHUSI</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>A Day for the Hunter, a Day for the Prey - Leyla Mccalla</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3ebR4Fd" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71dNVvjaJBL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71dNVvjaJBL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	"Un giorno per il cacciatore, un giorno per la preda" è un proverbio haitiano riferito ai ruoli che tutti noi interpretiamo nel corso della nostra vita, così dice Leyla McCalla, un'americana haitiana residente a New Orleans. Leyla è sia una cantante raffinata che una violoncellista di formazione classica che suona anche il banjo e la chitarra. È un'interprete e un'arrangiatrice ugualmente a suo agio con l'inglese, il francese e il creolo haitiano, si muove con grazia intorno al ritmo con il suo timbro piumato e il suo vibrato finemente lavorato. È anche una cantautrice, che traccia le trame intricate dell'esperienza post-coloniale e panafricana con il suo linguaggio poetico.<br />
	In questo album, Leyla McCalla impreziosisce la sua visione delle tradizioni musicali intrecciate, dalla canzone degli schiavi creoli alle ballate popolari haitiane e al jazz della banda d'archi. Qua e là, arruola collaboratori come Rhiannon Giddens, Louis Michot dei Lost Bayou Ramblers, il chitarrista jazz Marc Ribot e l'innovatrice jazz-pop di New Orleans Sarah Quintana.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/2T1mfL0" rel="external nofollow">Jazz Village - ASIN: B01B67WGKC</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>The Book Of Secrets - Loreena Mckennitt</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3pqphVf" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71LVyIv9XwL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-ratio="99.60" height="498" style="height:auto;width:330px;float:left;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71LVyIv9XwL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>"Il libro dei segreti", un disco superbo, è la sesta uscita di Loreena McKennitt e davvero ha bisogno di poca presentazione perché è il suo album di maggior successo in termini di vendite, avendo raggiunto il doppio disco di platino negli Stati Uniti. <br />
	Loreena McKennitt mescola celtico, spagnolo, italiano e new age per creare il suo suono distintivo. L'opera contiene una varietà di melodie provenienti da culture diverse, si possono ascoltare influssi mediorientali o mediterranei accompagnati dai relativi strumenti sia a corda che vanno dalle chitarre acustiche al violino, ghironda e violoncello, che drone e bodhran usati per le percussioni.<br /><em>“Ci sono state così tante avventure formative nel lungo viaggio culminato in The Book of Secrets. C'è stato il viaggio in treno attraverso la Siberia in un gelido dicembre, e il tempo che ho passato a sfogliare libri sugli antichi Celti, felicemente sequestrati in una vecchia fattoria toscana. E come posso dimenticare l'allegra produzione musicale delle celebrazioni del Primo Maggio a Padstow, in Inghilterra, o la registrazione delle canzoni stesse ai Real World Studios, lavorando fino a tarda notte insieme ai miei colleghi musicisti"</em>. In occasione del ventesimo anniversario dell'album, nel 2017 è stato pubblicato The Book of Secrets Anniversary Edition, uno straordinario cofanetto in edizione limitata, vinile da 180 grammi, autografato a mano. Naturalmente viaggia su quotazioni d'affezione, è comunque disponibile la versione non autografata a buon prezzo. Su CD si preferisce la versione 2018 cod. QRCD107R.
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/2TNyz2d" rel="external nofollow">Quinlan Road - ASIN: B01M3SZ73V</a>]
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3pqphVf" rel="external nofollow">Quinlan Road - ASIN: B0000C6662</a>]
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<ul><li>
		<strong><span style="font-size:16px;">Sunday Down South - Johnny Cash &amp; Jerry Lee Lewis</span></strong>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/34SrTSG" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="61aNvvrPSSL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/61aNvvrPSSL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Cash e Lewis confezionano, una facciata per ciascuno, un bel pacchetto di buon vecchio country rock and roll. Johnny Cash è stato un cantautore, chitarrista e attore statunitense, icona della musica country, uno dei pochissimi artisti ad avere venduto più di novanta milioni di dischi. Jerry Lee Lewis è un cantautore e pianista statunitense, uno dei re del rock and roll, soprannominato The Killer per il suo modo selvaggio, anticonformista e ribelle di esibirsi dal vivo.<br />
	I due big questa volta scavano nelle loro radici gospel, rivisitando i grandi standard, come "Will the Circle Be Unboken" e "Give Me That Old Time Religion", oltre a interpretare il favorito di New Orleans "When the Saints Go Marching In". 
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	Questa compilation fu pubblicata originariamente dalla Sun Records nel 1970, ma contiene brani registrati alla fine degli anni '50, comunque molto godibili grazie all'eccellente lavoro di riversamento da master digitale ad alta risoluzione eseguito nel 2017 dalla Org Music, su ottimo vinile da 140 grammi, codice ORGM-2048.
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3vZmODY" rel="external nofollow">Warner - ASIN: B079MT2TMM</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Live It Up - David Johansen</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3cttPpa" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="51amdfij54L._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51amdfij54L._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>David Johansen è un cantante, cantautore e attore statunitense, meglio conosciuto come il cantante dei New York Dolls e per il suo lavoro sotto lo pseudonimo di Buster Poindexter.<br />
	Registrato all'inizio del 1982 mentre Johansen era in tournée, Live It Up cattura il suono di una road band ben lubrificata in un blend psichedelico di ballate, reggae e rock and roll cantato con la voce cavernosa di David.<br />
	Lo stile vocale di Johansen suona appassionato e impegnato a tratteggiare al meglio la New York decadente e dei bassifondi. Live It Up è stato il primo album live pubblicato da David Johansen come artista solista, Johansen esegue il classico dei The Foundations "Build Me Up Buttercup", "Stranded in the Jungle" dei Cadets e un medley degli Animals con "We Gotta Get Out of This Place", "Don't Bring Me Down" e "It's My Life". L'unico pezzo originale dei New York Dolls che esegue è "Personality Crisis".
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3cttPpa" rel="external nofollow">BGO Records - ASIN: B001CSNZ3S</a>]
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		<span style="font-size:16px;"><strong>Live At The Marquee - Nine Below Zero</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2PEPDoE" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="51kZLpj4JjL._AC_SY450_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="114.21" height="450" style="height:auto;width:330px;" width="394" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51kZLpj4JjL._AC_SY450_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>I Nine Below Zero sono un gruppo blues rock inglese, prima di questo album dal vivo del 1980 avevano pubblicato solo un EP autoprodotto. Ma avevano già tenuto un centinaio di concerti quando la divisione britannica di A&amp;M Records li mise sotto cotratto. Dennis Greaves, voce e chitarra della band: «Avevamo appena firmato con A&amp;M records ma non eravamo pronti per andare in studio. Venne fuori il tour con i Kinks e la casa discografica aveva bisogno di qualcosa da promuovere. Così nacque l’idea di registrare live nel miglior club di R’n’B di Londra. Il The Marquee studio era dietro a quel club, fu facile farlo lì. Registrammo due notti in luglio, l’album in autunno era pronto».<br />
	Il risultato è stato un classico della tarda scena punk britannica, un set blues-rock che ricordava l'energia delle prime esibizioni dei Rolling Stones, dei Pretty Things e degli Animals, ma presentato in un modo più vicino all'era punk. Un esordio folgorante della band: Dennis Greaves, chitarrista dalla tecnica notevole ma anche dalla pennata pesante e con il riff facile, e Mark Feltham, armonicista potente e dallo stile coinvolgente, entrambi impegnati pure come cantanti e trascinatori di un pubblico molto eterogeneo. I pezzi spaziano in tutta la mappa R&amp;B e la registrazione raggiunge un perfetto equilibrio tra il suono personale e ravvicinato della band e un discreto livello di atmosfera nella sala e presenza di pubblico. L’album ristampato in CD nel 2017 (codice UMCREP2017) aggiunge sette bonus track, per la prima volta quindi l’intero concerto al Marquee viene riproposto nella sua interezza e tutte le 21 canzoni sono state rimasterizzate con l’approvazione della band.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/2PEPDoE" rel="external nofollow">Universal - ASIN: B0096Q554A</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Greatest Hits - Neil Young</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3vWm56h" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="91yH4TNngjL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/91yH4TNngjL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Per chi non lo conoscesse, Neil Young è un cantautore, musicista e attivista canadese, anche detto il "Padrino del Grunge".
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	Dopo aver intrapreso una carriera musicale in Canada negli anni '60, Young si trasferì a Los Angeles, unendosi ai Buffalo Springfield con Stephen Stills, Richie Furay e altri. Dall'inizio della sua carriera da solista con la sua band di supporto Crazy Horse, Neil Young ha pubblicato molti album acclamati dalla critica come After the Gold Rush, Everybody Knows This Is Nowhere e soprattutto Harvest.<br />
	Greatest Hits, pubblicata nel 2004, è la terza compilation di Neil Young, dopo Decade e Lucky Thirteen. Undici dei primi dodici brani appaiono già su Decade e il disco abbraccia la sua carriera da solista dal 1969 al 1992.
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	Sulla copertina posteriore dell'album, Young commenta che i brani sono stati selezionati "based on original record sales, airplay and known download history", appunto le greatest hits.
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	Gli originali di questa compilation erano su nastro, sono venute fuori molte edizioni rimasterizzate, tra queste segnalo:
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	- CD del 2010, Warner Japan Super Best 40 (Cod. WPCR-14007). [<a href="https://amzn.to/3iiabji" rel="external nofollow">Warner Japan - ASIN: B003634D9C</a>]
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	- HDCD + DVD del 2017, Reprise Because Sound Matters (Cod. 9362-48924-2). [<a href="https://amzn.to/3irmzO9" rel="external nofollow">Reprise - ASIN: B00063EMJG</a>]
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	- Vinile doppio + bonus del 2021, Reprise Because Sound Matters (Cod. 521636-1). [<a href="https://amzn.to/3z9ZzJs" rel="external nofollow">Reprise - ASIN: B002WNU0M6</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Tommy - The Who</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3w1yqGr" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71NQHm4SEvL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="86.60" height="433" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71NQHm4SEvL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Tommy, il quarto album degli Who, è stato l’evento che consegnò il gruppo britannico alla storia del rock. Il disco fu considerato come la prima rock opera ed è una metafora autobiografica del proprio autore Pete Townshend.
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	Si narra la storia di un bambino, nato alla fine della prima guerra mondiale, che assiste ad un omicidio commesso dal padre tornato dal fronte. Tommy, attraverso i riflessi di uno specchio, assiste alla tragedia e ne resta traumatizzato, tanto da perdere i sensi primari: rimane cieco, sordo e muto. Così Tommy nel corso del proprio disagio fisico, impara a vedere e scoprire il mondo attraverso l'immaginazione. Dall'album è stato tratto il film Tommy diretto da Ken Russell. Pubblicato nel 1969, originariamente su doppio vinile, ne sono stati tratti anche diversi singoli tra i quali <a href="https://youtu.be/joxyFDmh_LY" rel="external nofollow">Pinball Wizard</a> con il leggendario riff di Townshend eseguito con una Gibson J-200. Complessivamente, Tommy vanta più di 300 edizioni, la consigliata è quella SHM-CD Cod. UICY-20005, c'è anche la <a href="https://amzn.to/3wZjjxk" rel="external nofollow">MFSL</a> su CD ma è molto rara.
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	- SHM-CD [<a href="https://amzn.to/3w1yqGr" rel="external nofollow">Universal Japan - ASIN: B0041IPDVS</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Vapour Trails - Tuxedomoon</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3cKUv51" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="510HvaUim8L._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="93.60" height="468" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/510HvaUim8L._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Tuxedomoon è un gruppo musicale sperimentale e multimediale statunitense di matrice post-punk/new wave, formato nel 1977 a San Francisco da Blaine Leslie Reininger e Steven Brown, nei primi anni '80 si sono trasferiti tutti in Europa, prima in Olanda, poi in Belgio.<br />
	Pubblicato nel 2007 dalla Cramboy solo su CD, Vapour Trails è l'undicesimo album in studio del gruppo, un album composto e registrato ad Atene, ispirato dalla vista dell'Acropoli. <br />
	Cantato in più lingue e suonato in più stili, questo album accantona definitivamente la wave degli esordi per proporre una originale sperimentazione tra prog, jazz e rock dove i risultati migliori sono “Kubrik”, con i suoi sax e i suoi effetti elettronici e “Epso Meth Lama”, nove minuti di pianoforte impazzito, effetti elettronici, ritmo martellante e un inquietante mantra ripetuto in un coinvolgente crescendo sonoro.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3cKUv51" rel="external nofollow">Cramboy - ASIN: B000TLYUS8</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>If I Could Only Remember My Name - David Crosby</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/31EoV08" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="41SknI6mhSL._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="99.40" height="497" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/41SknI6mhSL._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>All'inizio del 1964, David Crosby è tra i fondatori degli Byrds, nel '68 insieme a Stephen Stills, ex-Buffalo Springfield, e Graham Nash, ex-Hollies, fondò il gruppo CS&amp;N. Dopo un solo anno, al gruppo si aggiunse il canadese Neil Young, anch'egli proveniente dalle file dei Buffalo Springfield, il nome venne allargato in CSN&amp;Y.<br />
	If I Could Only Remember My Name è il primo album solista di David Crosby, pubblicato nel febbraio 1971 da Atlantic Records.<br />
	Fu prodotto dallo stesso David Crosby, vi partecipano Kaukonen, Slick, Casady, Kantner dei Jefferson Airplane; Garcia, Leish, Kreutzmann, Hart dei Grateful Dead; Neil Young, Joni Mitchell, Graham Nash e molti altri.<br />
	L'album è già il testamento musicale di un'epoca, un grande disco e al contempo un pezzo di storia.<br />
	Pubblicato negli anni in un centinaio di edizioni, parte da master tapes di qualità eccellente esaltati dal remastering Classic Records del 2009 (Cod. SD 7203).
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	- CD [<a href="https://amzn.to/31EoV08" rel="external nofollow">Atlantic - ASIN: B000002I6T</a>]
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		<span style="font-size:16px;"><strong>Music From Big Pink - The Band</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2RAClv1" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71P3VuJzokL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71P3VuJzokL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Music From Big Pink è l'album di debutto del gruppo folk rock The Band, pubblicato dalla Capitol Records nel luglio del 1968. Ampiamente acclamato, l'album propone una miscela distintiva di country, rock, folk, classica, R&amp;B e soul. La musica è stata composta in parte in " Big Pink ", una casa condivisa dai membri della band Rick Danko, Richard Manuel e Garth Hudson a West Saugerties, New York. L'album venne concepito in seguito alla dipartita dall'impiego di band di supporto di Bob Dylan, nel tour del 1966 (sotto il nome di The Hawks) e al tempo passato con Dylan in una casa di Saugerties, New York. Inizialmente la critica per l'album fu positiva, anche se le vendite furono magre ma il fatto che Bob Dylan avesse scritto tre canzoni dell'album aiutò le vendite. Anche George Harrison e Richard Wright mostrarono il loro apprezzamento. Il disco contiene una delle loro canzoni più conosciute, <a href="https://youtu.be/q-w9OclUnns" rel="external nofollow">The Weight</a>.
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/2RAClv1" rel="external nofollow">Universal - ASIN: B07DXQ4SX1</a>]<br />
	- CD [<a href="https://amzn.to/3pAcGPK" rel="external nofollow">Universal - ASIN: B00004W50T</a>]<br />
	 
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Pressure Points: Live In Concert - Camel</strong></span>
	</li>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3gmq2dQ" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="61zMHxcPIyL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/61zMHxcPIyL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Pressure Points: Live in Concert è un album dal vivo del gruppo rock prog Camel, pubblicato nel 1984 è un masterpiece del genere. Una versione rimasterizzata con sei tracce bonus è stata pubblicata nel 2009 come doppio CD. Il disco è stato registrato all’Hammersmith Odeon di Londra, la performance dal vivo della band è straordinariamente vivida e vibrante, la band di Andrew Latimer è in grande forma e ad arricchire la line-up c’è sempre Colin Bass al basso e Ton Scherpenzeel alle tastiere, aiutato anche da Chris Rainbow e da Richie Close, deceduto poco, infine alla batteria Paul Burgess. Ci sono anche due ospiti: Mel Collins al sax e Pete Bardens all’organo. Una curiosità: quando è stato pubblicato per la prima volta su LP nel 1984, il disco è stato stampato in modo errato (con ogni lato abbinato alle etichette sbagliate) a causa di un errore di produzione. Sul retro di tutte le prime stampe di questo LP si legge: "<em>SKL 5338 NOTE: ci dispiace che, a causa di un errore di produzione, l'etichetta sul lato 2 si riferisce alle tracce sul lato 1, mentre l'etichetta sul lato 1 si riferisce alle tracce sul lato 2</em>".
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	- CD doppio [<a href="https://amzn.to/3gmq2dQ" rel="external nofollow">Decca Esoteric - ASIN: B002NV9AHS</a>]
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		<span style="font-size:16px;"><strong>Random Access Memories - Daft Punk</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3irm7PR" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="61Uxg-SWExL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="99.39" height="497" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/61Uxg-SWExL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Random Access Memories è il quarto album in studio del gruppo francese Daft Punk, pubblicato nel 2013 dalla Columbia Records. L'album fu inciso in digitale presso i Gang Recording a Parigi, mentre le sezioni ritmiche ebbero luogo in diversi studi di Hollywood. Al progetto presero parte diversi musicisti e produttori come Giorgio Moroder, Chilly Gonzales, James Genus, Pharrell Williams e i The Neptunes, tutti a crogiolarsi nei suoni, negli stili e nelle tecniche di produzione degli anni '70 e dei primi anni '80. La particolarità di RAM è quella di sparigliare i generi, tenere insieme quello che non era mai stato accostato prima, il disco lascia il segno per la bellezza della musica e anche per l'inarrivabile qualità del suono.
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	Molte lamentele sul web per la qualità delle ultime ristampe in vinile, molto apprezzata la stampa giapponese CD del 2013 che include la bonus track Horizon. Curiosità: ne esiste una edizione col <a href="https://amzn.to/3waMoFW" rel="external nofollow">disco rivestito in oro</a> 24 carati.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3irm7PR" rel="external nofollow">Sony - ASIN: B00C061I3K</a>]
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3g5NPjk" rel="external nofollow">Sony Japan - ASIN: B00C1P3HFM</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Anime Salve - Fabrizio De André</strong></span>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/353yBFy" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71kNco41SCL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71kNco41SCL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Anime salve è l'ultimo album d'inediti di Fabrizio De André, realizzato con Ivano Fossati com compositore di gran parte della musica e pubblicato nel 1996 dalla BMG Ricordi. De André: «<em>Anime salve trae il suo significato dall'origine, dall'etimologia delle due parole "anime" "salve", vuol dire spiriti solitari. È una specie di elogio della solitudine. Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l'universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri. Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell'anacoretismo né del romitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d'identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l'uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura</em>».
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3v7W0Qs" rel="external nofollow">Sony - ASIN: B00008Z1T6</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Napoli - Mina</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3gkd7sU" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71-fkIkLVHL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71-fkIkLVHL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>«Dolce ed emozionante esperienza dal vivo», come lo definisce lei stessa nei ringraziamenti, «Napoli è il più bel disco di Mina degli anni Novanta, un elegante esercizio di melodie partenopee rilette in chiave jazz, colta eppure popolare, come piacerebbe a João Gilberto, al Caetano Veloso di Fina Estampa» (Vacalebre).  <br />
	«Un album rigorosissimo, dal mood raccolto, intimistico, rilassato, da club, come se si trattasse di una session dal vivo, senza trucchi, ripensamenti o rifacimenti: è la dimensione migliore di Mina, grande cantante, che riesce a tenere la misura senza sbavature, senza debordare e a realizzare la cosa più riuscita degli ultimi anni» (Molendini).<br />
	«Arrangiate, suonate e superbamente cantate da Mina come fossero degli standard jazz, le canzoni di Bruni o Calise si spogliano di ogni possibile retorica, anche di quell'eccesso di melodramma caratteristico di gran parte della musica partenopea, ma non perdono di intensità o emozione. Anzi. Ascoltare, per credere, la versione notturna, malinconica di <a href="https://youtu.be/1eyaArzWGq4" rel="external nofollow">Passione</a>, le spazzole che scivolano morbide sulla batteria, i sussurri e gli acuti di Mina; e ancora, l'aria vagamente "bossanovista" che introduce Voce 'e notte, i vocalizzi arabeggianti e l'incedere sinuoso di <a href="https://youtu.be/1oD2z8JBW0k" rel="external nofollow">Maruzzella</a>, la versione solo voce e archi di Core 'ngrato, e la chiusura con Indifferentemente che riecheggia la Mina cinica e passionale dei bei tempi» (Solaro). Tutto registrato rigorosamente in presa diretta, l'album presenta una qualità di ascolto straordinaria, sicuramente tra i meglio registrati dischi italiani di sempre. I prezzi del CD sono a volte molto alti, inspiegabilmente perché non è certo un disco raro, verificate più fornitori.
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/35a52ln" rel="external nofollow">Sony - ASIN: B07GVXJ51S</a>]
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	- CD [<span><a href="https://amzn.to/3gkd7sU" rel="external nofollow">Sony - ASIN: B000007272</a></span>]
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	[<a href="https://melius.club/blogs/entry/59-ecco-i-dischi-che-avete-consigliato-in-10-anni-prima-parte/" rel="">fai clic qui per leggere la prima parte</a>]
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	<span style="font-size:10px;">In copertina: music photo created by freepik - www.freepik.com</span>
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]]></description><guid isPermaLink="false">83</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2022 16:47:36 +0000</pubDate></item><item><title>Yamaha A-1 revisione, restauro e modifiche (refurbish, restoration and up-grading)</title><link>https://melius.club/blogs/entry/124-yamaha-a-1-revisione-restauro-e-modifiche-refurbish-restoration-and-up-grading/</link><description><![CDATA[<p>
	A chi potrebbe interessare la lettura di questo articolo si metta comodo che ne avrò per un po'. <img alt=":classic_biggrin:" data-emoticon="" height="20" src="https://melius.club/uploads/emoticons/biggrin.png" srcset="https://melius.club/uploads/emoticons/biggrin@2x.png 2x" title=":classic_biggrin:" width="20" /><br />
	<br />
	L’ integrato in questione lo acquistai questa estate su informazione di un conoscente il quale girando all’interno di un mercatino dell’usato come se ne trovano in pianta stabile in ogni città sapendo della mia passione riguardo l’hi-fi ed in particolare il vintage mi disse di andare a darci una occhiata perché girovagando all’interno per cose sue intravide dei pezzi che potevano interessarmi.<br />
	 
</p>

<p>
	Con scarsa convinzione nel trovare qualcosa di intrigante diversi giorni dopo l'informazione avuta mi recai dove indicato e individuata l’area dedicata all’elettronico vidi qualcosa che mi risvegliò antichi ricordi e desideri di ragazzo quando potevo solo vedere le cose senza poterle comperare o accontentandomi di oggetti con più modeste pretese.<br />
	 
</p>

<p>
	In un angolino erano appoggiati uno sopra l’altro un cd player della Philips e sotto l’integrato Yamaha dei miei sogni da ragazzo, sogni appunto perché quando potei permettermi il primo impiantino con i risparmi dei lavori estivi composto da giradischi Technics SL2000 con testina Shure M75 EDII, ampli Akai AM2600 e cuffie Sehnneiser HD 424 (le casse ed il registratore li presi parecchio tempo dopo) in bella mostra nel negozio si trovava anche il Yamaha A-1 ma, pur girandoci attorno ad ammirarlo in occasioni e tempi diversi dettati dal decidere l’acquisto della catena ero puntualmente scoraggiato dal prezzo applicato bene in vista che ammontava a 780Klire; troppi per le mie possibilità come troppi (470 Klire) erano anche per il Technics SU8080 (altro ampli dei miei sogni) posto al suo fianco in attesa di acquirenti.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="74063" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/Yamaha_A-1_brochure.webp.eca9b5e02d306b4e48a59e46deb2df8c.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Yamaha_A-1_brochure.thumb.webp.bdf7b29f59195e0d3e1eca60c49faf09.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74063" data-ratio="132.73" style="width:330px;height:auto;" width="452" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/Yamaha_A-1_brochure.thumb.webp.bdf7b29f59195e0d3e1eca60c49faf09.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Avendo circa  mezzo milione di lire a disposizione dovevo far quadrare le spese per portarmi a casa qualcosa e iniziare a sentire, così finii per prendere quanto scelsi più su seppur il venditore si prodigò insistendo nel convincermi all’ acquisto di un Thorens TD 145 a suo dire decisamente migliore del Technics (e a distanza di anni ammisi a me stesso che aveva maledettamente ragione) ma non volli sentir consigli in quanto il Technics era esteticamente più moderno e complici le riviste specializzate che lo piazzavano come “best-buy” sempre al primo posto nelle vendite ero più che convinto (sbagliando appieno) fosse er mejo de tutti; riguardo il Yamaha sullo scaffale in attesa di facoltoso acquirente dovetti abbandonare l’idea di farlo mio rassegnandomi, fin quando casualmente 45 anni dopo più o meno… lo ritrovai in un mercatino.<br />
	<br />
	Non potei provarlo per mancanza delle casse vendute tempo prima (non volli nemmeno chiedere di che speakers si trattavano per non prendermi un coccolone) ma il venditore mi garantì che funzionava e quello che poteva fare era semplicemente accenderlo per verificare una parvenza di funzionamento grazie all'illuminarsi del tastone d’accensione e al rassicurante click del relais dopo qualche secondo.<br />
	<br />
	Mi convinsi a prenderlo al volo senza troppe discussioni in quanto guardandolo con occhio critico era veramente messo bene, il frontale cosa per me importantissima e vitale che da l’estetica a tutto l’apparecchio era impeccabile,  solo sporco di ditate e un po’ impolverato ma senza segni, graffi o scalfitture, lo sportellino purtroppo aveva una cerniera in precarie condizioni e stava su a malapena al punto che giunto a casa dopo qualche giorno e qualche apertura di troppo mi restò in mano causa un pezzetto di plastica che si ruppe in un'attimo.
</p>

<p>
	Le prese speakers sul retro mancavano di due boccole mentre il top era alonato e graffiato in qualche punto indice di aver sostenuto in passato delle elettroniche ma sapevo già che con pazienza tutte quelle stupidaggini si potevano risolvere.<br />
	<br />
	Pagato un prezzo ridicolo dopo una veloce trattativa lo portai a casa felice come non mai e verificando con calma il funzionamento in ogni parte allestendo degli speakers al volo sul banco prova tutto funzionò a dovere senza rumori, disturbi vari o potenziometri gracchianti; solo la spia degli speakers non funzionava ma nei Yamaha di quegli anni dotati dei tastoni trasparenti è normale che a distanza di molto tempo non si accendano o vadano a singhiozzo e quindi necessario sostituire le lampadine.<br />
	<br />
	<strong>BREVI CARATTERISTICHE TECNICHE</strong><br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73935" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/0.JPG.da52686e32276ae86e0941a5467ba339.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="0.thumb.JPG.3b5d5ffcc8ebd112a246c9bb75c063c8.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73935" data-ratio="150.00" style="width:330px;height:auto;" width="400" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/0.thumb.JPG.3b5d5ffcc8ebd112a246c9bb75c063c8.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>L’A-1 accoppiato completamente in continua è stato il primo integrato di casa Yamaha (e forse ma non ho notizie certe potrebbe essere il primo integrato in assoluto) che ha adottato questo tipo di circuitazione, tutti i componenti a detta del costruttore sono stati selezionati: i transistors ed i condensatori ad esempio dispongono di colorazioni e punzonature ritengo per gli accoppiamenti o per rispettare l’uniformità dei canali.<br />
	<br />
	L’ampli è dotato di due trasformatori ma non vengono utilizzati uno per ogni canale come solitamente è dato vedere in altre elettroniche quanto piuttosto sono collegati in parallelo per annullare il flusso disperso e limitarne al massimo il rumore, i condensatori principali di filtro sono da 18000uF per canale bypassati da un paio di condensatori a film da 2.2uF, i Watt dichiarati sono 70 sempre per canale ed un’attenzione particolare è dedicata al phono dove ruota tutto il progetto dell' A-1 essendo la parte dove il costruttore ha dato disposizioni a progettisti di non lesinare oltre a lasciare il tasto di selezione chiamato "DISC" bene in vista sul pannello frontale.<br />
	<br />
	Tramite il tastone retroilluminato denominato DISC se premuto viene bypassata tutta la sezione controlli e stadi vari andando dal phono (e solo per quell’ingresso) direttamente alla sezione amplificatrice ottenendo di conseguenza un suono udibilmente migliore e pulito, come pulito è il frontale in controtendenza rispetto agli integrati del periodo ricchi di manopole pulsanti o levette da sembrare delle console di regia mentre l’oggetto del racconto appare scarno e privo di fronzoli con in vista solo l’essenziale mantenendo un design minimale e sobrio che anticipava i tempi.<br />
	<br />
	 Il rimanente dei controlli viene nascosto alla vista dal frontalino reclinabile dove oltre alle manopoline dei toni con un bypass dedicato all’esclusione si trovano soltanto tre ingressi, il tasto tape monitor ed il tasto di selezione tra testina MM ed MC con guadagni compatibili con la media delle testine dell’epoca e in parte di quelle attuali.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="jpg" data-fileid="73950" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/2.jpg.c72f683982ab62e05eed8e95e1f724d4.jpg" rel="" style="float:right;"><img alt="2.thumb.jpg.aed5070b3f0e5ddc0261b38612426c1a.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73950" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/2.thumb.jpg.aed5070b3f0e5ddc0261b38612426c1a.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Sul retro troviamo un provvidenziale selettore di tensione con diverse opzioni in un range che va da 110V fino a 240V, ingressi ed uscite varie, un pre out, prese speakers e una coppia di connettori per interfacciare al meglio il carico delle testine MM tramite plug-in dati in dotazione (purtroppo non li possiedo) con valori di 47K 68K e 100 Kohm  ma volendo con i dovuti calcoli appropriati si possono caricare (per quello che può servire)  tutti i valori possibili utilizzando dei connettori rca e saldando all’interno le resistenze <br />
	opportune.       <br />
	    <br />
	Chiudono il cerchio un peso di 16 kg ed i pareri nel web estremamente positivi riferito al suono da parte di chi lo possiede o lo ha posseduto.<br />
	<br />
	<br />
	<strong>LE RIPARAZIONI E MODIFICHE</strong><br />
	L’ampli non necessitava di chissà quali interventi importanti, ad ogni modo l’idea INIZIALE era di provvedere a sostituire:<br />
	- la morsettiera degli speakers in quanto priva di un paio di morsetti con applicati dei bulloni provvisori e, come la maggior parte degli integrati dell’epoca limitata ai collegamenti solo con cavo spellato di ridotto diametro.<br />
	- la sostituzione della lampada bruciata<br />
	- la rimessa in funzione dello sportellino trovando una soluzione per la cerniera rotta<br />
	- la verniciatura completa del top e per uniformare la stessa colorazione dipingere anche il fondello<br />
	<br />
	Riguardo la lampada bruciata sulla solita baia ho trovato un fornitore tedesco di lampadine che ne aveva a bizzeffe compatibili per ogni elettronica, già fornite di filo della lunghezza appropriata così ne ho acquistate alcune volendo sostituirle tutte per ottenere una luminosità uniforme più presi qualche pezzo di scorta per ogni evenienza.<br />
	<br />
	Per quanto concerne la morsettiera dopo una lunga ricerca in rete ho trovato per una decina di euro qualcosa che si addiceva praticamente alla perfezione con la possibilità di inserire sia cavo spellato che banane (tolti i soliti tappini copri foro) oltretutto le boccole sono dorate ma cosa importante non dovevo sconvolgere l’interasse dei fori per le viti di fissaggio sul pannello posteriore evitandomi di fare buchi o modifiche extra visibili ad occhio nudo, cosa che non desideravo fare.<br />
	<br />
	<br />
	                                    <strong> prima                                                                                                                                                                                dopo</strong><br />
	<strong>                                                                                                                                                                                                                        </strong><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="jpg" data-fileid="73956" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/4.jpg.af8628f0f047503f136125fd188fae91.jpg" rel="" style="float:right;"><img alt="4.thumb.jpg.23765b895f719f4b2896878d4eb81740.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73956" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/4.thumb.jpg.23765b895f719f4b2896878d4eb81740.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="73959" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/4.jpg.706807d6badc3fc1bc631bf77c0d66fb.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="4.thumb.jpg.87c7ed535482931697daeb82fbbb90db.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73959" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/4.thumb.jpg.87c7ed535482931697daeb82fbbb90db.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	 
</p>

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	<br />
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	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73960" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/6.JPG.f3df42116aec8d9b1947749a02e3b89e.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="6.thumb.JPG.36e6156ed3332530dc8115e13419631d.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73960" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/6.thumb.JPG.36e6156ed3332530dc8115e13419631d.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	Per la cerniera che mi si era rotta un paio di giorni dopo averlo portato a casa non essendo possibile trovarle in rete originali mi son prodigato per farla fare con una stampante 3d approfittando dell’occasione per cambiarle entrambe.<br />
	<br />
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	Nell’attesa mi arrivasse tutto quanto avevo ordinato dovendo smontare il pannello posteriore per la morsettiera e quello anteriore per le nuove cerniere mi balenò immediatamente l’idea di applicarci una presa IEC considerato che detesto per principio il cavo fisso; dopotutto ad occhio ci stava senza interferire con nulla e fatto quattro calcoli che confermavano la possibilità di inserirla decisi di iniziare a procedere con questo lavoretto di precisione.<br />
	<br />
	L’idea malsana che mi venne fu di non applicarla dall’esterno metodo che mi avrebbe facilitato nella foratura del pannello in quanto anche non fosse stato granché preciso sarebbe stato comunque coperto dalla presa nascondendo tutte le imperfezioni del foro di passaggio quanto piuttosto andai a cercarmi rogne immense volendola applicare dall’interno richiedendo uno sforzo non indifferente di precisione dovendo fare tutto a mano senza punzoni già pronti che abbinati a presse idrauliche in un batter d’occhio fanno il foro sagomato preciso alla perfezione…avevo un colpo solo in canna e non potevo permettermi il lusso di sbagliare ma era una sfida che volevo affrontare essendo anche più elegante da vedere se applicata la IEC dall’interno.<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73961" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/7.JPG.45ca964f9bc6d771e2d65ca476eb2ad2.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="7.thumb.JPG.602d6786403ae6394224b86848e09109.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73961" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/7.thumb.JPG.602d6786403ae6394224b86848e09109.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	Quindi cercando nella scatola delle prese e trovato una IEC ho preparato su un lamierino la sagoma ottimale del foro dopo aver provato e riprovato con la IEC da applicare…..<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73964" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/8.JPG.fe59fea668415510fbe48e8c6ea1a553.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="8.thumb.JPG.d046fd29c9efc751525f3b6df46fe643.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73964" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/8.thumb.JPG.d046fd29c9efc751525f3b6df46fe643.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	….. vado ad iniziare accingendomi a centrare la sagoma, tracciare con una punta l’area da forare, mascherare con del nastro l’area non interessata per proteggerla da eventuali graffi e passo alla punzonatura cercando di andare il più diritto possibile<br />
	<br />
	<br />
	 
</p>

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</p>

<p>
	                       <strong> la fustellatura</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73965" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/9.JPG.7bb4f52a4f7aa481ceda33523071a58e.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="9.thumb.JPG.925ee01b336ded0f210b9152a9394db2.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73965" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/9.thumb.JPG.925ee01b336ded0f210b9152a9394db2.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	Infine foro tutto attorno con una punta da 1mm. ripassando successivamente con una più grande in modo da poter permettere alla fine di accedere con una punta diamantata ed il solito Dremel che mi aiuterà a asportare il materiale da foro a foro fino allo stacco della lamiera; l’idea in pratica è di fustellare l’area da eliminare come fosse un francobollo asportando più materiale possibile e lavorare nella fase finale tirando diritto di lima.<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73966" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/10.JPG.a5c958fd4c04aafba6a5d01c7b24106b.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="10.thumb.JPG.a2e1ea9e376d194876cf98e137ad6e97.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73966" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/10.thumb.JPG.a2e1ea9e376d194876cf98e137ad6e97.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	Successivamente di foro in foro si fresa via tutto fino ad eliminare il francobollo di lamiera….poi si passa alla lime, dalla “bastarda” si chiama così per il fatto che possiede una dentatura grossa ed è utile per spianare tutte le creste dei fori senza tanti complimenti e sforzi finendo nell’usare le lime “dolci” che possiedono la dentatura più fine nel rifinire con tutta la calma possibile i quattro lati.<br />
	<br />
	 
</p>

<p>
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73967" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/11.JPG.aebd38eabe3822a5ecc9d0f8b873ab39.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="11.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73967" data-ratio="75.15" style="height:auto;width:330px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/11.thumb.JPG.1c648ec6335423c0b6ec599554d67af3.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	Sono quasi arrivato alla fine, manca un minimo di arrotondamento degli angoli per poi finalmente testare il foro con la presa IEC per le verifiche e apportare gli ultimi aggiustamenti del caso.<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73968" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/12.JPG.22306b63493b36785c5330c36618f706.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="12.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73968" data-ratio="75.15" style="height:auto;width:330px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/12.thumb.JPG.c5b351c753c818363a6b683de14d3e65.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	Non dovesse ancora entrare vanno rivisti i punti che ne impediscono l’accesso con un paio di limate leggere per volta e riprovare e ancora riprovare mettendo e togliendo la presa fin quando senza troppa resistenza la stessa riesce ad entrare; se è tutto ok si passa a togliere le bavette sui bordi, a praticare i fori passanti per il fissaggio infine si effettua un ritocco a pennello di nero opaco su tutti e quattro i lati per coprire il metallo portato a nudo e fine del lavoro.<br />
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	     <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73969" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/13.JPG.01156fc16d5e6020d1597b2442182446.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="13.thumb.JPG.57be6740d8961e3f1aa1b709df0f5483.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73969" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/13.thumb.JPG.57be6740d8961e3f1aa1b709df0f5483.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	                                                                                                                                                                                             <br />
	                                                                        Et voilà ... la presa al suo posto<br />
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	A questo punto avrei potuto ritenermi soddisfatto ma ero ancora tormentato da particolari che, se negli anni 70 potevano andar bene ora non li ritengo idonei ossia il maledetto cablaggio wire wrap; se da un lato questo sistema offre rapidità di collegamento (per il costruttore soltanto) ed una vasta area di contatto tra le parti, dall'altro lato c'è sempre il rischio di rottura dei cavi avvolti durante una manipolazione o si rileva una certa difficoltà di spostamento e smontaggio delle schede o peggio, il rischio di contatti accidentali durante una riparazione insidia che è sempre dietro l’angolo quindi preferisco evitarlo specialmente con quelle installate in questo ampli che non sono del tipo verticale il quale al limite si possono anche tollerare ma sono a forma di rostro molto molto pericolose; se per qualche motivo inavvertitamente e malauguratamente durante una riparazione ruotassero di qualche grado su se stesse o si flettessero andrebbero in contatto con quelle vicine avendo una distanza di solo 5mm. e all'accensione il botto sarebbe assicurato... di conseguenza la sostituzione con delle contattiere adeguate e più sicure era a mio avviso la cosa migliore da fare.<br />
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	<strong>Cablaggi wire wrap in ogni dove e in ogni scheda, nessuna è stata risparmiata dal costruttore </strong><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73970" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/14.JPG.e526efd1cfe2c97a3bb0f2cb2646da5f.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="14.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73970" data-ratio="75.15" style="height:auto;width:330px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/14.thumb.JPG.1ac3fd524980d81a68f40ebd77aa2dfa.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	                                     <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73971" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/15.JPG.63a3aa2991a4e3f20b5092cd67ee78c3.JPG" rel=""><img alt="15.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73971" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:247px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/15.thumb.JPG.29e6b3223e7f8e45f8b308a04322e260.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73976" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/16.JPG.98ba98d915b87fd99bc0b70e638269d7.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="16.thumb.JPG.6d1abbc0bbd69f00967800ef6653ace0.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73976" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/16.thumb.JPG.6d1abbc0bbd69f00967800ef6653ace0.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>     <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73978" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/18.JPG.4f0f3d23bffbed93970eae9168972fab.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="18.thumb.JPG.5ea391d8c98bd7a76132bb45fd5159ce.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73978" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/18.thumb.JPG.5ea391d8c98bd7a76132bb45fd5159ce.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>          <br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="73986" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/19.jpg.33d487bdc7929bd6751b0daa6e67fb9a.jpg" rel=""><img alt="19.thumb.jpg.30b201d8c6c5545923ae7fade0ad3298.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73986" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/19.thumb.jpg.30b201d8c6c5545923ae7fade0ad3298.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	Verificato che il passo era di 5 mm. ho risolto sostituendole con altre a vite aventi la stessa distanza di piedinatura sia orizzontali che verticali secondo la possibilità offerta dallo spazio a disposizione mentre per le schede dedite alla preamplificazione collegate con cavi sottili ho utilizzato delle contattiere Jst-Xh da 2.54 mm. infilate comunque senza sforzi nei fori dopo aver tagliato i piedini pari; per accedere nella maniera più comoda possibile ho dovuto smembrare quasi completamente l’amplificatore ma alla fine sono riuscito a sostituirle.<br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="73987" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/20.JPG.4eef9ed1f6b9d965e695c23555fc1212.JPG" rel=""><img alt="20.thumb.JPG.d51c1979d5449d08a58e718e2883309d.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73987" data-ratio="133.33" style="width:330px;height:auto;" width="450" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/20.thumb.JPG.d51c1979d5449d08a58e718e2883309d.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	<strong>I nuovi morsetti a vite ... più pratici, ergonomici ma sopra tutto sicuri.    </strong><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73988" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/21.JPG.407cb728bf11f7670fe793459092b4bb.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="21.thumb.JPG.d468c8ba0129f10592f8b5109e856fba.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73988" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/21.thumb.JPG.d468c8ba0129f10592f8b5109e856fba.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                     <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73989" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/22.JPG.0c86392ee85268b84b8c3668b351340a.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="22.thumb.JPG.9244ea4958866c9bf3fb487728140b16.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73989" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/22.thumb.JPG.9244ea4958866c9bf3fb487728140b16.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                          <br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73990" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/23.JPG.ec5235bc7f87793f2af10089418662fe.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="23.thumb.JPG.d3fb061553b38818ec34e54465423853.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73990" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/23.thumb.JPG.d3fb061553b38818ec34e54465423853.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	<strong>  …e quelli a sgancio rapido Jst-Xh </strong><br />
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	<strong>                                </strong><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73992" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/25.JPG.308d2f497c115e216d3baf2b02f61d49.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="25.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73992" data-ratio="75.15" style="height:auto;width:330px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/25.thumb.JPG.b396bb70acab3d2bc96f8d76cdf412c8.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><strong>                                                      </strong><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73991" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/24.JPG.94da7efdd27d01f55fc1c8a5ae02b732.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="24.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73991" data-ratio="75.15" style="height:auto;width:330px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/24.thumb.JPG.68fbb1bb67661e5cde8056a64390ea54.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

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</p>

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	Per quanto riguarda le morsettiere a vite sostituite nelle pcb in caso di manutenzione o riparazione su ogni morsetto ho applicato un punto di colore uguale al colore del cavo che andrà a serrare al fine di evitare degli errori di collegamento.<br />
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	                                                                                                                                 <br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73993" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/26.JPG.e6b7b7edf73c0f02887102e3dca513cf.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="26.thumb.JPG.46acc70817ddfce7c3e91749390a1e3b.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73993" data-ratio="133.33" style="width:330px;height:auto;" width="450" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/26.thumb.JPG.46acc70817ddfce7c3e91749390a1e3b.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	                                                                                                                           <br />
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	Le piedinature wire wrap sostituite<br />
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	A questo punto avendo smontato l’impossibile e con tutte le schede in mano potevo evitare di raddrizzare i componenti installati storti dalle macchine automatiche approfittando nel mentre di fare anche un recap? Chi ormai mi conosce sa già che lo farei a prescindere e così c’ho messo lo zampino….<br />
	<br />
	<br />
	          <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="73994" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/27.jpg.5500ce5ab2ec3f01b5cdc870861ad3dc.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="27.thumb.jpg.274ed81c2ee9aea40aa1099095773df6.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73994" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/27.thumb.jpg.274ed81c2ee9aea40aa1099095773df6.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a> <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73996" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/29.JPG.baaef0b9111c1a983a8d66f577b349f1.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="29.thumb.JPG.9dbb9c2b66baaa51419e6ac39bf966ba.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73996" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/29.thumb.JPG.9dbb9c2b66baaa51419e6ac39bf966ba.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	                                                                     <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="73995" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/28.jpg.9668debcbbe21c6241effc5a85b6d55b.jpg" rel=""><img alt="28.thumb.jpg.9b292f13f6421f61e8448e924e75561d.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73995" data-ratio="31.52" style="width:330px;height:104px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/28.thumb.jpg.9b292f13f6421f61e8448e924e75561d.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	<br />
	Riporto a lucido (dove ci sono) anche tutte le schermature in ottone mostruosamente ossidate, capocchie di accoppiamento termico dei transistor comprese, non scordandomi di pulire e disossidare anche le poche contattiere a sgancio rapido rimaste originali <br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="73997" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/30.JPG.3e239e32d3f97cc9b7016e638060f83f.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="30.thumb.JPG.6bbff8299f3f7d167e02832591c385b1.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73997" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/30.thumb.JPG.6bbff8299f3f7d167e02832591c385b1.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                           <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="73998" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/31.JPG.1faaa19473405ee9b4a8f40e7a685d0a.JPG" rel=""><img alt="31.thumb.JPG.ed56dac1c86e1b9288a18a8d8eea8f0b.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73998" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:247px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/31.thumb.JPG.ed56dac1c86e1b9288a18a8d8eea8f0b.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="74003" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/32.JPG.775c2ed9c6bc3b1c862c1e26875219ad.JPG" rel=""><img alt="32.thumb.JPG.45d2f11250dbc5acd8be00446387b61a.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74003" data-ratio="42.42" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/32.thumb.JPG.45d2f11250dbc5acd8be00446387b61a.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                         <br />
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	                                                                                                                            <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="74004" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/33.JPG.93adf9d4633639fb14efe7021be5db52.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="33.thumb.JPG.92c674c8556ff1f531bab469a4eb439f.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74004" data-ratio="85.76" style="width:330px;height:auto;" width="700" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/33.thumb.JPG.92c674c8556ff1f531bab469a4eb439f.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	I condensatori sostituiti ad eccezione dei due principali di filtro da 18000uF che almeno per ora non ho intenzione di cambiare<br />
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	Completato il recap e la pulizia delle schede inizia il lento rimontaggio delle parti….<br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="74005" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/34.JPG.1f266dc5db82ba3a89307537d82fe2f1.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="34.thumb.JPG.91c92952fbcbfa4b67ce7d28eb6407bd.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74005" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/34.thumb.JPG.91c92952fbcbfa4b67ce7d28eb6407bd.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                              <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="74006" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/35.JPG.44140913d222d28c90140e0bf752db44.JPG" rel=""><img alt="35.thumb.JPG.3b2ae2694735a2b5c0670b85a719359c.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74006" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:247px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/35.thumb.JPG.3b2ae2694735a2b5c0670b85a719359c.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	....nell’assemblare il pannello posteriore dai connettori rca e portafusibili vari non prima di averli lucidati e disossidati a dovere mi sono occupato di mettere tutti i cavi di alimentazione in ordine in quanto in origine erano aggrovigliati tra di loro con inutili giri viziosi non proprio ottimali, li ho dissaldati e disposti decisamente meglio accorciandoli dove serviva<br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="74007" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/36.JPG.835593fd6b4869029714877e0c95082e.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="36.thumb.JPG.4eb9df53489ac5e15d438666d75fef97.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74007" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/36.thumb.JPG.4eb9df53489ac5e15d438666d75fef97.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="74008" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/37.JPG.1f5c9f15ddb7a1b0e86f902d155ea046.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="37.thumb.JPG.07def940ae77131d90179964532747a8.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74008" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/37.thumb.JPG.07def940ae77131d90179964532747a8.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="74009" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/38.JPG.bb7165eb22ecfe98d1b0d6ec8825c75a.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="38.thumb.JPG.ecf4e4ae1f8aed9d7f83ae6c3584eb29.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74009" data-ratio="136.97" style="width:330px;height:auto;" width="438" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/38.thumb.JPG.ecf4e4ae1f8aed9d7f83ae6c3584eb29.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	anche i cavi dei trasformatori sono stati dissaldati in alcuni punti per allinearli e compattarli eliminando i soliti grovigli che in origine causa il volume occupato da “insaccato” cozzavano addosso al pannello inferiore, ora guadagnando spazio d’ingombro ho avuto modo anche di serrarli con delle clip a basso profilo.<br />
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	Ho voluto sostituire anche i cavi che attraversano l’ampli dal pannello posteriore agli stadi pre situati anteriormente sia per l’ingresso MM che MC; alcuni proprietari di questo integrato si sono accorti della microfonicità solo a sfiorarli suggerendo di cambiarli con altri di migliore schermatura e qualità, devo ammettere che avevano ragione ma servivano di diametro sottile sia per evitare ingombri inutili sia perché terminano con dei plug rca strani che vanno innestati in femmine rca saldate sulle schede; seppi successivamente che questi plug in passato avevano a che fare con gli amplificatori per chitarre elettriche e sono proprio come questi in foto ….  cavi di segnale dal diametro normale o peggio ancora se grossi creerebbero problemi di curvature e spazio a disposizione di conseguenza vanno esclusi a priori.<br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="74010" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/39.jpg.b326a3fb3e81cb8c8637d4550185a6d0.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="39.thumb.jpg.be0df72c79702d650b47d4331e4b614e.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74010" data-ratio="67.27" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/39.thumb.jpg.be0df72c79702d650b47d4331e4b614e.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="jpg" data-fileid="74011" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/40.jpg.6256cdc6ea2fa1e14ef81a676957031b.jpg" rel="" style="float:right;"><img alt="40.thumb.jpg.f91f448536a0c421dbebb23a5df80c27.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74011" data-ratio="133.21" style="width:280px;height:auto;" width="450" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/40.thumb.jpg.f91f448536a0c421dbebb23a5df80c27.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	La scelta è caduta su un economicissimo ma performante  Mogami W2964 sottile quanto basta inguainato ulteriormente da una guaina in pvc che sopporta temperature fino a 105° esattamente come la guaina che rivestiva gli originali, come connettori rca maschio da terminare ho utilizzato dei validi ed economici Neutrik dal minimo ingombro togliendo la capsula esterna, il prezzo è decisamente più basso dei plug per chitarre riuscendo in questo modo a lasciare da parte la cavetteria originale senza toccare nulla caso mai un giorno volessi riportare come all’origine.<br />
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	<strong>                                                                                                             </strong>  I vecchi cavi phono  <strong>                 </strong><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="74013" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/41.JPG.71efbe01c095151cb2e39bc601dd51a8.JPG" rel=""><img alt="41.thumb.JPG.72b7342b2e7656f3c55707ca58525678.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74013" data-ratio="157.73" style="width:220px;height:auto;" width="380" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/41.thumb.JPG.72b7342b2e7656f3c55707ca58525678.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
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	Proseguendo con il montaggio ho sostituito tutte le lampade dei tre tastoni trasparenti provvedendo a nascondere il cablaggio per una visone più pulita dell’insieme.<br />
	<br />
	                                           <strong>prima                                                                                                                                                                  dopo</strong><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="74019" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/42.JPG.bb53c4a6c5c332a9cefd8448831f9b37.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="42.thumb.JPG.4c37b0ce16312bc612b4131fc5b97cd9.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74019" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/42.thumb.JPG.4c37b0ce16312bc612b4131fc5b97cd9.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="74020" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/43.JPG.e1cbc9844887d604f420d8dc07027773.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="43.thumb.JPG.5853c01b85f0e93f41ecfb0408ac1452.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74020" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/43.thumb.JPG.5853c01b85f0e93f41ecfb0408ac1452.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	                                                                                                                                                                                                                 <br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="74021" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/44.JPG.42d4ea0b7e5fe88cfa19e2ca790456ae.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="44.thumb.JPG.09756a0243240c503faee1b0e5dd8fed.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74021" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/44.thumb.JPG.09756a0243240c503faee1b0e5dd8fed.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	Inoltre prima dell’assemblaggio sia il tastone dell’accensione e quello del phono che di fabbrica possiedono una finitura satinata opaca con l’uso e il pigiare con le dita la superficie nella zona centrale diventa inevitabilmente lucida lasciando dei brutti aloni antiestetici (fateci caso… nelle elettroniche datate i tasti più usati guardandoli di traverso sono nettamente più lucidi o proprio lucidi a specchio causa l’uso; nel mio caso ho riportati tutti e tre i tastoni come mamma Yamaha li ha fatti ossia satinati opachi come mai usati. <br />
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	Assemblato il tutto e fatte le regolazioni di bias ecc.ecc. con  quanto indicato dal service manual ho provveduto da consuetudine ad applicare i soliti bollini che ricordano la data della revisione e recap ...<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="74022" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/45.JPG.2226bbbddc4268915fdbed52a15e8639.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="45.thumb.JPG.dd07c344e12c1a45efd53abd66439653.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74022" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/45.thumb.JPG.dd07c344e12c1a45efd53abd66439653.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                            <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="74023" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/46.JPG.dbdfba65a3c9ed9b093ad9d67ee64182.JPG" rel=""><img alt="46.thumb.JPG.23549b7e0fd7c7132a5ab0fc59593882.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74023" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:247px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/46.thumb.JPG.23549b7e0fd7c7132a5ab0fc59593882.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="74024" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/47.JPG.712e099af8062ebb1d4da3c4a2b1af22.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="47.thumb.JPG.86894c5405ebdac6825ff56421675dd6.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74024" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/47.thumb.JPG.86894c5405ebdac6825ff56421675dd6.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                  <img alt="48.jpg.e7d66439e05c51b02e6eac897ec4abd8.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="74026" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/48.jpg.e7d66439e05c51b02e6eac897ec4abd8.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />                     <br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="74027" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/49.JPG.4b9ef369294cfd380a76427f95347cb5.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="49.thumb.JPG.6d3ad42dfa3d4afd9a9181720a84af7c.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74027" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/49.thumb.JPG.6d3ad42dfa3d4afd9a9181720a84af7c.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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	                               ...e il promemoria per check finale di tarature e controllo <br />
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	<strong>ed eccolo finito in tutto il suo nero splendore.</strong><br />
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="74030" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/52.JPG.69a9d39d90451ba80a7622065837c281.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="52.thumb.JPG.e346ca00abe71efe283a09b8a1964e5f.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74030" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/52.thumb.JPG.e346ca00abe71efe283a09b8a1964e5f.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                                <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="74031" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/53.jpg.33d12da192afb38a32c939fb70c45ecd.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="53.thumb.jpg.e4d66bc875c6e73750925d1417a54fde.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74031" data-ratio="73.33" style="width:330px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/53.thumb.jpg.e4d66bc875c6e73750925d1417a54fde.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
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</p>

<p>
	              <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="74028" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/50.jpg.48ed4ea1349896c64f7057bd7d687022.jpg" rel=""><img alt="50.thumb.jpg.2b8f32121b69eb0db2f59f9a71a233e9.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="74028" data-ratio="47.63" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/50.thumb.jpg.2b8f32121b69eb0db2f59f9a71a233e9.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                                        
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<br />
	 <br />
	 Al prossimo restauro, stay tuned!<br />
	<br />
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="73948" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/1.JPG.d0169f243eaccaaeda55670cbb68e35a.JPG" rel=""><img alt="1.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="73948" data-ratio="75" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_11/1.thumb.JPG.f9e15d775981ac95d9b2b69857bd24d9.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">124</guid><pubDate>Thu, 03 Nov 2022 00:42:00 +0000</pubDate></item><item><title>Yamaha R-N2000A - Il sintoamplificatore reinventato</title><link>https://melius.club/blogs/entry/123-yamaha-r-n2000a-il-sintoamplificatore-reinventato/</link><description><![CDATA[<p>
	In principio c'erano i sinto-amplificatori, cioè+ gli ampli con il sintonizzatore radio am/fm integrato.
</p>

<p>
	Nel 21° secolo la radio essendo stata relegata a ruolo secondario è venuta meno la necessità della commercializzazione dei suddetti amplificatori.
</p>

<p>
	Ma tutto si evolve, così la radio FM/am è diventata digitale con il dab+ e negli amplificatori sono arrivati i servizi di streaming di rete.
</p>

<p>
	Yamaha, tra le prime a credere nei servizi di streaming non poteva esimersi dal proporre un integrato di alto livello dotato di tutto quello che serve per creare con una sola elettronica un sistema ad alto valore aggiunto.
</p>

<p>
	<a href="https://it.yamaha.com/it/products/audio_visual/hifi_components/r-n2000a/index.html#product-tabs" rel="external nofollow">https://it.yamaha.com/it/products/audio_visual/hifi_components/r-n2000a/index.html#product-tabs</a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	YPAO™-R.S.C. e precision EQ per un ambiente di ascolto ideale
</p>

<p>
	Trasformatore toroidale per un audio ampio e realistico
</p>

<p>
	DAC ESS SABER ES9026PRO Ultra per la migliore conversione a elevate prestazioni
</p>

<p>
	Concetto di isolamento meccanico che ottimizza la rigidità per riprodurre bassi ritmati e di grande impatto
</p>

<p>
	Amplificatore flottante e bilanciato e struttura simmetrica
</p>

<p>
	Sistema di rete MusicCast per ascoltare l'audio in ogni stanza e sfruttare l'ampia compatibilità con i servizi di streaming musicale
</p>

<p>
	La funzione DAC USB ad alte prestazioni supporta la riproduzione nativa DSD a 11,2 MHz e la riproduzione a 384 kHz
</p>

<p>
	Terminale HDMI ARC per un audio TV eccellente
</p>

<p>
	Level meter straordinari per trasmettere dinamica e ritmo con uno stile ispirato all'epoca d'oro dell'Hi-Fi
</p>

<p>
	Terminali originali dei diffusori realizzati in puro ottone per un collegamento ultra stabile
</p>

<p>
	Registrazione
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	R-N2000A
</p>

<p>
	Specifications
</p>

<p>
	Network sectionFile FormatMP3, WMA, MPEG-4 AAC, WAV, FLAC, AIFF, DSD
</p>

<p>
	AirPlayYes
</p>

<p>
	Audio In / OutPhono, CD, line1, line2
</p>

<p>
	Digital InputOptical1, Optical2, Coaxial
</p>

<p>
	USB InputUSB DAC (USB B-type)
</p>

<p>
	Subwoofer OutYes
</p>

<p>
	Control (Trigger) OutYes
</p>

<p>
	FM 50dB Quieting Sensitivity (IHF, 1 kHz, 100% Mod., Mono)3 µV (20.8 dBf)
</p>

<p>
	Pure DirectYes
</p>

<p>
	Receiver / Integrated Amplifier
</p>

<p>
	Network sectionWi-FiYes
</p>

<p>
	BluetoothYes (SBC / AAC)
</p>

<p>
	Potenza d'uscita massima (4 ohms, 1kHz, 0.7% THD, for Europe)190 W + 190 W
</p>

<p>
	Potenza d'uscita massima (8 ohms, 1 kHz, 10% THD)120 W + 120 W
</p>

<p>
	Rated Output Power[20-20 kHz 0.07 % THD] 90 W+90 W (8 ohms) 145 W + 145 W (4 ohms)
</p>

<p>
	Potenza dinamica elevata/canale (8/6/4/2 ohms)100 / 130 / 185 / 215 W
</p>

<p>
	Risposta in frequenza5-100 kHz +0/-3 dB, 20-20 kH +0,-0.3 dB (Pure Direct ON)
</p>

<p>
	Rapporto segnale/rumore (CD)110 dB (Pure Direct ON)
</p>

<p>
	Phono InputYes
</p>

<p>
	EthernetYes
</p>

<p>
	Headphone OutYes
</p>

<p>
	Rapporto segnale/rumore FM (mono/stereo)69 dB / 67 dB
</p>

<p>
	ToP-ART (Total Purity Audio Reproduction Technology)Yes
</p>

<p>
	Assorbimento energetico in stand-by0.1 W (Network standby on/ Wi-Fi connection 1.8 W)
</p>

<p>
	Dimensioni (L x A x P mm)435 x 157 x 473 ( with antenna up: 435 x 233 x 473)+ 17-1/8" x 6-1/8" x 18-5/8" (with antenna up: 17-1/8" x 9-1/8" x 18-5/8")
</p>

<p>
	Peso22.1 kg; 48.7 lbs
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="56446" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_05/image.png.aa0e1c654c50e66edef2910e6331349f.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.29e5f32a40c3b7510728edb5cd905376.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="56446" data-ratio="100.00" style="height:auto;" width="600" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_05/image.thumb.png.29e5f32a40c3b7510728edb5cd905376.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="56447" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_05/image.png.3c8457db3f9cf852bdd8c6c6bbd28360.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.dd850cafebfb6ffe32506c1ac7487d11.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="56447" data-ratio="100.00" style="height:auto;" width="600" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_05/image.thumb.png.dd850cafebfb6ffe32506c1ac7487d11.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="56448" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_05/image.png.6ab461b999b850afacc6ec009a4886e6.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.b03b312e0cf17ebe43549558cc95b2f9.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="56448" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_05/image.thumb.png.b03b312e0cf17ebe43549558cc95b2f9.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="56449" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_05/image.png.6e55fb46f38179b23ef922c6601f2a2d.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.5934b507955a090216248696217fbd6f.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="56449" data-ratio="35.38" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_05/image.thumb.png.5934b507955a090216248696217fbd6f.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">123</guid><pubDate>Thu, 19 May 2022 07:14:00 +0000</pubDate></item><item><title>Millenium, preamplificatore phono con rete LCR</title><link>https://melius.club/blogs/entry/122-millenium-preamplificatore-phono-con-rete-lcr/</link><description><![CDATA[<p>
	Ben trovati! Questa volta l’occasione è ghiotta per vari motivi: il primo motivo è perché si tratta di un pre phono, da sempre uno dei pezzi più critici e interessanti di un intero sistema, sia per la tipologia di segnali che deve trattare, di livello generalmente molto basso (si va dai pochi mV delle testine MM ai pochi decimi di mV delle testine MC) che quindi richiedono circuitazioni e layout con livelli di rumore estremamente contenuti, sia per l’applicazione della curva di deenfasi con cui deve trattare il segnale, che si può implementare in vari modi (attiva, passiva, splittata, e chi più ne ha più ne metta) e che rappresenta una ulteriore e importante sfida progettuale.
</p>

<p>
	Il secondo motivo è dato dal fatto che il progettista di questo oggetto, che è anche il “deus ex machina” del marchio <strong>Millenium</strong>, è <strong>Walter Gentilucci</strong>, noto personaggio dell’hi-fi Italiana e internazionale, apprezzato sia come giornalista, avendo scritto (e ancora scrivendo) per diverse riviste, sia come divulgatore e sia, come in questo caso, progettista elettronico di macchine di assoluto rilievo (come vedremo nel seguito).
</p>

<p>
	Il terzo motivo è che io, di pre phono utilizzanti una <strong>rete LCR come deenfasi</strong> della curva RIAA finora non ne avevo visti (o meglio, sentiti). Conosco sicuramente la teoria ma di oggetti “finiti” conoscevo solo i kit di componenti (se così possiamo chiamarli) realizzati da alcuni costruttori (di “ferri” ovviamente) e indirizzati ad autocostruttori molto evoluti, o comunque, nel caso di oggetti finiti, si trattava di cose molto elitarie, praticamente introvabili.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Per approfondire un minimo, anche se so che sapete già tutto, facciamo un piccolo preambolo: in un pre phono “tradizionale” (passatemi il termine) le costanti di tempo utilizzate per i passa basso della rete di deenfasi, si implementano con reti RC (resistenza e condensatore). In un phono LCR vengono invece utilizzati gruppi LR (sia serie che parallelo). Il maggior guadagno in una circuitazione di questo tipo è che, generalmente, presenta un’impedenza serie minore rispetto a quella RC, permettendo, almeno sulla carta, una dinamica potenzialmente maggiore e un rapporto S/N migliore.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<span style="font-size:16px;"><strong>Design e costruzione</strong></span>
</p>

<p>
	La circuitazione è stata ampiamente presentata sulla rivista Audio Review, io riporto uno schema di massima per gentile concessione di Walter tanto per dare un’idea di cosa si sta parlando. È un pre phono MM (per le MC quindi dovrete utilizzare un pre pre, io ho provato anche senza e l’oggetto ovviamente funziona, ma la prestazione dell’insieme chiaramente decade) Le due induttanze sono collegate tra i terminali A e B (la prima) e B1 C1 (la seconda). Per ogni stadio di guadagno abbiamo una valvola che guadagna (in questo schema è riportata la <strong>ECC83/5751</strong> (ma sul mio esemplare c’era montata una <strong>7062</strong> e Walter mi ha consegnato anche una coppia di ECC81) e una valvola, collegata a cathode follower (<strong>ECC88</strong>), per pilotare a bassa impedenza il carico successivo (che è la rete RIAA per il primo stadio e l’uscita del pre per il secondo.
</p>

<p>
	Ecco il circuito elettrico “audio”.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="45342" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-circuito.webp.ea79ad2275dadebe158f0762e286a3d8.webp" rel=""><img alt="Millennium-circuito.thumb.webp.bb010bebe468e50c8acc3c437f208bee.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45342" data-ratio="42.75" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-circuito.thumb.webp.bb010bebe468e50c8acc3c437f208bee.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	Ed ecco il circuito elettrico “alimentazione”.
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="45348" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-alimentazione.webp.8a7ca5946e6066a02d44327f84fd6f8f.webp" rel=""><img alt="Millennium-alimentazione.thumb.webp.b031ab7ac707576684e9a652e970d13e.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45348" data-ratio="49.25" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-alimentazione.thumb.webp.b031ab7ac707576684e9a652e970d13e.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<br />
	Come potete vedere lo schema non è affatto banale e penso che sia costato un notevole sforzo progettuale all’ottimo Walter. In più possiamo vedere l’alimentazione HT raddrizzata a stato solido e stabilizzata, probabilmente una dei responsabili dell’estrema silenziosità di questo oggetto. Se poi guardiamo l’interno, sia da destra che da sinistra, ci rendiamo conto del valore dell’oggetto. Innanzitutto il layout è completamente dual mono, a partire dai trasformatori (che non sfigurerebbero per dimensioni e fattura in un ampli di media potenza). Quindi trasformatori, alimentatori e circuiti audio completamente separati per i due canali. La fattura delle schede è di prim’ordine così come la scelta dei componenti (resistenze <strong>Holco</strong> in tutta la circuiteria di deenfasi) e il layout è di buona qualità e molto curato oltre che ridotto al minimo indispensabile.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="45344" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-interno-1.webp.b74c26ef79b6388324ea2ba0fa545794.webp" rel=""><img alt="Millennium-interno-1.thumb.webp.09f297caf912a8c45809256b59f86593.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45344" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-interno-1.thumb.webp.09f297caf912a8c45809256b59f86593.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Nelle foto sopra e sotto possiamo quindi identificare i due trasformatori in basso, le due schede alimentazione HT subito sopra, con accanto le due schede alimentazione filamenti, in alto le due schede audio con, in bella vista, le induttanze <strong>Sowther</strong> all’interno dei cilindri metallici. A sinistra in alto la schedina degli ingressi / uscite. 
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="45345" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-interno-2.webp.321064545b26bb01f0d7256d989dbdc5.webp" rel=""><img alt="Millennium-interno-2.thumb.webp.b9334a0a7d8116ccfb7b8d6c6c61cd1d.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45345" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-interno-2.thumb.webp.b9334a0a7d8116ccfb7b8d6c6c61cd1d.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Veniamo al pannello anteriore. Da sinistra troviamo in sequenza lo switch di accensione, il muting, molto comodo durante i cambi dei dischi, il selettore dell’impedenza di ingresso (o almeno della parte resistiva di questa) e il selettore dell’ingresso dato che, come se non bastasse, questo oggetto ha anche due ingressi, una comodità in più.
</p>

<p>
	Due parole per il selettore delle impedenze di carico. La mia testina esce con 24 ohm e la casa la dà per ingressi a partire da circa 200 ohm. Considerando che tra testina e pre ci sono i trasformatori elevatori 1:10, che quindi “trasformano” l’impedenza di un fattore 100, con il selettore a 47K la testina vede un carico di 470 ohm, ottimo direi. In realtà ho ovviamente provato tutte le posizioni e devo dire che l’unica in cui il suono in effetti si “sbraca” è la prima, quella da 15K, qualcosa si sente anche su quella a 22K, da lì in poi non ho sinceramente sentito alcuna differenza; non ci sono stato tanto ma questa è la mia impressione.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Tornando alle sensazioni “fisiche” l’oggetto in generale trasmette un ottimo feeling, da componente importante (e tale è veramente!) sia per le finiture che per i materiali utilizzati che per il peso, ne sa qualcosa la mia schiena. Ora, conoscendo Walter, che poco crede alle sedute d’ascolto, dovrei finirla qua, ma secondo voi posso? <span class="ipsEmoji">😉</span>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="45347" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-esterno-1.webp.ceeb3cba496bb1e78c0b696111dd8413.webp" rel=""><img alt="Millennium-esterno-1.thumb.webp.cbb06bcc21c8aac644817d5d2381e702.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="45347" data-ratio="56.25" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_02/Millennium-esterno-1.thumb.webp.cbb06bcc21c8aac644817d5d2381e702.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<span style="font-size:16px;"><strong>Ascolto</strong></span>
</p>

<p>
	L’oggetto è stato messo a confronto con il mio pre phono personale, una replica del famoso (per gli autocostruttori) “<strong>Phono 22</strong>” presentato da Diego Nardi sulle pagine di CHF un bel po' di anni fa. Questo oggetto a mio avviso è uno dei pre phono meglio suonanti che io abbia sentito, con una “realtà” e una dinamica di assoluto livello, quindi rappresenta un severo termine di paragone. Il resto della catena è composto da un <strong>Pro-Ject RPM 9</strong>, <strong>Benz Wood</strong>, pre-pre a trafo con trasformatori <strong>Euterpe</strong>.<br />
	 <br />
	I due oggetti, il pre “Walter” ed il mio, se la battono quasi alla pari, almeno fisicamente, essendo due pesi massimi della preamplificazione phono, quindi lo scambio di posto non è stato tra i più agevoli, ma tant’è, qualcosa bisogna pure penare…
</p>

<p>
	Collego il nuovo pre e alzo un po' il volume, con i pre phono, se hai collegato bene a un certo punto del volume senti un leggero soffio se invece c’è qualche contatto lasco sentirai sicuramente un po' di ronzio, nei casi peggiori tutti e due; in questo caso invece non sento assolutamente nulla, alzo ancora, niente. A un certo punto penso che sia tutto spento, no è tutto acceso, allora ci sarà il muting inserito, mi dico, no, neanche quello… Per fortuna, e dico per fortuna, altrimenti avrei fatto venir giù qualcosa, abbasso il volume e metto un disco, alzo e la musica fluisce normalmente. Morale della favola, questo oggetto è il pre phono di gran lunga più <strong>silenzioso</strong> che io abbia mai provato.<br />
	Nessun soffio, nessun ronzio, neanche accennato, niente di niente di niente. Veramente un gran lavoro! E questo “silenzio” ce lo ritroviamo tutto nella grande dinamica di cui è capace questa macchina, veramente di alto livello, un grande effetto live.<br />
	Il suono è “grande”, o meglio, a “<strong>grandezza naturale</strong>” nel senso che tutto è presentato nella giusta misura, senza le esagerazioni artificiali di alcuni oggetti che tentano di impressionare al primo ascolto, per poi alla lunga risultare un po' “pompati”, ma con la giusta potenza quando serve.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Un suono molto naturale senza alcun accenno a un minimo di “elettronico” che invece, nel mio riferimento, un po' traspare (rispetto a questo), mai affaticante e giustamente esteso, forse in alto un pelino meno del mio, ma, ripeto, ho come l’impressione che sia il mio a enfatizzare un po' più del dovuto che non il contrario. 
</p>

<p>
	Timbricamente ineccepibile (<em>ça va sans dire</em> per macchine di questo livello) anche la scena è corretta, larga e profonda, con le singole posizioni facilmente localizzabili e stabili, anche con grandi variazioni di volume (cosa non sempre scontata a mio avviso).
</p>

<p>
	Insomma un grande oggetto, sotto tutti i punti di vista, che trova nella dinamica e nella naturalezza le sue eccellenze.<br />
	E’ capace di estrarre dal solco la minima nuance, porgendovela delicatamente, così come il colpo di gran cassa, sparandovelo dritto dritto nello stomaco.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<span style="font-size:16px;"><strong>Conclusioni</strong></span>
</p>

<p>
	Insomma tutto ok? Assolutamente sì se non fosse per una non buona (per ora) notizia. Non so quando e in quale forma (prodotto completo, kit, tutti e due?) quest’oggetto verrà reso disponibile, ne ho parlato un po' con Walter quando ci siamo visti per le consegne, ma sta ancora decidendo. Noi tutti aspettiamo fiduciosi <span class="ipsEmoji">🙂</span>, nel frattempo eccovi altre informazioni direttamente da Walter.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<em>di Giovanni Aste</em>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<strong><span style="font-size:16px;">LCR Tube Phono Stage</span></strong>
</p>

<p>
	<em>Il progetto nasce circa due anni fa e viene sviluppato intorno alla deenfasi Riaa di tipo LCR dove l’esempio più noto è la <strong>Tango EQ-600P</strong>, non più in produzione da molti anni. La caratteristica della 600 è che la rete è a bassa impedenza, nominale 600 ohm. La EQ-600P  si presenta con un contenitore rettangolare al cui interno sono inserite le due induttanze e i componenti, resistenze e condensatori, che compongono la rete Riaa; in parallelo la Tango presentò, nel medesimo contenitore, la EQ-2L al cui interno sono presenti solo le due induttanze.</em>
</p>

<p>
	<em>Nello sviluppo del The Tube LCR ho impiegato le induttanze Sowter 1280 cloni della EQ-2L; i valori sono 1,8 H e 0,45 mH. Il contenitore è cilindrico di mu metal che contribuisce a schermare dalle interferenze elettromagnetiche le due induttanze. Le misurazioni delle Sowter hanno confermato la bontà del prodotto e i risultati sono simili a quelle eseguite sulla Tango. Lo stadio fono è MM.</em>
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<p>
	<em>Si è poi sviluppato un circuito stampato che potesse contenere tutti i componenti; la scheda è per un solo canale. Lo stadio fono si compone di due parti simili, la prima comprende uno stadio a guadagno a cui segue un cathode follower che pilota la rete di deenfasi LCR; a seguire un ulteriore stadio esattamente uguale al precedente.</em>
</p>

<p>
	<em>L’accoppiamento in uscita è tramite capacità; il guadagno è di circa 41 dB e le valvole impiegate sono le <strong>ECC81/12AT7</strong> come sezione di guadagno e la <strong>ECC88/6922</strong> (o la 6H30 con qualche piccola modifica) come cathode follower. Si possono usare differenti valvole nella sezione a guadagno, con piccole differenze nel circuito elettrico; per esempio la ECC83, la 5965, la 12BZ7, la 7062.</em>
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<p>
	<em>Sono stati impiegati due trasformatori toroidali, uno per ogni canale. L‘alimentazione è a stato solido ed è stabilizzata; al riguardo sono state sviluppati i circuiti stampati con due sezioni ognuno che alimentano una parte del circuito fono di ogni canale. Con questa soluzione l’abbattimento del ripple residuo di alimentazione  è praticamente totale e questo contribuisce ad ottenere un ottimo rapporto s/n. Anche per i filamenti si sono impiegati due circuiti di alimentazione stabilizzati.</em>
</p>

<p>
	<em>E’ stato sviluppato un circuito stampato per gli ingressi direttamente connesso ai pin jack sul pannello posteriore. A bordo ci sono le commutazioni delle seguenti funzioni (asservite da relè, attivabili tramite i commutatori posti sul frontale): la selezione di due ingressi, la possibilità di variare il carico dello stadio fono su 6 differenti valori: 100kohm, 68 kohm, 47kohm, 33kohm, 22kohm, 15kohm, attivazione del muting. La componentistica impiegata è di alto livello: resistenze <strong>Holco</strong> e <strong>Resista</strong>, condensatori in polypropilene <strong>Wima</strong>, <strong>Kemet</strong>, <strong>Vishay</strong>. Le valvole sono Nos ECC81 <strong>Siemens</strong> (7062 GE)  e PCC88 (<strong>Tungsram</strong>).</em>
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	<em>Le misurazioni  rilevate al banco di misura sono ottime con una elevata precisione della rete RIAA; contenute le distorsioni e si è ottenuto un ottimo rapporto s/n. Il progetto iniziale fu presentato su Audioreview numeri 429 e 430.</em>
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	<em>di Walter Gentilucci</em>
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]]></description><guid isPermaLink="false">122</guid><pubDate>Sat, 19 Feb 2022 11:30:00 +0000</pubDate></item><item><title>Lenco LBT-188, un giradischi per i Post-Millennial</title><link>https://melius.club/blogs/entry/120-lenco-lbt-188-un-giradischi-per-i-post-millennial/</link><description><![CDATA[<p>
	La gloriosa <strong>Lenco AG</strong> è stata una fabbrica di giradischi fondata nel 1946 in Svizzera. I Post-Millennial sono i nati nel III millennio. Cosa ci <em>azzeccano</em> i Post-Millennial con la Lenco? Andiamo a scoprirlo!
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	<br /><span style="font-size:16px;"><strong>Lenco, ieri e oggi</strong></span>
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	Lenco AG fu fondata dai coniugi Laeng seguendo un iter che oggi si direbbe da start-up. Avevano un negozio di materiale elettrico e la signora Marie cominciò ad assemblare giradischi nel retrobottega. I giradischi dei coniugi Laeng piacevano, era anche il momento storico adatto, e così assembla oggi, assembla domani, l'attività decollò.
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	<img alt="Lenco L75 brochure" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="40499" data-ratio="103.33" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="330" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/962290031_LencoL75brochure.webp.1f29d6b1c100814f17de8b5fc84ad464.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />Nacque così una delle più popolari fabbriche di giradischi dell'età dell'oro del vinile. Il maggior successo commerciale è stato il <strong>Lenco L75</strong>, giradischi con trazione a puleggia lanciato nel 1967, tuttora ricercatissimo e non solo dai collezionisti, anche da chi lo compra per usarlo quotidianamente. Addirittura è fiorente il <strong>modding</strong> del Lenco L75 perché è una base che ben si presta a quelle che i nostalgici chiamano le "<a href="https://melius.club/topic/756-mondo-lenco-vintage" rel="">abarthizzazioni</a>".
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	Un brutto giorno venne a mancare Marie Laeng e con lei mancò la spinta vitale, l'anima, della Lenco. Nel frattempo i giapponesi stavano invadendo il mondo con i cosiddetti "rack", coordinati di qualità a volte discutibile, completi di giradischi ancora più discutibili, ma adatti al boom dell'impianto stereo in tutte le case. Nel 1977 l'avventura della Lenco terminò.
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	Oggi Lenco è un brand di un gruppo olandese che produce in oriente svariate linee di prodotto, tra le quali diversi giradischi.<br />
	 
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	<span style="font-size:16px;"><strong>Design e costruzione</strong></span>
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	Diciamolo subito: il <a href="https://amzn.to/32alg0c" rel="external nofollow">Lenco LBT-188</a> è davvero bello! Nella versione con base noce finito a specchio e le parti meccaniche color alluminio, causa l'effetto <strong>WOW!</strong> nell'osservatore Post-Millennial.
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<p style="text-align:center;">
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="40418" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/100534522_LencoLBT-188.webp.9e153f7b4c3914b182a004b0ec7d9ecb.webp" rel=""><img alt="162918386_LencoLBT-188.thumb.webp.946f8c8cf4c48b023eca4c6369728a0d.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="40418" data-ratio="60.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/162918386_LencoLBT-188.thumb.webp.946f8c8cf4c48b023eca4c6369728a0d.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	Ha il look di certi giradischi giapponesi di fascia medio alta degli anni '70 e chi non conosce gli originali non farà caso alle differenze costruttive, invero abissali, <em>ça va sans dire</em>. La versione con base in colore legno naturale e parti meccaniche di colore nero è invece di look gradevolmente contemporaneo.
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	<br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="webp" data-fileid="40530" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/513811390_LencoLBT-188motore.webp.32985fd2c2a0f7a3fbde542f0d79bf57.webp" rel="" style="float:right;"><img alt="1019788792_LencoLBT-188motore.thumb.webp.b46839f186c51bc9d385078641d30d9f.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="40530" data-ratio="150.00" style="width:330px;height:auto;" width="400" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/1019788792_LencoLBT-188motore.thumb.webp.b46839f186c51bc9d385078641d30d9f.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Il nostro Lenco pesa <strong>4,8 Kg</strong>, la base è rivestita da un laminato plastico lucidissimo, non è agevole verificare il materiale costruttivo della base stessa, la casa dichiara che è legno. Il perno è dotato di un collarino d'ottone, il piatto rotante da 30 cm. è in metallo e pesa un po' più di 500 grammi, il motorino è fissato alla base con tre viti con minuscole rondelle di gomma ed è collegato al piatto dalla classica <strong>cinghia</strong>, qui piuttosto corta. Logicamente, con queste premesse, l'avvio è istantaneo, sia a 33 giri che a 45 giri, ma chiariamo agli aspiranti DJ che con questo gira non è possibile fare lo <strong>scratch</strong>.
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	I comandi acceso / spento e 33 / 45 sono grossi e comodi da usare, realizzati in plastica rivestita da un sottile strato metallico.
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	Il <strong>wow &amp; flutter</strong>, che è il grado di precisione e costanza di rotazione, è dichiarato inferiore allo 0,15%. Il rapporto segnale / rumore (S/N) dichiarato è di 55 dB, questa è la proporzione tra il livello del segnale audio e quello del rumore di sottofondo. La casa non dichiara lo standard di misurazione del <strong>rapporto</strong> <strong>S/N</strong>, presupponendo che sia quello usuale si tratta di un valore non proprio eccezionale tuttavia - come vedremo più avanti - non ci sono pregiudizi riscontrabili all'ascolto.
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	Le dimensioni sono L 420 H 360 P 125 mm, vista dal frontale la base si presenta slim e appoggia su due bei piedoni in gomma di sagoma tronco-conica, il retro ospita l'elettronica quindi è molto più spesso e poggia su due semplici gommini.
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	Il "<strong>pezzo forte</strong>" del Lenco LBT-188 è senza dubbio il braccio. L'articolazione è piuttosto sofisticata per la categoria, stabile e priva di gioco (praticamente copiata pari pari da quella Technics). La canna con shell integrato appare essere in alluminio, comunque è sufficientemente sorda e rigida. La lunghezza effettiva del braccio è di 218,5 mm (8.6") e ha un overhang di 0.73in. L'antiskating è realizzato con il classico pesetto, molto funzionale, benché le relative istruzioni di impostazione non siano proprio chiarissime. Il fonorivelatore è una <strong>Audio-Technica AT-3600L</strong>, una magnete mobile con stilo conico e separazione stereo maggiore di 18 dB. La forza d'appoggio consigliata è di 3 grammi.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="40597" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/346400047_LencoLBT-188articolazione.webp.5c79a9db9b906967d596221036e11e22.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="658367639_LencoLBT-188articolazione.thumb.webp.223bbd54362d4ce1f6e4e60b71f245d9.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="40597" data-ratio="100.00" style="width:330px;height:auto;" width="600" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/658367639_LencoLBT-188articolazione.thumb.webp.223bbd54362d4ce1f6e4e60b71f245d9.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Il Lenco LBT-188 è un giradischi equipaggiato con un modulo elettronico che offre diverse funzioni. Innanzitutto è un <strong>preamplificatore</strong> phono, in pratica ciò significa che è possibile collegare il gira direttamente all'ingresso linea (cioè aux) dell'amplificatore, è comunque presente l'uscita phono per collegamento ad amplificatori che dispongano dell'ingresso dedicato ai giradischi. La seconda funzione è la <strong>conversione A/D</strong>, attraverso la porta USB del giradischi è possibile trasferire al PC il vinile già convertito in digitale. Infine c'è il trasmettitore <strong>Bluetooth</strong>, qui in versione 4.2, non l'ultimissima. Attraverso il Bluetooth è possibile ascoltare il vinile in una cuffia BT oppure inviare il segnale direttamente a diffusori acustici BT.
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	Infine, il giradischi è dotato di una leggera cappa trasparente incernierata che lo protegge da polvere e urti accidentali.
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	Complessivamente, si può dire che il Lenco LBT-188 sia ben costruito, relativamente alla sua classe di appartenenza. Si tratta naturalmente di un prodotto <strong>OEM</strong>, ovvero costruito su indicazioni di Lenco da un terzista in Estremo Oriente. Ogni singolo pezzo di questo giradischi si può trovare identico nei modelli entry level di blasonati marchi europei, non tutti insieme però. Il mio giudizio è positivo perché tra quelli che ho visto in fascia entry,  il 188 è quello che monta i migliori componenti.
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	<span style="font-size:16px;"><strong>Utilizzo ed ascolto</strong></span>
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	Il giradischi è preconfigurato in fabbrica, tranne l'antiskating, consiglio comunque la lettura del post <a href="https://melius.club/blogs/entry/46-come-mettere-a-punto-giradischi-e-testina-mini-guida-per-neofiti-del-vinile/" rel="">Come mettere a punto giradischi e testina: mini guida per neofiti del vinile</a>. La prima cosa che ho voluto verificare è stata la sensibilità del Lenco LBT-188 all'<strong>effetto Larsen</strong> (il ritorno in cassa), problema atavico dei giradischi leggeri senza controtelaio. Ebbene, questo Lenco, ascoltato attraverso il suo phono integrato, ne è totalmente immune, né si sente alcun effetto del rapporto S/N non eccellente. La prestazione è talmente netta da farmi intuire la presenza di un potente filtro subsonico integrato.<br />
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="webp" data-fileid="40453" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/2108101418_LencoLBT-188-braccio.webp.5bece26b8b65ff0fcabb2d3174204528.webp" rel="" style="float:left;"><img alt="Lenco LBT-188-braccio.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="40453" data-ratio="138.48" style="height:auto;width:330px;" width="433" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/937663763_LencoLBT-188-braccio.thumb.webp.46a3523cfb15ce0d29e3a6540251d518.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Sempre attraverso il suo phono integrato ho collegato il Lenco al mio impianto principale Thorens - Primare - Thiel, non sto a descriverlo oltre perché costa<em> n</em> volte il prezzo di questo giradischi e quindi penso che abbia poco senso. Niente musica classica o barocca, ho messo su il sempreverde <a href="https://amzn.to/3A5sXRM" rel="external nofollow">Made in Japan</a> dei <strong>Deep Purple</strong>, copia originale dell'epoca, poi <a href="https://amzn.to/3GByQZm" rel="external nofollow">Kid A Mnesiac</a> dei <strong>Radiohead</strong> e <a href="https://amzn.to/33HSDYK" rel="external nofollow">Teatro d'ira</a> dei <strong>Maneskin</strong>. Con questi generi il piccolo Lenco ha sfoderato una buona prestazione, il suono è pieno e potente, però piuttosto virato sul caldo. Per verificare questa sensazione ho messo sul piatto <a href="https://amzn.to/3KlQNgM" rel="external nofollow">30</a> di <strong>Adele</strong> che mi conferma e rafforza questa sensazione. Penso che sia la AT-3600L a dare questa sensazione (alla fine del test con santa pazienza ho montato velocemente una <a href="https://amzn.to/353PL9j" rel="external nofollow">AT-95</a> vecchio tipo con stilo ellittico e il timbro è diventato molto più equilibrato).<br />
	 
</p>

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	Sempre con su la AT-3600L di serie mi trasferisco nell'home studio del rampollo, attrezzato con una coppia di ottimi mini monitor <a href="https://amzn.to/3GEKWRp" rel="external nofollow">Samson MediaOne BT3</a> posti su scrivania. Posiziono il Lenco sulla sommità di un mobile ad un paio di metri dalle casse, attivo il Bluetooth e i dispositivi si connettono immediatamente. Questo è sicuramente l'<strong>ecosistema</strong> del Lenco LBT-188: la comodità del wireless, il suono gradevolmente analogico, il fascino dell'estetica ispirata al vintage. Il Post-Millennial non può desiderare di meglio.
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	<span style="font-size:16px;"><strong>Conclusioni</strong></span>
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	Il Lenco LBT-188 è un giradischi di fattura economica ma completo di tutte le funzioni che sono molto utili (se non ormai indispensabili) ad un utenza Post-Millennial. In primis la funzione di connessione Bluetooth, grazie alla quale il giradischi può collegarsi direttamente a cuffie e diffusori acustici BT andando a costituire un impianto <em>minimal</em> a se stante o inserirsi nell'ecosistema del personal computer. Il braccio più che decente garantisce un buon tracciamento e la salvaguardia dei preziosi vinili, le prestazioni all'ascolto sono buone ma migliorabili con la sostituzione della testina di serie con una a stilo ellittico dal timbro un po' più aperto, da spenderci una cinquantina di euro. L'estetica è ottima, la reperibilità è universale, sia in negozio, che in megastore, che su Amazon in varie opzioni <strong>a partire da 150 euro</strong> (<a href="https://amzn.to/33z2LDi" rel="external nofollow">fai clic qui</a>).
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">120</guid><pubDate>Thu, 20 Jan 2022 13:00:00 +0000</pubDate></item><item><title>Rudy Van Gelder: il tecnico che registrava lo spirito</title><link>https://melius.club/blogs/entry/70-rudy-van-gelder-il-tecnico-che-registrava-lo-spirito/</link><description><![CDATA[<p>
	Più che attraverso la musica trascritta, la storia del jazz è conosciuta attraverso le registrazioni, anche per questo è stato determinante Rudolph "Rudy" Van Gelder che ha registrato - tra gli altri - <strong>Miles Davis</strong>, <strong>John Coltrane</strong>, <strong>Thelonious Monk</strong>, <strong>Sonny Rollins</strong> ed è stato il più famoso e importante ingegnere del suono nella storia del jazz.
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	Non è stato soltanto un ottimo ingegnere del suono, <em>"Questo è stato uno sforzo costante: fare in modo che l'elettronica catturasse lo spirito umano". </em>Lo ha detto Rudy Van Gelder nel 2012 in una intervista con Marc Myers, e infatti <em>"Van Gelder è qualcosa di simile a un direttore della fotografia decisivo, come un Raoul Coutard del jazz. La sua audacia si fonde con quella degli artisti al lavoro per rendere la musica con un senso di impatto fisico e una profonda risonanza psicologica"</em>, ha scritto Richard Brody, The New Yorker.
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	<br /><span style="font-size:16px;"><strong>Il periodo di Hackensack</strong></span>
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	Rudy Van Gelder nacque a Jersey City, nel New Jersey, nel 1924. Si iscrisse al Pennsylvania College of Optometry di Philadelphia con la speranza che l'optometria potesse diventare per lui un buon lavoro, nel mentre si dilettava di elettronica e registrava musicisti jazz locali. Dopo il college, Rudy lavorava di giorno a Teaneck come optometrista e di sera come ingegnere di registrazione, poi a soli 22 anni mise in piedi il suo primo rudimentale studio di registrazione, nella casa dei suoi genitori nella periferia di <strong>Hackensack</strong>. Queste prime sessioni di registrazione furono realizzate con piccoli ensemble, date le dimensioni dello spazio.<br /><br />
	Quando in America andavano per la maggiore le formazioni orchestrali jazz, erano diventati usuali studi di registrazione molto ampi. Poi venne il momento dei gruppi jazz più piccoli, questi artisti non avevano bisogno degli enormi spazi dei grandi studi per fare la loro musica. Rudy attirava musicisti che erano ancora senza etichetta perché era in grado di offrire servizi di registrazione a tariffe molto inferiori rispetto a quelle che si potevano trovare a New York.<br />
	 
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="12011" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_05/Rudy-Van-Gelder-3.jpg.4ed3778b4b7b73ac7046851187dd13de.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="Rudolph Rudy Van Gelder" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="12011" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;" width="798" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_05/Rudy-Van-Gelder-3.thumb.jpg.0399e9b5d2de80d516c33c7ab561381d.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Nello studio-soggiorno di Hackensack, con il soffitto a tre metri, dove Van Gelder inseriva un pianoforte a coda, una batteria e molti altri musicisti, c'era poco spazio per posizionare i microfoni, queste prime registrazioni probabilmente mancavano di profondità e di presenza anche per gli standard di quel tempo. I principali studi avevano già <strong>AKG C-12</strong>, <strong>Telefunken 250</strong> e 251 e <strong>Neumann U-47</strong> e U-49, mentre le apparecchiature della casa studio di Hackensack erano state costruite con kit e parti che Rudy aveva trovato nei comuni negozi di componenti elettronici. Ma già nei primi anni '50 Rudy iniziò ad acquistare i primi microfoni Neumann e, successivamente, abbandonò anche il direct-to-disc recording per passare al nastro magnetico utilizzando registratori <strong>Ampex</strong> inizialmente mono e poi a due tracce.<br /><br />
	Il sassofonista Gil Melle lo presentò ad Alfred Lion, fondatore della <strong>Blue Note Records</strong>. Lion rimase colpito dalla capacità di Van Gelder di creare un "suono naturale" con la sensazione di un jazz club. Il primo "Blue Note Sound" deriva dalle dimensioni e dalla vicinanza dei musicisti tra loro, così come dalla vicinanza dei pochi microfoni utilizzati e dai riflessi ravvicinati in quella stanza dalle superfici rigide e riflettenti. Successivamente, Van Gelder installò una grande lastra di vetro tra il soggiorno e una stanza adiacente che divenne la sala di controllo. Nel soggiorno dei suoi genitori, Rudy consentì ad etichette come Blue Note, Prestige, Verve, Impulse e Savoy, di registrare una gran quantità di giovani e sconosciuti artisti.
</p>

<p>
	Durante il periodo di Hackensack, Rudy iniziò a sviluppare una tecnica di registrazione che divenne uno dei segreti meglio custoditi del jazz. Il suo processo era meticoloso e i dettagli erano gelosamente custoditi: secondo lo storico David Simons, se qualcuno doveva scattare una fotografia nello studio, Rudy prima spostava i microfoni in modo che nessuno potesse rubare i suoi segreti.
</p>

<p>
	Ma almeno in questa fase della sua carriera, il merito di Van Gelder non è tanto nella sua pur grande abilità tecnica, ma nei prezzi bassi che è in grado di fornire alle nascenti etichette indipendenti e agli artisti emergenti. Van Gelder ad Hackensack ha facilitato la realizzazione di una enorme quantità di registrazioni jazz che altrimenti forse non sarebbero state possibili.
</p>

<p>
	Thelonious Monk ha composto un tributo a quello studio intitolato <strong>"<a href="https://amzn.to/3FKPOmW" rel="external nofollow">Hackensack</a>"</strong>, registrato lì nel 1954 per la prima volta.<br />
	 
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<div class="ipsEmbeddedOther">
	<iframe allowfullscreen="" data-embedid="embed5302861954" scrolling="no" style="height:414px;" data-embed-src="https://melius.club/index.php?app=core&amp;module=system&amp;controller=embed&amp;url=https://soundcloud.com/thelonious-monk-official/hackensack-rvg-remaster?utm_source=clipboard%26utm_medium=text%26utm_campaign=social_sharing"></iframe>
</div>

<p>
	Rudy non poteva certo continuare a registrare per sempre a casa dei suoi, a un certo punto i genitori aggiunsero perfino un ingresso dall'esterno della casa alla camera da letto, in modo da poter entrare senza interrompere le sessioni di registrazione. Poi nell'autunno del 1957, dopo una serie di sessioni per <strong>Gil Evans</strong>, divenne chiaro che occorreva uno spazio più grande per soddisfare meglio le esigenze di ensemble che tornavano a farsi più grandi.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<span style="font-size:16px;"><strong>Il periodo di Englewood Cliffs</strong></span>
</p>

<p>
	Nell'estate del 1959, Van Gelder fu finalmente in grado di rinunciare al lavoro di optometrista, dunque acquistò casa a Englewood Cliffs, sempre nel New Jersey, e vi costruì un vero studio. Aveva in testa alcune idee che aveva tratto da due luoghi che aveva visitato negli anni precedenti. Aveva accettato un lavoro di registrazione presso la <strong>Symphony Hall</strong> di Boston per la Vox Records, un'etichetta di musica classica per la quale aveva svolto molto lavoro di mastering. lì trascorse una settimana sperimentando l'acustica del grande spazio. L'altro luogo era il <strong>30th Street Studio</strong> della Columbia Records, dove era stato registrato il primo disco di largo successo del jazz: <a href="https://amzn.to/3IqFL8p" rel="external nofollow"><strong>Take Five</strong> di Dave Brubeck</a>. In origine era una chiesa di quasi 2.000 metri quadrati, con soffitti alti 18 metri, Rudy era stato lì per svolgere un lavoro di consulenza per la The Les &amp; Larry Elgart Orchestra. 
</p>

<p>
	<br /><img alt="Englewood Cliffs" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="39044" data-ratio="103.64" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="550" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/1128244519_RudyVanGelder-EnglewoodCliffs.webp.28fe3633c7cec0505b8685d6a8dc4c7d.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />L'idea di Rudy era quella di affidarsi nientemeno che a <strong>Frank Lloyd Wright</strong> ma, quando fu il momento di realizzare Englewood Cliffs, più realisticamente, ripiegò su un suo studente: <strong>David Henken</strong>.
</p>

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</p>

<p>
	Lo spazio, progettato da Henken era simile a una cattedrale, con un soffitto alto dodici metri conformato a volta, con travi in legno e rivestimento in mattoni, semplice e moderno. Nella progettazione dello studio non furono ingaggiati professionisti per l'acustica e non fu utilizzata nessuna delle buone prassi per l'insonorizzazione impiegate in quegli anni. Tuttavia Rudy ha indubbiamente attinto ai lavori pubblicati da eminenti studiosi come Vern Knudsen dell'UCLA, <strong>Leo Beranek</strong> del MIT, John Volkmann e Michael Rettinger della RCA.
</p>

<p>
	 
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	<strong>Creed Taylor</strong>, in seguito proprietario di CTI Records, a quel tempo lavorava per A&amp;M Records ed il nuovo studio RVG a buon prezzo era proprio ciò di cui aveva bisogno. Insieme con <strong>Don Sebesky</strong> - pianista, compositore e arrangiatore - Taylor iniziò una lunga collaborazione con Van Gelder. A questo punto, lo studio RVG assunse un suono nuovo e caratteristico, dovuto sì all'architettura dello spazio ma in buona parte anche ai contributi di Taylor e Sebesky che introdussero - tra l'altro - l'uso di microfoni a condensatore ravvicinati e l'EMT Plate Reverb.
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	Negli anni, lo studio di Englewood Cliffs è stato paragonato a una cattedrale, un'impressione forse rinforzata dal fatto che così tanti grandi sono venuti a registrare lì, tra i quali John Coltrane, Herbie Hancock, Art Blakey, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Thelonius Monk.
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	Nonostante tutto, alcuni artisti hanno evitato lo studio di Van Gelder. <strong>Charles Mingus</strong>, ad esempio, si rifiutò di registrare con lui: <em>“Cerca di cambiare i toni delle persone. L'ho visto farlo, l'ho visto prendere Thad Jones e il modo in cui lo mette al microfono, può cambiare l'intero suono. Ecco perché non vado mai da lui: ha rovinato il mio basso!"</em>. Il problema con Mingus è da cercarsi - è la mia impressione - nella pervicace volontà di RVG di partecipare attivamente all'evento e non limitarsi a esserne il notaio. Mingus aveva un carattere difficile (forse diffidava anche un po' dei bianchi) e probabilmente considerava troppo invadente l'opera di RVG.
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	Non la pensava così John Coltrane che il 9 dicembre 1964 registrò ad Englewood Cliffs il suo capolavoro <strong><a href="https://amzn.to/33z58WI" rel="external nofollow">A Love Supreme</a></strong>: "<em>La sessione è stata ipnotica, eccitante e diversa</em>", ha ricordato Van Gelder nella sua intervista del 2012 con Myers. <em>“Ma non me ne sono reso conto fino a quando non ho rimasterizzato i nastri molti anni dopo. Quando Coltrane era qui, ero troppo preoccupato di catturare la musica"</em>.
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<p style="text-align:center;">
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="webp" data-fileid="39043" href="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/998755288_JohnColtrane-ALoveSupreme.webp.5d5de9d780326c55976ee00ff6cc1735.webp" rel=""><img alt="1557972170_JohnColtrane-ALoveSupreme.thumb.webp.0dd4310db924f1035c0fedadd7753caa.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="39043" data-ratio="77.52" style="height:auto;" width="774" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/1557972170_JohnColtrane-ALoveSupreme.thumb.webp.0dd4310db924f1035c0fedadd7753caa.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	<span style="font-size:16px;"><strong>Il lavoro dal vivo</strong></span>
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	Il lavoro di Van Gelder non si limitò allo studio. Ha realizzato alcune tra le più grandi e importanti registrazioni di concerti di sempre: "A Night at Birdland" di Blakey, volumi 1 e 2, del 1954; “A Night at the Village Vanguard” di Rollins, del 1957; “'Live at the Village Vanguard” di Coltrane, del 1961. Le registrazioni di Dolphy al Five Spot, del 1961, al Village Gate, nel 1965, con Coltrane, Albert Ayler, Archie Shepp, Hutcherson e il trombettista  Charles Tolliver.
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	<strong><span style="font-size:16px;">Epilogo</span></strong>
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	Rudy Van Gelder ha lavorato ad Englewood Cliffs fino alla sua morte arrivata nell'agosto 2016 all'età di 91 anni. La sua ultima registrazione è stata il 20 giugno 2016, con il trio Jimmy Cobb alla batteria, Paolo Benedettini al basso e Tadataka Unno al piano.
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	<img alt="rudy-van-gelder.webp.64a46457bee172267d07039a7556c8fa.webp" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="39051" data-ratio="73.64" style="width:330px;height:auto;float:left;" width="640" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2022_01/rudy-van-gelder.webp.64a46457bee172267d07039a7556c8fa.webp" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />Van Gelder, nonostante tutti i suoi contributi alla storia della musica registrata non gradiva condividere i suoi approcci e le sue tecniche, non partecipava alla Audio Engineering Society, né rilasciava interviste o scriveva documenti sul suo lavoro.<br />
	Lui non voleva fare una perfetta fotografia dell'opera d'arte di qualcun altro ma voleva che la sua fotografia fosse - se non l'opera stessa - parte integrante dell'opera. E principalmente in ciò è da cercare la particolarità di RVG, d'altra parte non è che i grandi studi dell'epoca mancassero di eccellenti tecnici (basti citare Bill Putnam, Tom Dowd, Jack Mullin).
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	Ciò che ci resta di lui sono "soltanto" le registrazioni, ma nonostante questo Rudy Van Gelder rimarrà un gigante e benefattore dell'età d'oro del Jazz.
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	Mi accomiato con una sua celebre frase: <em>"Un grande fotografo creerà davvero la sua immagine e non solo catturerà una situazione particolare"</em>.
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]]></description><guid isPermaLink="false">70</guid><pubDate>Thu, 06 Jan 2022 13:33:00 +0000</pubDate></item><item><title>Technics SL10 revisione di un piccolo grande giradischi</title><link>https://melius.club/blogs/entry/119-technics-sl10-revisione-di-un-piccolo-grande-giradischi/</link><description><![CDATA[<p>
	<br />
	il giradischi SL10 è stato il primo compatto arrivato sul mercato alla fine del 1979 al prezzo di 525.000 Lire e non poteva che essere giapponese, prodotto da uno dei grandi colossi dediti al mercato audio dell’epoca ossia la Matsushita.
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	Questo nasce con l’esigenza di contenere al massimo le dimensioni e automatizzare tutte le funzioni possibili permettendo un approccio “user friendly” anche al gentil sesso; in seguito altri costruttori sulla scia dei successo dell’SL10 dedicarono ricerca e risorse per produrre il proprio giradischi compatto ma seppur le vendite garantirono dei discreti successi più o meno per tutti, leader incontrastato rimase e rimane in assoluto l’SL 10 tanto da finire per la sua innovazione e bellezza al museo di arte moderna di N.Y. oltre a vincere diversi premi nel corso del tempo che venne prodotto.<br />
	 
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	Con il trascorrere del tempo l’SL10 venne affiancato dal fratello maggiore SL15 dedito principalmente alla programmazione dei brani e da alcuni fratelli minori SL7, SL6 e SL5 al fine di proporre alternative allo stesso SL10 che non riusciva a tenere il passo con l’offerta rispetto alle richieste del mercato.
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	Progettato da <strong>Yousmi Toshikazu</strong> su embrionale ideazione e sviluppo partito tempo prima da <strong>Obata Shuichi</strong> vennero costruiti e probabilmente commercializzati per il mercato interno alcuni prototipi in colorazione nera (assai rari) per poi entrare definitivamente in commercio con un colore grigio metallizzato semi opaco più consono a soddisfare l’occhio del mercato mondiale.<br />
	 
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	<br /><img alt="0.jpeg.b8b2dcb973b5d624141b8e476e25c712.jpeg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="27714" data-ratio="85.87" style="width:184px;height:auto;float:left;" width="384" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/0.jpeg.b8b2dcb973b5d624141b8e476e25c712.jpeg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><span><strong> L’ SL 10</strong> è costruito decisamente bene non lasciando nulla al caso, ogni centimetro è stato sfruttato a dovere, ci sono sensori ovunque per evitare errori di manovra e proteggere la costosa testina MC offerta di serie da discese maldestre con danneggiamento di stilo e cantilever annesso.</span><br /><br /><strong>Il braccio</strong> è a movimento tangenziale dal minimo attrito applicato sul top e segue il solco del vinile micrometricamente grazie al motore passo passo con trazione di quest’ultimo a cinghia e ad un cordino molto simile a quello usato sui tuner che ne permette la corsa del carrello dall’inizio fino alla fine del disco e ritorno.<br />
	 
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	<br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27715" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/1.JPG.2a0c72dfc0fcbcb8cf8dc617ba5f67f4.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="1.thumb.JPG.3d8d6a6dadcc80f656c9836d3d171167.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27715" data-ratio="75.00" style="width:200px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/1.thumb.JPG.3d8d6a6dadcc80f656c9836d3d171167.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a> <br /><strong>Lo chassis</strong> è completamente costruito in pressofusione di alluminio e aggiungendo il piatto da oltre 1500 grammi  smorzato inferiormente con della gomma....<br />
	....più il motore a trazione diretta controllato al quarzo molto simile se non lo stesso identico del SP25 / SL1200 e un trasformatore per nulla leggero si arriva al considerevole peso di 6.5 kg. molto per un mattoncino così compatto.
</p>

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	<br /><br /><br />
	A completare il quadro di questo interessante giradischi contribuisce<strong> lo stadio pre pre MC incorporato</strong> per la testina data in dotazione (la bramata e desiderata a suon di centinaia di euro Eps 310 mc)  la possibilità di utilizzare il giradischi tramite una alimentazione esterna da 12V, quattro piedini in gomma più molle che ammortizzano il giradischi e lo isolano dalle vibrazioni esterne e ultimo la possibilità di utilizzare il giradischi in qualsiasi posizione (anche capovolto) per stupire gli amici grazie al clamp con stroboscopio incorportato che blocca il disco sul perno impedendone la caduta.<br /><br />
	Il delizioso oggettino delle mie attenzioni avuto con il copioso manuale di istruzioni, i dischi in cartoncino nero di vari diametri per offuscare i sensori nel caso si utilizzino dischi trasparenti o di pollici diversi dai 12”, i 3 perni ferma piatto con una copertura plastica a protezione di tutto il braccio e carrello utili per il trasporto, più i rari cavi di collegamento rca con attacco raggruppato identici a quelli adottati sui bracci Epa 500 esteticamente si presenta molto bene; non presenta nessun segno visibile sullo chassis, tasti perfettamente privi di segni e/o abrasioni, plexyglass di copertura integro e senza graffi visibilmente scavati ma solamente bisognoso di una bella lucidata .....insomma un giradischi da tenere nella propria collezione con la possibilità di poterlo far usare anche ai familiari meno avezzi ad utilizzare front end di ben altra levatura.<br /><br />
	Unici problemi del giradischi bisognoso di revisione:<br /><strong>1)</strong> - la non perfetta chiusura del coperchio causa rottura di uno dei due fermi che lo bloccano in posizione; essendo di plastica tendono a rompersi facilmente (uno lo era) impedendo il funzionamento del giradischi che rileverà una anomalia.<br />
	Per scongiurare rotture di questi delicati perni è sempre consigliato accompagnare il coperchio fino in prossimità della chiusura piuttosto che spingerlo a fondo per ottenere l’aggancio (rischio rottura).<br />
	Basterà quindi premere alla discesa i due tastini laterali di sblocco alleggerendo il carico dei perni e spingere leggermente il coperchio fino alla completa chiusura rilasciando successivamente entrambi i tasti che permettono lo sblocco.<br />
	In questo modo si eviterà la rottura di uno o entrambi i perni decisamente rari a trovarsi rischiando di lasciare parcheggiato per chissà quanto tempo causa stop obbligato il giradischi in questione.<br /><br />
	 <br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="27716" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/2.jpg.ea597782ad988ff8fc7ae7e3978dad71.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="2.thumb.jpg.b2bbb8d1e17368a4db0c447ab2a177b4.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27716" data-ratio="66.50" style="width:400px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/2.thumb.jpg.b2bbb8d1e17368a4db0c447ab2a177b4.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br /><br />
	       <br /><br />
	L’inevitabile punto di rottura dei due perni addetti alla chiusura, in foto il gruppo perno del lato destro.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><strong>2)</strong> - il sollevamento a fine corsa del braccio che non si sollevava perpendicolarmente al piano del disco ma effettuava un guizzo in avanti mentre il carrello restava leggermente più indietro prima di eseguire il sollevamento.<br /><br />
	 
</p>

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</div>

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	<br /><br /><br /><strong>3)</strong> - ultimo problema il cavo di alimentazione che era danneggiato alla altezza del connettore d’innesto e per sicurezza necessitava cambiarlo; purtroppo un cavo con quel tipo di connettore rettangolare termosaldato non sono stato in grado di trovarlo, di conseguenza ho dovuto cercare un cavo con attacco C7 e di riflesso cambiare anche la presa su pannello posteriore del giradischi adeguandomi all’adattamento di serie che fece la Matsushita per la produzione dei più recenti SL10.<br /><br /><br /><br /><br /><strong>La vecchia presa che andrà sostituita </strong>      <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="27720" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/3.jpg.466b6412782e74f668a50bb23dd5ba97.jpg" rel=""><img alt="3.thumb.jpg.5869af387524d6f32f115ff230db56a2.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27720" data-ratio="31.07" style="width:280px;height:86px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/3.thumb.jpg.5869af387524d6f32f115ff230db56a2.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	        <br /><br />
	    <br /><br />
	                                                                                                                                                                  <br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27721" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/4.JPG.d58a149b2206e63eade60291bd8cede5.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="4.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27721" data-ratio="75.00" style="height:auto;width:280px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/4.thumb.JPG.e86ae55cc3b275730931504d649e7de1.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	                                           <br />
	Quindi armato di pazienza ho iniziato a smontare il giradischi per una revisione e ovviamente pulizia completa di tutte le parti a partire dallo smontaggio e spolveratura della pulsantiera.<br />
	                                               <br /><br />
	                                                                                                                                                                                                                           <br /><br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27723" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/5.JPG.a71c224446d35a5e66d3c83fbf7460b1.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="5.thumb.JPG.ad26e6f8f7d6b16978f1aaa089617560.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27723" data-ratio="133.20" style="width:250px;height:auto;" width="450" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/5.thumb.JPG.ad26e6f8f7d6b16978f1aaa089617560.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	                                                                         <br /><br /><br />
	                 <br /><br /><br />
	 Successivamente ho rivolto l’attenzione al piano inferiore procedendo con lo smontaggio.                                                                                    
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	                                                                                                                                                                                                                    <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27724" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/6.JPG.dba491b59c1aad2fbe5e0613d54dc44d.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="6.thumb.JPG.c9a023dc19dc6c5c3bb6d1eba7873ca0.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27724" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/6.thumb.JPG.c9a023dc19dc6c5c3bb6d1eba7873ca0.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	<br /><br />
	Smontato il coperchio inferiore ho proceduto al disassemblaggio dei vari pulsanti utilizzabili a coperchio chiuso per la pulizia di rito,ingrassaggio della slitta che accompagna il pistone di apertura del coperchio e pulizia completa della copertura<br />
	                 <br /><br /><br /><br />
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27725" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/7.JPG.e420e476331d8bc65dddf18d347abb6a.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="7.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27725" data-ratio="75.00" style="height:auto;width:280px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/7.thumb.JPG.3f45bca295d742a471ff21a1296b6b69.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	<br /><br /><br /><br />
	Eseguito l’intervento di manutenzione ho rivolto l’attenzione per poter rimuovere tutto quanto riguardava il fissaggio al piano inferiore.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27726" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/8.JPG.df8832953fe4630ecdebdb8b480d66f6.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="8.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27726" data-ratio="133.33" style="height:auto;width:120px;" width="450" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/8.thumb.JPG.cdd16d799b3fe79a08fe2f3bfe08633c.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br />
	Come primo passo era necessario liberare la scheda madre e tutto quanto possibile dal telaio per sostituire la<br />
	vecchia presa di alimentazione con la nuova.<br /><br /><br /><br />
	               <br /><br /><br /><strong> La nuova staffa </strong>con presa integrata C8 sopra e sotto la vecchia da sostituire                <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="27727" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/9.JPG.e834271ebf4d4b450bfc433bc5348739.JPG" rel=""><img alt="9.thumb.JPG.bada42401290c8f72ec72e67d46e2aac.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27727" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/9.thumb.JPG.bada42401290c8f72ec72e67d46e2aac.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br /><br /><br />
	Riuscito facilmente nella sostituzione delle prese non ho potuto esimermi con la scheda madre in mano dall’essere tentato di fare un completo recap intervento poi avvenuto in quanto un condensatore alle misure apparentemente non dava segni di vita, mentre alcuni già presentavano alla vista i piedini ricoperti da una colorazione verde rame seppur non si discostavano troppo dalle specifiche.<br /><br />
	     <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="27731" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/10.JPG.1fa26e9c7d4f53ddaeea783610588893.JPG" rel=""><img alt="10.thumb.JPG.d54619b71606ad31c0b082e1e1b0449e.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27731" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/10.thumb.JPG.d54619b71606ad31c0b082e1e1b0449e.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	                                                                                                                                                                                                                                                       <br /><br />
	 
</p>

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<p>
	Quindi via tutto e si ricappa senza pensarci nemmeno un momento.<br /><br />
	Per la scelta mi sono rivolto agli ormai affidabili Panasonic FC, disponibili in  una gamma di tensioni e capacità per tutte le esigenze mentre per gli assiali sempre più rari da trovare sono caduto su dei Vishay.<br />
	Un’attenzione particolare sulla scelta degli elettrolitici ho voluto dedicarla allo stadio phono pre pre MC integrato seppur sarà difficile entrare in possesso della testina MC originale in quanto i prezzi richiesti per degli usati scoraggerebbero chiunque; ad ogni modo per questo stadio mi sono rivolto alla Nichicon con dei condensatori della serie audio grade.<br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27732" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/11.JPG.3c49b7c71ef9f6e4ff35536cad8acd5e.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="11.thumb.JPG.4c26d71ae8f52b952fc558aa4053041f.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27732" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/11.thumb.JPG.4c26d71ae8f52b952fc558aa4053041f.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br /><strong>I vecchi condensatori sostituiti…</strong><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27733" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/12.JPG.12319aa2658202dd5552ba85f6725c47.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="12.thumb.JPG.455655736d3f2a69219e7e1811c43b58.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27733" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/12.thumb.JPG.455655736d3f2a69219e7e1811c43b58.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                               <br /><br /><br /><br />
	                                                            <strong>…e la scheda madre completamente recappata.</strong>                                                                          <br /><br />
	                                     <br /><br /><br /><br /><br /><br />
	                                        <br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27735" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/13.JPG.803efca56683eb64c79294717f53d51c.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="13.thumb.JPG.4f1f4db71a726486ddf01dbc3b70793b.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27735" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/13.thumb.JPG.4f1f4db71a726486ddf01dbc3b70793b.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br /><br />
	A questo punto per non farmi mancare nulla ho voluto ispezionare anche il gruppo perno e cuscinetto per verificarne l’ usura e sostituire l’olio.....<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
	Alla vista è apparso ottimale e senza striature con una lappatura perfetta, il poco olio all’interno era pulito ma ho voluto ugualmente toglierlo e mettercene di nuovo.<br />
	Peccato non poter cambiare la pastiglia leggermente avvallata in quanto è ribattuta e non ne permette la sostituzione a meno di non sostituire l’intero fondello.<br /><br />
	                                                                   <br />
	                             <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27737" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/15.JPG.81ea484c2c52c95b3c0819167c664c17.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="15.thumb.JPG.13e7fa970b0f03e24491f705984b01bf.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27737" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/15.thumb.JPG.13e7fa970b0f03e24491f705984b01bf.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                             <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27736" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/14.JPG.67da35805b683b5d44242a4ec54c7973.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="14.thumb.JPG.0242ce88bbb728876688635ae1fd6989.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27736" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/14.thumb.JPG.0242ce88bbb728876688635ae1fd6989.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                           <br />
	                                                     
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	<br /><br /><br /><br /><br /><br />
	Dopo la pulizia generale, completata la sostituzione dell’olio con del nuovo e terminato l’assemblaggio il gruppo perno è pronto per essere reinstallato non prima di aver applicato il solito bollino promemoria che ne indica la data della revisione<br /><br /><br />
	                                                                 <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="27738" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/16.JPG.294beac63fdb0cd259c32a7759b4b2f0.JPG" rel=""><img alt="16.thumb.JPG.b18b438686806782a214dde4903f2aa8.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27738" data-ratio="75.00" style="width:300px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/16.thumb.JPG.b18b438686806782a214dde4903f2aa8.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                     <br />
	                 <br /><br /><br />
	                                                                                                                                                                                                                                                                                               <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27739" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/17.JPG.51b28f844ac38db92b0c4d714345faf3.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="17.thumb.JPG.1b90d64d61789a6eff820ff967e43353.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27739" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/17.thumb.JPG.1b90d64d61789a6eff820ff967e43353.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>   <br /><br /><br /><strong>Motore e scheda riassemblati</strong> e nuovo grasso siliconico dove contemplato nei transistor in contenitore TO220 fissati al telaio.   
</p>

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	                                                                                                                                                                                                                      <br />
	    <br /><br /><br /><br /><br />
	Completato quasi del tutto l’assemblaggio della parte inferiore mi sono dedicato alla parte superiore disimpegnando l’intero coperchio e tutto quanto possibile dalla sotto parte per una rimozione accurata del vecchio grasso spalmato in ogni dove sia nel gruppo di trasporto che sul ingranaggio primario cordino di trazione compreso; la vite senza fine impossibile da togliere (o almeno non ho voluto rischiare di far danni) è stata pulita e sgrassata di fino lasciandola al suo posto.<br /><br />
	          <br />
	           <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="27740" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/18.jpg.d14b90f643e626c2a0e148530fc7b31b.jpg" rel=""><img alt="18.thumb.jpg.09988686afdd7f6df315399192f68a0d.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27740" data-ratio="66.43" style="width:280px;height:186px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/18.thumb.jpg.09988686afdd7f6df315399192f68a0d.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="27741" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/19.JPG.7fc67824ab5d77c8ae493af0b2f9aa72.JPG" rel=""><img alt="19.thumb.JPG.d290ab17f3aa3a26cee616d4f67d454b.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27741" data-ratio="54.29" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/19.thumb.JPG.d290ab17f3aa3a26cee616d4f67d454b.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                               
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	Applicato del nuovo grasso nei punti vitali di scorrimento fra carrello e ingranaggi ho voluto risolvere anche la discesa dell’alza braccio piuttosto decisa, così una volta smontato e disassemblato il meccanismo che compone il lifter ho proceduto a mettere il tutto nella solita vasca ad ultrasuoni per ritrovare dopo un paio di minuti i meccanismi ottimamente sgrassati.<br /><br /><br />
	                                                   <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="27742" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/20.jpg.d9699adbe542d983ff3ad6bb3e939cb2.jpg" rel=""><img alt="20.thumb.jpg.f64ac5bf5bea9d4b465bb980af79a7e1.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27742" data-ratio="75.00" style="width:400px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/20.thumb.jpg.f64ac5bf5bea9d4b465bb980af79a7e1.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br /><br />
	 
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	          <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27753" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/21.JPG.880fc5682a5027c64496f6a28cc67e93.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="21.thumb.JPG.c8b53988a3d7677da332a68d9340332a.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27753" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/21.thumb.JPG.c8b53988a3d7677da332a68d9340332a.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	      <br /><br />
	           <strong>Il gruppo lifter</strong> dopo la revisione e l’ingrassaggio pronto per essere reinstallato.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><strong>Per lo smorzamento in discesa</strong> ho utilizzato il solito grasso siliconico da 500.000 cts che mi accompagna da tempo, per me è l’ideale e mi sono sempre trovato benissimo per l’utilizzo come grasso smorzante per gli alza braccio; applicato nella gola del lifter in quantità sufficiente a smorzare al completo tutto il meccanismo ha rilevato dopo il test una discesa dolce e coerente, affatto brutale ritenendomi ampiamente soddisfatto del risultato.
</p>

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	</div>
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	<br /><br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27745" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/23.JPG.70754a81e9121a41a8dacf43a5e3e92d.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="23.thumb.JPG.7403af6f8fa7154ded0e2e545b3a8413.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27745" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/23.thumb.JPG.7403af6f8fa7154ded0e2e545b3a8413.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a> <br /><br /><br />
	Rimesso in perfetta efficienza anche il sistema del blocca braccio a riposo che era piuttosto debole e ballerino non permettendo un blocco deciso, è bastato smontare il coperchio laterale del braccio, sfilare lo slider di blocco piegare leggermente l’avvallamento del sottile fermo a lamella applicandoci un velo di grasso per una migliore scorrevolezza.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27747" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/24.JPG.41b75363292ba3f93293575bde72dd00.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="24.thumb.JPG.316f0b3ef808834e88fe65c6cc82c929.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27747" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/24.thumb.JPG.316f0b3ef808834e88fe65c6cc82c929.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br />
	Terminato il lavoro di ingrassaggio nella parte meccanica procedo al recap della scheda che comanda il movimento del braccio, gli applico il solito bollino con la data del recap come promemoria  e provo a testare il tutto con le regolazioni indicate dal service manual<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="JPG" data-fileid="27748" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/25.JPG.4c2824480903ddc0add9ffd0efa0620b.JPG" rel="" style="float:left;"><img alt="25.thumb.JPG.239da2c1a3d1f1665c848b3c89556fa6.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27748" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/25.thumb.JPG.239da2c1a3d1f1665c848b3c89556fa6.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br /><br />
	Eseguite le indicazioni del manuale di servizio riguardanti i punti di connessione per effettuare le tarature, regolando l’apposito trimmer che opera sulla sensibilità del servo del braccio mi appresto a portare la tensione a 0,72 V come prescritto<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27749" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/26.JPG.260e9b8480edccd2537eab499e0cd22a.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="26.thumb.JPG.5edea34f176e4ad228d8450a2d9a7159.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27749" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/26.thumb.JPG.5edea34f176e4ad228d8450a2d9a7159.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>                                                              <br /><br /><br />
	                                               <br />
	Infine con il trimmer dedicato regolo anche l’angolo di offset che sul manuale vuole sia impostato a 0,6V<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
	A questo punto controllo con un lp che tutti gli automatismi funzionino a dovere e come ultima cosa presto l’attenzione sul difetto principale che riguardava lo scatto a ritroso riguardante il sollevamento a fine disco.<br />
	Devo dire che tutto è andato per il meglio, difetto eliminato.<br /><br />
	 
</p>

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	</div>
</div>

<p>
	<br /><br /><br /><a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileext="JPG" data-fileid="27750" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/28.JPG.8606dc21436fe8ffb1289f56128e72ef.JPG" rel="" style="float:right;"><img alt="28.thumb.JPG.48c0b203f43eb7afd74dbc3cd46fde31.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27750" data-ratio="75.00" style="width:280px;height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/28.thumb.JPG.48c0b203f43eb7afd74dbc3cd46fde31.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br /><br /><br />
	Essendo tutto andato per il meglio concludo effettuando una bella ed efficace lucidata al coperchio in plexyglass per ridargli la giusta lucentezza ed eliminare eventuali micro graffi dovuti al trascorrere del tempo    <br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
	Infine rimetto i tappi copri viti nei fori opportuni e a questo punto il giradischi è veramente tornato come nuovo eliminando i difetti che presentava all’inizio di questa revisione.<br /><br />
	Alla prossima, stay tuned. <img alt=":classic_wink:" data-emoticon="" height="20" src="https://melius.club/uploads/emoticons/wink.png" srcset="https://melius.club/uploads/emoticons/wink@2x.png 2x" title=":classic_wink:" width="20" /><br />
	                                          <a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="27751" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/29.JPG.eff5490b3b552aff3f0cb704e9f8d3b6.JPG" rel=""><img alt="29.thumb.JPG.ffb8b7eec487dc04aeb36a2dbb03f885.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27751" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/29.thumb.JPG.ffb8b7eec487dc04aeb36a2dbb03f885.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="27717" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/3.jpg.b2d5b868e36e06153db223f9ab982cb8.jpg" rel=""><img alt="3.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="27717" data-ratio="100.00" style="height:auto;width:1px;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_10/3.thumb.jpg.ae1529b3a4ac778871bd4223540b0d10.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">119</guid><pubDate>Sun, 17 Oct 2021 20:18:00 +0000</pubDate></item><item><title>Kandace Springs, segnatevi questo nome</title><link>https://melius.club/blogs/entry/106-kandace-springs-segnatevi-questo-nome/</link><description><![CDATA[<p>
	<em>Don Was scolò la sua pinta di caffè, con molto zucchero, panna e crema di latte, guardando attraverso i vetri del suo ufficio nella Fifth Avenue. Don era il boss della mitica Blue Note Records e aveva un chiodo fisso: come far capire agli audiofili italiani che <strong>c'è ancora vita oltre</strong><strong> Diana Krall</strong>.</em><br />
	<em><img alt="Don Was Blue Note Records" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="16669" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_06/Don-Was.jpg.d1a50103a72992df4556f70467ecedff.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />Accese uno strano sigaro e chiamò il suo fido braccio destro Justin Seltzer, lui avrebbe trovato la soluzione, senza dubbio. La soluzione doveva essere donna, giovane e bella, ma di una bellezza fulminante (gli italiani... li conosciamo, pensò Don), doveva avere una voce da mettere in difficoltà i midrange più blasonati e doveva suonare il pianoforte... come Diana!</em>
</p>

<p>
	<em>Magari, con l'occasione, si pesca anche una nuova star della scena jazz internazionale. Chissà, con un po' di fortuna...</em>
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	Don (nella foto), Justin e soprattutto Kandace mi perdoneranno l'introduzione davvero poco seria che - in un certo senso - hanno però meritato, perché? lo scopriremo solo leggendo.
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	<strong><span style="font-size:16px;">Kandace Springs</span></strong>
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	La vita serve alla piccola Kandace un tris d'assi: viene alla luce a <strong>Nashville</strong>, Tennessee, fin da piccola mostra un gran talento per il <strong>pianoforte</strong>, il padre fa il cantante, ha collaborato con Aretha Franklin, Donna Summer e Chaka Khan... e lo chiamano "<strong>Scat</strong>" (per chi non lo sapesse, lo scat è una tecnica di canto inventata - si dice - da Louis Armstrong e glorificata da Ella Fitzgerald). Incidentalmente, Kandace crescendo diventa anche una gran bella ragazza, il quarto asso.
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	A soli diciassette anni registra un demo che - girando girando - finirà sulla scrivania di Don Was, il potente presidente della Blue Note Records. E così, dopo un po' di gavetta, a meno di 25 anni Kandace si ritrova sotto contratto con la casa discografica che da ottant'anni è il punto di riferimento nel mondo del jazz. Debutta con un EP che viene notato nientemeno che da Prince (il quinto asso di Kandace?) che la invita ad esibirsi con lui in un concerto al Paisley Park per il trentesimo anniversario di Purple Rain.
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	Più o meno a quel tempo, Kandace aveva questo <strong>look</strong>, molto "Prince".<br />
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="16673" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_06/Kandace-Springs-5.jpg.8431e992bdde29a08280a6cdfcf95009.jpg" rel=""><img alt="Kandace-Springs-5.thumb.jpg.6e4b311db093c98dbd2a9719251ef04a.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="16673" data-ratio="78.84" style="height:auto;width:761px;" width="761" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_06/Kandace-Springs-5.thumb.jpg.6e4b311db093c98dbd2a9719251ef04a.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	<span style="font-size:16px;"><strong>La carriera</strong></span>
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	A soli 25 anni la sua carriera è già su buoni binari, Kandace mostra una voce davvero particolare, ampia, completa, sensuale. Si esibisce negli USA ed in Europa cantando sia grandi jazz stardard che qualche interessante pezzo di sua composizione tra jazz, soul e R&amp;B.
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	Nel 2016 pubblica <strong><a href="https://amzn.to/3zy2w6u" rel="external nofollow">Soul Eyes</a></strong>, prodotto da Larry Klein (già con Herbie Hancock, Joni Mitchell e Tracy Chapman) che - pur mostrando a tratti una certa immaturità - viene accolto dalla critica con molto favore, definito un disco di <em>coffeehouse smooth soul</em>. Le tracce si svolgono sempre pendolando tra jazz, soul e pop, personalmente su tutti i brani ho preferito la cover di "<a href="https://youtu.be/5kt7XXcIP6o" rel="external nofollow">The World Is a Ghetto</a>" dei War, brano che amo particolarmente. Il disco viene pubblicato su CD e vinile [<a href="https://amzn.to/3zCmBsG" rel="external nofollow">ASIN: ‎ B01EJQ097Y</a>]
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	Nel 2018 è la volta di<strong> <a href="https://amzn.to/3zrv29U" rel="external nofollow">Indigo</a></strong>, vi raccomando di fare <a href="https://youtu.be/8rf5M70eXAE" rel="external nofollow">clic</a> ed ascoltare "<a href="https://youtu.be/8rf5M70eXAE" rel="external nofollow">6 8</a>" di Gabriel Garzon-Montan, non solo ascoltare ma anche osservare la presenza scenica che nel frattempo ha acquisito la giovane Kandace.
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	Prodotto quasi interamente dal batterista e percussionista Karriem Riggins, nel disco convivono influenze diverse, da Rachmaninoff ai Portishead e Sade. Per questo si è scelto di non avere formazione stabile, sono state assemblate varie formazioni per personalizzare l'atmosfera delle otto composizioni co-create dalla Spring come delle cover. 
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	Kandace si conferma capace di passare con leggerezza dal jazz contemporaneo al pop di qualità, Indigo non è proprio un disco per integralisti del jazz comunque MOJO gli conferisce il massimo dei voti e Kandance diventa la reginetta del Nu Soul/Pop. Il disco viene pubblicato su CD e vinile [<a href="https://amzn.to/2SEhRlm" rel="external nofollow">ASIN : ‎ B07F54P3JW</a>].
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	<span style="font-size:16px;"><strong>The Women Who Raised Me</strong></span>
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	E veniamo ad oggi. "Le donne che mi hanno cresciuto" è un tributo di Kandance alle cantanti che più ne hanno influenzato lo stile e la musica: Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Astrud Gilberto, Roberta Flack, Diana Krall, e così via. Contiene quindi alcuni classici celeberrimi della storia del jazz: da Angel Eyes a What Are You Doing The Rest Of Your Life, da Gentle Rain a I Put A Spell On You.
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	Lei canta e suona pianoforte e piano elettrico Rhodes e Wurlitzer, la band che la accompagna è di alto livello: Steve Cardenas, Scott Colley e Clarence Penn, in più l’album è ricco di ospiti prestigiosi come Norah Jones, Chris Potter, Avishai Cohen, Christian McBride e David Sanborn.
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	Con The Women Who Raised Me, Kandace Springs ha sorprendentemente accantonato il soul e l'R&amp;B per il jazz classico, sia pure interpretato con personalità. Un jazz destinato al largo pubblico, patinato e con una formula collaudata: grandi standards, originale interpretazione, ospiti di gran calibro, evidentemente Don Was ha deciso di creare la Diana Krall dei prossimi 20 anni.
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	L'album è stato registrato quasi interamente in presa diretta: “<em>Praticamente tutto ciò che ascolti è dal vivo, ed è simile al primo disco che ho realizzato, dove ci guardavamo tutti in un grande studio, in stile vecchia scuola, che mi piace. Penso che ci sia più magia in questo modo</em>.” Il master è di Bernie Grundman, missato da Tim Palmer, l'album è stato pubblicato in CD, doppio LP e digitale HD.
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	Oggi, alla soglia dei 32 anni, Kandace ha questo <strong>look</strong> anni '40, sdraiata sul piano, decisamente diverso dal precedente.
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	<img alt="Kandace-Springs-3.jpg.01ae001bcd7c692826c91b0b3a7129a1.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="16677" data-ratio="66.63" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_06/Kandace-Springs-3.jpg.01ae001bcd7c692826c91b0b3a7129a1.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />
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	<span style="font-size:16px;"><strong>C'è ancora vita oltre Diana Krall</strong></span>
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	Il disco mette subito le cose in chiaro, quando nel primo brano Christian McBride spara le fondamentali a 40 Hz nello stomaco dell'ascoltatore, con pure i 32 Hz ben presenti al loro posto. Questo è uno di quei dischi che, alle mostre, passando nel corridoio lo senti suonare e devi per forza entrare in saletta, la qualità tecnica è di riferimento: estensione, dettaglio, microdinamica, trasparenza, realismo, c'è di tutto e di più.
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	Ecco quindi svelato il gioco iniziale: The Women Who Raised Me di Kandace Springs ha tutti i requisiti per diventare il nuovo disco di riferimento per gli ascolti di jazz con voce femminile. E' bella musica, di quella che piace a tutti ma non per questo priva di valore artistico, anzi. Insomma, non è un disco da demo audiofila ma è perfettamente in grado di farlo.
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	Per me un <strong>must-have</strong>, fatemi sapere la vostra.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3xwsnd9" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="81 yGi1nMTL._AC_SL500_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/81+yGi1nMTL._AC_SL500_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	Tracklist:<br />
	1. Devil May Care (Feat. Christian McBride)<br />
	2. Angel Eyes (Feat. Norah Jones)<br />
	3. I Put A Spell On You (Feat. David Sanborn)<br />
	4. Pearls (Feat. Avishai Cohen)<br />
	5. Ex-Factor (Feat. Elena Pinderhughes)<br />
	6. I Can't Make You Love Me (Feat. Avishai Cohen)<br />
	7. Gentle Rain (Feat. Chris Potter)<br />
	8. Solitude (Feat. Chris Potter)<br />
	9. The Nearness Of You<br />
	10. What Are You Doing The Rest Of Your Life<br />
	11. Killing Me Softly With His Song (Feat. Elena Pinderhughes)<br />
	12. Strange Fruit
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<p>
	- Verifica la disponibilità su <a href="https://amzn.to/3xwsnd9" rel="external nofollow">Amazon</a>
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	- Ascolta gratis su <a href="https://open.spotify.com/album/2g6J9bq2p9cRxMoBEldSEF" rel="external nofollow">OpenSpotify</a>
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<p>
	- Guarda su <a href="https://youtu.be/Ycpy2jtuoiw" rel="external nofollow">YouTube</a>
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]]></description><guid isPermaLink="false">106</guid><pubDate>Thu, 17 Jun 2021 14:30:00 +0000</pubDate></item><item><title>Magnat Transpuls 1500, diffusori da pavimento</title><link>https://melius.club/blogs/entry/93-magnat-transpuls-1500-diffusori-da-pavimento/</link><description><![CDATA[<p>
	Da circa un anno nei forum, sui social, su tutte le piattaforme che trattano del mondo hi-fi, i diffusori <strong>Transpuls 1500</strong> hanno conquistato una visibilità che nessun prodotto della casa tedesca <strong>Magnat </strong>aveva mai ottenuto prima.
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	Ho letto pareri contrastanti sul loro modo di riprodurre la musica ma tutte le discussioni sono concordi nell’affermare che il loro rapporto <strong>qualità prezzo</strong> è uno dei più alti del settore.
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	<img alt="immagine.png.ad7d2b74faca163db3993661c4643962.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="14988" data-ratio="72.61" style="width:482px;height:auto;" width="482" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_06/immagine.png.ad7d2b74faca163db3993661c4643962.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></p>

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	Spendere circa 1.000 euro e portarsi a casa questi due bestioni di diffusori, con woofer da 38 cm di diametro, due tweeter caricati a tromba, un midrange da 17 cm e ben 95 db di sensibilità è una di quelle cose che accende la libido del possesso a tutti i costi (oltremodo bassi). E infatti, questi diffusori hanno ottenuto nel nostro paese un tale successo che per comprarli è necessario mettersi in fila (molto lunga) ed attendere la consegna.
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	Da “vecchio” malato di hi-fi devo ammettere che l’esibizione di tutto questo ben di Dio ha scatenato anche in me un interesse da “ragazzino” memore di quando nella mia cameretta facevo suonare dei diffusori della Pioneer con una impostazione molto simile a quella dei Transpuls.
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	<img alt="immagine.png.53ac7b9bc1efbd038e585efb93184e3f.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="14992" data-ratio="91.21" style="height:auto;width:330px;float:left;" width="482" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_06/immagine.png.53ac7b9bc1efbd038e585efb93184e3f.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /><span style="font-size:16px;"><strong>La prova d'ascolto</strong></span>
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<p>
	Finalmente sono riuscito ad assecondare la mia curiosità e con la complicità del mio amico rivenditore Giovanni Barlaba, titolare del negozio <a href="https://www.acusticabari.it/" rel="external nofollow">Acustica</a> di Bari, prima che i bestioni fossero imballati per la consegna al felicissimo neo proprietario, ho ottenuto un paio di ore di ascolto in beata pace e solitudine. Per la prova mi sono stati messi a disposizione il lettore cd/sacd <strong>Accuphase DP700</strong> e l’amplificatore <strong>Yamaha AS 2200</strong>.
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	Sicuramente sorgente ed ampli sono di caratura sproporzionata per i diffusori in prova ma sono sempre stato dell’idea che più si dà ad un diffusore e meglio questo suonerà.
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	Ho portato con me quattro dischi, due sacd e due cd che ritengo adeguati per comprendere di che pasta sono fatti i diffusori.
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	Inizio la sessione d’ascolto con il sacd di Chie Ayado “<a href="https://amzn.to/34Fpef2" rel="external nofollow">To you</a>”. Album di solo voce e pianoforte: mi sarei aspettato da subito un suono grande, affetto da gigantismo e <strong>invece no</strong>. Tutto è come deve essere anche se, <strong>nonostante</strong> il diametro del woofer, manchi un pizzico di corpo sul basso e le alte mi sembrino più arretrate del mio riferimento.
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	<img alt="immagine.png.0ccdf8a87de6b3cc23e5efd6537f7775.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="14990" data-ratio="74.55" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="482" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_06/immagine.png.0ccdf8a87de6b3cc23e5efd6537f7775.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" />Secondo disco: "<a href="https://amzn.to/3wQvqge" rel="external nofollow">Joy and Pain</a>" di Mighty Sam Mcclain, album che amo alla follia. Bellissimo l’<strong>impatto live</strong> che donano le Transpuls. Porto il volume dello Yamaha a pressione acustica da arresto immediato e inizio a divertirmi.
</p>

<p>
	Mi resta sempre però l’impressione di una certa leggerezza nel basso (più che altro una mancanza di adeguata articolazione) che rende il suono un po' asciutto. Mi sarei atteso anche più “<strong>groove</strong>” nel suono dell’Hammond e la voce del bluesman resta un filo meno possente di quello che dovrebbe essere.
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	Passo al mio album di rock da prove preferito: "<a href="https://amzn.to/3uJi6ZF" rel="external nofollow">Black Holes and Revelations</a>" dei Muse. Altro disco da puro divertimento. Ampli a palla e sensazione da concerto live. Qui il basso esce alla grande, anche ben articolato e il punch delle percussioni e il giro del basso te lo senti nello stomaco. Anche qui mi resta la strana sensazione che i medioalti restino un tantino indietro, come se in Magnat abbiano impostato il crossover dei diffusori per non renderli stridenti, facendoli però suonare meno trasparenti ed un filo “troppo educati” rispetto alla necessità.
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3fIe5An" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="81DaAtf5PmL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/81DaAtf5PmL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Quarto ed ultimo disco, completamente diverso dai precedenti, utilizzato per testare la timbrica del diffusore.
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<p>
	Mi riferisco al sacd della Chandos, il <a href="https://amzn.to/3fIe5An" rel="external nofollow">concerto per violino ed orchestra</a> di Sibelius. Buona articolazione del suono del violino e buona riproposizione del pieno orchestrale con un minimo di perdita di intellegibilità nei passaggi più complessi. Direi prova superata con un 6+.
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	<span style="font-size:16px;"><strong>Tiriamo le somme</strong></span>
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	Quarant'anni di “audiofilia” non mi hanno fatto dimenticare come e cosa ascoltavo negli anni '70 e '80. Questi diffusori hanno un suono sano e <strong>divertente</strong>. Assolutamente consigliati per un primo impianto da novizi (ma con un robusto ampli alle spalle) per godere dell’emozione dell’ascolto della musica tellurico e da pelle d’oca, oppure per una casa al mare per poter organizzare serate musicali con gli amici e coinvolgere tutto il vicinato.
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	Il loro rapporto qualità prezzo è talmente elevato da far passare in secondo piano le pecche rilevate. Chi compra questo diffusore non potrà mai ottenere la riproduzione olografica dello stage, né la massima articolazione in basso ed in alto, così come la trasparenza a cui siamo abituati. Questo diffusore nasce per stupire con il suo impatto visivo ed acustico, nasce per far <strong>emozionare</strong> senza le paturnie audiofile.
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	Avete spazio a disposizione? Avete un “vecchio” ampli SAE da 200 e passa<img alt="immagine.png.4df302f5348c7806f87e07a8bdb6436d.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="14989" data-ratio="74.85" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="482" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_06/immagine.png.4df302f5348c7806f87e07a8bdb6436d.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /> watt? Volete divertirvi senza svenarvi o volete fare un bel regalo per vostro nipote/figlio? Questo è il regalo perfetto. Buon divertimento!
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	<em>di Vincenzo Traversa</em>
</p>]]></description><guid isPermaLink="false">93</guid><pubDate>Tue, 01 Jun 2021 21:23:00 +0000</pubDate></item><item><title>Ecco i dischi che avete consigliato in 10 anni, prima parte</title><link>https://melius.club/blogs/entry/59-ecco-i-dischi-che-avete-consigliato-in-10-anni-prima-parte/</link><description><![CDATA[<p>
	Uno dei più graditi argomenti di discussione della Music Room del Club è stato il lavoro di ricerca archivistica sui dischi più e meglio consigliati in passato dai membri della nostra community, un topic con oltre 200 mila visualizzazioni. Quindi ho pensato di raccogliere e organizzare quei preziosi dati in una pubblicazione a puntate divise per genere musicale, i dischi sono elencati in ordine casuale, non è una classifica. Le segnalazioni riguardano opere che sommano il valore artistico con quello tecnico della registrazione, non che il web sia avaro di questi suggerimenti ma questi sono i <strong>nostri</strong> suggerimenti. Un'ultima nota, questi suggerimenti sono stati dati nell'arco di diversi anni, è possibile che alcune edizioni non siano più disponibili se non come usato, oppure che siano state superate da edizioni più aggiornate e preferibili. Quindi vi raccomando di non far mancare nei commenti i vostri suggerimenti. Buona lettura e buoni ascolti!
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Kind of Blue - Miles Davis</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3ebSiQD" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="81CP1j-zprL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/81CP1j-zprL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Per questo disco fu convocata Davis una formazione all stars, oltre Miles Davis alla tromba, Julian "Cannonball" Adderley – alto saxophone, John Coltrane – tenor saxophone, Bill Evans – piano, Wynton Kelly – piano, Paul Chambers – double bass, Jimmy Cobb – drums.
</p>

<p>
	Kind of Blue fu registrato in due sessioni allo studio della Columbia Records situato sulla 30ª strada a New York; il 2 marzo furono incise le tracce So What, Freddie Freeloader, e Blue in Green, che costituiscono la facciata A dell'LP originale, e il 22 aprile Flamenco Sketches, e All Blues, la seconda facciata del disco. La produzione fu curata da Teo Macero, che aveva già prodotto i precedenti due album di Davis, e da Irving Townsend. Per il disco non vennero fatte prove e i pezzi da registrare erano tutti nuovi. Come descritto nelle note di copertina originali dell'album dal pianista Bill Evans, Davis distribuì alla band solo dei bozzetti di linee melodiche sulle quali improvvisare. Una volta che i musicisti furono riuniti, Davis diede loro brevi istruzioni per ogni pezzo e quindi si preparò a registrare il sestetto in studio. I risultati di questo procedimento furono poi considerati - quasi unanimemente - eccezionali. Da questo fatto, e dalle note di copertina di Evans, nacque la leggenda secondo la quale tutti i brani dell'album sono "prime esecuzioni assolute".  (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kind_of_Blue" rel="external nofollow">Wikipedia</a>)
</p>

<p>
	Le stampe di Kind of Blue sono sterminate, è pur sempre il disco più venduto della storia del jazz. Qui quelle canoniche.
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</p>

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	- Columbia Classic Records, CS 8163, Stereo, 200 Gr Quiex SV-P, Bernie Grundman Mastering [<a href="https://amzn.to/3ebSiQD" rel="external nofollow">ASIN: B0018C4RNK</a>] 
</p>

<p>
	- MFSL, 45rpm 180g 2LP Sku: MFSL2-45-011 [<a href="https://amzn.to/33bFLXf" rel="external nofollow">ASIN: B00AUBNI12</a>]
</p>

<p>
	- Columbia Legacy, 88697680571, Masterizzato da Kevin Gray, Cohearent Audio, RTI [<a href="https://amzn.to/3u8PARw" rel="external nofollow">ASIN: B0041TM5OU</a>]
</p>

<p>
	- Doppio vinile stereo e mono [<a href="https://amzn.to/3nF3xUO" rel="external nofollow">ASIN: B006QR28HE</a>]
</p>

<p>
	- Sony Japan, SICP-30216, remastering Blu-spec CD2 [<a href="https://amzn.to/33qzg2Q" rel="external nofollow">ASIN: B00D1B8R9G</a>]
</p>

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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Coward of the County - Ginger Baker and the DJQ2O</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3r7yaTc" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="51QZUO2rwpL._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51QZUO2rwpL._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Considerato uno dei migliori album jazz degli anni '90, è suonato da un quintetto con Baker alla batteria e il Denver Jazz Quintet-To-Octet (DJQ2O), Ron Miles alla tromba, Fred Hess al tenore, Artie Moore al basso ed Eric Gunnison al pianoforte. Ma poi si estende in un ottetto con Shamie Royson all'organo, Todd Ayers alla chitarra e Glenn Taylor al pedal steel.<br />
	Ginger Baker, dopo Cream e Blind Faith, nei primi anni Ottanta, si trasferì in Italia dove si diede alla coltivazione dell'olivo. Nel 1986 ritornò sulla scena musicale con alcune interessanti collaborazioni con le quali si avvicinò gradualmente al jazz fino ad arrivare, alla fine degli anno '90 a questo disco che comprende l'essenza del blues, del jazz e del rock. Definito "Swinging, driving, rocking, pastoso, intenso, melodico, bello". A differenza di gran parte del jazz di oggi, che sembra un rimaneggiamento del passato, questo CD ha un'atmosfera totalmente moderna pur rimanendo saldamente radicato nella tradizione dell'improvvisazione. Una buona parte del merito di questo album va a Ron Miles, un trombettista e arrangiatore dotato che ha scritto la maggior parte dei brani. Coward of the County è stato registrato dal vivo in studio da Danny Kopelson, direttamente in due tracce al Colorado Sound Recording Studios di Denver, il 26 e 27 settembre 1998. La registrazione è universalmente apprezzata per la dimensionalità dell'immagine, ovvero la sensazione di essere in grado di camminare intorno e dietro i musicisti.
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	[<a href="https://amzn.to/3r7yaTc" rel="external nofollow">Atlantic - ASIN: B00000IFW7</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Time Out! - Dave Brubeck</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3t6Lt7e" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="81Gx5YJiYgL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/81Gx5YJiYgL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	L'album nacque come un esperimento utilizzando stili musicali che Dave Brubeck, pianista di San Francisco, scoprì all'estero durante un tour in Eurasia sponsorizzato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.<br />
	Con Time Out Brubeck si propose l'obiettivo di sovvertire le strutture stereotipate del jazz, introducendo i tempi dispari, insoliti in quel periodo. Egli applica inoltre, con successo ed originalità, alcune forme musicali della musica classica al jazz, come le fughe ed i rondò.<br />
	Dal celeberrimo 5/4 di Take Five, che avrebbe dovuto essere originariamente un assolo di batteria di Joe Morello, al 9/8 di Blue Rondò à la Turk, ispirato dal movimento di Mozart Rondò alla turca della sua sonata per pianoforte n. 11 e dai temi dello zeybeği, della tradizione turca, passando per il doppio valzer (Kathy's Waltz) ed episodici sprazzi di 4/4, in Strange Meadow Lark.<br />
	Con Time Out il gruppo ha introdotto l'arte astratta nelle copertine degli LP jazz. Neil Fujita firma, infatti, l'immagine che appare sull'album. Blue Rondò à la Turk insieme a Take Five fu presentato su un 45 giri ricevendo recensioni negative dalla critica, ma nonostante ciò, in brevissimo tempo superò il milione di copie vendute, primo caso nella storia discografica del jazz. Formazione: Dave Brubeck - piano, Paul Desmond - alto saxophone, Joe Morello - drums, Gene Wright - bass. Time Out fu pubblicato per la prima volta il 14 dicembre 1959 come LP mono (CL1397), nel 1984 come CD (CK8192), nel 1987 come HDCD (CK65122), nel 1999 come SACD multicanale (CS65122). Le edizioni sono comunque decine e ciascuno avrà la sua preferita, tra le più recenti e interessanti c'è quella della solita, infallibile, Analogue Productions masterizzata da Bernie Grundman uscita nel 2012 (cod. APJ 8192-45).
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3evTL4H" rel="external nofollow">Columbia Legacy - ASIN: B000024F6I</a>]
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	- Vinile colorato DMM [<a href="https://amzn.to/3exZy9y" rel="external nofollow">20th Century - ASIN: B08DQJF2GF</a>]
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	- Vinile 200 gr [<a href="https://amzn.to/3twbdu6" rel="external nofollow">Analogue Productions - ASIN: B017EUBVYC</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Haruka - Gaia Cuatro Feat. Paolo Fresu</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2PKydrm" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="61kCTaS7qoL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="width:330px;height:auto;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/61kCTaS7qoL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Gaia Cuatro è un quartetto per metà argentino e per metà giapponese, nel quale ognuno dei musicisti porta una qualche eredità musicale dalla propria terra. I due argentini e i due giapponesi si sono incontrati casualmente a Parigi nel 2003, gli uni affascinati dalle caratteristiche opposte degli altri, e hanno pensato bene di lasciarsi contaminare vicendevolmente.
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	Sono i giapponesi Aska Kaneko, violinista, e Tomohiro Yahiro, percussionista, e gli argentini Gerardo di Giusto, pianista, e Carlos “El Tero” Buschini, bassista. Da una parte l’Argentina, un Paese che non è solo tango, ma che ha alle spalle una colorata varietà di ritmi tradizionali dalle appassionate armonie, in cui la poesia si fonde con la musica. Dall’altra il Giappone, dove la tradizione è estetica, eleganza, dove le forme sono ben definite e delicate, il tempo è rarefatto e la calma regna sovrana. Il dialogo che nasce tra i musicisti di questo quartetto è un caleidoscopio di colori ed emozioni.
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	Le composizioni, tutte originali, esprimono maturità e spontaneità allo stesso tempo.  Haruka è ulteriormente impreziosito dalla straordinaria partecipazione di Paolo Fresu che aggiunge una ulteriore nota di classe ed espressività. Pubblicato anche su vinile in sole 500 copie numerate.
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	[<a href="https://amzn.to/2PKydrm" rel="external nofollow">Abeat - ASIN : B0041KV3NS</a>]<br />
	 
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Motion Poet - Peter Erskine</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2QmoYxj" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="41QC20DW08L._AC_.jpg" class="ipsImage ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-ratio="99.67" height="300" style="height:auto;width:301px;float:left;" width="301" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/41QC20DW08L._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Peter Erskine è un batterista jazz statunitense che ha iniziato a suonare la batteria all'età di quattro anni. La sua carriera professionale è iniziata nel 1972 quando è entrato a far parte della Stan Kenton Orchestra. Dopo tre anni con Kenton è entrato a far parte di Maynard Ferguson per due anni. Nel 1978 è entrato a far parte di Weather Report, unendosi a Jaco Pastorius per formare una formidabile sezione ritmica. Dopo quattro anni e cinque album con Weather Report è entrato a far parte di Steps Ahead. Vanta collaborazioni con orchestre come la BBC Sympony Orchestra, la Ensemble Modern London Symphony, la L.A. Philharmonic, Joni Mitchell, gli Yellowjackets, ma anche Diana Krall, Chick Corea, Pino Daniele, Rita Marcotulli, Pat Metheny, Mike Stern, e John Scofield.
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	Con Motion Poet, Erskin si propone di realizzare un'opera insolita e ambiziosa, coadiuvato da uno stuolo di noti e grandi musicisti, ne vien fuori un pregevole album di fusion.
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	Registrato in PCM e mixato tra il 25 aprile e il primo maggio 1988 a New York, poi masterizzato da Toshihiko Takahashi presso il Nippon Columbia Studio e pubblicato da Denon col numero di catalogo CY-72582.
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	[<a href="https://amzn.to/2QmoYxj" rel="external nofollow">Denon PCM Digital - ASIN: B0000034R2</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Maiden Voyage - Herbie Hancock</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2RgqMsq" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="51xKt9V-sHL._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51xKt9V-sHL._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Maiden Voyage (viaggio inaugurale) è il quinto album discografico del musicista jazz statunitense Herbie Hancock, pubblicato dalla casa discografica Blue Note Records nel febbraio del 1966. Quando ha registrato questo disco, Hancock era stato nel Miles Davis Quintet per diversi anni, un'esperienza che lui, il bassista Ron Carter e il batterista Tony Williams, hanno descritto come trasformativa. Il quintetto suona una selezione di cinque originali di Hancock, molti dei quali sono semplicemente superbe vetrine per gli assoli provocatori e imprevedibili, le trame tonali e le armonie del gruppo. L'opera trae ispirazione da un tema non proprio tipico della musica jazz: il mare. “Il mare ha spesso stimolato l'immaginazione di menti creative coinvolte in tutte le sfere dell'arte. Esiste ancora un elemento di mistero che circonda il mare e le creature acquatiche viventi che gli conferiscono la sua essenza vitale. Atlantide, il Mar dei Sargassi, i serpenti giganti e le sirene sono solo alcuni dei tanti misteri folcloristici che si sono evoluti attraverso le esperienze dell'uomo con il mare. Questa musica tenta di catturare la sua vastità e maestosità, lo splendore di una nave marittima nel suo viaggio inaugurale, la graziosa bellezza dei giocosi delfini, la costante lotta per la sopravvivenza anche delle più piccole creature marine e il terrificante potere distruttivo del uragano, nemesi dei marinai", scrive Herbie Hancock nelle note del disco. <br />
	La formazione comprende: Herbie Hancock - piano, Freddie Hubbard - tromba, George Coleman - sassofono tenore, Ron Carter - contrabbasso, Anthony Williams - batteria. Registrazioni effettuate il 17 marzo 1965 al Van Gelder Studio di Englewood Cliffs, New Jersey, Stati Uniti, con Rudy Van Gelder ingegnere delle registrazioni, mentre Michael Cuscuna è il produttore della riedizione su CD.
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	Analogue Production lo ha rilasciato su Hybrid SACD CBNJ84195SA (2011) e vinile AP-84195 (2010 e 2013)... beato chi li tova.
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	- CD remaster 1999 [Universal Music - ASIN: B00000IL29]
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	- Japan LTD CD - QIAG-16004 [<a href="https://amzn.to/3xEOpeT" rel="external nofollow">Toshiba-EMI Japan - ASIN: B007HQN9JO</a>]
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/2RgqMsq" rel="external nofollow">Blue Note - ASIN: B00IE6SR1G</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Love Letter - Roy Haynes</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2R3YNvR" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="51IKe-qmYYL._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51IKe-qmYYL._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Roy Haynes è uno dei più registrati, originali e longevi batteristi della scena jazz. Iniziò la sua carriera professionale nel 1945 e fu nel gruppo di Lester Young dal 1947 al 1949.
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	Nel corso degli anni cinquanta, Haynes inanellò una serie di importanti collaborazioni, lavorando con Charlie Parker (1949-1952), Bud Powell, Stan Getz, Sarah Vaughan (1953-1958), Thelonious Monk, Lennie Tristano, Miles Davis, Chick Corea. <br />
	Love Letter è un insieme di standard eseguito da una formazione stellare e ognuno conferisce alla musica la propria impronta: Roy Haynes - batteria, Kenny Barron - pianoforte, Dave Holland - basso, Dave Kikoski - pianoforte, Christian McBride - basso, Joshua Redman - sassofono tenore, John Scofield - chitarra.
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	Registrato il 23 e 24 maggio del 2002 da David Baker agli Avatar Studios e masterizzato da Koji Suzuki, la qualità del suono è tra le migliori disponibili.
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	Prezzi pazzi su questo CD, alti e bassi, non fermatevi alla prima offerta.
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	[<a href="https://amzn.to/2R3YNvR" rel="external nofollow">Video Delta - ASIN: B00AQ3ER8M</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Star Tracks - The Yuri Honing Trio</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/39UtMBh" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="51r4X0IJwAL._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="99.40" height="495" style="height:auto;width:330px;" width="498" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51r4X0IJwAL._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Lo Yuri Honing Trio (Yuri Honing - sax tenore, Tony Overwater - basso, Joost Lijbaart - drums) raggiunse il successo internazionale nel 1996 con l'uscita di Star Tracks. L'album è un'antologia di musica pop europea del periodo 1974-1995 dove l'essenza dell'arte dell'improvvisazione viene riscoperta prendendo la musica popolare contemporanea come punto di partenza. Particolarmente notevole è la versione di "Walking on the Moon".<br />
	Realizzato senza pretese di particolare qualità audio, in uno studio di registrazione relativamente economico senza molta attrezzatura e tempo limitato per effettuare la registrazione, il risultato finale è stato un prodotto dalla qualità sonora inaspettatamente buona, tanto da farne uno dei dischi preferiti degli audiofili.
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	Registrato il 15 e 16 luglio 1996 all'Energy Studio di Mariaheide nei Paesi Bassi e masterizzato da Sander van der Heide con la collaborazione del sound engineer Harry van Dalen. E' stato prodotto in poche copie da una piccola etichetta ma è ricercato dagli audiofili di tutto il mondo, ne consegue che è attualmente introvabile. Vi raccomando di non strapagare qualche usato che spunta ogni tanto, anche perché i file sono disponibili in streaming e all'acquisto.
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	[<a href="https://amzn.to/39UtMBh" rel="external nofollow">Via Efa - ASIN: B000024PVI</a>]<br />
	 
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>I Remember Duke, Hoagy &amp; Strayhorn - Ahmad Jamal</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3fjIogX" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71cSbxS58SL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="99.39" height="328" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71cSbxS58SL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>"Non c'è dubbio che Ahmad Jamal sia stato uno dei pianisti più audaci e influenti del jazz. La sua uscita "I Remember Duke, Hoagy &amp; Strayhorn", trasmette una sensazione di sentimento e nostalgia maggiore di quanto ci si aspetterebbe da lui. Ma considerando la natura di questa registrazione - un affettuoso ricordo di Duke Ellington, Hoagy Carmichael e Billy Strayhorn- il tenero lirismo e il tono caldo delle esecuzioni sembrano appropriati. Allo stesso tempo, Jamal porta in molte di queste tracce una raffinatezza armonica e una capacità di sviluppare materiale che pochi pianisti potrebbero eguagliare. L'intelligenza con cui fonde vari temi di Ellington in "I Got It Bad", i sorprendenti cambi di accordo che apporta a "In a Sentimental Mood" e il modo intricato in cui elabora i temi in 'Chelsea Bridge' fanno consigliare questo disco senza riserve". (Howard Reich, Chicago Tribune). La formazione: Ahmad Jamal - piano, Ephriam Wolfolk - basso, Arti Dixson - drums.<br />
	Pubblicato da Telarc (CD-83339), registrato ai Clinton Studios di New York nel giugno 1994, engineer Jack Renner, è stato masterizzato su vetro con tecnologia Sony DADC. Con la tecnologia DADC le informazioni vengono copiate su uno speciale
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	rivestimento chimico deposto su un blocco circolare di vetro. Il glass master viene lucidato fino a renderlo ultra liscio poiché anche i graffi microscopici possono influire sulla qualità dei CD prodotti. La masterizzazione del vetro viene eseguita in una camera bianca di Classe 100 (10 volte più pulita di una sala operatoria).
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	[<a href="https://amzn.to/3fjIogX" rel="external nofollow">Telarc - ASIN: B000003D41</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>East! - Pat Martino</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3vKfhrS" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71VHRgDOHbL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="103.45" height="330" style="height:auto;width:319px;" width="319" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71VHRgDOHbL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Pat Martino, chitarrista jazz statunitense di origini italiane, è noto per la velocità e per la grande padronanza dello strumento ed è considerato da molti uno dei migliori chitarristi jazz di sempre. Nel 1980, purtroppo, un aneurisma cerebrale gli è quasi fatale. L'operazione che ne consegue provoca in Pat una forte amnesia, tanto da non riuscire a riconoscere, in un primo momento, nemmeno i propri genitori. Perde anche ogni ricordo legato alla chitarra e alla sua carriera musicale. Grazie all'aiuto degli amici, all'ausilio del computer e all'ascolto dei suoi vecchi dischi Pat riesce a compiere una incredibile riabilitazione "imparando" di nuovo a suonare la chitarra. L'album del 1987 The Return segna il suo ritorno alla musica. Tuttora Pat continua a suonare e a fare tournée in tutto il mondo. <br />
	La formazione in questo disco è: Pat Martino – chitarra, Eddie Green – piano, Ben Tucker – basso, Lenny McBrowne – drums.<br />
	Chiariamo subito che East! non ha assolutamente nulla a che fare con l'Estremo Oriente o il Buddismo, è grande hard-bop suonato da uno dei giganti della chitarra, uno degli album di chitarra jazz essenziali. In questo disco le linee, il fraseggio, lo swing e persino il tono di Martino sono unici nel linguaggio del jazz. Registrato a New York da Richard Alderson nel gennaio 1968, l'incisione ha il sound di un jazz club di quegli anni ma allo stesso tempo è nitida, estesa, dinamica, silenziosa. Rimasterizzato SACD/CD per MFSL da Sean R. Britton nel 2006, con eccellenti risultati.
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	- [<a href="https://amzn.to/350A1zL" rel="external nofollow">Prestige OJC - ASIN : B000000YE0</a>]
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	- [<a href="https://amzn.to/3vKfhrS" rel="external nofollow">Mobile Fidelity - ASIN: B000GPP572</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Hope - Hugh Masekela</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3xTGXMY" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="61ZQA0xBhmL._AC_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="500" style="height:auto;width:330px;" width="500" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/61ZQA0xBhmL._AC_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Hope è un album dal vivo di Hugh Masekela, trombettista di origini sudafricane. Intorno al Duemila, la Burmester ha prodotto una compilation su CD da utilizzare come strumento di promozione e dimostrazione dei propri impianti stereo. Una notevole traccia di 10 minuti di quel disco era Stimela di Hugh Masekela: realismo, spazio e profondità sono sbalorditivi, i dettagli sconcertanti. Così Masekela si è diffuso viralmente nei circoli audiofili, ma - attenzione - non si tratta della tipica musica da demo audiofila. Questa era la prima volta che Masekela suonava con una band tutta africana in circa trent'anni, un concerto al Blues Alley di Washington DC nel 1993, registrato e poi pubblicato per la prima volta su CD standard nel 2004. Le canzoni di Hope vogliono trasmettere un messaggio di speranza alle nuove generazioni prendendo spunto dalle varie vicissitudini che hanno attraversato le vite di questi musicisti, si estendono per un periodo di quasi cinquant'anni e diversi paesi e compositori. Da una melodia incantatrice della township di Alessandria, "Languta", che Masekela apprese nel 1947, a un pezzo abbastanza ordinario scritto dal tastierista Themba Mkhize nel 1993, "Until When". "Abangoma" rievoca la prima fusione di musica africana e jazz che Masekela stava riproducendo nel 1966. Stimela (The Coal Train), inizia con una commovente narrazione sui terribili sentimenti provati dai minatori che lavoravano vicino a Johannesburg quando sentivano il fischio del treno del carbone che li avrebbe portati dai loro vari insediamenti a una vita miserabile e pericolosa sotto terra nelle miniere.<br />
	Disponibile su CD, il pezzo forte è sicuramente il doppio vinile a 45 giri della Analogue Productions masterizzato da Kevin Gray e stampato alla QRP. Il mix originale di alta qualità e il consueto eccelso mastering di Analogue Productions hanno prodotto un suono molto trasparente e di grande impatto.
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	- CD  [<a href="https://amzn.to/2R6ttNc" rel="external nofollow">Triloka - ASIN: B00005YUFK</a>]<br />
	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3xTGXMY" rel="external nofollow">Analogue Productions - ASIN: B0009Z10MS</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Concorde - The Modern Jazz Quartet</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/33f9Ogt" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71Wk4zoOLLL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71Wk4zoOLLL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Concorde è il primo disco del Modern Jazz Quartet concepito fin dall'inizio come un LP, dopo aver pubblicato EP per diversi anni. Oltre ad essere uno dei primi LP in assoluto della storia del jazz, è un disco che ha spinto in avanti il jazz segnando l'inizio di un periodo che sarebbe diventata l'età dell'oro per il jazz moderno.<br />
	L'intero album si mantiene su livelli eccelsi, sia nei momenti di swing che nei momenti più introspettivi, tra gli standard popolari rielaborati e le selezioni di Gershwin, si ha una visione approfondita del funzionamento interno del MJQ e delle loro capacità collettive di improvvisare con uno scopo, piuttosto che semplicemente combinare assoli. Il brano che dà il nome all'album, "Concorde", è stato scritto da Lewis come una fuga, una composizione che mette in mostra la tecnica contrappuntistica del MJQ, d'altra parte Bach ha sempre influenzato Lewis, per il fraseggio e il senso ritmico, anche se ci sono molti aspetti, come ad esempio la fuga, che invece sembravano incompatibili con l’improvvisazione.
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	La formazione è composta da: John Lewis - piano, Milt Jackson - vibrafono, Percy Heath - basso, Connie Kay - drums. Il disco fu registrato il due luglio 1955 al Van Gelder Studio, e pubblicato per la prima volta quell'anno come LP, Prestige codice 7005. I dischi della Prestige avevano già allora un suono brillante e vibrante e infatti quelle edizioni sono tuttora molto apprezzate e ricercate, l'album è stato ristampato su CD nel 2008 come parte della collezione Rudy Van Gelder Remasters. Sempre del 2008 è l'edizione giapponese su SHM-CD DSD. Nel 2014 viene ripubblicato su vinile in edizione limitata per commemorare il 65mo anniversario della Prestige ed i 90 anni di Rudy Van Gelder con codice OJCLP002.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/33f9Ogt" rel="external nofollow">Prestige RVG - ASIN: B001AHIW9I</a>]<br />
	- SHM-CD DSD [<a href="https://amzn.to/3tlhd8Z" rel="external nofollow">Vidol - ASIN: B001NGSM82</a>]<br />
	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3nYrd6M" rel="external nofollow">OJC-ASIN : B000000XZT</a>]
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<ul><li>
		<strong><span style="font-size:16px;">Arigato - Hank Jones Trio</span></strong>
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3vSXkaU" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="91QWdWbwKML._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/91QWdWbwKML._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Hank Jones ha la reputazione di essere uno dei pianisti più flessibili e dinamici del genere jazz (per inciso è anche il pianista che ha accompagnato Marilyn Monroe quando cantò "Happy Birthday" a JFK). Il suo modo di suonare in Arigato ne è un fantastico esempio e offre all'ascoltatore una visione del talento senza pari di Jones. Le presenze di Ronnie Bedford alla batteria, Jay Leonhart e Richard Davis  al basso e Ray Rivera alla chitarra, aiutano a completare questa fantastica registrazione del 1976.<br />
	Registrato al Downtown Sound Studio di New York da Fred Miller, pubblicato su vinile da Progressive Records in Occidente (cod. 7004) e da Teichiku Records in Giappone. Nel 1989 è stato ripubblicato su CD da Progressive (cod. PCD-70049, infine l'album è stato rimasterizzato per vinile nel 2018 alla Infrasonic Mastering per ORG Music e stampato su vinile di livello audiofilo alla Pallas in Germania.
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	ORG sta facendo un lavoro meritorio nel preservare incisioni storiche, le loro ristampe delle incisioni degli anni Settanta sono fedeli alla registrazione originale e tuttavia presentano più nitidezza e calore rispetto alle stampe originali.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3vSXkaU" rel="external nofollow">Vidb1 - ASIN: B000001DDM</a>]<br />
	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3hdajQn" rel="external nofollow">Warner - ASIN: B07GJG4QR2</a>]<br />
	 
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Malia - Napoli 1950-1960 - Massimo Ranieri</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2RFLG44" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71uhTFtK8lL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71uhTFtK8lL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Un album di canzoni napoletane del secondo dopoguerra nel quale Ranieri contamina la musica popolare napoletana con elementi jazz. Massimo Ranieri, artista sempre più maturo e poliedrico, è accompagnato da Enrico Rava (tromba e flicorno), Stefano Di Battista (sax alto e sax soprano), Rita Marcotulli (pianoforte), Stefano Bagnoli (batteria) e Riccardo Fioravanti (contrabbasso). Ad orchestrare il tutto  Mauro Pagani che davvero non ha bisogno di presentazioni e che ha prodotto l'intero album.<br />
	Il termine Malìa – magia, incantesimo, fascino, seduzione – che dà il titolo al disco e che racchiude nel suo antico significato il senso stesso dell’intero progetto, è scaturito dal  testo di “Te Voglio Bene Tanto Tanto” contenuto nel disco.<br />
	Questo disco è un viaggio verso un incantesimo. È una sorprendente avventura musicale in un tempo magico delle canzoni napoletane, quando tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta quelle melodie già universali si riempirono improvvisamente di estate e di erotismo, di notti e di lune. E si vestirono di un fascino elegante e internazionale. È l’inconfondibile Napoli “caprese”, che diventò in un baleno attraente, seducente, prestigiosa e sexy come una stella del cinema. E che è diventata una immortale Malìa, come suggerisce una parola nascosta tra i testi delle canzoni. Nel 2016 è uscito <a href="https://amzn.to/33s22jO" rel="external nofollow">Malia parte seconda</a>.<br />
	Registrato e missato da Giuseppe Salvadori, con la grande qualità audio comune ai lavori di Massimo Ranieri già da molti anni, è uscito sia in CD che in vinile (questo ormai introvabile).
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	- CD [<a href="https://amzn.to/2RFLG44" rel="external nofollow">Sony - ASIN: B015CSMDNG</a>]<br />
	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3bawNhc" rel="external nofollow">Sony - ASIN: B015CSMDRM</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Mood Swing - Joshua Redman</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/3rgMWqR" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71clgAUNFQL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71clgAUNFQL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>MoodSwing è un album in studio del 1994 del sassofonista jazz americano Joshua Redman. I compagni di band di Redman qui sono il batterista Brian Blade, il bassista Christian McBride e il pianista Brad Mehldau. MoodSwing è stata la terza registrazione di Redman come leader della band e la sua prima composta esclusivamente da una bellissima collezione di originali di Redman. MoodSwing, ha sorpreso il mondo del jazz rivelando un giovane Joshua Redman conservatore e tradizionale. Il giovane (a quel tempo) sassofonista ha infatti cercato in questo disco di cambiare quella che credeva essere la percezione pubblica del jazz: una forma di musica in gran parte accademica ed eccessivamente intellettualizzata priva dei temi emotivi che guidano altri generi. MoodSwing offre un racconto comunicativo e ispirato della diversità emotiva, per recuperare la parte di pubblico che il jazz ha perso per strada per la sua frequente inaccessibilità.<br />
	L'album fu registrato e missato nel marzo '94 da James Farber al Power Station di New York, poi masterizzato da Greg Calbi e Scott Hull, per poi essere pubblicato in CD e Compact Cassette da Warner Bros. L'album è stato pubblicato in vinile doppio nel 2009 da Nonesuch (cod. 45643-1) e ristampato nel 2021.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/3rgMWqR" rel="external nofollow">Warner Bros - ASIN: B000002MS1</a>]
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/3uydLsL" rel="external nofollow">Nonesuch - ASIN: B0026T4RM0</a>]
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<ul><li>
		<span style="font-size:16px;"><strong>Distance - Martin Tingvall</strong></span>
	</li>
</ul><p>
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/33qq6U7" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="71DLtgM8MWL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/71DLtgM8MWL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Per questo suo album di piano solista, il pianista svedese Martin Tingvall si è recato in Islanda per raccogliere idee e trarre ispirazione, con l'ambizioso proposito di annullare con la musica la distanza che attualmente divide gli esseri umani che oramai comunicano solo attraverso i social, perdendo così qualsivoglia contatto umano.
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<p>
	‟Ho fatto un viaggio in Islanda – racconta Martin – alla ricerca di distanza e sono stato ricompensato con un sacco d’ispirazione per la musica di quest’album: è una terra che dà una prospettiva completamente nuova. E a dispetto o forse proprio a causa delle enormi distanze presenti, ho avuto la sensazione che ci fosse molta più intimità e vicinanza fra le persone. Uno spazio lontano dalla vita frenetica di tutti i giorni, una breve pausa, un po’ di distanza, pace, quiete e tempo per nuove prospettive”.
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	Distance è un album di musica contemporanea post-fusion pubblicato nel 2015 su CD, su vinile e su cassetta.
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	- CD [<a href="https://amzn.to/31HeIlb" rel="external nofollow">Skip - ASIN : B00YWCB1A0</a>]
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	- Vinile [<a href="https://amzn.to/33qq6U7" rel="external nofollow">Skip - ASIN: B00ZGUI4E8</a>]
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<ul><li>
		<strong>The Gathering - Geri Allen</strong>
	</li>
</ul><p>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_left" href="https://amzn.to/2Q9s8Vu" rel="external nofollow" style="float:left;"><img alt="91qKH21XrvL._AC_SL330_.jpg" class="ipsImage" data-ratio="100.00" height="330" style="height:auto;width:330px;" width="330" data-src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/91qKH21XrvL._AC_SL330_.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Allmusic ha assegnato 4 stelle a questo molto piacevole album di brani composti dalla stessa Allen, affermando: "Per quanto completa e ben realizzata, come molte delle registrazioni di Allen, questa mostra tutte le sue immense potenzialità che vengono alla luce allo stesso tempo. È musica perfettamente programmata, perfettamente eseguita che ha una qualità ammaliante nel complesso , ma abbastanza forza, innovazione e stile per classificarla in alto tra i suoi migliori progetti e viene altamente raccomandata". JazzTimes ha scritto: "Man mano che le opportunità aumentano e la sua esperienza nella musica si amplia, diventa ancora più chiaro che Geri Allen è uno dei nostri musicisti jazz di maggior talento. Per la sua prima sessione di Verve, l'attenzione compositiva della signora Allen è acuta. Chiaro, molto riflessivo e, a volte, piuttosto introspettivo".<br />
	La registrazione è di una qualità stratosferica, con una nitidezza ed una estensione in grado di mettere a dura prova qualsiasi impianto, con un'ottima resa anche in cuffia... hardware permettendo.<br />
	Produttore Teo Macero, registrato, missato e masterizzato da Glen Kolotkin al Sorcerer Sound di New York. Pubblicato dalla Verve come CD digipak nel 1998 con codice 557 614-2, EAN: 0731455761429. Fuori catalogo ma si riesce ancora a trovare a prezzi modici.
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	[<a href="https://amzn.to/2Q9s8Vu" rel="external nofollow">Verve - ASIN: B000009QU2</a>]
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	[<a href="https://melius.club/blogs/entry/83-ecco-i-dischi-che-avete-consigliato-in-10-anni-seconda-parte/" rel="">fai clic qui per leggere la seconda parte</a>]
</p>

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	<span style="font-size:10px;">In copertina: music photo created by freepik - www.freepik.com</span>
</p>]]></description><guid isPermaLink="false">59</guid><pubDate>Sun, 09 May 2021 09:40:00 +0000</pubDate></item><item><title>Michell GyroDec: la messa a punto delle molle</title><link>https://melius.club/blogs/entry/30-michell-gyrodec-la-messa-a-punto-delle-molle/</link><description><![CDATA[<p>
	 
</p>

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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileext="jpg" data-fileid="4880" href="https://melius.club/uploads/monthly_2021_04/Gyrodec-1.jpg.d3aa52c808c45da654f296fc194a2e1e.jpg" rel="" style="float:left;"><img alt="Gyrodec-1.thumb.jpg.c0a8cd2372f2631bdb7a765384a97857.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="4880" data-ratio="133.33" style="width:330px;height:auto;" width="450" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_04/Gyrodec-1.thumb.jpg.c0a8cd2372f2631bdb7a765384a97857.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>Si legge spesso di difficoltà nella messa a punto delle molle del Gyro, per cui spero questo post possa essere di aiuto. Penso infatti di aver studiato tutto lo scibile esistente online sul settaggio del GyroDec <span class="ipsEmoji">😊</span>, e devo concludere che si tratta sicuramente di un problema risalente al vecchio set di molle, ma che è stato completamente superato dalle molle attuali (ecco la foto postata da <a contenteditable="false" data-ipshover="" data-ipshover-target="https://melius.club/profile/153-best-groove/?do=hovercard" data-mentionid="153" href="https://melius.club/profile/153-best-groove/" rel="">@BEST-GROOVE</a>).
</p>

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</p>

<p>
	<span style="font-size:16px;"><strong>Il nuovo set di molle</strong></span>
</p>

<p>
	Il fattore risolutivo è che con l’attuale set di molle del Gyro si possono regolare separatamente e indipendentemente l’altezza e la centratura.<br />
	La prima regolazione si ottiene ruotando il pomello sulla cima dell’astina: la molla si alza o si abbassa senza ruotare.<br />
	Per la seconda regolazione occorre impugnare l’attacco in plastica della molla e ruotarlo (su alcuni forum consigliano di ruotare solo in senso antiorario, perché in senso orario si potrebbe danneggiare la molla).
</p>

<p>
	L’astina ruota solidalmente con la molla e pertanto non varia l’altezza della stessa.<br />
	Per quanto riguarda la regolazione in altezza, il riferimento standard è di portare il telaio a 5-6 mm sulla base in plexiglass, ovvero un paio di millimetri sopra i feltrini.<br />
	La seconda regolazione permette di centrare il telaio sospeso e di rendere l’oscillazione il più verticale e rettilinea possibile.<br />
	Se si osserva la molla dall’alto mentre la si ruota, si nota come sia agganciata al platorello inferiore (a sua volta incastrato nel telaio) in modo disassato su un diametro del platorello stesso, pertanto ruotando la molla il telaio si sposta sul piano orizzontale. La molla vista dall’alto è più vicina al telaio da un lato e meno da quello opposto. <br />
	L’unico modo di centrare il telaio è di portare tutte le molle nella stessa posizione simmetrica, ovvero con il diametro su cui la molla è disassata posizionato in modo che converga sul perno del piatto.
</p>

<p>
	Sono possibili due posizioni: o con le molle “in dentro”, ovvero con lo spazio minimo tra molla e telaio rivolto verso il perno del piatto, o con le molle “in fuori”, ovvero con lo spazio massimo tra molla e telaio rivolto verso il perno del piatto.
</p>

<p>
	Con il <strong>Gyro SE</strong> bisogna fare un atto di fede che sia così, dato che non ci sono riferimenti fissi per verificarlo.
</p>

<p>
	Con il <strong>GyroDec</strong> invece lo si testa nella pratica: la posizione del motore rispetto allo chassis è infatti predeterminata, dovendo posizionarsi nell’apposito foro della base in plexiglass (vedere foto seguente a lato). Installando il telaio si vede come solo con quella posizione delle molle questo risulti perfettamente centrato sul motore e quindi sullo chassis in plexiglas e sui piedini!
</p>

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</p>

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	<img alt="Gyrodec-2.jpg.31f19bf243a8467eb45301d19efb5521.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_right" data-fileid="4879" data-ratio="75.15" style="width:330px;height:auto;float:right;" width="550" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_04/Gyrodec-2.jpg.31f19bf243a8467eb45301d19efb5521.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></p>

<p>
	<span style="font-size:16px;"><strong>Il settaggio</strong></span>
</p>

<p>
	Tornando al settaggio, resta solo il dubbio se posizionare le molle “in dentro” o “in fuori”. Ho provato in tutti e due i modi, visto che è semplicissimo passare da una configurazione all’altra, pensavo la cosa fosse abbastanza equivalente ma sul mio Gyro così non è stato. Mettendo le molle “in fuori” e facendo la prova di oscillazione verticale ho ottenuto un movimento piuttosto budinoso e irregolare. Invece con le molle “in dentro”, cioè con lo spazio minimo tra molla e telaio rivolto verso il perno del piatto, il mio Gyro oscilla in modo pressoché perfettamente verticale.<br />
	Ultimo consiglio: quando si ruotano le molle, è opportuno sollevare leggermente il telaio con l’altra mano in modo da ridurre la pressione sui platorelli: in questo modo si agevola lo slittamento del platorello stesso che si accoppia al telaio tramite un disco in teflon.
</p>

<p>
	<br /><span style="font-size:16px;"><strong>Conclusioni</strong></span>
</p>

<p>
	Con questi accorgimenti, il settaggio del Gyro richiede meno di 10 minuti, e lo si fa a colpo sicuro senza aver bisogno di andare per tentativi! <br />
	Mica male per un giradischi a telaio sospeso, un gioiellino di semplicità tecnica che si riflette in un design ancora oggi iconico a quasi 40 anni di distanza dalla comparsa sul mercato!
</p>

<p>
	 
</p>

<p style="text-align:center;">
	<img alt="Gyrodec-3.jpg.150f973d699e61ca0235f7b14827297c.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed ipsAttachLink_image ipsAttachLink_left" data-fileid="4878" data-ratio="98.97" style="width:486px;height:auto;float:left;" width="486" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2021_04/Gyrodec-3.jpg.150f973d699e61ca0235f7b14827297c.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></p>]]></description><guid isPermaLink="false">30</guid><pubDate>Sat, 03 Apr 2021 21:22:00 +0000</pubDate></item><item><title>Coperchi giradischi graffiati, la soluzione definitiva PT.2</title><link>https://melius.club/blogs/entry/3-coperchi-giradischi-graffiati-la-soluzione-definitiva-pt2/</link><description><![CDATA[<p>
	Per chi avesse una cover vistosamente graffiata di cui nessun prodotto potrebbe cancellare definitivamente i segni del tempo ecco come procedere in maniera drastica ad eliminare completamente graffi profondi per poi tramite successivi passaggi rimettere tutto a nuovo.<br />
	<br />
	Fatevi bene prima però 4 conti; se il coperchio del vostro giradischi è costruito in modo semplice senza curvature, labbri o sporgenze, inclinazioni strane, ma piuttosto presenta tutti i lati paralleli  (immaginate una scatola di scarpe) allora se non volete perderci tempo vi conviene portarlo come campione presso un laboratorio dove lavorano il plexyglass e ve lo fanno papale papale al vostro (fori delle cerniere compresi).<br />
	<br />
	In più avete la possibilità se il laboratorio fosse serio e ben attrezzato di scegliere anche il colore del plexy che va dal trasparente, al grigio fumè, al nero e altre sfumature e tonalità sempre trasparenti ed il tutto senza sovrapprezzo, spessori a parte... facendo i conti della serva si parte da un minimo di 40-50 euro a salire in quanto dipende molto dalla onestà del laboratorio ma i prezzi che ho indicato di minima sono i prezzi medi che ho sempre letto qui nel club.<br />
	<br />
	Se non ci sono aziende artigiane che lavorano il plexy nelle vicinanze serve appoggiarsi necessariamente ad ebay dove si trovano parecchi venditori che forniscono per la maggior parte dei giradischi più diffusi i coperchi già pronti quindi non è neccessario spedire il coperchio rovinato come campione a meno che non venga richiesto esplicitamente vista la rarità; per questo servizio ovviamente i prezzi lievitano partendo da 130 euro a salire più spedizione.<br />
	<br />
	A fronte di questi prezzi esosi richiesti dai venditori che si appoggiano ad ebay cosa giusta sarebbe cercarsene uno in regione visto i costi e risparmiare diverse decine di euro che di questi tempi fanno veramente comodo tenere in saccoccia.<br />
	<br />
	Nel mio caso il coperchio del test non è replicabile in quanto presenta curvature ed inclinazioni che nessun laboratorio potrebbe mai fare in quanto è stato ricavato per stampaggio con colata di materiale e quindi impossibile da riprodurre; inoltre negli anni i pochi che ho visto in vendita sempre su ebay variavano dalle 300 alle 500 euro di cui uno nuovo di zecca imballo compreso attorno ai 1100 euro; si capirà che a fronte di questi prezzi da infarto conviene arrangiarsi da soli il più possibile e se malauguratamente si rompesse o presentasse delle incrinature rinunciare ad uno originale e farselo fare squadrato con buona pace del portafogli. <br />
	<br />
	Come indicato nella prima parte riguardo la rimessa a nuovo del coperchio, un graffio presentava segni vistosamente profondi che neppure passandolo con lo Sholl riuscivo ad attenuare, per tanto la decisione era già presa; sarebbe stato necessario carteggiare tutto il piano per poi a più riprese sostituire la carta con altra di grana via via più fina fino alla lucidatura.<br />
	<br />
	 
</p>

<p>
	<strong>Il graffio anzi il solco che andrò ad eliminare...</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="png" data-fileid="169109" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/image.png.44e5a6aa173721cae87d3a112020886a.png" rel=""><img alt="image.thumb.png.9c29f644cae5ced1a9dbb2bcc90159ca.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169109" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/image.thumb.png.9c29f644cae5ced1a9dbb2bcc90159ca.png" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	Dopo  aver utilizzato un supporto per alzare il coperchio nella zona “lavoro” ed applicato un tappetino schiumato da fitness per non rovinare l’interno del coperchio......<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="169111" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/2.jpg.3a8ad1c654adc84c9cc902a8e9b2c8d8.jpg" rel=""><img alt="2.thumb.jpg.736690eb5eff6cb896e968e04b8f083c.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169111" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/2.thumb.jpg.736690eb5eff6cb896e968e04b8f083c.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	 
</p>

<p>
	<strong>..... si può procedere all’applicazione della carta abrasiva ad acqua di grana 600</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="169110" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/1.jpg.3bfc6a2c6c69e4703f27fe2675302b57.jpg" rel=""><img alt="1.thumb.jpg.94b024e4302d1ad8a815866314fb6717.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169110" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/1.thumb.jpg.94b024e4302d1ad8a815866314fb6717.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	per poi andare ad operare mantenendo il coperchio sempre leggermente bagnato che per questo ci pensa il rubinetto che fa cadere ripetutamente delle gocce.....<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="169112" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/3.JPG.6ea391d30f1e63cdbe277dd788360f87.JPG" rel=""><img alt="3.thumb.JPG.51161f078dabc0e6ef28f36549a7b065.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169112" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/3.thumb.JPG.51161f078dabc0e6ef28f36549a7b065.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	 
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	con movimenti lenti e circolari procedo a passare tutto il piano compresi gli angoli, insistendo di più nella zona del graffio ma cercando per quanto possibile di rendere l’abrasione in percentuale uguale al resto dell’area non coinvolta dal graffio.
</p>

<p>
	Dopo una decina di minuti di carteggiatura provando a più riprese a monitorare con l’unghia se si rilevava ancora scalino appuro che il graffio dovrebbe essere del tutto scomparso.<br />
	<br />
	<strong>Ecco come si presenta il coperchio asciugato dopo il passaggio con carta abrasiva 600; decisamente opaco al punto che nemmeno l’ombra del cutter viene riflessa.</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="169113" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/4Passaggio600.JPG.7f309065f4a7a37e6f477c5e87dcf88a.JPG" rel=""><img alt="4Passaggio600.thumb.JPG.fcea2a60707995f82edc337ea9ee0d3f.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169113" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/4Passaggio600.thumb.JPG.fcea2a60707995f82edc337ea9ee0d3f.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<br />
	<strong>a questo punto si cambia carta passando alla 800</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="169114" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/5.jpg.8a4f93aabe56707bbd98850ce87d6630.jpg" rel=""><img alt="5.thumb.jpg.0901e8b7dfc9a270c583091f137e393c.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169114" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/5.thumb.jpg.0901e8b7dfc9a270c583091f137e393c.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	 
</p>

<p>
	<strong>poi alla 1000</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="169115" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/6.jpg.b9ced73741631314111cefcc576d4015.jpg" rel=""><img alt="6.thumb.jpg.4a0ef992647b48364fd1f4974c085585.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169115" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/6.thumb.jpg.4a0ef992647b48364fd1f4974c085585.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	<br />
	<br />
	decido di non usare la 1200 ma di passare direttamente alla 1500 e di terminare con questa senza utilizzare la 2000 che comunque avevo preparato.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="169116" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/7.jpg.178126b60e24a790e415659f780660d9.jpg" rel=""><img alt="7.thumb.jpg.26ccafdbf0acab115c92e01b3d0d4ca0.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169116" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/7.thumb.jpg.26ccafdbf0acab115c92e01b3d0d4ca0.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	Facendo il sunto della situazione posso dire che ci va circa un’ora per fare la superficie di una cappa se graffiata ben bene; il passaggio di diverse carte abrasive a cosa servono in linea di massima?
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	Praticamente da questo intervento il grosso lo svolge la carta con il numero di grana più basso permettendo di spianare per bene lo scalino che il graffio o i graffi hanno causato, mentre le carte successive attenuano via via gli inevitabili segni che le grane precedenti hanno apportato ma sono utili anche per un’altro particolare non da poco e specialmente la carta abrasiva con il numero più alto; quest’ultima determina il tempo che si spende nell’utilizzare il componud e rimettere a lucido la cappa.
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	Mi spiego meglio; il compound è talmente potente che volendo azzardare si potrebbe anche utilizzare dopo  l’uso della 600 o della 800 ma  si perderebbero ore per tirare a lucido il coperchio, ecco perchè più si utilizza come passaggio finale una carta abrasiva di numero elevato e meno tempo si perde per lucisarlo successivamente.<br />
	Col senno di poi potevo passare anche la 2000 che però non ho fatto.
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	<br />
	il coperchio asciugato dopo la passata finale con la 1500; come si può notare con l’uso di questa grana appare nella sua opacità pure “leggermente lucido” se messo a confronto con la foto del primo passaggio a grana 600<br />
	<br />
	<br />
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="169117" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/8.JPG.31ca731a01433e0c5d62576d8a482163.JPG" rel=""><img alt="8.thumb.JPG.3dd449171bdc3bf33f06b7df18b4aeb1.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169117" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/8.thumb.JPG.3dd449171bdc3bf33f06b7df18b4aeb1.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	 
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	si procede alla lucidatura con il compound partendo dal centro dove si trovava il graffio, questo per verificare se sparito del tutto.<br />
	<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="169118" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/9.jpg.96c02ea6e47bf5750048e8803bf80397.jpg" rel=""><img alt="9.thumb.jpg.8befcda7b3f1597abc7545ca82a8a393.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169118" data-ratio="67.88" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/9.thumb.jpg.8befcda7b3f1597abc7545ca82a8a393.jpg" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	portato a lucido si intravvede ancora un mimimalissimo cenno di graffio ma è proprio invisibile se non guardandolo con una lente.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="169119" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/10.JPG.30d9b8a6034a0cea3f4b7174af219cf2.JPG" rel=""><img alt="10.thumb.JPG.9e76fe57c9d69f871c2a2d8e265fe581.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169119" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/10.thumb.JPG.9e76fe57c9d69f871c2a2d8e265fe581.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	Una ripassata leggerissima con la 1500 ad acqua per eliminare quanto di microbico era rimasto.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="169120" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/11.JPG.0ec62fed79710caa254127fe65807ca0.JPG" rel=""><img alt="11.thumb.JPG.3b6620060a475253ff048be2154a022e.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169120" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/11.thumb.JPG.3b6620060a475253ff048be2154a022e.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	 
</p>

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	<strong>e via con la lucidatura...sono a metà dell’opera</strong><br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="169122" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/13.JPG.fc715913f16c5b147bb5acf96629aa74.JPG" rel=""><img alt="13.thumb.JPG.4512ed3f482f6ed4c178c673d528e59d.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169122" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/13.thumb.JPG.4512ed3f482f6ed4c178c673d528e59d.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<strong>l’ultimo angolo</strong><br />
	<br />
	 
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	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="169123" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/14.JPG.cbfffbb84e0c9b51a0ace745350aa7df.JPG" rel=""><img alt="14.thumb.JPG.8e4196fd6eb6a5e3b37ff31c5d98746a.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169123" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/14.thumb.JPG.8e4196fd6eb6a5e3b37ff31c5d98746a.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a>
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	<br />
	infine passo a lucidare i rimanenti lati esterni ....trovato qualche piccolo graffietto un po’ più profondo passo con la solita abrasiva 1500 e avanzo con la lucidatura.<br />
	<br />
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="JPG" data-fileid="169124" href="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/15.JPG.41994c3d36f69509c09ec75d248631c0.JPG" rel=""><img alt="15.thumb.JPG.9bce5c213826c35e38dfa0fe2178d6e3.JPG" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="169124" data-ratio="75.00" style="height:auto;" width="800" data-src="https://melius.club/uploads/monthly_2025_04/15.thumb.JPG.9bce5c213826c35e38dfa0fe2178d6e3.JPG" src="https://melius.club/applications/core/interface/js/spacer.png" /></a><br />
	<br />
	<br />
	<br />
	una lucidata veloce anche a tutto interno che solitamente è solo sporco, difficile che le cappe presentino graffi all'interno se non fatti di proposito e, a questo punto si può dire che finalmente è finita e ritornata uguale a nuova.<br />
	Tempo speso tra carteggiatura e lucidatura esterna ed interna circa 6-7 ore.<br />
	<br />
	<br />
	<br />
	<strong>Et voilà..... </strong>e arrivederci al prossimo tutorial.<br />
	<br />
	 
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]]></description><guid isPermaLink="false">3</guid><pubDate>Mon, 22 Mar 2021 18:40:00 +0000</pubDate></item></channel></rss>
