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Esplosioni gasdotto Nord Stream: sabotaggio?


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1 ora fa, audio2 ha scritto:

dunque, il problema al gasdotto è successo vicino ad un' isola danese che sta ad uno

sputo di distanza dalla svezia e di fronte alla polonia e nessuno ha visto un caciocavallo

impiccato di niente quando se vogliono con i satelliti di adesso ti contano anche i peli

su un cūlus sporco di mezza pensione una notte senza luna. credibbbile proprio.

Difficile ipotizzare l'utilizzo di sommozzatori, più facile l'utilizzo di droni/sommergibili, così i satelliti restano a bocca asciutta. Non vedo molti possibili attori in questa storia, di sicuro chi non è stato sa che è stata l'altra parte. A noi al momento rimane il dubbio e conseguenti speculazioni.

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15 minuti fa, tomminno ha scritto:

Com'è che nessuno si è accorto del calo di pressione?

se ne sono accorti infatti, leggevo ieri che il servizio geologico svedese avrebbe registrato esplosioni in corrispondenza della perdita di pressione registrata dal monitoraggio del gasdotto. Hanno visto prima l'allarme pressione, e poi le bolle in acqua quando sono andato in cerca del guasto. 

La pressione nei gasdotti è monitorata e registrata H24, come pure altri parametri di esercizio - ad esempio le correnti galvaniche di protezione, temperture, deformazioni, etc.  (si tratta di tubi del diametro di 1 metro e passa caricati a 200 atm. e vanno tenuti d'occhio attentamente) 

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3 minuti fa, audio2 ha scritto:

ed in uno stato di guerra di fatto non hanno però tenuto d' occhio le proprie acque territoriali

e i dintorni stretti.

Non è mica un attacco in grande stile, se di sabotaggio si tratta usi piccole unità o piccole squadre di incursori, alla fine sono in mare aperto non puoi mica monitorare ogni metro quadro di territorio.

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Ci vorranno Sherlock Holmes, Poirot, Miss Marple, Maigret, Ellery Queen, Nero Wolfe, Kurt Wallander, il commissario Montalbano, Guglielmo da Baskerville, Martin Bora per risolvere il complicatissimo e misterioso rompicapo...quando basterebbe Catarella.

 

  • Melius 2
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23 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

ma una bomba messa sulle condotte ad alta pressione e con del gas all’interno non deflagrerebbero violentemente distruggendo irrimediabilmente la struttura? 

Dipende dalla potenza dell'ordigno, il gasdotto è una struttura molto resistente, il tubo ha una grossa parete d'acciaio ed e inserito in un manicotto di calcestruzzo.  Una rottura dell'intera sezione provocherebbe anche il fermo immediato della staione di mandata a monte a causa della caduta di pressione eccessiva. (le turbine di rilancio sono sorta di motori d'aereo che devono lavorare in un intervallo di pressione ben determinato)                                                                                                                                                         

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17 minuti fa, Martin ha scritto:

Dipende dalla potenza dell'ordigno, il gasdotto è una struttura molto resistente, il tubo ha una grossa parete d'acciaio ed e inserito in un manicotto di calcestruzzo.  Una rottura dell'intera sezione provocherebbe anche il fermo immediato della staione di mandata a monte a causa della caduta di pressione eccessiva. (le turbine di rilancio sono sorta di motori d'aereo che devono lavorare in un intervallo di pressione ben determinato)     

Quindi se l’ordigno non crea danni rilevanti che possono portare alla distruzione dell’impianto è per la precisa volontà dell’attentatore di usare un ordigno di potenza limitata, nel caso opposto non si lesinerebbe e si userebbe anche piu potenza del necessario presumibilmente, il rischio usando un ordigno di debole potenza è di non provocare danni o di provocarne di molto piccoli, sbaglio? 

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13 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

è per la precisa volontà dell’attentatore di usare un ordigno di potenza limitata,

Anche per la possibilità logistica di collocarlo senza farsi scoprire,  oppure la volontà di "dare un segnale", creare un diversivo, etc.  Un azione pesantemente distruttiva di una infrastruttura del genere avrebbe una matrice "militare" difficilmente smentibile.

(quanto sopra si intende "a mio avviso" - le mie competenze di ordigni subacquei insidiosi sono quelle di ex-sergente di leva  su dragamine della MMI, quindi equivalenti a facebook 😁)

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Questa crisi porta gli stati uniti ad essere molto più concorrenziali non tanto sul gas che pure producono in grandi quantità ma ne esportano solo circa l'otto per cento, il resto consumo interno e stoccaggio, quanto sulla produzione esportazione interna ed estera a prezzi decisamente più concorrenziali dei nostri. E' l'Iran che esporta più gas in Europa dopo la Russia, anche questo paese avrebbe ovvi vantaggi nel vedere il gas Russo con i rubinetti chiusi, oltre all' Iran anche la Norvegia usufruirebbe di notevoli vantaggi essendo dopo l'Iran il più grande esportatore. Che siano stati i Russi o gli ucraini non mi torna, questi ultimi rischierebbero di vedersi tolti molti degli aiuti attuali da parte di mezza Europa ed oltre.

Chi e' stato? le possibilità sono varie, magari possono essere stati anche i grandi investitori su queste materie, i colpevoli non son facili da stabilire. Mi sembra davvero troppo pensare ai russi come indiziati più probabili, perché vedo più vantaggi per altri soggetti.

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5 minuti fa, Martin ha scritto:

Un azione pesantemente distruttiva di una infrastruttura del genere avrebbe una matrice "militare" difficilmente smentibile.

Ma del resto se l’obiettivo fosse, come ipotizzato da alcuni forumer, di impedire all’Europa di rifornirsi in futuro di gas russo direi che la strada unica è quella di distruggere la struttura, per una semplice pressione politica basterebbe una telefonata o la minaccia di sanzioni inserendo anche il gas tra i prodotti che le subiscono.

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@maurodg65 Sono d'accordo, anche perché "impedire di rifornirsi in futuro" tramite il baltico richiederebbe danni ben più forti di quelli attuali e la completa militarizzzione dell'area, senza contare che così si forzerebbe un ritorno alle infrastrutture terrestri che attraversano l'Ucraina, questo paese dovrebbe essere quindi "pacificato" e quindi annesso alla Russia (secondo le teorie chierichetto-pacifiste o verminoidi-orsiniane che troppo accoliti trovano nel paese dei quaqquaraquà)  - Le cose andrebbero quindi in senso diametralmente opposto ai desiderata teorici "occidentali"  descritti da chi sostiene che il danno provenga da questa parte. 

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Si, era fermo per la famosa questione della manutenzione turbine, i russi sostenevano di non ricevere le parti riparate (tedesche)  a causa dell'embargo. La ditta costruttrice (Siemens) afferma di aver riparato il tutto in Canada e di averlo regolarmente messo a disposizione del gestore gasdotto.  Il gasdotto fermo (senza flusso) contiene comunque metano ad alta pressione.

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