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“Sovranità alimentare” una supercazzola?


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Stato di fatto: Il paese neo-sovrano alimentare, culla della coldiretti, della pizza verace, della pummarola di mammà, dei "sapori del territorio", di slow food, e altre menate d'uccello di stampo petrinian-farinettiano è il più grande importatore di pomodori olandesi di serra (!) 

Sipario. 

https://www.corriere.it/pianeta2030/22_maggio_18/italia-mette-parte-grano-colture-piu-redditizie-crescono-prezzi-diminuiscono-raccolti-3ac21b4a-d61f-11ec-883e-7f5d8e6c8bf0.shtml

L’Italia mette da parte il grano per colture più redditizie: crescono i prezzi e diminuiscono i raccolti

 

18 mag 2022

In un comunicato emesso qualche settimana fa, la Confagricoltura di Arezzo ha fatto sapere che in provincia “si coltivano attualmente meno di 5mila ettari a frumento, nel Dopoguerra se ne coltivavano 65mila.
La produzione di grano nostrano si è contratta, anche se la produttività è più che raddoppiata, ma il tema della non autosufficienza torna in primo piano a fronte della crisi internazionale”. L’Ente aretino ha fotografato una situazione complessa, che lascia spazio a tante domande. È davvero possibile sostenere una soluzione di tipo autarchico e raggiungere l’autosufficienza nella produzione di grano tenero (usato per le farine) e grano duro (pasta)? 

 

Le trebbiatrici stanno per entrare in funzione ma ci si aspetta un calo di produzione del grano duro. L’impennata dei prezzi inciderà sulle semine del prossimo autunno: per coltivare un ettaro serviranno 1.200 euro, il doppio del 2021

Ci sono vincoli europei ai quali devono sottostare gli agricoltori italiani? E se i costi per fertilizzanti, gasolio e sementi continueranno a crescere, annullando di fatto la redditività, gli agricoltori continueranno a seminare per il bene del Paese? Basandosi sui dati Istat, il Centro studi di Confagricoltura ha analizzato l’andamento delle superfici coltivate a frumento tenero e duro in Italia nell’ultimo decennio, dati presentati regione per regione. Puglia, Sicilia, Toscana ed Emilia Romagna sono da sempre considerate i granai d’Italia. In Puglia nel 2010 erano coltivati a grano tenero 5,559 ettari (produzione 126.365 quintali), diventati 15mila nel 2020 (402.800 quintali); Sicilia 1.100 ettari (31.900 q) diventati 390 (10.300 q). Toscana 12.740 ettari (449.000 q) diventati 26.964 (1.028.847 q). Emilia Romagna 144.994 ettari (8.535.210 q) diventati 140.971 (8.847.317 q). Cosa emerge? In Emilia Romagna e in Sicilia gli agricoltori hanno preferito ridurre il terreno coltivabile a frumento tenero, preferendo con probabilità colture più redditizie. Situazione simile per il grano duro. Nel 2010 in Puglia si coltivavano 283.870 ettari (7.368.940 quintali), dieci anni dopo 344.300 ettari (9.904.500 quintali). Sicilia 301.821 ettari (8.279.883 quintali) diventati 264.525 (7.298.250 q). Toscana 94.340 ettari (2.881.940 q) diventati 56.225 ettari (2.085.939). Emilia Romagna 72.015 ettari (3.628.940 q) diventati 52.306 ettari (3.040.079 quintali). 

Tra poche settimane le trebbiatrici entreranno in funzione in tutta Italia, prima in Sicilia per risalire fino alle aree interne dell’Appennino. Si raccoglierà il frumento seminato nell’autunno 2021 e non c’è da stare troppo allegri. «Aspettiamoci un calo della produzione del grano duro che nella media italiana si aggira tra i 3,8-4,1 milioni di tonnellate l’anno», dice l’imprenditore pugliese Filippo Schiavone, componente della Giunta nazionale di Confagricoltura. Spiega: «Si è seminato da novembre fino a fine dicembre. Al Nord si è verificata una crisi idrica dovuta alla siccità. Al Sud invece, sono state proprio le piogge a non aver aiutato. L’inverno è trascorso tuttavia sereno, ma a marzo è arrivata la siccità proprio nel momento in cui le spighe diventavano turgide. Il risultato? Le previsioni sono di una produzione ridotta». Gli eventi climatici incidono profondamente sul prezzo del frumento. «Nel 2021 la siccità ha decimato i raccolti in Nord America, con una flessione del 50% del grano duro», dice ancora Schiavone. Oggi, gli agricoltori devono anche fare i conti con il caro prezzi dovuto alla crisi ucraina. «L’impennata inciderà sulle semine del prossimo autunno», dice Schiavone. «Gli agricoltori sceglieranno davvero di seminare in un panorama dove i guadagni tendono a restringersi sempre più?». Nel 2021, per coltivare a grano duro un ettaro di terreno servivano 600-700 euro tra concimi, sementi e lavoro. «Adesso ne servono circa 1.200 e la spirale dei costi non tende a scendere. Ad aprile 2021 l’urea, il concime azotato più diffuso e impiegato nel mondo, aveva un prezzo massimo di 35 euro al quintale. Oggi servono 125 euro, quasi quattro volte di più».

 

16 minuti fa, appecundria ha scritto:

Vabbè...

Eh vabbè, purtroppo al comunicazione funziona così e tu lo sai benissimo, da sinistra si è fatta una scelta differente e non ha pagato, ne parlammo al tempo ed i fatti questo confermano.

3 ore fa, maurodg65 ha scritto:

Il burro non è il male assoluto, anzi è uno dei migliori grassi alimentari e, paradossalmente, è uno dei grassi che rientrano nel concetto di “sovranismo alimentare”, l’olio d’oliva extravergine è tipico del meridione, nel nord del paese il grasso “tradizionalmente” usato è il burro.

ecco siamo passati dal sovranismo alimentare al federalismo alimentare

27 minuti fa, Martin ha scritto:

è il più grande importatore di pomodori olandesi di serra

Infatti i supermercati ne sono pieni, le produzioni in serra idroponiche olandesi contro le nostre coltivazioni su terra nel sud Italia.

10 minuti fa, carmus ha scritto:

ecco siamo passati dal sovranismo alimentare al federalismo alimentare

Forse non hai letto con attenzione i primi post del thread in cui si spiegava il concetto originale di Sovranità alimentare.

1 minuto fa, Velvet ha scritto:

Facilmente distinguibili al palato per quel meraviglioso retrogusto di acqua fradicia

Se quelli trovi quelli compri, quelli coltivati nei campi e maturati al sole hanno un altro sapore, ma alla fine…

Per la serie: Fàmose a capìsse".
 

  • Souveraineté alimentaire (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura - FAO)

Agricoltura sostenibile, non basata sullo sfruttamento dei territori e delle persone e non dominata da grandi imprese multinazionali interessate unicamente ad utilizzare le risorse alimentari come mezzo per accrescere i propri profitti.
La sovranità alimentare si propone di dare il controllo delle risorse alimentari soprattutto a chi le produce, le distribuisce e le consuma anziché a grandi aziende che le utilizzano come mezzo per arricchirsi. La sovranità alimentare punta infine a valorizzare le conoscenze tradizionali sulla produzione delle risorse alimentari e la loro trasmissione di generazione in generazione, e promuove l’utilizzo di metodi e mezzi di gestione delle risorse alimentari che siano sostenibili dal punto di vista ambientale.
https://www.fao.org/3/ax736e/ax736e.pdf
 

  • Sovranità alimentare (Meloni - Lollobrigida)

La "piena sovranità alimentare" che è "non più rinviabile", "non significa mettere fuori commercio l'ananas, come qualcuno ha detto, ma garantire che non dipenderemo da nazioni distanti da noi per poter dare da mangiare ai nostri figli".
Francesco Lollobrigida ha già fatto sapere quali piani intende attuare. Tra questi togliere il limite ai terreni incolti, con un piano per ottenere fino a un milione di ettari coltivabili, il rinnovo dei contratti di filiera chiari per aiutare i produttori, l’istituzione di nuovi fondi per le aziende in crisi. E poi la lotta all’etichetta Nutri-Score e ai cibi Italian sounding – che hanno cioè nomi riconducibili ai nostri prodotti a denominazione protetta. Si è detto inoltre contrario ai cibi prodotti in laboratorio con un minor utilizzo di materie prime.
 

  • Autarchia (Treccani)

Il tentativo da parte di un paese di rendersi autosufficiente rinunciando agli scambî con l’estero, attuato mediante una trasformazione della struttura produttiva nazionale, che gli consenta di produrre da sé quanto prima si procurava mediante il commercio internazionale
 

  • Sovranismo (Treccani)

s. m. Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.

1 minuto fa, appecundria ha scritto:

non dipenderemo da nazioni distanti da noi per poter dare da mangiare ai nostri figli".

Se risolvono il problema di far mangiare la verdura ai bimbi, questi ottengono la riconferma plebiscitaria in men che non si dica... 😁




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