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“Sovranità alimentare” una supercazzola?


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briandinazareth
37 minuti fa, appecundria ha scritto:

La "piena sovranità alimentare" che è "non più rinviabile", "non significa mettere fuori commercio l'ananas, come qualcuno ha detto, ma garantire che non dipenderemo da nazioni distanti da noi per poter dare da mangiare ai nostri figli".

 

spero che ci rendiamo conto di quanto sia assurda e sciocca questa affermazione, soprattutto per un paese che ha nell'export alimentare un punto importante. 


 

6 minuti fa, Panurge ha scritto:

Non in termini di autarchia, basta essere andati a qualche manifestazione tipo terra madre, il focus è la protezione dei piccoli produttori contro le multinazionali e lo spostamento di plusvalore su di loro, roba poco globalista.

Certo, mi sembrava di aver posto proprio la questione in quei termini, si parla di tradizioni locali e non certo di autarchia, poi anche di scambi commerciali bypassando le multinazionali e, come giustamente scrivi, spostando il plusvalore sui piccoli produttori ed appunto mi chiedevo che declinare questi concetti facendoli andare a braccetto come le le logiche quantitative oggi necessarie e con quelle economiche, piccole produzioni ad alte marginalità necessariamente vuol dire costi unitari elevato e marcato di nicchia, quindi il contrario dell’aumento di accesso al cibo come bene primario anche per chi non ha le risorse economiche necessarie. 

1 minuto fa, maurodg65 ha scritto:

mi chiedevo che declinare questi concetti facendoli andare a braccetto come le le logiche quantitative oggi necessarie e con quelle economiche, piccole produzioni ad alte marginalità necessariamente vuol dire costi unitari elevato e marcato di nicchia, quindi il contrario dell’aumento di accesso al cibo come bene primario anche per chi non ha le risorse economiche necessarie. 

Questo trasformerebbe uno slogan a basso prezzo in un ragionamento e una trasformazione radicale sul lungo termine. Chiedi troppo.

5 minuti fa, Velvet ha scritto:

Ma è anche una cosa di elite, perchè è impensabile oggi come oggi sfamare 60 milioni di abitanti con ciò che produciamo internamente, spesso colture o lavorazioni artigianali numericamente ridotte e dal costo non proprio accessibile.

Ecco appunto a me questo creava dubbi dal momento in cui se ne è cominciato a parlare, va benissimo se parliamo di marketing che permette ai piccoli produttori di vedere meglio i loro prodotti di eccellenza, ma di farne un cavallo di battaglia per l’alimentazione di massa direi proprio di no, siamo agli antipodi.

1 minuto fa, maurodg65 ha scritto:

ma il concetto originale quale è

"Sovranismo" è un termine recentissimo, avrà una quindicina d'anni, chi lo usa intende la politica di indipendenza da nazioni estere e organizzazioni sovranazionali.

"Sovranismo alimentare" non può che significare quello che ha detto Meloni: poter mangiare senza dipendere da altri.

1 minuto fa, Velvet ha scritto:

Questo trasformerebbe uno slogan a basso prezzo in un ragionamento e una trasformazione radicale sul lungo termine. Chiedi troppo.

Appunto, però per onestà intellettuale slogan era prima slogan è adesso, solo che prima non se lo filava nessuno o quasi.

Gaetanoalberto

Dunque, non buttiamo via concetti che in fondo condividiamo. 

Di sicuro sostenere le produzioni locali, soprattutto se di qualità, è un principio che penso ci possa accomunare. 

Se poi si debba definire "sovranità" è questione semantica e politica su cui si può discutere. 

Purtroppo, le questioni non sono mai disgiunte, e la "sovranità" si accompagna al reddito. 

Il successo delle produzioni a basso costo e di larga scala non dipende solo dal "globalismo" come concezione del mondo, ma dalla possibilità di accedere ad alimenti dal costo compatibile con i redditi. 

È un bel dire di acquistare la verdura biologica al mercatino Coldiretti, se il prezzo, comprensibilmente, è elevato. 

Sono acquisti possibili soltanto a chi può permetterselo. 

Per evitare che resti un mercato di nicchia, o si migliora la distribuzione del reddito, o si riduce il costo di produzione, ma è improbabile farlo per legge, soprattutto in mercati di ampia concorrenza come quello alimentare. 

  • Melius 2
1 minuto fa, appecundria ha scritto:

"Sovranismo alimentare" non può che significare quello che ha detto Meloni: poter mangiare senza dipendere da altri.

Mi sembra ottima come semplificazione ad uso delle masse, ti proporrò per il Ministero della Cultura Popolare che hanno dimenticato di ripristinare e non è ammissibile. 😄😉 

1 minuto fa, Gaetanoalberto ha scritto:

È un bel dire di acquistare la verdura biologica al mercatino Coldiretti, se il prezzo, comprensibilmente, è elevato. 

Sono acquisti possibili soltanto a chi può permetterselo. 

Per evitare che resti un mercato di nicchia, o si migliora la distribuzione del reddito, o si riduce il costo di produzione, ma è improbabile farlo per legge, soprattutto in mercati di ampia concorrenza come quello alimentare. 

Che è il punto di cui volevo discutere, la questione è posta male ed anche il tentativo di venderla come “valorizzazione” dei prodotti locali dei piccoli produttori rischi di diventare politicamente un boomerang, soprattutto oggi che nella GDO assistiamo ad un aumento esponenziale dei prezzi che tocca persino i discount.

Adesso, maurodg65 ha scritto:

slogan era prima slogan è adesso, solo che prima non se lo filava nessuno o quasi.

No dai non è vero che prima non se lo filava nessuno.

Il movimento slow-food è piuttosto esteso e radicato. E benemerito per molti versi, ha riscoperto e valorizzato presidi che stavano sparendo sepolti dalla distribuzione e produzioni di massa.

Un esempio qui vicino a me è la deliziosa "cipolla di Cavasso", una varietà autoctona che stava scomparendo definitivamente ma grazie a Slow Food ha trovato mercato ed è stata nuovamente coltivata.

Però come dicevo non può che rimanere un concetto di élite, perchè non abbiamo abbastanza terra facilmente coltivabile per poter sfamare 60 milioni di persone.

Non possiamo pensare di arrangiarci col grano italiano o con le patate nostrane.

  • Melius 1
Adesso, Velvet ha scritto:

No dai non è vero che prima non se lo filava nessuno.

Certo, nessuno no, ma appunto era nicchia, prodotti di eccellenza a costi elevati. 
Tu sei di Trieste se non sbaglio, Eat Italy sulle rive ne è un esempio, eccellenze italiane a costi da gioielleria.

2 minuti fa, Velvet ha scritto:

Però come dicevo non può che rimanere un concetto di élite, perchè non abbiamo abbastanza terra facilmente coltivabile per poter sfamare 60 milioni di persone.

Non possiamo pensare di arrangiarci col grano italiano o con le patate nostrane.

Appunto, per questo mi pare sia un concetto da sganciare della retorica politica, appiccicarlo poi ad un Ministero a maggior ragione è assurdo.

9 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

sei di Trieste se non sbaglio, Eat Italy sulle rive ne è un esempio,

No, di Pordenone. Ma sono d'accordo, il concetto eataly (iniziativa di quel furbacchione ex-unieuro di Farinetti) è l'esempio perfetto del portare alle estreme conseguenze la filosofia slow-food tentando di renderla commerciale.

Con risultati assai scarsi peraltro, è un'azienda sempre in bilico. Totalmente fallita invece l'altra iniziativa di Farinetti a Bologna, quella specie di parco tematico sul cibo italiano "autoctono" a nome Fico , un flop di proporzioni galattiche.

  • Melius 1



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