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Called a danger, now Giorgia Meloni is EU’s most popular leader


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45 minuti fa, criMan ha scritto:

Leggetevi le dichiarazioni della Meloni riportate dall'ANSA riguardo agli ultimi giorni , palla in tribuna.

IL RAPPORTO CON MACRON
"Confesso che trovo alcune letture italiane un po' provinciali. Il tema non è 'gelo', 'problemi', il tema è che l'Italia è una nazione abbastanza centrale in Ue da dover dire quando su qualcosa non è d'accordo rispetto al passato in cui per noi era sufficiente stare in una foto e questo bastava a descrivere la nostra centralità", ha detto Meloni rispondendo ad un domanda sul botta e risposta con Macron sull'invito di Zelensky a Parigi. Quanto successo "non compromette i miei rapporti, ma quando c'è qualcosa che non va devo dirlo", ha ribadito Meloni.

"Non è facile per nessuno di noi gestire la questione Ucraina con l'opinione pubblica, quello che noi facciamo lo facciamo perché è giusto ma forse non è la cosa migliore sul piano del consenso. Quello che era giusto era la foto dei 27 con Zelensky, anticipare la compattezza con una riunione a Parigi era politicamente sbagliato. Il tema non era stare nella fotografia e io non ho condiviso" la scelta, ha spiegato la presidente del Consiglio. "Credo che ieri non andasse indebolita la forza dell'immagine di unità dei 27 a Bruxelles. A Parigi" con Zelensy "c'erano due presidenti, e non gli altri 25".

"Rispetto a chi pensava che la politica estera italiana era solo farsi dare la pacca sulla spalla e non considerare gli interessi italiani, ecco io credo che gli interessi dell'Italia siano più rilevanti", ha evidenziato.

"Rispetto a chi pensava che la politica estera italiana era solo farsi dare la pacca sulla spalla e non considerare gli interessi italiani, ecco io credo che gli interessi dell'Italia siano più rilevanti".

"Chi pensa ad una Ue di serie A e serie B, chi pensa che l'Europa debba essere un club in cui c'è chi conta di più e di meno, sbaglia. Secondo me quando si dice che l'Ue ha una prima classe e una terza classe, vale la pena ricordarsi del Titanic. Se una nave affonda non conta quanto hai pagato il biglietto", ha proseguito Meloni.

se vogliamo raccontarcela….questa è la toppa, qualcuno che sa di comunicazione nel suo staff c’è sicuramente….e quando esce senza filtri soprattutto a livello internazionale che fa danni

se l'alternativa è salvini o berlusconi direi che c'è andata benone

Se invece il riferimento è draghi mi pare che dalla champions siamo in coppa italia senza capire come

Ma draghi era troppo per il paese di cialtroni che siamo, il popolo non era rappresentato

  • Melius 1
  • Thanks 1

Non sono un elettore di questo governo e non lo sarò mai, ma non mi sento di dar torto al 100% alla mujer nacional. Sulla questione dell'incontro con Zelensky un filino di considerazione in più lo meritava, per un semplice motivo: Meloni è la leader europea che si ritrova l'opinione pubblica più filorussa d'occidente. (Ad esempio siamo gli unici costretti a secretare tipologia e quantità degli aiuti militari) L'unica che si ritrova un servizio pubblico radiotelevisivo che ospita regolarmente in prima e in seconda serata qualche m.rda filorussa mascherandosi dietra la pluralità dei pareri. L'unica che ha per  ministro un imbecille che sfoggiava magliette di pootin.  E che governa un popolo di siòre-Marie petulanti e lagnose, una massa di infanti incapaci di provvedere a se stessi (cit.)  "E il prezzo del gas, gné-gné, e gnaa-famo, gné-gné,  e cosa vogliono sti ucraini, gné-gné, and so on, gné-gné."

In breve, è quella che probabilmente pagherà il prezzo politico personale più alto nell'aver sposato la causa dell'Ucraina.

In queste condizioni, non dico a cena, ma  almeno farla accomodare al tavolo al momento del dolce - era sufficiente lasciarle chiedere una forchetta al cameriere e fare  un  "prendo un po' del tuo" con Macron, Scholz o Zelleschi , no ? 

 

  • Melius 2

 

Articolo del 2015, ma per certi versi ancora attuale:

 

Le cause storiche dell’antitalianismo.

Aldo Giannuli

 

La “sindrome da anti italianità” è così diffusa e pervasiva da porre il problema delle sue cause. Gli italiani non si piacciono e non si stimano, questo è evidente, e coltivano atteggiamenti autolesionistici che non hanno riscontri in nessun altro paese in Europa, dove, dai greci agli inglesi, dai tedeschi agli spagnoli, di polacchi ai portoghesi, dai francesi ai rumeni o agli ungheresi sembrano tutti abbastanza orgogliosi della loro identità nazionale, pronti a rintuzzare eventuali accuse o critiche (spesso luoghi comuni). 

Al contrario, in Italia l’autodenigrazione porta all’impudica esibizione delle piaghe nazionali, quasi a riscatto della propria identità individuale: italiani sono sempre gli altri.

Il fenomeno è diffuso a tutte le nostre latitudini religiose, regionali e sociali: i cattolici si sentono parte di una comunità mondiale e, tacitamente, non perdonano all’Italia la fine dello stato pontificio, i protestanti e gli ebrei di essere stati perseguitati dalla Chiesa e dal fascismo, gli industriali parlano dei loro operai come assenteisti che dovrebbero prendere esempio da quelli tedeschi o giapponesi, gli operai deprecano che il padronato italiano sia il più miserabile del pianeta, i lavoratori autonomi si sentono oppressi da uno stato esoso ed inefficiente, lo stato si lamenta dell’evasione fiscale dei lavoratori autonomi, i meridionali parlano dell’impresa dei Mille come di un episodio di colonizzazione, i settentrionali maledicono l’Italia che gli lega al piede la palla di piombo del Sud, persino i romani hanno da ridire su quell’Italia che gli consente di campare da più di un secolo.

E non parliamo dei partiti, nei quali serpeggia da sempre l’antitalianismo. I laici (repubblicani, liberali e soprattutto azionisti) da sempre ritengono che il peccato originale dell’assenza della riforma protestante non sia stato riscattato dall’unità nazionale, che non ha fatto di questo paese una nuova Inghilterra, ed alimentano una insopportabile polemica moralista. I comunisti ritengono di non essere mai andati al governo, in mezzo secolo di prima repubblica, perché questo è un popolo fatto guasto da clientele e corruzione, i socialisti ed i democristiani, al contrario, si lamentano della deriva giustizialista, frutto del populismo qualunquista che giace nella pancia del paese ed ha consegnato alle patrie galere una classe politica di ineguagliate capacità; persino i fascisti hanno atteggiamenti antitaliani, rimproverando agli italiani di aver perso la guerra per non aver saputo soffrire e combattere ed additano il fulgido esempio dei tedeschi (che, come è noto, la guerra l’hanno vinta).

(…)

Come si vede l’antitalianismo è l’ottimo alibi morale per autoassolversi delle proprie colpe e insufficienze e, soprattutto, per lasciare tutto come è, perché, tanto, con il legno storto dell’italianità, più di questo non si può fare: “non sono io ad aver sbagliato, sono stati gli italiani a non essere all’altezza del mio progetto”.

(…)

Ma, per quanto non manchino pecche, l’auto diffamazione tocca punte che non si giustificano e, dunque, occorre scavare nella storia e nella psicologia di questo paese, per trovare risposte non banali.

(…)

Alla base penso ci sia una identità nazionale fragile, sempre insidiata, da un lato, da una proiezione universalistica, come è proprio del cattolicesimo, e, dall’altro, dal particolarismo localistico, eredità degli stati regionali del XVI secolo e, prima ancora, dell’ordinamento feudale. Su questo si sono poi innestate le guerre dal XV ed il XVII secolo, con il loro costante e degradante appello allo straniero contro il “nemico vicino”, e poi la perdita dell’indipendenza. Di qui il ritardo nell’unificazione nazionale e, di conseguenza, nella modernizzazione, alla cui tardiva maturazione l’Italia ha pagato prezzi assurdi.

La mancanza di un progetto chiaro di nazione, fra velleità imperialistiche e ripiegamenti autarchici e provinciali, ha compromesso le speranze dell’Unità nazionale sin dal nascere, per colpa di una classe dirigente liberale di bassissimo profilo: inetta, corrotta, chiusa, impreparata ed interessata solo a mantenere i privilegi della casta da cui proveniva. Se il ceto politico liberale fu cattivo, quello fascista fu pessimo.

Alimentò folli manie di grandezza accompagnandole con una gestione vertiginosamente al di sotto delle aspirazioni.
Il colpo di grazia è venuto dalla guerra, con la sconfitta che ha sepolto ogni aspirazione a giocare un ruolo autonomo ed a cercare un adattamento furbesco e subalterno.  Il ceto politico della repubblica, pur inizialmente dignitoso, fu comunque il ceto politico di un paese sconfitto che covava in sé un profondo senso di colpa. Ad una prima positiva stagione di ricostruzione economica e di semina democratica –anche se non priva di ombre- seguì l’insuccesso dell’ondata del sessantotto e questo ridestò l’antica protervia delle classe dominanti. E fu la restaurazione degli anni ottanta, che, come tutte le restaurazioni, segnò il declino del paese. Di qui la permanente insicurezza di chi non si sente all’altezza delle sfide e si dà per vinto in partenza.

L’europeismo degli italiani fu solo il desiderio di oblio di una nazione che non credeva più in sé stessa. Ora, che anche la chimera europea svanisce mostrandosi matrigna, resta solo la cenere dell’autodenigrazione.

Ma non è questo che ci permetterà di uscirne. La coscienza delle proprie insufficienze e colpe è nulla se non si accompagna al desiderio di tornare a volare. E studiare il passato è necessario solo per capire quanto siano profonde le radici che si intende tagliare e distinguere quelle che possono ridar vita alla pianta.

 

  • Melius 2
briandinazareth

Non è questione di essere antitaliani ma di non avere prosciutto negli occhi... 

 

Se urli contro tutti, consideri l'Europa un fardello e fai propaganda senza pensare alle conseguenze, questo è quello che succede... 

Se il tema è che Olly e Manu hanno monopolizzato l'incontro con Zelensky,  lo sgarbo  alla Meloni è innegabile. Sull'Ucraina l'Italia non si è tirata certo indietro, e non era assolutamente scontato,   perché propaganda e disinformatjia russe hanno messo radici da noi come in nessun'altro paese occidentale. Credo non siano riusciti, a mani basse, ad ottenre simili livelli di asservimento nemmeno in certi paesi del patto di Varsavia a suo tempo. 

Ficcante infine la piccata risposta della mujer sul fatto che finora il concetto italico  di "centralità europea" più appagante è consistito sopratutto nel stare al centro dell'inquadratura delle foto ufficiali: E' vero.

Siamo, e non da oggi,  i guappi di cartone della UE. 

11 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

la differenza

differenza che di fatto finora è consistita nello stare al centro della foto oppure a bordo inquadratura. Come dicono nel felpato linguaggio diplomatico delle cancellerie europee: Stamo a conzolasse co' l'ajetto...

Per quanto forti possano essere le posizioni italiane e chi ci rappresenta in sede UE,  basterà sempre un ruttino di un Rutte o un colpo di tosse di un Nehammer per farci squagliare come neve al sole. 

5 minuti fa, criMan ha scritto:

Vabbè non esageriamo eh. 

Siamo sempre campioni mondiali a denigrarci e metterci per ultimi. 

Considerato il nostro status di paese fondatore, e l'impegno unionista attivo e costruttivo dei politici  italiani di allora,  meriteremmo più rispetto in quella sede. Ma non per la Meloni, per il paese proprio.  

Poi ci contestino pure sui singoli punti, vengano pure a dire che non hanno alcuna intenzione di socorrere baby-pensioni, redditati e rifacimento villette coi superbonus (ed avrebbero 3 ragioni)  ma gli sgarbetti di protocollo anche no. 
 

P.S. Quando mai in UE abbiamo davvero "messo il punto"  ? 




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