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l'italia è un paese razzista, ma sta migliorando (cit)


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38 minuti fa, Panurge ha scritto:

diffidare

Oggi il razzismo è qualcosa di diverso, la diffidenza nei confronti di chiunque non rientri nelle nostra cerchia familiare o di conoscenza più intima è qualcosa di normale

come giustamente affermi, ma discriminare per il colore della pelle, per la nazionalità o per qualsivoglia altro motivo negando ad un altro essere umano il riconoscimento dei più elementari diritti umani è razzismo e in questo non possiamo certo definire l’Italia come un paese razzista.

briandinazareth
42 minuti fa, Panurge ha scritto:

Il pianeta è razzista, ci siamo evoluti così per qualche motivo, diffidare degli altri è stata un virtù salvavita per innumerevoli millenni, sono meccanismi così profondi che i virtuosi manco li riconoscono, ma con i giusti stimoli tornano alla luce robusti come ai tempi del paleolitico anche in molti insospettabili, reprimerli necessita di costante applicazione.

 

verissimo, del resto una specie come la nostra che molto probabilmente non si è esinta grazie allo stupro e al ratto (per ovvie ragioni endogamiche), l'altro, soprattutto se molto diverso in modo palese, attiva mecanismi profondi di difesa.

per questo non essere razzisti richiede pensiero lento (per dirla alla kanheman) e non istinto. 


aggiungiamo a questo che le categorie soggette al razzismo sono molto spesso quelle più economicamente svantaggiate, che inevitabilmente spaventano, ed ecco che il razzismo si completa.

33 minuti fa, wow ha scritto:

Ecco, qui ti volevo. 

L'Italia, imo, è un Paese molto xenofobo. Non dico razzista perché il razzismo implica una certa ideologia dietro. Tu non sarai sicuramente d'accordo, ma va bene così. 

Siamo il paese dei campanili, i pisani stanno sul cūlus ai livornesi, i napoletani non sopportano i salernitani, i friulani non sopportano i triestini, da italiani non amiamo i tedeschi e possiamo continuare, il punto è che questo non è razzismo, il razzismo è negare ad una persona il rispetto che si deve ad un altro essere umano negandogli i più elementari diritti umani e limitandone la libertà personale.

4 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

razzismo è negare ad una persona il rispetto che si deve ad un altro essere umano negandogli i più elementari diritti umani e limitandone la libertà personale.

Questa è discriminazione, il razzismo è (tra l'altro) attribuire a una categoria di persone, in genere su base etnica, un carattere comune (in genere negativo) per affermare la superiorità di una determinata "razza" sull'altra. 

I napoletani truffano, i calabresi sono mafiosi, i meridionali non hanno voglia di lavorare, i neri hanno il ritmo nel sangue, gli juventini sono onesti, gli ebrei avari, gli italiani brava gente... 

Io sono contento che sia un italiana affermata e famosa, e' la dimostrazione di quello che puo' fare una persona (di qualsiasi colore della pelle ) in Italia con sacrificio doti e abnegazione.

In un quadro complesso , lei semmai ci ricorda gli aspetti positivi della societa' italiana.

 

 

10 minuti fa, wow ha scritto:

Questa è discriminazione, il razzismo è (tra l'altro) attribuire a una categoria di persone, in genere su base etnica, un carattere comune (in genere negativo) per affermare la superiorità di una determinata "razza" sull'altra. 

Certo il razzismo è la discriminazione su base etnica ma avviene negando i diritti fondamentali, la diffidenza ed i pregiudizi nei confronti dello straniero o degli sconosciuti non sono razzismo, questo affermavo.

 

21 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

ma avviene negando i diritti fondamentali

Vabbe' in Italia non siamo al segregazionismo che esisteva in usa quando io e te eravamo già ragazzi (non nella preistoria). Ma quel razzismo latente (salite su un autobus e notate come le signore stringano le borse se sale una persona di colore), la xenofobia diventa davvero deleteria.

https://www.cartadiroma.org/news/litalia-non-e-un-paese-razzista-il-negazionismo-che-impedisce-un-vero-dibattito-sul-razzismo-sistemico/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Italia non è un paese razzista”

 

“Siamo il paese meno razzista d’Europa”

 

“Gli italiani non sono razzisti, sono solo stanchi”

 

A ripetercelo nelle tv, sui giornali, sui social, alle conferenze, sono italiani bianchi di sangue ai quali cittadinanza, uguaglianza, costruzione identitaria e appartenenza sono date per scontate, coloro per cui le battaglie (degli altri) rimangono teoriche, questioni filosofiche su cui dibattere ponendo la propria voce e le proprie prospettive al centro della discussione.

 

Lo storico e ricercatore Angelo del Boca, massimo studioso del colonialismo italiano, analizzò il processo di mitizzazione dell’italiano, che per secoli ha usato il sotterfugio della clemenza, il mito dell’italiano buono, per ripulirsi la coscienza dalle atrocità che ha compiuto e che continua a compiere, scriveva nel suo saggio Italiani brava gente?:

 

“Il mito degli «italiani brava gente», che ha coperto tante infamie, […] appare in realtà, all’esame dei fatti, un artificio fragile, ipocrita. Non ha alcun diritto di cittadinanza, alcun fondamento storico”

 

“Anziché essere turbati per l’universo disumano che avevano creato, ne erano palesemente fieri. Ciò emerge chiaramente dai documenti ufficiali come dalla corrispondenza privata. Questa fierezza era associata alla convinzione che soltanto gli italiani, per il loro carattere aperto, bonario, tollerante, erano in grado di portare gli indigeni a un grado superiore di civiltà. Riaffiorava dunque anche in Africa, e si imponeva subito con vigore, il mito dell’italiano «buono», «bene accetto», «non razzista», «accomodante»”

 

Il negazionismo odierno, quindi, dipenderebbe da un mancato processo di decolonizzazione, di analisi e decostruzione dei retaggi storici di quelle pagine di storia che ancora si fatica a riconoscere.

 

Possiamo vederlo all’opera nelle frasi di chi, da tipico salvatore bianco, invita gli “stranieri” a essere grati all’Italia per la sua accoglienza e a non lamentarsi della propria condizione; :classic_biggrin:di chi afferma che in Italia il razzismo,“quello vero”, non esiste perché “ci sono solo alcuni ignoranti”; di chi, infine, pur riconoscendo in alcune persone atteggiamenti discriminatori, rifiuta di mettere in discussione i propri preconcetti e analizzare i modi in cui egli stesso potrebbe contribuire a quel sistema al quale vorrebbe essere contrapposto.

 

Ne risulta una miopia selettiva caratteristica non solo nelle destre, che si nascondono dietro ai nazionalismi per fare le loro uscite palesemente xenofobe, ma anche del benaltrismo di chi da “sinistra” vorrebbe farsi  portavoce dei diritti degli ultimi

 

 

 

Analizzare le diverse modalità in cui i fenomeni sociali si manifestano nel contesto specifico del proprio paese, evitando l’assimilazione acritica delle battaglie altrui, è quanto di più corretto per trovare soluzioni coerenti e dunque efficaci. Vivere nella negazione, estraniandosi da una realtà evidente, non aggiunge nulla alla discussione, ma dà ancora più spazio alla discriminazione, che viene allora percepita come normalità, rendendo chi preferisce la cecità esso stesso parte integrante del problema.

 

Il razzismo in Italia dilaga da anni: traspare nel modo in cui si percepisce, rappresenta e racconta l’altro, sia egli effettivamente straniero nella terra in cui abita o italianissimo.

 

Le storie di Jerry Boakye, 34 anni morto l’anno scorso dopo aver passato gli ultimi tre anni della sua vita paralizzato in seguito ad un’aggressione razzista su un autobus, quella di Musa Balde  suicida nel Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) di Torino, di Edith picchiata da 6 donne e poi discreditata dall’infermiera che l’ha soccorsa o ancora Soumaila Sacko ucciso dai caporali per aver denunciato le condizioni di schiavitù in cui vertevano lui, i suoi compagni e molti altri come loro in Italia, sfruttati nella loro situazione di precarietà per portarci i pomodori a basso costo in tavola, sono solo la parte più evidente di un sistema ben radicato.

 

Il razzismo si manifesta quotidianamente, quando la gente non si fa problemi a perpetrare ignoranza e xenofobia davanti a te perché non si stanno riferendo a te, perché tu sei diversa, tu “non sembri africana”, perché non incarni lo stereotipo di persona africana che hanno dipinto nella mente. Quando entri in un ufficio e la prima cosa che ti chiedono è “parli italiano?”, anche qualora tu in Italia ci fossi nato, perché il nero — sempre rappresentativo di una pluralità — è ovviamente solo l’immigrato, non “integrato”, che non può avere una conoscenza adeguata della lingua. Quando una ragazza con il velo viene additata di essere terrorista per strada, tra le risate di chi ascolta.

 

Il razzismo è istituzionalizzato quando i bandi per posti di lavoro nel settore pubblico sono quasi tutti riservati ai soli titolari della cittadinanza italiana e, per legge, nessun cittadino non italiano può esercitare mansioni che necessitino di qualifica dirigenziale, quei lavori che “implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri”. 

  • Melius 1

Basta seguire il dibattito sull'immigrazione. La quota va bene, il migrante economico no. Questo è razzismo e del peggior tipo. Sono ovviamente d'accordo che si deve trovare il modo di gestire (se ci si riesce) il fenomeno migratorio però la storia ci ha insegnato che i muri non resistono e quando le masse spingono non c'è blocco navale che tenga. Temo che gli interpreti odierni abbiano le idee un po' fintamente confuse, ma fanno presa sugli aventi diritto al voto. E basta andar qualche post indietro per verificare quanto sia vero.

Ciao 

D.

  • Melius 1



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