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Il Monarca americano Biden è a Kiev: il preludio della fine dei tempi


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E intanto le sanzioni contro la Russia funzionano…..per gli USA forse?

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/03/04/maxi-piano-di-aiuti-usa-per-la-transizione-green-inizia-lesodo-dalleuropa-le-aziende-tedesche-studiano-la-delocalizzazione/7085729/

 

Maxi piano di aiuti Usa per la transizione green, inizia l’esodo dall’Europa: le aziende tedesche studiano la delocalizzazione

 

 

Audi, Bmw, Schaeffler, Siemens Energy e Aurubis, tra le altre, faranno importanti investimenti negli Stati Uniti o amplieranno le sedi già esistenti. Secondo un sondaggio della Camera di commercio e industria tedesca, un’azienda su dieci sta già pianificando di spostare la produzione. Intanto i Paesi Ue non riescono a mettersi d'accordo su come reagire.

L’Inflation Reduction Act, cioè il maxi piano degli Stati Uniti che prevede sussidi miliardari per le tecnologie ‘green’ prodotte sul territorio statunitense, inizia ad attrarre i grandi gruppi europei sull’altra sponda dell’Oceano. Diverse aziende tedesche sono infatti già pronte ad investire negli Usa. Proprio in questi giorni il cancelliere tedesco Olaf Scholz è in visita a Washington e, secondo i media tedeschi, intende affrontare con il presidente Usa Joe Biden anche le preoccupazioni circa una corsa ai sussidi e possibili svantaggi competitivi per la produzione in Europa. Dopo che all’inizio di febbraio i ministri dell’Economia di Germania e Francia, Robert Habeck e Bruno Le Maire, erano volati negli Usa per colloqui sul tema con il segretario al Tesoro Janet Yellen e la rappresentante americana per il commercio Katherine Tai (scatenando le ire dell’Italia, esclusa dalla missione). La questione potrebbe essere affrontata anche dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nell’incontro con Biden previsto per il prossimo 10 marzo.

Come riporta Tagesschau, aziende come Audi, Bmw, Schaeffler, Siemens Energy e Aurubis, tra le altre, stanno pianificando importanti investimenti negli Stati Uniti o ampliando le sedi già esistenti. Secondo un sondaggio della Camera di commercio e industria tedesca, un’azienda su dieci sta già pianificando di delocalizzare la produzione. La Bmw sta espandendo e modernizzando il suo stabilimento di Spartanburg, nella Carolina del Sud, dove sta investendo 1,7 miliardi di euro. Audi sta attualmente valutando la possibilità di costruire un primo impianto per la produzione di auto elettriche negli Stati Uniti. La localizzazione è attualmente “molto attraente”, ha dichiarato l’ad di Audi, Markus Duesmann, al Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung. Anche il produttore di tecnologia energetica Siemens Energy sta valutando l’idea di localizzare impianti per l’economia dell’idrogeno negli Stati Uniti. Il fornitore automobilistico Schaeffler sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda. “Siamo più propensi a costruire i prossimi stabilimenti in America”, ha dichiarato il numero uno Klaus Rosenfeld a ‘Welt am Sonntag’. Il più grande gruppo europeo di rame, Aurubis, sta attualmente costruendo un nuovo impianto di riciclaggio nello stato della Georgia, che dovrebbe entrare in funzione il prossimo anno e ora è in fase di ampliamento. 
L’Unione europea sta dal canto suo valutando una serie di azioni per rispondere all’Ira americano, ma sulla proposta di un fondo sovrano comune i “frugali” frenano mentre reagire con aiuti di Stato nazionali favorirà i Paesi con bilanci più forti e quindi più in grado di distribuire sussidi. Gli Stati membri “hanno pareri discordanti su come la risposta europea debba essere presentata”, ha ammesso il ministro per gli Affari Ue svedese Jessika Roswall al termine del Consiglio Affari Generali del 6 febbraio.

A favore degli Usa, oltre agli ingenti fondi, sembra esserci anche la velocità di realizzazione degli investimenti. In Germania i tempi sono molto più lunghi rispetto agli Stati Uniti, ha affermato Wolfgang Weber, direttore generale dell’Associazione dell’industria elettrica e digitale tedesca (Zvei). La più grande differenza tra l’approccio negli Stati Uniti e in Europa è “la velocità di attuazione”, ha spiegato Weber. La velocità ha convinto anche l’azienda chimica Evonik. Dopo che il governo degli Stati Uniti ha deciso di sovvenzionare i due terzi di un nuovo impianto di produzione, la decisione di investimento è stata presa rapidamente. Evonik sta costruendo un nuovo impianto per la produzione dei cosiddetti lipidi farmaceutici negli Stati Uniti. Secondo l’azienda, Washington sostiene il progetto, che vale circa 220 milioni di dollari, con circa 150 milioni di dollari.

 

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@claravox Ma pensa furbo putin che ha invaso un paese per farci guadagnare gli americani.

Un complotto notevole con zelensky e tedeschi fessi e compagnia (ben svelato da travaglio, va ammesso) che poteva essere sventato resistendo alla tentazione di invadere un paese confinante. Ma quando biden a febbraio 2022 gli ha detto don't do it, putin avrà pensato a fare il contrario per fargli dispetto. E tac, fregati.

Oh può capitare, ben inteso.

3 ore fa, claravox ha scritto:

Audi, Bmw, Schaeffler, Siemens Energy e Aurubis, tra le altre, faranno importanti investimenti negli Stati Uniti o amplieranno le sedi già esistenti.

ma chi l'avrebbe mai detto eh?

1 ora fa, newton ha scritto:

Ma pensa furbo putin che ha invaso un paese per farci guadagnare gli americani.

Io capisco che ognuno di noi possa vedere la guerra con angolazioni diverse, è chiaro che l’ultimo dei pensieri di Putin è farci guadagnare gli americani.

La guerra per Putin, sbagliato o giusto che sia dipende sempre da quale angolazione si guardi, è esistenziale.

  • Haha 1

@claravox quindi c'è una convergenza oggettiva di interessi fra russia e usa, per una è esistenziale per l'altra è conveniente. Considerando poi che zelensky è al guinzaglio di biden e che non c'è traccia di insurrezioni interne credo si possa inserire anche l'ucraina fra i beneficiari. Non proprio in prima battuta...a medio termine.

Restiamo in attesa di altre analisi geopolitiche con spigolature nuove e angolazioni inedite.

1 ora fa, claravox ha scritto:

l’ultimo dei pensieri di Putin è farci guadagnare gli americani.

grande stratega, forse cominciano ad emergere i motivi fondanti della forte alleanza con salvini.

Svezia e finlandia nella nato come pensiero com'era in classifica?

 

22 ore fa, Dima83 ha scritto:

in questa triste giornata, mi hai strappato una risata 

Mi auguro per te non sia una triste giornata anche oggi.

Nel qual caso una risata te la offre anche Today Mondo, notoriamente filorussa.

Potevano scrivere “da Whashington a Bruxelles” e poi si dice che non è una guerra per la sopravvivenza …..


https://www.today.it/mondo/forum-delle-nazioni-russe-vogliamo-una-nuova-russia.html

 

La Russia a pezzettini: la nuova mappa che Putin vuole scongiurare

Dalla Siberia agli Urali ci sono persone che sognano la fine della Federazione russa e la nascita di tanti Stati indipendenti. Le loro istanze sono arrivate fino al Parlamento europeo


 

Dalla Siberia agli Urali, c'è chi sogna la fine della Federazione russa e la nascita di una miriadi di Stati indipendenti e sovrani. Si tratta del Forum delle libere nazioni della post-Russia, un congresso che raccoglie le istanze indipendentiste di minoranze etniche e realtà regionali russe finalizzate alla trasformazione strutturale del Paese. Si tratta di un movimento piuttosto minoritario, ma che sta riuscendo ad avere sempre più attenzione internazionale, al punto tale da essere stato ospitato lo scorso 31 gennaio il Parlamento europeo di Bruxelles, in un incontro organizzato dal gruppo dei Conservatori e riformisti, quello a cui appartiene anche Fratelli d'Italia. Si è trattato del quinto di una serie di convegni impensabili fino a poco più di un anno fa, che pongono al centro del dibattito una possibile ri-federalizzazione della nazione transcontinentale, percepita da questi gruppi come profondamente imperialista.

Il Forum si compone di "movimenti interni alla Federezione", in crescita rispetto alle edizioni passate del convegno, provenienti da ogni angolo del Paese (Siberia, Urali, Ingria, Dagestan, Kaliningrad etc.) ma numericamente esigui e non strutturati. "Lo scopo della nostra azione è sostenere la liberazione e la decolonizzazione rapida e non violenta delle regioni indigene attualmente sotto il pugno di Mosca. Siamo convinti che questo sia l'unico modo per garantire una pace a lungo termine in Europa, costruire un nuovo sistema di sicurezza collettiva ed evitare una guerra nucleare a cui l'imperialismo russo guidato da Vladimir Putin sta spingendo il mondo", hanno dichiarato gli organizzatori, "questa politica aggressiva ha già portato alla più grande guerra in Europa degli ultimi 80 anni, tutti i residenti in Russia sono diventati ostaggi".

I principali scopi del Forum vertono sulla decostruzione del Paese con la sostanziale frantumazione dell’attuale apparato federale e la piena realizzazione dei diritti civili e delle libertà fondamentali dei popoli al suo interno. Tra i progetti chiave presentati a Bruxelles compare il disegno di una Russia post-Putin caratterizzata dallo sviluppo di politiche pacifiche di buon vicinato, favorite dalla formazione di nuove amministrazioni regionali "liberate dal giogo di Mosca", impegnate nel rinnovamento del Paese, nella smilitarizzazione dei propri territori e nel rifiuto dell’arma nucleare. L’ultima voce si lega a doppio filo con la ricerca di una duratura pace nell’intera Eurasia, obiettivo non trascurabile per i vertici del Forum, secondo i quali la denuclearizzazione si presta all’eliminazione di "tutti i rischi" associati all'escalation in possibili conflitti regionali o globali, oltre che ad una drastica riduzione del terrorismo internazionale generato dall'arsenale russo.  

"Come nel caso del Terzo Reich tedesco, la Federazione russa, in quanto minaccia esistenziale per l’umanità e l’ordine internazionale, dovrebbe subire drastici cambiamenti dopo essere stata sconfitta…La comunità internazionale non può starsene comoda e defilata in attesa degli sviluppi, ma deve progettare una ri-federalizzazione dello Stato russo nel rispetto delle popolazioni che lo compongono". Così si è espressa l’eurodeputata polacca Anna Fotyga, del partito di governo Diritto e Giustizia, a margine dell’incontro che l’ha vista tra i relatori, insieme all’eurodeputato Kosma Złotowski, nonchè tra i principali sostenitori del progetto sin dai suoi albori.

Proprio l'attivismo di Fotyga, ex ministro Esteri della Polonia, ha permesso al Forum di essere ospitato nelle sale delle istituzioni europee, invitato dal partito dei conservatori e riformisti dell'Ue (Ecr), in cui la componente polacca risulta attualmente la più forte, e che vede tra le sue fila anche Fratelli d'Italia, con Giorgia Meloni alla presidenza della formazione partitica europea dal 2020. "La Russia non è cambiata nel corso del tempo, Mosca è guidata dagli stessi istinti imperiali che l’hanno caratterizzata nei secoli precedenti, essa continua a ripetere gli stessi schemi: conquista, genocidio, colonizzazione", ha puntualizzato Fotyga. Parole che hanno fatto eco a quanto espresso nel corso del dibattito dai diversi portavoce delle minoranze, nella sostanza una necessaria creazione di Stati indipendenti nello spazio lasciato libero dalla precedente sovranità "imperiale" del Cremlino, una galassia di nuove nazioni "libere di darsi la forma che meglio gli si addice", conclude il Forum.

L'attacco russo all’Ucraina ho posto la politica estera e di Difesa di Mosca in cima all’agenda della sicurezza internazionale, alimentando una sequela di dibattiti sulla fattibilità di un "nuovo Stato russo", come lo ha definito Taras Byk, a capo di Wooden horse strategies, una società di relazioni governative con sede a Kiev. Fino ad oggi nella pratica gli incontri del Forum hanno prodotto poco più che qualche progetto di referendum popolare, ma quest'ultimo convegno, più dei precedenti, ha permesso all'organizzazione di ottenere un riconoscimento internazionale che fa sperare ai membri del Forum in un aumento della loro influenza e popolarità. 




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