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Melius Club

Parlando di guerra e di pace, va in onda l'informazione che inquina i pozzi della convivenza civile


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@Roberto M

gianfranco para.rulo partigiano?

molto meno di te, al confronto tu facevi parte della brigate garibaldi combattenti del Piemonte facenti parte del CLN 

al massimo quel tizio di mestiere fa il partigiano da divano di putin e di tito

nato nel 1949, ma se fosse nato nel 1920 sarebbe stato a favore degli aggressori, ieri come oggi

a robbè piantala per fa passare di sinistra le cose brutte, io sono di sinistra e conosci le mie posizioni al riguardo, dalla parte del Vietnam ieri e dalla parte dell'Ucraina oggi, mai dalla parte degli aggressori

e sai cosa fece uno veramente di sinistra dopo l'invasione russa (operazione Danubio)  della Cecoslovacchia nel 1968 contro la primavera di Praga ?

semplicemente quando al teatro della cittadina venne un coro cecoslovacco dalla piccionaia (in due) facemmo piovere sul palco e in platea volantini del genere "contro i carri armati russi usate i mitra non i fiori di primavera

 

  • Melius 1

come volevasi dimostrare

la supercazzola "ping-pong" in 12 punti altro non è che un assist al loro sodale aspirante tzar

di certo non avvicina alcun percorso verso la PACE, tanto che gli hanno cambiato nome; da progetto di pace a considerazioni (..:classic_huh::classic_laugh:..)

dopo un anno dalla invasione, costoro, non hanno nemmeno l'onestà di CONDANNARE l'invasione sanguinaria

solo generici appelli e considerazioni volti a sfar cessare i combattimenti, la qual cosa dipersè fa estremamente comodo all'impantanato aggressore

è impantanato ora che il terreno è ghiacciato, figuriamoci tra n'pò, quando arriveranno i terreni fangosi . . . . .

  • Melius 1

mister travaglio (de.panza) e pietro gomez (prima che il gallo canti)

hanno raggiunto il fondo .... oggi, prima pagina del fatto (oramai sfatto) a caratteri C.U.B.I.T.A.L.I.

"La Nato ripudia la pace e abbatte il piano cinese"

dipingere la NATO come nemica della pace e foriera di guerre, ci  vuole tantissima buona volontà e coraggio

poi ... per intravvedere uno spiraglio di pace da parte cinese, bisogna essere terrapiattisti o diventarlo, visto che nemmeno i cinesi hanno più parlato di "piano per la pace"

.

spiace, perchè era una discreta tribuna contro le italiche pompette 

Sulla guerra la Meloni mi pare oltre le più rosee aspettative che chi tiene alla democrazia potesse avere. E' il tema su cui terrà o no il governo. Di gran lunga il più importante in questa nuova fase storica. 

  • Melius 1

in questo articolo del corriere della sera c'è un riassunto delle vicende dell'ultimo anno...difficile dissentire se si ha un minimo di onesta intellettuale e/o non si è accecati dal ''furore'' antiamericano:

A quest’ora Vladimir Putin avrebbe stravinto, già da un anno, e senza perdere un solo soldato. Se solo avesse evitato l’invasione. Facciamo un balzo indietro con la memoria per ricostruire il clima di inizio febbraio 2022.

Lo scetticismo europeo sui preparativi di un’invasione russa. La processione di leader alla corte dello Zar, disponibili a fare concessioni enormi. Perfino in America, il peso allora influente di correnti di realpolitik che volevano dare a Mosca un veto sull’adesione di Kiev alla Nato, trasformando l’Ucraina in un cuscinetto neutrale e filorusso. Quell’inizio del febbraio 2022 fu un momento «magico» in cui la Russia poteva esercitare il massimo della sua influenza senza colpo ferire.

Immaginare una storia alternativa — un’invasione solo minacciata e mai realizzata — dà la misura di tutto ciò che Putin ha distrutto, oltre a tante vite innocenti: un ruolo diverso per la Russia nel mondo, un Occidente più amichevole e perfino arrendevole nei suoi confronti. Dettaglio finale, lo Zar ha frantumato il mito di se stesso come grande stratega .

All’inizio di quel febbraio 2022 l’allarme lanciato dall’intelligence anglo-americana sui preparativi di un’aggressione imminente, veniva liquidato dai governi europei come propaganda anti-russa. Molti preferivano abboccare alla versione ufficiale di Mosca secondo cui quelle truppe ammassate al confine conducevano una mega-esercitazione. Perfino Zelensky, all’inizio, fu scettico di fronte alle informazioni che gli offrivano Washington e Londra.

 

Aria di arrendevolezza

Tant’è, per evitare che Putin passasse dalle «esercitazioni» agli atti, il mondo intero si mobilitò. Visite, telefonate, tutti avevano qualcosa da offrirgli. Omaggio, rispetto, visibilità, credibilità, ma anche concessioni concrete e sostanziose sul piano geopolitico, per placare l’espansionismo russo. Era una gara a prendere sul serio la teoria secondo cui Putin si sentiva «accerchiato», quindi agiva mosso da un genuino senso di insicurezza, che andava curato regalandogli una sfera d’influenza più larga. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz disse chiaro e tondo che l’Unione europea si sarebbe allargata al massimo fino ai Balcani, poi basta. Emmanuel Macron, che poco tempo prima aveva dichiarato «la morte cerebrale della Nato», metteva in dubbio perfino l’allargamento Ue nei Balcani, popolati da slavi che era pronto a regalare alla Russia.

 

Il piano B di Washington

Il vento dell’appeasement — arrendevolezza o cedimento — non soffiava solo sull’Europa occidentale. Il 13 febbraio 2022 scrivevo sul Corriere di un «piano B» in discussione a Washington, un elenco di concessioni a Putin. Biden aveva una priorità, stare alla larga dal conflitto, evitare ogni coinvolgimento. Lanciò un appello ai cittadini americani presenti sul territorio ucraino perché partissero subito, avvisandoli che non avrebbe mandato un solo soldato per evacuarli. L’ex ambasciatore di Barack Obama a Mosca, Michael McFaul, evocò un «grande patto con Putin per evitare la guerra». Due tra i maggiori think tank strategici ascoltati dalla Casa Bianca e le riviste geopolitiche dell’establishment americano, Foreign Affairs e Foreign Policy, si sforzavano di trovare compromessi da offrire a Putin. Tra questi una «finlandizzazione» dell’Ucraina, termine che evocava la neutralità imposta alla Finlandia per rassicurare l’Unione sovietica durante la prima guerra fredda. Spuntava anche l’ipotesi di un grande negoziato con Putin, per concordare con lui varie garanzie sulla sicurezza della Russia, sul modello degli Accordi di Helsinki nella seconda metà degli anni Settanta. A ispirare le concessioni c’era, tra l’altro, una profonda sfiducia sulla capacità dell’Occidente di reagire compatto di fronte all’invasione di uno Stato sovrano. Sul fronte delle future e ipotetiche sanzioni da prendere, per esempio, Scholz si era rifiutato di mettere in gioco il gasdotto Nord Stream 2. Vista la dipendenza dell’Europa dalla Russia per il 55% delle sue forniture di gas, Washington non s’illudeva di poter convincere gli europei a mollare quel cordone ombelicale.

Putin era in una posizione invidiabile: con un prestigio ai massimi, molti leader occidentali genuflessi, pronti a concedergli un diritto di signoraggio su paesi ex-satelliti dell’Urss che presto rischiavano di tornare ad essere Stati vassalli della Russia. Dietro l’Ucraina: Georgia, Moldova e poi un giorno, forse, i Baltici, se funzionava il ricatto che consiste nel fare leva sulla «difesa delle minoranze russofone». Se soltanto Putin fosse rimasto allo stadio della minaccia, del bluff, di una guerra solo virtuale, oggi staremmo analizzando la rinascita di un impero russo, con la Nato allo sbando, l’Occidente umiliato, l’Unione europea costretta a sottoporre ogni futura candidatura al vaglio di un vicino prepotente.

Danni autoinflitti

Chiuso lo scenario della storia ipotetica, resta l’elenco delle perdite che Putin si è inflitto da solo. Oltre, naturalmente, ai duecentomila soldati russi che ha mandato a morire al fronte.

Ben lungi dall’essere «finlandizzata», l’Ucraina dopo un anno di massacri ha poche certezze se non questa: il suo destino è a Occidente, il suo popolo non perdonerà alla Russia gli orrori subiti, la scelta di campo è irreversibile. Una nazione di 43 milioni di abitanti che per gran parte della sua storia fu legata strettamente alla sua vicina orientale, ora le volta le spalle. Già nel giugno 2022, rispondendo agli accorati appelli di Zelensky, Scholz e Macron erano a Kiev con Mario Draghi e con il presidente romeno Iohannis, per dare via libera alla candidatura dell’Ucraina nell’Unione europea. Il percorso sarà lungo, gli esami da superare sono tanti (incluse le riforme anti-corruzione), però lo status formale di candidata è acquisito. La Commissione europea ha varato aiuti economici, ha annunciato progetti per la ricostruzione, perfino la costituzione di un nuovo centro giudiziario all’Aia per raccogliere prove sui crimini di guerra dell’armata russa.

Sul fronte Nato le novità sono addirittura più impressionanti. La stessa Finlandia non sarà più «finlandizzata», insieme con la Svezia ha scelto di uscire da un’antica neutralità per schierarsi con l’Alleanza atlantica. Il presidente turco Erdogan ha preso in ostaggio queste due domande di adesione esercitando il suo veto, ma anche se dovesse ritardare a lungo quell’ingresso, nei fatti gli eserciti svedese e finlandese si stanno coordinando con la Nato. È un danno strategico enorme per la Russia, che condivide un ampio confine terrestre con Helsinki e marittimo con Stoccolma.

Sul futuro posizionamento strategico dell’Ucraina ci sono pochi dubbi: sarà in qualche modo associata alla Nato, o la sua sicurezza sarà garantita dagli alleati atlantici nell’ambito di futuri accordi di pace, se e quando arriveranno. Ormai si è convertito a questa idea perfino Henry Kissinger, il patriarca della realpolitik, che all’inizio aveva posizioni più concilianti verso Putin.

Lungi dall’essere in uno stato di «morte cerebrale», la Nato è stata resuscitata da Putin. Certo, ancora tardano a realizzarsi le promesse di alcuni Stati membri (Germania e Italia) di alzare le loro spese per la difesa fino al 2% del Pil. Certo, gli eserciti europei si sono scoperti sottodimensionati, impreparati, con arsenali esigui; ci vorrà tempo e perseveranza politica perché tutte le lezioni della tragedia ucraina vengano apprese. Però, paradossalmente, questo ha spinto l’Europa ancora più nelle braccia degli Stati Uniti: il contrario di ciò che auspicava Putin. Le velleità — soprattutto francesi — di costruire una difesa europea autonoma dalla Nato si sono infrante davanti alla dura realtà. Putin ha cementato coloro che voleva dividere.

Danno di lungo periodo

Lo stesso bilancio si applica alle sanzioni. Non sono invalicabili, anzi, in alcuni settori sono un colabrodo. Da sempre le sanzioni economiche vengono aggirate, Cuba, Corea del Nord e Iran insegnano. Il mercato nero fiorisce. Ampie zone del pianeta, da Cina e India al Golfo Persico, più Africa e America latina, non le applicano. L’economia russa non è agonizzante, anche se conosce tante difficoltà. Però quel che conta è il danno di lungo periodo nel settore energetico. Con pazienza, cinismo e lungimiranza, generazioni di leader sovietici avevano costruito infrastrutture pesanti per portare energia a buon mercato all’Europa, in modo da renderla dipendente. Putin ha distrutto il lavoro dei suoi predecessori. La Germania di Scholz — pur essendo lenta e impacciata nel riarmarsi — ha realizzato in cinque mesi un exploit che si credeva richiedesse cinque anni: ha investito in numerosi rigassificatori che le consentono di comprare gas dal mondo intero. La Germania russo-dipendente era un asso nella manica per il peso geopolitico della Russia nel mondo. Ancora dodici mesi fa era una realtà.

già, ma come  al solito tante belle chiacchere e fatti zero, cioè la politica che ha fallito alla stra-grande.

dei colloqui di minsk che sono andati avanti per anni e anni con risultati all' atto pratico nulli si è detto qualcosa ?

invece che farmi wikipardare ditemi chi ha scritto sta roba qua

14 ore fa, artepaint ha scritto:

è impantanato ora che il terreno è ghiacciato, figuriamoci tra n'pò, quando arriveranno i terreni fangosi . . . . .

I carri armati forniti dagli occidentali superaranno questo ostacolo.

8 ore fa, max ha scritto:

Il mercato nero fiorisce.

C'era pure durante la II guerra mondiale. A vedere bene ci sarà stato pure ai tempi dei romani o anche prima. La domanda aumenta e l'offerta aumenta i prezzi.

8 ore fa, max ha scritto:

Però quel che conta è il danno di lungo periodo nel settore energetico. Con pazienza, cinismo e lungimiranza, generazioni di leader sovietici avevano costruito infrastrutture pesanti per portare energia a buon mercato all’Europa, in modo da renderla dipendente.

Diciamo che è la filosofia di tutti i pusher, qualunque materiale portino in commercio e di qualunque colore siano.

8 ore fa, audio2 ha scritto:

come  al solito tante belle chiacchere e fatti zero, cioè la politica che ha fallito alla stra-grande.

Purtroppo sì. Ormai la cosa è scappata di mano e si cerca un nuovo equilibrio militare. Purtroppo per chi è sul campo di battaglia.




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