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Melius Club

Wojeer Vest 3 e Raal SR1a: bassi “tattili” per la Raal …e non solo per la Raal…


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E allora vado a “precisare” quanto segue, con ascolto fatto proprio con la RAAL collegata come sopra al pre AR e al finalone in classe A.

Con il Vest, la RAAL è riuscita a “teletrasportarmi” nella sala dove Claudio Abbado ha registrato la sua ultima versione della nona sinfonia di Schubert, la Grande. 
Mai ascoltata così “vera”, con le sue imperfezioni legate alla sala dove l’orchestra Mozart suonava a Bologna, con i bassi molto presenti e “un po’ lunghi”…

L’ascolto così vero e realistico mi ha consentito, forse per la prima volta, di apprezzare questa straordinaria ultima registrazione di Abbado come mai in passato (e come mai, forse, per la maggior parte dei critici musicali che non ha ascoltato questo album nelle condizioni ideali!).

Una bellezza sconvolgente è stato poter apprezzare, finalmente, il dialogo serrato fra l’oboe di Lucas Macias Navarro e il clarinetto di Alessandro Carbonare, il corno di Alessio Allegrini e il flauto di Jacques Zoon, tutti in primo piano, tutti con una chiarezza individuale impressionante.

Una vera e propria emozione, profonda… da lasciare senza ulteriori parole..

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  • 4 mesi dopo...

Dopo la pausa estiva…perché indossare il “giubbotto bassi” e cuffia, con i 40 gradi all’ombra dell’estate appena trascorsa… ecco a casa mia che, per scelta, non ho aria condizionata..sarebbe stata una specie di follia…

Ecco dicevo, dopo la pausa estiva, stamane metto nuovamente mani all’impianto con le RAAL e con questo giubbotto Vest per i subbassi.

E inzio ad ascoltare, giusto per “scaldare l’atmosfera”, la quinta di Beethoven diretta da Karajan nel 1976/77, nella nuova rimasterizzazione HiRes della DG a 24/192.

Una quinta di Beethoven elettrizzante, rapinosa per la velocità di esecuzione e la dinamica, a mio avviso, insieme a quella mitica di Kleiber jr. a Vienna, la più bella mai registrata.

E in questa nuova veste digitale, poi, la qualità audio è stupefacente… se vi capita ascoltatela e ditemi anche la vostra..

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  • Melius 1

Ecco… dicevo, cosa succede ad ascoltare questo album con la RAAL e il Vest?

Succede che come mai prima in vita mia sono stato “proiettato” nella sala pentagonale della Philharmonie di Berlino… 

Fate attenzione: questo secondo ciclo Karajan lo volle registrare anche perché proprio allora stava nascendo la Quadrifonia e Karajan si era appassionato a questa nuova tecnologia. È proprio pensando alla quadrifonia, Karajan aveva registrato tenendo conto dell’ambiente e dei riverberi, in modo da far sentire “immersi nel suono” gli ascoltatori.

Poi, per limitazioni tecniche (degli impianti domestici dico, la quadrifonia non prese mai davvero il via..) quelle registrazioni uscirono in stereo convenzionale.

Ne esiste adesso anche una versione in Dolby Atmos, ma in cuffia non mi è sembrata niente di che (ascoltata con le Campfire Andromeda iem).

Ma… ascolto il file “normale”, cioè stereo, in HiRes da Qobuz con questo impianto RAAL + Vest, ecco che accade una specie di magia: si ascolta anche tutta la sala, non solo l’orchestra di Berlino.

Come sia possibile questo, a dire il vero,  non saprei spiegare… però ecco il mio corpo, non solo le mie orecchie, si ritrova immerso nella sala a pentagono dei Berliner…

Ascolto bellissimo che mi ripaga delle ore passate a “capire” come settore il mio impianto per far “suonare bene” insieme sia il giubbotto Vest che la RAAL…

È qualcosa di magico. Ho ancora il vinile originale degli anni’70, che suonava bene sul girapadelle, lo ricordo. Il CAD invece suonava “harsh”, ruvido e sgradevole sugli acuti, con orchestra “striminzita” nello spazio, sia in cuffia che con le Magneplanar.

Stamani la magia non è solo “spaziale”: riguarda anche, forse sopratutto, il “tono”, il baricentro orchestrale. L’eccesso di acuti e la povertà dei bassi profondi del CD ascoltato allora stamani sono un pallido,ricordo. L’orchestra suona adesso con tutta la sua autorevolezza, con il baricentro vero spostato molto più in basso, proprio come dal vivo.

Un ascolto che tutti i cuffiofili dovrebbero fare per “rendersi” conto di quanto una cuffia possa dare un suono reale sia come tono, sia come “peso”, sia come effetto spaziale anche con album stereofonici pensati per essere riprodotti da due diffusori…

Cambio  genere musicale … e passo ad ascoltare l’iconico album dei Pink Floyd appena rimasterizzato per il 50esimo anniversario in HiRes 24/192.

Fin dal battito cardiaco che apre la prima traccia, in crescendo, è evidente come la fisicità, l’impatto fisico adesso sia così importante da cambiare anche la modalità in cui “in genere” ho ascoltato questa traccia fino ad ora..

Ascolto diverso sia dalle cuffie che dai diffusori..Sì perché la RAAL essendo una cuffia aperta  e speciale per lo spazio, offre sensazione di “essere lá” in mezzo, circondati dall’ambiente ..  ma offre anche note chiare e cristalline come solo un altoparlante a nastro ben progettato è in grado di riprodurre… e quindi l’effetto dai passi affrettati e poi di corsa, che da sinistra passano a destra sono impressionanti per “realtà”….

Ma adiuvate dal Vest ecco che l’impatto fisico del basso, della batteria e di tutte “le diavolerie elettroniche di sottofondo” riprodotte con un synth, così come il ticchettare degli orologi è proprio …”fisico”… fino a che la sveglia non mi ha fatto sobbalzare sulla poltrona! 
Ascolto splendido anche delle voci… ma che lo dico a fare? Se questo combo riusciva a riprodurre alla perfezione le voci del basso, del tenore, della contralto e del soprano nell’a nona di Beethoven, perfette e naturali.. ecco che le voci dei Pink Floyd suonano bellissime, senza un filo di sibilante…senza mai essere né troppo in primo piano né troppo arretrate ..come invece capita da ascoltare spesso …anche da impianti audio milionari..

Ma è l’impatto d’insieme che stupisce nella celebre Money, dove poi però si ascolta a destra un assolo di tromba che viene fuori così vera e naturale che …aò sembra Miles Davis! …roba che mica ci avevo fatto caso fino ad ora.

Batteria che fa vibrare tutto i corpo, così come il basso… ..Money ..is a crime..!

Cosi come il sax ..sempre sulla destra in Us and Them sembra vero… ma anche nello spazio dico!  Il sax è a destra e le voci più in aventi a centro-destra… una illusione davvero credibile.. 

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Ritorno “un attimo” sulla musica classica, perché ci sono composizioni che in pratica è impossibile ascoltare nel proprio salotto con le stesse emozioni che si hanno dal vivo… impossibile con qualunque impianto si abbia, anche con diffusori letteralmente milionari come i più grandi Magico e Wilson… ci si avvicina magari, ma non si ha la stessa impressione..

Sono composizioni per orchestra enorme e coro altrettanto grande e magari con con cantanti solisti..

Fra queste composizioni, che non ho mai ascoltato “come dal vivo” ci metto il Requiem di Verdi, la nona di Beethoven e diverse sinfonie di Mahler.

Con qualsiasi cuffia provata (e ho provato dalla Abyss 1266 alla HiFiMan ShangriLa) la scala dinamica è troppo grande per poter avere la stessa sensazione che si ha dal vivo, quando da un assolo di flauto si passa, per esempio, all’esplosione di un orchestra da 150 elementi è un coro di cento voci.

Visto il risultato strepitoso con la nona di Beethoven sopra riportato, ieri sera ho voluto fare la “prova del nove” con la seconda sinfonia di Mahler, una sinfonia con organico orchestrale e di coro davvero enorme.

Ho ascoltato questa sinfonia di recente dal vivo, in una delle migliori sale del mondo, la nuova sala Zubin Mehta dell’Opera di Firenze, sinfonia diretta appunto da Zubin Mehta (forse la più bella registrazione fra le decine e decine sul mercato, proprio la sua degli anni ‘60 a Vienna).

E mentre ascoltavo a teatro pensavo, fra me e me, che davvero è impossibile riprodurre a casa propria simili passaggi sonori, che vanno dal pianissimo al fortissimo, sempre con un suono “pulito” e reale, in cui si riesce a distinguere ogni singolo strumento anche nei pieni orchestrali e corali..

E da qui.. ecco.. l’idea di mettere alla prova questo combo…usando l’album in HiRes appena uscito e registrato live a Londra… una bellissima registrazione sotto ogni punto di vista..

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E vi dico: il risultato dell’ascolto è stato semplicemente “mozzafiato”!
E…so di scrivere una cosa enorme..di fare una affermazione perentoria.. ma ecco un risultato di questo tipo va al di là di ogni mia più rosea aspettativa!

Sono rimasto incollato alla poltrona per un’ora e mezza, dopo i primi due minuti ascolto (doveva essere un breve test di ascolto all’inzio..) perché dal mio salotto sono stato portato pari pari di peso nella sala londinese della Philharmonia e… sono rimasto zitto e buono nella prima fila di platea come fossi un intruso venuto da un altro pianeta, da un’altra dimensione dello spazio tempo .. ed effettivamente lo ero! 
Nei momenti di pianissimo rimane la sensazione di sentire il singolo strumento che suona sul palco e, nel caso del flauto, il suono si libra in tutte le direzioni..

Nei momenti di fortissimo, le percussioni (gong, timpani, grancassa, campane vere..) fanno vibrare tutto il corpo …

La sensazione di essere davvero proprio lá, in platea nel teatro ai Banks del Tamigi, è fortissima…quasi straniante,

Mai ascoltato niente del genere fino ad ora…

L’applauso del pubblico, meritatissimo, alla fine del concerto (è una registrazione live) mi ha impressionato perché il battimani era anche “fisico”, come succede dal vivo a teatro, quando si battono forte le mani per applaudire ma anche con i piedi di batte terra…per aumentare il rumore di approvazione..

E così era all’ascolto a casa mia ieri sera.. 

FANTASTICO!!!

Stasera ascolto un album bellissimo, segnalato per il 50simo anniversario anche in apposita discussione da @one4seven.

Head Hunters… cacciatori di teste …il capolavoro di Herbie Hancock…. Un album in cui il Jazz si sposa al funky, al rock e all’elettronica…

Erano anni in cui diversi geni assoluti del jazz, come Miles Davis, avevano iniziato le loro sperimentazioni di mix, di crossover, insomma… si erano aperti alle sperimentazioni in cui un solo genere musicale “andava stretto”.

Avevo attaccato l’ampli MegaHertz Guerra per cui ho indossato la cuffia Audeze CRBN e il solito giubbotto Vest…

Ebbene: l’impatto dinamico è ovviamente …più che coinvolgente: infatti è…sconvolgente! 
Ma non è solo questione di “bassi” profondi ed impattanti, anzi!

Con la CRBN è questione anche di riconoscere ogni singola percussione che suona, in alternanza, Bill Summes, non solo quelle più comuni , ma anche quelle “più esotiche” come congas, shekere, balafon, agogô, hindewhu! E poi la meraviglia di avvertire bene quando Bennie Maupin suona il sa tenore e quando passa al  sax soprano oppure al saxello.

E, sottolineo ancora una volta, che è la spazialità tridimensionale quella che stupisce quando si aggiunge il Vest anche alla cuffia Audeze, certamente più convenzionale della RAAL…

Insomma un accessorio mica da poco il Vest…

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  • Melius 1

Insomma…questo Vest 3, con il suono aptico, cioè fisico, per i sub bassi, è un complemento notevole per chi ascolta in cuffia.

Con la RAAL si rivela un completamento addirittura essenziale, perché non solo dá “impatto fisico” sui bassi, ma aumenta la sensazione di totale immersione nello spazio tridimensionale…

Ma il Vest3 sembra un eccellente completamento anche per cuffie che di bassi non hanno certamente “carenza” come la Audeze CRBN. Non solo perché la trasmissione fisica del suono al corpo aumenta la sensazione di impatto fisico, ma anche perché, anche in questo caso, migliora non poco la sensazione di “palcoscenico”, che per esempio, in questa cuffia, da abbastanza piccolo e molto focalizzato, diventa spazioso e profondo. Poi, ovviamente, non trasforma la CRBN in una cuffia spettacolare, per lo spazio, come la RAAL, ma ne migliora parecchio le performances proprio sulla spazialità tridimensionale.

Non male.. non male..😉

Negli ultimi due posts ho parlato, senza sottolineare il passaggio, del fatto che ho provato il Vest3 in associazione non solo con la RAAL, ma anche con l’elettrostatica CRBN di Audeze, usando la stessa catena DAC e preampli, cambiando ovviamente il finale che è appaiato un MegaHertz Guerra…

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E ho postato quindi confrontare con la stessa sorgente, il DAC Berkeley, e lo stesso Preampli, i diversi risultati con due cuffie diversissime anche per tecnologia (apertissima, anzi “spalancata”, e a nastro la RAAL, elettrostatica e aperta (ma concepita quasi come una “chiusa”) l’Audeze.

Due ascolti certamente molto diversi… ma che entrambi regalano emozioni grandi…

 

  • 2 settimane dopo...

Aggiorno il Thread con alcuni avvenimenti accaduti nell’ultima settimana.

Essendo uscito un aggiornamento per il Vest, l’ho scaricato usando la mia App sull’iPad… ma poi nel riaccenderlo il Vest …è morto!

Dopo alcuni tentativi ho contattato la casa madre via mail… dopo due ore la loro risposta: si può organizzare una videoconferenza per domani con l’ingegnere capo? Beh, sì certo.. Video conferenza fatta, e mi viene chiesto di inviare il Vest a spese dell’azienda in sede (Olanda) mentre mi viene inviato un Vest nuovo..

Tutto fatto, a costo zero, e la sostituzione è arrivata in due giorni! 
Roba che a raccontarla uno non ci crede!!

Troppa efficenza! Un bel 10 alla Woojer!! Servizio degno di Amazon dei migliori tempi (al suo esordio…in Italia.. anche adesso va bene, ma prima era una meraviglia a cui in Italia non eravamo abituati…ecco la Woojer è stata così rapida ed efficiente che … 10 e lode!).

Detto questo… ho aggiornato il nuovo giubbotto Vest … ed era importante farlo! Perché con il nuovo software è stata migliorata la prestazione audio: cioè si può,scegliere, adesso, il taglio di frequenza su cui agiscono i suoni “aptici”, cioè la vibrazione…

Io stamani l’ho impostato su broad…una banda che arriva fino a 200 Hz….non si ascoltano con l’orecchio, il Vest rimane muto!, ma si “ascoltano con le ossa e i muscoli..

Esperienza ancora migliorata, se possibile…

Indossa stamani di nuovo la Raal che è la cuffia per cui ho preso il Vest.

La sensazione di spazialità, e i bassi tattili, sono ancora più accentuati, ma in maniera assolutamente “naturale”, tanto che sembrano venire dalla cuffia… o meglio… dall’ambiente circostante alla mia poltrona… 

Un effetto “magico”… che tutti i cuffiofili esperti, come @MCnerone e @best56 dovrebbero provare in associazione alle loro cuffie… iniziando dalla Raal… ma non fermandosi solo a questa!

Rimane da dire che forse proprio con la Raal la magia è realizzata al meglio…

E, si badi bene. Con qualunque musica si ascolti!

Con la classica, anche solo musica per archi, senza percussioni o strumenti “bassissimi”, ecco che la magia rimane e anzi… sembra ancora più “magica” in quanto in attesa.

È lo spazio intorno che si apre e diventa “musica”, come ascoltare i diffusori? Nooo, meglio! Come ascoltare nel Metaverso! 
Proprio ieri Jarre, noto musicista e compositore di musica elettronica, magnificava l’avvento delle nuove tecnologie per essere finalmente immersi nella musica….

E pensare che c’è chi è rimasto al vinile…😂😂

Dicevo cuffiofili esperti, perché il giochino con i subbassi del Woojer non è “plug ‘n play”, cioè infila lo spinotto e ascolta… Ma appunto occorre una serie di passaggi e di regolazioni che ancora, con il Vest, non sono proprio alla portata di tutti (per attrezzature audio che occorrono e per la necessità di fare regolazioni fini, ad iniziare dal ritardo sui bassi da regolare e la loro intensità rispetto al volume audio della cuffia, autonoma e non attaccata allo spinotto del Vest… ovviamente..).

L’effetto di ascoltare “dal vivo”, o comunque in una maniera tridimensionale, tutti i soliti album “normali”, cioè gli stereo concepiti per i diffusori.. è semplicemente “sorprendente”… ogni volta…

Anche per album straconosciuti e già ascoltati su diverse cuffie e diversi impianti con diffusori (a casa mia, certo, ma anche alle mostre audio..).

Questo album, che adesso ascolto in HiRes dalla Raal SR1a + Vest3, l’ho ascoltato come disco in vinile..girato su un “girapadelle” da 150.000 euro che alimentava poi l’ impianto milionario a valle  (multiamplificazioni  e casse Kharma, il modello più grande..).

E… se dicessi che solo adesso… qui a casa mia, con le Raal affiocate dal Vest, ho l’illusione di ascoltare  la jazz band in oggetto …dal vivo!

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E la “magia” continua con un vecchio album registrato dal vivo, inizio anni ‘60, un album molto bello dal punto di vista artistico… ma come audio..fino ad ora..non mi aveva detto chissà cosa…

E invece stamani..mi pare di essere sotto il piccolo palcoscenico..

L’effetto basso solo a sinistra  e batteria solo a destra… tipica di quei primi anni della stereofonia..era un po’ fastidioso e “straniante”… anche ascoltato con i diffusori… figuriamoci in cuffia..

Eppure stamani mi sento immerso nel piccolo teatro del concerto… manca solo il fumo delle sigarette (in quegli anni ai concerti era ammesso fumare nel locale… e lo facevano quasi tutti!.. e lo dico perché a Parigi solo da pochi anni è stata applicata la legge europea di divieto di fumo nei locali chiusi… e mi sono trovato in piccoli club ad ascoltare musica respirando più marlboro rosse che ossigeno..quindi immagino allora ..).

Una magia sonora che ha quasi dell’incredibile… anche gli applausi intorno..che pure sono privi di subbassi…suonano adesso naturali…veri…

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Rimango sul Jazz… ascolto un album appena uscito (ieri) su Qobuz in formato HiRes 24/96…

È un Trio jazz danese …mi ha attirato molto la copertina (ultimamente poche belle copertine! Ma perché? Con tutti i giovani grafici bravi che ci sono in circolazione!)

E il titolo … Scomparsa..in italiano… Disappareance…

"Every man has two deaths, when he is buried in the ground and the last time someone says his name"  ha scritto il grande Ernest Hemingway 

Ma, al contrario di quanto si posso pensare, questo album è più una celebrazione della gioia di vivere, proprio alla luce del realizzare che la vita ha una durata effimera…

Bello…ben registrato… ascolto fantastico con l’accoppiata Raal e Vest…

Intanto il pianoforte suona “vero”, percussivo quando lo deve essere, fluido e liquido in altri passaggi.. ovviamente il basso e le percussioni con il Vest acquistano corpo e danno impatto fisico e sensazione di realtà acustica… Ma forse è proprio il pianoforte che in qualche maniera beneficia dei bassi tattili. Perché acquista, “senza parere”, cioè senza sensazione di artificialità, un corpo che è quello reale, dal vivo… la cassa di legno e metallo oltre le corde e martelletti… cosa in cui il vecchio digitale dei CD peccava immancabilmente…solo corde e martelletti faceva sentire…

Me ne sto beato ad ascoltare da questa nuova prospettiva un album assolutamente piacevole..

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