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Shalom, le suore bresciane dell'orrore


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Qui si intuisce il perchè questa cosa è rimasta coperta per decenni ed ha passato indenne un paio di processi:

 

La comunità di recupero dei vip

Suor Rosalina nel tempo si è fatta conoscere, intessendo rapporti col potere locale ed ecclesiale. Nei pochi giorni all’anno in cui la comunità si apre all’esterno, i saloni di Shalom sono frequentati da sindaci e consiglieri dei comuni vicini, magistrati, poliziotti fuori servizio, facoltosi imprenditori locali, uomini e donne di fede. Ma Suor Rosalina con la sua attività pluridecennale è riuscita ad andare ben oltre i confini della provincia bresciana, attirando anche personaggi di spicco.

Sono tanti i volti noti che hanno frequentato e frequentano la comunità.  Il commissario tecnico della nazionale di calcio italiana, Roberto Mancini, è stato alla Shalom più volte, l'ultima durante le festività pasquali del 2023. Suor Rosalina sostiene addirittura che nel 2019 avrebbe profetizzato la vittoria degli Europei, perché Mancini sarebbe stato protetto dalla Madonna. Grazie a questo rapporto i ragazzi della comunità hanno avuto la possibilità di disputare una partita contro la nazionale cantanti. Poi ci sono Marco Masini e Francesco Renga, che in più occasioni hanno fatto visita alla suora e alla sua comunità, Giuseppe Povia che ha cantato in diversi concerti organizzati da suor Rosalina, e Luisa Corna, originaria di Palazzolo e sorella di una delle volontarie della comunità, che ha deciso addirittura di sposarsi all’interno di Shalom, lasciando l’organizzazione delle sue nozze proprio a Suor Rosalina.

 

E qui aggiungiamo orrore all'orrore:

 

I bambini all'interno

Dentro Shalom, oltre alle persone con problemi di dipendenze, a quelle affette da patologie psichiatriche e da disturbi alimentari, c’è anche il gruppo delle mamme con i loro bambini, costretti, tutti, a sottostare alle stesse regole. “Se tu crei un problema, anche se sei mamma, vieni mandata in punizione e subisci la punizione”. A parlare è una ex ospite della comunità, scappata dal compagno violento e arrivata in comunità con una bambina e incinta di qualche mese. “Sono stata in punizione più volte: una volta, incinta di 4 mesi, solo perché avevo chiesto di essere dimessa dalla comunità, convinta che quel posto non fosse quello giusto in cui far crescere le mie bambine. Mi hanno isolata alla legnaia, in punizione stretta, dovevo lavorare in piedi alle guarnizioni. Quando venivo messa in punizione, la mia bambina, che aveva pochi anni, era affidata a un’altra mamma ospite della comunità. Mia figlia non mi ha visto per quattro mesi, è stata allontanata da me e potevo vederla solo di notte, mentre dormiva”. “Quando dovevo partorire, – racconta – sono stata costretta a partorire in un ospedale scelto da loro. Qui avevo una sentinella, una vecchia della comunità, che è stata in camera con me giorno e notte per controllare quello che facevo e soprattutto quello che dicevo al personale dell’ospedale. Volevano persino che il braccio destro della suora, un uomo, entrasse in sala parto con me”. La donna riesce, però, a chiamare le sorelle con uno stratagemma e ad evitarlo, ma una volta tornata in comunità per lei non ci sarà nessuna festa: “Ho chiesto ancora le dimissioni dopo il parto e sono stata umiliata. La suora ha detto davanti a tutti che la mia bambina era nata in astinenza da uno psicofarmaco”.

 

I bambini dentro Shalom vivono un’infanzia a metà: vanno a scuola e poi tornano in comunità, la loro vita si esaurisce qui. Non possono dedicarsi a nessun tipo di sport, nessuna festa di compleanno degli amichetti. Dentro Shalom incontriamo una donna arrivata con la sua bambina dieci anni fa. Oggi quella bambina ha 12 anni e vive come vivono le altre donne della comunità. È lei stessa a parlarci delle difficoltà che le aspetterà fuori una volta che la suora deciderà che potranno lasciare Shalom: “Quando usciremo da qui, dovrò affrontare anche questo problema con lei, che non conosce la realtà esterna. 

 

 

 

continua su: https://www.fanpage.it/attualita/shalom-la-comunita-degli-orrori-qui-ci-curano-con-violenze-psicofarmaci-e-preghiere/
 

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10 minuti fa, Velvet ha scritto:

Guarda, su questo nessuno mette becco. Ci sono situazioni di disagio in cui genitori non riescono a badare a sè stessi figuriamoci a dei figli che vengono purtroppo vissuti come un peso.

Il punto è che non deve essere permesso in alcuno modo che esseri umani vengano trattati peggio di bestie, oltretutto in luoghi che si fregiano di simboli e sovrastrutture che rimandano a tutt'altro concetto di carità e fratellanza.

Esatto.

Pare di essere tornati agli anni 50, quando c’erano i manicomi ed erano usati come discariche umane.

  • Melius 1
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4 minuti fa, Roberto M ha scritto:

e’ incredibile che lo stato abdichi a queste “comunità’” lasciate in mano ad esaltati incompetenti e ex tossici.

Questa è l'origine del male, come scrivevo nel primo post.

Uno stato totalmente assente lascia aperte praterie a persone che possono essere benintenzionate ma anche malintenzionate o peggio ancora esaltate ed invasate come sembrano queste suore.

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Siamo tutti d'accordo sul fatto che certi "metodi educativi" non debbano esistere, e chi li mette in pratica vada punito. C'è invece un altro problema, del quale sarebbe interessante parlare, che è la gestione ai malati mentali... Purtroppo ci sono persone sono veramente ingestibili, e l'unica alternativa a metodi coercitivi è la sedazione. Questo è un argomento molto delicato.

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@Guru Qui non stiamo parlando di psichiatria inerente malati pericolosi per sè stessi o per gli altri.

Stiamo parlando di semplici disagi psicologici, sociali o fisici che vengono "trattati" da queste dolci suorine a suon di psicofarmaci (senza controllo medico), contenimento, botte, insulti, lavoro forzato, privazione del sonno, allontanamento dei figli minorenni ecc ecc.

 

Non facciamo il solito mescolone sennò finisce che viene tutto ridotto a rumore di fondo.

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13 minuti fa, Velvet ha scritto:

Non facciamo il solito mescolone

Non è mia intenzione. Quello che intendevo dire è che oltre al portare a conoscenza del fatto di cronaca non c'è molto da aggiungere, perché credo si sia tutti d'accordo sul fatto che certi metodi non debbano assolutamente esistere. Mi sembrava utile sollevare un problema che al contrario non è di facile soluzione.

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2 ore fa, Guru ha scritto:

Mi pare che anche un figlio illegittimo di Mussolini fu internato in un luogo del genere...

Si, a Milano.  La madre fu internata prima a Pergine e poi a Venezia.

Il delegato alla gestione del figlio segreto, in particolare al fatto che rimanesse segreto, era il fratello del duce, Arnaldo.  Pare che pur essendo di fatto un carceriere lo spregiudicato Arnaldo dimostrasse un certo interesse per il nipote. (Secondo alcuni invece non avrebbe liquidato subito il ragazzo e la madre solo perché il di lei fratello poteva in qualche modo incastrarlo con evidenze compromettenti)  Tale teoria sembra suffragata dal fatto che, con la morte di Arnaldo, madre e figlio furono internati senza troppi riguardi, lei come alienata e lui con una diagnosi vaga di deprimento mentale. (Fino alla benemerita Legge Basaglia l'arbitrio psichiatrico era pressoché assoluto) 

  • Melius 1
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10 minuti fa, Martin ha scritto:

Fino alla benemerita Legge Basaglia l'arbitrio psichiatrico era pressoché assoluto) 

La grande Alda Merini passò metà della vita in manicomio fra  elettroshock e letti contenitivi in seguito ad una banale depressione. 

 

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Fabio Cottatellucci
13 minuti fa, Paperinik2021 ha scritto:

La Basaglia ha avuto senso proprio grazie all'avvento dei farmaci che tenevano sotto controllo le malattie psichiatriche, senza più dover ricorrere a camicie di forza o isolamenti in stanze apposite.

Una grande legge di civiltà, tradita volontariamente dalla politica che non apprestò mai i sistemi di supporto alle famiglie per la gestione in casa dei malati.

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9 minuti fa, Velvet ha scritto:

passò metà della vita in manicomio fra  elettroshock e letti contenitivi in seguito ad una banale depressione. 

In passato conobbi i soci di una cooperativa di ex internati (che non avevano familiari) del manicomio di Venezia - si occupavano di pulizie e giardinaggio. I loro racconti erano impressionanti, uno era stato internato a 12 anni dopo che aveva ammazzato il patrigno che lo violentava regolarmente. La sua scheda di ingresso lo classificava anche come "omossessuale". Fu scordato in manicomio fino all'attuazione della Basaglia. Un altro era figlio di un'internata ingravidata da un infermiere, ma decisero che delirava e fu registrato come figlio di padre degente ignoto. Il terzo non sapeva le ragioni per le quali fosse finito in manicomio, non aveva ricordi e non fu ritrovata la sua scheda di ingresso. Trovarono però quelle relative a 60 ect che dovette subire. Probabilmente fu abbandonato per la povertà della famiglia.     

Altri racconti li ho sentiti da parenti di mia madre (nati negli anni '20) - nelle valli sperdute del Trentino c'era chi viveva di bracciantato agricolo e d'inverno faticava a metter insieme il sale con la polenta: Se aveva uno non aveva l'altro, e comunque non tutti i giorni. Accadeva che costoro chiedessero al sindaco di essere internati a Pergine per la stagione invernale. Il sindaco otteneva il ricovero con una semplice "segnalazione", manco un TSO. Questi entravano con una diagnosi di comodo e venivano adibiti a lavori di fatica. Qualcuno rimase incastrato quando, nel dopoguerra,  venne meno la prassi per i sindaci di "segnalare" i ricoveri suggerendo pure la diagnosi.  Per dire di quanto facile fosse finire internati

                                                

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cactus_atomo

torniamo a bomba, qui si parla di metodi coercuitivi pesanti in assenza di un quadro che ne giustifiche in qualche modo l'utilizzo.Il disagio comportamentale o atteggiamenti asociali, quando non comportano pricolo per se e per gli altri, fan parte della vita. PUrtroppo è il conceto di colpa indiviiduae da espiare che sta alla base di questi omportamenti, come se certe forme di disagio fossero colpa. Non sono lontani i tempi in cui si volevano obbligare i mancini ad essere destri (un mancino sa la sinistra, la mano del diavolo, quindi va coercito ed obbligato ad adeguarsi ai comportament altru, anche con le maniiere pesanti). Ricordo come venivan tratte le madri non sposate nella irlanda cattolica, come i loro figli "i figli della colpa", fossero ooro strappati per essere affidate a copie regolarmente sposte e timorate di dio, mentre le madri venivano vessate per espiare la colpa.

per un brevissimo periodo della mia vita ad agosto rispondevo ad un telefon amico ((non era regolare, non facevo parte della associazione ma ad agosto erano scoperti e quindi mi chiedevan di rispondere ugualmente), beh, la peggio di tutte era una suorina che colpevolizzava chiunque ch8iedesse sostegn per uuna momentanea crisi, vedeva il peccato in tutti i comportamenti, con un tono che avrebbe spinto al suicidio uno perfettamento sano di mente felice ed appagato (essere felici è una colpa). Non sono tutte così, ma molte sono cosìm e per dove stanno possonom fare grvi danni

in fondo quello che è successo a brescia pare la verione "mentale" del detto popolare che dice "guardati dagi uomini segnati da dio"

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