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Melius Club

Guerra civile in Russia


Gaetanoalberto

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@Antoniotrevi  su iniziativa della dittatura russa che aiuta il regime di assad . Sei un mito.

Anche se l'attacco con il gas possa essere tutto o in parte smentito, rimane sempre un dittatore che ha ucciso il suo popolo per mantere il potere con l'aiuto del duce sanguinario.

Commettendo innumerevoli atrocita'.

edit

 

 

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il tuo modo distorto di rovesciare la realta' non cambia i fatti.

Il dittatore ha ammazzato il suo stesso popolo e lo ha disintegrato con lotte interne.

fonte Treccani.

Fattore centrale della nuova politica regionale siriana era anche costituito dal rilancio delle relazioni con la Turchia, paese confinante con cui la Siria aveva avuto rapporti tradizionalmente molto tesi a causa dell’adesione ai due opposti blocchi durante la Guerra fredda. Ankara e Damasco si erano rese protagoniste di un progressivo e profondo avvicinamento che – riguardando i settori energetico, economico, politico e strategico – aveva sollecitato un’asse di cooperazione di primaria importanza nello scacchiere regionale. Tale relazione privilegiata è stata però messa in discussione dalla repressione del regime siriano nei confronti della popolazione durante la rivolta scoppiata nel 2011, a seguito della quale il governo turco ha pubblicamente condannato il governo di Assad. A partire dal 2011 – in concomitanza con lo scoppio di diverse rivolte popolari in tutto il mondo arabo– la Siria è scivolata progressivamente nel caos per una rivolta degenerata in pochi mesi in guerra civile.

Nel confronto che oggi contrappone l’opposizione - composta soprattutto della maggioranza sunnita del paese - al regime di Assad, che si è sempre posto come ‘protettore’ delle minoranze religiose del paese (alauita, cristiana, sciita), le istanze laiche e democratiche hanno via via perso terreno, mentre le atrocità si sono moltiplicate su entrambi i fronti fino a creare una delle maggiori catastrofi umanitarie della contemporaneità. A velocizzare la degenerazione settaria del conflitto si è aggiunto l’intervento di numerosi gruppi della galassia jihadista internazionale, giunti in Siria da molte parti del mondo: ciò ha conferito alla ribellione un carattere marcatamente religioso. In più, il sostegno logistico e militare fornito al regime di Assad da parte del gruppo sciita libanese Hezbollah e dall’Iran ha internazionalizzato il conflitto, configurandolo sempre più all’interno della rivalità settaria tra sciiti e sunniti che da decenni caratterizza la regione.

Il carattere non locale della guerra è stato ribadito dall’intervento di potenze regionali come Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Turchia che hanno sostenuto l’opposizione; mentre, appunto, l’Iran e, in misura minore, l’Iraq hanno sempre sostenuto con forza l’alleato Assad. Sul piano internazionale, Assad ha ricevuto il determinante aiuto della Russia di Vladimir Putin che si è opposta numerose volte in sede di Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a qualsiasi risoluzione potesse prevedere un intervento dell’Un contro il regime e che a partire dal settembre 2015 è intervenuta direttamente a sostegno dell’alleato siriano con la propria aeronautica militare. L’opposizione, che dalla fine del 2012 viene rappresentata all’estero dalla Coalizione nazionale siriana (Cns), ha ricevuto sostegno politico dall’Occidente (in particolare da Usa, Francia e Regno Unito). I paesi occidentali si sono però mostrati sempre più riluttanti a fornire all’Esercito libero siriano (Els) armamenti pesanti con il crescere della presenza di estremisti tra le fila dell’opposizione. Una momentanea inversione di tendenza è avvenuta alla fine dell’agosto 2013, quando numerosi attivisti hanno parlato di uso di armi chimiche durante un attacco condotto (secondo la maggior parte delle fonti) dall’esercito di Assad, che ha ucciso oltre 1400 persone. Il presidente americano Barack Obama, che nel 2012 aveva posto come ‘linea rossa’ insuperabile per il regime siriano l’uso delle armi chimiche, è arrivato molto vicino a ordinare un intervento ‘punitivo’. Si è poi tirato indietro dopo la defezione del Regno Unito e il raggiungimento di un accordo con il regime di Damasco per lo smantellamento dell’arsenale chimico siriano, grazie alla mediazione russa. Ciò ha permesso al regime di Damasco di evitare un confronto militare con le forze occidentali da cui difficilmente sarebbe uscito indenne.

Nel frattempo, il protrarsi della situazione di stallo negli equilibri tra le forze in campo ha portato all’inizio del 2014 all’emergere dell’Is (Stato islamico), gruppo armato composto da jihadisti di varia provenienza ed erede di Aqi (al-Qaida in Iraq) che, dopo essersi dissociato da al-Qaida e dal suo leader Ayman Al-Zawahiri nel 2013, ha portato a termine una serie di brillanti operazioni militari che gli hanno permesso di controllare ampie porzioni di territorio tra l’Iraq e la Siria. L’emergere di Is come nuova formazione leader del terrorismo jihadista internazionale ha riportato il conflitto siriano all’attenzione del mondo. In particolare degli Stati Uniti che, nella seconda metà del 2014, hanno formato una coalizione composita di stati occidentali (fra cui Italia, Germania, Francia, Regno Unito) e mediorientali (fra cui Arabia Saudita, Uae, Qatar, Giordania, Turchia) e ha lanciato una campagna di bombardamenti aerei sia in Iraq sia in Siria, finalizzata a fermare l’avanzata di Is e coadiuvare le forze locali che la fronteggiano sul terreno, come i curdi peshmerga in Iraq e i miliziani curdi del Pyd (braccio siriano del Pkk turco) in Siria. La coalizione a guida americana non ha però ottenuto i risultati sperati riuscendo solo a rallentare l’espansione di Is ma non riuscendo a infliggergli danni decisivi. Nel frattempo, nel 2015 il regime di Assad ha subito gravi sconfitte sia a opera dei ribelli sia a opera di Is che ha occupato la città di Palmira, con l’importante sito archeologico annesso. Il pericolo di un collasso definitivo del regime sembra aver spinto la Russia a intervenire in suo sostegno. I militari russi hanno riattrezzato le basi militari siriane di Tartus e Latakia, e iniziato le proprie operazioni militari nel settembre 2015. Pur dichiarando la propria volontà di colpire l’avanzata di Is, la gran parte delle operazioni russe è stata diretta contro l’opposizione al regime di Assad, al fine di puntellarne la stabilità e porlo in una posizione di forza in future negoziazioni. Nel frattempo, la storica firma dell’accordo sul nucleare iraniano avvenuta nel luglio 2014 fra Iran e il gruppo del P5+1 – i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania - ha inasprito le tradizionali tensioni fra Iran e Arabia Saudita. Riyadh ha infatti giudicato la firma dell’accordo come un segnale di raffreddamento dei rapporti con lo storico alleato americano dal quale l’avversario iraniano avrebbe notevolmente guadagnato. Ciò ha portato la leadership saudita a irrigidire la propria posizione sui teatri regionali che la vedono contrapposta a Teheran, compresa la Siria. Le negoziazioni iniziate a Vienna alla fine dell’ottobre dello stesso anno e fortemente sostenute da Russia e Stati Uniti hanno conosciuto qualche progresso, con il raggiungimento di un’intesa per la convocazione di un tavolo negoziale nella seconda metà nel 2015. Nel dicembre dello stesso anno, l’Un ha adottato una risoluzione che sostiene tale iniziativa.

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4 minuti fa, Antoniotrevi ha scritto:

stiamo scrivendo di questa gente qua , che tu giustifichi 

tu stai giustificando un dittatore che per mantere il potere ha fatto di tutto.

Di questo stiamo parlando da 2 pagine.

Compreso ammazzare il suo stesso popolo.

Io non ho giustificato nessuno e' un po' piu' complicata la cosa.

E' ovvio che dentro ci sono parecchi attori russi compresi.

 

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