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Uguaglianza, giustizia, elasticità, intelligenza


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JOHN RAWLS (n. 1921-2002) docente presso l’università di Harvard

“Una teoria della giustizia” edito nel 1971

L’opera, per ammissione dell’autore, è la generalizzazione e l’astrazione delle tesi di LOCKE, ROUSSEAU, KANT

    1.    Primo punto: perché nasce la società politica? L’ipotesi contrattualistica (giusnaturalismo, Locke) pone che nasca per via della necessità e dei vantaggi della “cooperazione sociale”

    2.    L’organizzazione della cooperazione sociale si basa su una serie di presupposti:
        a)    gli uomini non sono una comunità di santi (siamo fatti male)
        b)    i beni sociali non sono disponibili in quantità illimitata (scarsità relativa)
        c)    è indispensabile definire delle regole per distribuire fra gli associati i diritti ed i doveri e suddividere i benefici del vivere sociale
        d)    i contraenti sono soggetti liberi, uguali e razionali

    3.    La qualità fondamentale che devono possedere le regole sociali è la GIUSTIZIA

    4.    I principi della giustizia che dovranno regolare tutti gli accordi successivi della società devono possedere il carattere della EQUITA’

    5.    Cosa si intende per “equità” (p. 29)

    6.    Il concetto di razionalità di Rawls è quello della teoria economica, ossia l’utilizzo dei mezzi più efficaci in vista di determinati fini

    7.    La limitatezza dei beni, la scarsità relativa, solleva il problema delle ragioni per cui un associato debba ricevere di più ed un altro meno  l’equità è la risposta di Rawls al quesito

    8.    I termini dell’accordo saranno equi nel momento in cui nella loro definizione nessuno dei contraenti sarà avvantaggiato dal caso naturale o dalle circostanze sociali (p. 33)

    9.    Per rimuovere i pregiudizi conseguenti dal caso naturale o dalle circostanze sociali Rawls introduce le ipotesi della POSIZIONE ORIGINARIA e del VELO DI IGNORANZA 

    10.    Dalla posizione originaria e dal velo di ignoranza partono una serie di considerazioni attraverso cui acquista concretezza la concezione della giustizia

    11.    Definire compiutamente il concetto di giustizia implica fare delle valutazioni e individuare delle priorità

    12.    Prima priorità: il concetto di uguale libertà è prioritario rispetto a quelli che regolano le ineguaglianze economiche e sociali e non è negoziabile (impossibilità di scambiare la libertà con altri beni sociali)

    13.    Secondo principio  le ineguaglianze economiche e sociali devono essere valutate e regolate secondo la prospettiva dei soggetti socialmente svantaggiati (vedi velo di ignoranza)

    14.    L’obiettivo dei principi di giustizia  definire, attraverso l’assetto delle istituzioni maggiori, l’assegnazione dei diritti e dei doveri e la distribuzione dei vantaggi e degli oneri della vita associata

    15.    La moralità è estranea alla definizione degli assetti istituzionali  nella situazione ideale definita con i principi di giustizia gli interessi individuali dovrebbero condurre verso fini socialmente desiderabili

    16.    Per Rawls la presenza di istituzioni giuste, ossia razionali, è la condizione per una giustizia sostanziale

    17.    Nella posizione originaria e coperti dal velo di ignoranza l’accordo cadrebbe sui DUE PRINCIPI DI GIUSTIZIA (p. 66)

    18.    Il primo principio è prioritario e non è soggetto a scambi con vantaggi economici o sociali

    19.    L’egualitarismo di Rawls non intende rimuovere le differenze sociali (p. 67), ma vuole porre dei rimedi alle “ingiustizie” determinate dalla casualità sociale o naturale

    20.    L’elemento fondamentale di una società giusta  EQUA EGUAGLIANZA DI OPPORTUNITA’

    21.    Perché si parla di egualitarismo liberale in Rawls: le aspettative di coloro che sono in una situazione migliore sono giuste esclusivamente se migliorano le aspettative dei meno avvantaggiati  PRINCIPIO DI DIFFERENZA

    22.    Definiti i criteri fondamentali si deve conseguentemente progettare un sistema sociale, un assetto delle istituzioni principali, che conduca all’obbiettivo previsto ossia alla GIUSTIZIA

    23.    Primo punto che deve essere garantito per soddisfare l’equa eguaglianza delle opportunità  l’accesso ai BENI SOCIALI PRIMARI (libertà, diritti, reddito, opportunità, rispetto di sé) ossia ciò che un individuo libero e razionale vuole qualsiasi altra cosa possa desiderare

    24.    Secondo punto  le disuguaglianze di nascita e di doti naturali sono IMMERITATE e quanti richiedono misure sociali che le “compensino” (p. 97)

    25.    Nessuno merita né le sue maggiori capacità naturali né una migliore posizione di partenza nella società (p. 100)

    26.    Conseguentemente i favoriti possono trarre vantaggio dalle loro doti o situazione sociale a condizione che ne traggano vantaggio anche coloro che sono sfavoriti  l’interpretazione di Rawls della FRATERNITÀ

    27.    Rielaborando il pensiero di Locke, Rousseau e Kant Rawls definisce i valori di LIBERTÀ, EGUAGLIANZA, FRATERNITÀ

_________________________

    28.    La POSIZIONE ORIGINARIA è l’ipotesi centrale del pensiero di Rawls

    29.    L’ipotesi intende definire le condizioni in cui soggetti liberi e razionali, in una situazione di uguaglianza, definirebbero un accordo che regoli la loro associazione e contestualmente promuova i propri interessi

    30.    La giustizia diviene così conseguenza della razionalità delle scelte e non di valori morali o religiosi 

    31.    La giustizia è la soluzione alle pretese conflittuali degli associati sulla divisione dei benefici sociali (p. 120) 

    32.    Dall’ipotetica posizione originaria scaturiscono dei principi che:
        a)    devono essere di carattere generale (il velo di ignoranza impedisce che prevalgano interessi particolari) e servano da statuto pubblico di una società bene-ordinata
        b)    universali per quanto concerne la loro applicazione
        c)    pubblici e riconosciuti quali base della vita sociale di persone “morali” (Kant)
        d)    impongano un ordine a pretese conflittuali
        e)    siano definitivi, al di sopra delle leggi, della consuetudine, delle norme sociali

    33.    All’interno della sua ipotesi Rawls ritiene inammissibile l’egoismo generalizzato (p. 125)

    34.    Ma le persone sono reciprocamente disinteressate e perseguono autonomamente il proprio sistema di fini  i termini dell’accordo dovranno promuovere al meglio gli interessi di ciascuno

    35.    I patti devono essere rispettati  le persone sono sì libere, uguali e razionali, ma deve essere previsto il ricorso ad un sistema di sanzioni collettive, un efficace sistema di sanzioni penali a garanzia reciproca (Hobbes)

    36.    Persone libere, razionali e uguali convergeranno verso un accordo su principi che assicureranno per il futuro il massimo vantaggio con il rischio più basso  la giustizia conseguenza di una scelta razionale

    37.    Una società razionale, ossia giusta, conduce al reciproco riconoscimento della libertà e della razionalità altrui e a trattarsi come fini in sé, non come mezzi

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briandinazareth
4 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Sembrerebbe un approccio di relativismo della giustizia...

Credo che non possa essere definito giustizia nel senso comune del termine (senza scomodare illustri esempi), forse una qualche specie, o subspecie di ordine

 

lo è. non c'è nulla di più variabile nelle società del senso di giustizia.

ma nonostante questo non c'è società che non ne abbia uno. 

basti pensare a quanto è cambiato il senso di giustizia solo negli ultimi 100 anni, per esempio nei confronti dell'educazione dei figli o nel rapporto con le donne o con qualunque diversità. 

una rivoluzione totale. 

ma vale anche tra le diverse società oggi esistenti.

 

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28 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

La giustizia nel Terzo Reich era distorta, manipolata e fondata su criteri razziali e ideologici

E' quello che ho sostenuto in un o dei primi post. Anche la più spietata e disumana dittatura ha sempre avuto il bisogno di legittimare il proprio potere con una ragione superiore. Dio, la Razza, il Popolo, la Ragione, (oggi potrebbe essere il pareggio di bilancio o il patto di stabilità :-) ) Insomma il tiranno esercita il potere assoluto in nome di qualcu altro più alto. la stessa parola rex ha un etimologia che ha a che fare con il concetto di "reggenza per conto di qualcun altro a cui risponde". Anche hitler aveva bisogno dei imbastire finti tribunali e liturgie parareligiose per accreditarsi come unto incaricato di un alto compito. Non si sfugge.

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briandinazareth
4 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Sono semplici interpretazioni soggettive al concetto di giustizia

Rimpiango Platone

 

sono sempre soggettive... 

ad esempio i greci non avevano alcun problema con la schiavitù, era vista come una cosa giusta e per quella cultura lo era. 

così come era ritenuto assolutamente normale e rispondente alla giustizia il concetto dei genitori proprietari totali dei figli, fino a non molto tempo fa.

  • Melius 1
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briandinazareth
3 minuti fa, melos62 ha scritto:

l'unica cosa assoluta parrebbe la onnipresenza assertiva dello sterminator di discussioni

 

ma tu stai sempre a scassare la minchia buttandola sul personale? :classic_biggrin:

stiamo argomentando, per una volta rimaniamo sugli argomenti... 

  • Melius 1
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briandinazareth
Adesso, vizegraf ha scritto:

Come sai che @melos62 si riferiva a te ?:classic_biggrin:

 

perché anche se mancano le palle per fare nomi, non siamo in tanti in questa discussione e non riesce mai a non cercarmi personalmente ;) è una sua fissa. 

però, chiedo pure a te, non personalizziamola.

è un tema interessantissimo, rimaniamo sugli argomenti.

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briandinazareth

@LUIGI64

 

sull'estrema variabilità e soggettività del concetto di giustizia e uguaglianza, basta guardare la profonda differenza esistente su questi concetti anche all'interno della stessa società. 

le idee sulla pena di morte, sulla distribuzione delle risorse, sulle limitazioni alle libertà personali, solo per fare alcuni esempi.

è molto difficile trovare due persone che la pensino esattamente nello stesso modo su argomenti come questi, e per quasi tutti la cosa deriva dal personale concetto di giustizia e uguaglianza. 

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cactus_atomo

temi complessi e solo apparentemente collegati

cominciamo dall'uguaglianza. uguali non vuol dure identici ma con uguali diritti, siamo tutti diversi per interessi, gusti aspirazioni ma al tempo stesso siamo tutti uguali. nelle società èrimordiali eisitono delle gerarchi sociali che possono empre essere messe in discussione. in una popolazione nomad di cacciatori e raccoglitori il capo è che quello che si dimostra più abile nell'organizzare la ricerca del cibo e resta tale fino a che è in grado di assolvere a questo compito. nelle società strutturato con ripartizioni dei compiti e del lavoro, in cui esistono delle proprietà da tutelare, si tende a blindare le classi sociali, consapevoli del fatto che una successione non bene regolata produce conflitti che ossono portare alla dissoluzione dello stato e danni per tutti- in sintesi, il capo delle cultura degli omonidi, scelto per la capacità di procurarsi il  ibo, è sostotuito da un capo divinizzato i cui poteri sono slegati dalla sua funzione primaria

la giustizia invece è una aspirazione umana di difficle realizzazione, cosa è giusto e cosa è sbagliato è difficle da stabilire in astratta, servono regole procedure e formaltà che possono portare l giustizia legale a andare verso il senso di giustizia di molti. ma per quanto imperftto, sicuramente uesto sistrm è migliore della vendetta (che non è possibile per tutti) e anche del cosiddetto giudizio di dio, ossia trasformare un processo in uni duello nella convinzione che dio farà perdere il colpevole. inizialmente valeva il concetto dell'occhio per occhio dente per dente, ma è una forma di giustizia ingiuta i denti non hanno per tutti lo stesso valore

tutti i rapporti umani presuppongono flessibiltà e intelligenza, una giustizia assoluta potrebbe farla solo il padreterno, su questa terra ci tocc accettare ualche comprmesso e andare verso il male minore

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