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Res gestae et historia rerum gestarum. Riflessioni intorno alla falsificazione


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9 minuti fa, appecundria ha scritto:

Pensavo si parlasse della rilevanza storica delle foibe inteso come crimine di guerra. 

No.

 

10 minuti fa, appecundria ha scritto:

La posizione ufficiale del partito

Bruno, io ho parlato della posizione del PCI del FVG e di ciò che i partigiani comunisti fecero con l’eccidio di Malga Porzus e di ciò che accadde sul Carso triestino e jugoslavo con le foibe ad opera dei partigiani titini, che rappresentarono i prodromi della lotta per il controllo sulle terre di confine della Venezia Giulia. 
Questo è o non è argomento per la narrazione storica di quel periodo? Falsificarne alcuni aspetti sottacendo il resto non è forse un classico esempio di ciò che volevi raccontare con il thread? 

@maurodg65 hai un curioso concetto di "quadro generale".
 

43 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

Malga Porzus e di ciò che accadde sul Carso triestino e jugoslavo con le foibe ad opera dei partigiani titini, che rappresentarono i prodromi della lotta per il controllo sulle terre di confine della Venezia Giulia. 


Quindi stiamo parlando delle foibe. Allora avevo capito bene.
 

Ovviamente, i fatti elencati da te trovano motivazione, oltre che nella vendetta, anche nella volontà di riconquistare territori che agli occhi degli slavi erano suolo patrio (pretesa non campata per aria).

Ad una analisi storica oggettiva si tratta di scaramucce di assestamenti confinari seguenti al maggiore conflitto di tutti i tempi ma anche eredità del precedente con la dissoluzione dell'Impero Austro Ungarico. La storiografia neofascista del dopoguerra ci ha costruito sopra un castello di fantasie che ancora resiste e che comunque è servito a tenere sotto silenzio i crimini.

Deve cessare il luogo comune che dipinge gli italiani come sentimentali incapaci di essere duri quando occorre. Questa tradizione di leggiadria e tenerezza soverchia va interrotta. Come avete detto [riferito al generale Roatta], è incominciato un nuovo ciclo che fa vedere gli italiani come gente disposta a tutto, per il bene del paese e il prestigio delle forze armate. [...] Non vi preoccupate del disagio economico della popolazione. Lo ha voluto! Ne sconti le conseguenze. Mussolini.

«Abbiamo distrutto tutto da cima a fondo senza risparmiare gli innocenti. Uccidiamo intere famiglie ogni sera, picchiandoli a morte o sparando contro di loro. Se cercano soltanto di muoversi tiriamo senza pietà e chi muore muore.»

«Noi abbiamo l'ordine di uccidere tutti e di incendiare tutto quel che incontriamo sul nostro cammino, di modo che contiamo di finirla rapidamente.»


In nove mesi, da fine aprile 1942 a fine gennaio 1943, nella sola città di Lubiana, oltre ai «regolarmente processati», furono liquidati senza processo 21 gruppi di ostaggi per un assieme di 145 uomini (di cui 121 fucilati presso la cava abbandonata Gramozna jama, presso Lubiana). Furono assassinati col solo proposito di intimidire la popolazione, senza processo formale, senza prove di colpevolezza, vittime innocenti, arrestate dalle pattuglie militari nelle vie cittadine e passate per le armi con la pretestuosa motivazione che trattavasi «sicuramente di attivisti comunisti, e quindi coinvolti in azioni di sabotaggio, di cui nel termine prescritto di 48 ore non erano stati individuati i colpevoli». Gli ostaggi venivano scelti sia tra i detenuti delle carceri militari, sia tra individui in capo ai quali il Tribunale Militare non era riuscito a scoprire alcun indizio di accusa.

Il 12 luglio 1942 nel villaggio di Podhum, per rappresaglia furono fucilati da reparti militari italiani per ordine del Prefetto della Provincia di Fiume Temistocle Testa tutti gli uomini del villaggio di età compresa tra i 16 e i 64 anni. Sul monumento che oggi sorge nei pressi del villaggio sono indicati i nomi delle 91 vittime dell'eccidio. Il resto della popolazione fu deportata nei campi di internamento italiani e le abitazioni furono incendiate.


Per colpire la resistenza jugoslava le autorità italiane puntarono sulla deportazione di intere zone popolate da civili in contatto o in grado di parentela con i partigiani. La stessa politica venne perseguita anche nell'adiacente Provincia di Fiume: il locale Prefetto - Temistocle Testa - redasse il 19 giugno 1942 il rapporto "Allontanamento di coniugi di ribelli della Provincia di Fiume". Il prefetto della Provincia di Fiume ha firmato anche il proclama prot. n. 2796, emesso in data 30 maggio 1942, in cui rende nota la punizione inflitta alle famiglie di presunti aderenti alle formazioni partigiane: «[...] Si informano le popolazioni dei territori annessi che con provvedimento odierno sono stati internati i componenti delle suddette famiglie, sono state rase al suolo le loro case, confiscati i beni e fucilati 20 componenti di dette famiglie estratti a sorte, per rappresaglia contro gli atti criminali da parte dei ribelli che turbano le laboriose popolazioni di questi territori»

Lo stesso Prefetto di Fiume fu anche il destinatario della seguente relazione resa dal Commissario Prefettizio di Primano: «Il giorno 4/6/1942/XX alle ore 13:30 furono incendiati da parte degli squadristi del II° Battaglione di stanza a Cosale le case delle seguenti frazioni del Comune di Primano: Bittigne di Sotto...,Bittigne di Sopra..., Monte Chilovi..., Rattecievo in Monte... [...] Durante le operazioni di distruzione ... è stata fatta una esecuzione in massa di n. 24 persone appartenenti alle frazioni di Monte Chilovi e Rattecevo in Monte. [...] poiché è da temersi una immediata rappresaglia, si prega vivamente di voler inviare con tutta sollecitudine dei rinforzi.»

10 minuti fa, appecundria ha scritto:

Quindi stiamo parlando delle foibe.

Bene.

Appunto, il quadro generale che portò la Jugoslavia a decidere di effettuare la “pulizia etnica” dei territori contesi all’Italia o meglio al blocco occidentale, l’appoggio di parte della militanza partigiana comunista che avallò l’azione dei partigiani di Tito eliminando coloro che tra i partigiani della Osoppo volevano ostacolarne l’azione, l’occupazione dei territori oggi parte della Slovenia e della Croazia e il tentativo di portare Trieste ed il suo territorio sotto la Jugoslavia. 

4 minuti fa, appecundria ha scritto:

 

"eh ma quelli buttavano i fascisti nelle foibe e volevano cacciare gli italiani"

 

Quali fascisti nelle foibe? …nelle foibe ci finirono donne, bambini ed anziani.

Temistocle Testa

Il Boia del Fiumano
Temistocle_Testa.jpg
La notte del 17-18 giugno 1940 ordinò una dura retata (criticata anche dal Ministero dell'Interno) con cui furono arrestati 500 ebrei maschi a Fiume e Abbazia, metà dei quali poi deportati e internati nei campi di concentramento in Italia. Il vicecommissario di polizia Giovanni Palatucci cercò di salvare la comunità ebraica, ma venne arrestato e deportato al campo di concentramento di Dachau, dove fu ucciso.

Il 30 maggio 1942 ordinò una rappresaglia, facendo uccidere 20 uomini di Jelenje estratti a sorte, per punire i giovani renitenti alla leva. Il 4 giugno fece incendiare tre villaggi e fucilare 24 uomini a Kilovče. Il 12 luglio 1942 ordinò una dura rappresaglia nel villaggio di Podhum, in cui vennero fucilati almeno 91 civili, deportate 200 famiglie e date alle fiamme tutte le case. A Castua furono bruciati diciassette villaggi, uccise 59 persone, deportati 2311 abitanti e incendiate 503 case e 237 stalle.

C’era un ospedale organizzato sommariamente con 100 letti per quasi 13.000 prigionieri rinchiusi nel campo; le condizioni erano tali che i reclusi preferivano starsene a morire nelle loro tende piuttosto che essere curati in quell’ospedale. I malati venivano sistemati nei letti infetti da cui erano stati rimossi i cadaveri dei loro compagni ».

Le donne in puerperio e i neonati vivevano in condizioni estremamente difficili; l’80 per cento dei bambini nascevano morti a causa delle sofferenze e della fame patita dalle madri e anche quelli che nascevano vivi morivano di lì a poco. Ogni giorno morivano da tre a quattro bambini, poi da quattro a cinque, soprattutto nel padiglione dei bambini all’ospedale del campo di Rab.
 

Dal momento che in precedenza aveva lavorato con i bambini, la prigioniera Martina Kosak si offrì volontaria per dare una mano al reparto dei bambini, situato in un vecchio albergo. Trovò condizioni indicibili: «Tenevano sei piccolini in un solo letto, sul pavimento. Ci furono date delle vecchie lenzuola che noi strappammo perché erano sudice, sporche della diarrea e del vomito dei bambini malati precedente mente ricoverati ».
 

Le prigioniere che fungevano da inservienti facevano quello che potevano per aiutare quei bambini; non c’era nulla per cambiarli, né cibo né latte, solo un po’ d’acqua. Martina ricorda: «Nutrivamo i bambini con del pane ammollato nell’acqua con i cucchiai, quando ciò era possibile. Gli escrementi seccavano velocemente e tutto era sudicio e puzzolente. Non potevamo farci niente. Alla fine ci riducemmo ad adoperare come pannolini i giornali ». Martina chiese il trasferimento al reparto degli anziani perché « era più facile soppor­tare la morte di un adulto che la morte dei quei poveri bambini ». Ma sarebbe stata sempre perseguitata dal ricordo del reparto dei bambini al campo di Rab: « Erano ammalati, disidratati, quei bambini ci morivano davanti agli occhi e io non potevo far altro che torcermi le mani. Io sapevo quanto lottavamo per ognuna di quelle vite, ma era tutto inutile e noi eravamo impotenti ».
 

Nei mesi più freddi oltre ai bambini morivano anche tanti adulti. Secondo quanto testimonia Stane Kotnik «in novembre e dicembre, la gente moriva: 20, 30, 40 e poi 50 al giorno. Si dice che la vigilia di Natale morirono 89 persone e davvero morirono nelle loro tende proprio la notte di Natale. C’era chi pregava, chi discuteva e chi cantava. Molti esalavano l’ultimo respiro nel ricordo della vita a casa loro. Il giorno di Capodanno ne morirono altrettanti ».

@appecundria Bruno sai quale è il problema? Che a fare passare i fascisti per aguzzìni e criminali siamo OT, lo sanno benissimo tutti e nulla può giustificare un massacro di oltre diecimila civili tra i quali donne e bambini.

L’Ucraina oggi sta vivendo crimini di guerra egualmente atroci secondo te se vincerà la guerra sarebbe legittimata a fare ai civili russi ciò che ha subito rendendo “pan per focaccia”? Io direi di no e tu? 

Alessandro Pirzio Biroli

Il Leone di Gondar

 

Alessandro_Pirzio_Biroli.jpg«Odiate questo popolo. Esso è quel medesimo popolo contro il quale abbiamo combattuto per secoli sulle sponde dell'Adriatico. Ammazzate, fucilate, incendiate e distruggete questo popolo.»

 

Nel luglio 1941 il Montenegro fu occupato dalla 18^ Divisione fanteria “Messina”e dai Reali Carabinieri ma il 13 luglio la popolazione insorse sconfiggendo l’esercito Italiano. Come reazione il Comando Supremo del Regio esercito trasferì in Montenegro sei divisioni sotto il comando del generale di corpo d’armata Alessandro Pirzio Biroli che attuò durissime repressioni e rappresaglie: la divisione “Alba” bruciò 6 villaggi nella zona di Čevo e ne massacrò gli abitanti. Il 2 dicembre 1941 i reparti del Regio Esercito irruppero nel villaggio di Pljevlja fucilando 74 civili; il 14 dicembre vennero fucilati 14 contadini nel villaggio di Drenovo mentre nei villaggi di Babina Vlaka, Jabuka e Mihailovici vennero uccise 120 persone, tra cui donne e bambini. Il 12 gennaio 1942 il generale Pirzio Biroli ordinò che per ogni soldato ucciso, o ufficiale ferito, la rappresaglia avrebbe comportato 50 ostaggi fucilati per ogni militare italiano e 10 ostaggi fucilati per ogni sottufficiale o soldato ferito. Tra il febbraio e l’aprile 1942 i battaglioni alpini “Ivrea” e “Aosta” operarono rastrellamenti nella zona delle Bocche di Cattaro, fucilando 20 contadini e distruggendo 11 villaggi; il 7 maggio 1942 a Cajnice il generale Esposito ordinò l’esecuzione di 70 ostaggi presi tra la popolazione civile e il 20 giugno 1942 Pirzio Biroli fece fucilare 95 militanti comunisti.

 

Nonostante sia stato inserito nella lista dei soggetti più ricercati sia dalla UNWCC (Commissione delle Nazioni Unite sui crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale), sia dal CROWCASS (Registro Centrale per i Criminali di Guerra), non è stato né estradato in Jugoslavia né processato in Italia. Collocato in congedo assoluto nel 1954, si ritirò a vita privata nella sua casa di Ciampino. È morto a Roma il 20 maggio del 1962 come libero cittadino.

34 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

la “pulizia etnica” dei territori contesi all’Italia o meglio al blocco occidentale

16 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

può giustificare un massacro di oltre diecimila civili tra i quali donne e bambini.

 

Mauro, cerca qualche fonte seria e poi ne riparliamo, ok? Fonti, non discorsi di La Russa. 

28 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

nulla può giustificare


Ti accade spesso di confondere "spiegare" e "giustificare", ne abbiamo discusso anche in passato.

Giustificare significa discolpare, legittimare.

Spiegare significa cercare di capire come si sia potuti arrivare ad un certo punto.

Lo spiegare non implica un giudizio, il giustificare lo implica.

Le azioni degli jugoslavi nel '43 e successivi, si spiegano con quello che è accaduto dal 1918 al 1943.

1 ora fa, appecundria ha scritto:

Le azioni degli jugoslavi nel '43 e successivi, si spiegano con quello che è accaduto dal 1918 al 1943.

Non si spiegano con quanto accaduto prima ma con quanto sarebbe accaduto poi, hanno fatto esattamente lo stesso anche con gli oppositori interni non italiani in casa loro, sul Carso jugoslavo, usando la stessa prassi usata in URSS da Stalin allora ed oggi in Russia da Putin.

Che poi ci fosse odio e risentimento nei confronti dei fascisti e dei nazisti è perfettamente normale per i tempi.

https://www.rainews.it/amp/articoli/2022/02/che-cosa-sono-state-le-foibe-b81d529e-677d-4db4-bcd9-7a0cac469570.html

 

….
A maggio del 1945 partì la seconda fase del fenomeno, quella che diede luogo al più alto numero di vittime. Gli jugoslavi con al comando della 4 armata il generale Petar Drapšin puntarono verso Fiume, l'Istria e Trieste. L'ordine era di occupare la Venezia Giulia nel più breve tempo possibile, anticipando quindi gli alleati anglosassoni.

Centinaia di militari della Repubblica sociale italiana caduti prigionieri furono passati per le armi (lo stesso accadde a quelli tedeschi) e migliaia di altri furono avviati verso i campi di prigionia - fra i quali particolarmente famigerato fu quello di Borovnica - dove fame, violenze e malattie mieterono un gran numero di vittime.

L'obiettivo dell'azione repressiva era la liquidazione di qualsiasi forma di potere armato non inquadrato nell'armata iugoslava. Esplicite sono al riguardo le indicazioni presenti nelle fonti, che sottolineano la preoccupazione dei dirigenti del Partito comunista sloveno per l'esistenza a Trieste di strutture politiche e di forze militari non soltanto non disponibili a rendersi subalterne nei confronti del movimento di liberazione iugoslavo, ma pure impegnate a cercare un'autonoma legittimazione antifascista agli occhi della popolazione e degli anglo-americani. Conseguentemente, a essere perseguitati furono anche i combattenti delle formazioni partigiane italiane.

Le autorità iugoslave diedero il via a un'ondata di arresti che diffuse il panico tra la popolazione italiana, soprattutto a Trieste, Gorizia e Pola. Parte degli arrestati venne subito eliminata, molti di più vennero deportati e perirono spesso in prigionia, si parla di sparizioni e uccisioni di centinaia di persone, alcune delle quali gettate nelle foibe ancora vive. Obiettivi delle retate erano tutti coloro che non accettavano l'egemonia iugoslava. I baratri venivano usati per l'occultamento di cadaveri con tre scopi: eliminare gli oppositori politici e i cittadini italiani che si opponevano (o avrebbero potuto opporsi) alle politiche del Partito Comunista di Jugoslavia di Tito. 

Le violenze nelle zone attualmente sotto il confine italiano cessarono solamente dopo la sostituzione della amministrazione jugoslava con quella degli alleati, che avvenne a partire dal 12 giugno 1945 a Gorizia e Trieste; A Fiume gli alleati non arrivarono e le persecuzioni e le violenze continuarono.

Al massacro delle foibe seguì l'esodo forzato della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana in Istria e nel Quarnaro, dove si svuotarono dai propri abitanti interi villaggi e cittadine. Nell'esilio furono coinvolti tutti i territori ceduti dall'Italia alla Jugoslavia con il trattato di Parigi e anche la Dalmazia.

Da Pola, così come da alcuni centri urbani istriani partì oltre il 90% della popolazione etnicamente italiana. Si stima che l'esodo giuliano-dalmata abbia interessato un numero compreso tra i 250 000 e i 350 000 italiani. 

Le dimensioni del fenomeno Foibe hanno da sempre rappresentato un argomento molto complesso, le stime sono a volte molto discordanti e sono rese problematiche dalla natura delle fonti, tenendo presente che le autorità dei paesi appartenenti alla ex Jugoslavia solo recentemente hanno voluto collaborare alla ricostruzione storica.

Ipotesi parlano di circa 600-700 vittime per il periodo del 1943 e di un ordine di grandezza generale che sta tra le 4 e le 5000 vittime; altre stime inevitabilmente di parte politica avversa arrivano a conteggiare fino a oltre 20000 morti.

Il dramma delle Foibe si concluse con la firma del trattato di pace di Parigi il 10 febbraio 1947, quando nella conferenza di Parigi venne deciso che per stabilire i confini tra Italia e la Jugoslavia si sarebbe seguita la linea francese. E il 10 febbraio di ogni anno, a partire dal 2005 si celebra il Giorno del ricordo, cerimonia di commemorazione delle stragi e del successivo esodo degli italiani.

10 ore fa, maurodg65 ha scritto:

ed oggi in Russia da Putin.

Non ho capito di cosa stiamo parlando. Si salta da un argomento all'altro, dal 1918 al 2023, dalla storia alla politica, senza una tesi chiaramente espressa. Il filo conduttore è che i nazifascisti erano le vittime e i partigiani jugoslavi i carnefici, questo vuoi sostenere? Non capisco. 

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