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Il 100% degli scienziati crede che il cambiamento climatico sia dovuto agli esseri umani (era il 99,8)


Messaggi raccomandati

Ed aggiungo, per citare qualcuno che aveva a che fare con la logica e con il pensiero:

 

<< Non smettete mai di dissentire,
di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità,
i luoghi comuni, i dogmi.
Cercate la verità!
Non smettete di pensare.
Siate voci fuori dal coro.
Siate il peso che inclina il piano.
Siate sempre informati
e non chiudetevi alla conoscenza
perché anche il sapere è un’arma.
Forse non cambierete il mondo,
ma avrete contribuito a inclinare
il piano nella vostra direzione
e avrete reso la vostra vita
degna di essere raccontata.
Un uomo che non dissente
è un seme che non crescerà mai. >>


Bertrand Russell

Le termiti sono sempre esistite ed hanno sempre digerito cellulosa, quello che produciamo noi è un aggiunta, una novità, forse anche il numero di termiti aumenta grazie al riscaldamento, sono termofile. 

 

briandinazareth
31 minuti fa, maxnalesso ha scritto:

Bertrand Russell

 

russell avrebbe preso a calci in cūlus i negazionisti del clima o quelli che fanno cherry picking acrobatico per non vedere la realtà. 

il suo dissentire era basato sui fatti e scrive "siate sempre informati"... ma non intendeva su facebook o i noncelodicono.

san giovanni in persiceto

29 luglio 2023

21m s.l.m.

ad oggi l'acqua ancora non è arrivata

io sto al terzo piano e qualche metro lo guadagno

mi informo e studio latino

cosa potrei fare di più?

26 minuti fa, appecundria ha scritto:

Infatti producono metano, come i ruminanti, non CO2.

Scusa ma allora perché gli allevamenti intensivi vengono indicati come una delle cause alla base del cambiamento climatico? Non sono ruminanti anche le vacche? 

32 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

vacche

Giusto @Panurge il metano libero in atmosfera è il nemico numero 2. Le termini sembra che siano responsabili del 5%, i ruminanti tra il 15 e il 20%. Solo che quello delle termiti è di serie, quello dei ruminanti è aftermarket. 😀

52 minuti fa, maurodg65 ha scritto:
1 ora fa, appecundria ha scritto:

Infatti producono metano, come i ruminanti, non CO2.

Expand  

Scusa ma allora perché gli allevamenti intensivi vengono indicati come una delle cause alla base del cambiamento climatico? Non sono ruminanti anche le vacche? 

Cedo vada fatto un bilancio tra la popolazione di bovini del passato, diciamo in epoca preindustriale, e quella odierna. Non ho idea dei numeri, immagino che come è aumentata la popolazione umana, sia aumenta quella degli animali da allevamento. Se  così è, allora è anche colpa del popolo bove.

1 ora fa, Panurge ha scritto:

In modo più che proporzionale, per molti anni la proteina animale ha dominato, bistecca tutti i giorni. 

Vero, come è vero che l’eccesso di consumo di sicuro non giova alla nostra salute, me è lo stesso anche per l’eccesso di consumo dei cereali, anzi forse è pure peggio.

Ma ho l’impressione, non avendo mai approfondito prima la questione, che la questione allevamento intensivo legato alla CO2 sia un po’ pretestuosa:

 

https://www.greenpeace.org/italy/storia/12423/gli-allevamenti-intensivi-in-ue-inquinano-piu-delle-automobili-la-nostra-analisi/?gclid=CjwKCAjw8ZKmBhArEiwAspcJ7qLKvMI35bVryWPTkVAjA7t_8v5e5DOJf7mzgxE7umVNrC_gDshKYhoCU_QQAvD_BwE


 

Un’azione credibile per il clima deve ridurre il numero di animali allevati

Non possiamo evitare le conseguenze peggiori della crisi climatica se a livello politico si continua a difendere a spada tratta la produzione intensiva di carne e latticini.

La zootecnia europea emette l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Includendo le emissioni indirette di gas a effetto serra, che derivano dalla produzione di mangimi, dalla deforestazione e da altri cambiamenti nell’uso del suolo, le emissioni annuali totali attribuibili alla zootecnia europea sono equivalenti a 704 milioni di tonnellate di CO2, più delle emissioni annuali di tutte le auto e furgoni circolanti nell’Ue nel 2018 (655,9 Mt CO2eq).

Il potenziale di riduzione dei gas a effetto serra derivante dalla riduzione del numero di animali allevati, quindi, è enorme: una riduzione del 50 per cento consentirebbe un risparmio di emissioni dirette di 250,8 milioni di tonnellate di CO2, una cifra paragonabile alle emissioni nazionali annuali di Paesi Bassi e Ungheria messi insieme. Ridurre la produzione del 75 per cento permetterebbe un risparmio di gas serra di 376 milioni di tonnellate di CO2, più delle emissioni nazionali annue combinate di 13 paesi dell’Ue, e circa equivalente all’impatto climatico totale di tutti i processi industriali di tutti i Paesi membri.


 

Alla fine si tratta prevalentemente di un consumo di CO2 causato dai consumi della filiera di produzione ottenuto sommando tutte le sue componenti, quanto CO2 si produce per la produzione di mangimi, quanto CO2 si produce con la deforestazione e dal consumo di suolo (ma perché si imputano la deforestazione ed il consumo di suolo agli allevamenti intensivi sinceramente non lo comprendo) ma perché lo stesso calcolo non viene fatto anche per tutte le altre produzioni e perché sul banco degli imputati devono salirci proprio loro, i produttori di carne? Comprendo tutte le questioni legate alla qualità del prodotto e persino quelle legate alle condizioni in cui vivono gli animali, seppur destinati ad essere macellati per poterne consumare le carni, ma perché farsi un problema per la CO2 prodotta e non fare altrettanto per tutte le altre produzioni classificandole in base alla loro “impronta” di CO2.


https://www.climatepartner.com/it/carbon-neutral?utm_source=google&utm_campaign=15225701436&utm_medium=cpc&utm_content=618319826847&utm_term=co2 neutral&gclid=CjwKCAjw8ZKmBhArEiwAspcJ7iWV4qTLYxRvXmSxc3zSSc2V04KD2X9iTwK6QNRhTyGR_bXIDMw_QBoCDr4QAvD_BwE

 

Definizione di carbon neutral

Aziende, processi e prodotti diventano carbon neutral quando le emissioni di carbonio vengono calcolate e compensate attraverso progetti di compensazione. La compensazione delle emissioni di carbonio, oltre alla prevenzione e alla riduzione, è un passo importante nell'azione olistica per il clima.

I gas a effetto serra come la CO2 si disperdono uniformemente nell'atmosfera, questo significa che la loro concentrazione è approssimativamente la stessa in tutto il mondo. Di conseguenza, in termini di concentrazione globale, è irrilevante dove le emissioni sono state prodotte o evitate. Pertanto, quelle che non possono essere evitate localmente possono essere compensate attraverso progetti di compensazione in un altro luogo. Progetti, per esempio, di progetti conservazione delle foreste, di rimboschimento o di energie rinnovabili,che vanno a catturare o evitare l’emissione di CO2.

Carbon neutral non significa carbon free

I termini carbon free e carbon neutral sono spesso confusi, tuttavia si riferiscono ad aspetti distinti dell'azione climatica. I prodotti, i servizi o le aziende carbon free sono quelli che non generano alcuna emissione di carbonio durante il processo di produzione, fornitura o funzionamento. Questo deve applicarsi all'intera catena di fornitura, comprese tutte le materie prime, la logistica e l'imballaggio. In realtà, ad oggi non ci sono esempi di prodotti carbon free.

Al contrario, qualsiasi azienda e qualsiasi prodotto possono essere carbon neutral: ci sono protocolli standard per calcolare le loro emissioni, e una volta misurate, le aziende possono compensare le emissioni residue attraverso progetti certificati.

Una certificazione attendibile

Le aziende raggiungono un alto grado di credibilità - e il maggiore impatto positivo sul clima - se, oltre alla compensazione delle emissioni, perseguono anche una strategia trasparente per evitare e ridurre le emissioni di carbonio dei loro prodotti neutral delle loro attività. Un esempio virtuoso è ALDI Süd, leader della Gd0 che dal 2012, ha ridotto la sua impronta di carbonio del 66% e, dal 2017, è carbon neutral. Ridurre costantemente le emissioni di carbonio è una sfida continua all'interno dell'azienda. La misurazione dell’pronta di carbonio può fungere da base per fissare obiettivi di riduzione a lungo termine e decidere quali azioni intraprendere. Alcune strategie possono avere un’attuazione rapida, per esempio il passaggio all'elettricità verde, ma in molti casi, il potenziale di riduzione delle emissioni di carbonio è più impegnativo, oneroso e limitato - almeno nel breve termine. Se pensiamo, ad esempio, ad un'azienda di trasporti, non sarebbe possibile sostituire l’intera flotta di camion da un giorno all'altro, ma la massima efficienza può essere raggiunta in modo incrementale attraverso la formazione dei conducenti e l'ottimizzazione dei carichi dei mezzi per incrementare l’efficienza e ridurre le emissioni di carbonio per tonnellata-chilometro. Ciononostante, l'azienda potrebbe iniziare subito il processo di compensazione del carbonio così da diventare carbon neutral nel breve termine.

1 ora fa, maurodg65 ha scritto:

Ma ho l’impressione, non avendo mai approfondito prima la questione, che la questione allevamento intensivo legato alla CO2 sia un po’ pretestuosa:


a parte che il problema dei bovini è il metano, per la CO2 gli allevamenti europei non fanno testo perché sono tecnologicamente molto avanzati ed hanno una emissione pro capo di meno della metà rispetto agli altri Paesi. La filiera italiana, in particolare, mi pare di ricordare che a livello di CO2 sia la più virtuosa del mondo o giù di lì.




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