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cactus_atomo

la paura della fine del mondo è una costante che attraversa la storia dell'umanità, dai maya ai cristiani (apocalisse di giocanni, anno mille, anno 2000,) ai testimoni di geova (che avevano fissato la fine del mondo nel 1914), praticamente ogni cultura ha il terrore di un momento apocalittico che porterà alla estinzione della specie umana. e ogni cultura ha elaborato una immagine di quel mometo tragico, un lungo freddo per i vikinghi, una palla di fuoco per altri, un terremoto o una eruzione per altri ancora, una maleduzione divina, in fondo il mito del diluvio universale è comune a tante culture

qullo che accumula tutte le ipotsi è la responsabilità ell0uomo he con il suo comportamentofa irritare le divinità che decidono di punire l'uomo. anche la sconfitta catastrofica dei bizantini ad adrianopoli contro i goti venne letta dai crnisti del tempo come una sorta di ounizione divina per la corruzione della città

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briandinazareth
1 ora fa, Paolo 62 ha scritto:

Anche ammettendo che si rischi il disastro ambientale la colpa principale non è nostra

 

Guarda la CO2 pro-capite e i consumi.

 

Cercare di dire "sono gli altri" inoltre non cambia di una virgola quello che sta accadendo.

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1 ora fa, appecundria ha scritto:

Perché, imho, lo sono. Ne parliamo ormai da tante pagine: uno intimamente convinto che si sta andando a tutta velocità contro un muro, non si pone il problema che se frena si consumano le pasticche.

Senza nulla a pretendere. 

È attendibile? 

https://www.oecd.org/env/cc/2482270.pdf

 

13. CONCLUSIONS
Questa revisione ha esaminato gli studi sugli impatti globali del cambiamento climatico per valutare se esistono relazioni comuni tra gli aumenti della temperatura media globale, un indicatore dell'entità del cambiamento climatico e gli impatti che hanno riportato. Gli studi hanno affrontato la maggior parte degli importanti settori sociali e naturali che sono sensibili al clima. Tuttavia, in alcuni settori chiave, come la ricreazione, il turismo e l'energia, sono state condotte poche ricerche che caratterizzino la relazione tra cambiamento climatico e impatti su scala globale.
Gli studi hanno utilizzato diverse metriche per misurare gli impatti, che vanno dai dollari al numero di persone colpite, dalla produttività netta dell'ecosistema al numero di riserve naturali interessate. Poiché le metriche differiscono, i risultati non possono essere combinati in modo semplice. Gli analisti possono formulare le proprie interpretazioni o intraprendere le proprie trasformazioni per creare una metrica comune, ma tali calcoli possono comportare una discreta quantità di giudizio da parte dell'analista.
Molti degli studi hanno formulato ipotesi sui cambiamenti nelle condizioni socioeconomiche di base, nell'adattamento e nei processi biofisici. Tuttavia, queste ipotesi sono spesso semplificazioni di ciò che è probabile che accada e, pertanto, possono introdurre distorsioni. I pregiudizi non sono coerenti tra gli studi; alcuni distorcono i risultati verso la stima di maggiori impatti negativi, mentre altri distorcono i risultati verso la stima di maggiori benefici. Inoltre, una serie di studi non ha affrontato i fattori chiave che potrebbero avere un impatto sostanziale sui risultati. Quasi nessuno degli studi ha affrontato i cambiamenti nelle condizioni meteorologiche estreme o i cambiamenti di stato del clima come un aumento di El Niño/Oscillazione meridionale, il rallentamento della circolazione termoalina o il rapido scioglimento dei ghiacciai.
Pochi degli studi hanno esaminato una gamma di variazioni della temperatura media globale così ampia come quella delle ultime proiezioni dell'IPCC, che hanno una temperatura media globale in aumento da 1,4 a 5,8°C. Tutti gli studi hanno esaminato gli aumenti di temperatura entro quei limiti, ma i loro intervalli individuali erano più ristretti.
Abbiamo esaminato i modelli delle relazioni tra il cambiamento climatico e gli impatti nei vari settori per vedere se ci sono risultati coerenti. Quasi tutti gli studi che abbiamo esaminato hanno stimato che ci saranno impatti negativi crescenti oltre un aumento di circa 3-4°C della temperatura media globale. Gli studi non mostrano una relazione coerente tra gli impatti e le temperature medie globali comprese tra 0 e 3-4°C. In alcuni settori (biodiversità e risorse costiere) è chiaro che gli impatti saranno negativi con bassi livelli di cambiamento di temperatura. Sebbene in altri casi (salute e produttività marina) gli studi siano inconcludenti o non coprano questo intervallo basso, riteniamo che sarebbero probabili impatti negativi a bassi livelli di cambiamento di temperatura. In generale, alcuni studi mostrano un costante aumento degli impatti negativi in un'ampia gamma di temperature, alcuni mostrano una relazione parabolica (benefici iniziali seguiti da impatti negativi) e altri sono inconcludenti. Infine, gli studi aggregati non mostrano una relazione coerente con il GMT.
Mentre c'è coerenza tra questi studi nella misura in cui, a un certo livello di cambiamento climatico, gli impatti globali diventano chiaramente negativi, c'è incertezza su dove si trovi questa soglia. Gli studi non hanno preso in considerazione i cambiamenti nella varianza del clima, i rapidi cambiamenti del clima o le conseguenze oltre il 21esimo secolo. Inoltre, un certo numero di settori chiave, come il turismo e le attività ricreative, finora non hanno ricevuto quasi alcuna attenzione in letteratura, e altri settori chiave, in particolare le risorse idriche e la salute umana, non hanno ricevuto il livello di attenzione necessario per accertare la relazione tra GMT e impatti globali. Potrebbero esserci impatti negativi sostanziali a pochi gradi di riscaldamento in questi settori, ma lo stato attuale della letteratura non ci consente di fare una simile affermazione. Al contrario, lo sviluppo e il progresso tecnologico potrebbero innalzare le soglie per gli impatti negativi o ridurre la pendenza di alcune curve di danno.
Gli studi hanno rilevato variazioni significative degli impatti a scala regionale. In generale, le latitudini più basse e i paesi in via di sviluppo affrontano effetti più negativi rispetto alle latitudini più elevate e ai paesi sviluppati. Ci sono eccezioni a questa affermazione. Un esempio è la biodiversità, dove le aree ad alta latitudine corrono un rischio sostanziale di perdere diversità. Mentre gli studi globali hanno differenziato gli impatti su scala regionale, i risultati regionali sono stati comunque riportati come risultati aggregati. Gli impatti che possono differire su scale geografiche più fini o per gruppi socioeconomici in genere non sono stati riportati.
Comprendere la relazione tra la temperatura media globale e gli impatti è importante per poter comprendere gli impatti incrementali associati ai vari livelli di cambiamento climatico. Al contrario, è importante comprendere questa relazione per comprendere meglio i vantaggi incrementali associati agli sforzi di mitigazione dei gas serra.
Infine, un esame completo degli impatti globali e, per estensione, dei benefici incrementali del controllo è un modo, ma non l'unico, per stabilire una base per mitigare il cambiamento climatico. La perdita di biodiversità, biomi unici, piccoli stati insulari e altre caratteristiche insostituibili del nostro mondo possono giustificare sforzi sostanziali per limitare l'entità del cambiamento climatico. L'aspettativa di impatti negativi di entità sufficientemente ampia in un determinato settore o regione può fornire una motivazione per l'azione. Allo stesso modo, anche l'attivazione di cambiamenti di stato nel clima può essere considerata inaccettabile. Tuttavia, l'obiettivo per gli analisti continua a essere quello di disporre e assimilare le informazioni che i decisori possono utilizzare per affrontare questa questione critica.

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2 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

Cercare di dire "sono gli altri" inoltre non cambia di una virgola quello che sta accadendo.

Ma infatti sia chi sia non cambia nulla su ciò che sta accadendo, ma indipendentemente dalle responsabilità o tutti si va una direzione o di certo diventa inutile, soprattutto se a farlo sono i paesi grandi emettitori di CO2 e questo è un fatto, affrontare in solitudine ed in avanscoperta questa questione non serve a nulla se non a castrarsi nell’immediato in cambio dello stesso disastro “promesso” dagli scienziati, in sostanza o il mondo intero lavora di squadra o è una battaglia persa in partenza.

Che gli ambientalisti si concentrino e concentrino i loro sforzi contro il nostro paese e contro la UE rappresenta una perdita di tempo, come lo sono le corse in avanti per accelerare le dismissioni dei combustibili fossili ad esempio, che vanno sostituiti con i tempi necessari a mettere in campo le fonti di energia alternative che non sono le sole rinnovabili altrimenti resteremo al “buio” certamente.

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1 ora fa, appecundria ha scritto:

uno intimamente convinto che si sta andando a tutta velocità contro un muro, non si pone il problema che se frena si consumano le pasticche.

Secondo te dalle conclusioni del paper pubblicato si evince che stiamo andando ad alta velocità contro un muro? 

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briandinazareth
10 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

Secondo te dalle conclusioni del paper pubblicato si evince che stiamo andando ad alta velocità contro un muro? 

 

Non sei negazionista però cerchi di fare cherry picking estremo, senza neppure capire quello che pubblichi, per dire che in fondo non siamo andando contro un muro... 

 

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briandinazareth

@Paolo 62

 

Direi però che, sempre se crediamo alle ricerche dei climatologi, anziché preoccuparci sempre degli altri, dovremmo cominciare a prendere noi delle misure, anche perché essendo tra i maggiori produttori procapite abbiamo ampio margine di manovra.

 

Serve anche a farci seguire dagli altri, avendo la forza, ad esempio, di condizionare le importazioni all'impronta di CO2.

 

Cosa impossibile da proporre con la nostra CO2 pro-capite

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cactus_atomo

Non sono un esperto, ma i dati lasciano pochi dubbi sul fattomche se le attività umane non siano la sola causa dei cambiamenti cliematici ne siano però senza ombra di dubbio una componete importante. ora sapere di chi sia la colpa conta poco, se c'è una alluvione riccorrente, costruiamo gli argini  non ci chiediamo se l'alluviane sia colpi el fato della natura o di xìcaio e sempronio. qui è lo stessoi cambiamenti climatici da qualunque cusa innescti stanno endendo il pianeta invivibile. se possimom fare ialcosa facciamola, se la riduzione di determinate attività antropiche riuscisse a inertire o mitigare una tendenza anche se qusta non fosse causata da noi, noi determinati provvedimenti dovremmo prenderli.

mq non c'è niiente da fare, la logica dello sviluppo a tutti i costi, sempre crescente, non può che portare al collasso

nche un terremoto è un fenomeno naturale ma si cerca di costruire in mofo da mitigane le cnsevuenze, nessuno dice costruite a pene di segugio tanto un teremoto non dipende a noi

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43 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

Non sei negazionista però cerchi di fare cherry picking estremo, senza neppure capire quello che pubblichi, per dire che in fondo non siamo andando contro un muro... 

perché Cherry Picking? È il primo che ho trovato da fonte attendibile, non lo è? L’ho postato dopo averlo letto velocemente e neanche tutto. Cosa c’è che non andrebbe? 
P.S. Credo fosse il terzo della schermata e l’unico aperto per la fonte autorevole.

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7 minuti fa, cactus_atomo ha scritto:

Non sono un esperto, ma i dati lasciano pochi dubbi sul fattomche se le attività umane non siano la sola causa dei cambiamenti cliematici ne siano però senza ombra di dubbio una componete importante.

Questo non è in discussione, siamo oltre, gli scienziati dicono che stiamo andando ad alta velocità contro un muro? Questo ora è il topic.

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