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i poveri mangiano meglio dei ricchi, ovvero quando i politici aprono la bocca e danno fiato


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25 minuti fa, Roberto M ha scritto:

NON e’ affatto uguale, proprio in virtù di una nostra diversa cultura alimentare che va alimentata, non mortificata, anche nell’interesse dell’economia generale del paese, che chiaramente andrà anche a vantaggio dei poveri.

Comincia tu a pranzo e cena , 7 su 7 GG.  ad andare di cicorietta ripassata , non finisci la settimana, anche se dicevi sei a dieta.

Dai su!

Ha detto una minchiata

, capita .

Mo' però non è che per ogni minchiata palese si può rivoltarla e spaccarla in 24 per trovarci un senso logico a giustificarla ehh!!

Diventa una comica così!

Gaetanoalberto
2 minuti fa, appecundria ha scritto:

Brodetto di pesce e colatura di alici...

Si è parlato del paradosso che oggi se li possono permettere a caro prezzo solo i ricchi comunisti che frequentano i ristoranti slow food ?

E come si pone la spinosa questione rispetto alle parole del ministro ?

@appecundria potrebbe andare a viverci che ci sono migliaia di case vuote per 10-20 mila euro o 200€ al mese. Che si stanno spopolando. E fa molta tristezza vedere anziani abbandonati ai giardinetti e paesi che li terrebbero in grande considerazione. 
Porsche un catzo

8 ore fa, Roberto M ha scritto:

Chiamo in causa

Scusa, posso solo ora rispondere. Ne parlammo,  dal medioevo in avanti l'italia popolare e stata formata da numerose comunità più o meno isolate per motivi orografici o politici, di piccoli contadini e mezzadri che portavano avanti agricoltura e allevamento di sussistenza, ovini in prevalenza perché più resistenti e non esigenti per il pascolo. E legumi,  resistenti alla siccità e alle malattie,  molto calorici e facilmente conservabili secchi,  e il vino che era un modo per avere disponibili le calorie dell'uva durante l'inverno. Queste povere famiglie, le loro donne in particolare,  hanno avuto diversi secoli per tirare fuori il massimo da questi poveri alimenti, come da quelli stagionali. Perciò è difficile o forse impossibile migliorare alcuni classici, tanti chef si ammazzano a destrutturare, rivisitare ecc ma alla fine il riferimento resta il piatto come lo faceva la nonna. Io sono un fanatico di fave e cicoria, delle zuppe di legumi, cicerchie, erbette selvatiche ripassate, ribollita, freselle, pasta e fagioli o ceci ecc. Nei miei viaggi di lavoro  per l'italia ho spesso preferito assaggiare le specialità semplici del luogo non per snobismo ecosostenibile ma perché quasi sempre erano delle sorprese godibilissime,  specie col vino del posto. Nessuna altra cultura , tranne forse la cinese, ha potuto distillare, in piatti semplici, nutrienti e perfetti, l'esperienza culinaria di decine di generazioni, e nessun paese ha una biodiversità come l'italia, centinaia di tipi di legumi, ortaggi, frutta, olive ecc. Le Galapagos della gastronomia. Non ho letto o sentito per intero il discorso di Lollo. Se ha detto che anche la cucina "povera" Italiana può non far rimpiangere troppo le costosissime preparazioni della haute cuisine contemporanea, ha detto una cosa che io condivido. Intendiamoci: l'alta cucina è un'arte che io apprezzo molto e ogni tanto facciamo una follia, ma non riuscirei a rinunciare ai piatti semplici della tradizione familiare, poi a Napoli sarebbe difficile e autolesionistico. Posso immaginare che sia stato un pò mistificato il senso di quello che il Lollo ha detto, è diventata una delle strategie di contrasto dialettico adottate dagli avversari del governo, poi la prosa del Lollobrigida magari si presta allo scopo...

  • Thanks 1
26 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Scusate, questo TD ha come topic la decrescita felice ?

Al contrario !

 

La valorizzazione dell’eccellenza enogastronomica italiana (che e’ una industria come tante altre) dove siamo già forti e affermati può solo portare crescita e non decrescita e se aumenta il PIL ci sono anche più soldi per le categorie meno abbienti.

 

Cercare di favorire questa filiera penso sia saggio, favorire le realtà di multinazionali straniere come la grande distribuzione, le industrie alimentari straniere che producono schifezze o i coltivatori di carne e’ invece masochistico.

 




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