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"Io, iraniana, mortificata dalle femministe pro velo"


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@garmax1 :classic_biggrin:  esatto comunque va eliminato ...o buttando o magnando e un problema x l ecosistema dei ns mari non vi sono ptedatori che ne riducano la presenza si moltiplica a dismisura e mangia vongole cozze branzini orate  insomma e un problema da risolvere.

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Iran a parte, ci sono tantissimi paesi di religione musulmana con donne che regolarmente portano il velo. Farei in questi un survey, chiaramente in forma anonima, per capire che cosa realmente ne pensano. Ho la sensazione che molte lo vorrebbero mantenere, anche per una semplice forma culturale e di distinzione.

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@fabbe E al contrario ci sono molti paesi africani a maggioranza musulmana dove il velo non sanno neanche cosa sia .

Mi sembra che si voglia sempre fare volutamente confusione tra religione e forme di governo che impongono certe abitudini sfruttando la religione per opprimere certe fasce di popolazione per mantenere il potere basato sul terrore e la repressione violenta. 

 

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1 ora fa, Akla ha scritto:

Guardati il film  ARGO. 


nel trailer non hanno inserito il pezzo dove l’agente cia spiega che la causa della rivoluzione kohmeniana è la politica americana di dissennato appoggio allo scià di Persia… un po’ come successo qualche anno più tardi con un altro dittatore, Saddam Hussein, passato nel giro di pochi anni da alfiere della democrazia a nemico pubblico numero uno (eliminato poi in una guerra causata dalla tragedia dell’11 settembre con cui non centrava niente). I preti iraniani sono cattivi, saddam era cattivo ma gli occidentali non sono stinchi di santo…

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2 ore fa, appecundria ha scritto:

Così spero sia chiaro cosa voglio dire.

No Bruno non lo è, io ho fatto un ragionamento articolato e tu nel merito non hai scritto nulla tranne che postare meme sulla Meloni e FdI sul tema, dopo avermi per settimane “rinfacciato” il postare quella che definivi l’opinione di altri.

Io ho scritto chiaramente perché ritengo giusto, in continuità con la lotta storica delle femministe del tempo, impegnarsi per il rispetto dei diritti della donna anche forzando la mano sull’utilizzo del velo evitando l’ipocrita e “pelosa” giustificazione della libertà di scelta perché siamo tutti consapevoli di come tradizioni, cultura e società possano imporre un comportamento e renderlo di fatto un obbligo anche senza il ricorso alla violenza esplicita, al riguardo basti pensare alla nostra società del primo dopoguerra fino agli anni ‘70.

Nella nostra società oggi si stanno riscrivendo tutti i codici di comportamento tra i sessi, nel mondo del lavoro ormai nelle relazioni lavorative interpersonali si cammina sulle uova, ho letto proprio stamattina che sulla base di una sentenza della Cassazione basta anche una battuta a sfondo sessuale ad una collega per giustificare un licenziamento, ma se parliamo di Islam e condizione della donna tutte le logiche di alcuni si ribaltano, nel nome della convivenza e del rispetto delle tradizioni altrui si finisce per accettare molto di più e molto di peggio di quanto non si accetti per noi, le contraddizioni sono palesi.

Poi che se ne faccia anche un battaglia politica è nella logica delle cose, me le contraddizioni elencate ci sono tutte.

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2 ore fa, wow ha scritto:

Ti faccio notare ancora una volta che la Roccella è stata contestata al salone del libro dagli ambientalisti.

Antonio la ragione della contestazione erano le opinioni della Ministro sulla famiglia e sul ruolo della donna, chi l’abbia contestata è secondario, ad ogni modo:


https://tg24.sky.it/cronaca/2023/05/20/salone-libro-roccella-contestata-protesta

 

Un gruppo di contestatrici ha impedito oggi alla ministra della Famiglia e delle Pari opportunità Eugenia Roccella, di presentare il suo libro, da poco edito da Rubbettino, "Una famiglia radicale". La manifestazione di dissenso è stata organizzata dagli attivisti di Extinction Rebellion, femministe di "Non una di Meno", dove la ministra della Famiglia era stata invitata all'Arena Piemonte per presentare il suo lavoro.

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@wow questa è una rivista di sinistra storica, la posizione sull’argomento e chiara e corretta, anche in relazione al pensiero delle femministe di casa nostra e del relativismo culturale sull’argomento.
 

https://tg24.sky.it/cronaca/2023/05/20/salone-libro-roccella-contestata-protesta

 

L’hijab day è una sconfitta culturale. La libertà delle donne non passa per il velo.

Il relativismo culturale presente nell'Hijab Day porta a difendere il simbolo dell’oppressione della donna. Se non sono riuscite le iraniane con un coraggio straordinario a smascherare il vero significato patriarcale del velo, sarà difficile convincere le femministe di casa nostra che la libertà non è nell’hijab.

 

 

Celebrare l’International hijab day mentre le donne iraniane – e non solo le donne – mettono a rischio la loro vita per eliminare il chador è una sconfitta culturale e politica di chi, in occidente, sostiene di difendere i diritti delle donne. Paradossalmente in occidente si difende il diritto di portare il velo mentre nei paesi musulmani le donne lottano per il diritto a non portarlo.

Il relativismo culturale porta a difendere il simbolo dell’oppressione della donna. L’hijab, infatti, non è una prescrizione del corano, non appartiene alla tradizione, ma è lo strumento per controllare la sessualità della donna. Infatti, secondo i fautori dell’integralismo islamico, il velo deve essere portato dalla prima mestruazione fino a quando la donna è feconda. Se lo può togliere in casa anche in presenza di uomini con i quali, se avesse un rapporto sessuale, sarebbe considerato incesto.

La donna deve coprirsi quelle parti del corpo – in alcuni casi completamente, come in Afghanistan con il burqa – che potrebbero indurre in tentazione il maschio, del quale deve preservare l’onore! E se l’onore della famiglia viene infranto è sempre la donna a dover pagare, spesso con la morte. L’hijab è il simbolo della discriminazione e dell’inferiorità della donna – peraltro teorizzato anche da San Paolo nella prima lettera ai corinzi – che deve abbassare gli occhi, non fare rumore, non alzare la voce. Certo questi comportamenti vengono ignorati nella campagna che sponsorizza il giorno internazionale dell’hijab che dovrebbe essere provato anche dalle non musulmane!

In questo caso, se a prevalere non dovesse essere l’esotismo di qualche ora, l’esperienza dovrebbe convincere le donne che il velo priva di quella sensazione di libertà rappresentata dal vento tra i capelli. Quella sensazione che aveva portato milioni di iraniane a aderire alla campagna lanciata da Masih Alinejad “My Stealthy Freedom” (la mia libertà clandestina o furtiva) postando sui social una loro foto senza velo, una campagna contro il velo che ha portato all’esplosione di una vera rivoluzione dopo l’uccisione di Mahsa Jina Amini nel settembre dello scorso anno.

Una rivendicazione femminista che ha provocato la nascita di un movimento che oggi riassume tutti i problemi sociali ed economici della società iraniana a partire dalla discriminazione delle donne. Una rivolta che unisce classi, generazioni ed etnie diverse e diventa una vera rivoluzione con l’obiettivo di porre fine al regime teocratico degli ayatollah. Una rivoluzione che se avrà il successo che auspichiamo avrà effetti su tutti i paesi musulmani interessati dalla reislamizzazione iniziata proprio con la vittoria di Khomeini in Iran nel 1979. La solidarietà con le donne iraniane in occidente, tuttavia, non sembra aver scalfito la convinzione che la “libertà” stia nel portare il velo, una scelta molto più facile da sostenere per chi non è obbligata a portarlo.

Il velo accompagnato dalla “modest fashion”, che ha alimentato il business della moda negli ultimi anni, che di modesto ha solo il nome. Il velo, infatti, è stato sdoganato in occidente non solo dalle campagne pubblicitarie come quella del Consiglio europeo dallo slogan “La libertà è nell’hijab”, fortunatamente bloccata dalla Francia, ma anche sulle passerelle di moda. Ormai l’hijab è entrato nelle “capsule collection” di tutti i maggiori stilisti a cominciare dalla “Ramadan collection” di Dkny e l’”Abaya line” di Dolce e Gabbana. Un giro di affari di parecchi miliardi forse persino più difficile da intaccare dell’International hijab day.

Tuttavia, se non sono riuscite le iraniane con un coraggio straordinario, motivate dal fatto che se non riescono ad abbattere la repubblica islamica non potranno mai affermare i loro diritti, sarà difficile convincere le femministe di casa nostra che la libertà non è nell’hijab. Ma sono sempre di più la ragazze in Italia che non accettano l’imposizione del velo da parte dei genitori immigrati da paesi musulmani, queste ragazze devono essere protette e devono poter scegliere il loro futuro, dobbiamo garantire loro una scelta di libertà.

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5 minuti fa, ferdydurke ha scritto:

Purtroppo non vedo nessuna possibilità di integrazione tra occidentali e musulmani, troppo diversa la concezione della vita tra una teocrazia e la nostra società secolarizzata e figlia dell’Illuminismo…

La convivenza è possibile se e quando faremo noi per primi quei passi che potranno aiutare le donne mussulmane ad emanciparsi e trovare quella parità di diritti su cui noi oggi stiamo costruendo un “castello di minchiate” esasperando concetti e relazioni tra i due sessi con politiche di comportamento che sfiorano l’assurdo, pretendendo nel contempo di farci convivere realtà sociali che, nell’ottica della storia sociale occidentale, sono da medioevo.

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Nel nostro piccolo, le donne percepiscono un stipendio inferiore agli uomini a parità di incarico. Sono in numero inferiore nei cda, spesso non vengono assunte perché possono rimanere incinte ecc.ecc....

Prima di sputare sentenze su altre culture, paesi estremisti a parte, sistemiamo le cose a casa nostra.

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1 ora fa, maurodg65 ha scritto:

La convivenza è possibile se e quando faremo noi per primi quei passi che potranno aiutare le donne mussulmane ad emanciparsi e trovare quella parità di diritti su cui noi oggi stiamo costruendo un “castello di minchiate” esasperando concetti e relazioni tra i due sessi con politiche di comportamento che sfiorano l’assurdo, pretendendo nel contempo di farci convivere realtà sociali che, nell’ottica della storia sociale occidentale, sono da medioevo.

Guarda penso che sia proprio la religione islamica che sia incompatibile con la nostra civiltà, noi abbiamo avuto un percorso storico travagliato che ci ha portato ad una visione completamente diversa rispetto a loro, un percorso di civiltà a volte tortuoso ma che ha  comunque prodotto una società democratica e pluralista, abbiamo avuto Voltaire, Montesquieu, Tocqueville, etc.., e loro purtroppo sono rimasti legati ad una concezione del mondo primitiva, confessionale, misogina, familistica…la cultura islamica è finita con Averroè e con pochi altri, dopo nessun contributo molto significativo…

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38 minuti fa, fabbe ha scritto:

Nel nostro piccolo, le donne percepiscono un stipendio inferiore agli uomini a parità di incarico. Sono in numero inferiore nei cda, spesso non vengono assunte perché possono rimanere incinte ecc.ecc....

Prima di sputare sentenze su altre culture, paesi estremisti a parte, sistemiamo le cose a casa nostra.

Invece nei paesi arabi le donne sono pagate come gli uomini, siedono nei cda e sono libere di fare ciò che vogliono…mi sa che gli occhi foderati di prosciutto…

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