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Melius Club

Disastro economico Superbonus, altro buco da 35 miliardi


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6 ore fa, BEST-GROOVE ha scritto:

tutta colpa di Conte e di chi o ha sostenuto, se la prendano con lui.

A prendertela puoi pure prendertela con lui, ma tanto i conti li si fa con quanto c’è in cassa quindi io, te e tutti gli altri italiani ci “ciucciamo” ciò che sarà necessario fare sul fronte tagli ed amen.

Cosi funziona la democrazia.

9 ore fa, ferdydurke ha scritto:

se il ponte ha un senso i privati lo facciano, ma senza un euro statale…

Sarebbe un investimento  di utilità collettiva, una infrastruttura strategica. Come la rete elettrica enel e come le ferrovie e le autostrade che consentono alle fabbrichette del nord di consegnare la merce ai clienti. Se non lo fa lo stato con la raccolta fiscale, ed a vantaggio della collettività, chi lo dovrebbe fare? I privati potrebbero farlo per scopo di lucro, un po' come le spa di Benetton che si arricchiscono drenando dalle tasche di pendolari e viaggiatori per un servizio pubblico.  In Svizzera la vignetta autostradale costa 50 euro all'anno, l'altro we ne ho spesi 100 per una sola andata e ritorno da Milano.  Quanto costerebbe un ticket per l'attraversamento del ponte? Un fiorino?

 

Nota di lavoro n. 1/2022 “Un bilancio di “Quota 100” a tre anni dal suo avvio”  Ufficio Parlamentare di Bilancio

 

Di seguito una sintesi dei principali risultati.
Al 31 dicembre 2021 le domande complessivamente accolte nel triennio 2019-2021 sono
risultate poco meno di 380.000, ampiamente al di sotto di quelle attese sottostanti alla
Relazione tecnica del DL 4/2019. A ricorrere a “Quota 100” sono stati soprattutto gli
uomini. Quasi l’81 per cento dei pensionati con “Quota 100” vi è transitato direttamente
dal lavoro, poco meno del 9 per cento da silente (soggetti che pur avendo in passato
versato contributi non lavoravano né percepivano altre prestazioni), poco più dell’8 per
cento da una condizione di percettore di prestazioni di sostegno al reddito, circa il 2 per
cento da prosecutori volontari di contribuzione. La gestione di liquidazione è stata da
lavoro dipendente privato per quasi la metà dei casi, da lavoro dipendente pubblico per
poco più del 30 per cento, da lavoro autonomo per circa il 20 per cento.
Se in valore assoluto le pensioni con “Quota 100” sono state più concentrate al Nord,
meno al Mezzogiorno e ancor meno al Centro, in percentuale della base occupazionale o
del flusso medio delle uscite per pensione anticipata (quelle più simili a “Quota 100”)
mostrano le incidenze maggiori al Mezzogiorno e minori al Nord, con il Centro in posizione
intermedia. I pensionamenti dal comparto privato sono lo 0,4 per cento della relativa base
occupazionale (con un picco dell’1,2 per cento per il settore “Trasporto e magazzinaggio”),
quota che diventa dell’1,3 per cento nel comparto pubblico (con picco del 2,9 per cento
per le “Funzioni centrali”).
Si è registrata una prevalenza a lasciare il lavoro alla prima decorrenza utile, con almeno
uno dei requisiti di età e anzianità al livello minimo. Il rapporto tra anticipo effettivo e
anticipo massimo (quello corrispondente all’utilizzo di “Quota 100” non appena possibile)
si colloca in media poco sopra il 90 per cento per buona parte degli utilizzatori di “Quota
100”. Mediamente l’anticipo rispetto al più vicino dei requisiti ordinari è di 2,3 anni.
L’anticipo ha inciso in maniera significativa sul valore dell’assegno: mediamente lo ha
ridotto del 4,5 per cento per anno di anticipo per i lavoratori autonomi, del 3,8 per cento
per i dipendenti privati e del 5,2 per cento per i dipendenti pubblici. L’età media alla
decorrenza si è attestata poco al di sopra di 63 anni, mentre l’anzianità media è di 39,6
anni.
Utilizzando i database annuali dei contribuenti alle gestioni INPS integrati con le
informazioni del monitoraggio su “Quota 100” è stato possibile stimare i tassi di adesione
(take-up rate) dei soggetti che hanno maturato il diritto negli anni 2019 e 2020, che si
sono rivelati inferiori a quelli ipotizzati, in modo prudenziale, nella Relazione tecnica del
decreto che ha introdotto il canale pensionistico.
Il pensionamento con “Quota 100” è avvenuto prevalentemente a ridosso della
maturazione dei requisiti: per chi ha maturato il diritto nel 2019 il take-up complessivo a
fine 2021 è stato del 49 per cento, suddivisibile in 39 per cento realizzato nel 2019, 14 per
cento nel 2020 e 4 per cento nel 2021 (per costruzione, cambiando di volta in volta il
denominatore, la somma delle parti non fornisce il take-up complessivo); per quanti
hanno maturato i requisiti nel 2020 il tasso di adesione complessivo a fine 2021 è del 47
per cento, suddivisibile in 41 per cento realizzato nel 2020 e 10 per cento nel 2021. I takeup
complessivi, soprattutto per il 2020, sono destinati ad aumentare finché l’intera platea
dei potenziali aderenti avrà raggiunto i requisiti per i canali di pensionamento ordinari
(approssimativamente cinque anni dall’acquisizione del diritto a “Quota 100”). Lo
spaccato per situazione occupazionale mostra che i disoccupati, i silenti e soprattutto i
prosecutori volontari fanno registrare take-up rate notevolmente più alti di quelli degli
attivi.
La distribuzione per livello di reddito dei soggetti che hanno utilizzato “Quota 100” mostra
che i take-up aumentano notevolmente nel passaggio dal primo al secondo quintile di
reddito per poi restare sostanzialmente stabili fino al quarto quintile e ridursi per l’ultimo
quintile, tornando a livelli comparabili con il primo quintile. A livello territoriale, infine, i
tassi di adesione appaiono abbastanza omogenei tra Regioni.
Tenendo conto di queste evidenze, si può stimare che la spesa effettiva – di consuntivo
sino al 2021 e proiettata dal 2022 al 2025 – potrà attestarsi a circa 23 miliardi. Si tratta di
un importo inferiore di circa 10 miliardi rispetto ai 33,5 originariamente stanziati dal DL
4/2019 e di oltre 5 miliardi
se si tiene conto dei definanziamenti decisi solo pochi mesi
dopo nell’ambito della NADEF 2019 e nella legge di bilancio per il 2020.

24 minuti fa, melos62 ha scritto:

Se non lo fa lo stato con la raccolta fiscale, e

La raccolta fiscale non basta neanche per pagare pensioni, il sistema scolastico, far funzionare decorosamente la sanità e manutenere le infrastrutture in essere.

Resta un mistero da quale cappello possano uscire quei miliardi. 

Debito? Ah be'allora, tanto checcefrega, pesa già per il 120% del Pil ... 

  • Melius 1
14 ore fa, Jack ha scritto:

Che dovrebbero pensarci (molto) di più da soli anche è vero

In verità nessuno ha chiesto niente, né a te né a Salvini il quale è passato dalla ottima idea della secessione alla balla del ponte. Mentre nel frattempo cancella investimenti veri e finanziati dal PNRR. Ah già, lì c'è Ursula che controlla, le lettere anonime non funzionano. 

42 minuti fa, Velvet ha scritto:

La raccolta fiscale non basta neanche per pagare pensioni, il sistema scolastico, far funzionare decorosamente la sanità e manutenere le infrastrutture in essere.

Resta un mistero da quale cappello possano uscire quei miliardi. 

Lo stato è un ente di erogazione, analogamente alla famiglia. La raccolta fiscale dovrebbe servire sia al funzionamento (spesa corrente)  dei servizi essenziali, sia agli investimenti con utilità collettiva pluriennale, per i quali è legittimo, anzi doveroso fare debiti da amortizzare in n anni. Come nella famiglia si può fare un mutuo per acquistare la casa di abitazione , per migliorare la situazione patrimoiniale della famiglia al termine dell'ammortamento del muttuo e da subito poter fruire del cespite. Se una famiglia spende non il 100% ma il 120% del proprio reddito per la spesa corrente (consumi, vestiti, auto, aperitivi, vacanze) - nel caso dello stato: stipendi, pensioni, manutenzione ordinaria, prebende, bonus, contributi a fondo perduto, compensi ai cda delle partecipate, ripianamento dei deficit della gestione ad capocchiam delle aziende partecipate, dei Comuni, delle Regioni ecc) va a finire a schifio, cicala e non formica.

  • Melius 1
1 ora fa, Savgal ha scritto:

proiettata dal 2022 al 2025 – potrà attestarsi a circa 23 miliardi. Si tratta di
un importo inferiore di circa 10 miliardi rispetto ai 33,5 originariamente stanziati dal DL
4/2019 e di oltre 5 miliardi

Dunque in totale saranno spesi 23 miliardi, 5 meno del previsto. Be' se si pensa che Salvini ha già tagliato 16 miliardi di investimenti al Sud e il 31 dicembre è ancora lontano, c'è tutto il tempo per rimediare. Resta da capire che fine hanno fatto i 33,5 stanziati ma soprattutto da quale lettera anonima vengono fuori i 35 mancanti.

Dopo aver affidato la riforma più importante dello Stato ad un dentista c'è da augurarsi che affidino i conti pubblici quantomeno ad un ginecologo. 

  • Haha 1

@appecundria

 

Con l’inflazione che decolla il rendimento dei titoli di stato naturalmente aumenta.

Ovviamente non e’ colpa del governo italiano l’aumento dell’inflazione che, come noto, e’ un fenomeno mondiale, e peraltro in Italia più contenuto rispetto ad altri paesi.

E’ economia elementare, sicuramente non alla portata dei somari a 5 stelle che hanno messo le freccette e i nomi su quel grafico.


La diffusione di notizie false o distorte per mera propaganda politica dovrebbe essere osteggiata ai sensi del regolamento, siamo o no su Melius ? 




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