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Una russa sovranista putiniana in forze al Senato


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1 minuto fa, maurodg65 ha scritto:

problema non riguarda solo i deputati eletti ma tutto il personale parlamentare dipendente, dobbiamo interrogarci sulle idee politiche di ognuno?

Mauro, decenni e decenni di romanzi e serie tv ci hanno insegnato che altrove, negli amati USA per esempio, anche all'ultimo inserviente che pulisce cessi nel più scrauso ufficio governativo, vanno a scavare nella sua vita e in quella dei parenti fino alla settima generazione. 

Noi italiani lo famo strano? Pazienza, ma almeno non mettete, in questo frangente, in un ufficio del senato, non alla manutenzione dei giardini del comune di Frascati, una che si fa i selfie con alti personaggi della Wagner, attivista della rete putiniana e figlia di cotanto padre, nonché di specchiate simpatie neofasciste. Ma a destra piace forzare la mano, non si limitano più alla pishatina per marcare il territorio, ma ti piazzano la caccona, altrimenti che destra sarebbe? Mi scuso per le metafore. 

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4 minuti fa, Roberto M ha scritto:

pure ad un bambino

 

4 minuti fa, Roberto M ha scritto:

ridicola

 

4 minuti fa, Roberto M ha scritto:

pacifinti.

 

Cita

squallida propaganda da attivista del PCUS della garbatella,

Robbè, te lo dico da amico virtuale. Devi imparare a rapportarti senza per forza dover offendere gli interlocutori.

L'azione perculatoria richiede raffinatezza per essere efficace, non l'utilizzo della clava paleolitica.

Lascia ad altri meno dotati il compito della lotta nel fango, dai retta.

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7 minuti fa, wow ha scritto:

Mauro, decenni e decenni di romanzi e serie tv ci hanno insegnato che altrove, negli amati USA per esempio, anche all'ultimo inserviente che pulisce cessi nel più scrauso ufficio governativo, vanno a scavare nella sua vita e in quella dei parenti fino alla settima generazione. 

Si certo ad Hollywood, ma poi nel mondo reale scopriamo che un Presidente eletto viene indagato per i rapporti con Putin, che sia stato “aiutato” dai troll russi con le fake news sembra acclarato, eletto sottrae materiale classificato e dopo aver perso alla rielezione organizza una sorta di colpo di stato da operetta, non dico sudamericano perché da loro funzionavano, che lo porta in galera a distanza di anni, ma l’inserviente che pulisce i cestini della carta sarà sicuramente irreprensibile ed iper controllato ci mancherebbe. 😉 

 

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5 minuti fa, vizegraf ha scritto:

la mia Patria non è proprietà dei fascisti.

Non lo penso, te l'assicuro.

Il mio concetto invece è più di Heimat che di Patria nel senso che si intende comunemente in Italia.

E' più casa, cultura, radici, paesaggio, profumi , dialetti, gente. I confini mi interessano fin là. Mi affascinano certo, ma non li ritengo una cosa sacra.

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briandinazareth
53 minuti fa, Roberto M ha scritto:

Abbiamo Conte, Schlein, Fratojanni e Bonelli saldamente allineati su posizioni filoputiniane

 

Gli unici filoputiniani in Italia, con tanto di dichiarazioni di amore per Putin, come guida di come si amministra un paese ecc. Sono Salvini, meloni e compagnia.

Dobbiamo rimettere tutte le dichiarazioni fatte quando già aveva ucciso giornalisti e oppositori?

 

Conti sul fatto che la gente non abbia memoria o sei tu ad averlo dimenticato?

 

Nessuno di quelli che hai citato ha mai speso una parola buona per c Putin, perché era evidente che fosse un dittatore sanguinario, mentre tutto il CDx lo dipingeva come il Salvatore della patria, pure la nostra.

 

 

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1 ora fa, briandinazareth ha scritto:

Nessuno di quelli che hai citato ha mai speso una parola buona per Putin

Certo, perché le parole contano 0, contano i fatti.

Ed i fatti dicono che se levi le armi agli Ucraini Putin vince.

Quindi putiniano e’ chi da putiniano si comporta.

Tutto il resto e’ propaganda e fumo sugli occhi.

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5 ore fa, Roberto M ha scritto:

Altro che 8.000 euro netti.

Negli anni scorsi anche gli ex presidenti Fausto Bertinotti e Franco Marini provarono a fare approvare qualche riduzione delle ricche, per non dire scandalose, retribuzioni dei dipendenti del Parlamento. Senza successo. Il blocco della corporazione si è sempre rivelato invincibile.

Più volte “L’Espresso”, con inchieste e copertine, a partire da quella del 1999 intitolata “Il palazzo di Bengodi”, ha provato a favorire una riforma dello scandaloso andazzo. Inutilmente. Adesso ci riprovano Boldrini e Grasso, nauseati dalle prime informazioni ricevute dal Palazzo.

Eppure bastava leggere i nostri servizi per rendersi conto che il Paese non poteva sopportare simili sconcezze. Tanti cittadini hanno protestato di fronte ai dati forniti nelle nostre inchieste, l’ultima del 2011, che potete leggere sotto.

I politici si sono invece sempre voltati dall’altra parte. Anche i grillini sbarcati in Parlamento sembravano all’oscuro di tutto: solo dopo l’insediamento postelettorale hanno scoperto quello che il nostro giornale denuncia da anni. Ecco, comunque, tra stipendi da favola e trattamenti pensionistici da nababbi, cosa si nasconde nelle buste-paga dei dipendenti di Camera e Senato.

Ripubblichiamo di seguito l’inchiesta di primo Di Nicola sull’Espresso del 16 dicembre 2011:

All’ombra di Montecitorio e Palazzo Madama prosperano i ricchissimi trattamenti di cui gode il piccolo esercito di dipendenti che, tra una voce e l’altra della busta paga e i connessi sistemi previdenziali porta a casa retribuzioni e pensioni in grado di suscitare l’invidia persino del presidente della Repubblica.

Un’esagerazione? Dati alla mano, Giorgio Napolitano ha incassato nel 2010 un appannaggio complessivo di circa 239 mila euro. Un bello stipendio che impallidisce di fronte ai 259 mila euro lordi che può arrivare ad incassare ogni anno un semplice stenografo parlamentare, uno di quelli che si vedono alla tv mentre trascrivono i lavori delle assemblee o degli altri organi; e miseramente si inchina al confronto dei 370 mila euro percepiti da un consigliere parlamentare all’apice della carriera.

E non si tratta dell’unico paradosso che spunta dalle tabelle retributive di Montecitorio e Palazzo Madama. Scorrendole, si scopre pure che i commessi possono portare a casa più dei magistrati e le segretarie (8 mila netti mensili) quasi il doppio (4.500 netti) del primario di un reparto di neurochirurgia del Sistema sanitario nazionale.

Naturale che grazie a questi munifici compensi i livelli di spesa riportati nei bilanci di Camera e Senato per il personale abbiano raggiunto livelli da allarme rosso. Ed è altrettanto naturale che grazie ad essi i trattamenti pensionistici dei lavoratori parlamentari, anche a causa dei bizantinismi del regolamento e delle sorprendenti regalìe collezionate negli anni, abbiano toccato poi livelli di privilegio che pochissimo hanno da invidiare ai famigerati vitalizi riscossi da deputati e senatori.

Qualche cifra: a Palazzo Madama, per il personale di ruolo e quello in quiescenza si spendono complessivamente (dati 2011) 236 milioni di euro l’anno. Di questi, 136 se ne vanno per pagare gli stipendi dei dipendenti in servizio (in carico ne risultano 940, 120 in meno del 2006 grazie al blocco del turn-over) e più di 97 milioni per fare fronte alle pensioni degli ex. Cifre sorprendenti se confrontate con quelle relative ad altri capitoli di spesa del bilancio di Palazzo Madama.

Passando al setaccio tabelle e allegati si scopre infatti che, rispetto ai dipendenti, per i senatori e le loro attività si spende molto meno: 196 milioni in totale, di cui 96 elargiti per le indennità, le diarie e gli altri compensi di quelli in carica; 61 milioni per i vitalizi e ulteriori 38 per i gruppi parlamentari. Ancora più costoso si rivela il personale della Camera (1.642 persone) che, nello scorso anno, ha assorbito 256 milioni per le retribuzioni e oltre 204 per le pensioni.

Ma attraverso quali meccanismi questi dipendenti arrivano a guadagnare così tanto? Come sono organizzati? Cominciamo da Montecitorio e dalle sue varie fasce retributive. Chiarito che gli stipendi sono onnicomprensivi (sommano straordinari e lavoro notturno) e pagati per 15 mensilità, e ricordato che nei ranghi parlamentari si accede solo per concorso, si parte dalla categoria più bassa degli operatori tecnici (operai, barbieri, autisti) che iniziano con uno stipendio di 2 mila 300 euro lordi per arrivare a 9.461 euro all’apice della carriera con 35 anni di anzianità.

Un gradino sopra ci sono gli assistenti (commessi e addetti alla vigilanza) che, pur iniziando con una paga mensile di 2.600 euro, finiscono poi con la stessa retribuzione degli operatori (e vai a capire perché). Seguono i collaboratori tecnici (2.319 euro il primo stipendio, quasi 11 mila al top della carriera), quindi i consiglieri, che entrano nei ruoli con 5 mila euro e finiscono con la bellezza di 23.825 euro lordi al mese. Al top, ovviamente, il segretario generale con i suoi 28.152 euro mensili.

Tutto qui? Macché: accanto allo stipendio, a chi svolge ruoli dirigenti viene riconosciuta un’indennità di funzione che si traduce in altri 410 euro netti mensili per l’assistente superiore, 1.198 per il consigliere caposervizio,1.450 per il vicesegretario e ben 2.207 euro per il segretario generale. Una pacchia, insomma, moltiplicata dalle indennità integrative speciali, dagli assegni di anzianità e da tutti gli altri strani automatismi (a cominciare dall’astrusa “indennità pensionabile pari al 2,5 per cento delle competenze lorde annue dell’anno precedente”) che garantiscono agli stipendi una spinta propulsiva sconosciuta in ogni altro comparto del pubblico impiego.

Questo a Montecitorio. E a Palazzo Madama? Al Senato, per funzioni pressoché identiche, i dipendenti guadagnano ancora di più. Gli assistenti parlamentari (compiti manuali e di vigilanza) arrivano a riscuotere quasi 10 mila euro lordi al mese; i coadiutori (segreteria e archivistica) circa 12 mila; i segretari (ricerca e progettazione) più di15 mila; gli stenografi oltre 17 mila, i consiglieri ben 24.672 che, in un anno, fanno 13 mila in più rispetto ai colleghi della Camera.

Se gli stipendi sono da favola, i trattamenti pensionistici dei dipendenti di Montecitorio e Palazzo Madama risultano altrettanto allettanti. In Parlamento, infatti, i trattamenti di anzianità, prima della riforma voluta dagli uffici di presidenza delle due Camere (contributivo pro-rata per tutti; età minima di 66 anni e 67 su richiesta), sono stati elargiti con sconcertante generosità. E con criteri altrettanto favorevoli. Prendiamo la Camera dei deputati. Fino a pochi giorni fa regnava questa situazione. Gli assunti a partire dal 2009, i più “penalizzati”, avevano un sistema contributivo (trovava applicazione per soli 35 dipendenti) che consentiva di riscuotere la pensione di vecchiaia a 65 anni (uno in meno rispetto ai 66 pretesi dal ministro del Lavoro Elsa Fornero per i comuni lavoratori) e quella di anzianità pure a “quota 97” che, con 36 anni di versamenti, voleva dire incassarla anche a 61 anni (l’età media di pensionamento per il 2010 è stata di 58 anni e di 59,9 nel 2011).

Gli assunti in epoca precedente, invece, potevano eludere ancora più facilmente i rigidi criteri già in vigore per il resto dei lavoratori: a costoro bastava avere 35 anni di contributi e 57 anni di età (invece di 60-61) per andare in pensione. E non basta: utilizzando tutte le scappatoie del regolamento, potevano anticipare ancor più l’agognato riposo. Bastava avere 20 anni di servizio effettivo a Montecitorio (il cosidetto “calpestìo”) e pagare una penalizzazione del 2 per cento per ogni anno mancante ai 57.

Mentre aggiungendo i riscatti universitari, quelli per il servizio militare e soprattutto i bienni contributivi concessi in occasione di particolari ricorrenze (la presa di Porta Pia, per esempio) era addirittura possibile sfiorare il limite dei 50 anni. E con criteri di conteggio dell’assegno rigorosamente retributivo e in grado di far raggiungere alla pensione quasi il 100 per cento dell’ultimo stipendio riscosso (gli altri lavoratori pubblici si sono sempre fermati all’80 per cento). Adesso la mannaia potrebbe calare anche su questi trattamenti. Ma chissà fino a che punto. E in ogni caso varrà solo per chi sarà assunto da oggi in poi.

L’Espresso – 21 marzo 2013

 

@Roberto M d'altra parte basta fare costo retribuzioni fratto numero dei dipendenti.

PS bienni contributivi concessi in occasione di particolari ricorrenze come la presa di Porta Pia, non so se mi spiego.

 

PPS hai ragione scusa, 8mila sono alla Camera. Al Senato sono 12mila.

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