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G20: L’Italia dice addio alla “via della seta”


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La notizia, di vitale importanza, e’ passata un po’ in sordina.

L’Italia dice definitivamente addio alla “via della seta” aderendo alla proposta alternativa degli USA per collegare India ed Europa attraverso il Medio Oriente.

L’ialia e’ solidamente atlantista, la sciagurata parentesi filo-cinese della “via della seta”, con annessa svendita dei porti italiani ai cinesi, all’epoca propiziata da Conte e i 5stelle e’ definitivamente archiviata.


In questo articolo del Corriere della Sera la storia completa:

https://www.corriere.it/politica/23_settembre_09/g20-meloni-vede-premier-cinese-c-l-addio-via-seta-3f35b4fe-4f48-11ee-88f4-1ae26650d13b.shtml?refresh_ce

Link al commento
https://melius.club/topic/16158-g20-l%E2%80%99italia-dice-addio-alla-%E2%80%9Cvia-della-seta%E2%80%9D/
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Ma cosa e’, in concreto la “via delle spezie”, che taglierà fuori la Cina ?

 

Un capolavoro diplomatico ed economico (600 miliardi di dollari) con la regia degli USA (Biden era raggiante, Xi manco si e’ presentato) che aumenterà l’interscambio tra India ed Asia (Cina esclusa) del 40%, e coinvolge Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania ed Israele, tagliando fuori Cina, Russia Iran ed Egitto (quest’ultimo perderà gran parte degli introiti, ma li avrebbe persi comunque con la via della seta).


Il che la dice lunga sul vero “potere” alternativo dei Brics e sulla loro unità politica, l’India e l’Arabia Saudita hanno fatto una pernacchia alla Cina, alla Russia e all’Egitto.

 

Per capirci in concreto, oggi tutte le navi portacontainer passano dal “collo di bottiglia” dello stretto di Suez, che rallenta di molto l’interscambio commerciale.

L’alternativa della via della seta, bocciata, prevedeva ferrovie attraverso le repubbliche ex sovietiche largamente filo russe, la russia, l’Iran e la Turchia.

 

L’alternativa approvata dall’Europa e dagli USA prevede che dai porti di Dubai, a due passi dall’India, partono i treni merci ad alta velocità attraverso l’Arabia Saudita, la Giordania e Israele, e da lì ai porti italiani.


Sono previsti anche oleodotti (sottomarini per l’ultima tratta) per trasportare   «idrogeno verde» prodotto nel medio-oriente che aiuterebbe i produttori di petrolio dell’area a imboccare la svolta storica della transizione ecologica.

 

 

5 minuti fa, appecundria ha scritto:

Idee poche e confuse

Idee poche ma confuse tu.

Confondi la privatizzazione dei servizi (con le regole del mercato e il regime delle “concessioni”) con la vendita ad una nazione ostile (la Cina).

Per ideologia, al solito, ed infatti citi le balle ideologiche del PD.

E poi, ce lo chiede l’Europa.

Questo articolo (tecnico, non ideologico) lo spiega bene:

 

https://www.informazionimarittime.com/post/porti-pubblici-o-privati-bruxelles-spinge-litalia-a-decidersi

56 minuti fa, Roberto M ha scritto:

vendita ad una nazione ostile (la Cina).

A parte che non siamo in guerra con la Cina, anzi è uno dei nostri migliori clienti e la capintesta ha appena dichiarato: "partenariato strategico faro per Italia-Cina. Avanti amicizia e collaborazione".

Quindi mettetevi d'accordo tra di voi e poi fate sapere al popolo bue la versione ufficiale. 

La privatizzazione dei porti credo che si farà nel periodo compreso tra le dieci centrali nucleari a fusione e il ponte sullo stretto. Comunque, quando si farà, vedremo chi avrà il capitale, la forza, l'interesse strategico e la sufficiente movimentazione container per acquistare. 

3 ore fa, Savgal ha scritto:

 

Ma l'intesa della "via della seta" non fu firmato dal primo governo Conte?

 

24 marzo 2019.

Conte 1


https://ilmanifesto.it/intesa-sulla-via-della-seta-litalia-diventa-la-porta-cinese-sul-mediterraneo

 

DiMajo esulta con lo slogan “Italian first” mentre Salvini, all’epoca ministro dell’interno e quindi fuori dalla sua competenza, sembra accennare ad una timida protesta.


Dall’articolo del “Manifesto”, testualmente:


“ROMA-PECHINO. Accordi per 2,5 miliardi. Di Maio parla di un potenziale di venti miliardi. Il presidente del Consiglio Conte: «Costruire relazioni più efficaci». Di Maio: «Nessuno vuole scavalcare i nostri partner Ue, nelle relazioni commerciali diciamo Italy First». Salvini: «Non mi si dica che la Cina è un paese con il libero mercato» e sostiene di essere contento per l’apertura dei mercati «a parità di condizioni»”

 

”Luigi Di Maio entra nella storia firmando il memorandum of understading con la Cina e lo ripete ancora una volta: «Italia first». C’è sempre un senso di rivalsa in ogni azione di questo governo e non poteva mancare neanche alla fine di tutte le firme sui 29 accordi che legano l’Italia alla Cina ancora più che in passato. Valore di 2,5 miliardi, ha detto Di Maio, rispondendo anche ai dubbi di Salvini”

 

 

 

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