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Una via di Grosseto intitolata a Giorgio Almirante


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1 ora fa, appecundria ha scritto:

In verità loro non hanno fatto fucilare nessuno. 

Vero, ma per dire pasetto è stato solo il picchiatore seriale della città

... perché intitolargli un lungadige? Dove una volta all'anno si ritrovano i nazisti della città facendo il saluto e i loro riti? Camerata Pinko! Presente! Etc etc.

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9 ore fa, 31canzoni ha scritto:

via ramelli a Verona

Scusa, ma cosa ci sarebbe di “vergognoso”?


https://www.verona-in.it/2019/04/28/chi-era-sergio-ramelli-ucciso-a-18-anni-da-benestanti-di-sinistra/


 

Chi era Sergio Ramelli, ucciso a 18 anni da benestanti di sinistra

Luciano Butti28/04/2019

Il 29 aprile di 44 anni fa moriva, in un ospedale di Milano, Sergio Ramelli. Aveva 18 anni, quanti ne avevo anch’io nel 1975. Era un bel ragazzo: capelli lunghi e sguardo sognante. Due mesi prima, un gruppo di picchiatori, muniti di chiavi inglesi, lo aveva aggredito a freddo mentre tornava a casa.

Frequentava, con ottimi voti, un Istituto tecnico e progettava di iscriversi a Chimica. Non aveva mai partecipato ad alcuna azione violenta. In un suo tema se l’era presa con il Governo perché, a suo dire, non proteggeva adeguatamente le sedi del MSI. Tesi di un ragazzo, unilaterali e, come tutte, discutibili.

Sergio fu per questo sottoposto ad una sorta di “processo politico”, con tanto di affissione del tema sulla bacheca e minacce rivolte anche ai familiari. Non venne protetto adeguatamente dalla scuola. I genitori lo iscrissero in un altro Istituto, poco tempo prima dell’agguato.

Gli aggressori erano studenti di Medicina, provenienti da famiglie benestanti e appartenenti ad un gruppo di estrema sinistra. Non conoscevano la vittima, ma era stato loro detto che si trattava di un fascista. Vennero individuati dopo più di dieci anni, quando ormai avevano una professione e una famiglia. Quasi tutti ammisero di aver collaborato all’azione. Durante il processo, gli imputati maschi indossavano la cravatta.

La sentenza comminò pene particolarmente lievi, rispetto all’imputazione. La famiglia aveva del resto chiesto giustizia, ma non, come oggi è di moda fare, che gli aggressori “marcissero in carcere”.

A gran parte dei condannati fu poi possibile, anche grazie a vari condoni, proseguire l’attività professionale. Sono convinto che molti di loro abbiano cercato di restituire alla società quanto potevano, attraverso il lavoro. La vita di Sergio non può purtroppo essere restituita.

La memoria di Ramelli è stata custodita – alcune volte in modo misurato, altre no – da coloro che ne condividevano le idee. Con pochissime e solo recenti eccezioni (tra cui quelle dei sindaci Pisapia e Sala), l’opinione pubblica di sinistra, democratica e antifascista se ne è invece sempre disinteressata.

 

9 ore fa, 31canzoni ha scritto:

lungadige nicola passetto


https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nicola_Pasetto

 

Iscritto a 14 anni al Fronte della Gioventù, nel 1979 è segretario provinciale di Verona, e nel 1980 è eletto consigliere comunale del MSI, tra i più giovani d'Italia.[1] La sera del 4 aprile 1981 Pasetto fu coinvolto in una rissa tra attacchini di opposti schieramenti; arrestato e tradotto in cella per circa un mese finché fu assolto nel seguente processo.[2] Negli anni '80 fa parte della Direzione nazionale e dell'esecutivo del Fronte della Gioventù.

Laureatosi in giurisprudenza e sposatosi nel 1991 con Roberta Benedetti, Pasetto resta nel consiglio comunale della città scaligera sino al 1992, quando è eletto alla Camera dei deputatiper il Movimento Sociale Italiano, nella circoscrizione VII - Veneto 1. In quella legislatura è componente della commissione Finanze.[3]

Viene rieletto alla Camera nel 1994 e riconfermato nel 1996, per Alleanza Nazionale. Il 20 ottobre 1994 fu protagonista di una celebre rissa che si svolse in Parlamento tra deputati missini e di Rifondazione Comunista.[4] Durante la XI legislatura è componente della commissione permanente Finanze e della commissione speciale per l'esame dei progetti sull'immunità parlamentare. Nella XII legislatura è componente della commissione permanente Giustizia, e nella XIII componente della commissione permanente Affari sociali.

Muore il 29 marzo 1997 all'età di 35 anni in un incidente stradale sull'Autostrada Serenissima.[5]

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https://notizie.tiscali.it/interviste/articoli/incontri-berlinguer-almirante-gesto-intervista-padellaro/amp/
 

[L'intervista] “Il gesto di Almirante e Berlinguer”: quegli incontri segreti tra i due nemici nel periodo del terrorismo

Il nuovo libro di Antonio Padellaro svela un particolare inaspettato della storia politica italiana. Ciò non cambia nulla sui due personaggi che restano contrapposti. Ma c'era rispetto. Cosa accadde al funerale di Berlinguer

3 maggio 2019


berlinguer-almirante29bis.jpg_1869580913

Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante e (nella foto piccola) Antonio Padellaro

di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì  Twitter: IgnaDess

 

Sono gli anni del terrorismo e l’Italia vive una delle pagine più critiche della sua storia repubblicana. In quel contesto incandescente e complicato due figure iconiche, rappresentanti delle opposizioni contrapposte, si incontrano segretamente per il bene dello stato: Enrico Berlinguer, leader del Pci (Partito Comunista Italiano), e Giorgio Almirante, leader del MSI(Movimento Sociale Italiano). Uno rappresentante della sinistra e uno di quella destra considerata fuori dall’arco costituzionale. Siamo tra il 1978 e il 1979, nel periodo cruciale del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro,  e i due avversari politici, i due nemici, si danno appuntamento più volte (da 4 a 6 recitano le cronache) nei venerdì pomeriggio, quando il parlamento è poco frequentato, per scambiarsi informazioni e pareri. Decidono di “unire le forze in nome della esigenza dell’interesse della Nazione che, in quel frangente, supera ogni altra esigenza”, come spiega Antonio Padellaro, ex direttore del Fatto Quotidiano, che nel suo ultimo libro “Il gesto di Almirante e Berlinguer” (ed. PaperFirst) ha reso pubblica quella singolare vicenda politica e umana.


Direttore si tratta di un fatto abbastanza inaspettato ma molto significativo della nostra storia politica, della stagione del terrorismo e degli uomini che la vivono. Un’epoca in cui si teme fortemente per la democrazia e in cui due leader tanto diversi e contrapposti decidono di parlarsi. Perché lo fanno?

“Si incontrano perché nei mesi successivi al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro l’Italia, come ricorderà chi ha i capelli bianchi ma anche chi li ha grigi, era impaurita dal terrorismo che mieteva continuamente vittime. C’era la sensazione di una guerra perduta in partenza. In quella drammatica situazione due personaggi assolutamente lontani politicamente, che nella guerra civile finita il 25 aprile del ’45 si erano addirittura trovati su barricate contrapposte, decidono di parlarsi per cercare di scambiarsi informazioni e valutazioni sul terrorismo rosso e nero. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il Pci di allora non subì certo tranquillamente il fatto che quelle che ammazzarono Moro e imperversavano con la violenza si chiamassero Brigate Rosse. Né, dall’altra parte, il MSI poteva ignorare che i Nar erano frutto dell’estremismo neo fascista. Anche per questo Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante decidono di parlarsi, e lo fanno parecchie volte nella riservatezza più assoluta”.

 

padellaro999.jpg_1869580913.jpg
 

Questo porta a una diversa valutazione della figura di Almirante e offre una nuova chiave di lettura su Berlinguer?

“Questo non cambia nulla nella storia e nella valutazione dei due personaggi. Almirante resta e resterà sempre il repubblichino che firmava i bandi a Salò per reclutare i giovani italiani con la forza e con la minaccia, Berlinguer era Berlinguer. Sono due vicende che non possono essere paragonate. Non c’è insomma nessuna rivalutazione storica del leader del MSI, come non c’è una qualche incoerenza del leader del Pci. La parola chiave è appunto il gesto”.


Cosa significa?

“La politica fatta solo di parole è una politica vuota, ma i gesti in politica possono non aver bisogno delle parole, perché di per sé possono avere conseguenze tali di cui dobbiamo essere grati a chi ha voluto compierli per trovare intese su temi di così grande rilievo”.

 

Esistono ancora dei testimoni di quegli incontri segreti?

“Sì, uno. L’unico testimone in vita è Massimo Magliaro, ex portavoce di Almirante. Il leader del MSI infatti andava agli appuntamenti con lui, Berlinguer invece si faceva accompagnare da Tonino Tatò. Berlinguer e Tatò non ci sono più, come Almirante del resto. E’ rimasto solo Magliaro. Io poi ho sentito anche i familiari dell’uno e dell’altro protagonista, i quali non avevano molti elementi in più ma erano a conoscenza di questo rapporto. D’altra parte abbiamo a conferma di ciò un episodio che colpì molto tutti: il giorno del funerale di Enrico Berlinguer si presentò Giorgio Almirante, che fu accolto non come un nemico ma come una persona che con il capo del Pci aveva un rapporto stretto. Evidentemente qualcuno sapeva”.


Tra antagonisti di quel livello c’era comunque rispetto?

“Esatto. E quando morì Almiranteuna delegazione guidata da Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti si recò a rendere omaggio alla salma del leader del MSI”.


Cosa può insegnare quel gesto di allora alla politica di oggi?

“Può insegnare che i gesti contano. Che questo Paese ha bisogno di atti concreti e anche di gesti di un certo tipo, di condivisione, non di inciuci, si badi bene, non di patteggiamenti o accordi sotto banco, ma di condivisione di punti fondamentali in nome del bene comune. Capisco che il riferimento al concetto di bene comune può apparire a taluno vuota retorica rituale, ma non è così. Il bene comune può essere invece proprio l’oggetto della buona politica, e si realizza anche smettendola di litigare dalla mattina alla sera per farsi campagna elettorale. Mi riferisco evidentemente a Di Maio e Salvini che in questi giorni e in queste ore non fanno altro. Fare il bene comune significa mettersi intorno a un tavolo pur di dare qualcosa di positivo al Paese. E la gente a mio avviso, pur stando in posizioni contrapposte, di questo sarebbe felice. Io avverto che lo spirito del tempo lo chiede. Si aspetta la fine della contrapposizione rabbiosa. Non delle differenze, non della conservazione dell’identità, assolutamente: queste cose vanno conservate. Ma chi è al governo, ed anche chi sta all’opposizione, dovrebbe avere la capacità di non parlare sempre per partito preso. Per dirla in sintesi, trovo che oggi il guaio del nostro Paese sia il Partito del Partito preso, per cui se uno fa una cosa e tu stai dall’altra parte quella cosa è sbagliata a prescindere. Non è così e non può essere così”.


Per il bene del Paese?

“Per il bene del Paese”

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14 minuti fa, Velvet ha scritto:

Può aver incontrato

Almirante ha fatto politica nella Repubblica Italiana, democraticamente eletto, per tutto il dopoguerra, praticamente fino alla sua morte, come già avevano potuto verificare coloro che hanno seguito la politica direttamente od indirettamente dal primo dopoguerra l’ha fatto nel pieno rispetto delle regole della democrazia e nel pieno rispetto di chi alle sue idee si contrapponeva, nello specifico dell’articolo postato sono riportati i rapporti con chi politicamente gli era più distante, che lo riteneva pur nella diversità di idee un rivale politico e non un nemico, opinione per altro condivisa, ora ognuno è libero di tenersi le sue convinzioni anche se contrarie a quelle del leader storico del PCI ovviamente, ma ignorare ciò che è stata e ciò che è accaduto nella politica Italia del dopoguerra per esprimere un giudizio sulla persona e sul politico direi che è concettualmente scorretto se si vuole esprime un giudizio politico su Almirante, poi ognuno faccia pure come crede.

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1 minuto fa, appecundria ha scritto:

Mado' Mauro! Secondo te qua dentro c'è qualche giovanissimo che non sa chi era il povero Ramelli?

Io ho solo chiesto a @31canzoni perché ci si dovrebbe vergognare di avergli intestato una via, solo questo. 

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10 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

Almirante ha fatto politica nella Repubblica Italiana democraticamente eletto per tutto il dopoguerra, praticamente fino alla sua morte,

Mauro, il topic non è questo. Nessuno sostiene che non sia stato democraticamente eletto. 

Alcuni pensano che stanti le sue qualifiche di servo dei nazisti e fucilatore di partigiani, non sia una figura così tanto edificante da dedicargli una strada. Ma la moglie di piantedosi ha deciso così e amen. Si vede che servire il Führer è diventato un alto merito.

(A margine mi chiedo se nei ruoli decisionali c'è qualcuno che non è parente di qualcun altro). 

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8 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

esprime un giudizio politico su Almirante,

Io l'ho già espresso, alla luce di tutto il suo percorso (che conosco, non ti preoccupare. Compreso il suo ruolo  di "grande statista" in particolare nel periodo 1965-1980)

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16 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

l’ha fatto nel pieno rispetto delle regole della democrazia

Questo è molto opinabile, ne ha fatte di cotte e di crude. Anzi l'atteggiamento di ambiguità e doppiezza del "leader della generazione che non si è arresa" è rimasto nel dna della destra. 

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25 minuti fa, appecundria ha scritto:

Alcuni pensano che stanti le sue qualifiche di servo dei nazisti e fucilatore di partigiani, non sia una figura così tanto edificante da dedicargli una strada

Alcuni pensano invece che ciò che ha fatto nella fase politica successiva del paese possa essere sufficiente per farlo, è il bello della democrazia che non toglie nulla a chi la pensa diversamente, io trovo vergognoso intestare una strada a Tito ad esempio, cosa abbia fatto per l’Italia al punto da meritarsi quello che dovrebbe essere un riconoscimento tributato alla memoria mi sfugge ma vabbè…

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Io abito in un corso che porta su una piazza, intitolato a due signori che in confronto Almirante era un dilettante, come criminale di guerra e brutta persona, secondo chi ha aperto il thread.

Corso Garibaldi e Piazza Cavour.

E’ un problema, come la mettiamo @appecundria ?
:classic_biggrin:

 

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