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Sim Sala Bim: il Mago Oronzo all'INPS....


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2 ore fa, maurodg65 ha scritto:

il problema è economico e va affrontato alla radice ripensando il sistema fiscale e attuando le riforme come da anni ci viene chiesto di fare per rendere il sistema paese più competitivo sul piano europeo e globale, i salari migliori saranno una conseguenza

ma va, ma non lo sai che le aziende i soldi li trovano nel campo delle 100 pertiche dove il Grande Puffo Imprenditore ha seminato i dobloni di oro zecchino e c’è una foresta che fruttifica due volte l’anno? non li vogliono condividere questi marrani

 

non zai gnente te neh aé bón (questa la capisce solo chi conosce il Ticino, la patria della pasionaria luganesa)

  • Melius 1
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Avevano più chiaro il concetto di economia di mercato e di globalizzazione la CGIL ed il suo segretario nel 1978 di quanto non le abbia oggi lo stesso sindacato con il nuovo segretario per non parlare del PD e del suo segretario Schlein, per la quale probabilmente il senso di quelle parole è sconosciuto e potrebbero essere pronunciate in arabo e per la qualche quei concetti sono qualcosa di avulso dalla realtà, dalla sua realtà:
 

https://www.pietroichino.it/?p=17569

 

1978: IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL ILLUSTRA LE BASI TEORICHE E I CONTENUTI PRATICI DELLA “SVOLTA DELL’EUR”, CHE VEDE IN QUEL PERIODO IMPEGNATE UNITARIAMENTE LE TRE CONFEDERAZIONI SINDACALI MAGGIORI IN UN MOMENTO DI CRISI ECONOMICA NAZIONALE GRAVE
 

“…

E.S.: “Che cosa significa in concreto?”
L.L.: “Che la politica salariale nei prossimi anni dovrà essere molto contenuta, i miglioramenti che si potranno chiedere dovranno essere scaglionati nell’arco dei tre anni di durata dei contratti collettivi, l’intero meccanismo della Cassa integrazione dovrà essere rivisto da cima a fondo. Noi non possiamo più obbligare le aziende a trattenere alle loro dipendenze un numero di lavoratori che esorbita le loro possibilità produttive, né possiamo continuare a pretendere che la Cassa integrazione assista in via permanente i lavoratori eccedenti. Nel nostro documento si stabilisce che la Cassa assista i lavoratori per un anno e non oltre, salvo casi eccezionalissimi che debbono essere decisi di volta in volta dalle commissioni regionali di collocamento (delle quali fanno parte, oltre al sindacato, anche i datori di lavoro, le regioni, i comuni capoluogo). Insomma: mobilità effettiva della manodopera e fine del sistema del lavoro assistito in permanenza”.

E.S.: “È una svolta nell’atteggiamento del sindacato?”
L.L.: “È una svolta di fondo. Dal ’69 in poi il sindacato ha puntato le sue carte sulla rigidità della forza lavoro…”.

E.S.: “Vi siete resi conto che era un errore?”
L.L.: “Ci siamo resi conto che un sistema economico non sopporta variabili indipendenti. I capitalisti sostengono che il profitto è una variabile indipendente. I lavoratori e il loro sindacato, quasi per ritorsione, hanno sostenuto in questi anni che il salario è una variabile indipendente. In parole semplici: si stabiliva un certo livello salariale e un certo livello dell’occupazione e poi si chiedeva che le altre grandezze economiche fossero fissate in modo da rendere possibile quei livelli di salario e d’occupazione. Ebbene, dobbiamo essere intellettualmente onesti: è stata una sciocchezza, perché in un’economia aperta le variabili sono tutte dipendenti una dall’altra”.

E.S.: “Vuol dire che se il livello salariale è troppo elevato rispetto alla produttività, il livello dell’occupazione tenderà a scendere?”
L.L.: “È esattamente così, l’esperienza di questi anni ce l’ha confermato. Oppure, l’occupazione non scenderà, ma la disoccupazione aumenterà, perché le nuove leve giovani non troveranno sbocco”.

E.S.: “Parliamo ancora della mobilità. Molti affermano che questa parola serve a nascondere una realtà assai minacciosa: cioè i licenziamenti. Lei ritiene che siano molte le aziende che hanno manodopera in numero superiore alle necessità?”
L.L.: “C’è un certo numero di aziende che ha un carico di dipendenti eccessivo. Non si tratta di cifre terribili, ma neppure esigue. Siamo nell’ordine di parecchie decine di migliaia di lavoratori. Ciò crea problemi umani e sociali molto gravi, anche perché in Italia lo sviluppo economico è bloccato e i lavoratori che perdono il posto hanno il fondato timore di non trovarne mai più un altro. E poi si tratta quasi sempre do grandi aziende, i cui stabilimenti sono situati in centri urbani importanti: ciò accresce il disagio sociale e politico di queste operazioni. Noi siamo tuttavia convinti che imporre alle aziende quote di manodopera eccedenti sia una politica suicida. L’economia italiana sta piegandosi sulle ginocchia anche a causa di questa politica. Perciò, sebbene nessuno quanto noi si renda conto della difficoltà del problema, riteniamo che le aziende, quando sia accertato il loro stato di crisi, abbiano il diritto di licenziare”.

E.S.: “Per di più proponete che la Cassa integrazione non assista i lavoratori per più d’un anno. Perché?”
L.L.: “Perché non vogliamo trasformare il lavoro produttivo in assistenza. E poi capita spesso che i lavoratori in cassa integrazione trovino un altro lavoro, un lavoro nero, e contemporaneamente beneficino del salario corrisposto dalla Cassa. Questi fenomeni, specie al Nord, sono abbastanza diffusi. E debbono assolutamente cessare. Naturalmente non abbandoniamo i licenziati al loro destino. La nostra proposta è che i licenziati siano iscritti in speciali liste di collocamento ed abbiano priorità assoluta per il reimpiego. In città come Torino, Milano, Bologna, dove il “turnover” è elevato, il reimpiego dei licenziati non dovrebbe presentare insormontabili difficoltà. Naturalmente occorre che gli uffici di collocamento diventino un’istituzione completamente diversa da ciò che sono ora: siano l’organo che gestisce in entrata e in uscita il mercato del lavoro”.  …”

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@maurodg65 Sai, carissimo, diceva Georg Whilelm Friedrich Hegel, il grande filosofo: “di notte tutti i gatti sembrano bigi”. 
Con questi tuoi posts, lunghi, completamente fuori contesto, tu cerchi di “fare buio”, di rendere la realtà indistinguibile dal sogno… 

Ma.. basta che spunti un filo di sole e tutto diventa chiaro e comprensibile! Mentre “ti balocchi” al pallottoliere, con questi numeri completamente fuori dalla realtà, basta mettere la testa fuori dalla porta di casa per capire. 
L’Italia è il fanalino di coda per la retribuzione nella Pubblica Amministrazione, non solo medici e infermieri, ma anche insegnanti e bidelli, poliziotti e carabinieri…

E sarà difficile che tu ci racconti, come per la sanità, che Cristo è morto di sonno, e cioè che è colpa del sistema sanitario italiano solo pubblico… con i poliziotti: perché in Germania ci sono poliziotti privati?? Ma suvvia…! Svegliaaaa! Stai parlando con persone competenti, sai, mica con gruppo di imbecilli! 

Rispetto alle retribuzioni medie dei paesi europei l’Italia è assolutamente indietro! In maniera drammatica!

E..veniamo al salario minimo.

Il salario minimo è semplicemente indice di una dignità minima, per fare qualsiasi tipo di lavoro.

Dignità! Sai la Dignitas Hominis di ci parlavano i primi umanisti del Rinascimento?? Sei secoli fa!!

Solo questo! Non importa aggiungere una parola di più!

Se non si capisce questo semplice, banale concetto, cioè il concetto del rispetto della dignità umana, ecco… inutile continuare a parlare e a menare il can per l’aia… io ti chiedo:”dove vai?”, e tu mi rispondi “le son cipolle”… 

  • Melius 2
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37 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

Con questi tuoi posts, lunghi, completamente fuori contesto, tu cerchi di “fare buio”, di rendere la realtà indistinguibile dal sogno… 

Che le dichiarazioni di Lama siano fuori contesto lo dici tu, mi dispiace ma sono proprio centrate nel tema del thread, il lavoro ed i salari, anzi il livello dei salari, se non lo capisci non è un mio problema perché l’allora segretario della CGIL è stato chiarissimo sull’argomento, basta leggere.

Comprendere quello che si è letto e storia diversa invece, in quel caso comprendo la difficoltà di chi non riesce a farlo con profitto per più di due righe di testo.

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40 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

L’Italia è il fanalino di coda per la retribuzione nella Pubblica Amministrazione, non solo medici e infermieri, ma anche insegnanti e bidelli, poliziotti e carabinieri…

Per affermare le cose servono dati e non sensazioni e dati attinenti, altrimenti si è nel campo dei dogmi o degli atti di fede, quindi lascia perdere se non sei in grado di portare dati a supporto delle tue tesi.

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59 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

Il salario minimo è semplicemente indice di una dignità minima, per fare qualsiasi tipo di lavoro.

Dignità! Sai la Dignitas Hominis di ci parlavano i primi umanisti del Rinascimento?? Sei secoli fa!!

Il salario minimo nessuno lo discute in linea di principio, il punto è il livello a cui porre quel salario, i €9,00 che erano la proposta della sinistra e del M5S sulla base di un copia incolla dell’autore del thread, persino più lungo dei miei, è superiore al 61% dei contratti nazionali negoziati dai sindacati, ora delle due l’una o i sindacati sono inutili ed amano far soffrire i loro iscritti negoziando per loro paghe da fame, oppure semplicemente esistono delle realtà lavorative in cui il lavoro può esistere solo a determinate condizioni perfettamente spiegate nell’intervista a Luciano Lama che dalla tomba vi indica la strada della realtà, quella vera, quella in cui esiste una economia di mercato in cui alla base del livello salariale esiste la produttività, in mancanza della quale i salari saranno l’unico possibile costo da comprimere, l’alternativa è che l’azienda chiuda e vadano persi tutti posti di lavoro che garantiva.

Sic te simpliciter.

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P.S. Quell’intervista a Luciano Lama serve anche a tutti i detrattori di Renzi che lo accusavano per il Jobs Act e perché non faceva nulla di sinistra, quella di Luciano Lama era la CGIL di sinistra che guardava al PCI, partito con il quale poi il segretario fece anche il deputato? 

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1 minuto fa, carmus ha scritto:

quindi siamo fermi al 78 sui salari..... ora si spiega tutto

No, nel ‘78 ragionavate ancora, oggi non più ed anche ieri pochetto direi.

Luciano Lama era un turbo liberista ante litteram e con lui il sindacato ed il PCI, poi con il tempo entrambi, il sindacato ed il partito, si sono persi. 😁

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15 minuti fa, carmus ha scritto:

nel frattempo è anche crollato un muro e in Italia abbiamo avuto anche Tangentopoli 

da lì in poi il nulla... imprenditori, concorrenti di quiz tv fino al underdog... :classic_laugh:

E questo in che modo c’entrerebbe con le logiche espresse nell’articolo di Repubblica in cui Scalfari intervista Luciano Lama, quelle dinamiche economiche e del mercato del lavoro che l’allora segretario della CGIL ha così chiaramente illustrato nell’intervista le insegnano ancora oggi nelle facoltà di economia, muro caduto o meno, tangentopoli o meno o qualsivoglia altra scusa tu voglia accampare pur di non prendere atto della realtà.

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Come ho cercato di spiegare più sopra il thread sarebbe sulle narrazioni e i maghi Oronzo piazzati a raccontarle, a volte strafacendo, come in questo caso, vuoi per l'ansia di mettersi in mostra agli occhi di chi li ha piazzati, vuoi per l'oggettiva pochezza del materiale umano piazzabile, un leitmotiv di Gioggia. Sugli argomenti economici, RdC, salario minimo, ecc..., ci sono già altri thread. Altrimenti avrei postato là.

  • Melius 2
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https://x.com/agarnero/status/1703335709791465901?s=46&t=phklmWQpccGx7cWNtwpYmA
 

Ci si chiede come sia possibile passare da un 30% di lavoratori a basse retribuzioni (<60% della mediana) nel rapporto sul lavoro povero 2022 a quasi zero nel rapporto #Inps di quest’anno. La risposta è qui: uno considera tutti, l’altro solo chi lavora tutto l’anno a tempo pieno.


(tabella nel link)

 

Il primo guarda all’intera catena di creazione di povertà lavorativa (salari e intensità di lavoro), il secondo solo ai salari (e per limiti dei dati Inps, solo i salari di chi è più forte, in media chi ha un contratto a tempo indet ha anche un salario orario più elevato).

Note: 60% mediana= circa 7,2 euro/ora. Dati Inps non coprono lavoratori agricoli e domestici. 

Fonte del grafico: Raitano e Bavaro (2023), “Is working enough to escape poverty? Evidence on low-paid workers in Italy”, in corso di pubblicazione.

Nelle analisi sulla povertà lavorativa e i bassi salari si usano indicatori a livello a volte individuale, a volte familiare, a volte oraria, a volte annuale. Dipende da cosa si studia. Non c’è complotto o fakenews ma un fenomeno complesso che va scomposto nei diversi elementi.

 

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Il 15/9/2023 at 07:50, Velvet ha scritto:

Ma cos’è successo di così straordinario in un solo anno da far crollare i working poor dal 28 per cento allo 0,2 per cento? E’ cambiato il presidente dell’Inps. Non c’è stata cioè una rivoluzione nel mercato del lavoro italiano, ma c’è semplicemente stata una rivoluzione nel mercato politico che ha cambiato un solo posto di lavoro.

 Tombola!

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