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La questione palestinese: opinioni e riflessioni


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19 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

se non capisci la differenza non è un problema di ragionare a corrente alternata ma non di non ragionare proprio.

 

eppure quel link che ti avevo suggerito, e che dici pure di averlo letto, (dubito, altrimenti non saresti qui a ribattere con domande stupide) e che in un passagio spiega molto chiaramente che:

 

"Del resto, il califfo, così come qualsiasi altro governante musulmano, ha diritto di essere obbedito incondizionatamente fintantoché rispetta l’Islam e ne fa applicare le disposizioni. Ma il popolo ha il diritto di ribellarsi allorché i suoi capi politici mancano ai doveri religiosi che impongono la difesa della fede, ma anche l’implementazione della giustizia. "

 

PS: Non farmi fare disegnini, che domani ho la levataccia., ma tu, studia pure con calma, che poi ti interrogo.

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6 ore fa, Plot ha scritto:

e quindi ? da quel che ne deduci, sono comportamenti equipollenti. Chi e' che non ragiona ?

Vedi che proprio non ci arrivi, il punto non sono i singoli comportamenti ma la società e le sue regole, c’è un abisso.

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6 ore fa, Plot ha scritto:

"Del resto, il califfo, così come qualsiasi altro governante musulmano, ha diritto di essere obbedito incondizionatamente fintantoché rispetta l’Islam e ne fa applicare le disposizioni. Ma il popolo ha il diritto di ribellarsi allorché i suoi capi politici mancano ai doveri religiosi che impongono la difesa della fede, ma anche l’implementazione della giustizia. "

 

PS: Non farmi fare disegnini, che domani ho la levataccia., ma tu, studia pure con calma, che poi ti interrogo.

Ah ecco, il popolo ha diritto di ribellarsi e poi tu chiedi a me se sono ho mai fatto un giretto fuori dai confini? Quindi non ci fai ci sei, perfetto.  

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https://www.corriere.it/esteri/23_novembre_04/mendelsohn-sinistra-globale-rifiuta-condanna-hamas-802e1de4-7b57-11ee-a74c-7ca670ad1bbe.shtml
 

Mendelsohn: «Il doppio standard della sinistra globale che si rifiuta di condannare i crimini di Hamas»
Lo scrittore americano: «Mi sconvolge l’intellighènzia incapace di riconoscere che ciò che è stato fatto il 7 ottobre è un atto selvaggio e bestiale contro la popolazione civile, che non è responsabile delle azioni del suo governo. Ma se la protesta prende la forma di attacchi contro gli ebrei in tutto il mondo, allora non è che antisemitismo»
Daniel Mendelsohn ha scritto uno dei libri più belli sulle generazioni perdute dell’Olocausto, quel «Gli scomparsi» (Einaudi) in cui ricostruisce i frammenti di una storia familiare che è la Storia della più grande tragedia del Novecento, è un classicista, traduttore di Omero, professore al Bard college di New York, e qualche giorno fa ha firmato (assieme a intellettuali, scrittori e storici come Michael Walzer, David Grossman, Simon Sebag-Montefiore) «A call for Empathy», un appello diretto a quella grossa fetta della sinistra globale che si è mostrata incapace di solidarietà nei confronti degli israeliani per l’attacco del 7 ottobre.«Raramente partecipo a iniziative simili — ci dice collegandosi su Zoom —, ma l’azione di Hamas è stata tremenda, penso sia stata concepita apposta per evocare ricordi dell’Olocausto e dei pogrom. Quelle storie di torture sono simili alle storie che ho ascoltato durante la mia infanzia».

Perché così poca empatia?
«C’è questo doppio standard che trovo scioccante: ci viene sempre ricordato che i palestinesi non sono Hamas. E ovviamente non lo sono. Eppure, quando gli innocenti israeliani vengono stuprati, uccisi, decapitati, la reazione è: be’, certo, cosa vi aspettavate? Come se queste persone fossero in qualche modo uguali al loro governo, che, come sappiamo, da anni agisce in modo molto provocatorio nei confronti del problema palestinese. Mi sconvolge, in particolare tra l’intellighènzia e gli accademici, il rifiuto di riconoscere che ciò che è stato fatto il 7 ottobre è un atto selvaggio, bestiale e criminale contro la popolazione civile, contro persone che non sono responsabili delle azioni del loro governo più di quanto lo fossi io per Trump. È un rifiuto che tradisce antisemitismo. Voglio essere chiaro: non ho alcun problema con le persone che protestano contro la risposta del governo israeliano al 7 ottobre, che sta causando la morte di migliaia di palestinesi. Ma se la protesta prende la forma di attacchi contro gli ebrei in tutto il mondo, attacchi contro le proprietà degli ebrei, allora non è che antisemitismo».

Il vostro appello era diretto in particolare alla «sinistra globale».
«Sì perché la sinistra intellettuale, da molti anni a questa parte, affidandosi a Marx, ma anche a Foucault, inquadra tutto in termini di potere. Quindi Israele non può che essere cattivo perché è più potente, e i palestinesi non possono che essere buoni perché non hanno potere. Una grande intellettuale come Judith Butler è arrivata a descrivere Hamas come un movimento progressista. È completamente folle: lottano contro il potere, e quindi sono progressisti. E anche gli studenti vengono spesso «addestrati» a questi schemi, invece di essere spinti al pensiero critico. Israele è una potenza militare, ma per una ragione storica: è circondato da popoli che vogliono eliminare lo Stato ebraico».

Nei campus si accusa Israele di essere una forza imperialista-colonialista... 
«Sì, gli studenti ripetono che Israele è una potenza colonizzatrice, eppure le persone che sono state massacrate il 7 ottobre vivevano dentro i confini del 1948, stabiliti dall’Onu, non erano coloni della Cisgiordania, e Israele non è a Gaza da 18 anni. C’è tanta ignoranza, grandi proclami fatti senza conoscere la storia: se Israele è una potenza coloniale, allora tutti lo sono. Il modello del colonialismo è applicato ormai indiscriminatamente: Israele è una potenza coloniale come l’impero britannico era una potenza coloniale? Ovviamente no. Lo dico da persona di sinistra, è frustrante l’uso da parte dell’intellighenzia di sinistra di uno strumento così spuntato per quella che è forse la situazione più complessa e delicata della storia moderna».

Crede che i social, la velocità, la semplificazione che si portano dietro, impediscano qualunque possibilità di comprensione?
«Purtroppo sì, siamo tutti in una echo chamber, tendiamo ad ascoltare solo chi la pensa come noi. Ci rapportiamo alle cose in modo infantile: mi piace, non mi piace, ignorando la complessità. Il risultato è che il discorso si è molto indurito, si è irrigidito, le persone prendono delle posizioni insensate. Non ho memoria di alcun evento che abbia innescato un dibattito così problematico e diffuso. Sento che tutti gli elementi sui quali abbiamo riflettuto a lungo — i difetti dei social media e dei media tradizionali — si stanno mettendo insieme nel modo peggiore possibile, e proprio su quella che già di suo è la più incendiaria situazione politica del presente. Una tempesta perfetta. E questo, per tornare alla sua domanda iniziale, è il motivo per cui ho pensato di voler firmare questa lettera. Vorrei un po’ di equilibrio, anzi neanche di equilibrio, ma di elasticità di pensiero: si possono avere due idee in testa allo stesso tempo».

 

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13 ore fa, maurodg65 ha scritto:

l’Europa per te è uguale ai paesi islamici per quanto riguarda l’emancipazione femminile, la parità di genere e l’omofobia,

 Dimmi te se 'è possibile confrontarsi con certe persone ..

Quello che qui fanno pochi pazzi, in altri paesi è la regola, addirittura spesso sostenuta dalla politica ufficiale.

Stiamo proprio andando fuori di testa...: questo significa davvero "odiare" le proprie tradizioni e le proprie radici cristiane...

Ma in ogni caso, dice la saggezza popolare:  << Non è mai troppo il male che si vuole >>, e ... << Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso >>

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2 ore fa, cactus_atomo ha scritto:

Nel '48 la risoluzione onu che portà alla nascita dello stato di israele prevedeva la macita di uno stato palestinese (che ne siria ne giordania ne egitto gradivano), a seguiro delle varie guerre succedutesi nel tempo lo stato di isaele si è allargato rispetto ai confini del '48,

La risoluzione 181 dell’Onu prevedeva due popoli in due stati, furono gli arabi a non volerla adottare quindi i confini del 1948 non sono mai realmente esistiti, la volontà palestinese era di non permettere la nascita di Israele, lo stato degli ebrei, nei decenni successivi la situazione non è certo migliorata e la volontà di veder scomparire Israele era diventata quella di tutti i popoli islamici.

Questa è la genesi iniziale e se si parte da qui, da queste evidenze, si spiegano molte cose a cominciare dalla necessità di Israele di armarsi e difendersi da subito per garantirsi l’esistenza, che è sempre stata a rischio.

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@maurodg65 dal 1948 sono passati 75 anni, israele di è dovuta difendere, e ripeto uno stato paletinese non lo volevano per vari motivi nepure i paesi arabi confinant 8egitto siria giordani), I palestinesi erano la elit culturale del medio oriente, non a caso fino a non troppo tmpo fa venivano chiamati a rivestire tuoli chiave nelle amministrazioni e nelle cosità di tanti apesi arabi (il livello di scolarizzazione dei palestine è mediamente molto alto). che israele debba difendersi nessuno lo nega, che debba espandersi andando a cotituire colonie nei territori occupati è decisamente un altro discorso sono realista, iasraele non potrà tornare nei confni del '48, ma per avere una situazione di pacificazione dovrebbe abbandonare molte delle colonie costituite nei territori occupati, ma su questi i partitini relisiosi che affiancano nethanyau fanno orechie da mercanti, lor ritengono che israele abbia diritto ad espandersi e che i palestinesi debbano alndare altrove. e cosìì non se ne esce. una pace si fa se ciascun dei cntendenti fa un passo idieetro e decide di mettere una pietra sul passato. dopo l'attentato dalle olimpiade di monaco la Meir decise che tutti quelli che avevano collaborato con i terrristi dovesero eser perseguiti ed eliminati, ovunque si trovassero, anche cn mezzi non troppo legali. ma dopo qualhe anno dovett fare marcia indietro, nonostante l'efficienza dello shin beit, in due occasioni vennero eliminti due oalestinesi che nulla avevan a che fare con gli attentati e che non erano collegati a nessuna organizzazione terroristica, uno in svezia ed uno a roma. Con la logica della vendetta i familiare delle due vittime innocenti avrebbero tutto il diritto di andare a cercare per il mondo gli eredi di golda meir per rendergli la pariglia. ma se predìndiamo quesyaììta direzione non se ne esce, ci sarà sempre un torto del passato da rivendicare. israele fino ad ora ha vnto tutte le guerre, ma è stata bloccata in libano dagli hezbollah ben due volte. e se perde rischi di brutto, è quindi interesse di israele or che sta in posizione di forza di avviare le trattative per una negoziato di pace, Non è bello vivere sapendo che tua moglie quando va la supermercsto potrebbe non tornare causa un attentatore suicida. Ma al solito gli elemnti irrazionali prendono il sopravvento su quelli razionali

  • Melius 2
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A proposito di ONG e Onlus foraggiate da noi, ecco cosa scriveva la volontaria italiana l’8 ottobre, con i cadaveri ancora caldi dei bambini decapitati e dei 260 ragazzini massacrati al rave party.

 

Questa persona definisce la macelleria di Hamas “operazione militare dei resistenti”.

 

E noi finanziamo questa gente.

 

Nelle news di stamane ho visto Palazzo Chigi illuminato con i colori della bandiera di Israele. Non uso l’obsoleto slogan “Not in my name” , ma vorrei indicare ai filo sionisti e a quelli che definiscono Israele Stato democratico, che l’operazione militare dei Resistenti di ieri, condannata dall’Europa e Usa, e quello che hanno provato i civili israeliani durante l’azione, è la quotidianità del popolo Palestinese. Restare umani per i palestinesi è un valore assoluto e nessuna azione di Resistenza lo fa venire meno, diversamente da chi l’umanità non l’ha e non potrà “Restare Umano”.

 

http://www.gazzella-onlus.com/2023/10/08/dalla-volontaria-di-gazzella-a-gaza-8-ottobre-2023/?fbclid=IwAR3Y-rKD9eM40alFqFW109yKr56YQ-TwIj70m0XuAvPjrY9NYsl16Nr_DAw_aem_AcQF4DQmN72PJ5rltyG4CdmNYm0Kbdy2aWFsKEqtmRFPenKFEmEomWsOJbM9l2yU5aY

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