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Melius Club

L'economia è uscita dal dibattito politico.


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Più che l'economia, ad essere uscito dai riflettori è il Def.

Il quale, sapevatelo, da "inemendabile" per la maggioranza è diventato "emendato" con quasi 300 emendamenti, su 900 totali, presentati dalla maggioranza stessa.

Giorgia Meloni aveva blindato la manovra: “Nessun emendamento della maggioranza”. Era il 16 ottobre. C’era stata anche la parola del vicepremier Matteo Salvini: “Siamo soddisfatti, sarà una manovra senza emendamenti di maggioranza”.

 

 

E anche oggi, le comiche. :classic_laugh:

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11 minuti fa, Velvet ha scritto:

E anche oggi

Revisione delle decisioni sulle pensioni dei medici, ma è normale ed è sempre stato così, la finanziaria è complicata, l'errore è annunciare diversità da prima, meglio volare bassi e eventualmente fare la ruota a risultato ottenuto.

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il quadro e' semplice 

il nostro cliente numero uno e' messo male

un nostro fornitore strategico e' sotto embargo

abbiamo una spesa per interessi che e' volata

abbiamo mancate entrate per via di vari bonus di decine di miliardi

.

il taglio su RDC ovviamente ha un impatto negativo sul reddito delle famiglie ma benefici effetti sul fronte deficit (che diventa debito su cui si pagano ulteriori interessi)

.

Coperta cortissima, mi chiedo chi critica cosa avrebbe fatto di alternativo.

Ma non leggo nulla in merito.

 

Personalmente credo che la polverizzazione delle risorse sia una jattura.

Ma e' lo sport pratucato sulle finanziarie da 40 anni a questa parte. Purtroppo.

 

40 anni perche e' da 40 anni che cerco di capire la direzione che il governo prende, cosa utile sia quando si lavora sia quando si sta a casa campando con lo stipendio di chi lavora 

 

 

 

 

  • Melius 2
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Il quesito andrebbe posto non tanto a quelli che sgranocchiando popcorn osservano le evoluzioni circensi di nani e ballerine o la danza delle pulci preceduta dai roboanti annunci della Cecioni, ma a quelli che un anno fa avevano la bacchetta magica che a seguito del plebiscito avrebbe cancellato ogni dolore e pena dalla faccia del paese.

Questo prima di ingranare la serie infinita di retromarce su Roma.

  • Melius 2
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Mentre il premier si dedica alla reclame col suo esclusivo format del diario da 'a sora Cecioni, "Volete decidere voi o far decidere ai partiti? Alle prime 50 telefonate in omaggio un set di pentole stile ventennio, lasciate decidere tutto a me!", chissà quante coperte in purissima lana merino prometterà da qui al referendum e alle europee... dicevo, nel frattempo qualcuno scarta il pacco e scopre l'ennesimo mattone.

.

Alla fine la “farsa” sugli extraprofitti permette alle banche di pagare meno tasse

 

.

 

E sarebbe questo il ringraziamento? Il pensiero cattivo potrebbe attraversare la mente di qualcuno dopo aver scoperto che il Mediocredito Centrale e le sue controllate Banca Popolare di Bari e CariOrvieto non pagheranno gli extraprofitti allo Stato. Perché questo gruppo bancario non solo è di proprietà dello Stato attraverso Invitalia, ma è pure presieduto da un signore, Ferruccio Ferranti, nominato qualche mese fa dal governo di Giorgia Meloni in quota Fratelli d’Italia. Ossia il partito della presidente del Consiglio, con cui Ferranti è da sempre – si può dire senza timore di smentita – in sintonia pressoché perfetta.

Eppure nemmeno lui darà un solo euro al suo governo per la battaglia contro i banchieri sfruttatori che fanno montagne di soldi grazie agli aumenti dei tassi decisi dalla Banca Centrale Europea speculando sui costi dei mutui pagati dai poveri Cristi. Perché questa è la tesi che ha ispirato la mossa meloniana di far pagare agli istituti di credito una tassa supplementare sui cosiddetti extraprofitti.

«Stiamo registrando utili record e abbiamo deciso di intervenire introducendo una tassazione del 40% sulla differenza ingiusta del margine di interesse. Una tassa non su un margine legittimo ma, appunto, ingiusto», dice Meloni il 9 agosto scatenando l’offensiva. Promettendo che quei soldi serviranno a «finanziare misure a sostegno di famiglie e imprese in difficoltà per l’alto costo del denaro».

È Giovanbattista Fazzolari, il suo sottosegretario alla presidenza, secondo un giudizio attribuito a Meloni «l’uomo più intelligente che abbia mai conosciuto», a sparare la prima bordata: «Con Conte e il Pd non è mai stato messo nemmeno un euro in più di tasse alle banche. Questo è l’unico governo che ha la forza di tassare le banche perché è l’unico che non ha rapporti privilegiati con il sistema bancario». Le ultime parole famose.

Mentre la premier insiste che finalmente è finita la storia dello «Stato forte coi deboli e debole coi forti» giurando che difenderà sempre la tassa sulle banche, con il leader della Lega Matteo Salvini che sul pratone di Pontida proclama che «la tassa sugli extraprofitti delle banche per noi è una priorità, non torneremo indietro», la retromarcia è già in atto. Forza Italia non ci sta e cerca in tutti i modi di annacquare il decreto.

Poi arriva anche il giudizio negativo della Bce perché la nuova imposta aggiuntiva, fanno sapere da Francoforte, non si può utilizzare per risanare il bilancio pubblico. Così la dichiarazione di guerra allo «Stato forte coi deboli e debole coi forti» pian piano si affloscia. Fino a sgonfiarsi del tutto.

E il governo, che sarebbe stato l’unico a poter tassare le banche perché l’unico a non avere rapporti privilegiati con le banche (Fazzolari dixit), in realtà fa un grosso favore alle banche e ai suoi azionisti. Quello che esce fuori consente agli istituti di scegliere fra pagare la tassa o accantonare a riserva non distribuibile una cifra pari a due volte e mezzo i cosiddetti extraprofitti.

Che cosa accade in questo secondo caso? Gli azionisti guadagnano lo stesso somme importanti e forse mai viste, considerato il boom degli utili che si è verificato nell’ultimo anno. La banca si rafforza patrimonialmente, con il risultato di allontanare in molti casi la prospettiva di aumenti di capitale.

Per giunta si pagano anche meno tasse di quante se ne sarebbero dovute pagare nel caso in cui le imposte avessero gravato sull’intero profitto. Il risultato è che, se i precedenti governi – ed è verissimo – non avevano fatto pagare un euro di tasse in più alle banche, questo esecutivo ha consentito loro di pagare addirittura qualche euro in meno.

Prova ne è il fatto che tutte le banche hanno finora optato per l’alternativa di tenersi i famosi extraprofitti a riserva. Compresi tutti, ma proprio tutti, gli istituti controllati dallo Stato. Perché la stessa decisione l’ha presa, dopo il Mediocredito Centrale, anche il Montepaschi. Ritornata finalmente al sospirato utile, la banca controllata dal Tesoro ha fatto «marameo» all’Erario sui super profitti. Esattamente al pari di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Banco Bpm….

Se si fa un rapido conto, gli almeno 4 miliardi che qualcuno contava di avere già in tasca per la finanziaria che precede la campagna elettorale delle prossime europee, sono già sfumati così. E alla fine il ministro dell’Economia si è dovuto arrampicare sugli specchi per giustificare il fatto che famiglie e imprese, come aveva invece promesso la premier, non vedranno neppure un centesimo di quei «margini ingiusti» tolti a chi avrebbe speculato sui mutui prima casa. […] Da Robin Hood allo sceriffo di Nottingham…

Sergio Rizzo, Milano Finanza

 

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Alla Banca d’Italia è bastato fargli vedere questo per ridurli a più miti consigli. 
Ennesima farloccata di dilettanti allo sbaraglio.

se passa la riforma costituzionale sarà un bel problema: ora perlomeno dopo 7-8 anni di minxiate dei politici, passa un governo tecnico che cerca di rimette il tutto in carreggiata, se ciò non sarà piu possibile il default è quasi assicurato.

 

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14 minuti fa, cesare ha scritto:

se ciò non sarà piu possibile il default è quasi assicurato.

Stai sereno che dopo il SuperBonus ed i governi M5S Lega prima e PD poi se non metteranno seriamente mano alla spesa pubblica tagliandola e ridimensionando il welfare, SSN e pensioni in primis, un bel default non ce lo toglie nessuno a prescindere dai governi tecnici, poi magari da cittadini impareremo a votare…forse.

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P.S. @cesare i governi tecnici non servono mica a sistemare i bilanci, per quello oramai basta la Commissione Europea e le regole dei trattati, i governi tecnici servono essenzialmente ai partiti, come foglia di fico, per non assumersi le responsabilità dirette dei tagli.

 

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Adesso, extermination ha scritto:

E te pareva! Tagli_tagli_tagli in luogo del default! Che figata.

Scusami ma tu per sistemare i bilanci dello stato nell’immediato cosa ti aspetti? Poi nel medio lungo periodo saranno comunque necessarie delle riforme, le stesse che da anni ci vengono chieste e sulla quali facciamo orecchie da mercante…ma intanto…

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Adesso, cesare ha scritto:

tutte le le inevitabili azioni che citi in Italia non saranno mai realizzate da un governo politico, qui si usa affidarle ad un governo tecnico (vedi legge Fornero: quale partito avrebbe mai avuto il coraggio di farla?)

Stiamo dicendo alla fine la stessa cosa, ma il punto che sottolineavo è che il governo tecnico serve esclusivamente ai partiti per non metterci la faccia perché nella realtà è la Commissione Europea e le altre istituzioni che dettano le regole a cui, gioco forza, dobbiamo piegarci.

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