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"Operazione Spade di Ferro", il conflitto Israele-Gaza


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Putin nel turbinio della diplomazia del Golfo (08 dicembre, 2023

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Solo poche ore dopo essere tornato a Mosca da una visita in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto colloqui con il principe ereditario dell’Omanizeni bin Haitham e il presidente iraniano Ebrahim Raisi.

I colloqui fanno parte degli sforzi di questi paesi per alleviare le tensioni regionali alla luce del conflitto di Gaza.

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La Palestina è stato uno dei principali argomenti di discussione tra Putin e Raisi. “Quello che sta accadendo in Palestina, a Gaza, è naturalmente un genocidio e un crimine contro l’umanità”, ha detto Raisi.

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“È necessario fermare il più presto possibile il bombardamento israeliano. Questo problema oggi non è solo una questione per la nostra regione, è una questione per tutta l’umanità, quindi si dovrebbe trovare una soluzione molto rapida per questo problema”.

Putin e Raisi hanno affermato il loro impegno a rafforzare la cooperazione russo-iraniana sia a livello bilaterale che in quelli multilaterali.

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Hanno anche discusso l’agenda BRICS sotto la presidenza russa del gruppo nel 2024. L’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Iran diventeranno membri a pieno titolo a gennaio. 1.

“Ovviamente, il ruolo dei BRICS nel mondo è in aumento”, ha detto ai giornalisti Yuri Ushakov, assistente di Putin per gli affari internazionali, aggiungendo che ci saranno discussioni con potenziali membri.

 

 

" Dopo il suo rilascio, parla solo sottovoce." Cosa hanno vissuto gli ostaggi durante la prigionia di Hamas

Secondo i parenti dei bambini rilasciati, alcuni di loro sono stati tenuti soli e costretti a guardare video “degli orrori del 7 ottobre”. Se i bambini iniziavano a piangere venivano minacciati con le armi. Il padre di Emily, 9 anni, liberata dalla prigionia, racconta che dopo il ritorno dalla Striscia di Gaza, sua figlia ha iniziato a parlare solo sottovoce.

I rapiti hanno trascorso 50 giorni nell'oscurità, senza accesso alle docce e quasi senza cibo. Alcuni dormivano sulle panche, altri sui materassi stesi per terra. Durante il giorno venivano costretti a parlare solo a bassa voce e alcuni venivano picchiati.

Medici e psicologi hanno raccomandato ai parenti degli ostaggi liberati di non insistere con domande. Il professor Asher Ben-Aryeh sottolinea che la chiave per la riabilitazione ora non è decidere per loro, ma permettere loro di riprendere il più possibile il controllo della propria vita.

In una sola settimana di tregua a Gaza, 105 israeliani sono stati liberati dalle persone prese in ostaggio dai terroristi di Hamas il 7 ottobre. 
#ukrainesupport 🇺🇦🇺🇦
#RussiaIsATerroristState 🇺🇦🇺🇦
#CrimeaIsUkraine 🇺🇦🇺🇦
#taurusForUkraine🇺🇦🇺🇦 
#OutRussiaONU🇺🇦🇺🇦  
#SlavaUkraini🇺🇦🇺🇦 
#StandWithIsrael 🇮🇱🇮🇱

 

 

https://www.corriere.it/esteri/23_novembre_26/rilascio-ostaggi-hamas-hila-separata-madre-altri-chi-sono-israeliani-liberati-sabato-notte-f2fe70be-8c35-11ee-8ccd-c15b03fea28c.shtml
 

Rilascio degli ostaggi di Hamas, Hila separata dalla madre e gli altri: chi sono gli israeliani liberati sabato notte

 

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Hila Rotem Shoshani abbraccia lo zio. Liberata dopo cinquanta giorni di prigionia, la madre è ancora nelle mani di Hamas


Tra gli ostaggi liberati nella notte,come seconda tranche di un accordo che sabato è parso di nuovo a rischio di saltare, ci sono quattro ragazzini sotto i riflettori. La piccola Emily Hand, 9 anni, israeliana-irlandese che si credeva morta e che ieri è stata invece riconsegnata al padre., dopo cinquanta giorni di prigionia senza alcun membro della famiglia con sé; la dodicenne Hila Rotem Shoshani, rilasciata senza la madre —contrariamente all’accordo, che stabiliva di non separare le famiglie — e altri due fratelli, gli adolescenti Alma e Noam Or, rapiti insieme al padre Dror al kibbutz Be’eri e rilasciati senza di lui. L’accordo non prevede del resto la liberazione di uomini, ma di donne e bambini prima di tutto. La loro madre Yonat era stata uccisa nel kibbutz. 

Oggi dovrebbe avvenire il terzo scambio: la tensione resta alta, e anche sulle violazioni dell’accordo (cioè sul rilascio di figli senza genitori) i mediatori tentano di contenere le polemiche, perché non salti l’accordo. 

Nel gruppo liberato nella notte tra sabato e domenica c’erano anche sei parenti, rapiti dal kibbutz Be’eri — e poi liberati — tutti insieme. Shoshan Aran, una donna di 67 anni con doppia cittadinanza tedesca e israeliana, ha visto uccidere il marito Avshalom, la sorella Lilach, il cognato Evyatar Kipnis. Con lei, agronoma, sono stati liberati la figlia psicologa Adi Shoham, con i due figli Naveh e Yahel di 8 e 3 anni (il cui padre, e marito di Adi, resta prigioniero). Yuval Haran, fratello di Adi e figlio di Shoshan, è tra i più attivi tra i cittadini che chiedono con cortei e picchetti la liberazione degli ostaggi, e ha contribuito a organizzare la marcia di protesta di cinque giorni tra Tel Aviv e Gerusalemme. 

Tra le persone liberate della famiglia, anche una cognata di Shoshan Aran,Sharon Avigdori, che era in visita ai parenti il giorno del rapimento. Con lei la figlia Noam; marito e figlio erano rimasti a Israele, dove la famiglia vive, e dove ora accolgono le due liberate. 

Emily Hand, 9 anni, dalla doppia cittadinanza israeliana e irlandese, è stata rapita senza i genitori: il 7 ottobre era a un pigiama party a casa di un amico nel kibbutz Be’eri e ha compiuto 9 anni mentre era prigioniera. La sua famiglia inizialmente credeva che fosse stata uccisa nell’attacco; solo giorni dopo si è saputo che Emily era tra i rapiti. Sua sorella maggiore, Natalie Hand, aveva parlato spesso alla tv irlandese: «Ci è stato detto che era stata assassinata; eravamo in lutto». Intervenendo di recente in una conferenza stampa all’ambasciata israeliana a Londra, suo padre, Thomas Hand, ha detto: «Farò ogni sforzo possibile, anche minimo, per mia figlia, e spero che questo aiuti anche gli altri». Il premier irlandese Leo Varadkar ha incontrato il signor Hand nelle ultime settimane. Nella notte anche una polemica social: Varadkar ha twittato «gioia e sollievo» per la liberazione della bambina, che «era stata perduta», senza citare il rapimento da parte di Hamas. Migliaia di messaggi lo accusano di antisemitismo e anche la sua voce Wikipedia è stata modificata: «è il premier irlandese, ed è anche un antisemita». 

La ventunenne Maya Regev era stata rapita il 7 ottobre al festival Nova: oggi, liberata, è stata portata di corsa all'ospedale Soroka di Be'er Sheva per interventi medici urgenti, e le sue condizioni ora sono «stabili». 

Hila Rotem Shoshani, 13 anni, era nascosta nella stanza antipanico di casa con la madre Raaya, che è rimasta prigioniera di Hamas. Raaya aveva scritto al fratello un messaggio: ci stanno rapendo. Non l'ha sentita più nessuno e non è certo che Hamas, che ha diviso gli ostaggi l'uno dall'altro, sappia precisamente dove lei si trova. 

Liberate nella notte anche Shiri Weiss, 53anni, e la figlia Noga, 18. Noga il 7 ottobre ha visto rapire sua madre e dare fuoco alla casa; è riuscita a scappare e nascondersi nei cespugli vicini, ma è stata trovata. Il padre e marito Ilan Weiss, la mattina stessa, si è unito a un gruppo di abitanti del kibbutz armati, per difendere le case, insieme al cognato Gil. Gil è stato ucciso il giorno stesso, di Ilan Weiss non si hanno notizie.

 

https://www.corriere.it/esteri/23_novembre_28/ostaggi-gaza-hamas-157e8fde-8d58-11ee-b4a7-347e05f6b33b_amp.html


 

Ostaggi a Gaza, come si vive tra le mani di Hamas: buio, isolamento, e il cibo inizia a scarseggiare

di Guido Olimpio


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Sono i primi racconti degli ostaggi tornati in Israele, indiscrezioni trapelate attraverso una riservatezza imposta dal rispetto le vittime e da ragioni di sicurezza.

 

I nascondigli

Le testimonianze dei protagonistioffrono un quadro frammentato. Alcuni dei rapiti sono stati rinchiusi nei tunnel. Lo ha rivelato una delle prime rilasciate, descrivendo il percorso a piedi in un cunicolo con numerose deviazioni. Altri sono stati portati prima in case private, quindi trasferiti dalle Brigate al Qassam con piccoli veicoli in nascondigli sotterranei. Un nucleo era ospitato in una stanza oscurata, non filtrava il minimo raggio di luce. Altri ancora li hanno messi in una sala somigliante «a una reception».

Un primo gruppo di donne e minori è stato confinato in un ambiente in grado di accogliere una ventina di persone, con qualche forma di assistenza. Due adolescenti, fratello e sorella, condividevano lo spazio con una donna. C’è chi aveva a disposizione dei materassi mentre qualcuno si è dovuto arrangiare con sedie di plastica affiancate. Complicato — ha spiegato una liberata — andare al bagno. Dovevano bussare a una porta e aspettare la risposta dei carcerieri: «Poteva passare anche oltre un’ora». La maggior parte era tenuta in isolamento totale ma a qualcuno è stato permesso di ascoltare brevemente i notiziari radiotv israeliani.


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Il cibo: pita, riso, formaggio

I pasti erano composti da pagnotte di pita — il tipico pane arabo — riso, formaggio. Mangiavano una o due volte al giorno, con condizioni diventate più difficili nelle ultime settimane. Un peggioramento probabilmente coinciso con l’offensiva militare che ha reso complicati i movimenti e costretto i terroristi a essere più cauti. Il risultato evidente è una perdita di peso per molti dei sequestrati e un aggravamento di coloro che erano malati. Elma Avraham, 84 anni, dopo il rilascio, è stata subito trasferita in ospedale a causa di uno «stato gravissimo», le hanno negato medicine indispensabili. Una ragazza, ferita, dovrà subire interventi chirurgici.


La fuga del prigioniero russo (poi riconsegnato ai miliziani)

Doppiamente drammatica l’esperienza di Roni Krivoi, in possesso della cittadinanza russa e israeliana, tornato libero ieri. In realtà — secondo sua zia — era riuscito a scappare quando l’edificio dove era trattenuto ha subito danni in seguito a un raid aereo israeliano. Una volta fuori ha cercato di raggiungere il confine, però non riusciva a orientarsi ed è stato catturato dopo quattro giorni da civili che lo hanno consegnato ai miliziani. La sua liberazione è stata interpretata come un gesto di ringraziamento rivolto a Vladimir Putin per la sua posizione pro-Palestina. Krivoi era finito in mano ai guerriglieri al festival rave dove lavorava come tecnico del suono.


I luoghi della detenzione

Quanto alle zone di detenzione se ne ipotizzano due. La prima è nella parte meridionale della Striscia, tra Khan Younis e il confine con l’Egitto. La seconda nell’area di Gaza City. Entrambe roccaforti dei mujaheddin con rifugi, gallerie, strutture difensive e la popolazione a fare da scudo. 
Nelle ore drammatiche del 7 ottobre i palestinesi hanno dato la caccia a chiunque trovassero, un assalto condotto da Hamas, Jihad e, in secondo momento, da gang di sciacalli. Ognuno ha ottenuto il proprio bottino e ha organizzato come ha potuto la «gestione» delle prede. 

La spartizione ha complicato il quadro, diventato ancora più caotico una volta iniziata la battaglia. Hamas, sin da subito, ha affermato di non avere il controllo pieno. Versione ripetuta dai mediatori del Qatar secondo i quali la fazione ha difficoltà a rintracciare 40-50 prigionieri in mano ai concorrenti. L’affermazione racchiude una parte di verità ma è anche un modo per prendere tempo, allungare l’angoscia, continuare con il ricatto. Rientrano nel gioco crudele gli annunci sul decesso di alcuni sequestrati, la separazione di madre e figli. 

Un insieme di notizie vere e false, trucchi, approssimazione. Secondo il quotidiano Haaretz la leadership dell’interno, diretta da Yahya Sinwar e dal capo militare Mohammed Deif, conta di più rispetto ai dirigenti in esilio (che trattano), è in pieno controllo ma i suoi canali di comunicazione con molti «battaglioni» sarebbero meno fluidi a causa dell’uccisione di numerosi comandanti. Ostacoli che non hanno impedito a Sunwar di visitare alcuni ostaggi e parlare con loro. In un tunnel.

 

Le forze israeliane hanno spogliato decine di civili palestinesi dei loro vestiti prima di arrestarli e portarli in una località sconosciuta. Tra loro è stata identificata Diaa al-Kahlout, una giornalista che lavora per Al Araby Al Jadeed.

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La corrispondente della BBC dal Medio Oriente, Yolande Knell, ha descritto le riprese dei detenuti spogliati a Gaza come "scioccanti". Nelle immagini diffuse giovedì, le forze israeliane hanno spogliato dozzine di civili palestinesi dei loro vestiti prima di trattenerli e portarli in una località sconosciuta. Tra loro è stata identificata Diaa al-Kahlout, una giornalista che lavora per Al Araby Al Jadeed.

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Ce l'anno scritto in faccia che sono terroristi di hamas vero @maurodg65. Come i bambini combattenti che sono stati trucidati dalle forze IDF e che tu dici essere al servizio di Hamas.

Dai facci sapere qualcosa, trova nel contenitore qualche video pallywood che ti piace tanto.

10 minuti fa, Plot ha scritto:

Facci sapere anche cosa ne pensi tu.

Bluesman io quelli di Hamas li fucilieri sul posto, ma gli israeliani sono più civili di me ed i video degli interrogatori dei criminali di Hamas da parte di Israele li ha visti il mondo intero:
 

Dato che c'è stata un'improvvisa ondata di esperti sul trattamento dei prigionieri di guerra, ecco cosa vedo dalle foto dei prigionieri di guerra di @IDF e di Hamas a Gaza. 🧵
Secondo le Convenzioni di Ginevra i prigionieri di guerra possono includere quanto segue:
• Membri delle forze armate
• Milizie volontarie, compresi i movimenti di resistenza
• Civili che accompagnano le forze armate

Quando i prigionieri si arrendono (alcuni rapporti non ufficiali riferiscono che Hamas si è arreso fuori dai tunnel) o vengono catturati, vengono immediatamente perquisiti. Molti eserciti hanno processi interni, nell'esercito statunitense si tratta di ricerca, silenzio, segregazione, velocità (nelle retrovie per l'elaborazione) e salvaguardia.

In Israele e Gaza, i combattenti spesso hanno armi ed esplosivi (giubbotti suicidi e altro), quindi una tattica del @IDF è quella di chiedere ai prigionieri di togliersi i vestiti fino alla biancheria intima a distanza per assicurarsi che non costituiscano una minaccia per i loro rapitori. o altri prigionieri.

Una volta perquisiti, i prigionieri di guerra vengono portati d'urgenza in aree sicure (salvaguardate) per essere processati ai fini dell'intelligence e della detenzione. Ciò include la raccolta di informazioni individuali in modo che le informazioni sui prigionieri possano essere presentate al CICR.

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