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Papa Francesco: il gender è colonizzazione ideologica


Messaggi raccomandati

5 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

sui capelli non so se esista una posizione ufficiale 

evidenzi una piccola imperfezione nella tua rinomata onniscienza. "Dio conta tutti  i capelli del vostro capo"

1 minuto fa, LUIGI64 ha scritto:

È interessante notare che a taluni piace differenziare, ad altri trovare una sintesi

la differenza tra dia-bolo e sym-bolo

briandinazareth
14 minuti fa, melos62 ha scritto:

"Dio conta tutti  i capelli del vostro capo"

 

si, certo, il problema è quando fa il conteggio, alla nascita? alla morte? intorno ai 35 anni quando alcuni diventano pelati?

:classic_biggrin:

45 minuti fa, appecundria ha scritto:

 

Ma che è il gender?

 

Quella cosa che permette ad un uomo “che si sente donna” di frequentare le docce delle ragazzine di 16 anni in palestra e farle cacciare via se si lamentano, o, nelle migliori delle ipotesi, sottoporle a gogne mediatiche, attacchi e cause penali.

 

https://27esimaora.corriere.it/18_novembre_20/norvegia-guerra-spogliatoi-transgender-fa-causa-ad-donna-6d41b70c-ec98-11e8-9cc0-d189758894d5_amp.html

La teoria Gender e la violenza del Wokismo, spiegata bene qui.

 

https://27esimaora.corriere.it/18_novembre_20/norvegia-guerra-spogliatoi-transgender-fa-causa-ad-donna-6d41b70c-ec98-11e8-9cc0-d189758894d5_amp.html

 

 

Norvegia, scoppia la guerra degli spogliatoi Birgitte vince la causa contro la trans Sandra 

di Monica Ricci Sargentini

   

Birgitte vive a Stavanger in Norvegia ed è un’assidua frequentatrice del Sis Sportssenter. Un giorno, nel luglio del 2016, nota la presenza nello spogliatoio femminile di una persona con i genitali maschili e gli chiede se non avesse sbagliato stanza. «No sono una donna a tutti gli effetti e ho il diritto di stare qua» risponde Sandra, che ha cambiato genere senza operarsi grazie alla legge sull’identità sessuale approvata nel 2016. Una risposta che non cancella la sensazione di disagio di Birgitte che si rivolge ai dirigenti della palestra i quali le assicurano che nessuna persona con genitali maschili può entrare nello spogliatoio femminile. La ragazza si tranquillizza ma dopo qualche mese, a febbraio del 2017, incontra Sandra e, forte del parere già ricevuto, le chiede di andare via. L’altra scoppia: «Ma quale problema hai? Questi non sono affari tuoi. Io ho tutto il diritto di stare qui».

 

 

La campagna mediatica

Nel marzo 2017 Sandra fa causa a Birgitte per molestie. Il caso finisce sui giornali. Vengono pubblicati molti articoli di appoggio alla donna transgender: «Dove deve andare a farsi la doccia Sandra? Dovunque voglia farsi la doccia. Costringerla a frequentare lo spogliatoio maschile solo perché ha un organo genitale maschile sarebbe un abuso nei suoi confronti» scrive Karoline Skarstein sul quotidiano Stavanger Aftenblad. Sullo stesso giornale esce un articolo a firma del gruppo femminista Ottar in cui si chiede di considerare il bisogno di privacy delle donne. Ma la campagna mediatica non si ferma: Birgitte viene descritta come transfobica, intollerante, cattiva. Lei va in crisi ed è costretta a prendersi un congedo per malattia dal lavoro.

 


 

Il processo

In tribunale Sandra è rappresentata da Legal Aid for Women che sostiene: «Se alle donne con il pene viene negato accesso agli spogliatoi femminili, quale spogliatoio dovrebbero mai usare? Se esistono degli spazi separati è perché le donne non si sentono al sicuro in una stanza con degli uomini, allora sarebbe strano costringere un gruppo di donne a usare gli spogliatoi maschili. Ricordiamo che le donne trans sono più a rischio di molestia delle donne cis (quelle che si identificano con il genere di appartenenza alla nascita ndr)». D’altro canto l’avvocato di Birgitte chiede che «sia considerato il disagio delle ragazze e delle donne che sono costrette a farsi la doccia accanto a una persona con genitali maschili». 

Assolta

La sentenza arriva il 12 ottobre. La giuria si spacca ma Birgitte viene assolta con due voti a favore contro uno contrario. Per lei, però, il calvario non è finito: «Quando le chiedo della palestra — ha scritto la femminista svedese Kajsa Ekman su Facebook — lei mi risponde che non usa più gli spogliatoi e si fa la doccia a casa. Aggiunge che molte altre donne hanno manifestato lo stesso disagio e si cambiano in bagno quando c’è la donna trans». Per Ekman, autrice di molti libri sui diritti delle donne, «i nostri spazi si sono ristretti, questa è la conseguenza della legge sull’identità sessuale. I sentimenti delle donne e la loro sicurezza non sono considerati importanti. Se una persona protesta viene trascinata in tribunale. È chiaro che queste leggi non hanno nulla a che fare con il femminismo». Lo scorso febbraio l’intervento di Ekman alla conferenza sulla pornografia e la prostituzione a Göteborg, in Svezia, è stato cancellato dopo che lei aveva espresso dubbi sul concetto di «genere come costrutto sociale e non biologico». 
 

Negli Usa la polemica sui bagni

 

La polemica ricorda quella sull’accesso ai bagni negli Stati Uniti. A maggio del 2016 l’allora presidente Barack Obama aveva diffuso una direttiva indirizzata a tutte le scuole pubbliche americane perché consentissero l’accesso alle toilette senza tenere in considerazione il sesso di nascita. Undici Stati americani, governati dai repubblicani, contestarono la decisione e il presidente Donald Trump, appena eletto, ritirò la direttiva rimandando ai singoli Stati la disciplina per l’accesso ai bagni.

 

 

 

  • Melius 1
27 minuti fa, Roberto M ha scritto:

Costringerla a frequentare lo spogliatoio maschile solo perché ha un organo genitale maschile

come “solo”? 

ma certo… che vuoi che sia un tarello penzoloni dal pube… un dettaglio insignificante 😆🤣

briandinazareth

quindi risolta la questione dei bagni o spogliatoi è risolta la questione gender? 

mi pare veramente un particolare facilmente indirizzabile, senza farla diventare una guerra di religione senza alcun senso. 

ma non penso proprio che il papa si riferisse a chi usa quali bagni ;) 




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