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Melius Club

Le elezioni di Taiwan (e la democrazia a rischio).


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Dal Corriere della sera.

 

 

Ore 11:36 - Una giornata in un seggio elettorale di Taipei: ecco che cosa teme veramente la Cina del «modello» Taiwan

(Guido Santevecchi, inviato a Taipei) Ho passato la giornata elettorale in un seggio di Taipei: un istituto tecnico dove fin dal mattino c’erano file ordinate di taiwanesi. Moltissimi i ragazzi, buon segno per la vitalità della società di qui e per la solidità della sua democrazia. 

Dopo otto ore le urne si sono chiuse, la percentuale dei votanti sembra superiore alle aspettative: oltre l’80 per cento in alcune città. In questa settimana ho potuto ascoltare e rivolgere domande ai tre candidati alla presidenza, hanno sfumature diverse nella risposta da dare alle pretese di «riunificazione» da parte della Cina. Ma non è questo il cuore della contesa. Noi in Occidente siamo abituati a pensare a Taiwan come a un grande problema geopolitico, lo scontro tra le superpotenze Cina e Stat Uniti, il valore strategico dell’isola che controlla le rotte del Mar cinese meridionale, l’importanza vitale per l’industria globalizzata dei famosi microchip avanzatissimi prodotti dalla Tsmc taiwanese. Una guerra sconvolgerebbe l’economia mondiale, costerebbe oltre che devastazioni e tragedia umana il crollo dell’economia: una perdita secca da 10 mila miliardi di dollari, dicono gli analisti. 

Ma poi, assistendo allo spoglio nei seggi collocati in questa scuola di Taipei, con gli scrutatori che contavano i voti a voce alta, davanti a tutti, con scrupolo e precisione, mi è apparsa la vera essenza della «questione taiwanese». Dopo diversi anni trascorsi a Pechino come corrispondente del Corriere, ho capito perché Xi Jinping vuole davvero «riunificare» l’isola che invece vuole restare libera, perché sembra disposto anche a un’avventura militare dopo quella dell’amico del cuore Putin in Ucraina. 

Il partito comunista cinese ha tolto alla sua gente il disturbo di votare e anche di parlare. Le immagini dei comizi pieni di folla, dei seggi affollati di giovani consapevoli di decidere il futuro, lo spoglio ordinato dal quale esce il candidato con più sostegno popolare: in Cina nessuno le vedrà, perché sono oscurate dalla censura. Ecco spiegata la questione taiwanese: è il sistema democratico di questa isola libera che parla cinese che a Pechino Xi e il suo Politburo temono

Ne hanno paura perché le masse cinesi un giorno potrebbero volerlo prendere come modello. A Pechino lo vogliono «riunificare» al loro, vale a dire sopprimere la democrazia e «rieducare» i cittadini taiwanesi (lo ha detto un alto diplomatico cinese, senza vergognarsi né essere smentito dal suo governo). La geopolitica è importante, ma è la democrazia di Taiwan che il mondo ha il dovere di difendere, prima ancora dei microchip.

 

  • Melius 1
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Ovvio. Stessa faccenda in ucraina, che dei russi russi potessero vivere votare e vociare all'occidentale..altro che nato alle porte.

Ma qui da noi spiegarlo è difficile perché questa libertà la usiamo prevalentemente per pulirci il cūlus dopo aver cacato, come recita una nota canzone di benigni, per simboleggiare felicità incondizionata ancorché non duratura.

Poi a esportarla abbiamo visto che deperisce, non s'è trovato la confezione giusta forse. 

 

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6 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

La Cina farà un'operazione speciale

Spero proprio di no, per il bene dei giovani di Taiwan nati liberi. Nascere e crescere sotto un regime è già tremendo, figuriamoci passare dalla libertà all'autoritarismo...

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Se non avesse aperto il thread @newton lo avrei fatto io.

La narrativa occidentale ci ha descritto per anni un Paese unito contro l'idea di un ricongiungimento alla Cina continentale.

Beh adesso sappiamo che oltre 1/3 dei taiwanesi è al contrario favorevole ad un trattato che porterebbe ad uno statuto di provincia  con amministrazione autonoma.

Non è proprio la stessa cosa, ed anche la politica internazionale di Taiwan dovrà tenerne conto.

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57 minuti fa, LaVoceElettrica ha scritto:

Fonte?

In che senso fonte? è su tutta la stampa.

DPP ha vinto le elezioni ma non ha la maggioranza per formare il Governo.

La stampa taiwanese dice che non succedeva dal 2004.

Il Presidente troverà una maggioranza?

Da vedere, KMT è certamente molto schierato su un'apertura dialogo con la Cina continentale, mentre TPP è semplicemente moderato.

Però è difficile che TPP vada a fare da stampella alle posizioni radicali del DPP.

 

 

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27 minuti fa, newton ha scritto:

@Uncino L'ha aperto robertino, comunque si fa il possibile per darti una mano...

Beh io aspettavo il 100% di copertura degli exit polls 😂

 

 

22:00

All polling stations reported.

① TPP's Ko Wen-je and Wu Hsin-ying 3,690,466 (26.46%)
② DPP's Lai Ching-te and Hsiao Bi-khim 5,586,019 (40.05%)
③ KMT's Hou Yu-ih and Jaw Shaw-kong 4,671,021 (33.49%)

 

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La democrazia non prevede di giudicare gli orientamenti della popolazione in base ai voti raccolti?

 

DPP, con posizioni radicali anti riunificazione, ha ottenuto circa il 40% dei voti.

KMT, sostanzialmente favorevole ad uno statuto di provincia ad ampia autonomia economica e politica, ha ottenuto circa il 33% dei voti.

TPP, partito di destra moderato (da loro destra e sinistra non hanno la nostra stessa valenza) favorevole ai buoni rapporti con Pechino soprattutto in chiave commerciale, ha ottenuto circa il 26% dei voti.

 

Ci potranno essere piccole differenze, ma con il 100% di copertura del campione statistico saranno semplici aggiustamenti.

 

In pratica il DPP non ha più la maggioranza assoluta e neppure numeri sufficienti per formare un governo.

 

Poi ciascuno è libero di interpretarlo come meglio crede.

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