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Melius Club

Il Giorno della Memoria


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Non ha condannato Israele

Non ha ordinato il cessate il fuoco

Non ha dato ragione alla Palestina.

Ma oltre che qualche frase generica che avrebbe potuto dire chiunque (magari una citazione sui cambiamenti climatici e sulla fame nel mondo no, eh?).. qualcosa di un po' più efficace e pratico ... ???

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Quello che viviamo è sempre più un mondo al contrario, invece di stoppare l'invio delle armi che alimentano guerre e veri e propri genocidi, stoppano chi manifesta per invocare la pace.

 

Adesso non ci resta che attendere che manifestare per la Pace diventi un vero e proprio "crimine di guerra"!!!

 

 

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L'antisemitismo è rinato. Solo chi difende Israele può dire davvero "Ora mai più la Shoah"

27 Gennaio 2024 - 10:00

Nessun anniversario è stato più triste e difficile Il 7 ottobre ha rivelato una realtà terribile: l'odio per gli ebrei è ancora tra noi. E si nutre di menzogne sullo Stato fondato dopo l'Olocausto

Fiamma Nirenstein

Mai Giorno della Memoria è stato più triste e difficile da celebrare. La memoria della Shoah non può essere una formula di circostanza. Se lo diventa, l'antisemitismo che ha portato a sei milioni di morti resta oltre un invalicabile vetro opaco: solo con la conoscenza, la sincerità, la chiarezza morale per non ripetere gli errori del passato essa ha un significato. Ma il 7 ottobre ha rivelato una verità che stupisce: in Francia l'antisemitismo si è moltiplicato da quando abbiamo visto le immagini dei bambini dei kibbutz bruciati, le madri uccise davanti ai figli, ragazze e ragazzi violentati e smembrati. Non solo il popolo ebraico ha dovuto subire un'aggressione a famiglie innocenti che è costata il numero più alto di uccisi in un giorno dal tempo della Shoah, compiuta con intenti genocidi come testimonia il grido «Yehud, Yehud», («ebreo, ebreo»), degli zombie di Hamas in caccia; ma subito dopo si è sollevata un'ondata di menzogne costruite sull'ignoranza e la diffamazione, una raffica di antisemitismo da restare allibiti, anche quando, come nel mio caso, si scrive da anni sul nuovo antisemitismo che ha al centro lo Stato d'Israele. L'apice, ironico se non fosse tragico, è rappresentato dall'accusa di genocidio presentata all'Alta Corte di Giustizia dell'Aja dal Sudafrica: non contro Hamas, che ne ha perpetrato uno palese, filmato con orgoglio, ma contro Israele, in un'azione concertata coi terroristi stessi e i loro sostenitori internazionali.
 

 

Il secolo scorso ha conosciuto immense stragi dovute alla vittoria di ideologie politiche assassine: sull'altare di nazismo, stalinismo e islamismo estremo, abbiamo visto milioni di persone perseguitate, deportate, uccise barbaramente. Col disegno genocida di uccidere il popolo ebraico, sempre, ogni volta, si è progettato di distruggere la democrazia e i valori giudaico-cristiani della liberaldemocrazia. Quindi non solo gli ebrei devono temere l'antisemitismo, ma tutto il mondo.

La forza dell'antisemitismo è formidabile, ci vorrebbe un'azione educativa, politica, istituzionale che purtroppo manca. Al contrario, l'incitamento populista contro Israele si è avvalso di una costruzione molto complessa, un background storico di diffamazione costruita fin dai primi anni dello Stato ebraico, che ha fatto perno sulla pigrizia culturale, l'esaltazione politica delle folle nei campus e nelle periferie, la faciloneria woke degli intellettuali, le ong dei diritti umani che scelgono sempre e comunque la strada antiamericana e pro terzo mondo. Fondamentali sono state anche le grandi istituzioni come l'Onu, ma anche purtroppo l'Ue, accecate dalla soggezione culturale ed economica verso il mondo arabo e verso la minaccia islamista nelle città europee.

Dopo le atrocità del 7 ottobre si è potuto osservare l'inimmaginabile, ovvero come un grande pogrom di ebrei con tanto di stupri e decapitazioni programmate, sia non solo tollerato ma esaltato dall'opinione pubblica internazionale; non preoccupa nessuno che chi ha progettato queste violenze adesso partecipi a trattative diplomatiche al Cairo, a Doha e persino in Europa. Anzi: la loro richiesta di tempo, che è una palese domanda di restare al potere per riorganizzare altri eccidi, viene sostenuta da folle che aggrediscono Israele e chiedono un cessate il fuoco per i nazisti.

 

 

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Come ha scritto il grande storico dell'antisemitismo Robert Wistrich, dopo l'antisemitismo religioso e quello razziale si è generata un'ossessione omicida sopravvissuta al nazismo, che dall'Urss è passata al mondo islamico in un movimento di cui il mufti Haj Amin Al Husseini è il fondatore e che ha il suo degno rappresentante in Hamas come in tutta la Fratellanza Musulmana, sostenuta dall'Iran. Recentemente, questo morbo ha contagiato anche la cultura woke, che manicheisticamente contrappone i poveri oppressi, neri o arabi, ai ricchi colonizzatori, bianchi e razzisti. Israele non è niente di tutto questo, ma Hamas ha inaugurato una guerra per fare della Palestina il primo nocciolo di un Medio Oriente judenfrei, libero dal sionismo e dagli ebrei.

La distruzione di Israele è il nuovo antisemitismo, ma non da oggi. Nel 1975 la risoluzione Onu «sionismo uguale razzismo»; nel 2002 la conferenza razzista dell'Onu a Durban contro Israele; nel 2016 la risoluzione del Consiglio di Sicurezza in cui Obama decide che gli Usa avallano una condanna per i territori occupati. Ciò si accompagna all'oblio degli accordi di Oslo con cui Israele ha sgomberato quasi tutti i Territori e aspetta solo un accordo per «due Stati, due popoli», mentre i palestinesi rispondono no tutte le volte, a colpi di Intifada e quasi 2mila morti seminati sugli autobus che esplodono. Israele insiste con la proposta di pace, sgombera Gaza nel 2005, ma gli ebrei seguitano ad essere l'obiettivo da eliminare «from the river to the sea», dal fiume al mare, uno slogan vuoti urlato per strada fino ad Harvard, dove ci si è convinti che uccidere gli ebrei sia un reato solo di quando in quando. La memoria che promette di abbandonare il male compiuto altro non è che una chiara analisi del presente, il coraggio della verità costi quel che costi. «Never again» sono parole che si sbriciolano davanti alle menzogne della religione dei diritti umani a senso unico.

 

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Muddy the Waters

E’ corretto parlare di apartheid nella questione palestinese? Purtroppo si…. Qui viene ben spiegato:

 

Il Muro di Separazione, gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, l’iniquo sistema di cittadinanza differenziale a cui sono sottoposti i palestinesi, la demolizione sistematica delle abitazioni arabe: sono questi solo alcuni dei molti tasselli di un quadro di discriminazione

 

Qui l’articolo completo:

 

https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/01/31/news/e_corretto_parlare_di_apartheid_in_palestina-11201178/amp/
 

E’ facile comprendere come i partiti di ultradestra appoggino questa logica discriminatoria, di fatto sono gli stessi schemi applicati nei paesi in cui la destra è al potere: Discriminare elevate percentuali di popolazione per favorire economicamente piccole élite.

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La cosiddetta "operazione di revisione storica etc etc..." non ha parificato niente. Ha semplicemente preso atto del fatto che nazismo e comunismo si parificano da soli nelle azioni e nelle modalità.

Ma si capiva anche senza parlamento europeo.

 

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Solita inutile querelle, che non sposta nulla...

Lo chiamerei il giorno della marmotta ( cit. )

Il prossimo?

Ovvio...

il 25 aprile.

Pre prevenire, in tal caso, si potrebbe tranquillamente rimettere in evidenza una delle discussioni del passato già presenti.

Avrebbe lo stesso effetto, tipo di partecipazione e peso. 

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