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Il Giorno della Memoria


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16 ore fa, lufranz ha scritto:

La cosiddetta "operazione di revisione storica etc etc..." non ha parificato niente. Ha semplicemente preso atto del fatto che nazismo e comunismo si parificano da soli nelle azioni e nelle modalità.

Ma si capiva anche senza parlamento europeo.

e nello scopo… farci vivere una vita che vogliono gli altri. Fatta di stenti oppure di follia.

Ma cosa c’è di peggio?

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https://melius.club/topic/18293-il-giorno-della-memoria/page/3/#findComment-1089133
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All’attenzione di chi si indignò per l’intervento della Digos alla Scala di Milano durante il concerto di fine anno, il corpo militare interviene sempre come atto dovuto in determinate situazioni senza che per questo si configuri la volontà di perseguire gli autori tanto che anche nel caso indicato qui sotto l’intervento c’è stato, tra l’altro durante una manifestazione vietata e che si è svolta comunque in palese violazione della stessa:


https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/24_gennaio_28/mihael-25-anni-l-autore-del-cartello-pro-israele-da-una-finestra-di-milano-c-e-chi-mi-ha-chiesto-di-fare-il-sindaco-e-chi-mi-ha-dato-dell-infame-sionista-4014bce6-3144-4de6-82f0-d3ba15297xlk.shtml

 

 

Mihael, 25 anni, l'autore del cartello pro Israele da una finestra di Milano: «C'è chi mi ha chiesto di fare il sindaco e chi mi ha dato dell'infame sionista»

Mihael Melnic e, a destra, lo slogan che ha esposto alla finestra, davanti al presidio pro Palestina

di  Matteo Castagnoli28 gennaio 2024, 15:31 - Aggiornata il 28 gennaio 2024 , 19:42

 

Bergamasco, fondatore di una startup a Dublino, ha sfidato i manifestanti non autorizzati per la Palestina: «Rivendico la mia idea, Hamas è un'organizzazione terroristica, questi cortei non vogliono la pace»

«Con quel cartello ho espresso un pensiero che dovrebbe essere universale, e cioè criticare un’organizzazione terroristica. Ossia Hamas. È chiaro chi sia l’aggressore e chi, invece, l’aggredito. Se avessi voluto provocare i manifestanti, avrei scritto altro». Se si bussa alla porta di casa di Mihael Melnic, 25 anni, lui risponde con un socievole «Chi è?». Sembra abituato. Almeno lo sembra dopo sabato pomeriggio, quando quell’appartamento, o meglio quella finestra del soggiorno di una tipica casa di ringhiera affacciata su via Padova, a Milano, è quella su cui si sono concentrate le attenzioni dei manifestanti pro Palestina, delle forze dell’ordine e dei giornalisti. È bastato un cartello di quattro fogli legati con dello scotch. Sopra Mihael, bergamasco d’origini e fondatore di una start up con base a Dublino, ha scritto altrettante parole con un eyeliner nero. «Era l’unica cosa che avevo in casa. Continuavo a rifare la punta». Un improvvisato, dunque, «Free Gaza from Hamas» esibito durante la manifestazione non autorizzata a Milanoper la Palestina nel Giorno della Memoria. Dalla strada cori, provocazioni: «Scendi». Dall’alto un ragazzo che dice: «Rivendico un'idea».

Sapeva di questa manifestazione non autorizzata?
«No».

Quindi il cartello non era programmato?
«Assolutamente no. Stavo tornando a casa da Dublino. Zainone in spalle. Sono passato in mezzo alla folla. Poi dalla finestra ho visto la polizia che bloccava i manifestanti, era il Giorno della Memoria: ho sommato le cose. Ma è a quel punto che ho sentito il bisogno di protestare, pensando tra l’altro da subito alle conseguenze».

Cioè?
«Tra le conseguenza possibili, c’era sicuramente il rischio di rivalse personali. Siamo comunque in un quartiere sensibile a certi temi. Ma per me non è concepibile pensare alla violenza come soluzione. In nessun modo. Non è stato un gesto inconsapevole, scellerato o sprezzante. Tutt’altro».

Infatti dalla strada alcuni manifestanti la sfidavano. Dicevano di scendere se ne avesse avuto il coraggio.
«Sentivo, sentivo. Mi hanno indirizzato il classico coro “Scemo, scemo”. Addirittura dall’altro lato del cordone di polizia e carabinieri alcune persone pro Palestina in un primo momento mi hanno applaudito perché hanno visto solo due parole “Free Gaza..”. Poi hanno cambiato idea».

È venuta a cercarla la polizia?
«Sì, ero ancora alla finestra quando ho sentito bussare forte alla porta. Cercavano di aprirla. Ho avuto paura perché ho pensato fosse qualche manifestante. Ho chiamato il 112, pensi un po’, chiedendo aiuto. Poi mi hanno spiegato che era la polizia in borghese»

Cosa le hanno detto?
«Mi hanno chiesto di consegnare il cartello, che ho tenuto perché mio. Mi hanno identificato, e ho raccontato loro chi fossi. Alla fine abbiamo parlato quasi un quarto d’ora, ognuno spiegando le proprie ragioni. Un dialogo cordiale e civile. Come ho detto anche a loro, mi spiace se con quel gesto ho complicato il loro lavoro di ordine pubblico ma non ho fatto nulla di illegale».

Com’è proseguito il pomeriggio?
«Non mi sono più affacciato. La sera sono uscito con amici e il mattino dopo mi sono svegliato con la mia faccia in un post del ministro Salvini. È strano. Ma la sovraesposizione non è un problema, per me che sono un ragazzo della generazione Z».

Ha letto i commenti sui social?
«Sì, vanno dall’”eroe nazionale”, al “sindaco di Milano” fino all’”infame sionista”. Sorrido».

Ha mai partecipato a cortei o manifestazioni di piazza?
«No. Perlomeno non di questo tipo. Difendo comunque le mie idee. In questa guerra tra Israele, che ho tra l’altro visitato più volte, e Hamas le responsabilità dal 7 ottobre sono chiare. Hamas è un’organizzazione terroristica, come ho già detto, e il mio intento era criticarla. In quelle manifestazioni di piazza si sentono cori del tipo “Israele fascista, stato terrorista” che non condividerò mai. Questo aldilà del background culturale e politico di ognuno di noi. Questi cortei non vogliono la pace».

Lo rifarebbe?
«Ma certo che sì, rivendico un pensiero. Anche se va detto che questi gesti rischiano di perdere valore se ripetuti. Quindi una volta va bene, di più forse no». 

 

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Il disagio spiegato bene:

 

Il Corriere ha ritenuto opportuno fare giornalismo andando a intervistare l'incarnazione fisica del provocatore calendiano su Twitter con le bandierine nel profilo, con lo stile del Corriere:

«Se si bussa alla porta di casa di Mihael Melnic, 25 anni, lui risponde con un socievole "Chi è?". Sembra abituato...  bergamasco d’origini e fondatore di una start up con base a Dublino, ha scritto altrettante parole con un eyeliner nero. "Era l’unica cosa che avevo in casa. Continuavo a rifare la punta... È chiaro chi sia l’aggressore e chi, invece, l’aggredito"».


(Incomprensibile perché tal Paolo Mossetti abbia evidenziato il passaggio sull’eyeliner esattamente come lo è il perché il CdS abbia eliminato il passaggio presente nel primo articolo e non più nelle versione successiva, ma lo è di più l’arzigogolata teoria dell’autore del tweet, un candidato di Potere al Popolo, che la democrazia non sa neppure dove stia di casa.)

 

 

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2 ore fa, senek65 ha scritto:

In giorni come questi si dovrebbe stare zitti in silenzio ed ascoltare.

Appunto e se ti viene imposto per legge di non manifestare per motivi di ordine pubblico nel giorno della memoria si sta a casa non si scende in piazza per approfittarne per manifestare contro Israele. 

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56 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

Appunto e se ti viene imposto per legge di non manifestare per motivi di ordine pubblico nel giorno della memoria si sta a casa non si scende in piazza per approfittarne per manifestare contro Israele. 

Basta, basta, basta!

 

  • Melius 1
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21 minuti fa, senek65 ha scritto:

Non posso credere che la tua sia mancanza di intelligenza, quindi sono solo provocazioni sterili.

Quali provocazioni, è la realtà di un lunedì qualsiasi, il giorno della memoria era sabato e qualcuno non lo ha rispettato facendo i suoi comodi anche in sfregio alla legge.

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2 ore fa, Muddy the Waters ha scritto:

Chissà perché le manifestazioni dove i partecipanti sono tutti col braccio teso non vengono vietate, anzi, si specifica che “non è reato”.

Perché non ci sono motivazioni legate all’ordine pubblico che ne giustificassero il divieto, tant’è che non è accaduto nulla di rilevante e la stupidità non è motivazione valida e sufficiente per vietare una manifestazione, altrimenti l’elettorato di sinistra non potrebbe mai scendere in piazza.

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