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Guerra in Ucraina alla luce della nuova posizione statunitense


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extermination

@UncinoLa Cina ha ancora difficoltà ad attrarre gli investimenti dall'estero, segnando un peggioramento nei primi 10 mesi del 2023: i flussi, secondo i dati del ministero del Commercio, si sono contratti su base annua del 9,4% .

Perché?!

-) strette normative

-) tensioni geopolitiche

-) spinte stataliste

-) distonie tra pubblico e privato

-)rallentamento economico

-) prospettive poco convincenti

Varie ed eventuali.

37 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Del resto se piace la Cina, nulla vieta di andarci a vivere

Perché?

Immagino a te piacciano le Hawaii... sei in partenza?

Io sto bene qui, ed andrò a terminare la mia vita in Africa.

22 minuti fa, extermination ha scritto:

@UncinoLa Cina ha ancora difficoltà ad attrarre gli investimenti dall'estero, segnando un peggioramento nei primi 10 mesi del 2023: i flussi, secondo i dati del ministero del Commercio, si sono contratti su base annua del 9,4% .

Perché?!

-) strette normative

-) tensioni geopolitiche

-) spinte stataliste

-) distonie tra pubblico e privato

-)rallentamento economico

-) prospettive poco convincenti

Varie ed eventuali.

Tu dici eh?

Certo il 2023 è stato difficile, ma considera che in due anni BRICS+ ha disaccoppiato la Russia da un attacco occidentale stimato sopra ai 500 miliardi di dollari.

Questo chiaramente ha avuto sulle loro economie un certo impatto, non devastante come lo sarebbe stato per quelle occidentali, ma comunque un costo è esistito.

Però questo anno la NATO perderà la guerra e quindi la violenza dell'attacco inizierà a diminuire.

2024 un po' meno negativo del 2023, 2025 in ripresa, il 2026 forte espansione.

-

Piuttosto ho rivisto una parte della mia stima su Taiwan.

Non mi sarei aspettato una simile debolezza americana in Medio Oriente, perfino gli israeliani li prendono a pernacchie.

Questo fa passare il mio giudizio sull'invasione di Taiwan da possibilità remota a molto improbabile.

extermination
16 minuti fa, Uncino ha scritto:

Questo fa passare il mio giudizio sull'invasione di Taiwan da possibilità remota a molto improbabile.

Limes: Finora, la maggior parte degli analisti immagina che una guerra per Taiwan potrebbe scoppiare in seguito al tentativo di riunificazione da parte della Repubblica Popolare o alla dichiarazione d’indipendenza da parte di Taipei. Si tratta di 
scenari abbastanza improbabili. Entrambi sarebbero troppo costosi e catastrofici sia per la Cina continentale sia per l’isola, in quanto comporterebbero il confronto diretto tra due potenze nucleari. Il Partito progressista democratico è intenzionato a percorrere la strada dell’indipendenza de iure, ma qualsiasi movimento in 
questo senso deve essere prima approvato da Washington, la quale ha promesso a Pechino che non sosterrà tale iniziativa. Inoltre, l’enorme pressione generata dalla deterrenza militare cinese porta Taipei a voler preservare la situazione attuale anziché alterarla. Infine, a Taiwan permane una potente corrente contrari all’indipendenza rappresentata dai partiti d’opposizione, a cominciare dal Kuomintang. Pertanto, è improbabile che un conflitto scoppi a causa del cambio di status dell’isola.
 

extermination

Limes: Un duello a Taiwan sarebbe in realtà un conflitto sino-statunitense. L’Epl ha identificato quattro possibili modalità.

La prima sarebbe un attacco «senza coinvolgimento» (non-engagement warfare) dell' America contro la Cina. Per questo l’Elp deve sviluppare una capacità difensiva missilistica, aerea e nucleare che scoraggi gli Usa da un simile tentativo. 

La seconda modalità è rappresentata da un’offensiva cinese «senza coinvolgimento» contro Taiwan. Pechino lancerebbe attacchi missilistici di precisione per sabotare le infrastrutture critiche locali (per esempio i sistemi di comando, controllo, comunicazione, intelligence, sorveglianza e ricognizione) anziché intraprendere una guerra su vasta scala per conseguire la riunificazione.
La terza modalità: un atto punitivo, qualora la Cina si rendesse conto che i persistenti movimenti taiwanesi di desinizzazione hanno raggiunto il punto di non ritorno. In tal caso il blocco navale sarebbe l’unica forma di ingaggio confermato ufficialmente dall’Epl in una guerra per Taiwan, secondo la rivelazione che Deng fece al segretario americano alla Difesa Caspar Weinberger il 28 settembre 1983. Le Forze armate cinesi hanno una potenza aerea e navale più che sufficiente per condurre un’operazione del genere. Se il blocco fosse senza soluzione di continuità innescherebbe un intervento più forte da parte americana, ma l’Epl è preparato a tale eventualità.

La prospettiva più preoccupante riguarda lo scontro nucleare. La logica della nuova guerra fredda sottolinea la rilevanza che l’atomica ha per la Cina. Con una solida deterrenza atomica, l’Unione Sovietica scoraggiò efficacemente l’America. Al contrario, se i falchi sostenitori dell’intervento «prima che sia troppo tardi» pensano che la Cina si stia gradualmente dotando di altrettante capacità, potrebbero considerare sensato un attacco preventivo. Si tratta di un turbamento realistico per la leadership dell’Epl. 

 

26 minuti fa, extermination ha scritto:

Limes: Finora, la maggior parte degli analisti immagina che una guerra per Taiwan potrebbe scoppiare in seguito al tentativo di riunificazione da parte della Repubblica Popolare o alla dichiarazione d’indipendenza da parte di Taipei. Si tratta di 
scenari abbastanza improbabili. Entrambi sarebbero troppo costosi e catastrofici sia per la Cina continentale sia per l’isola, in quanto comporterebbero il confronto diretto tra due potenze nucleari. Il Partito progressista democratico è intenzionato a percorrere la strada dell’indipendenza de iure, ma qualsiasi movimento in 
questo senso deve essere prima approvato da Washington, la quale ha promesso a Pechino che non sosterrà tale iniziativa. Inoltre, l’enorme pressione generata dalla deterrenza militare cinese porta Taipei a voler preservare la situazione attuale anziché alterarla. Infine, a Taiwan permane una potente corrente contrari all’indipendenza rappresentata dai partiti d’opposizione, a cominciare dal Kuomintang. Pertanto, è improbabile che un conflitto scoppi a causa del cambio di status dell’isola.
 

Diamo la stessa valutazione, però Limes che come ripeto sulla Cina in genere non ne azzecca una, a mia differenza non tiene conto della debolezza americana in Medio Oriente.

Questo dipende dal fatto che Limes utilizza analisti separati per ciascuno scenario, il che li rende molto affidabili (meno che sulla Cina) ma al tempo stesso fa un po' perdere di vista il quadro di insieme.

@extermination

Volevo dire una cosa e poi invece ho inviato senza.

La debolezza americana è molto significativa perché, al contrario di ciò che pensa Limes, mette la Cina nelle condizioni di invadere militarmente Taiwan senza sparare un colpo.

Con un'America reattiva sarebbe stato impossibile, ma con QUESTA America la Cina potrebbe istituire un blocco navale con la certezza che gli americani se ne starebbero buoni.

Non è probabile perché Taiwan tornerà comunque alla Madrepatria per propria scelta, ma neppure è più remoto.

50 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Si parlava di tipologie di governo, di vita ideale in un paese, ma non a scopi culturali e/o turistici

Intendevo... se qualcuno ti dice che apprezza il sistema di governo americano, tu gli rispondi come hai fatto con me?

A tutti gli estintori degli Stati Uniti consigli di lasciare l'Europa e trasferirsi?

Perché ciò che hai scritto sottintende "vattene dai cinesi perché qui non ti vogliamo".

Se io sto qui, che non mi entusiasma, è perché serve che io sia qui.

 

extermination
10 minuti fa, Uncino ha scritto:

Non è probabile perché Taiwan tornerà comunque alla Madrepatria per propria scelta, ma neppure è più remoto.

LIMES

A prescindere da chi abbiano votato, i taiwanesi restano comunque avversi a un simile esito e percepiscono sempre meno un legame con la Cina continentale. 
I sondaggi del Centro studi sulle elezioni della National Chengchi University di Taipei indicano che il 63% degli intervistati si definisce «taiwanese», il 30,5% si considera «taiwanese e cinese» e solo il 2,5% si sente esclusivamente «cinese»  Inoltre la maggioranza della popolazione è convinta del bisogno di mantenere lo status quo, pur con orizzonti diversi. Il 32% ritiene sia necessario tutelarlo «per sempre», il 29% che si debba «valutare in seguito» cosa farne, il 21% che prima o poi si debba intraprendere la strada dell’indipendenza de iure. Solo il 6% pensa che in futuro sia opportuna l’unificazione e l’1,6% che vada accettata subito. Invece il 4,5% sostiene che l’indipendenza vada ufficializzata immediatamente.
Questi dati spiegano perché i partiti abbiano incentrato parte della loro campagna elettorale sull’importanza di tutelare la sovranità e la libertà di Taiwan. Eppure Pechino ha ancora un rapporto intenso con il Kuomintang. Lo indicano i 
molteplici incontri al vertice dopo che nel 2022 il Kmt ha vinto le elezioni locali, incentrate su questioni puramente interne. All’epoca la Repubblica Popolare voleva capire quante possibilità avesse il partito di prevalere alle presidenziali. La percentuale di successo sarebbe stata alta qualora si fosse coalizzato con il Ppt per esprimere un unico candidato, progetto abbandonato a ridosso del voto.

3 minuti fa, extermination ha scritto:

LIMES

A prescindere da chi abbiano votato, i taiwanesi restano comunque avversi a un simile esito e percepiscono sempre meno un legame con la Cina continentale. 
I sondaggi del Centro studi sulle elezioni della National Chengchi University di Taipei indicano che il 63% degli intervistati si definisce «taiwanese», il 30,5% si considera «taiwanese e cinese» e solo il 2,5% si sente esclusivamente «cinese»  Inoltre la maggioranza della popolazione è convinta del bisogno di mantenere lo status quo, pur con orizzonti diversi. Il 32% ritiene sia necessario tutelarlo «per sempre», il 29% che si debba «valutare in seguito» cosa farne, il 21% che prima o poi si debba intraprendere la strada dell’indipendenza de iure. Solo il 6% pensa che in futuro sia opportuna l’unificazione e l’1,6% che vada accettata subito. Invece il 4,5% sostiene che l’indipendenza vada ufficializzata immediatamente.
Questi dati spiegano perché i partiti abbiano incentrato parte della loro campagna elettorale sull’importanza di tutelare la sovranità e la libertà di Taiwan. Eppure Pechino ha ancora un rapporto intenso con il Kuomintang. Lo indicano i 
molteplici incontri al vertice dopo che nel 2022 il Kmt ha vinto le elezioni locali, incentrate su questioni puramente interne. All’epoca la Repubblica Popolare voleva capire quante possibilità avesse il partito di prevalere alle presidenziali. La percentuale di successo sarebbe stata alta qualora si fosse coalizzato con il Ppt per esprimere un unico candidato, progetto abbandonato a ridosso del voto.

Si ovviamente l'ho letto, ma riguardo alla Cina ho fonti migliori perfino di quelle di Limes 

18 minuti fa, Uncino ha scritto:

tutti gli estintori degli Stati Uniti consigli di lasciare l'Europa e trasferirsi?

Se percepisco una loro particolare insofferenza ad una certa tipologia di governo, è normale pensare, qualora ci fossero le possibilità, ad un potenziale loro trasferimento in un paese che li renderebbe più felici e soddisfatti

Nessuno invito a fare le valigie, soltanto una riflessione....




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