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Geolier, Napoli pro e contro.


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invece credo che la riflessione sul dialetto sia perfettamente in topic. Si è argomentato da parte di alcuni "non razzisti" che una canzone in dialetto/slang napoletano sia fuori luogo o addirittura un'intrusione in un festival della canzone italiana. Mi sembra evidente che se si ammette che Napoli fa sempre parte - più o meno sua sponte -  della repubblica italiana, tale considerazione è priva di fondamento logico. Ci si potrebbe domandare, ed è l'invito che ho posto col thread, perchè non compaiono proposte di canzoni in lingua Rodigina (scusa Martin:-) o di Bergamo di sopra o di sotto, che avrebbero lo stesso titolo di partecipare al festival della canzone italiana. A Napoli continuano a sbocciare virgulti musicali, più o meno apprezzabili o detestabili, ma sbocciano. Segno evidente di una vivacità culturale e artistica dell'humus anche popolare - quello colto o altoborghese è in letargo da mo' o si è spostato in altre capitali, prima Roma e poi all'estero - ed è un fenomeno curioso.(Curioso nel senso napoletano, che desta curiosità, sorpresa e ilarità)

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ma diciamolo chiaramente che senza Napoli l'italia non avrebbe una canzone popolare né una canzone classica, e neanche avremmo avuto i branderburghesi di bach, probabilmente. Avremmo avuto le fisarmoniche contadine, il daglie de tacco e daglie de punta e i tenores (che neanche loro sono italiani, sono sardi :-)

:classic_cool:

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20 ore fa, melos62 ha scritto:

Premetto che detesto il genere rap o trap, che ha senso, forse, solo in forma originale (outlaw di colore nelle periferie metropolitane USA).

Aggiungo che non riesco ad ascoltare Sanremo,  non per snobismo ma perché sono ipersensibile alla musica, anche in background, una musica non gradita mi fa stare male fisicamente,  non riesco a stare in un supermercato per più di un quarto d'ora se è diffusa musica sgradita, come quella commerciale contemporanea,  falso rap falso arabo autotunato,  sto male, divento nervoso e intrattabile, nauseato. Viceversa la musica gradita mi guarisce rapidamente se sono influenzato o, se stanchissimo, mi ricarica le batterie. 

Pertanto non sono un fan dei cantanti napoletani moderni, che hanno adottato il genere rap, come questo Geolier,  mai sentito nominare.  Parlando di musica napoletana,  detesto il genere neomelodico, le versioni kitsch dei grandi classici napoletani,  la stessa retorica di Arbore non mi convince. Apprezzo invece le loro versioni intime di Murolo e Sergio Bruni. Aggiungo l'ultimo considerazione. Se Geolier coi suoi agenti e danti causa non sanno neanche scrivere in napoletano il titolo della propria canzone,  andrebbero presi a calci e invitati a tornare alle elementari, per imparare almeno i rudimenti della ortografia. Ciò detto, rilevo come Napoli sia sempre un terreno fertile per la nascita di nuove forme musicali originali o per la trasformazione in senso originsle (napoletano) di forme allogeniche. Vedi l'esempio di Pino Daniele e il blues. Perciò mi è dispiaciuto il razzismo, mai sopito, espresso al momento dal voto della sala stampa e radio di Sanremo. Non è un caso se nessun cantante di Rovigo prende il 60 % del voto popolare,  e non dite che è perché a Rovigo la camorra non arriva, perché non è così,  purtroppo. 😈

 

Condivido completamente tutto, anche il colore dei tappeti del tuo studio.

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Gaetanoalberto
25 minuti fa, melos62 ha scritto:

la riflessione sul dialetto sia perfettamente in topic.

Mi riferivo agli aspetti formali e di utilizzo che eventualmente possano distinguere la lingua ufficiale dai c.d. dialetti.

Per rimanere nel tema più strettamente musicale, a Sanremo hanno già cantato in sardo i Tazenda e in bergamasco credo Van der Sfroos.

Devo dire che non conosco il regolamento.

Però quello di “cultura italiana” dovrebbe essere un concetto ampio, che ci ricomprende tutti, nonostante qualche sbavatura come nel caso del supplì.

Per esempio ricomprende appieno il teatro dialettale nelle sue diverse forme, e la poesia, e la canzone, e la musica folkloristica, e le danze popolari.

Probabilmente il caso napoletano esula in positivo, non perchè non sia ricompreso in quanto ho detto, ma perché la musica ed il teatro napoletani sono una parte intimamente legata ad un pezzo di italianità che, volente o nolente, tutti ci portiamo dentro, con vette artistiche di notevolissimo spessore, e le sue melodie permeano la produzione artistica di ogni livello, direi anche ben oltre i nostri confini.

Questo va a merito, sia chiaro.

Dopodiché la canzone di Sanremo di cui si parla non va valutata per la sua napoletanità ma per le sue qualità intrinseche.

La creatività del mondo musicale napoletano dovrebbe essere da sempre nota a tutti, é una bella specificità, non è l’unica ma le sue dimensioni sono più ampie, e abbiamo interesse a coltivarla, possibilmente oltre i neo melodici ovviamente.

 

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@Paperinik2021  spero che non tu non pensi ai napoletani come tutti simili alla clownesca Rita, che è uno spettacolo circense e grottesco in buona parte costruito ad arte per acchiappare visualizzazioni (dando delle buone ragioni ai razzisti).  Non si capisce se i sette cellulari sono suoi e se se li paga lei i televoti. Sicuramente c'è stato un passaparola di invito a sostenere il Geolier, mi hanno detto i figli che lo conoscevano già, anzi pare che sia estremamente popolare ed apprezzato. Comunque la marchetta dei call center la fecero anche l'erede Savoia con Pupo, ma con meno successo.

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