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Aleksej Navalny è morto


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Adriano Sofri da Odessa

Un uomo

Naval’nyj ha dato un esempio di coraggio e di amor proprio che ha pochi uguali, e che costringe a decidere: o si tratta di un uomo di smisurato narcisismo, spinto fino al deliberato e centellinato sacrificio di sé, oppure di un uomo capace dell’abnegazione estrema per amore di ciò che crede giusto. Così una delle tante volte che ho scritto di lui, che mi era carissimo. E: Vladimir Putin e il suo apparato non possono ucciderlo di colpo davanti agli occhi del mondo, e non possono sopportarlo vivo. Lo hanno in balia, e confidano su un trattamento abbastanza lento da somigliare a una fine naturale. Un assassinio in cella di isolamento – in ‘confino solitario perpetuo’.” Una “unità abitativa speciale”. Speciale è l’aggettivo prediletto dal Cremlino. Era detto, scritto.
“Ora vivo sopra il circolo polare artico”, aveva scherzato Naval’nyj dopo il suo ennesimo trasferimento segreto, “sono andato anche a fare una passeggiata”. Ieri, sopra il circolo polare artico, per un malore dopo una passeggiata, dicono le autorità penitenziarie, è morto. Non ce l’hanno fatta a rianimarlo, nonostanti gli sforzi. Un malore dopo una passeggiata. Un referto che si inciderà nella memoria. Un giorno sapremo se ha avuto il tempo di dire un’ultima parola, e per chi. 
Fosse vera ogni frase, ogni virgola, dei comunicati, non ne sarebbe attenuato l’assassinio limpidamente premeditato distillato ed eseguito di Aleksej Naval’nyj.
L’esistenza di Naval’nyj era incompatibile con quella di Vladimir Putin e della sua banda. Chi è puro di cuore ha amato Naval’nyj e la sua pazzia. Ha amato la testimonianza della sua vita, presto illesa dagli errori, dalle debolezze, dai pregiudizi di una carriera pubblica intrapresa col proposito di misurarsi col potere e col mondo. Corretti strada facendo, errori e pregiudizi, perché la storia non è maestra ma la vita sì, e Naval’nyj non ha regolato il tiro sulla propria convenienza né su una propria ideologia, ma su una progressiva riduzione della posta all’essenziale, al nudo confronto fra uno strapotere smisurato e una renitenza inerme e a sua volta senza condizioni. Non è stato solo. Altre e altri hanno scelto di restare, di aspettare che gli sgherri bussassero alla loro porta o la sfondassero, hanno affrontato il mostro senza vacillare, e spesso irridendolo – il mostro non conosce ironia. Alexey Naval’nyj ha compiuto atti che eccedono l’eroismo, se è vero che anche l’eroismo spesso non si permette ironia. Un sopravvissuto all’assassinio di Stato che lo smaschera e lo ridicolizza, che fa confessare agli avvelenatori di avergli messo il novichok nel posto più indicato, “nelle mutande”, che induce il capomafia a proclamare: Se fossi stato io, non l’avrei mancato!, e si congeda, ancora invalido e convalescente, da una comoda e gratificante libertà per abitare nell’isolamento punitivo delle peggiori galere: quelle dalle quali il suo persecutore estrae i malviventi senza scampo per buttarli nelle trincee ucraine. 
Si ha sempre voglia di pensare e soprattutto di dire parole consolanti quando la ferita all’umanità si fa così svergognata e lacerante. Si ha voglia di dire che il morto è morto, ma le sue idee, e soprattutto il suo esempio di vita non morirà mai. Forse è vero. Molti spettri spaventano giorni e notti di Vladimir Putin, l’uomo che siede sospettoso all’altro capo della tavola, che deve temere un congiurato in ognuno dei suoi cortigiani, che si è nascosto quando il capo dei suoi mercenari si è montato la testa, che si è rianimato solo dopo che al confine di Gaza una brigata affine di stupratori e assassini gli ha procurato una nuova guerra che non lo lasciasse solo con la sua. E’ un vigliacco, e un coraggioso ironico come Naval’nyj è stato la sua bestia nera da vivo, sarà il suo incubo da morto ammazzato. Gli rende onore chi ancora sa che cosa sia l’onore decente della libertà. Spero davvero che gli renda onore l’Ucraina.
Votate per chiunque non sia Putin, aveva chiesto. Una madre russa, un cittadino russo, ora sanno che nome mettere nell’urna.

 

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1 ora fa, andpi65 ha scritto:

Chissà che ne pensano gli analisti?

Preferisco, visto il sogg. in questione citare uno psicoanalista (M. Recalcati):

Anche Putin, come tutti i dittatori, "è prigioniero dello specchio: la sola immagine che conta è la propria. La potenza militare o quella economica prolungano questa raffigurazione onnipotente di sé. Il dubbio, l'incertezza, la critica non appartengono al lessico del dittatore". E "la sua parola non instaura una dialettica, ma un comando". Così "la distruzione sistematica del dissenso riflette questa logica: il dittatore non intende rappresentare la Legge perché è la Legge. È il carattere profondamente religioso di ogni regime totalitario. È ciò che anima il consenso popolare verso le dittature 

democrazia "è, agli occhi del dittatore, l'incarnazione di una malattia mortale", prosegue Recalcati. "La sua corruzione è il cancro dal quale il proprio regime deve immunizzarsi. Nel caso di Putin questa immunizzazione, non a caso, trova uno dei suoi alleati più potenti nel potere religioso della Chiesa ortodossa di Mosca". E "il rifiuto della democrazia coincide così con il rifiuto della degenerazione morale che l'Occidente inevitabilmente comporta". Quindi, "la sola cosa che conta è il compimento della missione alla quale ogni dittatore si sente votato dalla Storia. Nel caso specifico di Putin l'affermazione della Russia come potenza imperiale". Ma attenzione, conclude, "quello che più di ogni altra cosa il dittatore teme è che il sequestro della parola e della Verità possano avere un termine

🎯🎯🎯

https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/31341507/vladimir-putin-psicanalista-recalacati-suo-piu-grande-terrore.html

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Putin assassino», lo slogan che non vedremo nelle nostre piazze (dopo la morte di Navalny)

Federico Rampini |16 febbraio 2024

È ragionevole dubitare che Navalny diventerà un’icona delle “piazze” pacifiste occidentali che accusano di genocidio e fascismo solo l’America, i sionisti.

 

Da Roma a Berlino, da Londra a Parigi, da New York a Los Angeles, sfilano i cortei contro Vladimir Putin. Molti giovani manifestanti hanno confezionato gigantografie con il ritratto di Alexei Navalny, e sotto la scritta «Putin assassino». Altri brandiscono striscioni con lo slogan: «Russia Stop Nukes», denunciano le voci di un’escalation nucleare di Mosca con i progetti di guerre spaziali. Le ambasciate russe di tutto il mondo sono assediate dalle proteste

Purtroppo non sta accadendo né accadrà niente di tutto questo. I cortei di massa continueranno ad essere solo contro Israele. Le proteste davanti alle ambasciate russe? Pochi, sparuti gruppetti, nell’indifferenza generale. I graffiti che imbrattano le nostre città accuseranno di genocidio e di fascismo solo l’America, i sionisti. Quei popoli che hanno la sfortuna di soffrire per la violenza di autocrazie non occidentali, o anti-occidentali – in Corea del Nord o nello Xinjiang, in Iran o in Venezuela – non meritano la stessa attenzione e non mobilitano le piazze.

 

segue:

 

https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/24_febbraio_16/putin-assassino-slogan-che-non-vedremo-nostre-piazze-dopo-morte-navalny-769c7a0c-cce0-11ee-a4a5-a1d1655a4ad2.shtml

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Se avete sentito tutti i commenti fatti dai nostri politici quasi tutti sinistra e destra hanno avvalorato la tesi di un omicidio.

Dico quasi tutti tranne quella TESTA DI COCCO del vicesegretario  della lega  Crippa,che ha detto che è prematuro dire che è stato ammazzato, perche bisogna aspettare l'autopsia.

Ma quello lo è o ci fa idiota?

Non dico cosa potranno scrivere le autorità russe.

Ma jazz,ma tutti gli imbecilli sono in quel partito

 

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1 ora fa, audio2 ha scritto:

è un lavoro duro, ma qualcuno lo deve pur fare, cioè radunare tutte le mele marce nello

stesso cesto in modo che gli altri restino puri.

resisti ancora un po', si avvicina il momento in cui potrai scegliere fra zaia e salvini

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