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Una storia da terminare...


ascoltoebasta

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"Tanto il mondo non lo salvi, Roberto"

Mentre le mani di Lin gli stringevano i deltoidi le ultime parole di Maddalena riecheggiavano in lui. 

"In agosto Rosh mi porta a conoscere la sua famiglia a Colombo, e tu? Non danno più nemmeno l'orologio d'oro alla pensione, Robbe', sveglia. Abbi cura di te" gli disse mentre caricava le ultime cose sul 242 di Roshan.

Parole lontane, vere, dolorose. Ma come lo scorpione con la rana, che ci puoi fare se è la tua natura? Lo sapeva bene. 

Le labbra di Lin sul petto, ora Roberto non pensava più.

 

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La bocca scendeva voluttuosa, e gli slip di carta velina non contenevano più il sesso infuocato del dottor Bonomo. Un poliziotto dorme con un occhio aperto, e nonostante l'eccitazione riconobbe alla radio una vecchia canzone di Falco, tradotta in cinese. Il volume lentamente aumentava. Strano. Si accorse, chissà come, che solo una mano di Lin era sul suo corpo. Notò, senza farsi accorgere, che l'altra stava prendendo qualcosa dal cassetto sotto il lettino...

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“Buongiorno dott. Lo Scacco, che piacere sentirla!”

“Buongiorno a lei De Petis, la chiamo perché sono stato contattato da un’associazione di medici pakistana. Solita cosa, chiedono se è disponibile a presenziare come “ospite” ad un loro congresso”

Flut ormai si era abituato a queste richieste, era il solito clichè.

“Dove si terrebbe questo congresso?”

“A Karachi”

“Ma è fan-ta-sti-co! Potrò rivedere Bilal!”

“Mi fa piacere che sia contento, quindi rispondo che ci sarà? Sarebbe fra una settimana”

“Certo dottore, confermi pure tutto! Soliti accordi, due biglietti, come sempre Nou viene con me”

“Certo, come sempre”

Flut era al settimo cielo, questa vita gli piaceva, era sempre al centro dell’attenzione, ricco, con una bella moglie che lo amava: cosa volere di più?

Chiamò subito Noufel.

“Nou, indovina: andiamo in Pakistan, a Karachi! Ci hanno chiamato per un congresso medico, avvisiamo Bilal, così ci incontriamo”

“E quando sarebbe?”

“Fra una settimana”

“Oh, Flut…”

“Ma che c’è? Non sei contenta?”

“Ma certo, sono contenta per te e dispiaciuta per me”

“Perché?”

“Stavo per chiamarti io, mi hai anticipato: sono caduta e mi sono storta una caviglia. Sono bloccata a letto, imbottita di antidolorifici, non riesco a muovermi”

“Oh, Nou…”

“Allora chiamo il notaio e gli dico di annullare la mia presenza al congresso”

“No Flutino, non annullare: vacci lo stesso, almeno lo rivedi tu”

“Ma Nou…”

“Insisto, vacci tu, io sono ok, me la caverò lo sesso!”

“Ok, ci vediamo stasera a casa, baci”

“Baci amore”

:

I medici pakistani avevano fatto le cose in grande: biglietto aereo di prima classe, lounge che levati, servito e riverito. Avevano addirittura mandato un’auto a casa a prelevarlo.

Che lusso! E che bella la first class! Una “poltrona” così non l’aveva mai vista prima: che poi, chiamarla poltrona era riduttivo. In pratica era una specie di bozzolo che lui poteva aprire o chiudere a piacimento, per isolarsi ulteriormente dagli altri, che comunque erano già a ragguardevole distanza.

E poi le hostess: sempre a chiedere come stava, e vuoi questo, e vuoi quello: lo rimpinzavano di champagne, tartine…in continuazione.

Lui, che era praticamente astemio, aveva virato al brillo dopo il secondo flut “ma guarda, il bicchiere si chiama come me!”

Le hostess passavano e ridevano, lui, ormai ubriaco, rispondeva ai loro sorrisi sorridendo: al chè loro capivano chi fosse e ridevano ancora di più.

Insomma, gran festa da Milano a Karachi!

Appena atterrarono, il comandante avvisò i passeggeri di non alzarsi dai loro posti: per sbrigare alcune questioni di tipo burocratico, sarebbero saliti degli agenti doganali.

Flut stette ai detti: dopo circa 20min, vide entrare quattro uomini in divisa, che capì essere dei poliziotti.

“Il signor Fluterio De Petis?” Chiese uno di loro in un buon italiano

“Sì, sono io”

“La prego, ci segua”

‘Caspita, addirittura scortato dalla polizia’

Flut li seguì sereno, un po’ caracollante per il jet leg e lo champagne.

Seguirono una corsia preferenziale, saltando tutte le file: allo sportello dell’immigrazione, gli chiesero il passaporto.

Dopo averlo consultato, anziché restituirglielo, lo tennero.

I funzionari lo fecero salire su un’auto, che si avviò a sirene spiegate.

Finalmente, a Flut si accese una lampadina.

“Ehi, ma cosa succede? Dove mi state portando?”

“Signor De Petis, dobbiamo fare alcune verifiche riguardo la sua posizione fiscale”

“In Pakistan?”

“Sì. Lei è uno degli eredi del signor Mohammed Khan”

“Sì, sono io. E mia moglie”

“Ma sua moglie non c’è”

“No”

“Vede allora, visto che lei invece c’è, verifichiamo lei”

“Ah”

“Siamo arrivati”

Si trattava di un brutto casermone in cemento, enorme e pieno di finestre, ognuna con uno split del condizionatore appeso fuori.

Entrarono in un atrio chiassoso, poi presero un ascensore fino al settimo piano.

Lì, dopo aver percorso un dedalo di corridoi, entrarono in un ufficio.

Ad attenderlo, dietro una scrivania enorme, un uomo minuto, coi capelli brizzolati, molto elegante nella sua divisa.

Si alzò, gli strinse la mano e si presentò: “buongiorno sig. De Petis, benvenuto in Pakistan. Io sono Ismail Abdhallah, il prefetto della città di Karachi, dove ha sede la società principale del sig. Mohammed Khan, il suo defunto suocero. A proposito, condoglianze”

Era già la seconda volta che un poliziotto gli faceva le condoglianze per la morte di un famigliare.

“Parla un ottimo italiano” disse Flut

“Grazie, sono stato molti anni in Italia, ho collaborato con la vostra polizia”

“Ah. E per cosa?”

“Truffe finanziarie, traffico di stupefacenti” e nel dirlo fissò Flut negli occhi, con uno sguardo freddo.

Flut deglutì.

“Lei sa perché è qui, De Petis?”

“No”

“Non lo immagina neanche?”

“N-no. Cioè, sì: veramente io devo andare ad un congresso medico” e mostrò le referenze al prefetto.

Lui lesse il foglio, poi lo prese fra gli indici e i pollici delle mani, strappandolo mentre fissava Flut negli occhi, sorridendo.

“Ma che fa?!”

“Non c’è nessun congresso medico, sig. De Petis, queste carte sono del tutto false”

“C-come false? Mi hanno invitato loro, mi sono venuti a prendere in macchina a casa, il biglietto in first class…”

“Tutto falso, De Petis”

“….ha organizzato tutto il notaio, il dott. Lo Scacco”

“Mai sentito nominare”

“Adesso le spiego la sua situazione, come ho già fatto in precedenza col suo complice, il sig. Sarman”

“Chi?”

“Forse lei lo conosce come Bilal”

“Bilal! Sì! Ma come ‘complice’? Complice di che cosa?”

“Stia calmo sig. De Petis, ci stiamo arrivando”

“L’impero finanziario che lei ha ereditato dal defunto sig. Khan, si è rivelato essere non solo un colabrodo, ma anche un ingegnoso sistema di società a scatole cinesi, teso ad occultare spostamenti di capitali illeciti, riciclaggio di denaro, traffico di stupefacenti. Questo almeno è quanto abbiamo rilevato finora.”

Flut era senza parole.

“Bilal…” gli uscì di bocca

“Il sig. Sarman è già in custodia cautelare, e lei lo seguirà a breve. Fino a che non saranno terminate le indagini ed istruito il processo, voi due sarete nostri ospiti. Arrivederci”

Detto questo, fece un cenno del capo, e due agenti lo presero sotto braccio, scortandolo fuori dall’ufficio.

Flut non ebbe la forza di dire o fare nulla: un velo nero come la pece era sceso sui suoi occhi e sulla sua anima.

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Venne chiuso in una stanzetta della centrale di polizia, in attesa di esser trasferito in carcere. C'erano altri tre uomini e un puzzo nauseante. Le guardie non parlavano italiano e lui non parlava inglese. Rimase in cella tre giorni, o durante i quali agli altri ospiti furono serviti pasti, ma a lui no. Fortunatamente i detenuti gli lasciarono turno un po' d'acqua. 

Notò che uno dei quattro, quello dell'aria più da duro, aveva segni di vecchie ustioni, piccole e circolari. Ogni tanto si udivano urla strazianti, qui si torturava.

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Bonomo scattò mentre la mano di usciva dal cassetto, bloccandogliela con un movimento fulmineo: una sostanza irritante gli inondò il viso, era accecato. Ma un bravo poliziotto che sa fare il suo mestiere intuisce da che parte si sposta l' aggressore, e col gomito riuscì a colpire Lin al collo. Non non un urlo, solo pochi rantoli. Bonomo si pulì gli occhi con la carta del lettino, e comprese che quel fluido untuoso era semplice olio per massaggio. Il barattolo era ancora nella mano di Lin. Nessun battito alla giugulare, la ragazza era morta. 

"Cos'ho fatto..."

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“E’ fatta!”

“A noi due allora, dobbiamo festeggiare!”

Il notaio prese la bottiglia di champagne dal secchiello e la aprì, con un sonoro botto e relativa schiumata.

Versò i due calici, poi ne allungò uno a Noufel: “Cin!” “Cin!” e bevvero vuotandoli in un colpo solo.

Il notaio guardò l’orologio, e fece due conti a mente: “A quest’ora Fluterio dovrebbe essere già stato prelevato dalla polizia”

“Chissà che sorpresa!” disse Noufel, e rise di gusto “Che povero scemo!”

Era completamente nuda, sdraiata sul divanetto dello studio del notaio Lo Scacco.

Lui, dal canto suo, era vestito della sola camicia, mezza sbottonata, in piedi davanti a lei.

Noufel teneva il calice con una mano e lo scroto del notaio con l’altra, ci giochicchiava con noncuranza.

Poi alzò lo sguardo, fino ad incrociare quello di lui.

“Ehh, che porca che sei, ne vuoi ancora, vero…., dimmi che ne vuoi ancora!”

Noufel non disse nulla, non ce ne fu bisogno: si allungò verso di lui, continuando a fissarlo…

“Mi hai spompato….” disse il notaio ansimando

Noufel si alzò “Dove l’hai messa?”

“Secondo cassetto a destra”

Ritornò con una bustina di cocaina: ne versò un poco sul tavolino, separandola con una carta di credito, poi arrotolò 50 euro e la aspirò avidamente

“AAAhhhh, che botta….!”

Passò i 50 euro al notaio: “dai, fai un tiro anche tu, è roba buona!”

“Solo un tiro”

“La prima parte del piano è chiusa”

“Non ancora, Nou, non ancora”

“Che manca? Li hanno arrestati, no?”

“Sì, ma non basta”

“?”

“Ricorda, ci vuole pazienza. Adesso occorre aspettare che le indagini vadano avanti, fino a dichiarare bancarotta. Solo dopo ci muoveremo”

“Ufff, che palle: ma quand’è che possiamo spenderli tutti quei soldi?”

“Prima dobbiamo recuperarli…”

“Embè? Non abbiamo già i codici?”

“Sì, certo, li abbiamo, ma adesso l’interpol e tutta la ca22o di polizia di questo mondo tiene gli occhi aperti, non è sicuro!”

Le si avvicinò, mettendole una mano fra le gambe “e dai, aprile!”

“Non mi va, vai via!”

“Daiii…”

La cocaina aveva fatto effetto su entrambi: andarono avanti tutta notte…

:

Flut si trovò in una cella di isolamento, piccola ma ben tenuta: temeva di doverla dividere con dei carcerati pakistani….gli venne un brivido al solo pensarci.

Il prefetto ci teneva alla sua incolumità, si stava muovendo su un terreno scivoloso: la notizia dell’arresto di Fluterio era trapelata, l’Italia, tramite la sua ambasciata, aveva espresso preoccupazione per il cittadino in arresto. Non si poteva commettere nessun errore.

I rapporti diplomatici andavano salvaguardati, a tutti i costi: tuttavia il prefetto era pressato dai superiori per risolvere questo caso, risalendo la lunga catena delle società, per arrivare a dipanare uno scandalo finanziario che rischiava di trascinare con sé mezza classe politica pakistana.

Il sig. Khan era così invischiato con politici, banchieri, trafficanti…che la sua improvvisa morte era stata uno tsunami.

Quanto poi alla questione dell’eredità…bè quello aveva superato di slancio ogni limite di sicurezza: la figlia non contava nulla, ma quei due coglion**lli andavano subito bloccati e messi sotto torchio.

Almeno ci sarebbero stati dei colpevoli: almeno si sarebbe salvata la faccia…

Per Flut e Bilal la situazione era pessima.

:

Dopo tre mesi di indagini, iniziò il processo: ma le conclusioni erano chiare.

Le società – tutte – erano tate svuotate: la liquidità sparita, chissà dove.

Ad ogni nuova società di comodo che indagavano, scoprivano che era collegata ad altre dieci, e così via, con rimbalzi in tutti i paradisi fiscali del pianeta.

Non avrebbero mai – MAI – recuperato i soldi, perché non c’era modo di collegarli a nessuna delle società.

Di questo, il prefetto Abdhallah era pienamente consapevole, così come lo era del fatto che quei due ragazzetti fossero solo dei poveri sprovveduti, incastrati ad arte come capri espiatori.

:

Il processo durò poco e si chiuse come ci si aspettava: piena condanna dei due imputati, in quanto titolari nominali dell’ “impero fantasma”, così lo aveva rinominato la stampa.

Un impero che non valeva più nulla, perché non possedeva nulla, coperto di debiti insanabili.

Flut e Bil avevano perso tutto, ed erano in prigione.

In Pakistan.

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Le procure e le diplomazie, con lentezza, si mossero.

Il Pakistan avanzò formale richiesta di estradizione nei confronti di Noufel: in quanto figlia del magnate e moglie dell’erede, era pienamente invischiata anche lei.

L’Italia si disse preoccupata del trattamento carcerario di Fluterio: si auspicava il rispetto dei diritti umani e la massima trasparenza.

Queste le ragioni ufficiali.

Quelle ufficiose si basavano su più concreti interessi in gioco, per ambo le parti: un’importante fornitura di armi, che l’Italia non poteva perdere, e a cui il Pakistan non poteva rinunciare.

Sarebbero state necessarie per l’interminabile “scaramuccia” con l’India, nella contesa del Kashmir.

Di Bilal, nessuno si occupava: lui era pressochè sconosciuto e trasparente ai media.

Praticamente già condannato al suo destino.

:

In tutto questo scacchiere internazionale, passò quasi in sordina il divorzio che Noufel chiese a Fluterio.

Lui ricevette la mazzata in carcere, tramite il suo avvocato: una fredda comunicazione formale.

Non provò neanche a cercare di comprendere, non gli importava più nulla: era come inebetito, il tempo passava sempre uguale, si stava dimenticando della sua vita.

Viveva l’eterno presente del carcerato.

Dopo aver ottenuto un facile divorzio, Noufel e il notaio si sposarono: conveniva a entrambi.

Noufel era una donna, pakistana, in Italia, con una pendenza di estradizione sulla testa. Un notaio per marito era una garanzia.

Per il notaio, il matrimonio era la chiave di accesso ad una quantità di soldi liquidi inimmaginabile: il giusto compenso per i suoi servigi.

:

La stampa locale venne a sapere del divorzio e del nuovo matrimonio, e subito si recò a casa di Noufel e allo studio del notaio.

Li cercarono in vari luoghi: nulla da fare.

Erano spariti.

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“Buongiorno commissario!”

“Buongiorno Pingurlo”

Il commissario era nervoso, sperava di aver fatto tutto come si deve.

Si era ricordato di un film che gli piaceva molto: “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”

Solo che lui non ci pensava neanche a voler essere preso!

Aveva ripulito la scena per bene, eliminando ogni traccia biologica compromettente, inscenando una caduta accidentale. Quantomeno avrebbe confuso le acque. O almeno lo sperava.

Poi era uscito con calma dalla porta principale, come sempre, per non dare nell’occhio.

Adesso, ci voleva pazienza.

Aspettò.

Dopo due ore…

“Commissario”

“Mi dica Pingurlo”

“C’è stato un…incidente”

“Di che tipo?”

“Al centro massaggi Soleluna: hanno trovato la proprietaria morta”

“Omicidio?”

“Non è chiaro commissario, ma di certo non ha avuto un infarto, non so se mi spiego…”

“Si spiega, si spiega, Pingurlo: andiamo”

Arrivati sul posto, il commissario e Pingurlo fecero un rapido sopralluogo.

“Che ne pensa, Pingurlo?”

“Dice a me commissario?”

“Ne conosco solo uno che si chiama come te”

Pingurlo non se l’aspettava: il commissario che chiedeva a lui un parere!

“Ehm…allora…bè, direi che…insomma…per me è caduta, commissario. Si è inciampata e le sfortuna l’ha assistita: ha sbattuto la carotide sullo schienale della sedia”

“Lei dice, Pingurlo? E’ sicuro?”

“S-sì…?”

“Sì o no, Pingurlo, si decida! Se vuole avanzare deve essere in grado di prendere decisioni!”

“Sì commissario!”

“Sono sicuro, è andata senz’altro così!”

“Bravo Pingurlo, è proprio quello che pensavo anche io”

“Buongirono dott. Bisturri: che ne dice, è stato bravo il nostro Pingurlo?”

E diede una bella pacca sulla spalla all’agente scelto Ascanio Pingurlo.

“Mah, difficile essere sicuri di qualcosa. Comunque sì, direi anche io che si tratta di incidente”

“Bene dottore”

“Pingurlo, torniamo in commissariato, qui abbiamo finito”

“Comandi”

Bisturri li osservò allontanarsi in macchina: quanta fretta aveva il commissario di chiudere la faccenda!

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Rasserenato dallo scampato pericolo, il commissario Bonomo riacquisì la lucidità necessaria per analizzare la partita a scacchi che si stava svolgendo in paese.

Dunque: Fluterio e Bilal erano stati incastrati, e adesso erano in prigione in Pakistan.

Forse Fluterio se la sarebbe cavata, ma Bilal era spacciato: sarebbe stato impiccato.

Noufel aveva divorziato da lui, sposato il notaio, poi era sparita.

Si muoveva bene, e in fretta, la ragazza!

Ormai era chiaro che non era una semplice vedovella pakistana, e che anche il notaio era coinvolto: ma in cosa esattamente, e fino a che punto?

Decise di partire da Noufel.

:

“Commissario Sviduzzi?”

“Sì, chi parla?”

“Sono il commissario Bonomo”

“Ah”

Silenzio

“Pronto, commissario….”

“Che vuole da me Bonomo”

“Ho bisogno del suo aiuto”

“Dopo quello che mi ha fatto, ha anche il coraggio di chiedermi aiuto?”

“Guardi che io non le ho fatto nulla…..”

“Eh certo, a parte rubarmi il posto…!

“La prego Sviduzzi….”

 “…e lo sputtanamento nazionale! Io sono rovinato, lo sa?! Ro-vi-na-to!!!”

Silenzio

”Che fa adesso, non parla più!? Se la sta ridendo eh!”

“No Sviduzzi, non rido, né di lei né di nessun altro, mi creda. Mi spiace di quello che le è successo, ma anche io, come lei, sono stato solo una pedina”

“Può dire quel che vuole, non ho intenzione di perdere tempo con lei”

“Noufel Khan”

Silenzio

“Che ha detto?!”

“Noufel Khan. Sto indagando su di lei”

“Ah”

“So che anche lei stava indagando, mi chiedevo se avesse raccolto delle prove….”

“….che lei vorrebbe usare per risolvere il caso e fare bella figura al posto mio, mettendomelo un’altra volta nel culus!”

“Non è mia intenzione farlo, se ci saranno sviluppi le verranno riconosciuti i giusti meriti da parte mia, glie lo assicuro”

“Senta Bonomo, facciamo così: mi passi a trovare a casa, tanto sto sempre lì, tutto il giorno. Domani mattina la aspetto alle 8”

“Ci sarò Sviduzzi, a domani”

:

Driiin!

“Ah è lei…” guardò l’orologio “.puntuale. Entri”

La casa era ben tenuta e pulita, chissà perché Bonomo si era fatto persuaso che avrebbe trovato una squallida topaia.

Si sedettero l’uno di fronte all’altro: sul tavolo della sala c’era solo una cartellina pieghevole gialla.

Bonomo, alla vista dello striminzito fascicoletto, restò deluso, ma cercò di non darlo a vedere.

“Vuole un caffè?”

“Grazie”

Dopo averlo bevuto, non c’era nessun motivo, nessuna formalità, che impedissero di passare al dunque.

Fu Bonomo a rompere il ghiaccio: “quindi si tratta di questa cartella?”

“Sì. Deluso, vero?”

Beccato

“Mi aspettavo qualcosa di più in effetti”

“Qui c’è tutto quello che serve per incastrare quella vipera: quasi tutto….”

“Quasi?”

“Eh, altrimenti l’avrei arrestata io all’epoca, non le pare?”

“Ci sono opportunità e movente per l’omicidio del marito, ma manca il mezzo: lo ha avvelenato, sicuramente con la ciclamina, ma come e dove se la sia procurata….mistero!”

“A quello ci penso io, so a chi chiedere, anche se non sarà facile”

“Arrivederci Sviduzzi, e grazie dell’aiuto”

“Addio Bonomo”

:

“Cosa? In Pakistan?!”

“Ma dico, Bonomo, si rende conto di cosa sta dicendo?”

“Mi creda sig. questore, è della massima importanza.”

“Ne è sicuro? Mi devo esporre col Ministro, la situazione è delicata, si cammina sulle uova”

“Lo so questore, ne sono consapevole, se lo chiedo è perché sono sicuro. L’interrogatorio in carcere del De Petis è l’unica possibilità di assicurare Noufel e il suo complice il notaio Lo Scacco alla giustizia, oltre a poter salvare la vita a due innocenti.”

“Due?”

“Il De Petis e il Sarman”

“Ah già, ma certo, sono due”

“Bonomo le farò sapere gli sviluppi, arrivederci”

“Arrivederci questore”

:

Il Ministro sbraitò con quell’imbecille del Questore, che sbraitò con quell’imbecille del commissario, che incassò gongolando la sfuriata.

Sapeva per esperienza che era l’anticamera del successo.

E infatti, con mille difficoltà ufficiali, ma nessuna realmente seria, l’interrogatorio fu organizzato.

Per ridurre le spese del contribuente il commissario si dovette adattare ad un biglietto di economy, partenza da Orio al Serio alle 4 del mattino, 3 scali, 27 ore in tutto a Karachi, rientro con arrivo a casa 2 giorni dopo, alle 23:13

Una vera e propria maratona in salita.

:

“De Petis, la vogliono in parlatorio”

Flut non capì subito.

“De Petis, la vogliono in parlatorio”

“Eh?”

“De Petis, la vogliono in parlatorio”

“Ma chi è?”

Chi poteva cercarlo in Pakistan? Mentre camminava scortato dalla celletta al parlatorio, si fece mille ipotesi, e arrivò alla conclusione che non poteva essere altro che Noufel, tornata pentita a riabbracciarlo.

Quando entrò, e si sedette davanti al commissario Bonomo, la sua faccia fu eloquente.

“Buongiorno Fluterio, mi spiace di averti deluso, forse ti aspettavi Noufel?”

“Commissario”

“Come stai?”

“Di mer*a”

“Si vede”

“Grazie della sincerità”

“Prego”

“E’ venuto a liberarmi? Non ce la faccio più: sa che non mi danno le lenzuola? Hanno paura che mi impicchi”

“Fluterio, sono venuto per chiedere il tuo aiuto”

“Il mio aiuto? Che aiuto posso darle, non vede come sono messo?”

“Mi serve che tu mi dica come ha fatto Noufel ad avvelenare suo marito”

Lo disse tutto d’un fiato.

L’effetto ci fu, Fluterio restò impassibile.

“Mi hai sentito Fluterio? Mi devi dire quello che sai, è l’unica possibilità per te di uscire di qui”

“Mi sta chiedendo di tradire il mio amore?”

“Fluterio, il ‘tuo amore’ ha chiesto il divorzio, e tu glie l’hai concesso. Ti ha abbandonato qui senza il minimo scrupolo”

Evitò di dirgli che aveva sposato il notaio…

“Ma lui la picchiava….”

“E lei lo ha ucciso. Avvelenato. Con la ciclamina. So tutto. Ma non so il come: questo me lo devi dire tu.”

Flut ci pensò un poco: capì che il commissario aveva ragione.

“Mi prometta che salverà anche Bilal”

“Questo non posso promettertelo, lui è cittadino pakistano, ma farò tutto il possibile”

“E va bene: è andata così…”

Flut cominciò a parlare: raccontò tutto, il deep web, i contatti, i siti, le (poche) tracce lasciate, i tempi…

:

Quando arrivò a casa, il commissario era distrutto, distrutto ma soddisfatto.

Non perse tempo a riposarsi: corse subito in commissariato, chiamò il questore, gli spiegò tutto.

Ce l’aveva fatta: aveva tutti i pezzi del puzzle.

Non restava che trovare i due amanti.

“Pingurlo!”

“Bentornato commissario, comandi”

“Un’ultima cosa, poi andiamo a casa. Mi chiami il commissario Sviduzzi”

“Non l’ha saputo commissario?”

“Cosa?”

“Il commissario Sviduzzi è stato trovato morto ieri, in casa sua: si è impiccato”

Bonomo restò di sasso

“Grazie Pingurlo, può andare”

Quando fu solo in ufficio, si appoggiò allo schienale e pianse.

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Troppe emozioni per Bonomo, dall'omicidio involontario alla scomparsa della sua unica speranza... Ma perché Sviduzzi avrebbe dovuto impiccarsi? Depressione? È vero che viveva solo, anch'egli lasciato dalla moglie, ma l'appartamento era in ordine, cosa improbabile per un depresso grave... E il teatro del suicidio, inquinato dall'unità cinofila... Sì, perché Sviduzzi si era impiccato al termosifone con la salsiccia, e i cani dell'antidroga l'avevano ingoiata non appena entrati nell'abitazione. 

Era dunque difficile capire cosa fosse realmente successo, ma Bonomo non era il poliziotto che si rassegna.

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Noufel e il notaio non erano andati molto lontano: si erano accampati in un capannone dismesso, nella zona industriale.

Era attrezzato per poterci vivere bene: cucina, camera, bagno, provviste, tutto invisibile dall’esterno.

Era di un “amico” del notaio, che gli aveva dato libero accesso per certi “piaceri” che gli aveva fatto.

“Staremo qui finchè non si saranno calmate le acque, ci vuole pazienza. E prudenza”

“La fai facile tu, sei vecchio! Io invece mi sono rotta di stare al chiuso!”

“Vecchio eh? Però il mio ca22o ti piace quando ti scopo!”

“Mmmmm, non so, non ricordo….” lo guardava lasciva

“Te la rinfresco io la memoria, vieni qui, porca!”

:

“Devo uscire”

“Come ‘devi uscire’: prima dici calma e prudenza, e adesso esci!? Ma se siamo ricercati da tutti!”

“Non rompere Nou, devo uscire per accordarmi di persona per il trasferimento. Corro il rischio per noi. E poi ho preso le mie precauzioni: travestito così chi mi può riconoscere?”

Si era rasato barba e capelli, indossava una tuta da lavoro blu e scarpe da cantiere: sembrava uno dei tanti operai romeni che lavoravano nella zona.

“Tanto fai sempre quel ca22o che ti pare!”

:

Quando fu in strada, il notaio si incamminò a testa bassa verso il centro.

Si fermò davanti a una porta, si guardò intorno, poi entrò.

Sull’insegna era scritto “Red lighting”

Dolores stava dando lo straccio in sottoveste, come sempre a quell’ora: lui le arrivò da dietro e la cinse con le braccia, prendendole le enormi tette fra le mani.

“Ah! Chi è!?”

Lui rise: “non mi avevi sentito eh, Dolly?!” e si mise a ridere

“Che scherzo del ca22o Gormundo, sai che ti potevo uccidere?” e tirò fuori dal grembiule un coltello.

“Ma va là, ma chi vuoi uccidere con quel coltellino?” : si slacciò i pantaloni e tirò fuori il membro, già in tiro “Questo è della dimensione giusta!”

“Sei il solito maiale Gormy” e intanto gli si avvicinò, prendendolo in mano

“Sì, come piaccio a te”

Le saltò addosso furente, girandola e sbattendola a pancia in giù sul tavolino.

Le alzò la sottoveste: “questo ti farà male!”

“Ahi! Piano Gormy…”

Si accoppiarono selvaggiamente, la vecchia Dolly era una vera bomba!

Ormai sazi, si abbandonarono sulle sedie sfiniti.

“Ora devo andare, ci vediamo prossimamente”

“Ah, tieni questi” le allungò 100 euro “per il disturbo” e le fece l’occhietto

“Macchè disturbo, con te è sempre un piacere!”

:

“Allora, hai concluso per il nostro trasferimento?”

“Ma certo, per chi mi hai preso! Ti è passata la rabbia, pasticcino?”

“Sì amore, scusami, è che quest’attesa mi rende così nervosa, non ne posso più….”

“Coraggio, ci siamo quasi”

“Hai tutto? Indirizzi, conti correnti, password cifrate?”

“Sì, è tutto qui…” toccandosi la tempia con l’indice “…e qui” estraendo il cellulare.

“Sul cellulare? Ma sei matto!? E’ la cosa più semplice da clonare!”

“Tranquilla, non questo. Si accede solo coi dati biometrici della retina, poi serve l’impronta digitale” sollevò il dito medio della mano destra.

“Ok, se lo dici tu allora sto tranquilla. Ti va di bere?”

“Sì, facciamo il solito?”

Noufel andò a prendere una bottiglia di champagne, la stappò e versò due calici

“Alla nostra!”

“Alla nostra” rispose lei, ma non bevve.

“Sai Gormundo, stavo pensando a una cosa”

“Dimmi cara. Ma perché non hai ancora bevuto? E dai!”

Lui era seduto in poltrona, lei in piedi. Cominciò a girare attorno alla poltrona, mentre lui la seguiva con lo sguardo.

“Pensavo che stiamo per mettere le mani su un sacco di soldi. Troppi soldi. Intendo troppi per chiunque”

“Ma che dici?”

“Come pensi di spartirli: in tre, brutto maiale che non sei altro?”

Aveva parlato con la solita voce, calma e controllata.

“Ehi bella…” tentò di alzarsi, ma non ci riuscì. Ricadde seduto in poltrona

“Sì, come pensavi di dividerli? In tre parti? Io, tu e la tro1a colombiana?”

Il notaio rimase di sasso.

“Credevi che non lo sapessi, gran pezzo di m3r6a?”

“Io so tutto, io ho mille occhi, io ho mille orecchie! Sai, in questo momento – QUESTO – cosa sta succedendo in quel locale di quart’ordine, a quella tro1a di quart’ordine?!”

“Nessuno – NESSUNO – può pensare di farmi fessa e di passarla liscia!”

“Ah, non ti agitare, non ti conviene, a meno che tu non voglia morire prima”

Il notaio la guardava terrorizzato

“Ormai puoi muovere solo gli occhi, poverino. Sappi che il veleno agisce prima se ti agiti, se provi a contrastarlo. Io ti consiglio di stare calmo e di lasciargli fare il suo corso naturale.”

“Quando sarai morto, io ti strapperò l’occhio e ti taglierò il dito, poi copierò tutti i dati, i codici, gli indirizzi che mi servono dal tuo cellulare, e andrò in Svizzera a prendermi i soldi, e saranno tutti miei”

Il notaio piangeva disperato, immobilizzato dal veleno

“Anzi, dovresti ringraziarmi che non ti cavo l’occhio adesso che sei ancora vivo: sarebbe così facile, tanto non puoi né muoverti né urlare. Gli si avvicinò con un cucchiaio….”

:

“Commissario, commissario!”

“Pingurlo, che c’è!”

Era agitatissimo e trafelato, aveva corso.

“Commissario, un casino!”

Doveva essere veramente una cosa grave, non si esprimeva mai in quel modo.

“Pingurlo, calmati e dimmi tutto, una cosa alla  volta”

“Sono scoppiati due incendi”

“Dove?”

“Uno in centro, al Red lighting”

“Mai sentito. Cos’è?”

“Un night club”

“E l’altro?”

“Nella zona industriale, un capannone abbandonato”

“Dolosi?”

“Sì commissario”

“Ma che centriamo noi? Andranno i vigili del fuoco”

“Ma non è tutto commissario”

“Cos’altro c’è?”

“Dentro hanno trovato due cadaveri”

“Ah”

“Si sa chi sono?”

“Sì commissario, li hanno lasciati in bella vista, sembra una di quelle cose mafiose”

“Pingurlo, chi sono?”

“Al night club hanno trovato la donna delle pulizie: vedesse com’è ridotta, è stata seviziata sadicamente, poverina”

“Nel capannone hanno trovato…”

“….il notaio Lo Scacco” terminò il commissario

“Esatto, ma lei come faceva a saperlo?”

“Semplice deduzione”

“Commissario, anche lui era ridotto male…”

“Cioè?”

“Gli hanno cavato l’occhio destro e un dito della mano”

Il commissario Bonomo fece una smorfia di disgusto.

L’accaduto era raccapricciante, e tuttavia rivelava che Noufel era in fuga e che qualcosa fra i due complici non aveva funzionato.

Sperava che avrebbe fatto una mossa sbagliata.

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La sera prima...

In caserma si diceva che Sviduzzi soffrisse molto perché la figlia aveva lasciato il figlio dell'ispettore Biloba, il numero uno dell'anticrimine. Ma non poteva essere questo il motivo, dai.

Bonomo  brancolava nel buio. Attraversato da mille pensieri, il commissario cadde in un sono profondo.

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Bonomo, persona intelligente e poliziotto avveduto, sapeva che il caso era più grande di lui. Non voleva tuttavia contornarsi di ambiziosi pseudospecialisti, ci voleva qualcuno con una marcia in più. Una persona modesta, acuta e che non difettasse di fantasia.

"Pingurlo, chiamami il detective Mando, di Napoli centrale"

"Subito commissario"

"Ciao Lino, come te la passi?"

"Sto bbuono, Robbe', ti aspettavo dieci anni fa per il sartù da mammà, ma tu sempre a fatiga'..."

"Il crimine non fa mai festa caro Lino..."

"Mo' non attaccare con la solita solfa Robbè, come stai? La famiglia?"

"Sono divorziato, e mia figlia vive ad Amburgo da diversi anni. E tu? 

"Ho sposato Nunzia, te la ricordi? Quella un anno dietro a noi. Abbiamo tre figli, il più grande fa medicina"

Congratulazioni Lino, tu sì che hai capito tutto..."

"Che vuoi Robbe', non saremo noi a cambiare il mondo. Ma dimmi che c'è? Non sei il tipo che chiama per un saluto"

"Mi conosci meglio di mia madre, amico mio... Ho bisogno di te per un caso intricatissimo"

"E che problema c'è? Lunedì sto a Occhiobello"

"Grazie Lino, sei un vero amico"

"Statte accourto Robbe' "

Bonomo e Mando erano stati compagni di corso all'accademia di polizia. Mando, grande senso della giustizia e notevole perspicacia, era stato un allievo particolarmente brillante. Non aveva fatto carriera per il carattere per nulla incline a compromessi. Esperto di nuove tecniche di riciclaggio e di reati amministrativi internazionali, nonché appassionato di delitti irrisolti.

La telefonata infuse a Bonomo una grande gioia, mista a malinconia. Chiamò Pizza Express che s'era fatta l'ora, essa avviò velocemente verso casa per arrivare prima del fattorino.

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Gli stessi scagnozzi che avevano sistemato Dolores, aiutarono Noufel a raggiungere in sicurezza Como.

Lì alloggiava in una casetta in affitto, al faro voltiano: fuori dalla folla, in bassa stagione, era il posto giusto per non dare nell'occhio.

Sentì il rumore di una grossa macchina che faceva manovra: scostò la tendina e guardò fuori dalla finestra. Sorrise.

Poco dopo, squillò il campanello: quando aprì la porta, trattenne a stento le lacrime.

"Colombina mia, quanto tempo, fatti abbracciare!"

"Papà!" e non riuscì a trattenere i singhiozzi.

"Finalmente, dopo danto tempo, che fatica mentire a tutti! Non ne potevo più. E poi senza sapere dov'eri, cosa facevi, come stavi! Tutti a dire che eri morto, a preoccuparsi dell'eredità...e nessuno che mi abbia mai chiesto come stavo, mai una parola gentile! Io ero solo la povera figlioletta che non conta nulla, che non esiste!"

Noufel era un fiume in piena.

Il signor Mohammed Khan la ascoltava in paziente silenzio, da padre affettuoso qual era.

"Lo abbiamo pianificato per mesi, colombina, sapevamo che sarebbe stata dura"

"A parole, solo a parole. E poi dover subire tutti quegli uomini..."

"Ma hanno avuto il fatto loro, mi risulta. Sei stata brava"

"Sì papà, tutto grazie a te: ho subìto solo pensando che lo stavo facendo per te, che ti avrei rivisto"

"Ed eccomi qua"

"Hai recuperato tutto, colombina mia?"

"Certo papà, ho tutto con me. E tu?"

"Anch'io: la macchina è pronta, i documenti falsi anche. Domani sera saremo a Zurigo"

 

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