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Una storia da terminare...


ascoltoebasta

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Frattanto Fluterio, trasferito in un'ala di minor sicurezza, aveva trovato in biblioteca "Ippnos rudimens" opera prima di Odorico Laudotti, ritenuta perduta. Fluterio ne aveva sentito parlare a Misteri, una trasmissione TV. Chissà come era finita in Pakistan...  Si sapeva che una copia fu donata a Gandhi durante il suo viaggio nel Regno Unito. Era catalogata tra i libri sugli ippopotami, evidentemente i traduttori del carcere non ci avevano capito granché.

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"Commissario! Commissario... Una tragedia..."

"Cioè?"

"Il detective Mando. È stato travolto da un treno"

Pausa.

"Cosa?"

"Uno squilibrato l'ha spinto sui binari perché gli ha negato l'elemosina"

"O Dio Santo..."

"È successo a Bologna. Piazzale Ovest binario 2. Mando aspettava la coincidenza per Padova. Si chiama Abdul Rehman Parvaiz, è un pakistano senza fissa dimora. Vive alla stazione e campa con le elemosine"

"Che tragedia... Chi glielo dice a Nunzia... Pigliarulo, che lo squilibrato venga rilasciato e non lo si perda d'occhio fino a nuovo ordine. Mi raccomando"

"Non si preoccupi commissario"

Pochi giorni dopo Abdul acquistò una fiammante S350. 123.000 euro in contanti, dissero alla Starauto. L'acquirente aveva spiegato si trattasse di una vita di elemosine.

Difficile provare il contrario.

Qualche giorno dopo Abdul fu trovato esanime all'interno della sua auto. Intossicazione da etanolo stabilì Bisturri. 

L'auto era zeppa di bottiglie, piene e vuote. 

Quella sera Bonomo pianse, per la seconda volta.

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La grossa berlina tedesca correva silenziosa e morbida: erano partiti di buon'ora, alla volta di Chiasso.

Mohammed aveva dormito bene, come sempre: era abituato da una vita a gestire la tensione.

Una volta aveva strangolato a mani nude l'infermiere che gli stava facendo l'elettrocardiogramma: sospettava fosse un sicario che volesse ucciderlo. Al termine dell'esame, il cuore non aveva superato i 60bpm

Conosceva sua figlia Noufel, i suoi pregi e i suoi difetti. Bastavano due parole: sociopatica narcisista.

Era brava, una manipolatrice nata: il suo aspetto la aiutava, in quanto sembrava una piccola indifesa ragazza.

Però non sapeva gestire la rabbia, non sopportava gli affronti diretti, doveva reagire subito, nella maniera più rapida e violenta possibile.

La sua prima vittima fu un compagno di classe, alle elementari: l'aveva presa in giro davanti a tutti. Fu trovato affogato con la faccia nel gabinetto, nudo e con i genitali mutilati.

Lui aveva insabbiato tutto, corrompendo, minacciando, uccidendo, ma aveva compreso la vera natura di sua figlia: godeva, sì, godeva, nell'infliggere il massimo dolore possibile alla sua vittima, dominandola completamente, facendole sapere che era in mano sua e che la stava per uccidere.

Questo era un grosso limite, le voleva un gran bene, ma era consapevole che era inadatta a poterlo sostituire alla guida del suo impero.

Ecco il perchè, un anno prima, aveva pianificato tutto: la sua finta morte avrebbe dato un taglio netto e violento all'intreccio di connivenze, corruzioni, estorsioni, omicidi...che caratterizzavano, da sempre, il suo modus operandi.

Non c'era altro modo.

Noufel era stata coinvolta spiegandole che le cose stavano cambiando: l'arrivo della tecnologia per tutti, in particolare i social, aveva reso molto rischioso operare alla luce del sole, era necessario "scomparire".

Avrebbe avuto bisogno di lei: il piano era rischioso, molto, ma lui confidava nelle doti innate di Noufel.

Ed ora, erano sulla dirittura d'arrivo: certo, c'era stato qualche danno collaterale, ma in fondo era ampiamente previsto e giustificato dall'obiettivo prefissato.

Com'era bella e indifesa la sua colombina: dormiva beata e angelica con la testa appoggiata alla sua spalla.

Erano ormai in vista della barriera di Chiasso.

Le diede un colpetto: "ehi, sveglia, stiamo per arrivare"

Noufel aprì gli occhi, lo guardò, sorrise.

"Dormito bene?"

"Sì papà, come un angioletto"

Il cellulare di Mohammed squillò: lui lo sbloccò col dito: "Pronto?"

Noufel ebbe un sussulto, che suo padre avvertì. "Ti richiamo dopo" e riattaccò.

"Noufel, che c'è, stai bene?"

Lei era sbiancata, impietrita.

"Noufel, colombina mia, mi fai preoccupare, che succede?!"

"Papà..."

"?"

"Credo di avere fatto una ca22ata"

Anche Mohammed si irrigidì improvvisamente: "Dimmi"

La sua voce era gelida.

"Il cellulare..."

"Quale cellulare?"

La macchina rallentò e si fermò, c'era poca fila.

Un agente indicò all'autista di seguire una corsia a destra.

Davanti a loro c'era solo una macchina, ferma.

Mohammed si allungò verso l'autista: "Ma che fa quello lì, perchè non va avanti?"

Dietro di loro si fermò un'altra auto, così vicina che quasi li toccava.

Erano bloccati.

Toc toc!

Mohammed si girò verso il finestrino: un agente lo stava fissando.

Abbassò il vetro: "dica signor agente"

"Documenti, prego"

"Eccoli"

"Sig. Abdul Rashi, e signorina Kadisha Rashi"

"Sì, siamo noi!" e sfoderò il suo miglior sorriso.

"Parenti?"

"Sì, è mia figlia"

L'agente si abbassò un poco e osservò attraverso il finestrino abbassato.

"Nulla da dichiarare?"

"Nulla agente"

"Dove siete diretti?"

"Zurigo"

"Motivo della visita?"

"Viaggio di piacere"

Sempre la stessa commedia: quante volte aveva subìto queste formalità fra Italia e Svizzera.

Ipocriti! Sapevano bene che commercio ci fosse, ma non facevano nulla - NULLA - per fermarlo.

Ogni tanto eseguivano qualche controllo che portava a dei fermi, con tanto di preavviso per i giornali, tanto per darsi un tono e salvare la faccia.

Gli facevano tutti schifo!

L'agente riconsegnò i documenti: "tenga"

Visto, tutto secondo copione. Buffoni!

Mentre era distratto a rimettere a posto i documenti, dalla macchina ferma davanti alla loro, scese un gruppo di poliziotti.

Uno di loro si avvicinò allo sportello e bussò.

Toc toc!

"Dica agente"

La faccia che vide era diversa da quella di prima, e sorrideva.

Che strano, pensò.

Noufel si girò verso il finestrino e sbiancò.

"Buongiorno Noufel, finalmente ci incontriamo"

"Chi è questo?!" disse Mohammed, e stava già estraendo la pistola dal portaoggetti.

"Fermo o sparo!"

Lasciò l'arma al suo posto. Sospirò.

Gli sportelli vennero aperti da quattro agenti armati di mitra: Mohammed capì che era finita.

 

 

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Vennero subito divisi e portati in stanze diverse, per l'interrogatorio.

Mohammed fu preso in carico dal commissario Zangler.

Noufel si trovò davanti una faccia nota.

"Noufel"

"Commissario Bonomo"

Gli sorrise sfacciata.

"Come stanno Fluterio e Bilal, li hanno già impiccati?"

"Che io sappia no"

Ormai la conosceva, era determinato a non farsi manipolare ancora.

"Lo faranno presto, il tempo è contro di lei commissario. Peccato che non potrò assistere"

"Se ci spicciamo, però, forse faccio in tempo. Me lo fa questo piacere, commissario? In ricordo dei bei vecchi tempi"

Parlava con voce di gattina che fa le fusa.

"Noufel Khan, lei è in arresto con le accuse di omicidio, sequestro di persona, incendio doloso, truffa, traffico di stupefacenti, riciclaggio di denaro. Ha il diritto di chiamare un avvocato, se non ne ha uno le sarà fornito quello d'ufficio. Ha il diritto di fare una telefonata. Ha il diritto di non parlare, tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lei."

"Oh, commissario, vedo che ha studiato: tutto qui quello che ha da dire?"

"Tutto qui. Arrivederci."

"Anzi no, una cosa ce l'avrei"

"Così mi piace, commissario, mi dica, ha tutta la mia attenzione"

Le si avvicinò all'orecchio, poi le sussurrò: "Ti ringrazio per essere stata così stupida da lasciare il cellulare del notaio sul luogo del delitto: senza questo tuo aiuto non vi avrei mai trovato"

Scandì le parole lentamente, una per una, lasciandole cadere in modo che facessero il più male possibile.

Noufel digrignò i denti, urlò e cercò di aggredirlo, schiumante di rabbia, ma era ammanettata, e il commissario fu rapido a spostarsi.

"Figlio di pu77ana, io ti ammazzo, rotto in culus di m3r6a!" 

Il commissario si alzò, risoluto, e uscì dall'ufficio, lasciandola sola e ancora urlante.

Nel corridoio incontrò Zangler.

"Collega, com'è andata col sig. Khan?"

"Non ha detto nulla. Ha fatto la telefonata di diritto: prevedo a breve l'arrivo di un esercito di studi legali. E lei, con la figlia?"

"Esattamente come mi aspettavo: fra noi ci sono dei pregressi, mi conosce. Ha provato subito a colpirmi."

"Glie l'avevo detto Bonomo, meglio che sia io a seguire Noufel"

"No collega, ti ringrazio. Lei interpreterebbe questo come una mia debolezza, una fuga, e questo le darebbe un vantaggio. Si ricordi il profilo che ha tracciato di lei l'esperto: è una sociopatica, si nutre delle debolezze altrui, ci gode proprio."

Come previsto, gli avvocati arrivarono numerosi.

Ma non erano soli.

Un'opportuna fuga di notizie aveva fatto sì che alla stampa arrivasse voce di questo arresto clamoroso.

Se gli avvocati erano molti, i giornalisti erano un vero e proprio sciame, tanto che la barriera di Chiasso fu chiusa per una giornata intera.

Era proprio quello che voleva Bonomo: alzare un polverone, portare alla luce lo scandalo, incendiare i mass media. Non voleva dare ai due fuggiaschi la possibilità di nascondersi ancora.

:

Con le prove raccolte da Sviduzzi e le indicazioni di Fluterio, fu possibile inchiodare Noufel per l'avvelenamento del suo primo marito.

Questo risultato fu il grimaldello col quale venne scoperchiato tutto il sistema e lo schema dell'impero fantasma di Khan.

Emersero le violenze, le connivenze, le corruzioni e i traffici di cui si era nutrito questo mostro a mille teste.

Rimaneva solo una cosa: i soldi non si trovavano.

Su questo, Mohammed e Noufel erano stati impenetrabili. Non avevano collaborato e non intendevano farlo, per nessuna ragione.

Un'aiuto inaspettato e, questa volta, non pilotato, arrivò dalla comunità islamica.

Il caso Khan era diventato ormai di interesse internazionale, dal momento che non c'era paese al mondo che non vedesse almeno uno dei suoi leader politici o industriali toccato dallo scandalo.

Dal momento che padre e figlia, davanti alla stampa, si erano sempre dichiarati estranei, vittime di complotto e buoni mussulmani osservanti, man mano che le prove sbugiardavano la loro innocenza, la loro posizione agli occhi degli intransigenti peggiorava sempre di più.

Prima in sordina, poi sempre più a gran voce, in tanti chiedevano l'estradizione in Pakistan e l'applicazione della Sharia.

Questo creava imbarazzo sia all'Italia che al Pakistan, presi tra due fuochi.

Per l'Italia i Khan erano ormai una patata bollente di cui si sarebbe volentieri liberata: in fondo erano pakistani. Tuttavia non si poteva certo rimandarli in Pakistan col rischio che subissero una giustizia sommaria e illiberale.

Per il Pakistan era necessario salvare la faccia ed ottenere la consegna dei due Khan, per completare il processo in patria, ma temeva che la gestione sarebbe stata impossibile a causa dei fanatici, che avrebbero incendiato l'opinione pubblica.

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I Khan rappresentavano una patata bollente per qualsiasi paese li detenesse. Bonomo, uomo di specchiata rettitudine, ancora soffriva per la morte dell'amico Lino. Nessuno gli toglieva dalla testa che dietro ci fosse la mano di quei criminali. 

Si trovò, per la prima volta, a pensare che la cura Sindona in certi casi sia la miglior soluzione.

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Restava poi in sospeso la posizione di Fluterio e Bilal.

Nonostante le notizie e i processi indicassero chiaramente chi fossero i veri colpevoli, loro restavano in carcere.

Su pressione dell'Ambasciata, la pena capitale era stata revocata e commutata in ergastolo, ma certo questo non poteva considerarsi un pieno successo.

Flut ottenne di poter telefonare in Italia.

"Commissario!"

"Fluterio! Come stai?!"

"Sempre di m3r6a commissario"

"Quand'è che mi farete uscire di qui?"

"Ci stiamo lavorando, credimi, ma non è affatto facile"

"Come stanno in nonni, li ha visti?"

"Stanno bene, tranquillo, sono molto proccupati, ma io li tengo sempre aggiornati"

"Grazie commissario"

Non gli disse che erano repentinamente invecchiati, che sembravano due larve. Senza i biscotti di Noufel erano regrediti alla loro vera età biologica.

"Commissario, devo andare, mi raccomando, pensi a me! E a Bilal!"

"A presto Fluterio"

:

"Ci pensi bene sig. Khan, la mia offerta scade fra un'ora"

Mohammed aveva la faccia impietrita, non muoveva un muscolo, non tradiva emozione.

:

"Con te non ci parlo, s7ron2o figlio di pu77ana!"

Bonomo non reagì, ormai era abituato.

Aveva con sè un tablet, che fece scivolare sul tavolo davanti a Noufel

"E questo cosa sarebbe? Un altro dei tuoi patetici trucchi?"

"Guarda bene le notizie e i video, cerca pure dove vuoi, internet, you tube, fb, x, tik tok...ci sono tutti, sei on line"

Noufel non ci poteva credere: dopo mesi di isolamento, adesso le offrivano tutto su un vassoio d'argento.

Alzò gli occhi verso il commissario: "Tu mi vuoi fregare"

"Al contrario, Noufel, ti sto facendo un favore. Ti dò l'opportunità di non fregarti da sola."

"Sai, lo dico per te, dal momento che sei bravissima a tirartela sui co9lioni!"

Noufel divenne scura in volto.

"Ti sto dando la possibilità di aggiornarti sul mondo, di come sia cambiato in questi pochi mesi"

"Perchè vedi, il mondo cambia sempre, e velocemente: ciò che oggi è bianco, domani è nero"

"Per te invece, sarà utile sapere di che colore è oggi il tuo futuro, rispetto al roseo di ieri"

"Siete diventati famosi tu e tuo padre. Bella questa: da fumosi a famosi. Non trovi?"

Noufel ascoltava in silenzio.

"Cerca le notizie su di voi, leggi quello che si dice. Ti lascio da sola per 20min , buon divertimento"

Detto questo, Bonomo uscì.

Quando rientrò la trovò immobile.

"Allora, hai letto?"

"Sì"

"Dove sono i soldi?"

"Vaffanculus"

"Sarò molto chiaro: o ci dici dove sono i soldi, e ti accusi di tutti i capi di imputazione, oppure ti estradiamo in Pakistan"

Noufel deglutì

"Hai letto cosa ti vogliono fare, vero? Sharia"

"Sei un bastardo commissario"

"Lo so"

"Ti dirò di più: tuo padre ha firmato un'ora fa l'accordo. Certo, per lui l'imputazione più grave - l'omicidio - è caduta, ha dato tutta la colpa a te."

"Non è vero! Stai mentendo!"

"È tutto vero invece, ma naturalmente sei libera di non credermi"

"Però tuo padre non sa i codici, quelli li hai solo tu"

"Lui si è già garantito un comodo ergastolo in una prigione italiana: trattamento di riguardo, nessun rischio. Sono accordi col Pakistan"

"Ora la decisione è tua: non ci dici nulla, e ti spediamo in Pakistan, dove ti aspetta una sicura Sharia, oppure vuoti il sacco, e te la spassi per il resto della vita in una comoda cella italiana"

Silenzio

"I soldi Noufel, dove sono i soldi?"

:

I media celebrarono la fine del caso Khan

Con un colpo di scena, padre e figlia si erano accusati di tutti i capi di imputazione, facendo così stralciare tutte le pendenze a carico delle persone coinvolte.

Compresi Flut e Bilal, che furono scagionati e rilasciati.

In cambio della loro confessione, con un accordo bilaterale Italia-Pakistan, ottennero di scontare l'ergastolo in Italia.

In cambio, il Pakistan ottenne l'accesso agli agognati fondi neri, con i quali rientrò di una cospiqua somma.

Somma che servì a chiudere con successo la fornitura di armi con la stessa Italia, con le quali sostenere le "scaramucce" con l'India per il Kashmir.

Ma quest'ultima notizia, ovviamente, non fu riportata da nessun media.

:

Al netto della rosticceria e dell'indennizzo ricevuto per l'ingiusta carcerazione, Flut e Bil si trovavano in discrete condizioni economiche.

Certo, avevano perso qualche deci a di miliardi, ma in fondo non erano mai stati loro.

 

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Mesi dopo.

:

"Buongiorno commissario"

"Buongiorno Bilal"

"Il solito numero1 o numero2 ?"

"Numero1 Bilal"

Bonomo gustò con piacere riso e carne speziata, annaffiato da una coca cola gelata.

"Ciao Bilal, salutami Fluterio"

"A domani commissario"

Ormai andava lì tutti i giorni, alternando i piatti.

Il numero2 era il kebab.

Ma il bere era sempre quello, una coca cola gelata.

:

"Pingurlo!"

"Comandi commissario"

"Mi ha cercato qualcuno?"

"Sì commissario, il dott. Bisturri"

"Perchè non me lo hai passato?"

"Mi ha chiesto esplicitamente di essere richiamato direttamente da lei"

"Ah"

"Grazie Pingurlo, puoi andare"

"Comandi"

:

"Buongiorno Bisturri, so che mi ha cercato"

"Sì Bonomo"

"Bè, mi dica"

"È mai stato al Soleluna?"

Bonomo ebbe un fremito

"Come ha detto?"

"Quel locale di massaggi dov'è morta quella cinese"

"Ah sì, adesso ricordo. No, non ci sono mai stato"

"Ne è sicuro Bonomo?"

"Dove vuole arrivare Bisturri?"

"Alla verità Bonomo, qualunque essa sia"

"La verità, cos'è la verità..."

"Bonomo la prego, non posso lavarmene le mani..."

"Capisco Bisturri..."

Silenzio

"Bisturri"

"Dica"

"Me lo concede l'onore delle armi?"

"Certo, le dò una settimana"

"Grazie"

:

Tre giorni dopo.

:

"Sig. Questore, dott. Bisturri"

"Entri Bonomo"

Si sedette di fronte alla scrivania del Questore, a fianco di Bisturri 

"Ci racconti tutto, Bonomo"

"C'è poco da raccontare che già non sappiate"

"Frequentavo il locale da alcuni mesi, nessun coinvolgimento sentimentale, nemmeno sapevano che fossi un poliziotto"

"Una sera, durante un incontro, ho equivocato un comportamento della defunta Lin Ye, temevo un agguato, ho reagito e l'ho colpita, uccidendola. Non è stato intenzionale, ma l'ho fatto"

"E poi Bonomo, che ha fatto?"

"Ho perso la testa. Ho cancellato le prove, ho alterato la scena del crimine"

"Bisturri, ma come hai fatto ad accorgertene?"

"Se avessi dovuto farlo dalle prove che avevi lasciato, non ci sarei mai arrivato, sei stato bravissimo a cancellarle"

"E quindi?"

"Sei stato tu stesso, col tuo comportamento, con la sbrigatività nel voler chiudere il caso, a insospettirmi..."

"Oddio"

"...e così sono venuto dal Questore a riferirgli i miei dubbi"

"Bonomi, quando Bisturri mi ha parlato, io sapevo già tutto"

"Cosa?" esclamarono all'unisono Bonomi e Bisturri

"Il Soleluna era da mesi sotto osservazione, per via di un traffico di stupefacenti fra Afghanistan e Italia, gestito da un clan cinese"

"Era pieno di microfoni e telecamere"

"Vede Bonomi, lei non si era mica sbagliato. La signora Ye, la mente dell'organizzazione, aveva ricevuto una soffiata, aveva saputo che lei è un poliziotto"

"Ma...come...era olio per massaggi, ho controllato!"

"Bonomi, se lei avesse guardato nel cassetto, avrebbe trovato una bomboletta di spray narcotizzante. La Ye aveva preso quella sbagliata, ma la sua intenzione era di neutralizzarla"

"Ma quindi...adesso?"

"Bonomi, la sua colpa è stata quella di alterare la scena del crimine, abusando della sua posizione, e di tentare di ingannare due colleghi, manipolandoli a suo vantaggio"

"Per fortuna nessuno dei due è stato così sciocco da crederle"

Toc toc

"Entri pure Pingurlo"

Bonomo si girò verso la porta

"Com-missario...mi dis-pia-ce"

Pingurlo piangeva come una fontana, sulla spalla di Bonomo

"Lei è co-me un pa-dre per me!"

Bonomo lo lasciò piangere.

Quando si fu calmato "Pingurlo sei un buon poliziotto, hai seguito i miei consigli, hai preso la decisione giusta, non devi piangere per me, non ne vale la pena"

Gli mise una mano sulla spalla.

Poi si girò verso Bisturri e il Questore "Mi dispiace, ho disonorato la divisa"

"Noo, Bonomo che fa!"

Non fecero in tempo a bloccarlo: estrasse la pistola d'ordinanza, se la infilò in bocca e sparò.

:

Questa di Flut è la storia

Raccontata in vicende alternate

Perchè non si perda memoria

Delle vite da lui consumate

:

Fine

 

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@micfan71 @Guru Mi par doveroso ricordarvi che l'amata nonna Plenarchia alcuni anni addietro donò a Fluterio,che seppur fosse l'unico, era il suo nipote prediletto,una monetina magica, raccomandandogli che qualora si fosse trovato in guai seri,sfregando energicamente una delle due facce e facendo contemporaneamente tre saltelli su una sola gamba,si sarebbe ritrovato in una nuova realtà in cui ricominciare una nuova vita.....

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