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Fisica e Buddhismo


LUIGI64

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4 ore fa, simpson ha scritto:

quando l’obiettivo è distruggere l’avversario per non venirne travolti. Competizione estrema, che non va molto d’accordo con le discipline orientali di meditazione e auto consapevolezza 

Quel tipo di pratiche, dovrebbero essere estremamente utili per eludere quelle derive 

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Dal punto di vista etico il sé avendo raggiunto il luogo dell’“universale degli universali”, essendo diventato vuoto di sé, è ora interconnesso con tutto ciò che esiste in un rapporto o relazione che ha superato le dicotomie di soggetto-oggetto. Il luogo del nulla assoluto, infatti, è il luogo in cui ogni essere è riposto e la “sostanza” di cui ogni essere è composto. L’interconnessione tra individui (e le cose), allora, può accadere spontaneamente proprio perché essi sono già da sempre intrisi di nulla assoluto, sono modellati dalla stessa “sostanza”. L’individuo, infatti, può essere definito come un qualcuno che allo stesso tempo è assoluto e relativo: assoluto perché ogni individuo è unico, irripetibile ed insostituibile; relativo perché egli, essendo posto come gli altri all’interno di un medesimo universale e non essendo nient’altro che una delle tante concretizzazioni del nulla assoluto che forma anche gli altri individui, si trova a condividere con loro una stessa origine, una stessa matrice di provenienza. Eppure, per Nishida, è proprio qui, in questo rapporto dialettico tra individui in cui essi divengono totalmente relativi ed intercambiabili nel loro essere assoluti e insostituibili, nella loro paradossale individuazione per indeterminazione, che il sé – vuoto di se stesso – può unirsi agli altri individui in concreti gesti di responsabilità, compassione e amore. Questa vera compassione e amore sono possibili solo se il sé si scrolla di se stesso, diventa “nulla”, e condivide la sua vita con gli altri individui all’interno del terreno unificante del nulla assoluto, un nulla che a questo punto non deve solo essere contemplato ma anche vissuto. C’è infatti una stretta correlazione tra conoscenza e amore: quanto più il sé è autoconsapevole del suo essere “nulla”, tanto più esso si perde all’interno di quell’amore che assorbe e risolve in sé il conosciuto e il conoscente, colui che vede è ciò che viene visto. È solo in questo ambito interpersonale, in cui il “vero Sé” non riduce gli altri individui ad essere dei semplici oggetti offerti alla sua coscienza intenzionale, che la “spontaneità” derivante da quell’amore è capace di far sorgere un’infinita responsabilità verso altri individui storici. Una responsabilità che non nasce dal perseguimento o adeguamento a nessuna legge morale universale, a nessun precetto etico astratto (se così fosse il sé rimarrebbe ancora situato o impigliato all’interno delle aporie dell’universale intelligibile), quanto piuttosto da quella fusione e sostituibilità con l’altro che avviene nel momento stesso in cui ogni conscia deliberazione morale e scelta personale sono state abbandonate nel loro essere all’interno del “fondamento dei fondamenti” unificante del nulla assoluto.

Tratto da: La logica del luogo e la visione religiosa del mondo (Nishida Kitarō - filosofo giapponese più noto e influente all’interno e fuori del Giappone, è considerato il fondatore della filosofia giapponese moderna. È inoltre la figura ispiratrice di un gruppo di intellettuali noto come «Scuola di Kyoto», una delle esperienze più creative e importanti nel panorama di pensiero del Giappone moderno e contemporaneo)

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Non sapevo che F. Nietzsche si fosse interessato al Buddhismo, non avendoci capito granchè, mi pare...

Proseguendo il profondo interesse di Schopenhauer per il buddhismo, Nietzsche fa costanti riferimenti alle idee buddhiste nella sua trattazione del nichilismo. Egli riprese le simpatie di Schopenhauer, ma sbagliò specialmente riguardo alla tradizione Mahāyāna. Come ho ricordato prima, egli si riferì al più estremo nichilismo del «nulla (il “nonsenso”) eterno» come «la forma europea del buddhismo», e denominò la catastrofe nichilistica che stava per abbattersi in Europa «il secondo buddhismo». Inoltre, in base al pensiero che la sincerità coltivata dal cristianesimo riveli la falsità del cristianesimo stesso, egli chiamò la posizione del «tutto è falso» un «buddhismo dell’azione (Tat)», e considerò una tale «aspirazione al nulla» un «tratto buddhistico». Agli occhi di Nietzsche, il buddhismo è il culmine di ciò che egli chiama décadence: una completa negazione della vita e della volontà.

Paradossalmente, non fu nella sua visione nichilistica del buddismo, ma in idee come l’amor fati e il dionisiaco come superamento del nichilismo, che Nietzsche si avvicinò al buddhismo, e specialmente a quello Mahāyāna. Ad esempio, come ricordavo prima, egli parlò del dionisiaco come una «grande simpatia panteistica del gioire e del soffrire» e un «senso dell’unità necessaria del creare e del distruggere». Va oltre l’ambito di queste pagine tentare una comparazione con il buddhismo. Ciò che è chiaro, comunque, è che c’è nel pensiero Mahāyāna una posizione che non può essere raggiunta neanche dal nichilismo che supera il nichilismo, sebbene quest’ultimo possa tendere in quella direzione. Per questa posizione:

In virtù della vacuità tutto può nascere

Ma senza la vacuità niente può nascere (Nagarjuna)

In altre parole, tutto è possibile in una persona nella quale nasce la natura di vacuità

 

Tratto da: Dialettica del nichilismo (Nishitani Keiji - Filosofo e studioso della scuola di Kyoto. Studiò con Martin Heidegger. Ha ricoperto la cattedra principale di Filosofia e Religione presso l'Università di Kyoto dal 1943, fino a diventare emerito nel 1964. Ha poi insegnato filosofia e religione all'Università di Ōtani. In vari periodi Nishitani fu professore in visita negli Stati Uniti e in Europa)

 

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Fisica: scienza rivolta a fornire una descrizione razionale di quelli tra i fenomeni naturali che sono suscettibili di sperimentazione e che implicano grandezze misurabili.

La fisica moderna è incentrata sulla matematica, non sul linguaggio naturale, ed è ciò che la rende ostica. Già lo sono le derivate per il calcolo della velocità istantanea nell'accelerazione nella meccanica classica. Se poi si parla di meccanica quantistica, l'equazione di Schrödinger è ben oltre la portata di uno studente di un liceo scientifico.

 

equazione di Schroedinger.jpg

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57 minuti fa, Savgal ha scritto:

l'equazione di Schrödinger è ben oltre la portata di uno studente di un liceo scientifico.

E quindi?

Non vedo attinenza con l'oggetto del presente thread

Poi ripeto, ovviamente può non piacere o non condividere, ma l'accostamento tra fisica quantistica e Buddhismo è stato ipotizzato da scienziati, anche eminenti e per lo più occidentali

Inoltre, ho inserito citazioni con riferimenti ben precisi sul pensiero orientale e non solo

Teorie che per certi versi, possono disorientare risultando a volte addirittura spiazzanti...

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briandinazareth
10 ore fa, Savgal ha scritto:

La fisica moderna è incentrata sulla matematica, non sul linguaggio naturale, ed è ciò che la rende ostica.

 

e come già diceva cicerone, se si vuole analizzare qualcosa occorre innanzitutto dare delle definizioni precise. 

e il linguaggio naturale usato in modo ampio diventa una trappola piena di false analogie.

già le parole "vuoto", "tutto", "amore" e tate altre usate con faciità, senza una definizione precisa possono significare tutto e niente. 

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Il buddhismo oggi sta conoscendo un nuovo slancio. Ai giorni nostri il dialogo tra buddhismo e fisica quantistica sta diventando sempre più serrato.

Anton Zeilinger (oggi uno dei miei punti di riferimento), fisico sperimentale di Vienna, incontrò pochi anni fa il Dalai Lama, cui raccontò la natura ultima della materia e della luce, cercò di dare un’indicazione su quello che si studia nei laboratori e di come lo si sta facendo, spiegò il concetto di elettrone e di fotone e la loro continua correlazione. Il Dalai Lama raccontò a Zeilinger la storia del buddhismo, di come sia diventato una via di mezzo tra una filosofia e una disciplina dello spirito, e di quanto possa essere d’aiuto per la comprensione dei fenomeni irrisolti della fisica quantistica. Zeilinger replicò invitando il Dalai Lama a fare un giro nei suoi laboratori. I due partirono insieme, e all’arrivo, quando le porte si aprirono, il Dalai Lama rimase sconvolto. «Questa tecnologia noi non ce l’abbiamo!» disse. Successivamente a questo incontro, a Nuova Delhi, in India, il Dalai Lama tenne una conferenza in cui parlò della filosofia madhyamaka, e sottolineò come il buddhismo e la fisica quantistica siano complementari, e di come necessitino l’uno dell’altra

Tratto da: Ogni cosa è collegata (G. Greison)

 

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Anche il grande scienziato, Robert Oppenheimer è stato un estimatore del pensiero orientale

Oppenheimer, a theoretical physicist, had been introduced to Sanskrit, the ancient Indian language, and subsequently the Gita, as a teacher in Berkeley years before. More than 2,000-year-old, Bhagavad Gita is part of the Mahabharata - one of Hinduism's greatest epics - and at 700 verses, the world's longest poem.

https://www.bbc.com/news/world-asia-india-66288900

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Punto nodale, il quale troppo spesso viene trascurato, o addirittura negato:

Quando ero giovane, la scienza ha favorito lo sviluppo economico e materiale in maniera fondamentale. Più avanti, nel corso del Ventesimo secolo, gli scienziati sono arrivati a comprendere che anche la pace della mente è vitale per la salute fisica e il benessere dell'uomo in generale… Combinando l'empatia con l'intelligenza, spero che riusciremo a contribuire sempre di più al benessere dell'umanità

(Dalai Lama)

.....

 

Come ha ricordato il Dalai Lama nel suo discorso di apertura, le affinità di interessi tra la scienza quantistica e la filosofia Madhyamaka, una delle principali scuole di pensiero buddhista, le aveva comprese circa 20 anni fa, dopo una discussione con il fisico nucleare indiano Raja Ramanna.

Secondo quanto raccontato da Sua Santità, Ramanna aveva studiato i testi di Nagarjuna ed era rimasto molto sorpreso nel constatare quanto le idee di questo filosofo Madhyamaka di duemila anni fa fossero complementari alla comprensione della fisica quantistica contemporanea raggiunta da lui

https://www.vice.com/it/article/9aqj9z/dalai-lama-fisica-quantistica

 

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Di estremo interesse, è il concetto di vuoto anche nella Kabbalah ebraica:

L’idea della creatio ex nihilo è rappresentata dall’immagine ricorrente nei testi kabbalistici secondo cui la creazione sarebbe avvenuta come espansione di un punto primordiale, rappresentante la sapienza divina – e quindi privo di spessore, «vuoto», in quanto punto geometrico –, il quale acquisisce delle dimensioni. È quindi comprensibile che all’idea della creazione dal nulla si sia associata l’idea, ancor più audace, che Dio stesso sia il nulla...

...È qui che si arresta la comprensione umana, essa non trova nulla da capire dove vi è soltanto il «nulla». Perciò, la conclusione è che il primo moto dell’atto creativo di En Sof è Ayin , il nulla. E Dio, che è En Sof in quanto essenza trascendente, ha la sua prima manifestazione come Ayin o Ayin Gamur (nulla completo). Come vedremo, la prima emanazione di Dio, nello schema delle sefirot è la «corona», luogo d’ingresso della luce divina: dietro di essa vi è En Sof , l’infinito, che si manifesta come niente, vuoto, pura presenza dichiarativa di Dio, l’«Io sono», secondo alcune interpretazioni. Secondo altre sfumature interpretative, la stessa luce emanata da En Sof , da cui deriva ogni cosa creata, deve essere pensata come il nulla stesso. Secondo l’espressione di Josef Taitazak, «nel palazzo del nulla risiede il tutto». Molti kabbalisti ritenevano che la creazione dal nulla dovesse essere interpretata come un atto interno a Dio stesso. In tale quadro va vista la dottrina lurianica dello tsimtsum , cui abbiamo già accennato, secondo cui il vuoto – il posto per la creazione del mondo – fu creato con un atto di autocontrazione di En Sof

Tratto da: La Kabbalah (Giorgio Israel - Giorgio Israel - storico della scienza, matematico ed epistemologo. E' stato prof.  Storia delle matematiche nell'Università di Roma "La Sapienza")

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Si può forse formulare così il principio che soggiace a questo modo di vedere: la divinità nascosta – En Sof, l’Infinito –, che riposa nella profondità inconoscibile del suo essere, è priva di figura, perché è superiore a ogni asserzione e può essere colta solo nella negazione, anzi nella negazione di ogni negazione. Non ci sono immagini che la rappresentino né nomi in grado di designarla.

Tratto da: La figura mistica della divinità (Gershom Scholem - Ebraista e storico delle religioni, prof. all'univ. ebraica di Gerusalemme, presidente dell'Accademia israeliana delle scienze, è stato tra i massimi studiosi della cabala, dei movimenti mistici ebraici e del movimento sabbatiano)

 

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