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"C'è già troppa frociaggine", disse Francesco ai Vescovi


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briandinazareth
3 minuti fa, Panurge ha scritto:

Avrebbero composto pure credendo nel grande cocomero, moltissimi massoni, pii di fuori e dentro birboni.

 

che poi spesso ci riferiamo ad epoche nelle quali non era neppure pensabile dirsi non credenti. per contesto sociale e per punizioni effettive e dure... 

se non esistono atei o agnostici è chiaro che tutti i musicisti dell'epoca risultano credenti, come tutti i maniscalchi e pure le prostitute... :classic_biggrin:

5 ore fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

Manco io la condivido, ma almeno la Chiesa su questo tema è coerente fino in fondo: no anticoncezionali, no aborto, no eutanasia (e fanno incavolare pure me). 

ok fabio, ma non puoi paragonarmi un preservativo ad un kalashnikov

La questione è seria, e va oltre la difficoltà di comunicazione "politicamente corretta" 

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Come è noto i seminaristi ed i religiosi in generale sono tenuti alla rispetto della regola inderogabile della castità, ed è ovvio che, quando questa viene meno, in un ambiente di soli uomini, è che questi facciano sesso tra loro (a parte il caso scontato della masturbazione solitaria).

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Certo chiunque potrebbe cedere a questa tentazione (cosiddetta omosessualità "di necessità", che si suppone avvenire in carceri, collegi maschili ecc) ma non sembra offensivo per chicchessia dire che chi già da prima di entrare in seminario era consapevole di essere attratto dagli uomini necessiti di una maggiore fermezza nei suoi propositi di castità rispetto agli altri.

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La questione più spinosa è tuttavia data dalla possibilità che coloro che sono caduti nella trasgressione della regola della castità formino una rete solidale, come spesso accade a chi abbia condiviso esperienze "clandestine".

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Il che, nel linguaggio da bar, ci può stare che venga definito "frociaggine", mentre sui giornali viene più elegantemente definito "lobby gay", sottintendendo che i sodali evolvano il loro rapporto di complicità dalla sfera meramente erotica a quella dei "giochi di potere" nella società che li circonda.

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Al di là del linguaggio, è giusto (1) dire che tali lobby esistano a prescindere di precise testimonianze su fatti specifici e (2) dire che il gay di per sé è "persona a rischio" di entrare nel lobbysmo? 

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Il punto è che negare questa possibilità va oltre il linguaggio, implica una crescita degli schemi mentali di riferimento.

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Se ad esempio un insegnante di seminario fa sesso con un seminarista di minore età, è irrilevante, sul piano delle regole, che il rapporto avvenga tra due maschi, cosa comunque evidente, ciò che rileva è:

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1) la minore età del ragazzo

2) l' uso da parte dell' insegnante del prestigio della sua posizione per sedurlo

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Lo stesso possiamo dire del presunto "lobbismo gay". Ciò che conta ed è di per sé condannabile, è che si faccia del lobbismo, ovvero ci si scambino favori per avere vantaggi personali, riconoscendosi reciprocamente in una sorta di comunità clandestina non certo che questa solidarietà sia basata sull' affinità di gusti sessuali.

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Resta la spinosa questione: concesso che queste lobby esistano, si può dire tout court che un ragazzo gay che voglia entrare in seminario sia un soggetto a rischio di aderirvi? D' altro canto, in termini giuridici, nessuna selezione di persone per una certa posizione si dovrebbe basare sul mero pregiudizio.

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Certo avere pregiudizi in molti casi, pur se ingiusto, da un punto di vista personale ci libera da non pochi rischi.

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Ed è questo il dilemma di essere papa: fare ciò che è giusto assumendosi il rischio conseguente, o scegliere la via più facile, emarginare sia colui che resterà onesto che colui che diventerà disonesto (mi riferisco al lobbismo ovviamente) in base al semplice pregiudizio?

Quello che non capisco è perché il rischio di un seminarista gay debba essere superiore a quello di un seminarista che cerca di inchiappettarsi le parrochiane. Forse che ai gay si attribuisce automaticamente l'incapacita di controllarsi, o una loro "naturale" propensione alla pedofilia ? Più degli eterosessuali ? C'è qualche riscontro di tutto questo ? 

 

  • Melius 1
Adesso, Martin ha scritto:

Forse che ai gay si attribuisce automaticamente l'incapacita di controllarsi, o una loro "naturale" propensione alla pedofilia ?

Non credo che si tratti di caratteristiche comportamentali genetiche. Però che ci sia una "cultura" gay della esagerazione è evidente. Locali gay dove puoi agevolmente prendere due uccelli con una fava, oppure il carattere eccessivo e carnevalesco dei gay pride sono realtà evidenti. Magari sono la reazione scomposta all'ingiusto nascondimento ed alla vergogna atavica che le persone omosessuali hanno dovuto subire per secoli, non saprei. Ho letto più volte di preti giovani trovati in festini a base di coca e gigolò, anche pagati coi soldi della parrocchia.  Non ho mai sentito di casi analoghi con prete mascolo e baiadere donne.

  • Thanks 1
Adesso, LUIGI64 ha scritto:

Un percorso spirituale o religioso che sia, suggerirebbe l'adozione di una vita equilibrata e volendo evitare radicali ascetismi, almeno morigerata 

Ho conosciuto molti preti, alcuni ambigui e viscidi,  la maggior parte invece sana e, mi diceva qualcuno di loro, decisa alla castità non per la rinuncia in sé stessa, ma per un bene maggiore che avevano intravisto nella vita da consacrati. 

4 minuti fa, melos62 ha scritto:

ma per un bene maggiore che avevano intravisto nella vita da consacrati

Come dovrebbe essere

Ma la castità forzata, è sempre argomento delicato che si gioca sul filo di lama, con effetti collaterali sempre possibili




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