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Sull'eguaglianza


Savgal

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briandinazareth
33 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Alla fine e’ un bellissimo e romantico slogan. 

 

non solo, se parliamo della realtà è un principio che, con tutti i limiti del caso, ha permesso innanzitutto a tutti di avere una scolarizzazione, permette di curarsi anche ad un povero e migliore sostanzialmente la società. 

la questione che sollevavo prima è fondamentalmente il non rendersi conto che le cose che citavi prima sono tutte casuali e non sono indicative di maggior dignità, merito (nel senso che citavo nel mio precedente intervento) o di una giustezza morale dello status quo. 

 un pensiero più anglosassone che mediterraneo che mi pare si sia sempre più radicato nella nostra cultura

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https://melius.club/topic/20490-sulleguaglianza/page/5/#findComment-1226848
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briandinazareth
33 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Devo dire che i genitori che riescono a dare spensieratezza ai figli sono grandiosi.

Sperando che i figli la meritino

 

tranne casi abbastanza estremi (in negativo) i genitori hanno molto poco potere su questo nel comportamento quotidiano. 

su questi aspetti ci sono diversi studi, su svariate migliaia di gemelli e fratelli cresciuti in famiglie diverse.

fondamentalmente i genitori sovrastimano enormemente la loro influenza sugli aspetti caratteriali dei figli, praticamente nulla... 

qualcosa in più la si determina su altri aspetti come le convinzioni. 

non è OT, perché è una chiara indicazione che se il merito genitoriale è estremamente aleatorio su tanti aspetti determinanti, l'idea di uguaglianza non può essere sulla negazione della differenza, ma sulla consapevolezza che, per quanto al nostro narcisismo sia essenziale raccontarsi quanto siamo stati bravi, abbiamo lo stesso destino di tutti gli esseri umani e c'è poco merito nella successo e poca colpa nel fallimento.

sovrastimiamo di molto il controllo che abbiamo sul nostro mondo e la relazione causale la ricostruiamo sempre dopo, come i commentatori di calcio quando dicono assurdità come "la squadra è stata cinica".

quindi l'uguaglianza non è solo la compassione cristiana o il concetto umanista dell'illuminismo, ma perdere un po' di arroganza come esseri umani e vedere quanto, anche essendo tutti diversi, siamo uguali appena allarghiamo lo sguardo.

con questo sguardo le motivazioni per affermare e difendere la disuguaglianza appaiono risibili, e di conseguenza il classismo, il razzismo, l'omofobia ecc. 

poi ovviamente ci aggiungiamo l'ipocrisia e il naturale egoismo di difendere le diseguaglianze che ci fanno comodo

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La dignita’ e’ fuori discussione e riguarda tutti.

Il merito non e’ mai assoluto ma e’ la risultante di tante cose e concordiamo.

il punto e’ cosa significa in concreto pari opportunita’.

Nell’Urss ad esempio la pari opportunita’ era

concreta: i talenti erano esaltati (penso ai pianisti e violinisti impareggiabili) perche’ erano sottratti all’alea della sorte familiare. Educazione pubblica, quindi talenti valorizzati indipendentemente dalle condizioni di origine.

Questo modello non e’ in alcun modo replicabile in occidente. Quindi cosa si intende esattamente e in concreto per pari opportunita’? Pagate gli affitti agli studenti fuori sede? borse di studio? 

 

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briandinazareth
2 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Quindi cosa si intende esattamente e in concreto per pari opportunita’?

 

ovviamente non è un interruttore ma una lunga scala di possibilità. 

e abbiamo esempi molto evidenti della differenza, per esempio nella qualità dell'educazione disponibile a tutti, così come il concetto di sanità universale. 


ma non mi vorrei solo soffermare sulle pari opportunità, perchè se siamo consapevoli delle differenze che non costituiscono alcun titolo di merito, dovremmo essere un po' più laici e disincantati anche di fronte ai risultati. 

così come il fatto di essere considerati "meno uguali" per razza, religione, identità varie ecc. cosa che raggiunge per me il massimo nella scala della stupidità umana, come se nascere a calcutta o parigi, ricco o povero, essere etero o gay, molto intelligente o no, scaturissero dai meriti e delle colpe. 

è una cosa umana, lo sappiamo, ma talmente irrazionale ed assurda che una minima analisi logica dovrebbe spazzarli via questi concetti da ogni possibilità.


 

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Gaetanoalberto
1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Pagate gli affitti agli studenti fuori sede? borse di studio?

Ad esempio, però basta leggere la Costituzione e qualche idea puó venire.

Il nostri sistema di borse di studio ed aiuto ai meritevoli fa acqua da tutte le parti.

La selezione dei più bravi, alle volte sostenuti anche economicamente, è una pratica che altrove coinvolge gli studenti mentre si trovano a scuola.

Da noi, come appunto dici accettando il fato, vale spesso più il merito del “figlio di”.

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Il figlio di, se intelligente e volenteroso, ha una marcia in piu’ perche’ cio’ che altri apprendono per la prima volta all’universita’ gira in famiglia fin dalla tenera eta’. Qualche giorno fa sentivo una conferenza del Prof. Perlingieri figlio d’arte, diventato ordinario prestissimo (credo a poco piu’ di 30 anni) di diritto privato.

Strepitoso, lucidita’ capacita’ di costruzione di ragionamenti complessi mantenendo concretezza e chiarezza, originalita’. Altro che baronismo. Oggi titolare alla Sapienza. E’ il vantaggio competitivo d’avere in casa un padre a sua volta professore universitario con conversazioni -immagino- d’alto voltaggio fin dall’infanzia.
Questo per dire che le pari opportunita’ sono teoriche. Lo Stato cosa puo’ fare oltre ad aiutare con borse di studio e aiuti per fuori sede? 
Esiste una ineliminabile quota di imparita’

  • Melius 2
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briandinazareth
38 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Esiste una ineliminabile quota di imparita’

 

è evidente, la questione dell'uguaglianza non è l'affermazione che non ci siano differenze tra le persone, di svariati tipi, ma che queste differenze non diventino, con citazione colta degli abba, "the winners take it all".

quindi l'idea è che che queste differenze ineliminabili e casuali non polarizzino in modo eccessivo la ricchezza e che si tenda a garantire una vita dignitosa a più persone possibile. 

e tornando all'opener appare evidente che la questione sia scomparsa dal dibattito pubblico e, paradossalmente ma non troppo, soprattutto da chi avrebbe dei vantaggi perché è in basso nella catena alimentare. 

non scomparsa perché lo sia il problema ma perché, tra le diverse cause, abbiamo introiettato quella retorica americana del "se vuoi puoi fare tutto" che si traduce con "se non riesci te lo sei meritato e ogni conseguenza è moralmente giusta".
poi ci sarebbe da parlare delle conseguenze sulla psiche delle persone questo castello di senso di agenzia totalmente distaccato dalla realtà, tra le altre cose sicuramente moltissima frustrazione...

l'ostilità americana alla sanità pubblica, non solo tra i repubblicani, nasce da questo strano senso di giustizia che dice che se non puoi permetterti di farti curare è eticamente  giusto che tu non possa curarti. 

sono valori trasmessi nella stragrande maggioranza dei film e delle serie che le persone guardano (assieme ad un concetto di vendetta che viene dritto dall'antico testamento, ma questa è un'altra storia...)

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4 ore fa, mozarteum ha scritto:

Ma la provenienza familiare, la qualita’ intellettiva e culturale dei genitori, l’ambiente in cui si cresce sono fondamentali e non capisco come lo Stat’ possa aiutara piu’ di tanto

Alla fine e’ un bellissimo e romantico slogan. 

Quindi che facciamo?

Sei nato povero e povero resterai?

E lo Stato che ci sta a fare: la bella statuina?

 

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Il 16/06/2024 at 14:05, Savgal ha scritto:

Ciò che mi capita spesso di cogliere oggi è il rancore, inteso come sdegno, risentimento profondo, non manifestato apertamente, ma tenuto nascosto. La scuola ha le sue gerarchie, dal collaboratore scolastico (il proletariato, il bidello), per poi passare all'impiegata amministrativa, al direttore dei servizi amministrativi e ai docenti. I primi sono quelli più litigiosi, tra loro e con gli altri, più rancorosi anche nei confronti delle impiegate, che hanno retribuzioni di poco superiori. Come pure ho visto esibire un senso di superiorità verso i loro ex colleghi di collaboratori passati ad amministrativi. La solidarietà di classe è diventata conflitto tra di loro. Non poche volte si coglie, quando sorgono imprevisti, il tono di chi pensa "io sarei in grado di fare meglio".

se non li conosci, ti consiglio di leggere gli studi di psicologia sociale di Tajfel, è già tutto scritto. 

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briandinazareth
1 ora fa, LUIGI64 ha scritto:

Lo spirito di vendetta non è riconducibile a nessun testo, ma soltanto agli impulsi di rivalsa che sono connaturati nell'essere umano

 

lo spirito di vendetta è certamente connaturato all'essere umano,  è esaltato in particolare nelle culture di tipo pastorale (almeno nelle origini), dove la reputazione è in assoluto al cosa più importante. 

già con il pensiero greco e poi con la giurisprudenza romana si riduce la possibilità e pure la giustificazione morale della vendetta. le società con meno vendetta sono molto più pacifiche e molto più funzionali. 

che poi pure hammurabi limitava la vendetta in modo proporzionale e gli ebrei hanno copiato. 

detto questo la bibbia esaltaòla vendetta, anche quella più sanguinosa. e dio che lo chiede ed è vendicativo, fa uccidere intere popolazioni, compresi i bambini e le donne non più attraenti.

ma il discorso non era questo ma il fatto che il concetto della vendetta è centrale nella produzione cinematografica e televisiva americana, in una misura molto superiore alla nostra.
 

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