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Comau adieux?


Velvet

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Per chi non sa cosa sia Comau è presto detto: azienda italiana pioniera nel campo dell'automazione industriale e robotica, leader mondiale nel suo settore per molto tempo, detentrice di innumerevoli brevetti e fornitrice di tutti i grandi marchi automotive a livello globale.

Nasce in seno alla Fiat per fornire (costruire da zero) gli stabilimenti sovietici di Togliattigrad e da lì si evolve e si espande acquisendo molte realtà globali e sviluppando tecnologie e metodi costruttivi che ne fanno un global-player di livello assoluto.

In Fiat ad inizio anni '80 grazie a Comau avevano già i bracci robotici semoventi in grado di automatizzare operazioni in modo impensabile per gli altri costruttori.

A partire dal 2020 con la preparazione per la vendita di FCA a Stellantis inizia anche per il gioiello Comau un percorso che oggi la vede venduta ad un fondo finanziario statunitense.

Il che, per chi osserva da fuori come vanno queste acquisizioni in genere, preclude al veloce svuotamento dell'azienda nel giro di pochi anni per massimizzare i profitti per poi lasciarne solo un guscio vuoto e tanti capannoni deserti.

Spero di sbagliarmi, ma finora le aziende italiane che so essere finite in mano a fondi finanziari hanno fatto quella fine. 

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Allora: chi vende gruzzola nel suo interesse. Chi compra deve garantire un ritorno a chi investe nel fondo.

L’attivita’ aziendale spezzettata non si estingue ma emigra e/o confluisce in altra azienda che la comprende e  razionalizza per massimizzare costi e profitti secondo le opportunita’ che da la legge del luogo.

Questo e’ il capitalismo.

L’alternativa e’ vietare la vendita e quindi condannare all’estinzione e non piu’ alla riconversione una azienda quando i titolari che intendevano venderla non abbiano piu’ capacita’ o interesse a proseguirla.

ntculo a che guevara stamattina va cosi’

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L'alternativa, a mio modo di vedere, sarebbe una regolamentazione su ciò che possono e non possono fare i fondi finanziari (non ho detto speculativi perché poco elegante). 

Perché se l'obiettivo finale è fare cassa più rapidamente possibile spogliando gli asset (che non è vero vengano sempre razionalizzati, spesso vengono svuotati e basta), questo va contro gli interessi territoriali e nazionali. Oltre che essere una bestialità imprenditoriale. 

Perciò bene liberismo e capitalismo ma qualche regoletta non guasta. 

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In realtà quella era inizialmente una joint-venture 49/51 fra i Castiglioni e TPG che mise i soldi per traghettare l'azienda nel presente.

Perciò la barra continuò ad essere autonoma e di stampo industriale, non di stampo finanziario, finalizzata a curare le malattie di lunga data del marchio molto amato nel mondo.

Per poi alla fine rivenderlo (a VW). 

Intendiamoci, che non tutti i fondi siano predatori è auspicabile. Anche nel caso di Comau.

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3 ore fa, Velvet ha scritto:

veloce svuotamento dell'azienda nel giro di pochi anni per massimizzare i profitti per poi lasciarne solo un guscio


lo ritengo improbabile, l'azienda è tecnologicamente avanzatissima ma non tanto grande da essere spezzettata, men che meno svuotata perché il prodotto non è tale da poter essere preso e trapiantato dove si vuole. IMHO la exit strategy è la cessione in blocco alla Siemens o alla Emerson o alla Hitachi (ne ho messo uno per parte). Conoscendone usi e costumi direi alla Emerson.

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Ignoro lo specifico.

Avendo visto negli anni diversi casi di acquisizione con mirabolanti promesse di investimento, occupazione e fuffologie assortite poi risoltisi con lo svuotamento di KH, macchinari impacchettati e venduti all'estero, brevetti e marchi sparsi per mezzo mondo e stabilimenti trasformati in campi di erbacce o discariche di rifiuti pericolosi tendo ad essere pessimista.

Ma mi auguro l'opposto, ovviamente. 

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1 minuto fa, Gaetanoalberto ha scritto:

ma prevedere una restituzione di eventuali benefici di vario tipo a carico del cedente che non abbia salvaguardato la sopravvivenza di imprese e lavoro sarebbe una spintarella al privato nella direzione di non fregarsene.

Anche l'onere di bonifica e restituzione allo status-quo-ante dei terreni nel caso di dismissione industriale sarebbe un ottimo disincentivo al prendi i soldi e scappa. 

  • Melius 2
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cactus_atomo

il problema vero è he economia e finanza sono cose differenti che non viaggiano nello stesso binario e nella stessa direzione. l'econimia ha tempi lunghi, la finanza brevi la finanza è ossessionata dalle rendite immediate e questo lo stiamo sc0ntando viusto che il principale competitor dell'occidente, ossia a cinam invece che guardare akklla trimestrake di cqssa raguion nell'otticq dei lusi. la finanza tra l'uonvo oggi e la gallina domani sceglie semre l'uonvo oggi.  un lassc sono i licenziamnmenti inutili. speso le aziende vi ricorrono chiamandoli ristrutturazioni, perchp i mercati reagiscon semrp positivamente a queste operazioni anche se sono negative. un caso da manuale nella francia degki anni '80 cera un a piccola zienda che faceva biscotti, 330 dioendenti, cnti semre attivi, ovviamente niente prifitti da fina za di assalto. poi venne comporata da un conglomerato per il quale i biscotti non erani strategici. potevano rivendere il buscottficio guadagnando e salvanfo osti di laoro, ma preferirono chiuder soendo che il mercato avrebbe valutato solo il rispatmio dei 330 stiupendi. nel breve fu un successo in biora, nel lungo una perdita nei conti aziendali ma intanto i mnager che avevano fatto quel lavoro erano andati a far danni altrove (i manager devono far girare il curriculum)

l'occidente è in cridi anche per questa sua cecità

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